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venerdì 4 ottobre 2019
LEGAMI E LIBERTA' ( Presentazione )
E' Sigmund Freud a presentare la figlia Anna alla scrittrice Lou Salomé, per colmare l'assenza di una madre distante. Tra le due donne nasce un'inedita amicizia, che prende corpo in un'appassionata corrispondenza. La trama di riflessioni su loro stesse e sul legame che le unisce si intreccia con un sentimento di affettuosa devozione che va oltre le parole per diventare scambio di attenzioni, visite e regali.
Delle lettere che si scrivono tra il 1922 e il 1937, emerge il ritratto di una Germania fiaccata dalle ristrettezze economiche e irretita dal nazismo, in cui l'unica via di fuga sembra essere l'attenzione alla natura e alla crescita interiore. Ma la vera protagonista di questo scambio epistolare è la psicoanalisi, che ha trovato nella comunità ebraica viennese l'ambiente ideale per imporre le proprie idee rivoluzionarie.
Su questo sfondo, in cui si annodano - a volte tragicamente - le vite di analisti e pazienti, si legano i destini di Lou e Anna, l'una incarnando l' " eterno femminino ", l'altra emancipandosi dai modelli femminili dell'epoca, pur restando sempre e fino all'ultimo a fianco del padre.
Da questo incontro nascerà un nuovo modo di vedere il lavoro analitico, non più confinato alla patologia, ma aperto alla comprensione della normalità e alla costruzione di una vita psichica autonoma, ricca di pulsioni, sogni e fantasie.
( f. )
LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 1
Monaco 22 / 12 / 1921
(…) Mia cara Anna,
mi sorprendo a trovare una gioia tutta particolare nello
scriverti giacché la penna può darti del tu, e tutto ciò per me si
spiega soltanto con i sentimenti che, nei giorni davvero
bellissimi di Vienna, ho imparato a percepire sempre più
forti per te. L'altro ieri, vicino a Salisburgo, guardando le
montagne nella magnifica luce del sole, ho sentito un amaro
dispiacere nel non essere potuta restare ancora un poco
insieme in quel luogo…
Di fuori splende una specie di sole d'aprile;è ancora così anche
da voi? La prima notte ho sognato intensamente e - almeno cosi
mi sembra - in modo assolutamente rivelatore.A Vienna, infatti,
come ti ho già raccontato, mi è capitato spesso di sognare un
colloquio con tuo padre, e questo era certo un modo di
recuperare ciò che i miei desideri mi facevano balenare come
vero, benché a livello cosciente non lo avrei mai disturbato
rubandogli del tempo. Ora invece il sogno si è trasformato in
una lunga conversazione con te - su che cosa esattamente non
lo ricordo, ma certo su qualcosa che abbiamo profondamente
in comune, e ci troviamo in cammino da qualche parte, verso
quale luogo non saprei dirlo, ma di sicuro verso una stessa
meta.Al risveglio, mi è rimasta addosso quella sensazione di
cui abbiamo parlato: che nella separazione non si diventa
pienamente coscienti della perdita, bensì del possesso.
Io lo sento in me in modo così preciso e vivo, e ti tengo con me
- che tu lo voglia o no - per sempre.
Cara Anna, saluta di cuore da parte mia i tuoi genitori e tutti
in casa.
E te, ti bacio sulla bocca
Lou (…)
Legami e libertà Lettere di Lou Andreas- Salomé e Anna Freud
LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 2
Vienna, 24/ 1 / 1923
(…) Mia cara Lou,
oggi per la prima volta ho visto un'ipnosi. Papà già da qualche
tempo era dell'idea che dovessi vedere almeno una volta come
viene praticata. Tra le persone di qui, è in particolare il Dr.
Deutsch che si dedica a fare esperimenti ipnotici: per lui si
tratta- credo - della relazione tra l'attività cardiaca e il vissuto
nell'ipnosi e del ricordo che ne rimane e di cose del genere.
Il prossimo mercoledì vuole tenere una conferenza in proposito
e allora ne saprò di più. Oggi sono state soltanto due semplici
ipnosi con suggestione durante la condizione di sonno ipnotico.
Lo svolgimento di un compito nella fase post- ipnotica, che
voleva mostrarmi, è purtroppo fallito. Ma già vedere l'
addormentamento, che in entrambi i casi non è stato per niente
facile, mi ha interessato molto. La cosa che però mi avrebbe
interessato più di tutto,sarebbe stato sentir porre delle domande
ad un paziente addormentato, in modo particolare ad un
bambino.
Ma ora sentirò e vedrò la conferenza del Dr. Lazar presso la
clinica medico- pedagogica, e lui dimostra casi infantili. I casi
in sé sono spesso molto interessanti, solo che il Dr. Lazar non è
in grado di dirne molto. Preferisce quasi sempre definire tutto
come " una leggera forma di epilessia". Papà spesso ritiene,
quando gli racconto i casi, che da questo genere di bambini si
può venire a sapere molto soltanto nell'ipnosi. Con l'analisi di
sicuro non c'è granchè da fare, perché ai bambini manca la
capacità di espressione.
