Visualizzazione post con etichetta Rainer Maria Rilke. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rainer Maria Rilke. Mostra tutti i post

domenica 26 aprile 2026

LA FELICITA' DI RILKE

 


                                                                         E noi che pensiamo la felicità...




" Ma se i morti infinitamente dovessero mai destare

  un simbolo in noi,

  vedi che forse indicherebbero i penduli amenti

  dei noccioli spogli, oppure

  la pioggia che cade su terra scura a primavera.

  E noi che pensiamo la felicità

  come un' ascesa, ne trarremmo l' emozione

  quasi sconcertante

  di quanto cosa ch'è felice, cade. "




                                         R. M. Rilke

  

lunedì 6 aprile 2026

LA RINASCITA DOPO L' ABISSO

 


                                                              Anche se ci atterrisce il taciturno abisso...



"  Ancora e sempre, anche se conosciamo il paesaggio

dell' amore,

e il piccolo cimitero coi suoi nomi che si lamentano;

anche se ci atterrisce il taciturno abisso ove scompaiono

gli altri,

ancora e sempre usciamo in due sotto gli alberi antichi,

e ancora e sempre ci sdraiamo

in mezzo ai fiori, di fronte al cielo."




                                      Rainer Maria  Rilke



domenica 5 aprile 2026

DOMANDE E RISPOSTE

 


                                                                                  Vivi le domande ora...




SII PAZIENTE...


" Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore

e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse

a chiave o a libri scritti in lingua straniera.

Non cercare ora le risposte che non possono essere date,

perché non saresti capace di vivere con esse.

Il punto è vivere ogni cosa.

Vivi le domande ora.

E forse ti sarà dato - senza che tu te ne accorga - di vivere

fino al lontano giorno in cui avrai le risposte ".




                                      Rainer Maria  Rilke



lunedì 30 marzo 2026

LA PROFEZIA DI RILKE

 


                                                              Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio...




LA PROFEZIA


Fiori e frutti sono maturi quando cadono; gli animali si sentono

e si trovano l' un l' altro e sono soddisfatti.

Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio,

non possiamo essere pronti.

Spostiamo in avanti la nostra natura come le lancette dell' orologio.


Abbiamo ancora bisogno di tempo.




                                  Rainer Maria  Rilke



giovedì 4 dicembre 2025

VENI, VENI EMMANUEL

 

        Gaude... gaude...

                                                                               


AVVENTO


Come un pastor, nel bosco innevato

gregge di fiocchi sospinge il vento,

e qualche abete - ecco - ha indovinato

ch' avrà di sacre luci presto ornamento.


I  rami verso i bianchi sentier spingendo

ogni fruscio spia nell' attesa ansiosa,

e sfida il vento e va così crescendo

incontro a quella Notte radiosa.




                    Rainer Maria Rilke   " Schmargendorf , im Dezember 1897 "


                      

martedì 28 marzo 2023

I VERSI DI RILKE

 


                                                                      Rainer Maria Rilke




(...) I versi non sono - come si crede - sentimenti ( che si hanno abbastanza presto) sono esperienze. Per un solo verso bisogna vedere molte città, uomini e cose; bisogna conoscere gli animali; bisogna sentire come volano gli uccelli e sapere i movimenti con cui i piccoli fiori s' aprono al mattino. Bisogna avere ricordi.. e non basta. Bisogna saperli dimenticare, quando sono molti, e attendere; bisogna avere la grande pazienza di attendere che tornino. Perché neppure i ricordi sono ancora esperienze. Solo quando essi diventano in noi sangue, sguardo, gesto, anonimi e indistinguibili da noi, soltanto allora può succedere che la prima parola di un verso, in un'ora rarissima, s'alzi ed esca dal loro centro... (...)



