venerdì 19 luglio 2024

QUALCOSA CHE MI RIGUARDA ( dice Daniela )

 


                                                         Non vedere più la bellezza uccide...




HO TRASCURATO DI DIRE QUALCOSA CHE MI RIGUARDA


Ho trascurato di dire qualcosa che mi riguarda

ma che riguarda anche voi che mi siete vicini.

Amo la luce che indietreggia quando gli alberi

flettono le foglie nel vento simili ad aironi verdi,

mi commuove l'orizzonte di mare

che emerge dal buio come un ricordo

e il sole che arriva a toccare l' acqua senza scalzarla;

vorrei parlarvi dei miei percorsi sotto i portici di

piazza Vittorio dove ristagna il fiato di tante voci

e del raccoglimento della luce quando scende sulla

tavola apparecchiata, ma anche della prima vastità del giorno

o della prima oscurità del giorno quando un antifurto

mette in scena la scintilla dell'idea


io sono una che raccoglie sassi

ma non sono una collezionista

li stringo in pugno per ricordare il

corpo, scrivo dialoghi di lunghe

frasi con la vita per non sprofondare

scrivo per ingraziarmi la morte -

sono una sospesa nella paura

che prima di spalancare la finestra

e sparire nei cunicoli della notte

allagherà di luce le pagine dell'infanzia.



                                                   ***


Anche senza sangue il male fa paura

anche se non ci sono sciami di bombe che cadono sulla

città *, anche se non ci sono volte di fumo nella stanza

anche senza labbra nere il male fa paura


morire prima della morte fa paura

ma non vedere più la bellezza uccide.




                           Daniela  Attanasio   da      Vicino e visibile



*  era il 2017 e le bombe  non cadevano sulle città ( non così vicine a noi, almeno )




giovedì 18 luglio 2024

ESSERE VIVI NEL MONDO DI DANIELA

 


                                                      L' impazienza di te non è più tortura...



" Il segreto della poesia è fatto da : spontaneità, segreto, accuratezza. In quest'ordine preciso"  

( Elizabeth Bishop )


Queste sono esattamente le caratteristiche di Daniela Attanasio.




non ha una sua solitudine lo spazio una solitudine il tempo -

sono due idee che si curvano ma non si toccano

come le tende che scendono sui vetri della finestra

i libri schierati nelle loro rastrelliere

come le braccia quando si chiudono in un abbraccio

senza stringere nulla


solitudini inerti che non sanno niente delle mie paure -

non è la solitudine dell' aquila in montagna

né la solitudine di chi entra in clausura a spaventarmi

ma quella dell' acqua che nella cella del freezer

si cristallizza in un cubetto di ghiaccio.



                                                ***


se noi scordassimo il sole d'estate che ci

scortava su una strada di sabbia

verso la tela azzurrissima del mare

se avessimo scordato il riflesso viola dell' acqua

gettata sugli scogli dai tagli del vento

se volontariamente ci scordassimo

di sperimentare la bellezza della terra o avessimo già scordato

tutti i pensieri d'amore che risucchiando il respiro

ci hanno fatto tremare

una volta almeno dovremmo girarci per guardare indietro.



                                                ***


avrei voluto spostare lo sguardo dalla tua

schiena al tronco malato del platano ai pappagalli

che sono germogliati sui rami della magnolia

fermarmi davanti alla fontana di pietra ma le

ortiche si moltiplicavano sotto i piedi la siepe di

alloro sfumava gialla nella sua gabbia geometrica

la ghiaia si macchiava di muffe e cortecce

sotto il sole le foglie bruciavano accartocciate dalla

sete - l'impazienza di te non è più tortura

tra vita e morte c'è uno spazio esiguo ormai una

lingua di silenzio fra le facce del mondo e la bellezza


come accadeva nell'infanzia un secolo fa tra la

paura del buio e la grazia del sole d'inverno

quando entrava dalla finestra con la volta a ogiva.




                               Daniela  Attanasio  da   Vivi nel mondo



mercoledì 17 luglio 2024

FINO A DOMANI

 


                Fatti coraggio, sfida l'amore / fammi vedere cosa vuol dire avere un cuore...


 


Oggi vorrei che tu rintracciassi le mie orme

per custodire la parte giusta del cuore

dove il sangue è rosso e la morte dorme.



