Mi volterò perché ho visto il gelo che le ha preso la vita...
IN PIENA LUCE
Sarai
di un lontano avvenire
ombra nascosta
riconosciuta
in piena luce.
frida
Mi volterò perché ho visto il gelo che le ha preso la vita...
IN PIENA LUCE
Sarai
di un lontano avvenire
ombra nascosta
riconosciuta
in piena luce.
frida
Mi hai donato fiori morti...
Mi hai donato fiori morti
da lanciare nella stanza, fiori
già sporcati da una voce, e seppelliti
dove la parola non fa tana.
Ed è questo il trucco degli amanti :
se prendi un fiore puoi legarlo
in fondo al cielo, puoi impiccarlo
a qualche nome e poi morire.
***
E' da un po' che le foglie sono incerte,
che il cielo non sprofonda
nelle loro vene scure, dove il sangue
aggrovigliato gira e cade.
Stamattina un passero di ronda
annunciava la catastrofe cantando.
***
Ho offerto i miei voti all' inverno,
a una rosa sbaragliata da una neve
che non cade, non vacilla, ma soltanto
che attendiamo e ci rinnega.
Da domani i bambini torneranno
a inventare nuove storie e nuovi fiori.
***
FIORIRE
Dolore di fiorire questo cardo
che collassa nella luce.
***
UN SALMO USURATO
Comando che il tuo cuore tossisca
timido, tra le mani degli angeli.
Poiché non fui che un salmo usurato ;
il profeta dei morti e il fanciullo
che invoca perdono dai fiori.
Chiedo in questa veglia la parola
che ci salvi dall' inverno e faccia casa.
***
LA TERRA DEL VERME
Allora donatemi
il cerchio e la croce. Non temete
questa parola che nasce
in altri mondi, dove nerissimi
i gigli affliggono e azzannano.
Amate anche il canto
finale del passero, le astuzie
che nutrono i morti. Altrove
è la terra del verme, ma solo
al di qua può regnare col cuore.
Prima che carne nient' altro
che carne nutrì il fiore ossuto.
Prima che acqua nient' altro
che acqua devastò la mancanza
di forma : tutta loro è la colpa.
Ecco, amate
ostinati la grazia, le impervie
vie della sorte e mai, mai
la sciagura dello stare.
***
LA STANZA
Si ammala la parola, le mie
vertebre si curvano in silenzio.
Non piove che acqua sporca
e questa stanza è troppo bianca :
morirò nel singhiozzo delle allodole.
***
SILENZIO
Ma lo conosci il segno
degli angeli ? Quello che confonde
l' acqua con le rose, il pane
e un antico verbo senza suono.
Da molliche e da crepacci risorgiamo
a una veglia furibonda ;
è singhiozzo, questi versi e poi silenzio.
Mattia Tarantino da Fiori estinti
Nel cerchio che non si chiude...
C'è un altrove dal quale si ritorna
portando in dono l' eredità di un senso
come fosse un ramo d' edera
che unisce il finito all' imperscrutabile.
Nel cerchio che non si chiude
dimorano linguaggi
ideogrammi futuri intrecciati troppo presto
e lasciati sulla soglia di uno sguardo
che può solo riconoscere ciò che sa.
frida
La mia tattica è imparare come sei...
La mia tattica è guardarti
imparare come sei
volerti come sei
la mia tattica è parlarti
costruire con parole
un ponte indistruttibile
la mia tattica è rimanere nel tuo ricordo
non so come
né so con quale pretesto
ma rimanere in te
la mia tattica è essere franco
e sapere che tu sei franca
e che non ci vendiamo simulacri
affinché tra i due
non ci siano vuoti
né abissi
la mia strategia è
invece molto più semplice
e più elementare
la mia strategia è
che un giorno qualsiasi
non so con che pretesto
finalmente
tu abbia bisogno di te.