(…)
Quando vedo un'ipnosi, capisco molto bene come papà abbia
praticato l'ipnotismo così malvolentieri, e che alla fine l'abbia
abbandonato. Quando si deve costantemente rassicurare un
paziente sul fatto che resterà sempre sano, e non avrà mai più
dolori, e inoltre bisogna ricevere la riconoscenza del paziente
stesso nel momento in cui si sente meglio, e ci crede, e invece si
sa che tutto questo non potrà durare, allora ci si deve sentire
come un miserabile mago di quart'ordine. Ma in questo modo
sono riuscita a rendermi conto di quanto invece sia onesta l'
analisi, coi suoi successi piccoli, ma reali…
la tua Anna (…)
Legami e libertà Lettere di Lou Andreas - Salomé e Anna Freud
LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 3
Vienna 12 /5 / 1923
(…) Mia cara Lou,
ti ringrazio tanto della tua lettera e scrivo in fretta prima che
sia domenica e la posta si fermi un giorno intero. Altrimenti
aspetteresti troppo a lungo questa lettera,e io per troppo tempo
non avrei tue notizie.
La tua mi ha fatto pensare a molte cose, a una cosa che una
volta ha detto papà e anche ad altro. Una volta - d'estate - era
così bello nei Tatra, da farmi desiderare che tutto rimanesse
così per sempre. E invece papà disse che proprio questo ci
avrebbe impedito di goderne a fondo. Si gode perché tutto è
passeggero: più o meno quello che scrivi tu. Per me era una
cosa del tutto estranea. Fin da quando ero piccolissima, ho
sempre desiderato l'immobilità e l'eternità di ogni cosa, come
se soltanto in esse si potessero trovare lo spazio e la pace per
poter sbocciare. Perché la realtà è uguale a quando si viaggia
in un convoglio in movimento. Si guarda fuori, ma a vivere le
cose si inizia solo quando esso si arresta e si scende.
Sai, una volta abbiamo parlato del paesaggio in Frisia,quando
sono stata da te poco tempo fa. Ti ho detto che mi sembrerebbe
così bello essere lì perchè lì non c'è più nulla, come se soltanto
dietro a questo Nulla potesse aver inizio qualcosa di grande,
di segreto e di reale. E' forse una sciocchezza, e la prima volta
che ho letto Al di là ( "Al di là del principio del piacere " - S.
Freud, n.d.r. ), mi è venuto in mente che questa pace e questa
eternità non sono altro che " l'essere morti ".
Tutto questo mi ha dato un grande desiderio di quella Elegia
di Rilke che si conclude con un addio. Sono stata così stupida
da non copiarla quando ero da te.
Papà ha il permesso di fumare.Ha offerto ad Hajek di smettere
ma lui ha rifiutato: dice che non è necessario. Oggi c'è stata
la prima seduta di radioterapia.
Ti bacio ancora tante tante tante tante tante
la tua Anna (…)
Legami e libertà Lettere di Lou Andreas - Salomé e Anna Freud
LEGAMI E LIBERTA' ( Lettere di Lou Salomé e Anna Freud ) 4
Konigsberg 5/ 10 / 1923
(…) Mia cara Anna,
in verità non riesco assolutamente a scrivere. Mi sento ancora
come se avessi ricevuto un colpo in testa. Non riesco a
riprendermi, sebbene senta che solo i bambini reagiscono così,
pensando: non può essere! Non può assolutamente essere !
E scrivere a te, dopo tutto questo, a te, che invece stai vivendo
di persona il fatto che giorni di sole possano seguire a questi -
sì, proprio a questi perché dalla tua lettera sembra che l'
operazione sarà proprio in settimana. Siete già da tempo in
clinica, e la paura di questo momento e la preoccupazione per
l'esito dell'operazione forse le avete già alle spalle. Ma i miei
pensieri si attagliano ora ad altro, ai molti altri dettagli che
devono aver riempito queste giornate internamente ed
esteriormente, alle scarse settimane che vi sono state concesse,
con la conclusione in ogni caso terribile per tuo padre:
sottoporsi nuovamente a sofferenze che riguardano la bocca e
la zona buccale e che in questo punto non si potranno evitare
nemmeno in seguito. Tutte le ferite della bocca sono
soggettivamente mostruosamente dolorose, e quando ci penso
mi viene da piangere, finchè di fronte ad estranei mi tocca di
fingere un raffreddore.Per me è una prova davvero spaventosa
non potervi vedere in questo momento.
Continuo a pensare a questo: tutta la tua vita e il tuo essere si
sono ora rivelati( rivelati nel senso di un " fiorire"! Nonostante
tutto una fioritura! ) giacchè ora ti senti in una così
spaventosa e santa necessità nei confronti del più caro degli
uomini; tutto ciò che è accaduto prima - per quanto fosse anch'
esso necessario - non è stato nulla in confronto a questo essere
reciprocamente - necessari. Continuo a pensare: solo adesso
la cosa è davvero grande e perfetta.
E' materia di inesprimibile riflessione il fatto che la vita, nel
prendere, dia così tanto, e nella rinuncia offra così tante
compensazioni. E tuttavia ogni ora, ogni minuto, restano pieni
di quanto c'è di più duro e difficile; ogni risveglio del mattino -
sì, questo resta, io sento distintamente. Come saranno le notti
per tuo padre, dopo l'operazione?