                Rainer Maria Rilke  da   Quaderni di Malte Laurids Brigge


domenica 26 febbraio 2023

CATHERINE & RAINER ( Correspondance )


                                                     " Quando sarò per me stessa perduta..." C. Pozzi


Tra i grandi epistolari della storia della letteratura, non poteva mancarne uno forse ai più misconosciuto ma, proprio per questo, d'autografa abbagliante bellezza. Se il triangolo di lettere tra Pasternak, Cvetaeva e Rilke concede commozione e stupore, dobbiamo tuttavia annotare che appena ventitrè lettere scritte tra il 1924 e il 1925, danno la caratura e la corrispondenza di un amore viscerale e sviscerato per la parola che ha pochi eguali, soprattutto se si considera che i poeti in questione che diedero il via alla CORRESPONDANCE furono la fragile e magnetica Catherine Pozzi e uno tra i poeti assoluti di ogni tempo: Rainer Maria Rilke.



RAINER MARIA RILKE

a CATHERINE POZZI


BEX ( VAUD ) 24 GIUGNO 1924


(...) Signora,

da un viaggio in auto che sto facendo con degli amici, sono tornato ieri per qualche ora a Muzot, a prendere la mia posta che avevo tralasciato; quanto sono stato ricompensato per questo ritorno, trovando la vostra lettera! Lasciate che vi dica che è deliziosa, e che  la conserverò sempre fra le rarissime lettere  che ( nel nostro tempo) non bruciano all'istante, ma durano nell'anima e che, una volta arrivate, restano, agiscono e aggiungono una presenza inesauribile nell'animo del destinatario.

Paul Valéry, lasciandomi quest'ordine che sono così felice di aver eseguito, non mi ha fatto capire abbastanza che la lingua tedesca vi è familiare; è quindi attraverso di voi che entra in contatto con il risultato del mio impegno come traduttore. Ma questo modo di entrare nella mia versione mi sembra tanto superiore a qualsiasi lettura che avrebbe potuto fare se avesse conosciuto la lingua: pensate che ogni successo che egli possa avere, gli sarà presentato dalla vostra intelligenza, illuminato dalla pura gioia del vostro consenso. No, Valéry,  non ha motivo di lamentarsi.

Mi trovereste indiscreto se osassi scrivervi più a lungo al mio ritorno? Se affretto queste poche righe, è perché ( venendo a conoscenza della vostra intenzione di leggermi ) vorrei impedirvi di fare il minimo passo per ottenere i miei libri: mi privereste del piacere di donarveli.

Tornato a Muzot, vi invierò le mie due recenti pubblicazioni ( Si tratta delle Elegie duinesi e dei Sonetti a Orfeo pubblicati nel 1923) : per quanto riguarda le altre, quasi vi chiederei di aspettare l'edizione completa dei miei scritti che è in preparazione per il prossimo anno. La vostra lettera, cara Signora, mi permette di iscrivervi - in maiuscolo - tra i pochi amici ai quali penso di offrire queste opere definitive.

Sarà per me motivo di speranza ( avendo fede nella vita ) incontrarvi un giorno!

La mia dedizione è pari alla mia gioiosa gratitudine. (...)


                       R.M. Rilke



                                      ***


CATHERINE POZZI a  

RAINER MARIA RILKE


PARIS, 25 GIUGNO 1924


(...)  Caro Signor Rilke,

volete scrivermi? Questo mi renderà orgogliosa, felice, e poi mi farà bene. Esito a tracciare questa parola perché la gentilezza non è altamente considerata, e neanche il bene; ma voi siete troppo intelligente per preoccuparvi del discredito di questi termini. C'è nel modo in cui parlate, qualcosa di così diverso dalle altre lingue, un suono così profondo e così umano, che pare di trovarmi davanti uno dei maestri il cui pensiero ha formato il mio, senza saperlo.