Mario Benedetti da Poemas de otros ( 1973 )
Christina Pluhar : Orfeo Chaman - Lamento di Orfeo ( riferito al Mito di Orfeo e Euridice )
AL DI LA' DEL VISIBILE
Se mai dovessi paventare l' oscurità dei sensi
e al discernimento arrecare il danno della cecità,
che mi sia giudice - allora - il mio stesso errore
e impietosa sia la sua condanna
per non essere andata al di là del visibile.
frida
Si cerca il respiro atteso....
Ovunque il lampo scelga di schioccare,
che sia terra o carne,
genera bufere e nuovi mondi,
argini arsi a cambiare la storia
delle piste battute.
Nell' odore dell' aria bruciata
si cerca il respiro atteso
che sappia lenire tempo e cuore.
frida
Nel fluire di ore e piume...
SEI SEMPRE L' ALBA
Infilo
sul mio freddo il giorno
ogni giorno
poi lo sfilo e lo ripongo
a somma di altri giorni
lisciando istanti
ripiegando sogni
riducendo asfalti rotti
punti stretti e punti lenti
per arabescare lumi
sfumando notti e rughe
inventando amore
nel fluire di ore e piume
a tessere respiro
per poi trovarmi all' alba
ad abbracciare di nuovo il sole.
frida
Sarò un ceppo al fuoco...
Non si ubbidisce mai
a comandi astratti
e si resta sul confine
aperto e invalicato,
sul lato migliore di un sorriso.
Perché non si è mai oceano
senza una percentuale
necessaria
di correnti.
Amami e ammarami,
nel segno mite
che chiede solo
le sue acque necessarie.
Parlami
in modulate ampiezze,
e dalla voce capirò
il fondo delle cose e la pietà
che sovrasta il misero ruggito.
***
Sarò un ceppo al fuoco
o il tragitto latteo dei tuoi giorni.
frida
ECCOTI :
( La ballata del Tempo )
Guardali bene questi arcobaleni rovesciati in acquarelli
di nuvole rapprese, queste culle sospese . Eccoli :
sono i nostri anni.
Come risacche impaurite si sgretolano, ripiegano e poi
s' inerpicano, edera su edera. E quando possono, ritornano.
Ti seguo dove la mira dei tuoi occhi mi proietta, ma vedo
soltanto neri nembi a rovesciare veleni su colori mai avuti.
Eccoli : sono i nostri anni.
Contorte liane strette a soffocare la vita.
E come potrei volere che tornino ?
Sì, perché a volte tornano, incuranti degli errori.
Ma prima che qualcuno faccia a mente la conta
esatta dei loro passi, come in giorni timidi d' affetto,
loro ci accarezzano sulle labbra, gettano un addio...
e si allontanano.
Vorrei - al tempo di un sorriso - farmi largo tra le gocce
pesanti e spesse della memoria, che pesa ricordi sulle
labbra come fuoco, e poi rode, sputando fiele mentre
si allontana. Vanno e vengono, questi nostri anni.
Come certi amori.
Quelli disorientati, ammalati, quelli maleducati,
entrati senza chiedere permesso. Quelli degli
imprevisti, inciampati, quelli già consumati o quelli
dei nostri Ti Amo ancora sostanzialmente vergini.
Eppure, sconfitto dal tuo chiarore di parole, si apre
il nero sopra l' orizzonte e cade scheggiata pioggia di cocci
che taglia sulla pelle sangue nuovo e rosso e, mentre
mi fermo a calcolare il passo, Eccoti.
Eccoti. Prendi questa strada, ma non come esempio.
Prendila sul serio, inseguila, percorrila , ballaci sopra
il pentagramma delle tue esperienze, improvvisa
la farsa di una tregua a tempo e di vita senza.
E quando avrai gambe abbastanza lunghe per osare,
allora e solamente allora, avremo estati per arenarci ancora
come sabbia fra conchiglie vuote, come scheletri di quella
vita che poi sarà la stessa a riproporsi ingenua,
con la banale scusa di una ruga in saldo.