Cara Anna, ti ringrazio e ti bacio con tutta l'anima
la tua vecchia Lou (…)
Legami e libertà Lettere di Lou Andreas- Salomé e Anna Freud
domenica 29 aprile 2018
IL SOGNI DELLE DONNE ( Prefazione )
Affascinante e molteplice è l'esperienza del sogno nella sua densa trama di parole, figure e suoni, spesso misteriosi come oracoli da decifrare. In questo testo suggestivo, l'analista e la scrittrice ci invita a varcare insieme a lei quella che Jung definiva " la porta occulta dell'anima", alla scoperta di un patrimonio di storie
- personalissime e universali insieme - che descrivono altrettante vite. Vite di donne, soprattutto. Perché l'attenzione al sogno è un modo profondamente femminile per conoscere se stessi attraverso una forma di cura delicata e creativa fatta di " fiori sul tavolo e nell'anima", come scriveva Lou Salomé.
frida
domenica 11 febbraio 2018
RIFLESSIONI SULL'AMORE
(...) Solo chi rimane completamente se stesso si presta alla lunga a
venire amato perché solo così - nella sua pienezza vitale - può
simbolizzare per l'altro la vita, essendo avvertito come una
presenza di essa.
Non vi è errore più grande nell'amore nell'adattarsi
timorosamente l'uno all'altro e di uniformarsi a vicenda.
Un eterno rimanere estranei nell' eterna vicinanza è dunque il
segno più pertinente e inalienabile di ogni amore in quanto
- non solo nel disprezzo e nell'amore non ricambiato - ma
dappertutto, ovunque ci si ama, l'uno sfiora solo l'altro,
lasciandolo poi a se stesso.E' sempre una stella irraggiungibile
che noi amiamo e ogni amore è sempre - nella sua profonda
essenza - una segreta tragedia. Ma proprio per il fatto di
esserlo, riesce ad avere effetti così potentemente produttivi. (...)
Lou - Andreas von Salomé da Riflessioni sull'amore
mercoledì 3 gennaio 2018
LE MASCHERE DI EROS 1
(...) In un saggio del 1919, Riflessioni sull'amore , Lou Salomé
propone un'analisi assai persuasiva dell'innamoramento e del
suo problematico consolidarsi. La premessa di Lou consiste
nel sostenere la profonda analogia tra ebbrezza erotica e
creazione artistica : ogni amore, anche quello infelice, rende
felici per l'energia psichica che sviluppa nel soggetto, " senza
il minimo riguardo dell'amato". In quanto eccitazione festosa
e intima esultanza, l'amore manca dell' attributo di
responsabilità insieme a quello di reciprocità. Nella migliore
delle ipotesi, proviamo meraviglia e gioia che le cose fuori ci
rilancino il nostro gioioso richiamo. Ed escogitiamo sempre
qualcosa di nuovo per poter inviare e ricevere di ritorno tutte
le tenerezze e i segreti della nostra anima - tutte le esuberanti
ricchezze, che naturalmente non sono che illusione e delizioso
inganno in riferimento alla pura e semplice persona dell'altro,
ma hanno in compenso una loro verità in quanto espressione
dell'emozione da cui siamo stati presi e che adorna l'altro con
ogni splendore possibile".
La passione amorosa - prosegue Lou Salomé - è
costitutivamente incapace " di accettare oggettivamente un
altro, di interessarsi a lui, dedita com'è esclusivamente al
potenziamento del polo egoico, configurando una solitudine
che " come contornata da mille specchi scintillanti, pare
ampliare se stessa e diventare un mondo che tutto comprende.
Tuttavia l'oggetto amato vi ha solo il ruolo di un pretesto
stimolante". Così appare l'atto creativo proprio del solipsista
che, incrementando le facoltà immaginative del soggetto,
giunge a considerare il mondo esterno una propria creazione.
Questa creazione riveste caratteri fiabeschi, pone l'oggetto
amato in un'atmosfera dal cromatismo scintillante rispondendo
a quel generico " desiderio di bellezza" a cui si richiama anche
il Narratore proustiano. (...)
Marco Vozza da Le maschere di Eros
LE MASCHERE DI EROS 3
(...) "Altra possibilità di fusione tra due persone non esiste nell'
erotismo", il fare di Due Uno è la perniciosa illusione degli
amanti, il lasciarsi avvincere dal fantasma fusionale dell' Uno
- come ben vedrà Lacan.- Spesso, dietro una presunta unità,
- nota acutamente Andreas Salomé - si nasconde una
mutilazione. La segreta tragedia dell'amore - intuita anche da
Simmel - risiede nell'evidenza che " non ci incontriamo mai
veramente", viviamo accanto a un'immagine luminosa dell'
altro costruita dalla nostra immaginazione produttiva; siamo
artefici contemplatori di una " stella irraggiungibile", così ci
sfioriamo appena, condannati ad una sostanziale ed
invalicabile estraneità percepita nell'apparente e illusoria
vicinanza.