Non so a quale mondo appartenete - è vero che vi siete rifugiato nel vostro castello hyper - cosmo e lì vivete senza dubbio finché volete, - ma ciò mi mette molto a disagio. Cosa può fare una persona illusa dallo Sturm und Drang, dalle ambizioni di un metafisico greco e dall'orgoglio di un eretico del XIII secolo? E' molto ridicolo e pochissimo parigino. Io sono oggetto di stupore per il vostro amico Valéry, e penso che sia attaccato a me come lo è per il bizzarro modello che non rivedrà mai più. Forse vi sorprenderò meno di quanto sorprenda lui, e suppongo che Muzot abbia molti esseri immaginari più complessi di me. Sarà quindi necessario che io attenda la realizzazione della bellissima promessa che mi avete appena fatto. Come ringraziarvi! State aprendo una finestra su un universo che non vedevo; mi state portando nei paesi dello spirito che preferisco, distraendomi dai contemporanei che mi stancano. Mi dovrebbero piacere, rappresentano la Parigi più luminosa e felice, ma non li capisco. Se vi farà piacere averne qualche idea, risponderò alle domande che vorrete farmi: è il mio unico modo per ringraziarvi di aver avuto tanta indulgenza e tanta grazia per me.

Incontrarvi? Non lo so. Mio fratello è un diplomatico a Monaco, ha diretto l'ambasciata per tutto l'inverno, con instancabile volontà e pazienza per rafforzare i rapporti tra gli sfortunati paesi che dovrebbero comprendersi. So che vi ammira. Forse andrò a trovarlo quest'autunno e poi tornerei passando per l' Italia, il che mi farebbe arrivare molto vicino a voi. - E' molto tardi e se questo foglio fosse più grande, continuerei. Vedete, caro Signore, quale minuscola scrittrice di lettere avete chiamato. Se vi avessi scritto in tedesco, sarei stata più sobria; ma nulla mi convincerà a confrontare il mio patois al vostro francese !


Addio, io non dimenticherò che mi avete teso la mano. (...)


                            Catherine Pozzi



                da          Correspondance 1924 - 1925



sabato 17 dicembre 2022

SILENZIO E TEMPESTA ( poesie d'amore di Rilke )



                                                  Frederic Reverte - Rainer Maria Rilke



Per Raffaela Fazio non ha importanza il tipo di amore espresso dal poeta - divino o terreno. con possesso o più libero, materiale  o spirituale - quel che conta è il sentimento che diventa il filo conduttore di un discorso poetico. Solitudine, silenzio, accettazione del dolore e della more, inquietudine, senso di provvisorietà del mondo e degli affetti, tutto confluisce nell'amore che - per Rilke - è opera suprema, tutto il resto non è che preparazione. L' amore come dono di sé, come abbandono ad un altro - sia esso donna o divinità - come compimento di un cammino sentimentale e spirituale mai scontato, ma sempre complesso e intenso.




        

La vita è buona, è leggera.

La vita ha vicoli d'oro.

Più forte la vogliamo afferrare,

di lei non abbiamo paura.


Solleviamo silenzio e tempesta

E questi ci formano entrambi.

Tu - come seta il silenzio ti veste

Io - fatto torre dalle tempeste...



                                       ***


Chiedimi : nei tuoi sogni cosa c'era

prima che il mio maggio ti portassi?

C'era un bosco. Tra i rami il temporale.

E la notte scendeva su ogni passo.


C'erano roccaforti tra le vampe,

uomini con spade sguainate nel furore,

donne vestite a lutto che, nel pianto,

portavano monili fuori dalle mura.


C'erano bambini seduti alle fonti.

Venne la sera e una dolce melodia

per loro cantò, cantò così tanto,

che essi scordarono la casa, la via.



                                          ***


Spegni i miei occhi, lo stesso ti vedo,

chiudi le mie orecchie, riesco ad ascoltarti,

ti vengo incontro anche senza piedi

e senza bocca posso supplicarti.

Spezzami le braccia e col cuore,

come fosse una mano, io ti prendo.

Arresta il cuore, sarà la mente a pulsare

e se nella mente fai scoppiare un incendio,

col sangue allora ti saprò portare.



