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lunedì 30 settembre 2024

IL RUVIDO UMANO DI MARIANGELA

 


                                      Tenere il sangue acceso. Essere cosmico coro.




" Lo gel che m'era intorno al cor ristretto..."

              Dante -  PURGATORIO XXX, 97


Chiudevo gli occhi

e dentro gli occhi chiusi

altri occhi sgomenti

restavano accesi.


Dentro gli occhi un lago

vagamente nero

e angoscia vaga leggera

covava il suo enigma antico -

una sfera di buio non mio

non io - e dunque di chi di che cosa ?


Dipanare una fetta di scuro

mondiale. Tenere il sangue acceso.

Essere cosmico coro.

Voce della voce. Sentiero - per quel lago

che giace sul fondo. Ghiacciato.

Pericoloso. Paurosissimo vero.



                                            ***


Prendevo il mondo

dentro me. Lo pettinavo.

Gli dicevo pianino 

stai buono. Sii paziente

con noi. Miglioreremo

siamo qui da poco.

Ancora non capiamo

e ci agitiamo troppo.

Ancora guerreggiamo.



                                             ***


Faceva il tempo

le sue finte.

Appoggiava spenti frutti

nel marcio. Dipingeva scenari.

Come osava il tempo come segnava

sui volti il suo gioco

sui volti sui musi

sui tronchi. Eppure c'erano

istanti 

d'oro e ancora ci sono

e smascherano quel suo 

lavoro finto

strappi in quel suo velo

agili decori - capolavori.



                                               ***


Pescherecci tu dici. Guarda bene.

Navi da guerra sono. Hanno radar

argani uncini. Reti infinite di tonnellate.

Hanno nomi appropriati - Vichingo

Barbaro. Per ognuna che salpa è spargimento.

Seminano ravvicinata fine

promettono tempeste e fame. C'è

tanto lutto sui pontili, lo vedi? Sulle prore

e le poppe, un esibito chiasso muscolare.


Potessi dire andate ad adorare.

Dite grazie al mare. Non rapinate.

Raccogliete ma non rapinate.

Fate bene. Siete uomini del mare.

Potessi dire è delicato, non lo rovinate -

sarei patetica, non credi?

Io questo chiedo, farli sanguinare

con le parole. Farli innamorare.



                                                 ***


Il mio cuore schiacciava le sue rondini

nel non avere tempo. Non avendo tempo

con quel mucchio modesto di cose da fare

non avendo davanti il largo tempo

il respiro si consumava e cadevano molti capelli


poiché non c'era tempo c'era la morte

poiché non c'era mai tempo è allora

che andando non si andava

da nessuna parte e facendo

non si faceva mai capolavoro. Poiché

in quel correre non si gustava

la delizia del fuori tempo

di animali e di fiori fuori del tempo

quando lentamente si apre il petto contenitore

e l'oro vero del mondo

con battito d'ala entra fino in fondo

fino al miracolo di un presente

appuntito. Lo so - è questa


la grave malattia del mondo. Semplice

alquanto da comprendere. Semplice da

curare - perché basta fermare - non essere

non fare non contare niente.



                                           ***


Ovunque c'è bellezza in eccesso

non è parsimoniosa la natura.

Mette tutto il fulgore

è ardente. C'è un entusiasmo sotto

una dismisura che la muove -

ebbrezza c'è, esagerata avventura di forme

e di colore.




                   Mariangela  Gualtieri    da     Ruvido umano



lunedì 27 febbraio 2023

NON SONO CAPACE, AMORE

 


                                                                    Vecchio fiume saremo...




Non sono capace, 

amore, di farti un

canto.

Tu sei tutto di spine e

di fuoco

e mi tieni lontana dal

tuo cuore

pericoloso. Io non so

bastarti alla gioia

e così poco così poco

mi pare

t'incanto, sollevo

quell'ombra

scontrosa

che tu sei tutto

d'amaro e furore

tu sei in urto e

sperdimento

mio velocista, mio

primatista del cuore

mio barbarico 

ragazzo di vento

mio torrente furioso

arrivi alla mia acqua

quieta

con onde e sonagli e

pepite d'oro.

Vecchio fiume saremo

un bel giorno io e te,

io acqua e tu moto, io

sponda e tu vento,

io pioggia e tu lampo,

io pesce e tu guizzo

d'argento

io luna riflessa, tu

cielo tu spada

d' Orione, tu tutto

l'amore umano

che tento che tento

d'amarti per bene

mio grembo

splendenza.