Proprio come la creatività artistica, intellettuale e letteraria,
l'erotismo è soggetto a intermittenze, non è capace di
continuità, alterna manifestazioni esplosive a momenti di
riflusso o di addomesticamento, di assorbimento nel dominio
monocorde dell'abitudine . Quelli creativi sono momenti d'
essere ( come diceva Virginia Woolf), epifanie fugaci e
transitorie, cristallizzazioni episodiche e fortuite, soggette a
lunghi intervalli dominati da noia e indifferenza, difficili da
sopportare per chi trattiene il ricordo dell'originaria
esuberanza. All'inizio di ogni rapporto ci si esalta facilmente,
così come in un secondo tempo la delusione prevale senza
comprendere che la prosaica realtà richiede differenti
modalità di relazione ( come stima, compassione, fiducia,
senso di responsabilità ) senza destituire per questo la
sovranità di un'esperienza affettiva. (...)
Marco Vozza da Le maschere di Eros
LE MASCHERE DI EROS 4
(...) Il limite dell'esperienza amorosa - dice Lou Salomé con una
felice immagine - è quella di usare la persona amata " solo per
accendere il fuoco e non per scaldarsi ad esso", dimenticando
che la vita risponde sia alla logica del desiderio che alla logica
degli affetti, senza che la seconda logica ci debba apparire
necessariamente subordinata alla prima. Inoltre, l'amore
dovrebbe anche essere esperienza del mondo, mediazione
culturale, agire comunicativo, condivisione di significati
rilevanti per l'esistenza, pur mantenendo una singolarietà
inalienabile: " Amare significa conoscere qualcuno di cui le
cose devono portare l'impronta per poterci raggiungere, per
cessare di essere sconosciute e temibili, fredde e vuote."
Anche questo è un frutto maturo della passione, seppur secondo
una modalità meno intensa. Sempre che non si voglia insistere
nel modellare l'esperienza d'amore esclusivamente su quella
del seduttore.
Sarebbe forse opportuno non chiedersi ossessivamente quanto
si ama, ma piuttosto Chi e come si ama - suggerisce
saggiamente la psicoanalista russa,incline ad estendere l'ambito
di pertinenza dell'amore rispetto al mero slancio solipsistico
che lo sorregge inizialmente. E' l'appello ad una nuova
consapevolezza che si esprime così : " Quando l'amore vuole
essere più di un passatempo sensuale o sognante, deve
collaborare allo stesso grande compito della vita cui
appartengono le nostre mete più elevate e le nostre più sacre
speranze, e che solo a partire da quella sfera può conquistarsi
pezzo dopo pezzo la vita. L'amore più perfetto sarà sempre
quello che riesce in tale conquista nel modo più completo,
estendendosi al maggior numero di punti e sfere possibili,
finchè una persona vive ogni cosa attraverso la mediazione
dell'altra."
Esperienza del molteplice attraverso una sintonia unitaria.(...)
Marco Vozza da Le maschere di Eros
lunedì 21 agosto 2017
LETTERA DAL CUORE ( da Lou a Rilke )
Qualsiasi parola risulta stupida, sciocca, impotente...
Lou a Rilke
Gottingen, 11 luglio 1914
(...) Mio caro vecchio Rainer,
ho dovuto piangere terribilmente - sai - sulla tua lettera, come
una stupida ma , a volte, il modo in cui la vita tratta i suoi
esseri più preziosi è tale che non se ne può proprio fare a
meno. Io ti accompagno con ogni mio pensiero, se si può
definire " accompagnare" il chiedersi giorno dopo giorno dove
sia qualcuno: se in volo contro confini dell'umana atmosfera o
precipitato in un cratere in mezzo a tutto il fuoco che sia mai
arso sulla terra. Quando mi hai parlato delle lettere scritte con
quella " s " impazzita così schietta e vivace, ho avuto l'
impressione che stesse per insorgere in te una fase produttiva
nata da un'esperienza umanamente vissuta e- del resto - dietro
una grande vittoria incombe sempre anche un periodo
tremendo. Per coloro che possono donare una piccola traccia
di produttività desunta dallo stesso contesto di un' intensa
esperienza di vita, è tutto più facile: gli altri - i creativi per
natura - ci riescono di tanto in tanto, procedendo al contrario;
molto più spesso queste due spinte si incontrano a mezza strada
e muoiono per essersi sbarrate a vicenda il cammino. Ma,
sebbene di questa morte sia tu il solo colpevole - e non vi sono
scuse o attenuanti che tengano - di una cosa non c'è da
dubitare: il modo in cui tu lo fai rivivere nelle tue parole è
esattamente, esattamente, esattamente l'antica forza intatta che
dalla morte genera la vita, e ancora : il lutto è quello di una
persona la cui intima, sottile percezione di nulla può essere
altrettanto incolpevole come di ciò di cui tu ti accusi.
