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mercoledì 21 luglio 2021

ASSIRI TRA PITTURA E POESIA

 



     Alessandro Assiri - Dipinto




Amelia non accende niente neanche se fa buio
Sa i passi corti tocca, il muro prima di girare
E io vorrei scrivere di un altro
Con la polvere del dubbio
Di un falso bersaglio con le dita
Tra i buchi dei tarli
Che sono fori ma senza sparare.


***

Guardo in direzione di due passi dall'adesso
Il congedo che comincia in fondo all'altra stanza
Era marzo anche una volta dentro vent'anni di valigie
E' corpo quasi tutto questo riordinarsi a morsi
Prima del sonno che ti toglie dal mio peso
Ti dico c'è sopra il mio nome, ma tu la sera non lo ascolti
Riponi tutto nelle tasche, come quando parlavi con un bacio
E rendevi inoffensiva ogni parola che manca a questa storia.


***

Sai che dalle guerre non si guarisce
come dalla sofferenza che se anche la scordi agisce
Ti ho lasciato le parole in filastrocche e cianfrusaglie
In appunti in malestorie
Ti ho lasciato le parole per portarle a casa
Per liberarle dalla vergogna dal suo odore
Per cambiarle voce ti ho immaginato camminare veloce
Che non fossi tu quella di schiena
Che solo  di spalle assomigliassi a un'altra
E io potessi pensarti da padre. Saperti salva.


***

La flebo goccia a goccia con parsimonia
Ridotta a niente sembri capace di tutto
Sono le diciannove da qualche minuto
L'infermiera vi divide tutti dall'odore
Scandisce le priorità con l'incontinenza
Prepara per la notte la tribù dei finti vivi.



Alessandro Assiri     Inediti




         Alessandro Assiri - Dipinto


mercoledì 2 giugno 2021

INEDITI DI ALESSANDRO

 


                                                              Tra proletari di buona famiglia...




Mia compagna di latte e biscotti

che volevi un uomo e ti sei trovata un figlio.

E ti bacerei fin dove non ti conosco

fin quando non ti riconosco

dalla lingua da cui fuoriescono i nomi

che separano i semi dalla terra.



                                           ***


ERA COSI' BELLA L' UTOPIA CHE A PRENDERE LE DISTANZE NON CI PENSAVI NEMMENO


Ti indicava rotte lunghe qualche metro tra proletari di buona famiglia

chiome arruffate, velluti di seconda mano.


E dopo la sua morte eravamo ancora vivi, ma vivi di inutili sorrisi, di enigmi senza incanto.



                                       ***


FORTUNA CHE NON HO VITA NEL CASSETTO


In mezzo a tutto quel disordine

la cercherei per niente

la cercherei come un odore

o come dei centimetri di coraggio e lividi

effetti collaterali dei miei brividi.




                                   Alessandro Assiri       Inediti



martedì 4 febbraio 2020

ALESSANDRO & CATERINA





                                                    La storia è fatta dall'inchiostro dei perdenti…



Poi hai ragione, è un problema di seduzione,
anche se non sapremo mai da cosa, se dalle capacità
di assorbire verità diluite o dalla presunzione
infantile d'innocenza; se da questo pensiero
debole perché l'abbiamo malnutrito
con troppi poeti che portavano la penna
ma dimenticavano la spada, o forse
è questa attualità dell'irrisolto dove si pensa
che basti un vaffanculo per fare movimento.


                                                  ***

Ti ricordi di quante volte ci siamo chiesti cosa
alla fine avremmo messo in scena, di questo
canovaccio finito in tante mani e tu ridevi
sempre quando ti dicevo che per me
c'era qualcosa di bucolico, una rappresentazione
esatta di vendemmia dove prima pestavamo,
poi ci hanno lasciato fermentare come un'annata
buona in cantina, orizzontale ad aspettare
un'occasione o a lasciarci invecchiare.


                                               ***

Sì è vero, ne ho le palle piene di quelli
che nascono già  controrivoluzionari,
degli antifascisti sulla carta,
di quelli che mettevano la ciliegina prima della torta,
di quelli che prima ci si inventa, poi si diventa.
E dire - amore- che non dovremmo prendere
precauzioni contro la dissolvenza, ma solo
imparare l'arte del trasloco o del riposo
sullo zerbino, come unico modo per comprendere
che il corpo è solo soglia, non più finestra.


                                             ***

Sta diventando nauseante la forzatura
di queste geografie del desiderio,
di questa salvaguardia del privato
mostrandolo in pubblico, questa letteratura
del cazzo che ha estirpato il maledetto
incensando l'antieroe
che ha imbottito personaggi senza scorta
con il lato oscuro della forza;
è questa menata che ha fatto credere che la storia
la scrivano soltanto i vincitori, senza tener conto
che la storia è fatta solo dai lamenti,
dalle sconfitte, dall'inchiostro dei perdenti.


                                          ***

Ci siamo inventati il punto di vista
per scavalcare la partecipazione - amore -
non siamo quello che facciamo ma quello
che subiamo, siamo il bilico fra quello
che possiamo perdere e quanto ci hanno già tolto.
Siamo la paura di aver scelto ad occhi chiusi,
è per questo che scriviamo dalla parte
sofferente, dall'angoscia del primo vagito.