E  tu prendimi

portami con te

come un incendio

nelle tue abitudini,




                Mariangela  Gualtieri  da  Senza polvere, senza peso



sabato 17 settembre 2022

LA LENTEZZA DI BOBIN

 


                                            Goustave Courbet  -  La quercia di Flagey



" Bobin è fra coloro che hanno il compito di portare in salvo due entità così vessate dall'onnipresente impero : la lingua, la sfinita vitalità della lingua e quella che potremmo chiamare la salute ritmica del mondo, attaccata ora da quella misteriosa, sinistra forza che ci impone una generale corsa, una grande fretta e una conseguente mancanza di cura, di profondità, di compassione, di ispirazione - tutte entità che richiedono una ritmica lenta, di ascolto, di attesa, di rivelazione. Per questo mi rinfresca leggere Bobin : ho sempre l'impressione di una bolla di terra ferma e assolata. ombreggiata, stellata, nel bel mezzo di un prepotente, coatto sgambettare di tutto ".  ( M. Gualtieri )




(...) Aspetto. Ho aspettato tutta la vita. Aspetterò tutta la vita. Non saprei dire cosa sto aspettando in questo modo. Ignoro cosa può mettere fine a una così lunga attesa. Non sono impaziente di questa fine. Ciò che aspetto non è nulla che possa venire dalla parte del tempo. Non posso spiegarmi a questo proposito. Perché dovremmo sempre spiegarci? A  volte - come questa mattina - mi dico pure : " Sono atteso, non so dove, non so da che cosa o da chi, ma sono sicuro di essere atteso ".

Ieri pomeriggio mi sono innamorato di un albero. Trascorre i suoi giorni sul ciglio della pista ciclabile, poco lontano da qui.Il suo fogliame sovrasta una parte della strada. Attraversando la sua ombra, ho alzato la testa e ho guardato i suoi rami, come quando, entrando in una chiesa, gli occhi si levano d'istinto verso la volta. La sua ombra era più calda di quella delle chiese. L' apparizione di quest' albero ha fatto sorgere in me un silenzio di grande bellezza. Per qualche istante non avevo più niente da pensare, da dire, da scrivere e, persino sì, più niente da vivere. Ero sollevato qualche metro da terra, portato come un bimbo tra le sue braccia verde scuro, rischiarate dalle lentiggini del sole. Ciò è durato qualche secondo, e quei secondi sono stati lunghi, così lunghi che un giorno dopo durano ancora. Quello che è successo ieri mi ha appagato : in una manciata di secondi quell'albero mi ha dato abbastanza gioia per i prossimi vent' anni almeno.  (...)




               Christian  Bobin   da      Autoritratto al radiatore



lunedì 28 marzo 2022

SI PUO' STANDO FERMI ( Secondo Mariangela )




      Si può - stando fermi - sostenere una stella...






 

Si può, sai, stando qui

stando molto fermi

sostenere una stella. Si può

dire alla foglia di cadere quando è ora

e il frutto pilotarlo

alla maturazione.

Si può, credi, festeggiare ogni onda

scandire i fili d'erba e nominare

nell'aria il bene. Spingere il bene alle contrade

pacificare spiriti di guerra. Sostenere

la fiamma di ogni focolare nelle cucine

piccole del mondo, nei tuguri portare

la fiammella che trasforma in mangiare

i frutti della terra. Tenere l'acqua

nella trasparenza. E ferma la montagna

senza vacillare.


Stando molto fermi

si può adorare. Si può entrare

nel dolore di un altro e sollevare,

asciugare il bucato. Volare . Si può

spezzare in infinità l'umana particella

di carne.  Scatenare il potenziale atomico

che sta in ogni scaglia

della nostra pelle. Festeggiare da lì

la presente - nostra- eternità.


Stando zitti e fermi è come dire

ecco, ingravidatemi. Dirlo alle forze

dirlo alle stagioni, al cielo, alle popolazioni

invisibili dei mondi.

Si fa un atto di fede, stando fermi.

Si dice : credo in ciò che non si vede

so che non sono sola adesso

in questa camera senza nessuno,

so che nel vuoto apparente

c'è una corrente feconda, una mano

che guida la mia mano, una mente

di creazione. So di non sapere

il mistero del mondo. E so di preservarlo

per la fecondazione di ogni vivente.