                                         ***


La mia anima, come trattenerla,

che la tua non sfiori? Come elevarla,

sopra di te, ad altro? Ah quanto vorrei celarla

in qualcosa che si è perso nell'oscurità,

in un luogo estraneo, silenzioso

che non seguiti a vibrare, al vibrare

delle tue profondità.


Ma tutto quello che ci tocca, insieme

ci prende come un arco che produce

da due corde una sola voce.

E noi siamo tesi su quale strumento?

Quale violinista ci tiene nella mano?

Oh dolce canto!



                                             ***


Delicato come la memoria,

nella stanza il profumo di mimose.

Ma la nostra fede è nelle rose,

la grande gioia giovane ancora.


Il suo splendore già ci circonda?

No, a noi spetta questo chiamare,

sostare immobili sui bianchi scalini

con cui confina il tempio profondo.


Ai bordi dell' Oggi ci spetta l'attesa

fino a che il dio dei semi maturi

dal colonnato dell'alta dimora

ci sparga davanti, rosse, le rose.



                                    ***


Sulla via assolata, dentro il tronco cavo,

vecchio abbeveratoio che rinnova piano

in sé uno specchio d'acqua, io placo

la mie sete: dai polsi che attraversa

prendo in me dell'acqua

l'origine e, limpida, la quiete.

Bere sarebbe troppo, qualcosa di troppo

palese, ma questo gesto che indugia

mi porta acqua tersa alla coscienza.


Così, se tu venissi, per placarmi

mi basterebbe sfiorare appena

la giovane curva della tua spalla

o il punto dove il seno preme.




             R.M. Rilke    Introduzione, selezione e traduzione di R. Fazio



martedì 12 luglio 2022

LA CUSTODIA DELLA SOLITUDINE



 

                                                      Edvard Munch -  Il bacio, 1897




(...)  Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,

il cui nome non significherà più soltanto

un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé,

qualcosa per cui non si penserà a completamento

e confine, ma solo a vita reale :

l'umanità femminile.

Questo progresso trasformerà l'esperienza dell'amore,

che ora è piena d'errore, la muterà a fondo,

la riplasmerà in una relazione

da essere umano a essere umano,

non più da maschio a femmina.

E questo più umano amore somiglierà a quello

che noi faticosamente prepariamo,

l'amore che in questo consiste :

che due solitudini si custodiscano, delimitino

e salutino a vicenda.



                 Rainer Maria Rilke  da   Lettere a un giovane poeta, 1905



giovedì 9 dicembre 2021

IL GIOCO DEI BAMBINI

 


                                                   Sophie Anderson -  Il gioco dei bambini





L' ansia fondamentale che hanno i bambini nei confronti di ciò che chiude ogni spazio di gioco / agio e lo rende impossibile, trova espressione in una poesia lieve e profonda di Rainer Maria Rilke, che compare in una sua raccolta di preghiere ( Gebete der Madchen zu Maria ) :



Io temo tanto le parole degli uomini.

Dicono tutto sempre così chiaro:

questo si chiama cane e quella casa,

e qui è l'inizio è là è la fine.


E mi spaura il modo, lo schernire per gioco,

che sappian tutto ciò che fu e sarà;

non c'è montagna che li meravigli;

le loro terre e giardini confinano con Dio.


Vorrei ammonirli, fermarli : state lontani.

A me piace sentire le cose cantare.

Voi le toccate: diventano rigide e mute.

Voi mi uccidete le cose.




sabato 16 ottobre 2021

RAINER CANTA DAL PROFONDO

 


                                             C.W. Gluck -  De profundis ( Salmo 129 )
       



Ancora, Onnipotente, ecco ti prego.

Come si spegne trasformando il giorno,

io sono tutto una ferita; un orfano;

un esule dal mondo, estraneo e solo...

E stanno intorno a me - mute - le cose

siccome chiostri in cui mi sento chiuso.


Ho bisogno di Te, che sei partecipe

di ogni tormento mio, compagno dolce

d'ogni mia pena, fratello solo.

