sabato 17 ottobre 2026

NON TORNARE E' LA GRAZIA

 


                                                    Ma lo prometto : riordinerò il paesaggio infranto         




Terminate le loro opere,

compiuti i loro viaggi,

lasciano il paesaggio:

acque dense di cadaveri, rami divelti,

carcasse di uccelli, navi fracassate.

Cosa fa ? Chi viene dopo ?

Può distruggere ancora ?

Difficile, dopo il gesto che ha sconquassato.

Eppure si deve.

Si fa arte per come lo consente il mondo.

Si lavora a ciò che è dentro e fuori,

attenti a ricucire strappi, a seppellire morti,

a salvare esseri quasi sommersi.

Io sono un re di cui vorrei si dimenticasse il nome.

Ma lo prometto :

riordinerò il paesaggio infranto.




                          " Non tornare è la grazia "       di Marco Ercolani ( Amico del tempo che fu... ) 



PENSIERO

 




                                                                  " Ciò che a una valutazione 

                                      temporanea e

                                      superficiale

                                      appare come una perdita o

                                      una sconfitta,

                                      a volte si rivela 

                                      una Preservazione ". 


                      

                                      frida



Dio sa di cosa abbiamo bisogno.


lunedì 12 ottobre 2026

NOTTE

 



                              

                                         Agostino Steffani -  " Notte amica al cieco Dio "                  


                                                                              12  Ottobre 2026



mercoledì 26 agosto 2026

PER UN COMMIATO GENTILE

 


                                                                        21 grammi  -  Il peso dell' anima



Ripropongo , quale gentile commiato dopo dieci anni di scrittura sul blog. - dove ho lasciato molte tracce di me  - un post dei primi mesi. Chi mi ha seguito per abbastanza tempo, capirà che non si tratta di un evento casuale, ma di una scelta precisa : questo post è più attuale ora che all' epoca in cui lo scrissi la prima volta.

Il cerchio si chiude - come accade inevitabilmente ad ogni cosa sulla Terra -  ma qualcosa di sicuro rimarrà a me e a tutti quelli che hanno seguito con curiosità, competenza e passione l' evoluzione di questo Sito ( e mia ).

Non posso perciò che ringraziare con la dovuta gratitudine chi  - attraverso la Poesia - ha condiviso con me pensieri ed emozioni.

Un abbraccio  da        frida




FILOFOFIA DELLA CONSOLAZIONE


Leggo

che la pienezza è l' annientamento dell' assenza,

e che è felice soltanto

chi ha già perso ogni speranza.

Coloro che scrivono questo

non possono comprendere che dalla ferita

che duole e puzza nascono api bionde

e che il loro miele

è la flebile luce che ci illumina.

Loro, padroni della loro conquistata circonferenza,

non sanno 

che è sterile la pace che non vivi.




                         Piedad Bonnet   da   Stratagemmi del debole


                                                                       

domenica 23 agosto 2026

BUONGIORNO, VITA

 


                                                       " C'è ancora tanto che non conosco di te..."    ( frida  )

 


                                          " ... t' abbraccerò

                                così che tu non possa andare via,

                                non dirmi no

                                tanto saprei amarti pure come idea..."




                                  Ultimo    Buongiorno vita



venerdì 21 agosto 2026

ASSENZA E FIORITURA

 

  

                                                                                           Fioritura



" I fiori che vi mostro in questa foto appartengono a una pianta che fiorisce una vola sola nella vita, e pressoché mai in un interno. Ma ciò che non poteva succedere, è successo. Al ritorno da un mio viaggio, dopo circa due settimane di assenza, aprendo la porta, ho subito ho avuto il sentore di un acutissimo profumo come di gigli. Già pensavo a chi avesse potuto avere un pensiero cosi premuroso da farmi trovare dei fiori per il mio ritorno, quando, avvicinandomi all' angolo dove raccolgo le mie numerose piante ( una posizione molto luminosa davanti ad una porta finestra  ), ho scoperto l' arcano. Una delle mie piante, che nella sua crescita aveva ormai quasi raggiunto il soffitto, senza alcun segno o premonizione prima che partissi, era improvvisamente fiorita. Senza nessuna cura in particolare e in completa solitudine. Ogni ramo fiorito era formato da una specie di globo bianco, che - a sua volta -  comprendeva tanti fiori più piccoli che alla sera si chiudevano, per riaprirsi il mattino dopo. Tutta la casa fu impregnata per giorni da un profumo intenso e dolcissimo, quasi come quando le chiese venivano riempite di gigli per le festività importanti. 
La stessa aura solenne e quasi sacra.
Fu il ritorno più bello e commovente della mia vita, e anche il dono più imprevisto e caro.
Da allora guardo le piante e i fiori in modo diverso, con più amore e compassione, e ogni mattina  - appena mi alzo - le saluto amorevolmente, con uno sguardo d' intesa per ognuna. "