Potrò allora segnarmi del tuo passo sulle gambe
in corsa di sabbia, e di conchiglie colorarmi porpora,
lasciandomi occasione di arrossire fra i ponti che
disegni alle mie rughe, perché non ci sa vita a separarci.
E posso.
Eccomi.
Prendi la mia bocca, prendila ora, prendila con un bacio
come macchieresti di rossetto un bicchiere, fagli sentire
che sei padrona assoluta del ticchettìo tremendo dei
nostri giorni , e che non hai cura dei tramonti, perché
gli orologi hanno occhiali spessi, buoni solo a dire Basta !,
come in certe stanze avviene per gli amori a tempo,
che pagano in contanti e non chiedono il resto.
Eccomi,
nell' orizzonte in battito d' ali, tempo leggero senza
misura, che corre e rallenta come il vento.
Il vento delle tue impronte, e fuoco sulla bocca, il vento
che ha divelto le lancette e le rigira intorno alla morte
e a mulinello intorno ai miei capelli. Adesso
come allora. Ti prendo e spengo le parole che dal tempo
sono marcate strette. Non macchio rosso sangue, ma ti
sciolgo di blu di cieli, in un verde senza età.
francesca ( frida )
" Ci si ritrova a cercare nel sonno un' isola di sogno ; si torna
dove si era stati nei giorni di luce, d' oro il larice sotto la perfetta luna,
tutti gli uccelli convocati, parole benedette, bene
dette fronte al sole;
tutto là era rimasto eguale nella grazia dello stare
dove tutto era dato per scontato. Le sentivamo le promesse
della terra appena smossa dai germogli.
Avessimo saputo trattenerle per stagioni che mai
avremmo potuto immaginare così aride,
i campi gelati, il tramonto che perdeva il suo fuoco ".
Annalisa Rodeghiero
Linea d' osse stanche...
Trascolorare di terrose
polveri in filo di confini
laggiù, alla morta stagione
cui non tende più la mano
cercando un contatto
fuggitivo.
Poiché non v'è solco
che non sia stato
un tempo
tracciato d' acqua
alle umide labbra.
Crinali deposti
placidamente,
linea d' ossa stanche
adagiate quando
- del giro dei soli -
non resta che l' ombra.
frida
Cosa farò di me...
FLORESCENZE
Tengo nel palmo pietre di mille anni
sul viso palpebre di foglie
albagie di rami.
Vorrei la stella che trovò dimora
nel seme acerbo di parole fulminate in gola.
frida
E' un giorno d' inverno...
COME TU VUOI
La tramontana screpola le argille,
stringe, assorda le terre di lavoro,
irrita l' acqua nelle conche, lascia
zappe confitte, aratri inerti
nei campi. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci o pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell' immobilità del mutamento.
Sono qui che metto pigne
sul fuoco, porgo orecchio
ai fremere dei vetri , non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni e occupi il posto
lasciato dalla sofferenza,
non disperare di me o di te:
fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.
A poco a poco la misura si fa colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.
E' un giorno d' inverno di quest' anno.
Mario Luzi da Onore del vero
Sentirti passare nel buio....
Isacco Turina, dopo anni di attesa, esordisce in poesia con questa densa e matura raccolta di versi, intitolata " I destini minori ". Un libro profondo e ragionato, data la sua lentissima maturazione. E con precisione e maestra, il poeta ci mostra il suo inferno, che è al contempo il suo paradiso : il destino minore di un poeta nel purgatorio del quotidiano. Turina ci presenta qui un mondo abitato dalla muffa umana, da quelle spore apparentemente innocue e indifferenti, che invece hanno dalla loro parte il potere dell' inerzia. In fin dei conti, questi destini minori, sono i resti dei vinti, la vittoria delle carcasse sul rifiorire e rinnovarsi dell' esistenza; il destino del tempo che gioca contro di sé. Ne viene fuori questo diario di sangue e di ossa che porta verso un profondo lontano, verso un confine conosciuto solo dagli abissi, perché- come dice il poeta in una sua lirica - " solo i naufraghi conoscono il mare ". E in questo mare poetico, i naufraghi sono tanti e sono profondissimi.