                 Daniela  Attanasio   da     Vivi al mondo



LA PREZIOSA " ELLE " DI FRANCESCA

 


                                                           Io sento il suo passo fatto d'aria...



E' un raccontare. E' un raccontarsi. Noi siamo spettatori di questo teatro dalle luci spente, fioche a volte. Strizziamo gli occhi per vedere le forme di certe scene ; aguzziamo l'udito per ascoltare i dialoghi semi nascosti tra i versi, o quelli immaginari tra chi resta e chi non c'è più. Attenti, cerchiamo di capire cos'è successo veramente attraverso gli sguardi e i gesti dei vicini, la vicinanza degli amici. Non vorremmo arrenderci al nostro non essere adeguati a questa drammaturgia, al nostro non essere preparati ad affrontare il dolore - quando si presenta - al nostro non esserlo mai. Eppure continuiamo a leggere questi testi - fiume ( chi volesse legger altre poesie dell'autrice , può trovarle su questo blog, all'etichetta Francesca Del Moro ), a farci bagnare dalle gocce che schizzano a ogni metafora intuita, a ogni similitudine azzeccata, a ogni rima che sonoramente si leva in questo canto.

Cosa ci resta addosso?





E' di altri la vita che ci resta.

E' per proteggerli.

Lieve cura dire noi.


 Noi superstiti.



                                             ***


Camminando

come con la febbre alta

ogni parola

mi spacca le labbra.


Penso come

la sua vita

si è versata.


Come mi è caduta

la sua vita

fra le mani.



                                           ***


IL SUO SPARIRE


Dallo stato di famiglia

le detrazioni in busta paga

la dichiarazione dei redditi

il conto in banca

il sito dell'università

la rubrica del telefono.


Io che ratifico

firmo, confermo.


Il suo sparire.



                                               ***


Fosse fatta con le dita

l' arma che si è puntata contro.


L' avessi presa al volo

puntata verso l'alto.



                                           ***


Vorrei vederti

gli occhi da vicino

mi hai detto.

Gli occhi

sono lo specchio 

dell' anima, si sa.

E  lei vuole vedere

se l'anima l' ho ancora.



                                        ***


Mi piaci

dice lei, generosa

sei più dolce

il dolore

ti ha forse cresciuta.

Io so di avere

gli occhi calmi di chi

ha deposto le armi

e non teme più nulla

si rincuora al sapere

che la guerra è finita

anche se l'ha persa.



                                               ***


Lui mi parla

con una tenerezza

che non gli conoscevo.

Forse la voglia

di un lieto fine dopo

la tragedia, forse i segni

di un amore postumo.

La morte a volte

cambia una vita intera

a qualcuno inventa

dei ricordi buoni

a qualcun altro

glieli toglie tutti.



                                          ***


Fra tutti noi ha fatto

il percorso più lungo.

Non piange, ha una luce

leggera nel viso

lo sguardo perso

verso l'infinito

sorride quando

parla di suo figlio

dice di aspettare

dalla morte la pace.



                                           ***


Quando è diventato

un angelo tuo figlio?

Mi chiede, straziante

tenerezza condivisa.

E' già passato

un po' di tempo

ma la parola precisa

insieme al loro nome

fa ancora spavento.



                                            ***


Il gruppo è la vita.

Due volte al mese

sbendiamo la ferita.

La facciamo respirare

la guardiamo

mentre duole e sanguina

e impercettibilmente

si rimargina.



                              Francesca Del Moro  da     L



martedì 16 luglio 2024

HO BISOGNO DI NOI...


                                                        

                                               Io ho bisogno di  Noi......





HO BISOGNO DI NOI...


Ho bisogno di vomitare

e di montare di frusta la bile

insieme all'albume degli occhi;

di scrivere del nulla

e del mutato dolore degli angeli

senza più un cielo da ricucire

con brandelli di pelle per farne coperta.

Se solo potessi truccare le carte

e sentirmi regina di cuori

per prenderti la mano...

Se solo sapessi leggere i cerchi

sul pelo dell'acqua e della tua lingua...


Non voglio essere sepolta nel paradosso

di verità nascoste e dei perché

impiccati a un AMO.

Voglio una croce nel solco del silenzio

che porti il mio nome e fiori freschi

d' arancio, immaginando domeniche

di primavera e d'amore, tra filari di gelsomini

e baci avviluppati alle labbra.

Io non so vivere di questi giorni spaiati

a vagare smarrita come anima monca.