Ho bisogno di Te come del pane!


Spegnimi gli occhi, e io ti vedo ancora;

rendimi sordo, e sento la tua voce;

mozzami i piedi e corro la tua strada;

senza favella , a Te scioglierei preghiere.


Dirompimi le braccia ed io ti stringo

col cuore mio, fatto - repente - manto.

Se fermi il cuore, batte il mio cervello;

ardi anche questo: e il mio sangue - allora-

Ti accoglierà, Signore, in ogni stilla.


Apparso Tu mi sei, Dio senza fine!

E io t'amo siccome un figlio

che fuggito mi fosse ancor bambino,

chiamato dalla sorte sovra un trono

innanzi al quale l'universo mondo

come unica valle si distende.



                                   Rainer Maria Rilke  da  Poesie



mercoledì 30 giugno 2021

LA DANZA DEGLI AIRONI

 


                                                        Rameau -  Rappel des oiseaux



" Ci resta,  forse,

un albero, là sul pendio,

da rivedere ogni giorno ".


                    R. M. Rilke  




Al mattino la collina è un'orchestra

di gazze balestrucci cardellini

e quanti altri assetano

le città del nostro silenzio.


Tutto dipende dall'apparenza

della luce : l'estate, la fatica

della muta, la partenza.


E' per loro che il vento prende forza, le nuove

remiganti fanno vela.



                                                ***


E' un altro sole che ritorna

stamattina e un grumo di calore

fra gli alberi irrequieti, spoglia

la città sotto un soprabito di polline.


E non ci sono giardini ma crescono prati

di gramigna tarassaco

margherite, risposte

luminose tra tutto quel verde.



                                         ***


Matura sulla buccia della mela

la sua cancrena, il tarlo

che dura oltre l'albero

covando in noi chissà quale terreno.


Dovremo - mi dicevi - imparare

a sciogliere i legami,

alternare di generazione

in generazione gli affetti, mancare

al tempo come le piante


imitare per gioco

la danza degli aironi.




                        Matteo Meloni     Inediti  da     La danza degli aironi



venerdì 5 febbraio 2021

SILENZIO E TEMPESTA DI RILKE

 


                               Federico Zandomeneghi - Fanciulla con fascio di fiori




La vita è buona, è leggera.

La vita ha vicoli d'oro.

Più forte la vogliamo afferrare,

di lei non abbiamo paura.


Solleviamo silenzio e tempesta

e questi ci formano entrambi.

Tu - come seta il silenzio ti veste.

Io- fatto torre dalle tempeste.



                                               ***


Sulla via assolata, dentro il tronco cavo,

vecchio abbeveratoio che rinnova piano

in sé uno specchio d'acqua, io placo

la mia sete: dai polsi che attraversa 

prendo in me dell'acqua

l'origine e, limpida, la quiete.

Bere sarebbe troppo, qualcosa di troppo

palese, ma questo gesto che indugia

mi porta acqua tersa alla coscienza.


Così, se tu venissi, per placarmi

mi basterebbe sfiorare appena

la giovane curva della tua spalla

o il punto dove il seno preme.



                                              ***


La sera è il mio libro. Un vermiglio

bagliore di damasco la riveste;

ne dissero i dorati fermagli

senza fretta, con mani fresche.


Leggo la prima pagina scoprendo,

lieto, il suo tono familiare,

più sottovoce leggo la seconda,

la terza l'inizio già a sognare.



                                         ***


La mia anima come trattenerla,

che la tua non sfiori? Come elevarla,

sopra di te, ad altro? Ah quanto vorrei celarla

in qualcosa che si è perso nell'oscurità,

in un luogo estraneo, silenzioso

che non seguiti a vibrare, al vibrare

delle tue profondità.

Ma tutto quello che ci tocca, insieme

ci prende come un arco che produce

da due corde una sola voce.

E noi siamo tesi su quale strumento?

Quale violinista ci tiene nella mano?

Oh dolce canto!