Eppure tu - così come sei - sei la persona che in certe fasi non
riesce a lavorare o manda in rovina la propria opera con le sue
stesse mani. E certo non trai alcun conforto, non puoi trarre
nulla dal fatto che - comunque - tu non sei quella persona,
perché non ci si sfama col pane chiuso in una madia e nemmeno
aspettando la mietitura delle spighe nei campi. Perciò, se io
piango, lo faccio in modo diverso, come una spettatrice che
guarda te e - al tempo stesso - è totalmente commossa difronte
al pane che vede già pronto e al frutto dei campi. Lo stesso vale
per ciò che ora si stende davanti al tuo sguardo " sotto la
gelida lastra di vetro spesso"; tu non lo possiedi, il vetro
rispecchia te e te stesso, e tuttavia, il fatto che quella lastra ci
sia, è una prova dell'entità dei tuoi beni e di come tu non abbia
riconosciuto questo aspetto - è a te che appartengono
profondamente in tutta la loro ricchezza - così essi presentano
dei lati ancora in ombra che tu non puoi nemmeno immaginare,
nascosti alla tua vista da una parete divisoria forse persino più
sottile di un vetro. Ah, ma a che scopo dirti questo? Ora tu
percepisci unicamente che qualcosa - spessa o sottile che sia -
ti separa dalla vita, e qualsiasi parola, qualsiasi parola che dica
il contrario, risulta stupida, sciocca, impotente. (...)
Lou Salomé da Da qualche parte nel profondo
giovedì 22 dicembre 2016
DA QUALCHE PARTE NEL PROFONDO ( Lettere 1897- 1926 )
(...) Quando Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomé si
conoscono a Monaco il 12 Maggio1897, lui è un giovane
poeta ventiduenne, uscito pochi anni prima dalla scuola
militare in cui aveva trascorso la sua non facile adolescenza,
lei un'intellettuale trentaseienne con alle spalle anni di
ricerca, viaggi, frequentazioni con figure magistrali dell'
epoca, un matrimonio, un'esperienza vissuta esplorando
modalità di pensiero non necessariamente conformi alle
convenzioni del tempo. L'incontro inaugura un rapporto d'
amore, nel senso più vasto del termine, che durerà tutta la
vita. Così come il carteggio costituito dalle moltissime lettere
scritte tra il 1897 e il 1926, l'anno della morte di Rilke.
La data del 12 maggio segna l'inizio di uno scambio reciproco
in cui non è difficile ravvisare un legame magnetico e per certi
aspetti perfino filiale tra poeta e musa, paziente e terapeuta,e,
ben al di là dei ruoli, una relazione che si spinge ai confini
del confronto esistenziale.
Lou Salomé entra nella vita di Rilke senza temere di
indicargli la strada verso la consapevolezza: lo osserva da
una lontananza partecipe dai toni schietti e talvolta severi,
intuisce nel suo smarrimento il rischio della malattia, l'
inevitabile sofferenza, l'isolamento dal mondo, dal corpo, il
pegno da pagare all'arte per realizzare se stessi. Tra i due si
apre così un dialogo in cui la parola rinuncia a ogni pretesa
di spiegare la profondità vuota e silenziosa da cui si genera
la forma poetica per realizzarsi entro lo spazio di un'autentica
confidenza. Un ininterrotto dialogo che cancella i ruoli
fittizi dell'autobiografia, i personaggi della vita - romanzo
per lasciar affiorare l'imponderabile forza e l'umana fragilità
di due persone non comuni che -si potrebbe pensare- non
smisero mai di guardarsi negli occhi . L'enfasi quasi febbrile
con cui Rilke comunica per lettera la propria gratitudine a
Lou Salomè dopo averla conosciuta di persona, si smorzerà
a poco a poco nei toni di una confessione nutrita di angosce,
inermità vissute, erranze, periodi di sterilità, itinerari interiori
e geografici di cui l'epistolario rende ampia testimonianza.
(...)
Sabrina Mori Carmignani Prefazione da Da qualche parte nel profondo
RILKE A LOU ( Lettera )
Ronda, Epifania 1913
(...) " Il realtà era già libero da tanto tempo, e se qualcosa gli
impediva di morire, era forse solo il fatto che lui una volta
la morte l'aveva già vista in qualche luogo e così - adesso -
per raggiungerla, non doveva andarle incontro, come gli
altri, ma ritornare indietro. Il suo accadere era ormai fuori
di lui, si annidava nelle cose persuase, con cui giocano i
bambini, e in esse toccava il suo fondamento. Oppure si era
salvato alzando lo sguardo verso una passante sconosciuta:
lì - almeno - poteva confidare nel pericolo. I cani, però, gli
passavano accanto correndo inquieti e circospetti perché
nessuno tornasse a derubarli di quell'accadere. Ma quando
si trovò davanti a un mandorlo in fiore, rabbrividì nel
constatare che quell'evento si svolgeva interamente altrove,
in un tempo remoto e trapassato, calato in un'attività
lontanissima da lui; ed egli stesso non gli stava di fronte con
sufficiente esattezza ed era troppo torbido per poter anche
solo riflettere questa sua essenza. Fosse diventato sano,
avrebbe tratto da questa condizione una libertà serena, l'
infinita, irrevocabile gioia della povertà: perché così giaceva
forse San Francesco, scarnificato, dopo aver nutrito tutti di
se stesso, e il mondo intero era il sapore buono della sua
sostanza: eppure lui non si era semplicemente mondato
come un frutto dalla buccia : si era strappato da se stesso,
strato dopo strato, spargendo tutt'attorno i propri pezzi
( come fanno i bimbi con le bambole ); spesso si era dato a
una bocca immaginaria, facendole schioccare le labbra, e
il boccone era rimasto intatto. Così ora aveva l'aspetto di
un rifiuto gettato sulla strada, per quanto fosse stata la
dolcezza che era in lui. "
L' ho scritto questa mattina presto sul mio taccuino: intuirai
di chi si tratta. Ieri mi è arrivata la tua buona lettera. E'
vero, le due elegie ci sono ma - a te posso dirlo -
rappresentano solo un frammento - non sai quanto
minuscolo - staccatosi di netto da ciò che un tempo era in
mio potere. Quando sperimentai condizioni e potenze
simili a quelle in cui venne iniziato il Libro d' Ore : che
cosa non sarebbe sorto allora. Se solo potessimo vederci,
cara Lou, ora è questa la mia grande speranza. Spesso mi
dico che solo attraverso te io resto in contatto con l'umano,
in te esso mi si rivolge, avverte la mia presenza, mi respira
accanto: altrimenti gli rimango sempre alle spalle e non
riesco a farmi conoscere. Consolami nel tuo cuore..(...)
