Giotto, Cappella degli Scrovegni " Noli me tangere "
Quanto buio ci si addensa intorno in questa Pasqua, come mai dall' ultimo conflitto mondiale. Guerre così vicine, nelle immagini che il web ci rovescia addosso ogni giorno. E noi qui, a comprare uova di cioccolata. I distributori di benzina sono ancora pieni, e noi qui a sperare che in fondo sia una Pasqua come le altre, e che infine tutto questo buio si sciolga. Oggi è - appunto - il giorno del buio . Che cosa è avvenuto ? Oggi sulla Terra c'è un grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme... "Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli Inferi " recita un' antica omelia pasquale. Parole che almeno fino a ieri, fino all' addensarsi su di noi dell' angoscia di una guerra non impossibile, forse a molti erano poco comprensibili. La morte in Croce è comprensibile, la Resurrezione - per chi ha fede - anche; ma quel lungo giorno di silenzio ? Dov'era andato Cristo, il Sabato ? " Il Sabato - in un' omelia di Benedetto XVI - è quell' intervallo unico e irripetibile nella storia dell' umanità e dell' universo in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. " La solidarietà più radicale, al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell' uomo, dove non arriva alcun raggio d' amore, dove regna l' abbandono totale senza alcuna parola di conforto : gli Inferi. Ecco, questo è accaduto il Sabato : dentro la morte è risuonata la voce di Dio. Cristo è sceso laggiù, nel buio della solitudine cieca, nel dolore inconsolato, del peccato incancrenito e della disperazione. Da allora è possibile trovare una mano che da quelle catacombe di morte ci prende e ci conduce fuori. " L' essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l' amore, allora anche là è arrivata la vita. Nelle lunghe e mute ore del Sabato, Cristo è passato dentro la disperazione, stabilendo che nemmeno quella è - in Lui - l' ultima parola. Con la Resurrezione è stata vinta la morte e ci è stato promesso che rinasceremo, e ci ritroveremo. Il Sabato è il silenzio di chi ha perso tutto. Il silenzio dei passi di Maria Maddalena, la prima al sepolcro all' alba dopo una notte di pianto. Lui, che era tutto, Lui che era la vita stessa, era morto. Maddalena scopre il sepolcro vuoto e corre a chiamare gli Apostoli, ma è la prima che riconosce Gesù risorto. L' indicibile felicità di Maddalena, la donna più felice .Chissà che non avvenga un miracolo, chissà che anche noi, uomini e donne di un tempo troppo prodigo - distratti e troppo sazi - possiamo trovare in questa Pasqua la speranza della Maddalena, una speranza insperata , che sola può nascere da un cuore che non vuole morire.
Di Emio Prados Such, Maria Zambrano coglie l' aspetto essenziale e remoto :
" A volte si ritirava da solo in un angolo di campagna, come un poeta mistico dell' Islam, come un " Sufi " , e forse proprio questo era veramente Emilio ".
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A dire - forse - di una poesia che ha perseguito l' invisibile e la luce - che ha assegnato alla luce una natura lignea, da toccare, con le spine che ti bucano la mano. Poesia dell' oltreterra ma terrena, con angeli issati dal fango a una sapienza angolare, che prevede la mungitura, il vello e i capezzoli a pieno latte.
Dice di lui Maria Zambrano . " Che il poeta - la cui " vocazione " era stata quella di abbandonarsi totalmente nella vita e nell' essere - si era rivelato compiutamente al cospetto della morte ".
Emilio Prados scrisse i suoi primi versi in Svizzera nel 1921, nel sanatorio di Davos Platz, dove era ricoverato per una tubercolosi polmonare. La malattia lo svuotò di sé, consegnandolo alla poesia delle cose ultime e - dunque , per sempre prime, per sempre qui - e- ora. Di qui, una poesia al contempo concreta e trasfigurata, come di figure perfezionate nel riflesso, rovesciate sul lago - superficie irta, dove la verità trova giustificazione nel suo doppio. Poesia - dunque - che va bevuta.
Ripropongo questa poesia, postata fra le prime all' inizio della creazione del blog, perché - rileggendola - mi sono stupita io stessa della sua valenza quasi " profetica ". Se allora era solo una bella poesia, oggi è molto di più.
(...) Gli affetti non si ammalano. non sono aggredibili. E' solo il cervello, la sua chimica e la sua architettura che si alterano, si decompongono e - di conseguenza - generano i sintomi della follia.
L' amore può essere imbavagliato, rinchiuso, imprigionato, ma rimane tale, puro, non si ammala, non impazzisce.
E' solo la mente, la chimica del cervello - la sua sconnessione - la causa della follia. (...).
Que c' est triste Venise au temps del amours mortes
VENICE
Mi sei di fronte
anche nell' incolmabile
spazio
che azzera i nostri passi
e ci fa stretti.
Tu
hai gondole per me
e canali che spingono in mare aperto
riverberi di luce
miti
come questo sole.
frida
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La tecnica del navigare
LA TUA VENEZIA
Specchio la tua Venezia di amori perduti con una Venezia d' amori ( da altri vissuti ).
Ed è semplice, nella città del mondo dove specchiarsi è più rituale, ove l' acqua genera riflesso, ma altrettanto ingoia senza restituire - ritrovarsi tra il vedere dei gondolieri e il tremolìo delle barche alla fonda.
Tutto sostenuto da musica che è ponte tra calle e calle, nel superamento dell' acqua che espande il passo ad altra terra rubata : un' infinita metafora del prendere il largo - una volta conosciuta la tecnica del navigare indifferentemente le acque, le terre e i desideri.