giovedì 28 luglio 2022
UNA ( cara ) SERIE FOSSILE
giovedì 14 luglio 2022
LA BOCCA SUL CUORE
Del conto facciamo a metà...
Cuore del drago morso nel fogliame
vai quasi avvolto dalla solitudine di un'onda marina in un mattino azzurro e pieno di rondini
ti sei vestita per l'appuntamento e io ti porto il frutto
mangiato vivo
mentre è appeso all'arteria dell'albero
vedi, mostra la polpa
viva, mostra l'aperto
cuore aperto del drago, l'emblema splendido del sangue della terra che è passato per tutti i
capillari
per arrivare dentro la tua bocca, o sangue
del mio sangue.
Maria Grazia Calandrone Inedito
mercoledì 26 maggio 2021
SPLENDI COME VITA ( Introduzione )
SPLENDI COME VITA 1
Sono figlia di Lucia, bruna Mamma biologica, suicida nelle acque del Tevere quando io avevo otto mesi e lei appariva da ventinove anni nel teatro umano.
Sono figlia di Consolazione, bionda Madre elettiva, da me fragorosamente delusa.
***
Non sembrano premesse favorevoli a scagionarsi dalla consolazione d'essere vivi.
Ma la vita ci ignora, ignora soprattutto i pregiudizi e l'ovvio. Tutto cicatrizza, a nostra insaputa. Le ferite si aprono e si chiudono come valve nel fondo del mare della dimenticanza, gli episodi sommersi lampeggiano, mentre la nostra superficie agisce, compra una giacca di velluto liscio color granata, fa benzina.
Mentre scendiamo dall'autobus con le buste della spesa, il mare - sotto - muove la sua misura gigantesca, manovra le sue leve nell'olio azzurro del Tempo. E noi - in alto - splendiamo.
E le parole vanno via da noi, semi sparsi come costellazioni nell'aria trasparente del mattino. Le parole ricordano tutto, quello che non sappiamo di ricordare. Per ciò, affidiamo loro la memoria. Per poi dimenticare - ancora e ancora - ripassare il raschietto sulla cera dei giorni.
E le parole vanno via da noi, dalla cera impassibile dei nostri volti, e attivano le leve submarina di altri esseri umani, uguali a noi. Che splendono - talvolta - come noi splendiamo. Senza saperlo.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 2
Sono caduta nel Disamore a quattro anni, quando Madre rivelò. Io non sono la tua Mamma Vera.
Quella di Madre fu una decisione anticipatoria : aveva letto sul giornale la notizia del suicidio ( un altro! che cortocircuito nella mente di Madre ! ) di una diciottenne che, nel predisporre le carte per il proprio matrimonio, aveva scoperto d'essere stata adottata e si era tolta dalla vita. La ragazza doveva aver sentito sabotate le radici della propria identità. Il futuro che stava fondando, in lei valeva meno del passato. Le persone sono strane.
A quattro anni, non ero probabilmente prossima al matrimonio, né avevo intenzione di richiedere documentazione alcuna circa la mia propria ascendenza : quello di Madre fu uno scrupolo decisamente precoce, ma ho sempre compreso con sincera adesione il conflitto che la indusse in errore.
Negli anni Sessanta, i genitori si muovevano secondo la natura della quale disponevano per nascita, più raramente per cultura analitica, e agivano come meglio sapevano agire. In mancanza d'istinto parentale o lungimiranza emotiva, non consultavano lo squadrone di psicologi che oggi tende a ispezionare e circondare con cuscinetti di ipotesi e risoluzioni profumatamente pagate i nostri disagi domestici e le oscillazioni nostre.
Nella leggenda familiare, tramandata dalla memoria stessa della Madre, sembra che io abbia reagito alla Notizia gigantesca con maturità esemplare, abbracciando lei viva e presente ( lei che sola - in effetti - constatavo, con salutare senso pratico ) e rispondendo che Non ha importanza, Mamma sei tu.