                                           frida


                                                           




" Sono cresciuto in un mondo di cultura contadina. L' intraprendenza di mio padre ha dato vita a un' azienda di floricoltura : il lavoro era nella sua vita una vocazione. Ho appreso da lui l' interesse per il dolore delle foglie, che in me si è trasformato per il dolore degli uomini. Nei fiori recisi ho sempre visto quello che ho incontrato negli esseri umani : la bellezza, lo splendore, la luce della vita e l' inesorabilità della morte, il loro appassire inevitabile, l' odore inconfondibile dell' acqua putrida nei vasi, il loro destino di rifiuti, il loro essere fatti di polvere. La fragilità non rende meno preziosa la vita, al contrario, ciò che è destinato a finire può apparirci ancora più luminoso proprio perché non potrà durare per sempre ".





                Massimo  Recalcati  da      Il complesso di Telemaco




venerdì 14 agosto 2026

TI LASCIO QUESTO...

 


                                                                                      e lucevan le stelle ...




...ché forse è meglio bendarsi di sé stessi

   e aggiungersi una carezza,

   quella che ci manca;

   lasciarci avvolgere da un tempo che sia nostro,

   in uno spazio che confini gli altri al loro destino.


   E lecchi le tue ferite - solo

   lavandole dal sale

   perché la vita arriva , finalmente.


   Ma è così tardi.





                                                 frida



giovedì 13 agosto 2026

PICCOLA PHILOSOPHIA

 


              " Ci sono stagioni in cui bussare alla porta rimane un gesto educato, ma inutile "  ( frida  )





PICCOLA PHILOSOPHIA

           ( Col tempo )


Solo col tempo s' apprende che la vita non cambia ritmo.

E che ogni frutto matura solo quando è il momento.

Se l' esistenza spera un tempo sconfinato, il cuore

brucia sempre d' impazienza.


Solo col tempo, quando lo scorrere dei giorni

si consuma, s' impara il gusto lento della noia e

ad aspettare.

E solo il tempo insegna

che l' universo ignora la nostra vita.


Basta chiudere gli occhi e immaginare la nostra sedia

vuota : noi che non siamo più.

Ma non tutto morirà insieme a noi : il nostro cane

seguirà il primo disposto a una carezza.

Nient' altro resterà che un' ombra vaga

ad abitare - per pochi giorni ancora - la nostra casa.

Poi più nulla.


E quello che adesso pensi essere Te,

non è più Te già da molto tempo.





                                                   frida



martedì 11 agosto 2026

DEI VIVI E DEI MORTI

 


  Foto da  European Cemeteries




" Dei vivi e dei morti " è un libro che non cerca di piacere, e forse è per questo che convince - nel senso più profondo del termine, quello che implica fedeltà a qualcosa di vero . Loriana d' Ari - benché sia pressoché un' esordiente  nel panorama poetico  ( questa è la sua seconda raccolta ; della silloge d'esordio ( " Silenzio, soglia d' acqua "  ho già parlato recentemente e la potrete trovare su questo blog ),  è una delle voci più mature della sua generazione : una poeta che conosce la propria tradizione senza esserne schiacciata, e che usa il corpo ( quasi un paradosso visto che è una psicoterapeuta, e si avverte  ) come unico strumento di conoscenza. La soglia tra vivi e morti che questo libro abita, non è una metafora : è la condizione reale del linguaggio quando questi viene spinto abbastanza in profondità da toccare l' osso. La poeta lo sa e ce lo fa sapere in ogni verso.






