C'è una forza impareggiabile nella solitudine...
C'è un momento, nella lettura di certi libri di poesia, in cui si smette di leggere e si comincia ad ascoltare. " Corpo conto corpo " è uno di quei libri. Non perché seduca o lusinghi, ma perché fa esattamente il contrario : riduce, sottrae, sfronda - fino a lasciare il lettore solo con qualcosa di essenziale, che forse non si riesce neppure a nominare, ma che proprio per questo rimane, imprimendosi in mente e cuore.
Questo è il tempo che non mente
un calcolo esatto che non risolve
la sedia spaiata di chi se n'è andato
l' inutile allerta della sentinella.
***
Restano gli occhi
abbagliati nelle foto
confitti nell' istante
dallo sguardo che li ha colti
indifesi e nudi - tuttavia oscuri
a chiunque - chiedendo alla luce
l' ultima stilla, la voce perduta.
Questo solo unisce
cuore e non più cuore
corpo e non più corpo
al di sopra del tempo
dei vivi a venire
gli esistenti e gli inesistenti.
***
Non fanno scudo contro le ombre
non coprono la piega stanca delle labbra
trascinano indietro, tirano calci negli stinchi.
Il baricentro si sposta, un bradisismo
silenzioso senza scosse.
***
Ora la materia
restringe lo spazio
occupato dal corpo
la luce si mescola al fiato
detta le regole il respiro -
vita non vita, né strepiti né paure.
Siamo il gioco prediletto degli atomi
un continuo oscillare
sotto leggi comuni e opposte
direzioni, esclusi dal progetto.
Qualcuno ascolta o nessuno -
c'è una forza impareggiabile
nella solitudine.
***
Questo è l' ordine secco presente
il corpo da far funzionare, il dolore
da controllare. Non si parla di niente
con nessuno, solo le frasi del bisogno.
Voltarsi verso la morte con leggerezza
farci concavi e smisurati per il vuoto
che a grandi falcate avanza.
***
Dopo il crollo ascolta i segnali
il buio è meno buio, il dolore
non più acuto, o forse meno ostile.
Anche lo spreco delle nostre vite
non sembra così grave, una variabile
fisica tutto sommato irrilevante -
la maglia rotta nella rete
delle possibilità.
Daniela Pericone da Corpo contro