Stando molto fermi si crea una fessura

perché qualcosa entri e faccia movimento

in noi, e ci lavori piano, come capolavoro

da ultimare, a cui l'artista ignoto fa un ritocco

con ispirata mano, quasi demente

tanto è forte la spinta e delicata

la certezza del tocco.


Stando fermi fermi

si festeggia la gran potenza

che esalta il sole nella sua prestanza

e lo depone ad occidente

nell'ora stanca - quando ognuno guardando

prova una leggera indicibile pena.


E stando fermi la luce entra

anche nella più tetra delle notti

e l'occhio chiuso può contemplare

il buio immenso del corpo

dove il respiro entra e si espande.


E l'aria entra ed esce

a lente calme sorsate.

E l'aria è cielo. Cielo che viene a noi

con particelle di cosmo e antiche polveri.

Fiato di tutto ciò che è stato

e del presente e vivo esserci.


Stando molto fermi

il pensiero si spande

con le sue spire incantate

sorge si gonfia

i  rivoli e pianure allagate, in rovi

in labirinti spaccati

catapecchie greti radici quadrate.

Ecco il pensiero, il divoratore.

Stando fermi lo si può lisciare

e pettinare e farlo stare giù

steso e sospeso e riposto e composto

e un po' arretrato

in sottofondo - depotenziato.


Tutto il presente esplode.

Stando fermi.


Il nome si deposita sul fondo.

Il cognome è un aggeggio antiquato.

Nessuno spinge o preme

niente s'affretta niente è lontano.

E' finito. Ciò che è lontano

è finito. Stando fermi.


E poi si fa concerto

col corpo plantare, con le sfere

celesti col musicale silenzio delle cose.


Stanno più zitte le cose stando fermi.

Resta un palpitare. Tutto pare risponda

a un direttore nascosto, non umano,

silente, geniale. Stessa partitura secolare

d'orchestra.


Stando molto fermi anche un cucchiaino

con la sua piccola ombra schiacciata sotto,

porta una dose abbondante di mistero

col mondo capovolto nella nicchia.

Anche una tazza un asciugamano un latte

una scatola di puntine, un libro, un vasetto

di crema per le mani. Stando fermi è strana

più strana la costellazione di cose sul tavolino.

La fissità si tende ed è chiaro : l'enigma

non si scioglierà.


Questo abbiamo fatto

acciaio e carta. Tessiture di fili e di sostanze.

E questo siamo. Ultimo abbozzo

prima dell'umano.




                            Mariangela  Gualtieri  da    Le giovani parole



lunedì 13 dicembre 2021

LA GIOIA DEL DONO

 


                                                            Peter Wever  -   Abbraccio





(...)  Ciò che riusciamo a conquistare attraverso i nostri progetti e i nostri sforzi non è ciò che ci dona la più grande gioia. Dal merito provengono le soddisfazioni, ma non sempre le emozioni e i legami umani migliori. Non basta fare, occorre anche salvarsi da ciò che si fa, e con ciò anche salvare ciò che si fa, perché il fare non resti non fatto. E' la differenza fra una modalità di fare - proprio il mondo che decide di  " servirsi della vita" e quella che decide di " servire la vita", in modo che essa sia generativa per tutti.( M. Recalcati - "Critica alla ragione psicanalitica " , n.d.r. ). La differenza è sostanziale e decide l'intensità di un'intera esistenza nelle infinite variazioni del suo esprimersi e attuarsi. Da una parte vi è la tendenza a trattare la vita come un serbatoio di risorse, dall'altra, quella a considerare la vita come un dono da condividere. (...)


Questo giorno che ho perso
ed ero nell'esilio
dentro panni che non erano miei
e scarpe che mi disagiavano
e tasche che non riconoscevo
e correvo puntuale
senza neanche un dono
per nessuno. Solo un vuoto, corto
respirare. A conferma che nel disamore
il fare anche se fai, resta non fatto.

  
                      ( Mariangela  Gualtieri  - Quando non morivo )




             Isabella Guanzini   da   Filosofia della gioia ( Una cura per le malinconie del presente )



sabato 11 dicembre 2021

JOIE DE VIVRE

 


                                                                  La gioia ce la metto io...





C'E' NELLA TRISTEZZA UN CONTAGIO


C'è nella tristezza un contagio

amore mio, e da questo si vede

che abbiamo fatto comune cuore

e siamo uno che pare due.


Allora io

insemino la gioia

in questa cosa che non consiste

però esiste e tiene entrami appesi.