Non è successo niente di preciso
nessuna svolta
nessuna divina illuminazione
capace di tenere tutto insieme.
ho solo smesso
a un certo punto
di cercare il momento esatto
in cui si è aperta la frattura,
non serviva più.
una coppia di merli ha nidificato
nel giardino condominiale
non lo so spiegare
non è felicità
è che adesso quando cade qualcosa
non cade tutto e qualcosa resta vivo.


***


ecco le povere cose, gli esili resti.
nel disarmo i coltelli feriscono 
da ogni lato.
qui la colpa è uno scavo di rotule
nel fango, la spola
dei vivi tra gli opposti schieramenti.
quanto ai morti, indugiano
anche loro, da quando è slittata
la soglia non sanno più
dove cadere.


     ***



intercity notte 237


di stazione in stazione cercarti
in un volo radente l' orizzonte
pettinare i filari dei tigli e le case
folgorate dalla fuga dei lampioni.
non c'è niente che possa durare
poco oltre l' istante dilatato
se non restando, a occhi chiusi,
spalmata sui binari a pancia sotto
con il fiato premuto contro il freddo
della massicciata, sentire tutto.
ed è qui che ti muoio, ed è qui
che ogni volta ti tocco.


***


che mi attrae è la colla
del niente, nell' eterna spirale o
moto alterno a diffrazione 
del bianco. un alveare
di creature nate a morire.
qui per sempre vorrei danzare
con la pelle aderente
al vero, tesa
nella pienezza della resa.


***


la donna stambecco


la s' indovina di notte dal biancore
della schiena, quasi un' altra concrezione
calcarea o formazione lattescente.
ma trascorre oscuramente nella coltre che
s' allenta e cede quando inarca
la fionda dei tendini, ed è nuda la donna
stambecco, ora spicca non resta che la scia
dei cristalli di salgemma e come brilla
lassù in alto il precipizio.


***


non toccate chi dorme, svegliereste la quiete
dei morti - dice il ciglio che sgrana nel buio
a ogni piede oltre la soglia.
tra cruna dell' iride e scalpito di luce
sopravvive chi domanda il transito, scosta
le tende al pallore del volto, poi le richiude.


***


vajont


l' invaso ingravida la valle, singhiozza dalle crepe
non date da bere al monte marcio.
il versante dai piedi d' argilla
slitta. sappiamo ormai
le scosse, le strade palmo a palmo
sconnesse, le fondamenta fradicie . chiniamo
le schiene al tramonto sotto i larici
dove l' acqua che regge il monte gli erode
il fianco . mentre già ci trascina un vento denso
a svanire. e il monte non cessa di cadere.


***


li abbiamo pianti, ma tornano a noi
per varchi tremiti schiusi ai rami
dai bianchi guizzi del mandorlo
e nel silenzio quel soffio di vento
ultrasuono che dice non dice :
siamo la piena portanza dei corpi
la dissolvenza nella scia dei passi
non altrove, ma via dal vostro tempo
dentro il calco vivente del mondo.


***


non visti, i morti si allenano
alla trasparenza.  dei vivi
ricalcano le orme, coincidono
ombre e contorni. d' inverno
ravvivano il fuoco, trascinano
notti interminabili lungo i
corridoi. non sanno se verrà
il perdono, ma intanto
bagnano i fiori, per questo
resistono, anche senza di noi.


***


kanglé


c'è voluta intera la vita a divenire un uomo
appreso perdere il peso del corpo perdere i fili uno a
uno. del fantoccio ammucchiato all' angolo
rimane il sorriso sghembo, lo slargo
dell' occhio scucito dalla luce.
quanto tutto è reale adesso, che anche l' aria
potresti toccarla, e nulla più a lungo
trattenere. la frana dei sensi cede calore
alla terra. ne drena la linfa, non rimargina.


***


vai premendo nei passi l' agonia
di quegli arti incassati, ritorti
in monconi di ali contratte
nello sforzo di non tracimare.
ogni strada è un attrito di spine
quando i piedi non sanno posare
a terra. e ora che dentro più
non annaspi, levigo i sassi
nella bocca. appronto il pianto
dolce che ti accolga.






