mercoledì 29 aprile 2026
POESIE SENZA LUCE
martedì 28 aprile 2026
SOTTOZERO
Siamo così indaffarati a morire...
C'è un paradosso al cuore di questa nuova silloge di Elena Mearini : un libro che porta nel titolo il grado estremo del freddo, della rarefazione, del congelamento delle cose, e che brucia - invece - di temperatura emotiva altissima, quasi insostenibile. Non è una contraddizione. E' la legge interna di questa poesia, che costruisce il proprio spazio nella tensione permanente, tra sottrazione e piena, tra silenzio e necessità di dire, tra il gelo della perdita e il calore ostinato della memoria, che si rifiuta di abdicare.
Dove sono le tue vene
il sangue sul dorso
che sapevi
si sarebbe fermato
dove sono le pietre
di parole e quella voce
che usciva dal taglio dell' onda
e che ora viaggia sui tram.
***
Cadevi dal tempo
uguale al cielo
sedevi in poltrona
assente al tuo nome.
***
La tua mano si consolava
forse nel girare il colore
nel secchio di vernice
volevi fare il più bianco
quello che nessuno vede
volevi fare l' assenza
e poi darla alle pareti
perché si dice che i muri
reggano bene
il vento delle scomparse.
***
Siamo così
indaffarati a morire
che nessuno ci pensa mai
a questa fine che viene
sotto altro nome
si preferisce fare
il gioco dei grandi
il paradiso coi fucili
così cresciamo
con l' occhio contrario.
***
Mentre ti infili i guanti
con la scusa del freddo
mi dici che sotto lo zero
il vuoto si congela.
***
Hai perso le mani
tra la chimica e gli stracci
pulivi l' angolo eterno
l' estrema unzione della sera
io cercavo nel tuo palmo
qualcosa che non fosse
il buco nero del cosmo.
***
La città ci guarda
e forse riconosce
le ombre sedute
ma nessuna fa sosta
perché qui conta l' andare
più feroci degli altri.
***
E' ora che i ricordi
escano di casa
dobbiamo fare
spazio
fare posto
a quelle stelle
così stanche
di non morire mai.
Elena Mearini da Sottozero
lunedì 27 aprile 2026
ABELE E CAINO
Jacopo Tintoretto - Abele e Caino
" Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele.
Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano perché erano
ambedue motto alti.
I fratelli si sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono.
Tacevano, come fa la gente molto stanca quando declina il giorno.
Nel cielo splendeva qualche stella, che non aveva ancora ricevuto
il suo nome. Alla luce della fiamma, Caino notò sulla fronte di Abele
il segno della pietra e - lasciato cadere il pane che stava per portare alla bocca -
chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.
Abele rispose :
"Tu mi hai ucciso o io ho ucciso te ? Non ricordo più.
Siamo qui insieme come prima. "
" Ora so che mi hai perdonato davvero - disse Caino -
perché dimenticare è perdonare . Anch'io cercherò di scordare ".
Abele disse lentamente :
" E' così : fin che dura il rimorso, dura la colpa ".
J. L. Borges
domenica 26 aprile 2026
LA FELICITA' DI RILKE
E noi che pensiamo la felicità...
" Ma se i morti infinitamente dovessero mai destare
un simbolo in noi,
vedi che forse indicherebbero i penduli amenti
dei noccioli spogli, oppure
la pioggia che cade su terra scura a primavera.
E noi che pensiamo la felicità
come un' ascesa, ne trarremmo l' emozione
quasi sconcertante
di quanto cosa ch'è felice, cade. "
R. M. Rilke
venerdì 24 aprile 2026
LE TORRI DI KIEFER * ( interpretate da Adernò )
Le Torri di Anselm Kiefer
La poesia di Adernò è da sempre un percorso che conduce a un corpo a corpo con la scrittura e - nella fruizione - con la lettura. Il lettore, oltre la cifra estetica dell' opera letteraria, trova qui il sapore aspro della vita. Attraversare questa poesia è come ripercorrere i solchi di un vinile ondulato con un chiodo di ruggine e sangue : gli alti e i bassi diventano punti di esaltazione e di abisso, di volo e di caduta. Il suono stride e ammalia nelle frequenze acute del dolore.