Io

ho bisogno 

di Noi

che abbiamo perso

anche questo tramonto.



                                    frida



domenica 14 luglio 2024

UNO SGUARDO SU ZOE'

 


                                                          L' illusione era questa amicizia...



Questa raccolta di Zoé Valdés rappresenta chi si ostina a sondare i margini della realtà, ma che rimane a lungo nell'ombra di coloro che impongono le loro prerogative ( riferimento al regime di Castro a Cuba, criticando il quale fu esiliata in Francia nel 1995 ), sempre più vicina a sferrare un colpo di rinnovamento nella propria poesia.

" La quotidiana guerra delle canaglie / Contro la poesia / Non dirò niente d più / Anche se non saprei tacere ".

 E' così che si vive questa raccolta, attraverso i testi che sono veramente unificati per tema, stile e pensiero ( sentimento d'amore, di amicizia, di sacrificio e di eroismo, nonché grido di dolore e di ribellione contro le ingiustizie perpetrate dalle dittature ), un unico discorso con tante varianti, sfuggente e allusivo alla vita.

" I pesci si trasformarono in sudditi / di stupide spacconate ".




DIPINGERE  LA  VITA


Non sussurrerò che il colore è

brutto

Troppo scuro nel suo azzurro

elettrico

Ti consiglierei di rimuovere il

manto bianco

Con la tavolozza chiazzata di

dorato

L' illusione era questa amicizia

trasparente

Ed è diventata nera

Per averla così impastata di

melassa

Io come intuisci amo il verde

Muoio per il giallo

E ho bisogno del rosso per

baciare i sogni

Non ritornare per favore con le

macchie cristalline

Non ho niente a che vedere con

il gelo

E domani avrò le mani bianche

di calce

Il pube roseo e un morso

Il mare è un colore esuberante

Per ridipingere la vita

Che si va sciogliendo scolorita

Per i sobborghi e i vicoli.



                         Zoé   Valdés     da     Anatomia dello sguardo   Trad. di Giordano Lupi


                       

DONDE QUEDA LA LUZ ?

 


                                                             E' una bomba atomica caduta...




DOVE RIMANE LA LUCE ?


Dove rimane la luce quando si spegne?

Almeno, il calore rimane ancora

posando su ogni superficie

la sua mano amorevole per qualche minuto

prima che il suo guanto collassi

gelido, sulle piastrelle intirizzite.

Ma la luce mai : la stanza in ombra

sprofonda nell'amnesia della sua lucentezza;

le tenebre sono improvvise se il dito

sigilla le labbra dell'interruttore.

Tutto si risolve in un istante,

la guerra della notte contro il giorno.


E' una bomba atomica caduta

non un esercito in lenta ritirata.



                               Antonio  Rivero Taravillo     Trad. di Marcela Filippi



venerdì 12 luglio 2024

POESIE DI MARUSA

 


                                                                  L' importante è insistere...





COME PROLUNGARE IL MOMENTO


si può stendere come un filo fra due pali della corrente elettrica

ma se hai paura dell'altezza può servire anche come filo per il bucato

l' unica differenza è che nel primo caso il tuo

tempo sarà misurato da uccelli casuali

nel secondo invece la tua strada

sarà come pizzicata e i

momenti si faranno

lunghi ma la tua

vita resterà come

prima -

breve .



                                              ***


COME SCRIVERE UNA POESIA


prendi un coltello con cui tagliare un pezzo di cielo

strofina via dalla pelle gli ultimi granelli di sale di questa estate

e conservali sotto la lingua per l'inverno

così - nel buio - ritroverai più facilmente la via verso sud

cogli pezzetti di storia per creare memoria

e infilali nelle tasche del cuore

fai finta di gettare sguardi a caso

fai finta che la direzione di partenza dipenda dalla luce

pensa al nero degli occhi e alle mani calde

tocca delicatamente il dito di

questa fragile presenza del silenzio

e aspetta che cominci a suonare

l'importante è insistere

fino all'ultimo respiro.



                                                     ***


QUELLO CHE NON E' SUCCESSO


tra i ricordi i miei preferiti

sono quelli di ciò

che non è successo

le nevi dell'anno scorso

i ciliegi in inverno

il domani

che poi

arriva

quando meno te lo aspetti

il bello di questi ricordi

è che si può sempre

aggiungere o togliere qualcosa

senza avere la coscienza sporca

capovolgerli

e mischiarli come carte

e inoltre sono

quasi sempre

ricordi bellissimi

anche di quello

che non è mai successo

che resta nascosto da qualche parte

da qualche parte

è.