Sentirti passare nel buio
come un seme nel frutto. Prevedere
il momento in cui mancheremo, il dopo
delle piazze crollati i campanili
superbi. Ti trovo nel buio :
da una palude immensa come un occhio
emerge la pupilla che mi sfiora. Dobbiamo
amare in silenzio la terra che ama
i morti come un marmo le sue vene.
***
Ho gettato il tuo spazzolino.
Se non ci fossero - a resistere -
oggetti che lavano, cantano
e scrivono, nemmeno un passero
potrebbe posarsi sui giorni
slegati come una foresta
senza rami. Sui treni del mattino
l' alba ha seminato la luce.
Ti svegli in un nuovo pianeta,
in un' altra città. Raduni
le labbra divise dal sonno
per l' ultimo bacio della notte
per non accompagnare mentre
si aprono i fiori che hai lasciato.
***
Usiamo dalla doccia. Con la maglia
rimasta ti asciugo le vertebre.
Tu mordi come i cani disegnati.
Comincio ad allargare le braccia
per darti un orizzonte. La mia testa
è il sole che tramonta. Nello specchio
una natura morta con portasapone.
Il silenzio è un martello
che sta cadendo dall' impalcatura.
***
Non servono prigioni o cimiteri:
dondola nell' aroma del catrame
una gabbia per tutti gli animali.
Gli schermi mostrano lontane folle
di uomini stesi in preghiera, aghi
caduti da un' altissima pineta.
***
INVERNO
Non c'è nemmeno più il vento da queste parti.
Vengo ancora a trovarti, all' ora
in cui la brina cade dalle piante.
Ma mi sento straniero in casa tua :
le perle del rosario sono di ghiaccio
e le nostre preghiere non arrivano
lontano, si spengono in bocca.
Mi guardi con gli occhi gelati. Non c'è
più una scintilla nella stufa, giù in cortile
non resta nemmeno un' ombra dell' estate.
Siamo vicini
come due estranei sul treno,
come due dita che non riescono a toccarsi.
***
Ci è capitato di essere poeti
come arriva un esproprio sulle case
per una strada in costruzione
che quasi non ci riguarda.
Dormivamo, e le ustioni del giorno
erano pelle nuova al risveglio.
Ci è capitato di essere poeti,
ambulanze che portano
un carico di sangue estraneo.
E intanto il movimento
di pettini antichi ci lascia
in testa capelli di morti.
***
Si spoglieranno gli angeli
durante il temporale, e penne e piume
offriranno alle carezze dei lampi.
Come l' alba quando medita il male
del giorno, scuoteranno ai venti
la cima pensierosa delle ali,
concedendo che i gatti alle finestre,
con gli occhi spalancati come ortensie,
di paura s' innamorino di loro.
***
Questa casa di vetro e di pareti
dove - stesa - separi la tua morte
dalla mia, beve la penombra
continua, se ne gonfia, conosce i volti
che su strade e cortili - prima dell' alba -
da un' insonnia si affacciano a sputare.
Isacco Turina da I destini minori
Efrem il Siro
PERCHE' - SIGNORE - IL PREZZO DELL' AMORE E' DI ESSERE DETESTATI ?
Natale non è la festa della bontà, ma - in queste parole - sembra invece la sfida definitiva lanciata dall' amore alla morte, l' inizio del duello finale.
