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domenica 7 settembre 2025

OGNI COSA E' IN PRESTITO

 


                                                                           Io la vita la prendo com'è...




LA DELIRANTE E SOGNANTE IMMAGINATIVA


XI


Sei corteccia dura per vivere anima

che conosci questo segno d' antica fiamma.


Ti confesso un amore pazzo e dissoluto

( volevo scriverti assoluto e la forza

m'è morta in gola ) quel tibi dare non possum.


Non l' ho donato - cara assurdità -

quando s' alzava un altare di verde tenue

alla tristezza

di non capirsi non trovarsi

non amare.



                                              ***


Di me due libri

soltanto due libri ti restano.

Verrò a prenderli

un giorno

e ti dirò che ho girato

il mondo confuso

nel tuo ricordo

e ho amato

tutto ciò che incontravo

per disperdermi :

e dirò

che mi hai rubato

Montale e il senno

in un giorno di sole.



                                                ***


Ci sono nella vita

lampi e coincidenze

e tutto si chiarisce

si dipana a ferro di cavallo

e l' impresa - sappilo -

non vale il gemito

che pure s' alza.


Potrei enumerare 

l' intera questione

che capii quella sera

piangendo : nulla

e nulla sussisteva

nel mio conto di dadi,

le possibilità implodevano

su quel sorriso

che era il mio dolore,

la mia gabbia,

congettura o destino

colpa o altro che non so,

combinazione o scherzo

o dono assai maligno.


Ogni cosa è in prestito,

anche il dolore.



                                                     ***


Non ci sarà nessuno

perché nessuno può venire

non ci sarà

nessuno a ricordare.

La vedova piangerà

tutte le parole dette

per augurarti di non venire

a questo funerale

dove ora non può venire

e sarà ancora più incontenibile

nella sua furia rimorso rancore.

E nessuno potrà mai pensare

a nulla, le saranno sottratti

tutti gli elementi

di una misera storia

di impicci e star male

al mondo di cui in verità

si poteva fare a meno.




                               Renato  Minore     da    Ogni cosa è in prestito



lunedì 21 dicembre 2020

DIALOGHETTO DI NATALE

 


                                     Il corto respiro entra nel soffio universale...


I


Quel tuo laborioso affannarsi

sulla stagnola del lago e del fiumetto

che sudava acqua, ma davvero,

portento d'una tecnologia essenziale

nel gesso della pecorella e sul

cartone crespato della collina

con angeli intermittenti,

faville stuccate nel soave frattale

della loro metamorfosi,

era meraviglia,

allegria che vela la tristezza

in un silenzio di molte cose quiete.



                                               ***

II


Che le parole possano

ancora abitare nel tenue lume

di perla e turchese...

Coprano arbusti e ciocchi di faggio,

pronte all'uso di chi ne fa poltiglia

e le svende... le svende... le svende...


Siamo solo la buccia e la foglia

nel Natale,

un frutto attorno a cui scivola ogni cosa.



                                            ***

III


Ma per essere colpevoli di ciò che facciamo

dobbiamo essere colpevoli di ciò che siamo?

Come piccole bolle formate

al momento dell'incontro,

e poi svanite, viviamo in spazi

evanescenti nella paura

di non avere tempo per tutto;

non sappiamo che avere tempo

significa non avere tempo per tutto?



                                             ***

IV


Ogni candela è una stella.

In cima l' angelo di Wenders

precipita

credendo di volare.

Nello stesso prato

il bue cerca l'erba,

il cane vuole la lepre,

la cicogna fiuta il ramarro.

Siamo le carte

di un castello perfetto,

ognuna è un crollo,

il cedimento.

Una debolezza

si appoggia ad altre,

il corto respiro entra

nel soffio universale.



                                          ***

V


La cometa ha la forma

del bianco che resta sulla carta,

non di queste lettere di calendula

che pianto come chiodi.

E le dieci candele d'una stella

illuminano il foro senza fondo

della grotta mai colmato

da ciò che è solo iridescenza.

Il tempo ha tanta vita,

la vita ha poco tempo.

Ma non c'è vento benevolo

per il marinaio che non sa dove andare.

Quando il cuore può parlare

non occorre prepararsi.

Interroga, oh se interroga!

Non arriva a comprendere.



                                                   ***

VI


Non esistere

sarà forse impossibile.

Nel multiuniverso patchwork,

a pochi millimetri

dal nostro presepe,

un altro lo replica

con lane di pastori,

scintillìo di stagnola,

verde muschiato,

neniette a ricarica.

La luce batte e rimbalza

come in gabbia.

Mai lo vedremo,

mai sapremo

se ancora nella santa notte

le streghe alzino la selce

per farne malìe,

se chi nasce vince

l'esitare del vuoto.




       Renato  Minore   da   Quadernario ( Almanacco di poesia contemporanea )