                                              ***


PESCIOLINI


all'inizio c'è

un foglio bianco e vuoto

uno spruzzo silenzioso qua e là

poi i cerchi sull' acqua

e l'attesa

di una fine

che arrivi presto

o un po' più tardi

che accade

oppure no

nel bianco, il galleggiare

dei pesciolini neri

presi

ignari

nella rete del poeta.



                                                   ***


LA RACCOLTA DELLE OLIVE


quest' anno il tempo è stato clemente

il sole ci ha scaldato i capelli

la bora non ce li ha sventagliati sul viso

quindi abbiamo pettinato gli alberi


noi che amiamo così tanto tacere

raccontavamo storie e ogni tanto

mordevamo il frutto amaro per poi

sputarlo e ridere con i denti anneriti


solo che non osavamo cantare

non avevamo ancora il coraggio

tutti insieme

di aprire la bocca nel medesimo tempo


per ora tutto riposa nei momenti

in cui le nostre dita

si toccano accidentalmente

tra le foglie d'argento.



                       Marusa  Mugerli  Lavrencic     Trad. di Ana  Gersak


    

mercoledì 10 luglio 2024

L' AMORE , IL SILENZIO DI DOLORES

 


                                                     Ridere, adesso manca il nostro ridere...




OGNI PAROLA CHE SCRIVI LA CONSUMA IL FUOCO


Ogni parola che scrivi la consuma il fuoco.

Ogni pagina che lasci in bianco

aggiunge un'elica delicata alla tristezza

e si mette a girare...

Se attraversiamo la pioggia,

la notte trasforma in bicchieri i nostri cuori

perché beviamo lentamente l'uno all'altro

malinconiche storie di uccelli

feriti nell'aria

e che verso di noi ancora scendono.

Le levatrici curano vecchi soli

all'orecchio delle gestanti;

le loro mani immobili incidono il tempo

e dispongono l'area scura delle case.

Per lunghi corridoi il silenzio incatena statue.

Ogni splendore del tuo corpo che offri

ti fa ridere e ti fa piangere di profilo

nella luce incurabile degli specchi.

Vieni a coricarti sul mio pianto

e le tue palpebre chiuse

eseguano i loro ordini siderali.


Non ci possiamo amare,

i nostri giorni si sono già incrociati

e nel silenzio che dissodavamo per unirci

cancellammo i nostri stessi cuori.




                       Dolores  Etchecopar da   Canciòn del prencipio



lunedì 8 luglio 2024

OGNI VOLTA ( che pronuncio te... )

 


                                                    Profumano ancora queste notti di rosa...



" Non ho mai sentito l'urgenza di pubblicare, ho sempre pensato e lasciato sedimentare ogni pensiero e ogni parola il più a lungo possibile, nella speranza - al contempo - che tutto trovasse il proprio posto, il proprio ordine nella semplicità, nel tempo mai banale del silenzio ".

( S. Sblando )




COME  NOI


Concedo tutto me stesso ad una passeggiata

di portici e schiamazzi, di profumi ed erbe,

di vento e di bandiere.

Siamo in questo esistere di cose non dette

un garbuglio di giochi e silenzi

nell'abbandono di un'apparenza disattesa.


Parliamo di strade, fra mendici e rimandi

di vento, solitudini d'asfalto e sigarette.

Preghiamo ché sia la distanza,

l'inappetenza del destino a renderci

singolare moltitudine fra specchi deformati.


E che non sia la curva di una rotaia

a indicarci la precisa direzione.



                                           ***


OGNI VOLTA CHE PRONUNCIO TE


Ogni volta che pronuncio te comincia un verso

nell' a capo di ogni singolo respiro c'è

l'impronta dell'affanno,

e i giorni si protendono al tempo

dal precipizio di un'assente punteggiatura.


Sarà che finora ho scritto

ciò che meglio so fare,

il fermarsi di un autobus al capolinea

e l'incedere del sonno tra le prime ore

del lavoro


che mi porto a parlare di te,

di Emily, della tua casa dai tre muri

vista mare

e di questa cocciuta traversata di un ponte

tra due sponde prosciugate


e noi vorremmo l'altro

come la coraggiosa incertezza

di chi entra in una vasca

piena

d' acqua calda.



