giovedì 13 agosto 2026

PICCOLA PHILOSOPHIA

 


              " Ci sono stagioni in cui bussare alla porta rimane un gesto educato, ma inutile "  ( frida  )





PICCOLA PHILOSOPHIA

           ( Col tempo )


Solo col tempo s' apprende che la vita non cambia ritmo.

E che ogni frutto matura solo quando è il momento.

Se l' esistenza spera un tempo sconfinato, il cuore

brucia sempre d' impazienza.


Solo col tempo, quando lo scorrere dei giorni

si consuma, s' impara il gusto lento della noia e

ad aspettare.

E solo il tempo insegna

che l' universo ignora la nostra vita.


Basta chiudere gli occhi e immaginare la nostra sedia

vuota : noi che non siamo più.

Ma non tutto morirà insieme a noi : il nostro cane

seguirà il primo disposto a una carezza.

Nient' altro resterà che un' ombra vaga

ad abitare - per pochi giorni ancora - la nostra casa.

Poi più nulla.


E quello che adesso pensi essere Te,

non è più Te già da molto tempo.





                                                   frida



martedì 11 agosto 2026

DEI VIVI E DEI MORTI

 


  Foto da  European Cemeteries




" Dei vivi e dei morti " è un libro che non cerca di piacere, e forse è per questo che convince - nel senso più profondo del termine, quello che implica fedeltà a qualcosa di vero . Loriana d' Ari - benché sia pressoché un' esordiente  nel panorama poetico  ( questa è la sua seconda raccolta ; della silloge d'esordio ( " Silenzio, soglia d' acqua "  ho già parlato recentemente e la potrete trovare su questo blog ),  è una delle voci più mature della sua generazione : una poeta che conosce la propria tradizione senza esserne schiacciata, e che usa il corpo ( quasi un paradosso visto che è una psicoterapeuta, e si avverte  ) come unico strumento di conoscenza. La soglia tra vivi e morti che questo libro abita, non è una metafora : è la condizione reale del linguaggio quando questi viene spinto abbastanza in profondità da toccare l' osso. La poeta lo sa e ce lo fa sapere in ogni verso.






Non è successo niente di preciso
nessuna svolta
nessuna divina illuminazione
capace di tenere tutto insieme.
ho solo smesso
a un certo punto
di cercare il momento esatto
in cui si è aperta la frattura,
non serviva più.
una coppia di merli ha nidificato
nel giardino condominiale
non lo so spiegare
non è felicità
è che adesso quando cade qualcosa
non cade tutto e qualcosa resta vivo.


***


ecco le povere cose, gli esili resti.
nel disarmo i coltelli feriscono 
da ogni lato.
qui la colpa è uno scavo di rotule
nel fango, la spola
dei vivi tra gli opposti schieramenti.
quanto ai morti, indugiano
anche loro, da quando è slittata
la soglia non sanno più
dove cadere.


     ***



intercity notte 237


di stazione in stazione cercarti
in un volo radente l' orizzonte
pettinare i filari dei tigli e le case
folgorate dalla fuga dei lampioni.
non c'è niente che possa durare
poco oltre l' istante dilatato
se non restando, a occhi chiusi,
spalmata sui binari a pancia sotto
con il fiato premuto contro il freddo
della massicciata, sentire tutto.
ed è qui che ti muoio, ed è qui
che ogni volta ti tocco.


***


che mi attrae è la colla
del niente, nell' eterna spirale o
moto alterno a diffrazione 
del bianco. un alveare
di creature nate a morire.
qui per sempre vorrei danzare
con la pelle aderente
al vero, tesa
nella pienezza della resa.


***


la donna stambecco


la s' indovina di notte dal biancore
della schiena, quasi un' altra concrezione
calcarea o formazione lattescente.
ma trascorre oscuramente nella coltre che
s' allenta e cede quando inarca
la fionda dei tendini, ed è nuda la donna
stambecco, ora spicca non resta che la scia
dei cristalli di salgemma e come brilla
lassù in alto il precipizio.


***


non toccate chi dorme, svegliereste la quiete
dei morti - dice il ciglio che sgrana nel buio
a ogni piede oltre la soglia.
tra cruna dell' iride e scalpito di luce
sopravvive chi domanda il transito, scosta
le tende al pallore del volto, poi le richiude.


