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mercoledì 17 luglio 2024

LA PREZIOSA " ELLE " DI FRANCESCA

 


                                                           Io sento il suo passo fatto d'aria...



E' un raccontare. E' un raccontarsi. Noi siamo spettatori di questo teatro dalle luci spente, fioche a volte. Strizziamo gli occhi per vedere le forme di certe scene ; aguzziamo l'udito per ascoltare i dialoghi semi nascosti tra i versi, o quelli immaginari tra chi resta e chi non c'è più. Attenti, cerchiamo di capire cos'è successo veramente attraverso gli sguardi e i gesti dei vicini, la vicinanza degli amici. Non vorremmo arrenderci al nostro non essere adeguati a questa drammaturgia, al nostro non essere preparati ad affrontare il dolore - quando si presenta - al nostro non esserlo mai. Eppure continuiamo a leggere questi testi - fiume ( chi volesse legger altre poesie dell'autrice , può trovarle su questo blog, all'etichetta Francesca Del Moro ), a farci bagnare dalle gocce che schizzano a ogni metafora intuita, a ogni similitudine azzeccata, a ogni rima che sonoramente si leva in questo canto.

Cosa ci resta addosso?





E' di altri la vita che ci resta.

E' per proteggerli.

Lieve cura dire noi.


 Noi superstiti.



                                             ***


Camminando

come con la febbre alta

ogni parola

mi spacca le labbra.


Penso come

la sua vita

si è versata.


Come mi è caduta

la sua vita

fra le mani.



                                           ***


IL SUO SPARIRE


Dallo stato di famiglia

le detrazioni in busta paga

la dichiarazione dei redditi

il conto in banca

il sito dell'università

la rubrica del telefono.


Io che ratifico

firmo, confermo.


Il suo sparire.



                                               ***


Fosse fatta con le dita

l' arma che si è puntata contro.


L' avessi presa al volo

puntata verso l'alto.



                                           ***


Vorrei vederti

gli occhi da vicino

mi hai detto.

Gli occhi

sono lo specchio 

dell' anima, si sa.

E  lei vuole vedere

se l'anima l' ho ancora.



                                        ***


Mi piaci

dice lei, generosa

sei più dolce

il dolore

ti ha forse cresciuta.

Io so di avere

gli occhi calmi di chi

ha deposto le armi

e non teme più nulla

si rincuora al sapere

che la guerra è finita

anche se l'ha persa.



                                               ***


Lui mi parla

con una tenerezza

che non gli conoscevo.

Forse la voglia

di un lieto fine dopo

la tragedia, forse i segni

di un amore postumo.

La morte a volte

cambia una vita intera

a qualcuno inventa

dei ricordi buoni

a qualcun altro

glieli toglie tutti.



                                          ***


Fra tutti noi ha fatto

il percorso più lungo.

Non piange, ha una luce

leggera nel viso

lo sguardo perso

verso l'infinito

sorride quando

parla di suo figlio

dice di aspettare

dalla morte la pace.



                                           ***


Quando è diventato

un angelo tuo figlio?

Mi chiede, straziante

tenerezza condivisa.

E' già passato

un po' di tempo

ma la parola precisa

insieme al loro nome

fa ancora spavento.



                                            ***


Il gruppo è la vita.

Due volte al mese

sbendiamo la ferita.

La facciamo respirare

la guardiamo

mentre duole e sanguina

e impercettibilmente

si rimargina.



                              Francesca Del Moro  da     L



sabato 19 novembre 2022

UNA PICCOLISSIMA MORTE

 


                                                 Sono venuti i giorni del dolore freddo...





Tu sei già dove devi,

io non faccio più niente, assecondo

ciò che un breve sfiorarsi di parole scritte

sta facendo al mio corpo.



                                       ***


Mi ha risposto con una frase

aguzza, gelida, precisa,

sta tutta in una riga.

Ha scelto con cura il sostantivo,

i verbi, la punteggiatura. Ha espunto

ogni sfumatura di calore, ha tagliato via

il sogno, la tenerezza, l'amore,

la possibilità del ricordo.

Io reagisco con una mancanza

di gentilezza che mi è nuova

all'amica che mi parla,

allo sconosciuto che passa.

La frase è ferma in mezzo al petto

e taglia.



                                            ***


Una voglia adunca 

di morire

il dito che mi scava

nel sesso che hai disabitato.



                                        ***


Mi guarda. Mastica una gomma a piena bocca.

Si gratta la pancia da alcolista. Ha una birra in mano,

nell'altra tiene il telecomando. Onnivedente,

ci ha tutti in onda contemporaneamente.

E si diverte un sacco. Preme un tasto

e io mi gonfio d'amore. Si gode l'ennesimo

spettacolo del rifiuto. Spegne il televisore

solo dopo avermi guardata abbastanza

piangere con la fronte appoggiata al muro.



                                         ***


Sono venuti i giorni del dolore freddo

e il tuo nome presto non sarà

niente di più che una parola.

Tutto il calore che ho dato

è il mio calore che ho perso.