                                          ***


GELOSIA


Non sarai fra mura di cera accesa

stesa a colare, o negli echi

di un'ineffabile lingua, a ritrovare la tua

fotografia nel silenzio senza luce.


Non riconoscerai più qui e nei giorni

che rileggono il passato, quel verso

germogliato sul profilo e caduto

sopra un foglio bianco, ad asciugare.


Profumano ancora queste notti

di rosa, dei fiumi delle tue labbra.

E che nessun altro s'abbeveri.


                                              ***


DALLA MIA MANSARDA


Amo il freddo silenzioso

della mia mansarda

della vita tra i lucernari

che come in un personale 

stato

       di necessità

avvolge garbugli di fogli

tenuti stretti

       nell'assedio

del giorno alle parole

nella dolcezza appassionata

dell'impegno

       nel desiderio

di porgere

       un tuo fianco

       furtivo

alla notte.




                      Salvatore  Sblando    da    Ogni volta che pronuncio te



POESIE PER UN NUOVO INIZIO

 


                                                         Oggi vorrei essere un dolore...



Il sottotitolo del volume è " Poesie per un nuovo inizio ". Dopo eventi di grande dolore ( la morte del padre ), la vita impone di ricominciare in modo diverso - certo più consapevole - a fare i conti col proprio presente e con la propria interiorità. Anche la poesia, plasmata dalle esperienze dolorose, col dolore matura : si fa rarefatta, più " giusta", nel verso più scandito e nella scelta del lessico, anche da un punto di vista grafico.




ASSENZE


Oggi 

vorrei essere

                  un dolore

di quelli che nascono

dopo che abbiamo vissuto

sottosopra

senza fiato.


Perché quando

non ho male

significa che non ci sei.



                                             ***


 IL DONO


L' indugio merita ogni attimo

          di tempo

sull'osso

          laterale

di entrambi gli alluci.

Seguire col respiro

i contorni

dei tuoi piedi

          mentre puntano

indefiniti un orizzonte

è ciò su cui

di questa scena

e panorami di personaggi

val la pena poggiare

ogni stanchezza


mentre al tatto

         delle mie mani

attendo

        il tuo arrenderti a me

ferocemente.



                                          ***


LA PROVA DELLA MIA SCRITTURA


La prova della mia scrittura

                                sei tu

che leggi ogni

                              traccia d'inquietudine

che t' appresti fra le mie insonnie

                              e cancelli

ogni scansione del respiro


mentre io fisso

l'ennesimo punto

unico segno

                            d'interpunzione e aria

fra me

                            e te.



                                         ***


PIAZZA  DERNA


I sogni

          quelli veri

non hanno bisogno

          di aggettivi.

Come il traffico

di Piazza Derna

ruotiamo intorno

alle nostre poesie

desideri che diventano

voce e cadenza

                     di Emilio

                                 Paolo

                                        Taormina.

O come quei maestri

che non puoi pagare

se non con la grazia

di ogni verso

sospendi il rosa

attillato dei tuoi occhi

mentre il nostro rosso

             acceso

si specchia sulle rotaie

del tram

per tagliarci

ancora

          sottovento.



                                            ***


POETA


Prima di iniziare

a scrivere

              leggo

                sempre

come quando

per guidare prima

per anni ho guardato

               mio padre.

Ora che scrivo

ho appena finito

                di leggere

pagine altrui

di versi negati

e dipinti di sguardi

verdi e nero

china nel dipinto

che non sa

di essere nato

scritto

                   sopra notti

                intere di fogli

                       in trasparenza.



                  

                          Salvatore  Sblando da    Lo strano diario di un tranviere ( Poesie per un nuovo inizio )



 

venerdì 5 luglio 2024

VOLEVO TENERE PER TE

 


                                                         Volevo tenere per te anche l'attesa...



Lascio la casa bianca e il muto giardino.

Deserta e luminosa mi sarà la vita.

Nessuna donna saprà cullarti

come io ti celebro nei miei versi :

non scordare la tua cara amica

nell' Eden che hai creato per i suoi occhi,

per me che spaccio una merce rarissima

e vendo il tuo tenerissimo amore.