***


vajont


l' invaso ingravida la valle, singhiozza dalle crepe
non date da bere al monte marcio.
il versante dai piedi d' argilla
slitta. sappiamo ormai
le scosse, le strade palmo a palmo
sconnesse, le fondamenta fradicie . chiniamo
le schiene al tramonto sotto i larici
dove l' acqua che regge il monte gli erode
il fianco . mentre già ci trascina un vento denso
a svanire. e il monte non cessa di cadere.


***


li abbiamo pianti, ma tornano a noi
per varchi tremiti schiusi ai rami
dai bianchi guizzi del mandorlo
e nel silenzio quel soffio di vento
ultrasuono che dice non dice :
siamo la piena portanza dei corpi
la dissolvenza nella scia dei passi
non altrove, ma via dal vostro tempo
dentro il calco vivente del mondo.


***


non visti, i morti si allenano
alla trasparenza.  dei vivi
ricalcano le orme, coincidono
ombre e contorni. d' inverno
ravvivano il fuoco, trascinano
notti interminabili lungo i
corridoi. non sanno se verrà
il perdono, ma intanto
bagnano i fiori, per questo
resistono, anche senza di noi.


***


kanglé


c'è voluta intera la vita a divenire un uomo
appreso perdere il peso del corpo perdere i fili uno a
uno. del fantoccio ammucchiato all' angolo
rimane il sorriso sghembo, lo slargo
dell' occhio scucito dalla luce.
quanto tutto è reale adesso, che anche l' aria
potresti toccarla, e nulla più a lungo
trattenere. la frana dei sensi cede calore
alla terra. ne drena la linfa, non rimargina.


***


vai premendo nei passi l' agonia
di quegli arti incassati, ritorti
in monconi di ali contratte
nello sforzo di non tracimare.
ogni strada è un attrito di spine
quando i piedi non sanno posare
a terra. e ora che dentro più
non annaspi, levigo i sassi
nella bocca. appronto il pianto
dolce che ti accolga.






                                       Loriana  d' Ari  da    Dei vivi e dei morti



giovedì 6 agosto 2026

S' IL SUFFISAIT....

 


                                                             .... d' aimer ... je ferais de ce monde un reve...



Quella di Loriana d' Ari - psicoterapeuta - è poesia che non conosce intermezzi tra visione e ragionamento : tutto sembra confluire e parlare con un unico linguaggio attraverso una lenta scarnificazione del pensiero. Una collisione gentile, dimessa, seppur non del tutto arresa : dinanzi a questa incomunicabilità, vi è sempre il desiderio di compenetrare. Questa volontà rende il passo della poesia, ostinato, senza ragione. Un vero e puro atto d' amore.




canto il silenzio dì edera preghiera

spira dentata d' artiglio che affonda

sbalza la mappa, l' intaglio preciso

su questo corpo di scogliera franta

un ribollire ai bordi, una scampata

emorragia : tocca là dove brucia

non chiarire, non dire.



                                                    ***


questa stanza o un' altra, questa o un' altra

l' ora, carta e matita a scarnificare memoria.

torvo il riflesso che ammicca a quel

davanzale, lasciarsi

abitare da un' altra qualsiasi morte incruenta.



                                                   ***


è saggezza di funambolo : troppo vero spezza il filo.

e barcolli in bargagli, cieco l' occhio che crede

svelto il piede che sfiora

lo strapiombo di essere intera.



                                                 ***


sono nostri questi morti , i nomi li abbiamo graffiti

nei vasi , sottopelle . ed è tutto un frugare

di labbra franate sui cocci, aguzze a cantare la sete.



                                                   ***


torno all' attesa in cui ti lasciai, sfangando un vento

spesso . sfiato ferocia nella corsa e sangue di bestia.

ti ritrovo - mite - a quella svolta : tanto

hai custodito , ora lo vedo.



                                             ***


il coleottero spicca iridescente

cielo di felce a spiovere l' ombra

del giaguaro che schianta le vertebre

a sera.  mia foresta libertà oscena

chi può dire cosa è umano ?



                                              ***


nei giorni scava il silenzio un sentore

di buio : per ogni tua morte, la febbre

di saperti vivo . nel raspare di unghie 

frante, misto al tuo il mio fango.