Il tuo Rainer
Rainer Maria Rilke & Lou Salomé da Da qualche parte nel profondo
LOU A RILKE ( Lettera )
Vienna, 13 gennaio 1913
(...) Caro Rainer,
la tua lettera, che mi è stata appena recapitata, è qui davanti
a me e mi sembra faccia parte di questa prima neve d'inverno
che si stende a perdita d'occhio davanti alle finestre e sui
giardini circostanti, tale è l'intensità di cui mi parla della
lontananza da te, la lontananza di cui scrivi, che non
dovrebbe esistere. Io l'avverto fortemente , Rainer, è una
lontananza puramente spaziale, e vivo come assurdo il fatto
che risulti insormontabile. Salvo poi ricorrere al treno e a
tutti i possibili dispendi di energia per improvvisare un
incontro a data da destinare. E invece noi dovremmo essere
vicini l'uno all'altra attraverso vie impercettibili,
spontaneamente, in profondo silenzio; non dovrebbe in alcun
modo trattarsi di un frammento nel mosaico del vissuto
destinato a spostare le altre tessere, ma di un'esperienza che
si realizza senza dislocare nulla e senza doversi adeguare a
quei contorni. Dovrebbe pur essere possibile e forse un
giorno lo sarà davvero. Io sto già facendo qualcosa di
analogo - qualcosa che si avvicina a questa esperienza - e
te ne ho parlato molte volte . Solo quando leggo la tua lettera,
il passo del taccuino e tutte le pagine in cui improvvisamente
trova espressione ciò che altrimenti resta inanimato e muto
persino nei rapporti umani più intimi e personali, solo allora
ti ho accanto a me. Ho l'esperienza del tuo vissuto, della tua
esistenza e non c'è nulla al mondo che mi convinca che nel
frattempo da te si sia staccato un frammento - per quanto
minuscolo - perché dentro alla tua scrittura tu ti preservi
totalmente, integro e sano, come colui che sperimenta al
massimo grado di profondità l'essenza dell'umano. Sì, allora
ti ho, ti vedo di nuovo, ed è una consolazione immensa sapere
che puoi intraprendere questi viaggi segreti fino a me, fino
a tutte le mie più intime percezioni dell'esistenza. Ma come
posso comunicarti a mia volta questa indescrivibile
vicinanza? In che modo posso dirti che in questa particolare
condizione è quasi brutalmente indifferente se la via si
delinea dalla beatitudine di vedersi consacrato al tutto o dal
terrore di mischiarsi con ciò che non ci appartiene?
Come posso trasmetterti la gioia indubitabile che in entrambi
i casi l'uomo che si esprime è esattamente lo stesso - così
come sempre il medesimo è l'uomo sulla croce e il risorto -
quello stesso uomo che , scisso tra un beato possesso
assoluto e il martirio di essere a sua volta posseduto, non potè
fare altro che rinunciare a ciò che gli altri chiamano il
proprio " sviluppo ", il proprio costante e proficuo cammino
esistenziale. Sono fermamente convinta che non sia possibile
modificare questo stato di cose e ne sono contenta perché,
operare dei cambiamenti comporterebbe la più spaventosa
delle fratture. Io credo che tu debba soffrire e soffrirai
sempre. Non c'è nessuno che possa evitartelo, ma è possibile
- sì, questo è possibile - che avere qualcuno accanto che lo
sappia e partecipi alla sofferenza a volte faccia bene, a volte
male. Sento che oggi sarei molto più dura con te di quanto
non lo fossi un tempo ( anche se in un modo del tutto diverso
rispetto ad allora ) e sento anche che in me sono maturi mille
sguardi materni e tenerezze per te, per te soltanto, tu che sei
l'unico in grado di percepirli e di goderne. Ma anche in
questo caso questi due aspetti non sarebbero che un'unica,
identica cosa : ed è strano quanto mi sia evidente che l'
intransigenza ne fa parte e non è disposta a cedere in
grandezza. Ti allontana da me che io ti scriva questo?. Ne
sono certa : arriverà il giorno in cui saremo di nuovo felici
insieme e lieti allo stesso modo di tutti i pericoli che la vita
ha in serbo per ciascuno di noi due, separatamente.