                     Anna  Achmatova   da     Stormo bianco



domenica 30 giugno 2024

NON DIMENTICATEMI

 



                                                             P. A. F.  " Non dimenticatemi "



Alle isole Solovki, dove lo avevano costretto dal Febbraio 1933, Pavel Florenskij studiava il ghiaccio. Mefistofeliche storture della Storia: l'antico monastero del XVI secolo era stato convertito nel primo gulag sovietico. Il 27 Novembre, al figlio Mik, Florenskij scrive di fiumi che " ghiacciano fino al fondo " e " di bellissime cascate di ghiaccio come nel Regno addormentato". Come si sa, il poeta - scienziato - teologo venne fucilato quattro anni dopo in un bosco nei pressi di Leningrado e il suo corpo non fu mai trovato. Eppure, persino nel cuore della disperazione, continuava a stupirsi del creato, continuava a sondarne i misteri. Certamente, le ossessive osservazioni sul ghiaccio testimoniano il genio di un'epoca raggelante, tuttavia Florenskij nel ghiaccio intuiva anche altro: nell'acqua che si marmorizza, nel suo fatuo cuore di cristallo, liquido e pur concreto, si rivela la natura dell'anima e l'avvio verso una purificazione.

" Un giorno che avrai tempo, esamina la struttura dei ghiaccioli, per ricordarti così del tuo papà. Prova a tagliarli per lungo e per traverso, osserva con la lente di ingrandimento come sono disposti i cristalli, disegna quello che vedi e poi riferiscimelo ", scrive al figlio nel Gennaio del 1934.

Anche così si santifica un amore.

All' attività scientifica, negli inferi del gulag, Florenskij  alternava l'opera lirica. " Oro", il poema testamentario, è una piena di ghiacci di " aurifero gelo" sfiancato dal sorgere dell'estate. Anche questo poema è dedicato al figlio Mik : " Un germoglio, un boccio, un fiore, un frutto /, ogni cosa vive di propria gioia /. Cosa più bella, consola l'occhio /. Non aspettare, quindi, e rallegratene ora /. " Florenskij canta il creato nel punto esatto in cui la creatura muore; le cose splendono adornate dagli ultimi sguardi.

Pavel Florenskij credeva nella rigenerazione del proprio tempo attraverso un pensiero che unisse ricerca spirituale e osservazione scientifica, la fisica e la mistica, la prasi lirica e quella matematica. " Che cosa ho fatto io per tutta la vita? Ho contemplato il mondo come un quadro e una realtà unica, ma in ogni istante, o meglio in ogni fase della mia vita, l'ho fatto da un determinato angolo di osservazione", scrive nel 1937 al figlio Kirill. Negli ultimi anni della detenzione, prese a studiare le alghe : amava quelle forme impalpabili che mutano a seconda delle circostanze e che si possono mangiare. Per lui, ogni singolo elemento del mondo respira della singolarità di Dio, per questo va studiato.

Aveva fatto testamento molto tempo prima, nell' Aprile del 1917. Chiedeva ai figli di " non soffrire per me" , gli intimava di " fare la comunione appena lo avessero seppellito, di ricordarsi del Signore e di vivere al suo cospetto." Gli chiedeva di " onorare gli avi, di non dimenticare la stirpe, il loro passato, di studiare tutto quanto li riguardava e di adoperarsi per rafforzarne la memoria."



                                           ***


AMOR FATI


Giorno e notte si susseguono

con la stessa frequenza e tu non vedi

come soffro in silenzio

e non mi lamento affatto.


Ci fu un tempo, quando pensavo

di salire fino in cima allo zampillo.

Ma giunto in vetta,

dall'alto sono precipitato.


Io non oso parlarti

( in che modo mi potresti aiutare ? )

la morte fascia lo guardo triste -

i miei occhi un velo nero.


La fine è vicina, Dio lontano,

e io non oso rivolgere con l'anima

una preghiera a Lui : non ne ho la forza

e taccio, abbassando lo sguardo.


Tu, mite agnello di Dio,

prega, se puoi,

prega in pura umiltà

per l'anima di chi soffre.



                           Pavel Florenskij   ( poesia inserita nella silloge " Nell'eterno azzurro" e tradotta da Lucio Coco )



LA LIBERTA' DI FERNANDA

 


                                                                   Fernanda Romagnoli



Fu pura diserzione.

Silenziosa vedetta mi scortava

all'estuario del tempo.

Lo spazio si sfilava dai miei piedi,

mal cucito sudario.

Non c'era qui altro metro che l'eterno.

Non v'era riva fuor che lo splendore.