                                               ***


ora che più chiara è questa notte

una penombra di morbidi e saldi

contorni, lasciami aperta

ai volti di un volto soltanto.

stanno a un soffio l' antilope

e la tigre , la grandine e la rosa.

che continuino , io prego

e non dimentico.





                              Loriana d' Ari   da     Silenzio, soglia d' acqua



mercoledì 5 agosto 2026

NOTTURNO ( 2 )

 


                                                                             .... luminoso silenzio...




E' l' amore che fa chiudere gli occhi ,

il desiderio che diventa bisogno ,

quello che si ferma e riparte

misurando il tempo che manca alla meta.


E' un sogno dell' alba che cerca motivi

e non trova ragioni;

è un possesso di carne senza confini,

ossessione di darsi un contegno e la resa.


( E' ) nudo e fremente abbaglio di vita,

luminoso silenzio dell' ultima falce di luna.



                           

                                         frida



sabato 1 agosto 2026

NOTTURNO

 


                                                                                            1 Agosto



NOTTURNO


Attenderò la notte per scagliare

schegge acute di sguardi contro il cielo.

E mi sia scudo il buio,

e mi sia dolce la tempesta

del dolore sopito.


Io no, io non grido.




                                         frida


domenica 26 luglio 2026

POESIA PER LARA

 




                                   FINCHE' IO POSSO E IL VENTO DURA



                                                     Ho vele di capelli

                                      a districare turbini di pensieri, nodi

                                      e corde tese per ammainare sogni ,

                                      e reti fitte di fitte rughe a catturare il tempo.

                                      Relitto ancora aperto al gemito di tempesta

                                                            navigo

                                      finché io posso e il vento dura.




                                                                  frida


               

lunedì 20 luglio 2026

RAREFAZIONE

 





                                         Dolce annientarsi

                                         nella rarefazione


                                         di là dallo sguardo terreno.




                                 Gisella  Genna


                                     

domenica 19 luglio 2026

CANTO LIBERO

 


                                                                          ... il mio canto libero sei tu ...





SONETTO XVII


Non ti amo come se fossi una rosa di sale, un topazio,

o freccia di garofani che propagano il fuoco :

ti amo come si amano certe cose oscure,

- segretamente - tra l' ombra e l' anima.


Ti amo come la pianta che non fiorisce, ma porta

la luce di quei fiori - nascosta - dentro di sé,

e grazie al tuo amore l' aroma intenso che si è sprigionato

dalla terra, vive debolmente nel mio corpo.


Ti amo senza sapere come, né quando, né da dove;

ti amo direttamente, senza problemi né orgoglio:

ti amo così perché non conosco altro modo di amare,


eccetto in questa forma in cui io non sono né tu sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicini che i tuoi occhi si chiudono con i miei sogni.




                      Pablo  Neruda    da    One Hundred love sonnets




ESTATE


                                                            Le parole che ascolti ti toccano appena...




ESTATE


C'è un giardino chiaro, fra le mura basse

di erba secca e di luce, che cuoce adagio

la sua terra. E' una luce che sa di mare.

Tu respiri quell' erba. Tocchi i capelli

e ne scuoti il ricordo.


Ho veduto cadere

molti frutti, dolci, su un' erba che so,

con un tonfo. Così trasalisci tu pure

al sussulto del sangue. Tu muovi il capo

come intorno accadesse un prodigio d' aria

e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale

nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.


Ascolti.

Le parole che ascolti ti toccano appena.

Hai nel viso calmo un pensiero chiaro

che ti finge alle spalle la luce del mare.

Hai nel viso un silenzio che preme il cuore

con un tonfo, e ne stilla una pena antica

come il succo dei frutti caduti allora.





                         Cesare Pavese     da    Lavorare stanca



domenica 12 luglio 2026

CICATRICI

 


                                    " Agnosco veteris vestigia flammae... "   ( Virgilio  -  IV Libro dell' Eneide  )




GUARDANDO A EST


I


Ci sono luoghi dove tutto

ancora si ripete, mai sazio

il ventre tellurico della fiera

feroce che possiamo essere,

che siamo, persi alla mano

custode del destinale brivido

azzurro della vita : luoghi

dove il margine è slabbrato,

l' occulto rovescio del mondo 

rivelato nel ferro e nella pietra

che ingombrano lo sguardo,

nel vento sfibrato

                                che non trova più luce.