                                       Loriana  d' Ari  da    Dei vivi e dei morti



giovedì 6 agosto 2026

S' IL SUFFISAIT....

 


                                                             .... d' aimer ... je ferais de ce monde un reve...



Quella di Loriana d' Ari - psicoterapeuta - è poesia che non conosce intermezzi tra visione e ragionamento : tutto sembra confluire e parlare con un unico linguaggio attraverso una lenta scarnificazione del pensiero. Una collisione gentile, dimessa, seppur non del tutto arresa : dinanzi a questa incomunicabilità, vi è sempre il desiderio di compenetrare. Questa volontà rende il passo della poesia, ostinato, senza ragione. Un vero e puro atto d' amore.




canto il silenzio dì edera preghiera

spira dentata d' artiglio che affonda

sbalza la mappa, l' intaglio preciso

su questo corpo di scogliera franta

un ribollire ai bordi, una scampata

emorragia : tocca là dove brucia

non chiarire, non dire.



                                                    ***


questa stanza o un' altra, questa o un' altra

l' ora, carta e matita a scarnificare memoria.

torvo il riflesso che ammicca a quel

davanzale, lasciarsi

abitare da un' altra qualsiasi morte incruenta.



                                                   ***


è saggezza di funambolo : troppo vero spezza il filo.

e barcolli in bargagli, cieco l' occhio che crede

svelto il piede che sfiora

lo strapiombo di essere intera.



                                                 ***


sono nostri questi morti , i nomi li abbiamo graffiti

nei vasi , sottopelle . ed è tutto un frugare

di labbra franate sui cocci, aguzze a cantare la sete.



                                                   ***


torno all' attesa in cui ti lasciai, sfangando un vento

spesso . sfiato ferocia nella corsa e sangue di bestia.

ti ritrovo - mite - a quella svolta : tanto

hai custodito , ora lo vedo.



                                             ***


il coleottero spicca iridescente

cielo di felce a spiovere l' ombra

del giaguaro che schianta le vertebre

a sera.  mia foresta libertà oscena

chi può dire cosa è umano ?



                                              ***


nei giorni scava il silenzio un sentore

di buio : per ogni tua morte, la febbre

di saperti vivo . nel raspare di unghie 

frante, misto al tuo il mio fango.



                                               ***


ora che più chiara è questa notte

una penombra di morbidi e saldi

contorni, lasciami aperta

ai volti di un volto soltanto.

stanno a un soffio l' antilope

e la tigre , la grandine e la rosa.

che continuino , io prego

e non dimentico.





                              Loriana d' Ari   da     Silenzio, soglia d' acqua



mercoledì 5 agosto 2026

NOTTURNO ( 2 )

 


                                                                             .... luminoso silenzio...




E' l' amore che fa chiudere gli occhi ,

il desiderio che diventa bisogno ,

quello che si ferma e riparte

misurando il tempo che manca alla meta.


E' un sogno dell' alba che cerca motivi

e non trova ragioni;

è un possesso di carne senza confini,

ossessione di darsi un contegno e la resa.


( E' ) nudo e fremente abbaglio di vita,

luminoso silenzio dell' ultima falce di luna.



                           

                                         frida



sabato 1 agosto 2026

NOTTURNO

 


                                                                                            1 Agosto



NOTTURNO


Attenderò la notte per scagliare

schegge acute di sguardi contro il cielo.

E mi sia scudo il buio,

e mi sia dolce la tempesta

del dolore sopito.


Io no, io non grido.




                                         frida


domenica 26 luglio 2026

POESIA PER LARA

 




                                   FINCHE' IO POSSO E IL VENTO DURA



                                                     Ho vele di capelli

                                      a districare turbini di pensieri, nodi

                                      e corde tese per ammainare sogni ,

                                      e reti fitte di fitte rughe a catturare il tempo.

                                      Relitto ancora aperto al gemito di tempesta

                                                            navigo

                                      finché io posso e il vento dura.




                                                                  frida


               

lunedì 20 luglio 2026

RAREFAZIONE

 





                                         Dolce annientarsi

                                         nella rarefazione


                                         di là dallo sguardo terreno.