Sui polsi i segni di quei
giorni d' afferrarsi
anche alle gambe del tavolo.
E il singhiozzo di quei basta, basta
in gola. Ancora a ripensarci, tremi
pensando al cattivo Re che ti aveva scambiata
per il suo Regno. In freezer hai mille barattoli
di questo pianto pestato al mortaio.
Qualcuno in chiesa ti accende una candela,
per la favola - dicono - la favola nera.
Aggiunge così peso all' impresa
di questo autunno condominiale.
***
A casa, niente. Per cena
silenzi da cose distratte.
Così quel sogno ricorrente :
afferrare la corsa dell' ultimo treno.
Tieni pronto il bagaglio. Ma il viaggio
è quello di una freccia caduta
senza colpire nessun bersaglio.
E ricordando d' aver letto
che nel tempo di fermo delle carovane
le donne gettano sementi nel cielo :
tu invece la sera, davanti allo specchio
tra le dita pareggi le punte
di un salice piangente.
***
Al tramonto si dovrebbe
- sui sentieri dell' erba clemente -
togliersi le scarpe
e con piccolo sentimento
a mezzi passi nudi ricordare
il pudore del primo bacio.
***
Col tempo impari
a disertare marzo.
A vestirti di sola carta
per il tuo compleanno.
Un commiato con eterno silenzio
di nessuna risposta.
***
E' concessa una candela per ogni sentinella, ma
non per me che resto di guardia alla polveriera.
Trema la luna. Qualcuno nel palazzo si sta
esercitando
col nodo dell' impiccato.
La notte accetto di buon grado questo Ministero
della Parola.
Mi bendo gli occhi
per spremere il baratro di una vita vuota.
Sebastiano Adernò da Le torrri di Kiefer
* Concepita e presentata per l' apertura di Pirelli Hangar Bicocca nel 2004 da un progetto di Lia Rumma, L' installazione permanente site - specific di Ansalm Kiefer / I Sette Palazzi Celesti, deve il suo nome ai Palazzi descritti nell' antico Trattato ebraico " Sefer Hechalot ", il " Libro dei Palazzi / Santuari " risalenti al V - VI sec d.C., in cui si narra il simbolico cammino d' iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto di Dio.
giovedì 23 aprile 2026
MUSICA DEL ALMA
Soy silencio, soy verdad, soy el eco en la immensidad...
Riuscire a decifrare il significato
recondito
dell' informazione come una metafora
in un esercizio frenetico
in un equilibrio transitorio
compiere
gli stessi gesti
nello stesso istante
per essere sempre
in contatto
custodire
insonne
la misteriosa melodia
del linguaggio privato.
Marcia Mogro da De los estados, su animo
domenica 19 aprile 2026
COME CAPITANO POESIE
DA QUANTO TEMPO
da quanto tempo l' aria non respira
e non invita stelle al suo bivacco ;
non sento più lo sciabordìo sui legni
né dalla luna un fiato
ma si diffonde inganno di sirene
come se fosse interminato canto
stesso rintocco di una nota breve.
***
UNA PREGHIERA
se rincorro il desiderio di uno scampo
sul ciglio di un varco inesistente
lungo la traccia d' altra sinfonia
dove nessuna voce
e la memoria è una foresta
d' ombra e di respiro
tu
dammi un motivo per restare
a riascoltare l' eco di parole
e l' odore di pane appena fatto.
***
NASCITA
attraversare piano quel crinale
dove affonda il passo
- e l' ombra un po' soccorre -
dove s' annida fertile memoria
tra le radici già dimenticate
e adesso come esangui cose.
ma custodisce grembo d' afasia
l' anima in attesa - nelle zolle -
che la ferisca ancora a sangue
l' eco di una domanda che va sposa
a ruvido sussulto di emozione.
lei partorisce sogni di figure :
per dare nomi inventerà parole.
