domenica 23 agosto 2026

BUONGIORNO, VITA

 


                                                       " C'è ancora tanto che non conosco di te..."    ( frida  )

 


                                          " ... t' abbraccerò

                                così che tu non possa andare via,

                                non dirmi no

                                tanto saprei amarti pure come idea..."




                                  Ultimo    Buongiorno vita



venerdì 21 agosto 2026

ASSENZA E FIORITURA

 

  

                                                                                           Fioritura



" I fiori che vi mostro in questa foto appartengono a una pianta che fiorisce una vola sola nella vita, e pressoché mai in un interno. Ma ciò che non poteva succedere, è successo. Al ritorno da un mio viaggio, dopo circa due settimane di assenza, aprendo la porta, ho subito ho avuto il sentore di un acutissimo profumo come di gigli. Già pensavo a chi avesse potuto avere un pensiero cosi premuroso da farmi trovare dei fiori per il mio ritorno, quando, avvicinandomi all' angolo dove raccolgo le mie numerose piante ( una posizione molto luminosa davanti ad una porta finestra della sala ), ho scoperto l' arcano. Una delle mie piante, che nella sua crescita aveva ormai quasi raggiunto il soffitto, senza alcun segno o premonizione prima che partissi, era improvvisamente fiorita. Senza nessuna cura in particolare e in completa solitudine. Ogni ramo fiorito era formato da una specie di globo bianco, che - a sua volta -  comprendeva tanti fiori più piccoli che alla sera si chiudevano, per riaprirsi il mattino dopo. Tutta la casa fu impregnata per giorni da un profumo intenso e dolcissimo, quasi come quando le chiese venivano riempite di gigli per le festività importanti. 
La stessa aura solenne e quasi sacra.
Fu il ritorno più bello e commovente della mia vita, e anche il dono più imprevisto e caro.
Da allora guardo le piante e i fiori in modo diverso, con più amore e compassione, e ogni mattina  - appena mi alzo - le saluto amorevolmente, con uno sguardo d' intesa per ognuna. "


                                           frida


                                                           




" Sono cresciuto in un mondo di cultura contadina. L' intraprendenza di mio padre ha dato vita a un' azienda di floricoltura : il lavoro era nella sua vita una vocazione. Ho appreso da lui l' interesse per il dolore delle foglie, che in me si è trasformato per il dolore degli uomini. Nei fiori recisi ho sempre visto quello che ho incontrato negli esseri umani : la bellezza, lo splendore, la luce della vita e l' inesorabilità della morte, il loro appassire inevitabile, l' odore inconfondibile dell' acqua putrida nei vasi, il loro destino di rifiuti, il loro essere fatti di polvere. La fragilità non rende meno preziosa la vita, al contrario, ciò che è destinato a finire può apparirci ancora più luminoso proprio perché non potrà durare per sempre ".





                Massimo  Recalcati  da      Il complesso di Telemaco




venerdì 14 agosto 2026

TI LASCIO QUESTO...

 


                                                                                      e lucevan le stelle ...




...ché forse è meglio bendarsi di sé stessi

   e aggiungersi una carezza,

   quella che ci manca;

   lasciarci avvolgere da un tempo che sia nostro,

   in uno spazio che confini gli altri al loro destino.


   E lecchi le tue ferite - solo

   lavandole dal sale

   perché la vita arriva , finalmente.


   Ma è così tardi.





                                                 frida



giovedì 13 agosto 2026

PICCOLA PHILOSOPHIA

 


              " Ci sono stagioni in cui bussare alla porta rimane un gesto educato, ma inutile "  ( frida  )





PICCOLA PHILOSOPHIA

           ( Col tempo )


Solo col tempo s' apprende che la vita non cambia ritmo.

E che ogni frutto matura solo quando è il momento.

Se l' esistenza spera un tempo sconfinato, il cuore

brucia sempre d' impazienza.


Solo col tempo, quando lo scorrere dei giorni

si consuma, s' impara il gusto lento della noia e

ad aspettare.

E solo il tempo insegna

che l' universo ignora la nostra vita.


Basta chiudere gli occhi e immaginare la nostra sedia

vuota : noi che non siamo più.

Ma non tutto morirà insieme a noi : il nostro cane

seguirà il primo disposto a una carezza.

Nient' altro resterà che un' ombra vaga

ad abitare - per pochi giorni ancora - la nostra casa.

Poi più nulla.


