" Forse la poesia non salverà il mondo ; mi aspetto tuttavia che salvi me " ( frida )
PROMETTI A TE STESSO
di essere così forte che niente possa disturbare la pace della tua mente.
di parlare di salute , felicità e prosperità ad ogni persona che incontri.
di far sentire a tutti i tuoi amici che c'è qualcosa di speciale in loro.
di guardare il lato positivo di ogni cosa e rendere il tuo ottimismo realtà.
di pensare sempre per il meglio, di lavorare solo per il meglio, e di aspettarti solo il meglio.
di essere entusiasta del successo degli altri tanto quanto lo sei del tuo.
di dimenticare gli errori del passato e di puntare verso i più importanti traguardi del futuro.
di avere sempre un' aria allegra e di donare ad ogni essere vivente che incontri un sorriso.
di dedicare così tanto tempo al miglioramento di te stessa da non avere tempo per criticare gli altri.
di essere troppo capace per le preoccupazioni, troppo nobile per la rabbia, troppo forte per la paura, e troppo felice per permettere la presenza di problemi.
di pensare bene di te stesso e di proclamarlo al mondo non con parole gridate, ma con azioni grandiose.
di vivere credendo che il mondo intero sia dalla tua parte, finché sarai fedele a tutto il meglio che c'è in te.
Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...
In una recente intervista, l' autore afferma che " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita ( di un figlio, di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.
La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra
la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno
si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse
la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo
borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.
di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica
e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,
la sua voce sapeva di ruggine e paura.
***
Non posso fare altro che correre
controvento
nell' aria gelida di questa mattina
che nasconde i cattivi
pensieri. La ferita / il tumore che ti
ha prosciugato.
E' rimasto l' airone a controllare il
canale
si prende il tempo necessario a
spiccare il volo.
Mi osserva prima di sparire nel
cielo nero.
***
é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni
morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,
sotto il cavalcavia della stazione.
ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio
non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento
l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma
nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente
di padre, come un film guardato al contrario.
***
Che vanga - anche inaspettata - l' ora
che ci separa.
Che il tempo si posizioni nel punto
cieco dell' occhio.
Cerchiamo altre strade, altre vie di
fuga, un soffio
di tempesta, un accidente, un urlo
tra noi e il mondo.
E' come scappare stando fermi /
come farci male
senza capirne il motivo, senza dare
tempo
al fiato che manca di ritrovare
l' aria. Con la paura
sussurrata nelle ossa che diventa
misura.
Presto, che il respiro si faccia
notte.
***
graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde
di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla
la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo
buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte
che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.
***
ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci
lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida
e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico
usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.
***
Colpiscimi là dove si genera la
parola. Porta
silenzio, danno e ferita. Inciampa
su di me mentre
vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso
che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.
***
sono passi di una voce ben riconoscibile
i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.
l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori
e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.
i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova
cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.
guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia
e le campagne allagate tra Roma e Firenze.
arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria
di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.
***
Ti passerò dentro attraverso la linea curva
dell' amore lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie;
qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo
Il testo di Parrini affronta il tema sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei ricordi, un modo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l' assenza si riassesta nella percezione del mondo e della sua eredità. La poesia dell'autore è come un rovo trafitto nel corpo e nell' anima, maturato nel varco simbolico di una protezione e manutenzione emotiva a difesa di una capacità evocativa in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentimenti introspettivi. Si insinua come il profumo di un soffio vitale ; unisce passato e presente ; estrae il solco della sofferenza dalle pieghe desolate dell' assenza; rinviene l' incisione della nostalgia nelle impronte del distacco.
C'è un momento, nella lettura di certi libri di poesia, in cui si smette di leggere e si comincia ad ascoltare. " Corpo conto corpo " è uno di quei libri. Non perché seduca o lusinghi, ma perché fa esattamente il contrario : riduce, sottrae, sfronda - fino a lasciare il lettore solo con qualcosa di essenziale, che forse non si riesce neppure a nominare, ma che proprio per questo rimane, imprimendosi in mente e cuore.