Dolce annientarsi
nella rarefazione
di là dallo sguardo terreno.
Gisella Genna
... il mio canto libero sei tu ...
SONETTO XVII
Non ti amo come se fossi una rosa di sale, un topazio,
o freccia di garofani che propagano il fuoco :
ti amo come si amano certe cose oscure,
- segretamente - tra l' ombra e l' anima.
Ti amo come la pianta che non fiorisce, ma porta
la luce di quei fiori - nascosta - dentro di sé,
e grazie al tuo amore l' aroma intenso che si è sprigionato
dalla terra, vive debolmente nel mio corpo.
Ti amo senza sapere come, né quando, né da dove;
ti amo direttamente, senza problemi né orgoglio:
ti amo così perché non conosco altro modo di amare,
eccetto in questa forma in cui io non sono né tu sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicini che i tuoi occhi si chiudono con i miei sogni.
Pablo Neruda da One Hundred love sonnets
ESTATE
C'è un giardino chiaro, fra le mura basse
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. E' una luce che sa di mare.
Tu respiri quell' erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un' erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d' aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.
Cesare Pavese da Lavorare stanca
" Agnosco veteris vestigia flammae... " ( Virgilio - IV Libro dell' Eneide )
GUARDANDO A EST
I
Ci sono luoghi dove tutto
ancora si ripete, mai sazio
il ventre tellurico della fiera
feroce che possiamo essere,
che siamo, persi alla mano
custode del destinale brivido
azzurro della vita : luoghi
dove il margine è slabbrato,
l' occulto rovescio del mondo
rivelato nel ferro e nella pietra
che ingombrano lo sguardo,
nel vento sfibrato
che non trova più luce.
*
II
Eppure ha un nome anche
il futuro dissanguato senza
ormai più bene dopo tanta
distruzione; il nome proprio
della perdita, che cerca ma
non trova una consolazione.
*
III
Le vite degli altri ci riguardano
anche quando non vorremmo -
mobilia residua che ingombra
le stanze della mente , e cerca
un riparo all' eco della Storia.
***
Talvolta il cuore velato
delle cose non si schiude
al raggio che tenta l' ingresso,
rimane indistinto nel tempo
cifrato che ancora lo serba,
invisibile anche a se stesso.
***
Le cose non esistono più, ma sono accadute per sempre.
C'è un guasto oltre il lampo che ci percorre,
anime trascolorate nel silenzio che ritorna.
C'è un dire che si ripercuote nel vuoto,
un sentire vivi i giorni addosso. Arma
riposta in attesa dell' ora, quella giusta
che arriva, nel segno indelebile tracciato
dall' orma : il sangue rappreso
di tutte le guerre.
***
TERRA DI NESSUNO
Anche se mi hai desolato la terra, e seminata a sale
giace nella sua inerzia ; se le radici non trovano
alimento per i frutti, e diffidano ormai del ventre
tellurico dove avevano attecchito ; se l' aria è di ferro
e l' orizzonte di piombo, e il mare un pensiero
annegato, un paesaggio dimenticato : io
conto i giorni, e ripasso me stessa a memoria.
***
" Rinnova i nostri giorni, rendili come quelli di prima "
Lamentazioni, 5
TRASCENDENZA
I
Quando la luce diventa nero
e il lampo incenerisce l' albero
mi misuro con la tua mancanza.
Nel respiro tagliato dall'ombra
la sostanza cieca di una pena antica.
*
II
La luce di Maggio resuscita il mondo
e i colori accesi per la gioia dello sguardo
che torna a misurarsi con l' orizzonte.
Ma il pensiero è riverso, assiderato
e il cuore in un letargo ostinato.
*
IV
Ogni volta che si è chiuso il cerchio
della nostalgia restaurando la pienezza
dell' intero ; ogni volta che ho riconosciuto
quell' unico che poteva dire chi ero : ogni
volta che ho sentito di aver amato davvero.
Giovanna Rosadini da Cicatrici
Ammore mio/ se non ce stess' o mare e tu / nun ce stesse manch' io...
FINE REPLAY
... cosa ci resta
oltre il rumore del mare
che annaspa alla deriva
con l' inedia che non s' incurva
in quest' aria malandrina
a noi che camminiamo
coi piedi nell' acqua
per non sentire la calura
in questa devastazione esiziale
nell' aria zolforosa
delle fumarole della solfatara
sulla curvatura del moto ondoso
dove un manipolo di parole
sghembe
tentano di resistere agli ossimori
dislocati nel volo
di un rivolo di vento...