Oggi ti devo ancora scrivere di una morte, diversa da quella
del passo del tuo taccuino, una morte che tuttavia per me non
è tale. Mia madre si è addormentata dolcemente. Non ha
voluto passare nel suo novantesimo anno, se n'è andata con
un palpito leggero, come in sogno. Qui non lo dico a nessuno,
non voglio che mi si presentino le condoglianze del caso.
E quindi cercherò di non portare quell'odioso ed esplicito
" lutto". Per lei mi vestirei volentieri di bianco (...)
Lou
Rainer Maria Rilke & Lou Salomé da Da qualche parte del profondo
giovedì 10 novembre 2016
COME FINI' LA STORIA FRA LOU SALOME' E NIETZSCHE? ( 2)
(...) Tutto cambiò alla fine del 1888, nei dolcissimi tramonti dell'
autunno di Torino: Nietzsche impazzì.
La notizia della follia di Nietzsche si diffuse rapidamente tra
gli amici e i conoscenti. Franz Overbeck lasciò la stazione di
Basilea la sera del 7 gennaio 1889 e il giorno seguente, dopo
diciotto ore di viaggio, era a Torino, cercando l'abitazione di
Nietzsche nella città sconosciuta. Voleva riportarlo a casa.
Finalmente riuscì ad entrare nella stanza dove Nietzsche
aveva pensato, scritto, riso e delirato per mesi. Stava
rannicchiato nell'angolo di un sofà, col volto terribilmente
emaciato. I due amici si abbracciarono lacrimando: poi
Nietzsche si lasciò ricadere sul sofà, sconvolto da sussulti di
pianto. " Forse proprio in quell'attimo ", scrisse Overbeck,
" gli si spalancò dinanzi l'abisso sul cui ciglio ora si trova, o
dove piuttosto è già precipitato.". Poi Nietzsche si sedette al
pianoforte, dove cantava a voce spiegata in preda alla
frenesia ed esaltandosi sempre di più. Proclamava di essere
" il pagliaccio della nuova eternità ", e rendeva la sua gioia
con le espressioni più triviali, o con balzi e danze scurrili, o
con smorfie da istrione. Overbeck ebbe un'impressione
atroce : quello spettacolo incarnava con terribile efficacia
l'idea orgiastica della follia sacra, sulla quale era fondato
il teatro antico. Adesso era tutto finito: quel possente mondo
tragi - comico - Eschilo, Aristofane, Le Eumenidi, Le rane,
Le nuvole - si esprimeva attraverso la sua scurrile
degradazione. Nel mondo moderno, Dionisio, l'antichissimo
dio dell'estasi e della lacerazione, era diventato pazzo.
Overbeck riuscì a portare l'amico in Germania e lì venne
rinchiuso dalla sorella in una specie di sacrario dove, il
25 agosto 1990 morì. (...)
Pietro Citati da Sogni antichi e moderni
COME FINI' LA STORIA FRA LOU SALOME' E NIETZSCHE? ( 1 )
(...) Dopo il rifiuto di Lou, ci furono mesi di tremenda disperazione
e di terribile odio. Nietzsche non faceva che camminare per
giornate intere, prendere oppio, passare notti insonni, scrivere
decine e decine di abbozzi di lettere Lou e a Rée, che poi non
osava spedire. " Le passioni mi divorano. Un 'orribile
compassione, un'orribile delusione, un'orribile sensazione di
orgoglio ferito - come resistere...che debbo fare?. Ogni
mattina dubito di arrivare alla fine della giornata. Non dormo
più: a che serve camminare per otto ore?...questa sera
prenderò tanto oppio da perdere la ragione". Gli sembrava
che un coltello lo colpisse e lo lacerasse contemporaneamente
in tutti i punti vulnerabili. Si torturava e aveva bisogno di
torturarsi e di venire torturato." La natura mi ha
spaventosamente dotato per essere uno che tormenta se stesso".
Aveva avuto nell'anima tre o quattro desideri di felicità, e ora
se li strappava sanguinosamente dal cuore. Aveva l'impressione
che, in quei mesi, una maschera col nome di Nietzsche avesse
amato, agito, scritto lettere, detto parole di cui ora si
vergognava. Lui stava dietro quella maschera: in silenzio,
" condannato ad un'esistenza completamente segreta". Non
apparteneva alla realtà a cui appartenevano gli altri: ma a
chissà quale mondo. Era un morto, soltanto un morto, " un'
ombra che non sa decidersi ad entrare definitivamente negli
Inferi". Adesso era il tempo di scomparire, lasciando questa
terra- anche le montagne di Sils - Maria e il lago di
Silvaplana, i boschi di Tautenburg e l'azzurro del mare ligure-
e le piccole strisce di cielo sereno che aveva dipinto con le
parole. Poi si arrestava, per gridare aiuto, semplicemente
aiuto. " Pensa, mio caro Overbeck, a trovare qualcosa che mi
tiri fuori una volta per sempre. Secondo i miei conti è
necessario che io resti in vita fino all'anno prossimo - aiutami
a resistere ancora quindici mesi."