                                            ***


Quando ti perderò, quel giorno

potrai dormire senza che io

su te mi chini col mormorìo

che fa la chioma di un tiglio?


Senza ch'io vegli e posi

parole, quasi palpebre distese

sui tuoi seni, sulle membra

e sulla bocca, piano.


Senza che io ti chiuda e sola

con ciò che è tuo ti lasci,

come un giardino in cui cresce,

in rigoglio, melissa e anice stellato.



                                                       ***


La campagna è chiara, il pergolato scuro.

Tu parli piano e un miracolo è imminente.

La mia fede dispone ogni mia parola

come sacra icona sul viottolo silente.


Ti amo. Sullo sdraio del giardino sei distesa,

dormono in grembo ,bianche, le tue mani.   

Spola d'argento, la mia vita riposa

in loro potere. Fa' che il filo si dipani!




  Rainer Maria Rilke  da  Silenzio e tempesta . Poesie d'amore ( Trad. di Raffaela  Fazio )



martedì 22 dicembre 2020

L'ANNO PER RINASCERE

 


                                    Hampstead Brughiera, John Constable, 1820



In una lettera alla moglie, datata 13 Settembre 1907, Rainer Maria Rilke scrive : ( ...) Mi vergogno profondamente di non essere stato felice quando ero circondato dalla brughiera e potevo scorrazzarci a piacimento. Ci si affaccia sul presente sempre incompiuti, incapaci, distratti. Non posso sovvenirmi di nessuna epoca della mia vita senza dovermi rivolgere questi o ancor più gravi rimproveri, Forse solo nei dieci giorni dopo la nascita di Ruth ho vissuto senza perdermi nulla del mondo, trovando la realtà satura fino all'indescrivibile  sin nel minimo dettaglio, come probabilmente è sempre .... 


E' il presente l' unico Anno che abbiamo per rinascere.  (...)



lunedì 26 ottobre 2020

MIO BEN...

 


                                                              Mio ben, teco il tormento
                                               più dolce io troverei
                                              che con altrui il contento...


" La condivisione totale tra due esseri è impossibile e ogni volta che

   sembra che si sia realizzata, in realtà è un accordo che defrauda

  uno dei partner, se non entrambi, della possibilità di svilupparsi

  pienamente. Quando però abbiamo preso coscienza della distanza

  infinita che esiste sempre fra due esseri umani - chiunque essi

  siano - diventa possibile una meravigliosa vita " fianco a fianco":

  occorrerà che entrambi diventino capaci di amare questa distanza

  che li separa e grazie alla quale ognuno di loro percepisce l'altro

  nella sua totalità, stagliato nel cielo".



               Rainer Maria  Rilke   da     Lettera a un giovane poeta



sabato 15 agosto 2020

LA MORTE DI MARIA




                                                                  Assunzione di Maria


Lo stesso grande angelo, colui che già una volta
l' annuncio della nascita le aveva consegnato,
era là, in attesa che levasse a lui lo sguardo,
e disse : " E' tempo ora che tu appaia".
Ed alle ebbe timore : come allora, e ancora
si mostrò come l'ancella, che nell'intimo annuisce.
Ma lui la illuminava: infinitamente avvicinandosi,
fu come se svanisse nel suo volto.


                                            ***

Ella nella sua debolezza si distese
e i cieli su Jerusalem così vicino
attrasse, che uscendo la sua anima nell'alto
solo di poco ebbe da protendersi:
Egli che di lei tutto sapeva, la sollevò
nella divina natura che già le apparteneva.



                                Rainer  Maria  Rilke



venerdì 19 giugno 2020

TRAMONTO D'AUTUNNO PER RAINER




                                                                  Signore : è tempo.



GIORNO D'AUTUNNO

Signore: è tempo. Grande era l'arsura.
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.

Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.


                                           ***

Egli è terreno? No, dai reami
diversi prese la vasta natura.
Più esperto piega del salice i rami
chi le radici del salice cura.

