Mi volterò perché ho visto il gelo che le ha preso la vita...
IN PIENA LUCE
Sarai
di un lontano avvenire
ombra nascosta
riconosciuta
in piena luce.
frida
Mi volterò perché ho visto il gelo che le ha preso la vita...
IN PIENA LUCE
Sarai
di un lontano avvenire
ombra nascosta
riconosciuta
in piena luce.
frida
Christina Pluhar : Orfeo Chaman - Lamento di Orfeo ( riferito al Mito di Orfeo e Euridice )
AL DI LA' DEL VISIBILE
Se mai dovessi paventare l' oscurità dei sensi
e al discernimento arrecare il danno della cecità,
che mi sia giudice - allora - il mio stesso errore
e impietosa sia la sua condanna
per non essere andata al di là del visibile.
frida
Da quando è partita non nasce più un fiore...
Come tutte le ninfe, Euridice accompagna le processioni degli dei, quando uomini e bestie diventano inni viventi, prede e sacrifici. E' allora che il desiderio e la follia rapiscono come l' intrico della foresta ; si entra convinti di poterne uscire, ma dopo pochi passi si è persi per sempre. Euridice aspettava l' amato : sapeva che il segno di Orfeo - la sua lira che è anche un arco - non può esistere senza la discesa nell' Ade ; forse Euridice sapeva che Orfeo doveva perderla una seconda volta. La lira di Orfeo - come l' arco di Apollo - uccide da lontano : lo sguardo è la freccia che mira al cuore della morte: Se la poesia dà una seconda morte, allora essa non è più potestà di Hades. Il dominio sulla morte è insidiato dal canto : questa è la follia del poeta.
In quell' attimo dove il bacio e la morte hanno preso quel nome nascosto nel cuore.
IL TEMPO VEGLIA
Non è gradito, almeno
non lo è stato, poter vedere oltre.
Le forme contorte,
gli splendori, gli strazi.
Queste parole ridotte
a un' assenza.
Il tempo veglia e non veglia
nel cuore del poeta.
***
QUEL CHE IL MARE SCROSTA
Il tempo di leggere
quel che il mare
scrosta dai muri.
L' andatura lenta
nel sole impazzito
di ogni barca lontana.
L' onda profonda
che scava lo spirito
di questa ferita.
***
LE ACQUE SORGENTI
Sei il veicolo di questi versi
anomali.
Senti una mano sulla spalla,
mentre tenti di finire questa
riga.
Le acque sorgenti del destino.
***
IL GRANDE VIALE DELLE ANIME
I luoghi che hai trovato oltre
la sabbia, i luoghi
dei quali non sai piangere
hanno lottato per giungere
alla penna. E ora
l' attimo, nel grande
viale delle anime, non può
essere riconosciuto.
***
COME UNA PORTA
Lascia quel che resta dello spirito
lontano dai palmi rivolti al cielo.
Quando giustizia e natura coincidono
chiudi nei tuoi versi la paura.
Stridi come una porta,
che non può aprirsi né chiudersi.
***
L' INCONSISTENZA DELLE MANI
Traduci e disperdi la paura.
Disperdi lacrime e parole.
L ' inconsistenza delle mani.
Ecco la notte
in cui il cuore
viene cancellato.
Gianluca Chierici da Devi ancora inventare Euridice
Io mi chiamo Euridice...
CORRERE A PERDIFIATO
Correre a perdifiato
poi fermarsi
perché si è arrivati dove si
voleva
ma non è esattamente
come ci si aspettava.
Vorrei dirti che ci sono un
sacco di stelle
da cantare raccogliere
sfiorare
ma il cielo è vuoto stanotte
e sarebbe una bugia.
Mille arpioni
squarciano delfini.
E noi, seduti sull'alba
ad aspettare la luna.
***
SOPRAVVISSUTI
Ora che anche i bambini hanno smesso
di piangere
l'inverno può arrivare
e ricoprirci per bene.
La neve...
non è qui per cancellare gli errori,
le bugie sopravvivono al freddo.
E tu ed io,
tu ed io siamo sopravvissuti a qualsiasi cosa
ma non riusciamo a vivere niente.
***
TORNARE
Ho paura
della notte,
di non ritrovarci
se spengo la luce.
Di non sapere più chi sei
ora che ti ho perso
come un mazzo di chiavi
un amico d'infanzia
un luogo in cui ho vissuto
ma non riesco a tornare.
***
PICCOLE COSE
Le nuvole, le loro altezze.
Qualcosa che cade
a ricordarci
delle piccole cose
il loro stare qui
per rompersi.
***
IMPOSSIBILI
Non voltarti
non voltarti.
Ero sicura di vederti
di essere dietro di te.
Eccoci qui, a un passo dalla
felicità. La seconda chance
più famosa della storia.
Ma in questo amarissimo
gioco,
tu ti sei voltato
e io mi chiamo Euridice.
Sara Comuzzo da Una bellezza lontana
EURIDICE
Così mi hai riportata indietro,
io che avrei potuto camminare con i vivi
sulla terra,
io che avrei potuto dormire tra i fiori vivi
finalmente
così per la tua arroganza
e la tua spietatezza
sono riportata indietro
dove i licheni morti grondano
ceneri morte sul muschio del frassino;
così per la tua arroganza
io sono distrutta infine,
io che avevo vissuto incosciente,
che ero stata quasi dimenticata;
se tu mi avessi aspettata
sarei passata dall'apatia
alla pace,
se tu mi avessi lasciata riposare con i morti,
avrei dimenticato te
e il passato.