***
UN' ALA D' AQUILONE
era silenzio d' aria sulla nuca
e scivolare attento a valle
- e risentire il crepitìo di carta
sulle sponde, dove batteva il tempo
un' ala di aquilone - ignara
di correnti ascensionali,
appesa solo a un filo di speranza.
***
ABITUATA
a frequentare angoli di buio
e l' anima seduta sui gradini
di passi accondiscesi
ai nodi nei capelli
deliberatamente trascurati :
come cercare casa
in un discorso sfatto
nelle macerie forma di parole.
***
LA MUTA
eppure ci sarà dove restare
- se mai desiderio di una sosta -
e rintanarsi ad aspettare
quando verrà premura
né rotta né deriva
né scia di correnti calcolate :
l' attesa che un riflesso
cambi pelle
assistere l' affanno della muta
mentre è sospeso il tempo
che non ha figura
prima che voli via un pensiero.
***
HO TRASLOCATO
ho traslocato l' anima in esilio
e i sassi
che mi porto dietro :
da ripetuti danni
macerie
già destinate alla disattenzione
come per ricomporre :
l' inventario
mette in cornice pezzi di memoria
strappi nella trama
e autoinganni .
disadattata più di quanto basta
lucida a specchio
sembianze d' irrealtà
dolore fondo
nel disumano estraneo d' altro mondo.
Luciana Riommi ( analista junghiana )
giovedì 16 aprile 2026
IO NON CI SARO '
E' arrivato alle battute conclusive in Inghilterra il percorso parlamentare per la contestatissima riforma dell' accesso all' interruzione di gravidanza, che non avrebbe più limiti temporali. Una riforma destinata a far compiere un passo verso l' indicibile. Da secoli nessun sovrano si oppone alla firma di una legge. Ma c'è chi spera in un colpo di scena. Due giorni fa, 14 Aprile, è iniziata la fase finale per l' esame del " Crime and Policing Bill ", l' ampia riforma della Giustizia penale che, dopo il passaggio alla Camera dei Lords, torna alla Camera dei Comuni per la revisione finale degli oltre 500 emendamenti approvati il 18 Marzo scorso dai Lords. Questa proposta di legge si occupa dell' aborto, introducendo con la clausola 208 ( approvata dalla Camera dei Comuni nel Giugno 2025 e poi confermata dai Lords ), depenalizzando anche l' aborto tardivo e aprendo - di fatto - all' aborto possibile fino alla nascita. Quello che è previsto alla Camera dei Comuni è un passaggio formale che precede il Royal Assent ( il consenso del Re, in questo caso Carlo I d' Inghilterra ), ultimo atto necessario perché la proposta diventi legge dello Stato. Il passaggio definitivo è previsto per la tarda primavera o l' estate, salvo colpi di scena : il Royal Assent non è mai stato negato a nessuna legge fin dal 1700, ma il popolo inglese della Vita continua a sperare e a fare di tutto per difendere le donne e i bambini. E se Carlo non firmasse ?.
Uno dei motivi della riforma è stata la preoccupazione per una " criminalizzazione di massa " delle donne che - oltre a dover subire il trauma di un aborto tardivo, dovevano subire le conseguenze di un eventuale procedimento penale. Il rischio - ora - è l' opposto : eliminando la Clause 208 ,si teme un aumento degli aborti tardivi e fai- da - te a casa ( la pillola abortiva inviata via posta ( prassi prevista in via eccezionale durante la pandemia e poi confermata come soluzione ordinaria ). Le donne, quindi, sono destinate a restare sempre più sole. La salute delle madri, private di assistenza medica in fase avanzata della gestazione, è a rischio. E ai bambini, anche quando hanno già la capacità di sopravvivenza fuori dal grembo materno, non è riconosciuto il diritto alla vita e perdono ogni tutela. Le conseguenze saranno che - rimosso il deterrente legale - un numero maggiore di donne effettuerà pericolosi aborti tardivi, volontariamente o per coercizione, e la vita dei nascituri verrà ulteriormente svalutata. Sebbene restino formalmente validi i limiti della legge del 1967 ( 24 settimane per gli aborti indotti da medici ), la nuova clausola stabilisce che nessuna indagine o procedimento potrà essere avviato contro una donna che abortisce, indipendentemente dal momento in cui lo fa. In termini pratici, quando il Bill riceverà l' assenso reale, diventerà sempre lecito procurarsi un aborto per qualsiasi motivo - inclusa la selezione basata sul sesso - e in qualsiasi momento, fino al parto.