Nietzsche odiava con tutte le forze del suo abietto rancore, che
dedicò sempre alle persone che più aveva amato. Era l'odio
del debole, del ferito, del sofferente, dell'indifeso. Ascoltava le
menzogne della sorella : le ascoltava per il piacere di
torturarsi, e scatenava la paranoia del suo complesso di
persecuzione, che ingigantiva e deformava i minimi particolari
del passato. Ora aveva il tono di un virtuoso borghese, ora
quello di un professore tedesco; ora il tono solenne e
sacerdotale di un profeta offeso. Capiva l'anima di Lou con
la più straordinaria intuizione: la malediceva e infine la
offendeva sanguinosamente, come se volesse calpestarla e
schiacciarla col piede- infido e infimo verme.
Caro Baudelaire, Nietzsche aveva sempre affermato che il
senso della sua opera era simile a quello dell'operazione
alchemica: trasformare il fango in oro, trasformare la
passione, la lacerazione dell'odio nella bellezza della frase e
nella velocità del ritmo. Negli stessi giorni, Nietzsche compose
la prima parte di COSì PARLO' ZARATHUSTRA : fu una
rivelazione luminosa, il balenìo di un fulmine, un'esplosione
improvvisa. Ma davvero riuscì a trasformare il fango in oro?
Oppure la lacerazione e l'odio stridevano nell'euforia della
rivelazione?. Qualche tempo dopo confessò che avrebbe voluto
rivedere Lou. Poi rinunciò: si sentiva troppo colpevole. (...)
Pietro Citati da Sogni antichi e moderni
lunedì 7 novembre 2016
LOU SALOME' E NIETZSCHE
(...)Lou e Nietzsche parlavano sempre, inesauribilmente: talvolta
anche dieci ore al giorno, perché i pensieri si intrecciavano e si
moltiplicavano come gli alberi della foresta: talvolta la
conversazione continuava dopo cena, al capezzale di Lou;
entrambi si sentivano felici di aver appreso tanto l'uno dall'
altro. Lou cominciò un DIARIO e UN LIBRO DOMESTICO
dove, col suo mimetismo poroso, imitava ora l'uno ora l'altro
( Nietzsche o Rée ).
Nietzsche la annotava e la correggeva e vi aggiungeva le sue
annotazioni.A volte Lou credeva di essersi innamorata
del suo vicino: " Due persone si innamorano perché l'intimo di
una è la cassa di risonanza in cui riecheggia ogni suono
intonato nel petto dell'altra". Poi si chiedeva : " Ma siamo
veramente vicini?. No, malgrado tutto non lo siamo."
In quei giorni a Tautemburg, Nietzsche avvertì - come mai nella
sua vita - la presenza del destino alle sue spalle, che lo
spingeva " verso la felicità". Cosa poteva fare lui se non
abbandonarsi a quella figura radiosa, col suo consueto " amor
fati? ". Da quando aveva conosciuto Lou, non era più solo:
ora voleva reimparare ad essere un uomo, entrando
arditamente nella vita. Pieno di speranze, si proiettava verso
il futuro, che aveva preso per lui i lineamenti di una ragazza
ventenne. " Quello che non speravo più, di trovare un
compagno della " mia suprema felicità e sofferenza", mi appare
ora possibile - come aurea possibilità sull'orizzonte di tutta la
mia vita futura." C'era in lui - a tratti - una paurosa esaltazione:
un senso di euforia, trionfo e vittoria che avevano già il suono
tremendo di" Così parlò Zarathustra". Lou era un angelo, uno
strano angelo bizantino che il destino gli aveva inviato.
" Quando tornai a volgermi verso gli uomini
e la vita, credetti che mi fosse stato mandato un angelo - un
angelo che mitigasse cose che il dolore e la solitudine avevano
troppo indurito in me, e soprattutto un angelo del coraggio e
della speranza". O forse era qualcosa di molto più profondo:
una figura che aveva abitato dentro di lui, nella sua anima e
nei suoi scritti; con un gesto di giocoliere sovrano, egli l'aveva
tratta alla luce - e ora, lì fuori, c'era lei con la sua crudeltà e
il suo splendore, identica alla visione interna. Non gli restava
che educarla, curarla, perfezionarla, esaltarla, venerarla,
adattarla alla sua anima, come fosse il più fedele dei doppi.
Non so se Lou Salomé abbia mai visto Nietzsche come l'
incarnazione di un dio:uno di quegli dei terribili e venerati ai
quali era impossibile concedersi. Anche Lou li amava: aveva
in comune con lui l'inclinazione per tutto ciò che è nascosto :
era affascinata dalla sua solitudine, e insieme provava una
specie di reverente e impaurita resistenza verso i suoi
sotterranei misteriosi. Lo criticava. Secondo Lou, malgrado la
sua ribellione anticristiana, Nietzsche era un uomo religioso:
anzi, un eroe religioso. " Non c'è nulla di male ad essere senza
Dio, purchè ci si sia veramente liberati da Dio. L'odio di Dio
è l'ultima eco dell'amore di Dio".
Con la sua acutissima intelligenza, Lou aveva ancora una volta
colto nel segno. (...)
Pietro Citati da Sogni antichi e moderni
Friedrich Nietzsche
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