Un' investitura talmente corretta da suonare inverosimile. Pensai soltanto a sopravvivere, dicendo a Madre quel che immaginavo Madre volesse sentirsi dire, perché lei non avesse a ripudiarmi? O pronunciai quelle parole per lei, gliele dissi per farla felice? Oppure Madre fu pietosa con sé e ricordò quel che avrebbe voluto sentirsi dire, ma che io non le dissi? O era tutto vero, il fatto andò com'è stato trascritto dalla memoria di Madre e il l'amavo talmente che la Sua presenza l'aveva vinta sopra la potenza minatoria d'ogni Fantasma?
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 3
Da quel momento non credette più al mio Amore. Come chi si sia frettolosamente denudato e non possa più tornare indietro. Quello che è stato visto, è stato visto.
Nella memoria di Madre, si installò un Prima, nel quale ero affettuosa e obbediente. La bambina " mansueta " che con ogni evidenza, a conoscermi ancora oggi, non sono mai stata, né potuta essere. Quella bambina angelicata venne istituita a posteriori dalla paura di Madre. E divenne il segnacolo della sua Grande Delusione. Perché -ormai - qui vigeva il Presente, il dolore della separazione. Una Verità rivelata da Madre, aveva avuto l'effetto paradossale di rendere lei Finta, sebbene ai propri soli occhi.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 4
Negli ultimi tredici anni Madre si imbozzola - con soddisfazione - in una cava di ricordi, audio- libri e ascolti radiofonici dove abita sola, anche materialmente: impiegato qualche mese per ambientarsi nel buio improvviso della cecità, Madre torna nell'appartamento dove si era trasferita un anno prima, apparendo finalmente capace di autodeterminazione.
A settant'anni, Madre fa quello che lei stessa definisce " un colpo di testa ": rivendica il diritto al tradimento primario, ossia il diritto all'emancipazione dalla Madre e alla libertà. Si punisce quasi immediatamente diventando cieca.
Un secondo elemento determina la salutare evasione di Madre dalla famiglia: Madre non regge lo spettacolo del deterioramento della propria Madre, troppo contraddittoriamente amata, ma io rifiuto di internare Nonna in una di quelle " case di riposo immerse nel verde", come la moderna mania di ridefinire i fenomeni spiacevoli della vita edulcorandone i nomi denomina quei villini, allocati fuori le mura, dove ai vecchi non resta che impiegare interminate notti a fiutare l'arrivo della morte. Corpi ormai inutili alla rincorsa produttiva, estromessi dal cerchio urbano che hanno contribuito a edificare. Il mio amore è spiccio. Ci penso io. Incapace di abbandonare. Per motivi palesi.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 5
La funzione cecità costruisce intorno a Madre - filamento dopo filamento - un guscio impenetrabile dentro il quale lei sta fieramente in equilibrio. Certo, il suo corpo formalmente cede all'abrasione del Tempo, però Madre sacrifica la vita per non assistere al dolore. Il dolore di sua madre che, ammalandosi, l'abbandona; il dolore di un mondo che le irride ogni utopia; infine, il dolore di non poter ricevere con gioia quanto è giovane e vivo e zampilla, a un passo dallo sfolgorìo della conchiglia dove lei si è rinchiusa.
Cecità è l'esoscheletro che custodisce la tenerezza di una donna che ancora si commuove per l'italiano scivolato, raddoppiato e perturbato dell'accento spagnolo di Julio Iglesias che, dalla radio, le parla all'orecchio nel buio, come una volta faceva il suo amore : " Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale/. Non ti sembra un po' caro il prezzo che adesso / io sto per pagare ?".
Anch'io, donna di esorbitanti e fedelissimi amori, smetto di disegnare e dipingere quadri che Madre non può più vedere: li seppellisco in cantina come tradimenti. Li dimentico.