" A causa tua eccomi detestata, o tu che tutti ami". Rimango folgorato da questo passaggio di Efrem il Siro, è il sesto inno sulla natività, e a cantare è Maria. Parole affilate le sue, coraggiose : non è vero che l' amore dilata amore, che chi ama è sicuramente riamato, non sarà così per il figlio che la donna tiene in braccio, per l' incarnazione dell' Amore, perché colui che tutto ama morirà detestato.
Respiro profondamente, sollevo lo sguardo dal libro, cerco conforto nel piccolo presepe che mi guarda dall' alto, provo a salvarmi dall' agguato di queste righe : perché - Signore - il prezzo dell' amore è di essere detestati ? Il bambino nella culla rimane muto, le luci elettriche lampeggiano irridendo la mia ingenuità; torno ad affondare gli occhi nelle pagine del libro " eccomi perseguitata " continua la Madonna di Efrem, " per aver concepito e partorito l' unico rifugio degli uomini ". Ora le sue parole mi sembrano commosse, quasi stupite, la colpa dell' odio è quella di aver partorito l' unico rifugio per gli uomini, e forse comincio a capire. Non un rifugio, ma l' Unico, dice Maria: significa che Cristo ha reso inabitabile tutto il resto.
Maria è detestata dagli uomini per averci sottratto l' illusione di poter trovare salvezza anche altrove; l' amore fa paura perché è esclusivo, totalizzante.
" Ecco che freme il mare contro tua madre, come contro Giona ". Nel mio poverissimo presepe, Maria ha le braccia spalancate in posizione innaturale, le parole di Efrem trasformano ai miei occhi un goffo atto di adorazione in una richiesta di aiuto. Donna naufragata nella violenza degli uomini ,chiede al figlio di guardarla, di salvarla, " ecco che Erode il flutto vittorioso, vuole affogare il signore dei mari". La tensione è al culmine : Maria guarda quel bambino fonte di amore e di odio, guarda quel figlio fragile e pericoloso ed esplode in una domanda commovente, parole che mi sembrano la genesi di qualsiasi cammino di fede : " Dove devo fuggire ? Insegnamelo tu, o maestro della madre tua.".
Le lacrime mi salgono agli occhi : la madre si mette nelle mani del figlio, la fede diventa una fuga per la sopravvivenza: quella in Egitto sarà solo la prima. Natale non è la festa della bontà ma - in queste parole - sembra invece la sfida definitiva lanciata dall' amore alla morte, l' inizio del duello finale. Maria sembra la prima ad accorgersene: la nascita dell' Amore risveglia la belva, la morte farà di tutto per cancellare quel bambino. Dove fuggire ?
Nelle parole di Efrem sembra che il bimbo abbia suggerito al cuore di Maria la risposta: così la donna canta la preghiera che faccio mia davanti a questo presepe che non ha nulla di artistico, ma che è stato dei miei nonni e che mio padre ha conservato e mi ha consegnato e che ora è qui con me. Presepe dozzinale, ma carico del ricordo di persone che ho amato e che mi mancano, carico quindi del mormorìo tetro della morte, così la Madonna di Efrem mi salva, mi aggrappo alle sue parole, diventano mia preghiera per la sopravvivenza, mio augurio per voi : " Fuggirò con te per ottenere vita, per mezzo tuo, in ogni luogo. Con te la fossa non è più una fossa, perché per mezzo tuo si sale al cielo. Con te il sepolcro non è più un sepolcro, perché tu sei anche la resurrezione ".
Alessandro Dehò
Quando l' anima è in quiete silenziosa...
ORTIGIA IL CASTELLO
Sul camminamento
tra sassi disossati da secoli
e passi turistici andati
mi abbraccia la pace.
" Vola con noi ! " mi chiamano le rondini
a picco radenti alle feritoie.
Misuro a cuore quanti palmi
dista il muro di cinta dal fondale,
il tramonto frigge scarlatto la spuma.
Dopo questa abluzione di cielo addosso,
dopo questa luce nuziale
che mi ricongiunge all' Essere,
come posso tornare indietro
a forma corrotta di cellule impazzite e scorie corporali ?