***
IL CORPO CANTA IL SUO DOLORE
... il corpo canta il suo dolore
linguaggi logorati dall' uso
cercano parole tra lucciole corrotte
follia è adagiarsi nel loro luccichìo
come vorresti confezionassero la tua vita
con una parola rinviata o una che esplode
ma non dura che un istante
il tuo desiderio se la parola brancola nel buio
na vranca ' penziere si trasformano
in onda incantata confusa e rassegnata
di una marea fonemica
ma non dura che un istante...
***
PARLAMI DEL MARE
... non parlarmi di morte
a me che l' ho guardata
tante volte negli occhi :
parlami del mare
e dimmi se sorride...
Giorgio Moio da Marea
STRADE
Inutile chiedersi che lago protetto da aironi
si trovava nell' altra vallata,
o rimpiangere i canti del bosco
che non avevo attraversato.
Inutile chiedersi dove
potevano portare altre strade,
dato che portavano altrove;
poiché è solo qui e ora
la mia vera destinazione.
E' dolce il fiume nella tenera sera
e tutti i passi della vita mi hanno
portato a casa.
Ruth Bidgood
" I sentimenti sono ambivalenti , e sono fatti contemporaneamente di luce e di ombra. " ( frida )
Da qui si doveva incominciare : il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un' apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena
né alzare la testa
per osservare il cielo.
L' ho dietro a me, sottomano e sulla palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
la talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari :
incanto e disperazione.
Wislawa Szymborska da Vista con granello di sabbia
" La mia temporanea cecità mi ha tratta in inganno : mi ha fatto supporre che la luminescenza - flebile, intermittente e temporanea delle lucciole - fosse la luce del Sole ". ( frida )
MILLE PEZZI
E se potessi
un giorno
smontarmi in mille pezzi,
raccomanderei alle mani -
alle mie mani di bambina e gioia -
di non rimontarmi
per evitare la caduta,
il gambo che si spezza,
la cesoia del cuore.
Mi metterei in cerca
dei pezzi di ricambio:
stelle,
soffi,
ali
per volare.
La vita ti smonta
e riassembla
a suo piacimento.
A te non resta che
asciugarti le lacrime,
franare e risalire,
sentirti morta, sapendo
che sei ancora viva.
***
CONSISTENZE COMMESTIBILI
Non so che
consistenza ho.
Anelo la mollica
della rosetta
che cercavo da bambina,
e invece sono rigida
come la crosta del pane.
C' è però un tempo
in cui mi addento,
e mi scopro spalmabile
come se potessi stendermi
all' infinito
e diventare piatta e lunga
come il cielo.
E' quel tempo
che cerco :
un tempo di briciole e nuvole
in cui, anche se piove,
io rimango cielo.
***
SIPARIO
Il cielo tira le tende
come se si vergognasse
della sua nudità;
poi inizia a gridare
come mia madre
quando tornavo a casa
con tre in fisica.
Apre la bocca
e intona un Do
come un tenore
sprezzante del silenzio.
Taglia in due la città
e il cuore dei deboli.
Al via le finestre
con i tamburi
bum bum,
la pioggia si frantuma sui vetri,
e il suo odore di viaggiatrice
è il nuovo interprete,
la voce che serve
ai disperati
per credere che
altrove
ci sia il sole.
Poi tutto finisce.
Cala il sipario.
Applausi.
***
CHI SEI
Donna fragile
a cui hanno spezzato gli occhi.
Rimesti il passato
cercando nuovi ingredienti,
ma l' amore è altrove,
e presto lo scoprirai.
Non stringere il tuo cuore:
fallo parlare.
Per troppo tempo
hai messo da parte
il tuo sentire.
Ma ora
ascolta le urla
che dentro ti lacerano.
Sono le stesse che -
quando il sangue si secca
e la ferita si suppura -
ti faranno essere bella.
" Oh, sono viva ! "
dirai allo specchio,
ma ciò che rifletti è molto di più.
Sei donna che parla,
che per occhi
ha fiumi
che qualcuno ha cercato
di interrompere.
Ma lo sanno le dighe :
contro la corrente
non c'è niente.
Scorri, donna.
Scorri -
e arriva dappertutto.
***
VENTO DEL NORD
Corpo che trema :
vento dal nord del cuore.
L' estate scivola
sulla pelle -
che avvampa
e suda -
ma non è che
un' emozione.
Un bagliore :
l' alba sul tuo viso
sorge il giorno -
una nuova stagione
d' amore.
Corpo che ti muovi,
gusti solo ora
la dolcezza di ciò
che entra in noi
e poi se ne va :
un baleno
e la sua scia.
