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sabato 6 aprile 2019

DONATA DOLOROSA

 
 
 
         Ti ho chiamato, ma tu avevi un altro volto…
 
 
L' ARRIVO DELL' ACROBATA

Come quando al circo
il rullo del tamburo
sommuove i cuori e annuncia

l'arrivo dell'acrobata
e tutti sono pronti
a sospirare e io

ti conoscevo ti aspettavo
e si è fatto avanti un vecchio
decrepito cadente

fin nel centro del cerchio
a dire che tu
non c'eri.


                                         ***
PER RIMPIANGERLO


Per rimpiangerlo poi sempre: il luogo
dove tante volte insieme
abbiamo sperato di arrivare
e lì carpire alla voce informe
l'ultima parola. Poi
liberi saremmo
esautorato il cielo: certo
dell'ultima sua parola
più grande e chiara è la finestra
che ben conosco, illuminata
come un cuore nella sera.

Quando ho creduto di sapere, infine
ti ho chiamato, ma tu
avevi un altro volto.


                                             ***
COME SALVARTI, DIMMELO


Come salvarti, dimmelo - cuor mio -
quando ti aggraffa lei tra unghie adunche,
quando si svela a te, che ne vacilli,
odorosa di molli ombre muschiate,
come sottrarti alle sue rose nere?

Ma io mi lascio scorrere dal fiume:
ricordi Ofelia? Sposa alla corrente?
Mi lascio risucchiare dalla luna
per sciogliermi ed entrare nelle tue notti
scendendo a benedirle in raggi d'oro.


                                           ***
SOMMESSAMENTE


Non con trombe alte e tese
splende l'annuncio: l'angelo
è meglio raccolga i lembi
della lunga veste,
sieda e riposi.

Sommessamente nasce
la voce, solo - se mai - per sottrazione.


                                    ***

ORTENSIE

Il tempo passa, dicevi, resta
l'odore mielato dei rami
al riparo dal sole: l'ombra
delle ortensie azzurre dove
il primo giocare era da te
nascondino, ma qualcuno sempre
si incaricava di svelare me
e che la natura
è refrattaria alla metafisica.

Zolfo ci vuole per il blu dei corimbi:
questo so ora, che non voglio
nessuno mi cerchi:
per quel che vale
restar dentro a pensare.


                                       ***

ENTRIAMO INSIEME IN QUESTO INVERNO

E adesso vieni, entriamo insieme in questo inverno:
sarà stagione di abbandoni e reticenze,
guarda: le ombre che credevamo immaginate
o risospinte ai margini del bosco,
vòltati: avanzano alle spalle.

Vieni, lascia scorrere il tuo corpo
dal vento acre di resina e di muschio;
lascia la scabra pelle rilevarsi
alle carezze mie, come fossi lei,

quella per cui fiorisce, e sa di cielo,
- dove tu solo sai, e mi conduci -
il fioco fiore giallo d'elicriso.



                       Donata  Berra   da     A memoria di mare