f.
domenica 12 aprile 2026
INDEX VACUUS DI NANNI
Dà pace Domine ( Dormi in pace. La terra ti sia lieve )
Bomarzo 3 Aprile 2026
Quando i nomi
ci faranno divergenti,
nomi che irretiscono
anche i morti,
ricorda il consiglio
dei colori cangianti,
piccole febbri
di chiaroscuro
che non scalfivano,
a cui bastò la gloria
d' infanzie a bocca aperta,
e quel sonnolento
andarevenire
entro invincibili metafore
chiuse al tempo,
senza rovine.
Nanni Cagnone da Index vacuus
venerdì 10 aprile 2026
ELOGIO DELL' IMMATURITA'
Le premier cri
(...) Dinanzi alla morte e al morire, la saggezza dell' immaturità si fa silenziosa. Ammutolisce e ritrova poi una voce per narrare l' inquietudine. E' la maturità a tessere al più presto - in nome della sua stoltezza - l' elogio dell' oblio.
Chi intrattiene con l' assenza una conversazione quotidiana e allinea intorno a sé volti e cose uscite di scena conosce - a costo della propria follia - il non distacco (...).
Elogio dell' immaturità ( Duccio Demetrio )
FANTASMI D' AMORE
mercoledì 8 aprile 2026
GIORNI COME QUESTI
Perché l' amore è un punto di domanda...
Restare sempre al bivio fra l' andare e il tornare,
contraddizione in termini diretti.
Verso.
Perché l' amore è un punto di domanda inespressa,
coordinata al perpetuo viaggiare.
Soli.
Con sacchi a pelo di parole , chiusi da un angolo
di stelle ferme in percorsi obbligati, non misurabili
in sillabe.
Lontani.
E vorrei baciarti ora, fra le linee dei corpi, curve
contro lo spazio e lo sgomento del tempo.
Insieme.
E chiamarti a partire verso un orizzonte confuso
in un domani presente, futuro a perderci in noi.
Andremo ?
Ma qui mi è più facile morirti adesso.
frida
lunedì 6 aprile 2026
LA RINASCITA DOPO L' ABISSO
Anche se ci atterrisce il taciturno abisso...
" Ancora e sempre, anche se conosciamo il paesaggio
dell' amore,
e il piccolo cimitero coi suoi nomi che si lamentano;
anche se ci atterrisce il taciturno abisso ove scompaiono
gli altri,
ancora e sempre usciamo in due sotto gli alberi antichi,
e ancora e sempre ci sdraiamo
in mezzo ai fiori, di fronte al cielo."
Rainer Maria Rilke
domenica 5 aprile 2026
DOMANDE E RISPOSTE
Vivi le domande ora...
SII PAZIENTE...
" Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore
e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse
a chiave o a libri scritti in lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che non possono essere date,
perché non saresti capace di vivere con esse.
Il punto è vivere ogni cosa.
Vivi le domande ora.
E forse ti sarà dato - senza che tu te ne accorga - di vivere
fino al lontano giorno in cui avrai le risposte ".