                                                *


II


Eppure ha un nome anche

il futuro dissanguato senza

ormai più bene dopo tanta

distruzione; il nome proprio

della perdita, che cerca ma

non trova una consolazione.



                                              *


III


Le vite degli altri ci riguardano

anche quando non vorremmo -

mobilia residua che ingombra

le stanze della mente , e cerca

un riparo all' eco della Storia.



                                                    ***


Talvolta il cuore velato

delle cose non si schiude

al raggio che tenta l' ingresso,

rimane indistinto nel tempo

cifrato che ancora lo serba,

invisibile anche a se stesso.



                                              ***


Le cose non esistono più, ma sono accadute per sempre.



C'è un guasto oltre il lampo che ci percorre,

anime trascolorate nel silenzio che ritorna.

C'è un dire che si ripercuote nel vuoto,

un sentire vivi i giorni addosso. Arma

riposta in attesa dell' ora, quella giusta

che arriva, nel segno indelebile tracciato

dall' orma : il sangue rappreso

                                                 di tutte le guerre.



                                                     ***


TERRA DI NESSUNO


Anche se mi hai desolato la terra, e seminata a sale

giace nella sua inerzia ; se le radici non trovano

alimento per i frutti, e diffidano ormai del ventre

tellurico dove avevano attecchito ; se l' aria è di ferro

e l' orizzonte di piombo, e il mare un pensiero

annegato, un paesaggio dimenticato : io

conto i giorni, e ripasso me stessa a memoria.



                                              ***


" Rinnova i nostri giorni, rendili come quelli di prima "

  Lamentazioni, 5



TRASCENDENZA


I


Quando la luce diventa nero

e il lampo incenerisce l' albero

mi misuro con la tua mancanza.

Nel respiro tagliato dall'ombra

la sostanza cieca di una pena antica.



                                               *


II


La luce di Maggio resuscita il mondo

e i colori accesi per la gioia dello sguardo

che torna a misurarsi con l' orizzonte.

Ma il pensiero è riverso, assiderato

e il cuore in un letargo ostinato.



                                                    *


IV


Ogni volta che si è chiuso il cerchio

della nostalgia restaurando la pienezza

dell' intero ; ogni volta che ho riconosciuto

quell' unico che poteva dire chi ero : ogni

volta che ho sentito di aver amato davvero.





                           Giovanna Rosadini  da    Cicatrici



sabato 11 luglio 2026

O MARE E TU...

 


                                  Ammore mio/ se non ce stess' o mare e tu / nun  ce stesse manch' io...




FINE REPLAY


... cosa ci resta 

oltre il rumore del mare

che annaspa alla deriva

con l' inedia che non s' incurva

in quest' aria malandrina

a noi che camminiamo

coi piedi nell' acqua

per non sentire la calura

in questa devastazione esiziale

nell' aria zolforosa

delle fumarole della solfatara

sulla curvatura del moto ondoso

dove un manipolo di parole

sghembe

tentano di resistere agli ossimori

dislocati nel volo

di un rivolo di vento...



                                             ***


IL CORPO CANTA IL SUO DOLORE


... il corpo canta il suo dolore

linguaggi logorati dall' uso

cercano parole tra lucciole corrotte

follia è adagiarsi nel loro luccichìo

come vorresti confezionassero la tua vita

con una parola rinviata o una che esplode

ma non dura che un istante

il tuo desiderio se la parola brancola nel buio

na vranca  ' penziere  si trasformano                           

in onda incantata confusa e rassegnata

di una marea fonemica

ma non dura che un istante...



                                                 ***


PARLAMI DEL MARE


... non parlarmi di morte

a me che l' ho guardata

tante volte negli occhi :

parlami del mare

e dimmi se sorride...




                                Giorgio  Moio     da     Marea



venerdì 10 luglio 2026

STRADE



                                                    " Casa è ovunque il cuore è sempre abitato "  (  frida  )

           


                 

STRADE


Inutile chiedersi che lago protetto da aironi

si trovava nell' altra vallata,

o rimpiangere i canti del bosco

che non avevo attraversato.


Inutile chiedersi dove

potevano portare altre strade,

dato che portavano altrove;

poiché è solo qui e ora

la mia vera destinazione.