Madre conservale mie prime poesie. Madre se le fa leggere, ogni tanto. L'esergo è di Max Jacob : " Ta balle, mon enfant, était una prière". Madre critica duramente. Certe volte sorride. Continuo a scrivere per quel sorriso.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 6
Negli ultimi anni di Madre ci sono pure numerosi ricoveri. C'è un intervento chirurgico, preceduto da lunghissime telefonate piene di scandalo : Madre non vorrebbe farsi operare perché sostiene di non provare più un effettivo interesse per la vita. Madre ritiene bastevoli i settantanove anni vissuti. Madre dice che non è dignitoso tirare le cose per le lunghe, dice Bisogna sapersene andare. Quando si sveglia dall'anestesia, ride parlando di Berlusconi e dell'Ordine della Giarrettiera. Nonna è morta due anni prima, siamo rimaste noi due. Madre si è fatta operare per non lasciarmi sola.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 8
Così lontana che pare d'averla sognata la voce di Mamma dice Ti ho accompagnata abbastanza.
***
Splende, la vita, splende come vita. A volte
splende quieta
come il tuo corpo abbandonato al sonno. A volte
sfolgora come il lampo del sorriso.
Ma la terra non splende, la cenere
non splende.
Davvero, Mamma, non sappiamo niente
e non siamo che corpo e non siamo
più in nessun luogo, dopo, probabilmente
e questo precipizio di parole
non è buono a rifare
neanche una molecola del tuo sorriso.
Era vivo, il tuo corpo, e lo guardavo
come si guarda la luce del tramonto e il colle
dove stiamo tornando.
Faticavo a raggiungerti , alla fine. Ma eri vita
accessibile, vita che dovuta e che ho dovuto
lasciar andare. Addio, Mamma. Addio, Professoressa.
Senza difese, torni
vita che splende.
Senza difese, splendi come vita.
Vita
abbandonata.
Vita
di tutti.
Vita che torna
a tutti.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
SPLENDI COME VITA 7
Nel Duemila c'è un Primario ( paraponziponzipò ) che mi vuole denunciare perchè Madre - per sfuggirmi - avanza brancolando nel bianco ( per lei nero ) della corsia con la borsetta sotto il braccio, gridando che non mi consegnerà mai le chiavi di casa perché la rapinerei, altro che prenderle il cambio della biancheria nei cassetti del comò. Ci sono io che mi fermo davanti alla grande porta a vetri, per imprimere nella mente per sempre questa scena di spreco, dentro la quale so pensare solo Mamma, no.
C'è un secondo Primario che mi dice che ne ha già viste tante come me e non riuscirò ad abbandonare Madre nel suo reparto. Ci sono io che sbatto la porta della sua propria stanza in faccia al Primario. La targhetta col suo cursus honorum oscilla.
C'è la diagnosi di uno psichiatra dell' Ospedale che attribuisce finalmente un nome allo sperpero grande di Madre, allo spostamento di placche geologiche di dolore che - nei momenti critici - da venticinque anni la scuote, per proteggerla dagli insulti della realtà. Ci sono io che devo appoggiarmi al muro per molti minuti, nei sotterranei del San Giovanni, perché allora non era colpa mia. Offendermi ti salva dal dolore. Allora c'ero riuscita, Mamma. Sono il tuo scudo.
Maria Grazia Calandrone da Splendi come vita
giovedì 28 maggio 2020
SCRITTURE AL FEMMINILE ( Poete italiane )
Ho sognato che in cielo ruotavano pianeti e io tra quelli...
Devota come ramo
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d'oblìo,
su acutissime lamine
in bianca maglia d'ortiche,
ti insegnerò - anima mia -
questo passo d'addio...
( Cristina Campo )
***
Guardo i miei occhi cavi d'ombra
e i solchi sottili sulle mie tempie,
guardo, e sei tu, povero mio stanco volto,
così a lungo battuto dal tempo?
Mi grava l'ombra d'un occulto sogno.
Ah, che un ultimo fiore in me s'esprima!
