mercoledì 15 gennaio 2020

IL POEMA DELLA LUCE ( di Lucianna )

 
 

                                                            Ché eterno sarà l'essere stati…


Perdonami
per non aver compreso allora
quanto profondo fosse l'amore
questo che ha attraversato
primavere renitenti e inverni caparbi
e approda ora nella nostra estate piena
con lo stesso volto
gli occhi arrossati dal rimpianto
le mani giuste in preghiera
per la grazia del qui e ora
noi liberi dal per sempre
ché eterno sarà l'essere stati.


                                                ***

Metto la mia mano sinistra sul suo petto
giuro che sarà sempre verità l'amore
cresciuto nell'attesa, dall'attesa redento.
Ed è gentile il gesto del nostro amarci
se per noi più dolce è il tempo
senza l'affanno del fare:
tempo ordinario, senza freccia,
così permutano in noi vita e passione
e il raggio verde di questa luce mite
è soltanto l'aurora.


                                               ***

Abbiamo attraversato la notte in ginocchio
perché la misericordia divina
ci trovasse preparati per un nuovo impasto
e un respiro più prudente e giusto
ci fosse alitato nelle narici.
Officianti il sacramento
di quelli cancellati dalle mappe
ma ai quali è affidato il compito
di testimoniare la grazia
- quelli a cui molto sarà perdonato
perché molto hanno amato.


                                              ***

C'è voluto tutto il tempo per una gelosa cura
perché il giorno trovasse la sua voce
e una grazia acerba lo battezzasse col suo vero nome
vero sì, ma distante ancora.
Ancora nell'avvenire, ancora dove lo vorrei
pelle del mio abisso e senza distanza dirgli:

" Toccami, ripassami l'anima con le tue mani,
     il corpo con i tuoi occhi; fammi il tuo genitivo
     di pertinenza, riscrivimi la desinenza ".




 
                            ***

Scontata la pena da pagare,
offro in sacrificio la decima del mio coraggio
per il riemergere di lui dalle carni
- dannazione e salvezza
a testimoniare l'indivisibilità di spazio e tempo
per me che l'ho aspettato
confidando di conoscere la mia verità
attraversando la sua. Guardando negli occhi
gli occhi opachi del suo passato,
mentre mi cresceva lontano, ma già veniva,
già si avvicinava. Ma non finiva - mai finita -
l'attesa di lui che mi possiede.


                                          ***

Io sono l'agnello
e lui la lama cui offro il collo
il coltello per il sacrificio
a un dio che dimora nel mio ventre.


                                        ***

Sulle spalle il peso degli anni
perché siano libere le mani
di costruire un riparo alle stanchezze
di tracciare coraggiose linee della vita
per un destino audace
dove i nostri sogni abbiano cura di noi.


                                       ***

Riconsegno la costola a Dio,
offro la metà del mio cuore
per il nuovo innesto
così che i due siano davvero
una carne sola, un coro il battito
e consanguinei i passi del sangue,
congiunto il respiro.
Come con lui io
- noi corpo dell' Eden.


                                     ***

Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore
di non aver peccato prima
tra le sue gambe di maschio
capace di farmi tenera e audace
- l'aspersorio con cui benedice
la passione che di lui avvince me
che dal suo campo torno
come il grano dopo la trebbiatura.


                                             ***

( Infine andando )

Potrei trovare infinite metafore per descrivere ciò che mi accade, ma nessuna lo direbbe meglio se voi aveste la possibilità di guardarmi mentre lo guardo.
Sentireste il vento destarsi nel petto degli angeli e tutto sarebbe infinitamente più chiaro di ogni più chiara parola. Allora si mostrerebbe la sola preziosa lucentezza del mistero, tutto il suo sacro splendore.
Eppure tutta la sua non luce.



                 Lucianna  Argentino   da    Il poema della luce


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