E' dolce il fiume nella tenera sera

e tutti i passi della vita mi hanno

portato a casa.




                             Ruth  Bidgood



IL CIELO

 


" I sentimenti sono ambivalenti , e sono fatti contemporaneamente di luce e di ombra. "   (   frida  )




Da qui si doveva incominciare : il cielo.

Finestra senza davanzale, telaio, vetri.

Un' apertura e nulla più,

ma spalancata.


Non devo attendere una notte serena

né alzare la testa

per osservare il cielo.

L' ho dietro a me, sottomano e sulla palpebre.

Il cielo mi avvolge ermeticamente

e mi solleva da sotto.


Perfino le montagne più alte

non sono più vicine al cielo

delle valli più profonde.

In nessun luogo ce n'è più che in un altro.

La nuvola è schiacciata dal cielo

inesorabilmente come la tomba,

la talpa è al settimo cielo

come il gufo che scuote le ali.

La cosa che cade in un abisso

cade da cielo a cielo.


Friabili, fluenti, rocciose,

infuocate ed eteree,

distese di cielo, briciole di cielo,

folate e cataste di cielo.

Il cielo è onnipresente

perfino nel buio sotto la pelle.


Mangio il cielo, evacuo il cielo.

Sono una trappola in una trappola,

un abitante abitato,

un abbraccio abbracciato,

una domanda in risposta a una domanda.


La divisione in cielo e terra

non è il modo di pensare a questa totalità.

Permette solo di sopravvivere

a un indirizzo più esatto,

più facile da trovare,

se dovessero cercarmi.

Miei segni particolari :

incanto e disperazione.





                          Wislawa   Szymborska  da   Vista con granello di sabbia



martedì 7 luglio 2026

MIRAGGI E NON PIU'

 



" La mia  temporanea cecità mi ha tratta in inganno : mi ha fatto supporre che la luminescenza  - flebile, intermittente e temporanea  delle lucciole - fosse la luce del Sole ".   (  frida  )





MILLE PEZZI


E se potessi

un giorno

smontarmi in mille pezzi,

raccomanderei alle mani -

alle mie mani di bambina e gioia -

di non rimontarmi

per evitare la caduta,

il gambo che si spezza,

la cesoia del cuore.


Mi metterei in cerca

dei pezzi di ricambio:

stelle,

soffi,

ali

per volare.


La vita ti smonta

e riassembla

a suo piacimento.


A te non resta che

asciugarti le lacrime,

franare e risalire,

sentirti morta, sapendo

che sei ancora viva.



                                                      ***


CONSISTENZE  COMMESTIBILI


Non so che

consistenza ho.

Anelo la mollica

della rosetta

che cercavo da bambina,

e invece sono rigida

come la crosta del pane.


C' è però un tempo

in cui mi addento,

e mi scopro spalmabile

come se potessi stendermi

all' infinito

e diventare piatta e lunga

come il cielo.


E' quel tempo

che cerco :

un tempo di briciole e nuvole

in cui, anche se piove,

io rimango cielo.



                                                     ***


SIPARIO


Il cielo tira le tende

come se si vergognasse

della sua nudità;

poi inizia a gridare

come mia madre

quando tornavo a casa

con tre in fisica.

Apre la bocca

e intona un Do

come un tenore

sprezzante del silenzio.

Taglia in due la città

e il cuore dei deboli.

Al via le finestre

con i tamburi

bum bum,

la pioggia si frantuma sui vetri,

e il suo odore di viaggiatrice

è il nuovo interprete,

la voce che serve

ai disperati

per credere che

altrove

ci sia il sole.

Poi tutto finisce.

Cala il sipario.

Applausi.



                                             ***


CHI  SEI


Donna fragile

a cui hanno spezzato gli occhi.

Rimesti il passato

cercando nuovi ingredienti,

ma l' amore è altrove,

e presto lo scoprirai.


Non stringere il tuo cuore:

fallo parlare.

Per troppo tempo 

hai messo da parte

il tuo sentire.


Ma ora 

ascolta le urla

che dentro ti lacerano.


Sono le stesse che -

quando il sangue si secca

e la ferita si suppura -

ti faranno essere bella.


" Oh, sono viva ! "

dirai allo specchio,

ma ciò che rifletti è molto di più.