Come un'opaca pietra
non voglio morire fasciata di tenebra,
ma d'un tratto, dalla radice fonda,
alzare un canto alla mia ultima sera.
( Sibilla Aleramo )
***
Ascolta il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato : la tua donna.
E' fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto - credi -
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.
( Alda Merini )
***
Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgono da me.
Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo -
ma se ti penso all'addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.
Quando balena il cielo di settembre
e pare un'arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore :
che tu mi chiami
che mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.
Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.
( Antonia Pozzi )
***
Non toccarmi, non sono questa cenere
né la salvezza
della carne viva
non la rosa
ma il canto
di una cosa.
Non toccarmi, non sento più dolore
dell'oggetto composto in tutti i sensi
da superfici: strati
di bianco
fino nel buio della profondità, steli d'aria
dal cuore che è
statue in elevazione
uno stato di cose senza sguardo.
Non toccarmi, non ho più intelligenza
dell'albero che ciecamente frutta.
Ho sentito qualcosa che sovrastava.
Ho sentito che siamo incorruttibili.
Ecco allora i bambini
monumenti alla gioia
del corpo quando è forte
più del dolore, monumenti su coppe di silenzio
e un rumore di botole su lastre bianche.
Non toccarmi, non sono la pietra bianca
e l'animale sotto la sua luce senza oggetto
e la parte profonda del cielo come una tunica di rovi
e il ruotare dei rovi.
Sotto il sasso c'è un rivolo di sangue, un insetto
senza speranza
e senza dolore
ma il suo canto si spegnerà per ultimo.
Non toccarmi, ho sognato che in cielo
ruotavano i pianeti e io tra quelli
portavo il cuore
esposto, perchè la terra è piccola per il dolore
ma qualcosa perdeva sangue, ancora.
Maria Grazia Calandrone
mercoledì 12 aprile 2017
DODICI. UNO
lei dice la tua lingua
mi riguarda, dice ti vedo e vedo
che un oceano si mescola come volto radioso d'un morto
all'assedio segreto della terra - così lei
lo tiene in movimento nel cuore
fino a che ogni cosa sarà caduta
oh
morti che camminate senza dolore
cose altissime
godute fino all'estasi
che volano appena con disumana dolcezza
cori di specole sottili sangue bianco
di fantasmi felici
spinti coi palmi aperti dall'amore
seduti qui sui nostri letti dall'inizio del mondo
tra le stesse canzoni come pozzi altissimi che ripetono
ancora io ti amo
voglio il tuo cuore io voglio dal tuo cuore
la levità dei morti.
Maria Grazia Calandrone da La vita chiara
martedì 8 novembre 2016
ETA' DELL' ORO
Dico di quando, per la troppa gioia
d'essere amati, cadiamo
sulla terra , oh! viva carne
che perderai la luce
nel pianto; dico di quando
- ispirati - noi costruiamo con martello e chiodi lo scenario
e il fossile di un angelo stacca
le ali dalla calce
dei muri, a fondo scena; dico di quando
io abbracciavo in te tutta la vita: la tua
e la mia, che brillavano unite da una gioia preistorica
nella notte, che accadeva da ovest
sulla campagna; dico di quando
tu ritornavi vergine per me
in una trasparente emorragia di luce - oh, cosa
straordinaria
di natura ordinaria - oh! vita
tutta intatta, tutta
disordinata, prima che l'amore
pulisca
tutto, all'indietro
tutto, la vita intera.
Maria Grazia Calandrone da Serie fossile
DEPOSTO IL NOME
Diceva sempre
ditele che la amo
e ditele che ho fatto tanta strada
per amarla.
Ditele che se uscivano
angeli e diavoli dalla sua bocca,
io vedevo soltanto la sua bocca.
Ditele che mi abita
per sempre.
Diteglielo, vi prego. Diceva sempre.
Maria Grazia Calandrone da Gli scomparsi