Disamorata a tutto, 

ai miei amici e agli altri indifferente,

il passo verso la vincente crudeltà

sarà breve.




               Francesca  Del  Moro   da    Una piccolissima morte



sabato 12 marzo 2022

LA CONDIZIONE DI FRANCESCA

 


                                          Basterebbe qualche passo tra questo e la fine...




In questa raccolta , già nel titolo è  rappresentato il senso del dolore dell'autrice: la perdita di una condizione, il non essere più, essere diventata altro. Questo dolore traspare da ogni pagina, che non è cronaca e non è neppure diario, ma un susseguirsi di emozioni torride e al tempo stesso gelide, istantanee che ritraggono desolazione e silenzio, pensieri razionalmente lugubri. Il buio domina la scena - inevitabilmente - eppure la luce ritorna più volte nei versi dell'autrice: è la luce del sole ( "la sua orma di luce come un girasole"; quella della luna (" la luna piena nel mattino" ), oppure quella di una stella (" un occhio di stella mi sorveglia" ) che pare accompagnare e vegliare le uscite di Francesca. Nel mondo interiore della ex madre avvertiamo una rabbia muta e trattenuta, mentre fuori il mondo osserva : è un mondo fermo nella  propria liquida immobilità, in un'atmosfera rarefatta e asfissiante. Uomini e donne sono alle prese con le proprie maschere che - per convenzione - ognuno deve indossare, ed  è in questo mondo, fra queste maschere che l'ex madre si aggira col suo dolore, ombra fra le altre ombre.




Ho stretto l'urna contro il ventre,

pesava pressappoco come allora.

Un figlio lo contieni sempre

e ogni minuto io contengo,

ogni minuto sento dentro

mio figlio che muore,

mio figlio che decide di morire.



                                             ***


Ha brillato qui per vent'anni

poi si è incamminato altrove.

Da allora io sono ferma

voltata verso la sua orma di luce

come un girasole.



                                          ***


Alto nel cielo nero,

di fianco al portone

ogni mattina

un occhio  di stella

solitario mi veglia.

Ora sarebbe facile

cedere alla debolezza

di immaginare su di me

uno sguardo pentito

una dolcezza d'angelo.



                                             ***


Ora piango così,

con il sangue negli occhi,

con il naso che cola, la gola

scorticata dai singhiozzi.


Con la smorfia pietosa

di bambina picchiata,

di bambina

crudelmente punita.


Con il viso contorto

rivolto verso il cielo

a un dio che mi colpisce

più forte ogni secondo.



                                           ***


Alla fermata della corriera,

sul bordo della strada,

sono solo una sagoma

protetta dal buio della sera

e dai rumori delle auto,

dei camion di passaggio.

Posso piangere ora,

posso urlare, guardare

i fanali sfrecciare, capire

che basterebbe qualche passo

tra questo e la fine.




                              Francesca  Del Moro   da    Ex  madre




lunedì 12 aprile 2021

L'INFINITO SONNO

 


                                                                  Dal cimitero del Verano



Il sole di luglio irridente

splendeva sull'ultimo tratto di strada.

Erano tutti in fila sul marciapiede

e l'auto della polizia attendeva.

L' aria era innaturalmente ferma

come il corpo di mio figlio nella casa.



                                             ***


Lui sale ora

come le mura altissime

di una chiesa spoglia,

così solida, ferma e muta.


Come un insetto spaccato,

io mi contorco a terra,

nella sua luce dura.



                                            ***


Se io sapessi 

di ritrovarlo al di là

di questo ruvido grigio

dove esercito l'occhio

a cadere a precipizio

tra i passi consueti,

sceglierei un piano alto

e gli correrei incontro

con la stessa felicità

con cui lo riabbracciavo

alla fine di ogni giorno.



                                                ***


In sogno ho spiegato

lungamente a mio figlio

- e a me, al contempo -

i motivi per non farlo.

Alla fine si è convinto.

Ma il sollievo al risveglio

si era già dileguato

e io non ricordavo

nessun argomento.



                                          ***


Ho attaccato un fiore

vicino a lui, sulla parete.

Ho scelto, senza volere,

proprio lo stesso colore

del fiore del suo disegno

che tengo ancora appeso

al muro accanto al letto.

Nel nostro sonno così diverso,

così lontano ci avviciniamo:

ciascuno dorme vegliato

dal fiore donato dall'altro.



                                          ***


La luna piena nel mattino

mi ricorda che da due mesi lui non c'è.

Per il resto sarà un giorno come gli altri

i morsi al cuore e arrivare a sera.




                                           Francesca Del Moro


" Ho scritto queste poesie nei primi sette mesi dopo la morte di mio figlio, che si è tolto la vita, a 21 anni, la notte del 5 Luglio dell'anno che il mondo ricorderà come l'inizio della pandemia. Le ho scritte dal confine tra la vita e la morte, dove lui mi ha spinto, facendo di me la vittima di una scelta di cui ha rivendicato appieno- per iscritto - il diritto ".