                                 Gisella  Genna


                                     

domenica 19 luglio 2026

CANTO LIBERO

 


                                                                          ... il mio canto libero sei tu ...





SONETTO XVII


Non ti amo come se fossi una rosa di sale, un topazio,

o freccia di garofani che propagano il fuoco :

ti amo come si amano certe cose oscure,

- segretamente - tra l' ombra e l' anima.


Ti amo come la pianta che non fiorisce, ma porta

la luce di quei fiori - nascosta - dentro di sé,

e grazie al tuo amore l' aroma intenso che si è sprigionato

dalla terra, vive debolmente nel mio corpo.


Ti amo senza sapere come, né quando, né da dove;

ti amo direttamente, senza problemi né orgoglio:

ti amo così perché non conosco altro modo di amare,


eccetto in questa forma in cui io non sono né tu sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicini che i tuoi occhi si chiudono con i miei sogni.




                      Pablo  Neruda    da    One Hundred love sonnets




ESTATE


                                                            Le parole che ascolti ti toccano appena...




ESTATE


C'è un giardino chiaro, fra le mura basse

di erba secca e di luce, che cuoce adagio

la sua terra. E' una luce che sa di mare.

Tu respiri quell' erba. Tocchi i capelli

e ne scuoti il ricordo.


Ho veduto cadere

molti frutti, dolci, su un' erba che so,

con un tonfo. Così trasalisci tu pure

al sussulto del sangue. Tu muovi il capo

come intorno accadesse un prodigio d' aria

e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale

nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.


Ascolti.

Le parole che ascolti ti toccano appena.

Hai nel viso calmo un pensiero chiaro

che ti finge alle spalle la luce del mare.

Hai nel viso un silenzio che preme il cuore

con un tonfo, e ne stilla una pena antica

come il succo dei frutti caduti allora.





                         Cesare Pavese     da    Lavorare stanca



domenica 12 luglio 2026

CICATRICI

 


                                    " Agnosco veteris vestigia flammae... "   ( Virgilio  -  IV Libro dell' Eneide  )




GUARDANDO A EST


I


Ci sono luoghi dove tutto

ancora si ripete, mai sazio

il ventre tellurico della fiera

feroce che possiamo essere,

che siamo, persi alla mano

custode del destinale brivido

azzurro della vita : luoghi

dove il margine è slabbrato,

l' occulto rovescio del mondo 

rivelato nel ferro e nella pietra

che ingombrano lo sguardo,

nel vento sfibrato

                                che non trova più luce.



                                                *


II


Eppure ha un nome anche

il futuro dissanguato senza

ormai più bene dopo tanta

distruzione; il nome proprio

della perdita, che cerca ma

non trova una consolazione.



                                              *


III


Le vite degli altri ci riguardano

anche quando non vorremmo -

mobilia residua che ingombra

le stanze della mente , e cerca

un riparo all' eco della Storia.



                                                    ***


Talvolta il cuore velato

delle cose non si schiude

al raggio che tenta l' ingresso,

rimane indistinto nel tempo

cifrato che ancora lo serba,

invisibile anche a se stesso.



                                              ***


Le cose non esistono più, ma sono accadute per sempre.



C'è un guasto oltre il lampo che ci percorre,

anime trascolorate nel silenzio che ritorna.

C'è un dire che si ripercuote nel vuoto,

un sentire vivi i giorni addosso. Arma

riposta in attesa dell' ora, quella giusta

che arriva, nel segno indelebile tracciato

dall' orma : il sangue rappreso

                                                 di tutte le guerre.



                                                     ***


TERRA DI NESSUNO


Anche se mi hai desolato la terra, e seminata a sale

giace nella sua inerzia ; se le radici non trovano

alimento per i frutti, e diffidano ormai del ventre

tellurico dove avevano attecchito ; se l' aria è di ferro

e l' orizzonte di piombo, e il mare un pensiero

annegato, un paesaggio dimenticato : io

conto i giorni, e ripasso me stessa a memoria.



                                              ***


" Rinnova i nostri giorni, rendili come quelli di prima "

  Lamentazioni, 5



TRASCENDENZA


I


Quando la luce diventa nero

e il lampo incenerisce l' albero

mi misuro con la tua mancanza.