E quello che adesso pensi essere Te,

non è più Te già da molto tempo.





                                                   frida



martedì 11 agosto 2026

DEI VIVI E DEI MORTI

 


  Foto da  European Cemeteries




" Dei vivi e dei morti " è un libro che non cerca di piacere, e forse è per questo che convince - nel senso più profondo del termine, quello che implica fedeltà a qualcosa di vero . Loriana d' Ari - benché sia pressoché un' esordiente  nel panorama poetico  ( questa è la sua seconda raccolta ; della silloge d'esordio ( " Silenzio, soglia d' acqua "  ho già parlato recentemente e la potrete trovare su questo blog ),  è una delle voci più mature della sua generazione : una poeta che conosce la propria tradizione senza esserne schiacciata, e che usa il corpo ( quasi un paradosso visto che è una psicoterapeuta, e si avverte  ) come unico strumento di conoscenza. La soglia tra vivi e morti che questo libro abita, non è una metafora : è la condizione reale del linguaggio quando questi viene spinto abbastanza in profondità da toccare l' osso. La poeta lo sa e ce lo fa sapere in ogni verso.






Non è successo niente di preciso
nessuna svolta
nessuna divina illuminazione
capace di tenere tutto insieme.
ho solo smesso
a un certo punto
di cercare il momento esatto
in cui si è aperta la frattura,
non serviva più.
una coppia di merli ha nidificato
nel giardino condominiale
non lo so spiegare
non è felicità
è che adesso quando cade qualcosa
non cade tutto e qualcosa resta vivo.


***


ecco le povere cose, gli esili resti.
nel disarmo i coltelli feriscono 
da ogni lato.
qui la colpa è uno scavo di rotule
nel fango, la spola
dei vivi tra gli opposti schieramenti.
quanto ai morti, indugiano
anche loro, da quando è slittata
la soglia non sanno più
dove cadere.


     ***



intercity notte 237


di stazione in stazione cercarti
in un volo radente l' orizzonte
pettinare i filari dei tigli e le case
folgorate dalla fuga dei lampioni.
non c'è niente che possa durare
poco oltre l' istante dilatato
se non restando, a occhi chiusi,
spalmata sui binari a pancia sotto
con il fiato premuto contro il freddo
della massicciata, sentire tutto.
ed è qui che ti muoio, ed è qui
che ogni volta ti tocco.


***


che mi attrae è la colla
del niente, nell' eterna spirale o
moto alterno a diffrazione 
del bianco. un alveare
di creature nate a morire.
qui per sempre vorrei danzare
con la pelle aderente
al vero, tesa
nella pienezza della resa.


***


la donna stambecco


la s' indovina di notte dal biancore
della schiena, quasi un' altra concrezione
calcarea o formazione lattescente.
ma trascorre oscuramente nella coltre che
s' allenta e cede quando inarca
la fionda dei tendini, ed è nuda la donna
stambecco, ora spicca non resta che la scia
dei cristalli di salgemma e come brilla
lassù in alto il precipizio.


***


non toccate chi dorme, svegliereste la quiete
dei morti - dice il ciglio che sgrana nel buio
a ogni piede oltre la soglia.
tra cruna dell' iride e scalpito di luce
sopravvive chi domanda il transito, scosta
le tende al pallore del volto, poi le richiude.


***


vajont


l' invaso ingravida la valle, singhiozza dalle crepe
non date da bere al monte marcio.
il versante dai piedi d' argilla
slitta. sappiamo ormai
le scosse, le strade palmo a palmo
sconnesse, le fondamenta fradicie . chiniamo
le schiene al tramonto sotto i larici
dove l' acqua che regge il monte gli erode
il fianco . mentre già ci trascina un vento denso
a svanire. e il monte non cessa di cadere.


***


li abbiamo pianti, ma tornano a noi
per varchi tremiti schiusi ai rami
dai bianchi guizzi del mandorlo
e nel silenzio quel soffio di vento
ultrasuono che dice non dice :
siamo la piena portanza dei corpi
la dissolvenza nella scia dei passi
non altrove, ma via dal vostro tempo
dentro il calco vivente del mondo.


***


non visti, i morti si allenano
alla trasparenza.  dei vivi
ricalcano le orme, coincidono
ombre e contorni. d' inverno
ravvivano il fuoco, trascinano
notti interminabili lungo i
corridoi. non sanno se verrà
il perdono, ma intanto
bagnano i fiori, per questo
resistono, anche senza di noi.