Mia minuscola lampada - arsa viva!


Salivo libera, appena appesantita

dalla parte del cuore.

Scioglieva il sale della mia memoria

l'aria che ospitò Eva.


Ma adesso - era possibile? -

sentivo rifluire in me un raduno

d'indicibile assenza, e mi moriva

laggiù, come la bestia di nessuno,

la vita che m'ero portata sempre addosso

malvista carceriera.


Lei pagava il mio scotto.

Oh libertà :

che c'è di libero in questo?

era nel patto l'eccidio degli sciami

per fuoco, che m'inseguono

" Occhi" avvampando in volo  " Labbra, mani"

e " Siamo noi " con pula di ricordi.


Mi avranno, prima o poi.

Io sono stanca di essere tutta pura.

E' il peso della mia costola, il tremendo

tirante che mi trascina altrove. Dove?

" Fermati, il luogo è questo ".

Sorrido " Riconosco :

la caverna del cuore! ".

Io qui li attendo.

E bianca come una monaca che abiura,

mi svesto di te, libertà.




                       Fernanda  Romagnoli  da   Il tredicesimo invitato



sabato 29 giugno 2024

L' ESTATE DI UMBERTO

 


                                                               Tutto si muove lietamente...



La tipica poesia narrativa di Umberto Saba assume - in questa lirica - un accento più astratto, quasi metafisico. Tutto sfolgora in un luccichìo e l'essenza è da rintracciare in una fosforescenza di luce dorata. Il poeta in " Principio d'estate" non ci descrive un paesaggio, ma una " metamorfosi di felicità ", una gioia che non è intaccata né ammaccata da quello che egli chiama " doloroso amore", cioè la ferita originaria di essere uomo con la sua crisi di inabilità del mondo. Tornano anche qui - come altrove - le immagini  care al poeta: il mare e la riva di Trieste , città " dalla scontrosa grazia", ma in una versione più trascendentale che lo avvicinano ai grandi poeti dell' Ermetismo.





PRINCIPIO  D'ESTATE


Dolore, dove sei? Qui

non ti vedo;

ogni     apparenza    t'è

contraria. Il sole

indora la città, brilla

nel mare.

D'ogni   sorta   veicoli

alla riva 

portano   in   giro

qualcosa o qualcuno.

Tutto    si    muove 

lietamente, come

tutto fosse di esistere

felice.




                              Umberto  Saba  da   Tutte le poesie



giovedì 27 giugno 2024

L ' ULTIMO SALUTO

 


                                                      E avrei voluto qualcuno di caro accanto...



Quando l'Umanità perde un poeta, non fioriranno più le sue parole, i suoi sentimenti non si sposeranno con il sole, con l'invenzione fantastica, con l'allegoria del mondo. Quando si smarriscono questi topoi dell'esistere, accade di percepire meno la carezza del vento, di gioire meno della potenza del fuoco, di non vibrare come prima all'occhieggiare freddo e intermittente del cosmo stellato, gemendo di sperdutezza alla trapunta notturna stesa con pietà sui nostri affetti.

Riposa in pace. (  13 Maggio 2024 )



                                                                    ***



SOPRA UNA POESIA DI JUANA  INES DE LA CRUZ


Ora vieni a trovarmi

come si farebbe con un malato,

negli orari di visita stabiliti.

Per portare conforto a se stesso,

come si farebbe in fondo a un mare

farebbero i colati a picco. Gli annegati.

Sbracciandosi tra i flutti, per dirmi

che appartiene al mondo dei fondali.


E viene a trovarmi di nascosto,

come non si farebbe con un amato.

Con scarpe chiodate e un bocciolo

serrato nel pugno. Come un pettirosso.

Vaticinio per le sue membra dorate, per dire

che appartengo alla solitudine delle vette.


O libro tibetano delle circostanze,

racchetta da neve su un altopiano fiorito.

Ho compassione per le mie vite precedenti,

per quelle inesistenti.



                                                 ***


MISSA SICCA PER DIE


Come se non fossi mai appartenuto.

E avrei voluto qualcuno di caro accanto,

il cavo di una mano da portare alla bocca.


Lo sguardo infossato

e bovino - dell'angelo vendicatore.


Che contempla la trasparenza

del mio sorso d' acqua, della mia sete

di riverbero.


Prima di mandare giù questa croce.


Da un crocifisso che non mi ascolta quando gli parlo,

come se sentisse solo il dolore dei suoi chiodi.

