Pietro Polverini ( mancato di recente a trent'anni ).
Da sempre l'eternità è china su
di voi;
per commozione straniera
vi slegate dagli oggetti,
dall' ultimo lenzuolo verderame
di cui sarete ospiti.
E dal velo della cresima
cosparso sulla fronte,
l'incidenza dell'aria
vi sottrae dalla posa.
***
E' questo poco sole
nostro vero ricovero
o fresca croce d'oblio
l'obliquo uscio dalla
nebbia latebra: la vita
ch'era diventata seria
al principio dell'azzurro
dove s'assiepa il gelo
parla stanca e scompare.
***
Vorrei sapere delle parole
il numero: apprese
obliate, annotate.
Ora ho una corolla di nomi
che si spunta e sbiadisce:
non lasceranno traccia sulle
increspature delle labbra.
Delle parole vorrei sapere
forse fiato, forse voce
quale sarà la mia ultima:
tutto pieno di sonno e nebbia
potrei dire " acqua " o
" lenzuolo".
***
E' uno stelo, non una selva
che si imbianca, perde liquore
ora stilo senza vena.
E' uno stelo, poi torna
in questo acquario
terso senza selva
con luce che non torna:
resta in un piccolo punto
rìportami là, lì ero tutto.
***
Spesso a voi ritorno col
pensiero
che siate vivi o morti poco
conta:
circondati in un cerchio di
betulla,
senza ago di luce, ma di
foschia
solo lo spazio ha dovere di
mischiare
le acque, sporgersi di fronte ad
un
bosco - " locus a non lucendo"
per dirti
che se gli occhiali si fanno
appannati
di coltre biancofumo o di
bruma senza
visione, resti ancora in
controcampo.
Pietro Polverini da Sommario di sbiadimento ( unico testo dell'autore )