( Hilda Doolittle )
***
UOMO
Altro da me in tutto, maschio, estraneo,
altra carne, altro cuore, altra mente,
pure, il mio stesso corpo prolungato,
la voce che si sdoppia, e mi continua:
ciò che si oppone, e ciò che mi compone
come un discorso teso, mai concluso,
o l'altro occhio : il raggio che converge
al rilievo, allo scatto delle cose -
mio necessario opposto, crudele meraviglia
è amare te : godere di due vite
in questa sola, avere doppia morte.
( Margherita Giudacci )
***
I LEONI SUL SAGRATO
C'è un luogo dove dormi
e il tuo respiro
io non lo sento,
non lo sento mai.
Fra i nostri due riposi
è la città spavalda,
strade, fragori, alterchi, gente e tetti,
e come i due leoni sul sagrato,
remoti e fermi,
chiusi in una forma,
noi vigiliamo la nostra distanza.
( Maria Gloria Sears )
Gli specchi della luna ( poesia femminile del Novecento ) a cura di Silvio Raffo
ODISSEY 2001
( Cape Canaveral, Aprile 2001 )
Odisseo parte alle quattro del mattino
attraverso l'Universo piatto
un parametro
tra l'altro
dell' asse spazio - tempo.
Viaggia su Marte
alla ricerca della vita
nel gelo
e nei camini vulcanici.
A navigare
attraverso tutte le sensazioni
nel Mare Pontino del vuoto interstellare
tormentato.
Morirà
per ritornare
in qualsiasi Terra,
qualsiasi Itaca, devastata da spasimanti,
qualsiasi patria
che una volta si produsse tra le stelle.
Ritornerà.
A svanire
nel primo istante d'amore
possibile.
***
OMERO
Indovinando
ho smesso di vedere.
E ora mi sveglio
nell'occhio
di un altro.
Persino il dito
che mi rimuove la lacrima accesa
è suo.
Si brucia.
E arde.
E tanto mi duole
che canto.
Per non sentire.
***
ULISSE
Sulla spiaggia di Itaca
mi hanno portato addormentato,
solo un corpo inerte.
Prima
non mi hanno riconosciuto
e dopo nessuno mi ha chiesto
nulla.
Ho ucciso i pretendenti.
E più
non devo navigare.
Non devo inventare.
Non devo inventarmi.
Non devo essere
un altro.
Non devo essere.
Nemmeno io
sogno Odisseo
La mia fuga
verso il reale
si è compiuta.
***
ORFEO
Mi restituiscono a Euridice
ma non potrò vedere la sua ombra.
Mi restituiscono a Euridice
ma senza la memoria dell'amore
che scende all'inferno.
Mi restituiscono a Euridice
ma senza via di andata e di ritorno
dove? a chi?
Come ritrovarmi?
Sono la lira che strappano
con denti e unghie
le baccanti?
Senza ricordi
non vedo la luce
di cui mi hanno parlato gli dei del Tartaro
e i fulmini - sortilegi
della scrittura.
Mi restituiscono a Euridice.
Ma in quale direzione
mi seguono i suoi passi?
Discesi in fondo a me stesso
e mi cacciarono.
Senza ombra.
Senza sguardo.
Persino il mio sangue
brucia
nella ferita di un Altro.
Per nulla soffro.
E canto.
Perché non sento.
Zhivka Baltadzhieva Trad. di M. Filippi
Di Gluck vi propongo la dolcissima melodia
per violino tratta dall'opera " Orfeo ed Euridice."
L' esecuzione è della violinista coreana Klara - Jumi Kang.
Buona serata !
frida
Tiziano Vecellio - Orfeo ed Euridice
CORRISPONDENZE
Dove il pensiero
per poco rompe
gli argini della mente,
si compiono
corrispondenze.
***
ORFEO
La vita non più intima
e priva di rivelazione
lascia che la carta
s'imbratti del sangue
del nostro amatissimo
Orfeo.
***
IL MALE SEMPLICE
Mescoli le carte con il gatto
sulle ginocchia.
Mentre la nebbia
ti accarezza il sangue e la gola.
Senti il male semplice.
L' addio
che ti strappa le vene.
***
UN PRECIPIZIO
Profilo di settembre,
sole tra le sbarre.
La penna finisce
i confini del ritratto.
Le lacrime cadute
dentro al libro.
Un precipizio.
I nostri occhi.
***
IL GIUDIZIO DEL MARE
Un sentiero di sassi bianchi
e polvere lambisce il giudizio
del mare.
Un taccuino perduto
insieme alla ragione.
Scrivi poesie sugli scontrini
che trovi nelle tasche
dei pantaloni.
Devi ancora inventare Euridice.
Gianluca Chierici da Devi ancora inventare Euridice
" Orfeo non si nomina, non nomina Euridice. Nemmeno la perdita è nominata perché non è descritta. Ciò che leggiamo in questo libro è la conseguenza della perdita, e cioè il rapporto con la scrittura. I testi ( brevissimi ) sono dunque un sillabario esistenziale, invocazioni senza l'oggetto dell'invocazione, proposizioni filosofiche lontane dal mondo che ormai ha assolto il suo compito ; un compito destinale. Il poeta è l'Orfeo che ha ormai versato tutte le sue lacrime , scrive tra grandi pause e cadenze minime di pensiero, tra il ricordo e il silenzio improvviso, tra il tempo dell'apparizione di un fantasma e la soglia della sparizione. Silenzio, dimenticanza, camera fredda, sepoltura di se stesso nell'altro. Davanti allo sguardo, ecco i libri, l'inganno e la verità dei libri, la memoria e la promessa. I segni vorrebbero essere indicazioni, significati e invece svaniscono come l' Ombra. Quell'ombra percepita con lo sguardo all'indietro, nell'istante stesso della sua sparizione. Solo alla fine avvertiamo un senso di lacrime : leggiamo di quell' Ombra, del nome di Orfeo ed Euridice."
Sebastiano Aglieco