La gioia ce la metto io.




                                Mariangela  Gualtieri  da   Bestia di gioia



domenica 28 novembre 2021

LA FILOSOFIA DELLA GIOIA 1

 


                                                                                                Stavano tutte tese le mie ore

                                                                            erano poche. Le guardavo

                                                                             dal lato che non muore

                                                                             sentivo peso e colore

                                                                             festa e patimento.


                                                                              ( M. Gualtieri )

                                                                              



(...) In una pagina delle sue bellissime " Lezioni americane", scrive Italo Calvino : " In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa." L'immagine di un graduale farsi pietra delle persone e delle cose riporta alla durezza delle situazioni del nostro presente . Benché viviamo nella più flessibile delle società mai esistite, in cui ciò che è solido sembra volatilizzarsi, non possiamo non avere qualche volta la sensazione che la vita intorno a noi si stia facendo più dura, fino a paralizzarsi. E benché la Terra sia sottoposta da tempo ad un processo di surriscaldamento climatico, si ha spesso la percezione che la temperatura fra gli uomini  si stia facendo quasi polare, nella penuria di simboli, nella sconsolante mancanza di passione, nel lento estenuarsi del desiderare. Da un lato, si assiste al dialogare delle " passioni fredde", asettiche e imprenditoriali, la cui carica fissa è contraddistinta da uno spiccato ( e spesso cinico ) spirito da prestazione e da una sostanziale caduta di ogni attaccamento appassionato. E' un miscuglio di apatia e risolutezza, è un atteggiamento cool che opera come dispositivo di raffreddamento di ogni istinto partecipativo e passione per il comune. E' la condizione paradossale dello spirito metropolitano, la cui economia psichica interiorizza, assimila e rispecchia i meccanismi del mercato, mentre cerca istintivamente zone franche di disaffezione e disinteresse. (...)



               Isabella  Guanzini  da  Filosofia della gioia ( Una cura per le malinconie del presente )


domenica 1 agosto 2021

LA FIGURA DI CAINO SECONDO GUALTIERI



                                                   Giovanni Duprè -  Caino  ( Detail )



" Mi sono tenuta a una certa distanza dalla pagina biblica, lontana da qualunque tentativo esegetico, attratta piuttosto dal silenzio che regna intorno alla figura di Caino e dalla potenza di questa icona : si staglia solidissimo in un deserto abbagliante, a muso duro, con un fratricidio che pesa sulle spalle, la maledizione della terra, la lontananza dal volto della divinità. E poi eccolo dare inizio, con la costruzione della prima città, alle nere arti  della tecnologia, rese nere più che altro dallo smarrimento dell'etica, che non ha seguito l'immenso sviluppo tecnico.

L'enigma del male, il mysterium iniquitatis, è un fondale che non possiamo non indagare, anche se non siamo capaci dell'immensa apnea che richiede. Questo è il mio primo tentativo, ancora impregnato dell'ombra che ho cercato di attraversare, colpita dalla reticenza di questo tema ad avere una parola definitiva. Non la si potrà mai pronunciare, per fortuna. Nessuno la possiede per intero e chi ha creduto di possederla, ha troppo spesso seminato dolore. "

              ( M. G.  )




Guardami -

non prometto niente di buono.

Sono messo qui a dirti qualche cosa

che non capisci bene -


Io sono la prima profezia.

La profezia che porto nella carne

è questa: calpesterai ciò che ami.

Molto vicino, intorno

e dentro te - ciò che ti fa vivo

lo massacrerai.


La profezia è questa :

ti butterai in un agire furioso

fino alla rovina.


Dopo non so. Non so.

Non so cos'altro covi.


Io sono Caino. Non sono l'antenato

non abito un passato favoloso

non sono la pagina di un libro

io non sono il reietto

il primo malriuscito che s'accantona e si perde

una manovra sbagliata della creazione

io non sono

una patologia malata.


Non sono la favola stantìa

di due fratelli nello scenario vuoto

del principio. Io vivo adesso

dentro ogni umano, e lo strattono

fino all'insolenza, fino al delitto

a volte.


Sono il tuo infecondo, il secco, la desolata riva

da cui guardi la terra fertile degli altri,

il loro stare bene e te ne duoli, ti rodi,

la più sterile riva

su cui piombi stremato, a volte.


Sono io il mistero

del male che ti attrae

e con cui ti batti. Sempre.