Nel respiro tagliato dall'ombra

la sostanza cieca di una pena antica.



                                               *


II


La luce di Maggio resuscita il mondo

e i colori accesi per la gioia dello sguardo

che torna a misurarsi con l' orizzonte.

Ma il pensiero è riverso, assiderato

e il cuore in un letargo ostinato.



                                                    *


IV


Ogni volta che si è chiuso il cerchio

della nostalgia restaurando la pienezza

dell' intero ; ogni volta che ho riconosciuto

quell' unico che poteva dire chi ero : ogni

volta che ho sentito di aver amato davvero.





                           Giovanna Rosadini  da    Cicatrici



sabato 11 luglio 2026

O MARE E TU...

 


                                  Ammore mio/ se non ce stess' o mare e tu / nun  ce stesse manch' io...




FINE REPLAY


... cosa ci resta 

oltre il rumore del mare

che annaspa alla deriva

con l' inedia che non s' incurva

in quest' aria malandrina

a noi che camminiamo

coi piedi nell' acqua

per non sentire la calura

in questa devastazione esiziale

nell' aria zolforosa

delle fumarole della solfatara

sulla curvatura del moto ondoso

dove un manipolo di parole

sghembe

tentano di resistere agli ossimori

dislocati nel volo

di un rivolo di vento...



                                             ***


IL CORPO CANTA IL SUO DOLORE


... il corpo canta il suo dolore

linguaggi logorati dall' uso

cercano parole tra lucciole corrotte

follia è adagiarsi nel loro luccichìo

come vorresti confezionassero la tua vita

con una parola rinviata o una che esplode

ma non dura che un istante

il tuo desiderio se la parola brancola nel buio

na vranca  ' penziere  si trasformano                           

in onda incantata confusa e rassegnata

di una marea fonemica

ma non dura che un istante...



                                                 ***


PARLAMI DEL MARE


... non parlarmi di morte

a me che l' ho guardata

tante volte negli occhi :

parlami del mare

e dimmi se sorride...




                                Giorgio  Moio     da     Marea



venerdì 10 luglio 2026

STRADE



                                                    " Casa è ovunque il cuore è sempre abitato "  (  frida  )

           


                 

STRADE


Inutile chiedersi che lago protetto da aironi

si trovava nell' altra vallata,

o rimpiangere i canti del bosco

che non avevo attraversato.


Inutile chiedersi dove

potevano portare altre strade,

dato che portavano altrove;

poiché è solo qui e ora

la mia vera destinazione.


E' dolce il fiume nella tenera sera

e tutti i passi della vita mi hanno

portato a casa.




                             Ruth  Bidgood



IL CIELO

 


" I sentimenti sono ambivalenti , e sono fatti contemporaneamente di luce e di ombra. "   (   frida  )




Da qui si doveva incominciare : il cielo.

Finestra senza davanzale, telaio, vetri.

Un' apertura e nulla più,

ma spalancata.


Non devo attendere una notte serena

né alzare la testa

per osservare il cielo.

L' ho dietro a me, sottomano e sulla palpebre.

Il cielo mi avvolge ermeticamente

e mi solleva da sotto.


Perfino le montagne più alte

non sono più vicine al cielo

delle valli più profonde.

In nessun luogo ce n'è più che in un altro.

La nuvola è schiacciata dal cielo

inesorabilmente come la tomba,

la talpa è al settimo cielo

come il gufo che scuote le ali.

La cosa che cade in un abisso

cade da cielo a cielo.


Friabili, fluenti, rocciose,

infuocate ed eteree,

distese di cielo, briciole di cielo,

folate e cataste di cielo.

Il cielo è onnipresente

perfino nel buio sotto la pelle.


Mangio il cielo, evacuo il cielo.

Sono una trappola in una trappola,

un abitante abitato,

un abbraccio abbracciato,

una domanda in risposta a una domanda.


La divisione in cielo e terra

non è il modo di pensare a questa totalità.

Permette solo di sopravvivere

a un indirizzo più esatto,

più facile da trovare,

se dovessero cercarmi.

Miei segni particolari :

incanto e disperazione.





                          Wislawa   Szymborska  da   Vista con granello di sabbia