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domenica 8 ottobre 2017

IL SALTO ( Introduzione )


Il 23 Luglio 2008, a New York, Harris J. Wilson si getta sotto un
treno della metropolitana. Harris amava la musica e le donne, aveva un lavoro, un amore e una vita piena e a tratti felice. Soffriva
però di episodi psicotici ed è durante uno di questi che fugge dall'ospedale dove è ricoverato e si lancia nel bagliore di un treno in arrivo alla stazione.
Per Sarah Manguso, la scomparsa di Harris è la perdita di un amico, il più caro.
Ma l'autrice non vuole in questo libro ricostruire le circostanze del suicidio o scrivere la sua biografia.
Il Salto è un memoir, una meditazione e un libro sulla parola amicizia, memoria,dolore, morte. Parole sincere perché precise e delicate. E immortali, perché materia della vita e di tutte le sue storie. Ma soprattutto parole coraggiose e necessarie, perché meneggiare il dolore è difficile e faticoso - a volte quanto provarlo-
ma aiuta ad accettare il distacco, anche quello definitivo, e a fare il salto verso l'amore e l'infinito.


                        frida

IL SALTO ( Elegia per un amico ) 1



(...) Dopo nove giorni che ero tornata da Roma avevo saputo che
      Harris era scomparso, sparito già da tre giorni. Non gli
      parlavo da un anno.
      Era scappato da un ospedale lasciando portafogli, chiavi,
      cellulare. La polizia aveva avviato le indagini. non lo avevo
      sentito quand'ero tornata, non ricordavo quando l'avevo visto
      prima di partire. Sembrava uno di quei rebus da ultima pagina,
      completamente estraneo alla New York reale, dove Harris
      dormiva nel suo appartamento aspettando che arrivasse il
      mattino per chiamarmi.
      Dov'è Harris? E' da qualche parte in quell'ultima pagina,
      nascosto in una folla di tanti Harris; cammina in mezzo a loro
      sul ponte di Brooklyn sotto il sole splendente. E' solo un gioco.
      Potrei buttare via il giornale senza risolvere il rebus e non
      avrebbe nessuna importanza. Passai la giornata a cercare di
      abituarmi all'idea che Harris fosse scomparso dalla vera New
      York, che fosse andato dove nessuno poteva trovarlo. Un
      giorno non bastava ad abituarsi all'idea che fosse sparito del
      tutto. Mi stavo affezionando di nuovo alla città, stavo
      ritrovando il mio posto nella folla. Mi sentivo come se il tempo
      avesse commesso un errore. La scomparsa di Harris sembrava
      non tanto impossibile, quanto semplicemente sbagliata.
      Il mattino dopo, poco prima di sapere che Harris era morto,
      l'uomo che non era ancora mio marito dormiva vicino a me.
      Lo guardai finchè non riuscii più ad aspettare, poi lo svegliai
      e dissi : " Harris e' stato ricoverato di nuovo, ma è sparito da
      tre giorni e ho paura che sia morto".
      Non ebbi paura finchè non lo dissi ad alta voce.  (...)


              Sarah  Manguso  da   Il Salto  (  Elegia per un amico )

IL SALTO ( Elegia per un amico ) 2



(...) Il problema di morire da soli è che non lo vediamo accadere, e
      le cose che succedono senza di noi ci sembrano meno reali,
      incomplete, forse quasi impossibili.
      Se Harris fosse morto lentamente sotto un bellissimo drappo
      ricoperto di pizzi, con un tumore a stadio quattro a qualche
      organo, e se una luce gialla avesse illuminato un angolo
      lontano della stanza mentre noi piangevamo sommessamente,
      e se tutti avessero avuto la possibilità di salutarlo o almeno di
      narrare la fine della storia, allora forse potrei credere che
      Harris stia meglio da morto, libero dai suoi tormenti.
      Quando un tuo amico si butta sotto un treno, tu ripeti agli altri
      tuoi amici che gli vuoi bene, nel caso si vogliano buttare sotto
      un treno prima che tu abbia la possibilità di dirglielo. Forse
      gliel'hai già detto una volta, ma lo fai ancora giusto per
      scaramanzia, come per dare a tutti il permesso di perdersi il
      drappo di pizzo e di morire come è morto Harris - come per
      dire che con  il drappo di pizzo sarebbe tutto più facile.  (...)



(...) Non voglio ammettere che non avrei potuto salvare Harris
      dalla morte, che non sono magica, che non sono speciale, che
      non potrò mai salvare nessuno. Gli avocado maturano sull'
      albero e il sole inaridisce il giardino.
      Il disegno della vita è l'esecuzione di vari progetti in un lasso
      di tempo ignoto, ma finito. Molti di noi non sanno quanto
      durerà, quindi non sappiamo come usare il nostro tempo in
      modo significativo. Quando guardo il velo nero che nasconde
      la fine della mia vita, mi sento sopraffatta dalla certezza che
      non userò il tempo bene come farei se conoscessi la data della
      mia morte. Mi viene voglia di mollare il colpo.
      Da questa prospettiva, il suicidio è un progetto razionale . (...)




(...) A che cosa serve il dolore?
      Spiegazione meccanica: il dolore sposta la mia attenzione su
      una ferita o un trauma e si placa quando la ferita viene
      medicata o il trauma risolto.
      Il dolore delle perdita si attenua se sostituisco quello che ho
      perso o mi adatto ad accettare la perdita per sempre.
      Spiegazione evolutiva: il dolore è un sottoprodotto dell'
      attaccamento negli animali sociali. Il dolore della perdita mi
      insegna a prevenire la potenziale perdita di un familiare.
      Spiegazione religiosa: Dio, creatore di tutto, sa.
      La vita è soltanto una sfida, ben presto tornerò in Paradiso.
      Spiegazione reale: l'amore rimane. Non c'è altro conforto. (...)


         Sarah  Manguso   da    Il Salto ( Elegia per un amico )