Rainer Maria Rilke
sabato 4 aprile 2026
IL SILENZIO DEL SABATO SANTO
venerdì 3 aprile 2026
LA POESIA DA BERE DI EMILIO
Emilio Prados, Il poeta amato da Maria Zambrano
Di Emio Prados Such, Maria Zambrano coglie l' aspetto essenziale e remoto :
" A volte si ritirava da solo in un angolo di campagna, come un poeta mistico dell' Islam, come un " Sufi " , e forse proprio questo era veramente Emilio ".
***
A dire - forse - di una poesia che ha perseguito l' invisibile e la luce - che ha assegnato alla luce una natura lignea, da toccare, con le spine che ti bucano la mano. Poesia dell' oltreterra ma terrena, con angeli issati dal fango a una sapienza angolare, che prevede la mungitura, il vello e i capezzoli a pieno latte.
Dice di lui Maria Zambrano . " Che il poeta - la cui " vocazione " era stata quella di abbandonarsi totalmente nella vita e nell' essere - si era rivelato compiutamente al cospetto della morte ".
Emilio Prados scrisse i suoi primi versi in Svizzera nel 1921, nel sanatorio di Davos Platz, dove era ricoverato per una tubercolosi polmonare. La malattia lo svuotò di sé, consegnandolo alla poesia delle cose ultime e - dunque , per sempre prime, per sempre qui - e- ora. Di qui, una poesia al contempo concreta e trasfigurata, come di figure perfezionate nel riflesso, rovesciate sul lago - superficie irta, dove la verità trova giustificazione nel suo doppio. Poesia - dunque - che va bevuta.
Quanto vicini ! Dal tuo occhio al mio
non il canto di un' anima !
Annodati sopra il vento,
come uccelli ad uno stesso
filo, sospesi ambedue
al cielo. Quanto vicini
i nostri profili in mezzo
al giorno! Che alti ! Puri
volano , in alto, slegati,
liberi dal mondo i volti
persi nella luce - aperti
come fiori senza stelo -,
viventi, ma senza corpo
che li possa incatenare
alla terra, là nel fondo !
***
NUOVO AMORE
Questo corpo che Dio mi pone tra le braccia
per insegnarmi a varcare l' oblio,
ignoro di chi sia.
Finché non lo ha conosciuto
un angelo nero, ombra colosso
prossima ai miei occhi : vi è entrato
come un fiume silenzioso e tenace.
La sua corrente tutto ha distrutto :
gli intimi luoghi, i più nascosti
ha visitato e contorto : è cresciuto
violento e dolce, ha flagellato e fatto scempio
dell' altro mondo, ai margini del bacio :
unico fiore che ancora vive nello spazio
e muta l' assenza in più fecondo ardore.
Nella carne ha aperto le sue vaste ali,
ha infilato le piume nel mio petto.
Tutto un fremito, annuncio di altri dubbi...
Non so a quale vita possa farmi accedere
l' ingresso di questo angelo.
Sono solo un tempio
rovinato da quando da me è giunto :
lume vacuo,
porta chiusa presso l' eterno.
Chi fui non so : lo saprò
quando questo corpo mi abbandonerà
e rinascerò da labbra
distaccate dal calore che le ha create...
Ma oggi - finalmente - ho frenato il giorno,
ho spezzato il cuore del tempo ,
anche se dentro me - come un pugnale -
sento l' angelo che cresce, che mi tormenta.
***
Ho chiuso la mia porta al mondo,
ho perso la carne per il sogno...
Sono rimasto magico, invisibile,
nudo come un cieco.
In piena, fino al bordo degli occhi,
mi sono illuminato da dentro.
Tremulo, trasparente,
sono rimasto nel vento
proprio come un bicchiere
d' acqua, come
un angelo di vetro
in uno specchio.
Emilio Prados da Llanto en la sangre
giovedì 2 aprile 2026
UNA RAGIONEVOLE FOLLIA
Sdrucciola la bottiglia della ragione...
UNA RAGIONEVOLE FOLLIA
Sdrucciola la bottiglia della ragione
sul piano inclinato della follia non sopita.