Martina Maria Mancassola da Per capire chi sono
" Forse la Poesia non salverà il mondo ; mi aspetto tuttavia che salvi me " ( frida )
PROMETTI A TE STESSO
di essere così forte che niente possa disturbare la pace della tua mente.
di parlare di salute , felicità e prosperità ad ogni persona che incontri.
di far sentire a tutti i tuoi amici che c'è qualcosa di speciale in loro.
di guardare il lato positivo di ogni cosa e rendere il tuo ottimismo realtà.
di pensare sempre per il meglio, di lavorare solo per il meglio, e di aspettarti solo il meglio.
di essere entusiasta del successo degli altri tanto quanto lo sei del tuo.
di dimenticare gli errori del passato e di puntare verso i più importanti traguardi del futuro.
di avere sempre un' aria allegra e di donare ad ogni essere vivente che incontri un sorriso.
di dedicare così tanto tempo al miglioramento di te stessa da non avere tempo per criticare gli altri.
di essere troppo capace per le preoccupazioni, troppo nobile per la rabbia, troppo forte per la paura, e troppo felice per permettere la presenza di problemi.
di pensare bene di te stesso e di proclamarlo al mondo non con parole gridate, ma con azioni grandiose.
di vivere credendo che il mondo intero sia dalla tua parte, finché sarai fedele a tutto il meglio che c'è in te.
Christian D. Larson da The Optimist Creed
Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...
In una recente intervista, l' autore afferma che " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita ( di un figlio, di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.
La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra
la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno
si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse
la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo
borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.
di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica
e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,
la sua voce sapeva di ruggine e paura.
***
Non posso fare altro che correre
controvento
nell' aria gelida di questa mattina
che nasconde i cattivi
pensieri. La ferita / il tumore che ti
ha prosciugato.
E' rimasto l' airone a controllare il
canale,
si prende il tempo necessario a
spiccare il volo.
Mi osserva prima di sparire nel
cielo nero.
***
é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni
morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,
sotto il cavalcavia della stazione.
ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio
non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento
l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma
nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente
di padre, come un film guardato al contrario.
***
Che venga - anche inaspettata - l' ora
che ci separa.
Che il tempo si posizioni nel punto
cieco dell' occhio.
Cerchiamo altre strade, altre vie di
fuga, un soffio
di tempesta, un accidente, un urlo
tra noi e il mondo.
E' come scappare stando fermi /
come farci male
senza capirne il motivo, senza dare
tempo
al fiato che manca di ritrovare
l' aria. Con la paura
sussurrata nelle ossa che diventa
misura.
Presto, che il respiro si faccia
notte.
***
graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde
di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla
la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo
buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte
che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.
***
ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci
lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida
e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico
usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.
***
Colpiscimi là dove si genera la
parola. Porta
silenzio, danno e ferita. Inciampa
su di me mentre
vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso
che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.
***
sono passi di una voce ben riconoscibile
i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.
l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori
e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.
i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova
cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.
guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia
e le campagne allagate tra Roma e Firenze.
arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria
di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.
***
Ti passerò dentro attraverso la linea curva
dell' amore, lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie.
Qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo
un rumore lieve, una ferita che rimargina piano.
Fabrizio Lombardo da La linea spezzata
... è un battello abbandonato...
La mia vita è un battello abbandonato
non ligio, in ermo porto, al suo destino.
Perché non salpa e non segue l' istinto
di navigare, sposato al suo faro ?
Ah, manca chi lo lanci in mare, e alato
renda il suo scafo in vele; peregrino
fresco d' allontanamento , nel divino
amplesso del mattino, puro e amaro.
Morto come corpo d' azione senza voglia
che lo viva, ombra sterile di vivere,
fluttuando al fiore vano del rimpianto.
Le alghe tingono verde la tua chiglia,
ti culla il vento senza che ti muova,
ed è oltremare l' isola agognata.
Fernando Pessoa da Poesie scelte
Da un angolo di strada cerco il cielo...
Il testo di Parrini affronta il tema sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei ricordi, un modo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l' assenza si riassesta nella percezione del mondo e della sua eredità. La poesia dell'autore è come un rovo trafitto nel corpo e nell' anima, maturato nel varco simbolico di una protezione e manutenzione emotiva a difesa di una capacità evocativa in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentimenti introspettivi. Si insinua come il profumo di un soffio vitale ; unisce passato e presente ; estrae il solco della sofferenza dalle pieghe desolate dell' assenza; rinviene l' incisione della nostalgia nelle impronte del distacco.