                                             ***

Ogni poeta è un portatore d'ansia
che in fondo tende a identificarsi in quello che fa
e ricopia la morale del rimorso.



           Alessandro Assiri   da    Caterina, D.  e altri soggetti


lunedì 8 ottobre 2018

ONTOLOGIA DELLA MADDALENA

 
 
 
                                                  Ti invidio per le eccezioni del tuo amore…



E ti invidio - Maddalena - per essere capace di disperazione,
per la capacità di restare travolta da un'improvvisa vertigine.
Ti invidio per le eccezioni del tuo amore, per la tua
mancanza di riserve e per il modo leggero di camminare
nella stanza .


                                   ***


Maddalena carissima, mi chiedevi che cos'è il futuro.
Il futuro è la vita che inventiamo scrivendo,
quella che si riempie di passi, quella che si fa
sempre più bella.


                                  ***


Non credo - Maddalena - ci si debba affrettare a dire
tutto quello che si vorrebbe dire: bisogna lasciare alla morte
i suoi reclami, le sue frasi sospese che sono
la sua debole bellezza. Si deve lasciare che la lacuna
diventare viva; le lettere mia cara sono
l'unica cosa capace di sciogliere il tempo
anche per gli uomini lontani.


                                       ***

Ti sei ingozzata di un niente che ti ha fatto dimagrire
e io ho accettato l'esistenza falsa che hai scelto per me
dentro un corpo asciugato e adesso che hai un'età che non ti dona
e malesseri in vetrina, spegniamo ancora insieme la luce
- Maddalena - sperando di svegliarci.


                                     ***


Per scrivere d'essere soli - Maddalena - c'è bisogno di un altro
e tu - sgomitando tra i fantasmi - trovi un posto in prima riga;
ami quel che ti impedisce di vivere negli interstizi
dove si respira appena, e violenti la lingua, aumenti
la nausea, scavi le buche per riempirle di me, cerchi le parole
per smettere di parlare.


                                   ***


Maddalena carissima, ho imparato
che oltre la mia vita non c'è un cazzo ed è questo il punto,
l'assoluto dell'arte, il suo carattere definitivo.
Nella radicalizzazione di questo sospetto così misterioso
che, incapace di dirlo, chiamo perfetto.



                   Alessandro Assiri     da      Ontologie della Maddalena


giovedì 20 settembre 2018

CATERINA, D. E ALTRI SOGGETTI

 
 

                                                Ne ho le palle piene degli antifascisti sulla carta…



Poi hai ragione, è un problema di seduzione,
anche se non sapremo mai da cosa, se dalla capacità
di assorbire verità diluite o dalla presunzione
infantile d'innocenza; se da questo pensiero debole
perché l'abbiamo malnutrito
con troppo poeti che portavano la penna
ma dimenticavano la spada, o forse
è questa attualità dell' irrisolto dove si pensa
che basti un vaffanculo per fare movimento.


                                    ***

Ti ricordi quante volte ci siamo chiesti cosa
alla fine avremmo messo in scena, di questo
canovaccio finito in tante mani e tu ridevi
sempre quando ti dicevo che per me
c'era qualcosa di bucolico, una rappresentazione
esatta di vendemmia, dove prima pestavamo,
poi ci hanno lasciato fermentare come un'annata
buona in cantina, orizzontale ad aspettare
un'occasione o a lasciarci invecchiare.


                                  ***

Sì, è vero, ne ho le palle piene di quelli
che nascevano già controrivoluzionari,
degli antifascisti sulla carta,
di quelli che mettevano la ciliegina prima della torta,
di quelli che prima ci si inventa poi si diventa.
E dire, amore, che non dovremmo prendere
precauzioni contro la dissolvenza, ma solo
imparare l'arte del trasloco o del riposo
sullo zerbino, come unico modo per comprendere
che il corpo è solo soglia non più finestra.


                               ***

Ci siamo inventati il punto di vista
per scavalcare la partecipazione - amore
non siamo quello che facciamo ma quello
che subiamo; siamo il bilico tra quello
che possiamo perdere e quanto ci hanno già tolto.
Siamo la paura di aver scelto ad occhi chiusi,
è per questo che scriviamo dalla parte
sofferente, dall'angoscia del primo vagito.


                           ***

Sai cosa non ti ho detto, che di te
amo il rispetto per la sovversione,
amo il tuo rivestirti da delicatissima
incombenza, come se a volte indossassi
ancora polvere da sparo e non ti importasse niente
delle ciambelle senza il buco, perché sai
perfettamente che storia vuol dire solo
rinfrescarsi la memoria. E' un po' come
le sere di nebbia, si fa fatica a restare fedeli
alla linea, ad ammettere che il primo processo
cui abbiamo assistito è quello di Biscardi
e che le prime tette ce le regalava colpo grosso;
c'è ancora questa logica portante di salvare
l'impegno, di parare il culo al militante.


               Alessandro Assiri   da   Caterina, D. e altri soggetti