***


kanglé


c'è voluta intera la vita a divenire un uomo
appreso perdere il peso del corpo perdere i fili uno a
uno. del fantoccio ammucchiato all' angolo
rimane il sorriso sghembo, lo slargo
dell' occhio scucito dalla luce.
quanto tutto è reale adesso, che anche l' aria
potresti toccarla, e nulla più a lungo
trattenere. la frana dei sensi cede calore
alla terra. ne drena la linfa, non rimargina.


***


vai premendo nei passi l' agonia
di quegli arti incassati, ritorti
in monconi di ali contratte
nello sforzo di non tracimare.
ogni strada è un attrito di spine
quando i piedi non sanno posare
a terra. e ora che dentro più
non annaspi, levigo i sassi
nella bocca. appronto il pianto
dolce che ti accolga.






                                       Loriana  d' Ari  da    Dei vivi e dei morti



giovedì 6 agosto 2026

S' IL SUFFISAIT....

 


                                                             .... d' aimer ... je ferais de ce monde un reve...



Quella di Loriana d' Ari - psicoterapeuta - è poesia che non conosce intermezzi tra visione e ragionamento : tutto sembra confluire e parlare con un unico linguaggio attraverso una lenta scarnificazione del pensiero. Una collisione gentile, dimessa, seppur non del tutto arresa : dinanzi a questa incomunicabilità, vi è sempre il desiderio di compenetrare. Questa volontà rende il passo della poesia, ostinato, senza ragione. Un vero e puro atto d' amore.




canto il silenzio dì edera preghiera

spira dentata d' artiglio che affonda

sbalza la mappa, l' intaglio preciso

su questo corpo di scogliera franta

un ribollire ai bordi, una scampata

emorragia : tocca là dove brucia

non chiarire, non dire.



                                                    ***


questa stanza o un' altra, questa o un' altra

l' ora, carta e matita a scarnificare memoria.

torvo il riflesso che ammicca a quel

davanzale, lasciarsi

abitare da un' altra qualsiasi morte incruenta.



                                                   ***


è saggezza di funambolo : troppo vero spezza il filo.

e barcolli in bargagli, cieco l' occhio che crede

svelto il piede che sfiora

lo strapiombo di essere intera.



                                                 ***


sono nostri questi morti , i nomi li abbiamo graffiti

nei vasi , sottopelle . ed è tutto un frugare

di labbra franate sui cocci, aguzze a cantare la sete.



                                                   ***


torno all' attesa in cui ti lasciai, sfangando un vento

spesso . sfiato ferocia nella corsa e sangue di bestia.

ti ritrovo - mite - a quella svolta : tanto

hai custodito , ora lo vedo.



                                             ***


il coleottero spicca iridescente

cielo di felce a spiovere l' ombra

del giaguaro che schianta le vertebre

a sera.  mia foresta libertà oscena

chi può dire cosa è umano ?



                                              ***


nei giorni scava il silenzio un sentore

di buio : per ogni tua morte, la febbre

di saperti vivo . nel raspare di unghie 

frante, misto al tuo il mio fango.



                                               ***


ora che più chiara è questa notte

una penombra di morbidi e saldi

contorni, lasciami aperta

ai volti di un volto soltanto.

stanno a un soffio l' antilope

e la tigre , la grandine e la rosa.

che continuino , io prego

e non dimentico.





                              Loriana d' Ari   da     Silenzio, soglia d' acqua



mercoledì 5 agosto 2026

NOTTURNO ( 2 )

 


                                                                             .... luminoso silenzio...




E' l' amore che fa chiudere gli occhi ,

il desiderio che diventa bisogno ,

quello che si ferma e riparte

misurando il tempo che manca alla meta.


E' un sogno dell' alba che cerca motivi

e non trova ragioni;

è un possesso di carne senza confini,

ossessione di darsi un contegno e la resa.


( E' ) nudo e fremente abbaglio di vita,

luminoso silenzio dell' ultima falce di luna.



                           

                                         frida



sabato 1 agosto 2026

NOTTURNO

 


                                                                                            1 Agosto



NOTTURNO


Attenderò la notte per scagliare

schegge acute di sguardi contro il cielo.

E mi sia scudo il buio,

e mi sia dolce la tempesta

del dolore sopito.


Io no, io non grido.




                                         frida