Quando fa buio sul desco non resti
pane né latte: attirano i morti -
Me egli, evocatore, li desti
e nello sguardo mite li esorti

a mescolarsi a ogni cosa veduta;
a lui l'incanto di erica e ruta
sia vero come il rapporto più chiaro.

Niente l'immagine salda cancella;
sia dalla casa, sia dalla bara,
celebri l'urna, il fermaglio o l'anello.


                                     ***

Ecco, esaltare! A esaltare egli venne,
sgorgò così come sgorga dal muto
sasso il metallo. Il suo cuore è il caduco
filtro d'un vino agli umani perenne.

Non mai la polvere spegne la pura
voce se l'eco del dio la trascina.
Tutto diventa grappolo e vigna
che il suo sensibile agosto matura.

Non il marcire dei re nella tomba
muta in menzogna il suo canto, non l'ombra
che da figure divine si posa.

Perchè egli è uno dei messi più forti
che ancora oltre le soglie dei morti
levano coppe di frutti gloriosi.


                                             ***

Tu pensi fiori, grappoli, tralci...
Certo non parlano questa più timida
lingua dei mesi. Dal buio una varia
ricchezza sorge, e ha il colore d'invidia

dei morti: ai morti si nutre la zolla.
Noi che sappiamo di tante fila?
Da molto tempo certo la molle
creta sopporta un'impronta sottile.

Ora ti chiedo: dànno di cuore?
E' questo il frutto di un'opera lenta
di schiavi a noi che restiamo i signori?

O sono loro i padroni: chi giace
alle radici e a noi manda in silenzio
un suo superfluo vigore di baci?


                                      ***

Come ci prende il grido dei voli...
Forse un qualsiasi grido pensato.
Forse i bambini che giocano soli
sanno gridare passandoci a lato.

Gridano il caso. Nei vaghi interregni
di questo spazio del mondo ( in cui puro
entra lo strido d'uccello, e s'insinua
l'uomo nel sogno ) essi piantano acuto

il grido. - A noi che rimane? Tremanti
di risa agli orli, aquiloni strappati
sempre la vuota tempesta ci attira,

stracci nell'aria. - Ma tu, dio del canto,
ordina i gridi! Che a un segno destati
alto trasportino il capo e la lira.



          Rainer Maria  Rilke   da        Poesie



martedì 16 giugno 2020

RILKE E LA POESIA




                                                       In che strumento noi siamo tesi ?


CANTO D'AMORE

Come posso tener l'anima mia
che non tocchi la tua? Come dovrò
sopra te sollevarla agli altri oggetti?
Oh, vorrei volentieri giù nel buio
portarla da qualcosa ch'è perduto,
in luogo ignoto e quieto, che non vibri,
se vibrano le tue profondità.
Eppure tutto quello che ci tocca,
sia te che e, ci prende insieme ancora,
come un'arcata, che una voce sola
ricava da due corde. In che strumento
noi siamo tesi? E quale suonatore
ci tiene in mano? O dolce canto.


                                                ***

TOMBA D'UNA GIOVANE FANCIULLA

Ci ricordiamo ancor. Quasi di nuovo
tutto questo dovesse ancor venire.
Come un albero di limoni, a riva,
portava i piccoli leggeri seni
nel rumore del suo sangue 
                                  - di quel dio.

Ed egli era lo snello fuggitivo
che seduce le donne. Dolce e ardente,
e caldo, com'è caldo il tuo pensiero;
ed ombreggia il fianco virginale
ed è proteso come le tue ciglia.


                                                 ***

PIETA'

Così - Gesù - vedo i tuoi piedi ancora
ch'erano i piedi un dì d'un giovinetto,
e li spogliai, smarrita e li lavai;
com'erano confusi ai miei capelli,
come una bianca fiera in un roveto.

E vedo le tue membra mai amate
questa notte d'amore finalmente.
Non ci posammo ancora insieme stretti,
ed ora è solo attonito vegliare.