Non ha un corpo il vento, non lo hanno il fulmine, il tuono
e le nuvole, ma quando questi si elevano alle sfere più alte,
lì essi trovano il loro corpo di luce. Allo steso modo quando l' anima
è in quiete silenziosa, essa si eleva e abbandona il corpo,
raggiunge il suo spirito supremo e trova il suo corpo di luce.
Lo iodio e il sale marino
dissolveranno ogni attaccamento
quando sarò eco della risacca.
Bartolomeo Bellanova da Attraversamenti
NON SOLO TEGOLE
Quell' inverno
era stato così bianco
da rompere
quella sesta tegola
a sinistra
appena sopra il cuore
che la casa
finì col congelarsi.
Improvvisamente.
frida
Da quando è partita non nasce più un fiore...
Come tutte le ninfe, Euridice accompagna le processioni degli dei, quando uomini e bestie diventano inni viventi, prede e sacrifici. E' allora che il desiderio e la follia rapiscono come l' intrico della foresta ; si entra convinti di poterne uscire, ma dopo pochi passi si è persi per sempre. Euridice aspettava l' amato : sapeva che il segno di Orfeo - la sua lira che è anche un arco - non può esistere senza la discesa nell' Ade ; forse Euridice sapeva che Orfeo doveva perderla una seconda volta. La lira di Orfeo - come l' arco di Apollo - uccide da lontano : lo sguardo è la freccia che mira al cuore della morte: Se la poesia dà una seconda morte, allora essa non è più potestà di Hades. Il dominio sulla morte è insidiato dal canto : questa è la follia del poeta.
In quell' attimo dove il bacio e la morte hanno preso quel nome nascosto nel cuore.
IL TEMPO VEGLIA
Non è gradito, almeno
non lo è stato, poter vedere oltre.
Le forme contorte,
gli splendori, gli strazi.
Queste parole ridotte
a un' assenza.
Il tempo veglia e non veglia
nel cuore del poeta.
***
QUEL CHE IL MARE SCROSTA
Il tempo di leggere
quel che il mare
scrosta dai muri.
L' andatura lenta
nel sole impazzito
di ogni barca lontana.
L' onda profonda
che scava lo spirito
di questa ferita.
***
LE ACQUE SORGENTI
Sei il veicolo di questi versi
anomali.
Senti una mano sulla spalla,
mentre tenti di finire questa
riga.
Le acque sorgenti del destino.
***
IL GRANDE VIALE DELLE ANIME
I luoghi che hai trovato oltre
la sabbia, i luoghi
dei quali non sai piangere
hanno lottato per giungere
alla penna. E ora
l' attimo, nel grande
viale delle anime, non può
essere riconosciuto.
***
COME UNA PORTA
Lascia quel che resta dello spirito
lontano dai palmi rivolti al cielo.
Quando giustizia e natura coincidono
chiudi nei tuoi versi la paura.
Stridi come una porta,
che non può aprirsi né chiudersi.
***
L' INCONSISTENZA DELLE MANI
Traduci e disperdi la paura.
Disperdi lacrime e parole.
L ' inconsistenza delle mani.
Ecco la notte
in cui il cuore
viene cancellato.
Gianluca Chierici da Devi ancora inventare Euridice
Lei che è pura astrazione...
RITARDANDO IL BALZO, ECCO CHE LASCIA
Ritardando il balzo, ecco che lascia
la preda in un illusorio palpitare,
lei che è forte di segreta ferocia,
pura astrazione
in grado di evitare la fame
e splendere comunque di digiuno.
Alessandro Quattrone da L' ombra di chi passa
A. Steffani - Morirò tra strazi e scempi...
OVERDOSE
M' hanno trovata accartocciata
sul marciapiede della notte,
l' ago piantato in vena.
Uccisa da un' overdose di vita
tagliata con troppo dolore.
frida