Sei donna che parla,

che per occhi

ha fiumi

che qualcuno ha cercato

di interrompere.

Ma lo sanno le dighe :

contro la corrente

non c'è niente.


Scorri, donna.

Scorri -

e arriva dappertutto.



                                              ***


VENTO  DEL  NORD


Corpo che trema :

vento dal nord del cuore.

L' estate scivola

sulla pelle -

che avvampa 

e suda -

ma non è che

un' emozione.


Un bagliore :

l' alba sul tuo viso

sorge il giorno -

una nuova stagione

d' amore.


Corpo che ti muovi,

gusti solo ora

la dolcezza di ciò

che entra in noi

e poi se ne va :

un baleno

e la sua scia.






                      Martina  Maria  Mancassola   da  Per capire chi sono



lunedì 6 luglio 2026

PROMESSA E SPERANZA

 


                " Forse la Poesia non salverà il mondo ;  mi aspetto tuttavia che salvi me "    (  frida  )





PROMETTI A TE STESSO


di essere così forte che niente possa disturbare la pace della tua mente.

di parlare di salute , felicità e prosperità ad ogni persona che incontri.

di far sentire a tutti i tuoi amici che c'è qualcosa di speciale in loro.

di guardare il lato positivo di ogni cosa e rendere il tuo ottimismo realtà.

di pensare sempre per il meglio, di lavorare solo per il meglio, e di aspettarti solo il meglio.

di essere entusiasta del successo degli altri tanto quanto lo sei del tuo.

di dimenticare gli errori del passato e di puntare verso i più importanti traguardi del futuro.

di avere sempre un' aria allegra e di donare ad ogni essere vivente che incontri un sorriso.

di dedicare così tanto tempo al miglioramento di te stessa da non avere tempo per criticare gli altri.

di essere troppo capace per le preoccupazioni, troppo nobile per la rabbia, troppo forte per la paura, e troppo felice per permettere la presenza di problemi.

di pensare bene di te stesso e di proclamarlo al mondo non con parole gridate, ma con azioni grandiose.

di vivere credendo che il mondo intero sia dalla tua parte, finché sarai fedele a tutto il meglio che c'è in te.





                        Christian D. Larson   da      The Optimist Creed 



domenica 5 luglio 2026

LA LINEA SPEZZATA

 


                                                         Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...




In una recente intervista, l' autore afferma che  " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice  - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema  democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita  ( di un figlio,  di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.




La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra

la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno

si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse

la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo

borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.

di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica

e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,

la sua voce sapeva di ruggine e paura.



                                                  ***


Non posso fare altro che correre

controvento

nell' aria gelida di questa mattina

che nasconde i cattivi

pensieri. La ferita / il tumore che ti

ha prosciugato.

E' rimasto l' airone a controllare il

canale,

si prende il tempo necessario a

spiccare il volo.

Mi osserva prima di sparire nel

cielo nero.



                                          ***


é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni 

morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,

sotto il cavalcavia della stazione.


ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio

non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento

l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma

nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente

di padre, come un film guardato al contrario.



                                      ***


Che venga - anche inaspettata - l' ora

che ci separa.

Che il tempo si posizioni nel punto

cieco dell' occhio.

Cerchiamo altre strade, altre vie di

fuga, un soffio

di tempesta, un accidente, un urlo

tra noi e il mondo.

E' come scappare stando fermi /

come farci male

senza capirne il motivo, senza dare

tempo

al fiato che manca di ritrovare

l' aria. Con la paura

sussurrata nelle ossa che diventa

misura.

Presto, che il respiro si faccia

notte.



                                              ***


graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde

di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla

la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo

buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte

che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.



                                                   ***


ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci

lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida

e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico

usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.



                                                  ***


Colpiscimi là dove si genera la

parola. Porta

silenzio, danno e ferita. Inciampa

su di me mentre

vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso

che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.



                                       ***


sono passi di una voce ben riconoscibile

i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.

l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori

e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.

i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova

cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.


guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia

e le campagne allagate tra Roma e Firenze.

arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria

di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.



                                                ***


Ti passerò dentro attraverso la linea curva

dell' amore, lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie.

Qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo

un rumore lieve, una ferita che rimargina piano.





                         Fabrizio  Lombardo   da    La linea spezzata