Eppur, vedi, le mani tue son lacere :
oh, amato, non per me, per i miei morsi.
E' aperto il cuore tuo, vi si può entrare:
e solo a me doveva essere aperto.

Ora sei stanco, e la tua stanca bocca
non vuole la mia bocca dolorosa.
Gesù, Gesù, quando l'ora nostra?
Andiamo insieme stranamente a fondo.


                                                 ***

CANTO DELLE DONNE AL POETA

Vedi, come ogni cosa s'apre: siamo
così anche noi, null'altro se non tale
beatitudine. Le tenebre e il sangue
d'un animale, in noi diventa spirto

e grida quale spirto verso te.
Tu certo solo in volto lo trattieni,
come un paesaggio, mite e senza brame.
E crediamo perciò che tu non sia

quello per cui si grida. Eppure in te
senza esitare noi ci perderemmo?
E in un altro più grandi diventiamo?

Con noi trascorre e passa l'infinito,
ma tu rimani - o bocca - che ora udiamo,
ma tu, che di noi parli, tu rimani.


                                                     ***

LA MORTE DEL POETA

Giaceva. Il volto sollevato e pallido
sui ripidi cuscini ed in diniego,
dacché del mondo quel che si conosce,
strappato dai suoi sensi,
nel tempo noncurante giù ricadde.

Chi vivere lo vide, non sapeva
quant'egli fosse a tutto questo unito:
a questo: i prati, le profondità
e queste acque ch' erano il suo viso.

Oh, il suo viso era questo vasto spazio,
che ancor lo vuole adesso e di lui chiede;
e la maschera, che ora muore in pena,
è delicata e aperta come polpa
d'un tratto che si sta guastando all'aria.


                                             ***

LA MORTE DEGLI INNAMORATI

 Egli sapeva della morte solo
quello che tutti sanno: che ci prende
e nella muta dimora ci spinge.
Ma quando lei da lui,no, non strappata,

ma lievemente sciolta dai suoi occhi,
scivolò ad ombre ignote, e lui sentì
che laggiù il suo sorriso di fanciulla
era come una luna a far del bene;

allora i morti a lui furono noti,
quasi per lei di loro con ognuno
fosse parente: e lasciò parlar gli altri,

senza prestarvi fede, e quella terra
dolcissima chiamò, ed ameno luogo.
E la tastò per giungere ai suoi piedi.


                                                ***

NINNANANNA

Se ti perdo, puoi tu ancora
dormire senza ch'io su te
qual di tigli una corona
mi consumi a sussurrare?

Senza ch'io ti vegli qui
e parole sui tuoi seni,
quasi palpebre, deponga
sulle membra, sulla bocca?

Senza ch'io ti chiuda e sola
con il mondo tuo ti lasci
quel giardino con aiuole
di melisse e gelsomini ?



             Rainer Maria Rilke   da   Nuove poesie  ( 1903 - 1908 )

venerdì 5 giugno 2020

IL TEMPO DI RAINER




                                                  Abbiamo ancora bisogno di tempo...


LA PROFEZIA

(...) Fiori e frutti sono maturi quando cadono;
gli animali si sentono e si trovano l'un l'altro e sono soddisfatti.
Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio,
non possiamo essere pronti.
Spostiamo in avanti la nostra natura come le lancette dell'orologio.

Abbiamo ancora bisogno di tempo.  (...)




    Rainer Maria Rilke    da    I quaderni di Malte Laurids Brigge



martedì 24 marzo 2020

LEI COSì AMATA








Lei così amata che più pianto trasse
da una lira che mai da donne in lutto;
così che un mondo fu lamento in cui
tutto ancora appariva : bosco e valle,
villaggio e strada, campo e fiume e belva;
e sul mondo di pianto ardeva un sole
come sopra la terra, e si volgeva 
coi suoi pianeti un silenzioso cielo,
un cielo in pianto di deformi stelle -
lei così amata.



             Rainer Maria Rilke   da     Orfeo  Euridice  Hermes