Ho pianto di felicità
e stupore;
poco dopo dormivi sul divano
come un bambino
col pigiama arrotolato
sotto il capo.
***
Un sogno - appunto -
ma ci ho creduto
e avevo paura,
un misto di gioia
e terrore mentre dormivi.
Il cuore batteva forte
mi ha svegliato.
***
Ti chiedo scusa, faccio silenzio.
Dove sei tu ora
non è più tempo di parole,
tu sei respiro che non si sente
e vento.
***
E perché
non riuscivo a capire
il mio tempo,
della mia vita il movimento,
ho cercato tra le rose una fiaba
da raccontarmi la sera.
***
Da un angolo di strada
cerco il cielo, le nubi di un temporale,
qualcosa che mi dica che ci sei,
che non siamo soli al mondo,
che la bellezza dell' erba mossa
dal vento non sia solo un eterno
spegnersi nella notte.
***
Se fosse stato
questo lento morire,
ma vivere ogni goccia
di pioggia e bere il vento.
***
Se fosse stato l' amore
il bacio il sudore,
non sarebbe abbastanza ?
Paolo Parrini da Imparare a dirsi addio
E mi fa rifere e accende il giorno...
Nessuno può salvarti se non
tu stesso.
- Sarai continuamente messo
in situazioni praticamente
impossibili.
Ti metteranno continuamente alla prova
con sotterfugi, inganni e
sforzi
per farti capitolare, arrendere
e / o morire silenziosamente
dentro.
Nessuno può salvarti se non
tu stesso.
E sarà abbastanza facile fallire,
davvero facilissimo.
Ma non farlo, non farlo, non farlo.
Guardali e basta.
Ascoltali.
Vuoi diventare così ?
Un essere
senza volto, senza cervello, senza cuore ?
Vuoi provare la morte
prima della morte ?
Nessuno può salvarti se non
tu stesso
e vale la pena di salvarti.
E' una guerra non facile da vincere,
ma se c'è una cosa che vale la pena vincere
è questa.
Pensaci su,
pensa al fatto di salvare il tuo io.
Il tuo spirituale
Il tuo viscerale.
Il tuo io magico che canta e
il tuo io bellissimo.
Sàlvalo, cazzo.
Non unirti ai morti di spirito.
Mantieni il tuo io
con umorismo e benevolenza
e alla fine
se necessario
scommetti sulla tua vita mentre combatti ; fottitene
del prezzo.
Solo tu puoi salvare il tuo
io.
Fallo ! Fallo !
Allora saprai esattamente di cosa
sto parlando.
Charles Bukowski da Love is a Dog from Hell
... questo corpo ora troppo ci pesa...
Nel molle giro di un sorriso
ci sentiamo legare da un turbine
di germogli di desiderio.
Ci vendemmia il sole.
Chiudiamo gli occhi
per vedere nuotare in un lago
infinite promesse.
Ci rinveniamo a marcare la terra
con questo corpo
che ora troppo ci pesa.
Giuseppe Ungaretti da " L' Allegria " ( Il porto sepolto - 1916 )
Durata di un istante...
Devota è l' attesa
colme di grazia crudele
le frasi - una veglia d' alberi
i minuti, li vedi agitarsi
in fitti colloqui a sfinire il cielo.
Durata di un istante
che ti precipita, basta
un niente e nessun motivo.
Un verso è precisa
menzogna, indossa vessilli
che non salvano, si nega
alle stanze, ai richiami - sfarfallìo
di porte che s' aprono
e chiudono, brevità del varco
se delude la luce, tradita.
Pure trascina per vie
che non vedi, cartiglio
d' aria, tramestìo da niente
e nessun motivo.
Siate lesti a slegare il sipario,
ditemi blu dimenticatemi.
Daniela Pericone da La dimora insonne
John William Waterhouse -The soul of the rose
Qui è dove sto. Dovunque sia
io sempre sono qui, dove mi vedi.
Questa casa, queste facce, queste cose
stancano, perché il qui stanca.
Qui fa venire sete di andarsene, sete di lì.
Ma lì è il luogo dove mai potrò stare,
in cui io sono impossibile. Dovunque vada,
là dove arrivi, diventerà qui
e starò già aspettando me stesso
con un mazzo di rose uguali nella mano.
Lì è il tuo qui.
Lì sembra un grido perché è dove ti fa male.
Io voglio essere lì, dove sei tu,
tu qui - o meglio - tutti e due laggiù, remoti, insieme,
perché è vivo quel che è insieme.
Lì c'è l' amore che non c'è qui.