L' inconfessabile
guada il fiume calmo dell' inesprimibile
e rotola - nella bottiglia -
tra i solchi del vento.
Dentro, un nodo di silenzio aspetta
- ai bordi del cielo -
l' infrangersi
di un ragionevole urlo.
frida
DI UNA CERTA ANDATURA
E qualcosa rimane fra le pagine chiare e le pagine scure...
DI UNA CERTA ANDATURA
Ci sono risposte
che sono una mossa con la mano
gettata dietro le spalle :
come dire di un punto
messo lì a tacere un' acqua passata.
Perché certi errori
hanno altre verità
e non si può che smettere di spiegare.
Si china sempre meno la schiena
a raccogliere sguardi caduti
di chi non sa stare
davanti a una domanda.
L' angolo della bocca si piega
e le mani - che non sanno più d' impaccio -
si chiudono. A pugno.
frida
mercoledì 1 aprile 2026
ERA IL VUOTO
"Ti amai prima di conoscerti. E il mio amore crebbe senza speranza " ( Edmond Rostand )
Era il vuoto a crearti, a crearti per me.
Ti inventavo perché tu mi apparissi.
Il desiderio era il gorgo dell' assenza;
coltivavo così la nostra morte.
frida
martedì 31 marzo 2026
ELOGIO DELLA LENTEZZA *
" Tutto ciò che è squisito, matura lentamente " - A. Schopenhauer
(...) Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna
e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi
e vede aprirsi magicamente il mondo,
perché andare a piedi è sfogliare il libro ,
invece correre è guardarne solo la copertina.
Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto,
sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra,
invidiare l' anarchia dolce di chi inventa momento per momento
la strada .Bisogna imparare a stare da sé e aspettare in silenzio;
ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani.
Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli,
è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce ;
è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri
lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla
e che quando sono forti, scoppiano e vanno a confondersi al cielo.
E' suscitare un pensiero involontario e non progettante,
non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario,
quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.
Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata,
su una collina bruciata dall' estate;
andare col vento di una barca e zigzagare per andare dritti.
Andare lenti è conoscere le mille differenze della propria forma di vita,
i nomi degli amici, i colori e le piogge, i giochi e le veglie,
le confidenze e le maldicenze.
Andare lenti sono le stazioni intermedie, i capistazione, i bagagli antichi e i gabinetti,
la ghiaia e i piccoli giardini, i passaggi a livello con gente che aspetta,
un vecchi carro con un giovane cavallo,
una scarsità che non si vergogna,
una fontana pubblica, una persiana con gli occhi nascosti all' ombra.
Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore,
con noia e nostalgia,
con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti a esplodere,
oppure puntati sul cielo perché stretti da mille interdetti.
Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni,
con grandi racconti per piccoli viaggiatori,
teatri plaudenti per attori mediocri;
vuol dire una corriera stroncata da una salita,
il desiderio attraverso gli sguardi,
poche parole capaci di vivere nel deserto,
la scomparsa della folla variopinta delle merci
e il tornar grandi delle cose necessarie.
Andare lenti è essere provincia senza disperare,
al riparo dalla storia vanitosa,
dentro alla meschinità e ai sogni,
fuori dalla scena principale e più vicini a tutti i segreti.
Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce,
quando la macchina inizierà a tremare sempre di più
e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito.
Il pensiero lento è la più antica
costruzione antisismica. (...)
Franco Cassano da Il pensiero meridiano * Riproposto
lunedì 30 marzo 2026
LA PROFEZIA DI RILKE
Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio...
LA PROFEZIA
Fiori e frutti sono maturi quando cadono; gli animali si sentono
e si trovano l' un l' altro e sono soddisfatti.
Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio,
non possiamo essere pronti.
Spostiamo in avanti la nostra natura come le lancette dell' orologio.
Abbiamo ancora bisogno di tempo.
Rainer Maria Rilke
venerdì 27 marzo 2026
MA QUANDO DA MORTE...