Perché la vendetta non è quella cosa sgradevole

che rende gentile l'odio.


E' la scaturigine che diventa caligine nella gola.

Di una fonte che disseta, solo annegando.



                                               ***


GLOSSARIO DEL CUCITO


Ingebord cara


la Verità è soltanto un lustrino

che si sfila dal suo ordito


con reprensibile eleganza

vacilla sulla vampa


e arde.




                       Lorenzo  Leporati    da    Il canto delle pescatrici




mercoledì 26 giugno 2024

L' AMORE DI ARSENIJ



                               Si aprivano al nostro sguardo le città come per incantesimo...





PRIMI INCONTRI


Ogni istante dei nostri incontri

lo   festeggiavamo   come

un'epifania,

soli a questo mondo. Tu eri

più ardita e lieve di un'ala di

uccello,

scendevi come una vertigine

saltando   gli   scalini,  e   mi

conducevi

oltre    l'umido   lillà  nei   tuoi

possedimenti

al di là dello specchio.

Quando giunse la notte mi fu

fatta

la   grazia,   le    porte

dell'iconostasi

furono aperte e nell'oscurità in 

cui luceva

e lenta si chinava la nudità

nel   destarmi : "   Tu   sia

benedetta ",

dissi,      conscio   di   quanto

irriverente fosse

la mia benedizione: tu dormivi,

e il lillà si tendeva dal tavolo

a sfiorarti   con   l'azzurro   della

galassia le palpebre,

e   sfiorate    dall'azzurro  le

palpebre

stavano quiete, e la mano era

calda.


Nel cristallo pulsavano i fiumi,

fumigavano i monti, rilucevano

i mari,

mentre assopita sul trono

tenevi   in   mano   la   sfera  di

cristallo,

 e " Dio mio! "  tu eri mia.


Ti destasti e cangiasti

il vocabolario quotidiano degli

umani,

 e   i   discorsi    s' empirono

veramente

di senso, e la parola tua svelò

il proprio nuovo significato :

zar.


Alla    luce   tutto   si   trasfigurò,

perfino

gli   oggetti   più   semplici - il

catino, la brocca - quando,

come a guardia, stava tra noi

l'acqua ghiacciata, a strati.


Fummo condotti chissà dove.

Si aprivano al nostro sguardo,

come miraggi,

città sorte per incantesimo,

la   menta    si   stendeva   da   sé

sotto i piedi,

e   gli   uccelli   c'erano   compagni

di strada,

e i pesci risalivano il fiume,

e il cielo si schiudeva al nostro

sguardo".


Quando   il   destino   ci   seguiva

passo a passo,

come un pazzo con il rasoio in

mano.



                                           ***


LA LETTERA


Se   oggi   m' avessi    scritto   una

lettera

mi sarebbe giunta da sola,

anche    senza   i   francobolli,

cassata o timbrata,

anche   senza   poscritto   o

profumo di rose sui margini,

anche senza l'indirizzo o le tue

parole d'amore,

oltre   tutti   i   postini   e  i    fermo

posta militari,

nel  rifugio,  sottoterra,     fino   a

qui ; da sola

mi sarebbe giunta lo stesso !


Mandami   almeno   una  riga,

almeno una

cinguettante riga di vocali, qui,

al fronte.

Ma   cos'è   una   lettera!

D' accordo,  che   non  ce   ne  

siano.

Mi   facevi   impazzire   anche  

senza di esse.

Volgi  il  tuo  viso  ad  occidente,

oltre i monti,

oltre i mari turchini.


Almeno   un   istante  senza

tempo né spazio,

solo   ali  guizzanti  nel  sogno

ingarbugliato,

trattieni   un  attimo   il  respiro

mentre spicchi il volo

oltre i mari e i monti.



                                           ***


IERI TI HO ATTESA FIN DAL MATTINO


Ieri ti ho attesa fin dal mattino,

 ma   loro   sapevano   che   non

saresti venuta.

 Ricordi che bella giornata era?

Una festa. Ed io uscivo senza il

cappotto...

Oggi    sei   venuta,  e   ci  hanno

preparato

 una giornata      particolarmente

grigia.

La pioggia, l'ora così tarda,

le gocce   scorrono   per   i  rami

freddi...

La parola non serve a placarle,

né le asciuga il fazzoletto.



                        Arsenij   Tarkovslij