Quelle cose toccate dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci, sogni,
quel luogo in cui stai senza di me,
quello desidero, di quello ho bisogno.
Ed essere il tuo lì, il tuo respiro dentro.
Laggiù è la salvezza, il miraggio
nato dalla sete di star qui.
Laggiù sì che saremmo felici,
dove il tuo qui e il mio lì starebbero insieme,
e vivrebbero sempre felici e contenti.
Laggiù c'è quella pioggia
che cade su questa lana assetata.
Laggiù è Jauia , l' Eldorado. Non ci sono parole
che possano dare l' idea di quel luogo.
Le parole sono queste, mai quelle.
Io sto qui e tu lì e laggiù noi quando.
Questo è pietra. Quello è seta. Quello laggiù è il mare.
Qui dimora impossibile, intima assenza,
odiato domicilio, carcere di ogni giorno.
Lì, calore del tu, tu vita mia,
tesoro della tua isola, aria di amore.
Laggiù, dove non siamo, piove sopra la vita
che giammai sarà nostra e che aspetta.
Juan Vicente Piqueras da Adverbios de lugar ( Trad R. Marzano )
E' l' amore : dovrò nascondermi o fuggire...
E' l' amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l' unica. A cosa mi serviranno
i miei talismani, l' esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l' aspro Nord
usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le Gallerie della Biblioteca,
le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l' ombra militare dei miei morti,
la notte intemporale, il sapore del sonno ?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Già la brocca si rompe sulla fontana, già l' uomo si alza alla voce dell' uccello,
già sono oscure sagome quelle che guardano dietro le finestre, ma l' ombra non ha portato la pace.
E' - lo so - l' amore : l' ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l' attesa e la memoria,
l' orrore di vivere nel tempo successivo.
E' l' amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
C'è un angolo di strada ove non oso passare.
Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
( Questa stanza è irreale : lei non l' ha mai vista ).
Il nome di una donna mi denuncia.
Mi fa male una donna il tutto il corpo.
Jeorge Luis Borges da El oro de los tigres
C' est là on c' est connu...
Non mi interessa cosa fai per guadagnarti da vivere.
Voglio sapere che cosa desideri ardentemente e se osi soddisfare l' anelito del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai.
Voglio sapere se rischierai di sembrare ridicolo per amore,
per i tuoi sogni, per l' avventura di essere vivo.
Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna.
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere,
se sei stato aperto dai tradimenti della vita o se ti sei inaridito e chiuso
per la paura di soffrire ancora.
Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo
senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.
Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua,
se puoi danzare con la natura e lasciare che l' estasi ti pervada
dalla testa ai piedi, senza chiedere di essere attenti,
di essere realistici o di ricordare i limiti dell' essere umani.
Non mi interessa se la storia che mi racconti è vera,
voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso,
se riesci a sopportare l' accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se sei fedele e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre
bella, se puoi ricavare vita dalla sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo,
e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d' argento ; " Si! "
Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai,
voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore e di disperazione,
stanco e con le ossa a pezzi e fare ugualmente quello che devi per i tuoi figli.
Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui,
voglio sapere se starai nel centro del fuoco con me senza tirarti indietro.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato,
voglio sapere che cosa ti sostiene da dentro, quando tutto il resto crolla.
Voglio sapere se riesci a stare solo con te stesso
e se ti piace veramente la compagnia che ti fai nei momenti di vuoto.
Oriah Mountain Dreamer
Foto di frida
PALME
Nasciamo dalla sete, siamo palme
che crescono a forza di perdere
i propri rami. I tronchi sono ferite
rimarginate dal vento e dalla luce,
quando il tempo, quello che fa e quello che passa,
occupa il cuore e lo trasforma in nido
di perdite, ne erige
il suo tempio, la sua aspra colonna.
E per questo le palme sono allegre,
come quelli che hanno saputo soffrire in solitudine
e ora si cullano nell' aria, spazzano nubi
e dalle loro chiome consegnano
cantici alla luce, fonti di fuoco,
ventagli a Dio, addio a tutto.
Tremano, testimoni di un miracolo
che conoscono soltanto loro.
Siamo come la sete delle palme,
e ogni ferita aperta verso la luce,
ci fa sempre più alti, più felici.
Perdite sono i nostri tronchi, trono
il nostro dolore. Non è bello
soffrire, ma bisogna aver sofferto
per sentire - annidata nel sangue -
la meraviglia dei sopravvissuti
che ringraziano l' aria, e scoppiare
per l' alta gioia in mezzo al deserto.
Juan Vicente Piqueras