                                 Mariangela  Gualtieri   da   Caino



domenica 21 marzo 2021

ALCESTI



                                                 Pierre Peyron -  La morte di Alcesti



Ma solo pensare a te.

Non è una figura che viene

una nitida traccia.

E' come cadere in un posto

con un po' di dolore.

Tu sei il mio tu più esteso

deposto sul fondo mio. Non c'è

un'altra forma del mondo

che si appoggi al mio cuore

con quel tocco, quell'orma.

Tu. Tu sei del mondo la più cara

forma, figura, tu sei il mio essere a casa

sei casa, letto dove

questo mio corpo inquieto riposa.

E senza di te io sono lontana

non so dire da cosa ma

lontana, scomoda un poco

perduta, come malata,

un po' sporco il mondo lontano da te,

più nemico, che punge, che

graffia, sta fuori misura.


Mio vero tu, mio altro corpo

mio corpo fra tutti mio

più vicino corpo, mio corpo destino

ch'eri fatto

per l'incastro con questo mio

essere qui in forma di femmina

umana. Mio tu. Antico suono

riverberante, antico

sentirsi destino intrecciato

sentire che sei sempre stato

promesso da ere lontane

da distanze così spaventose

così avventurose distanze da

lontananze sacre.


Tu sei sacro al mio cuore.

Il mio fuoco

brucia sempre col tuo

il mio fiato.


Io parlo delle forze -

di correnti sul fondo del mio lago

sul fondo del tuo, oscure e potenti,

più del tempo, più dello

spazio larghe, ma sottili

al nostro sentire, 

afferrate appena

e poi perdute, nel loro gioco.


Che cosa siamo io e te ? Che cosa eravamo

prima di questo nome? E ancora

saremo qualcosa, lo sappiamo e non

lo sappiamo, con un sentire

che non è intelligente lavorìo cerebrale.


Nessuna parte di corpo che muore

nessun pezzo umano, nessun arto,

nessun flusso di sangue, nessun

cuore, nessuno, niente che sia

stretto nel giro del sole, niente

che sia solo terrestre umano muove

il tuo cuore al mio, il mio al tuo,

come fossero due parti di un uno.


Allora tu sei la mia lezione più grande

l'insegnamento supremo.

Esiste solo l'uno, solo l'uno esiste

l'uno solamente senza il due.



                  Mariangela  Gualtieri   da   Bestia di gioia



 

martedì 19 maggio 2020

COL SENNO DI POI...




                                            Questo ti voglio dire : ci dovevamo fermare...



.... ma è poi veramente un " poi? ".
    Siamo tornati ieri ad una presunta normalità :e dico " presunta"
    perché , per la maggior parte di noi, la normalità era tornare a
    fare quello che facevano prima;ai ritmi di prima che l'epidemia
    ci cogliesse- di sopresa - come un ladro nella notte;è riprendere
    ( o almeno pare che questa sia l'impressione ) le scorribande nei
    negozi, bar, ristoranti e ogni altro dove che sentivano impedito.
    Ecco,è questo : avere non solo la percezione, ma la 
    consapevolezza che non potevano più scegliere :è stata questa 
    la vera  malattia dell'anima, per chi  si sentiva un piccolo
    dio, al quale ( parlo delle società occidentali )nulla o quasi era
    impedito.E i più l'hanno presa male : sono emerse rabbie covate
    con le quali non avevano fatto i conti e che sono esplose in 
    rotture di rapporti; simil depressioni  a causa del tempo che 
    prima non pareva mai abbastanza e che adesso sembrava anche
    troppo oneroso da gestire; un senso di vuoto all'anima per 
    sentimenti mai ( o non abbastanza ) coltivati ; rimpianti per il 
    troppo tempo perduto senza che avvenisse una crescita umana ;
    paura ( non solo di ammalarsi e di vedere in forse il loro        
    futuro - cosa che dai tempi del dopo guerra non era mai  
    accaduto -) ma di un avvenire che si presentava incerto ;          
    timore di perdere un benessere che davano per scontato...
    Tutto in negativo, dunque.
    Che la Terra potesse avere un altro respiro e l'ambiente tornare
    ad un colore che non conoscevamo più; che potessimo 
    utilizzare al meglio le nostre inaspettate scorte di tempo per
    capirci meglio ( a cominciare da noi stessi ); che questo tempo
    potessimo regalarcelo per imparare qualcosa di nuovo e di
    utile o darlo agli altri per re- impostare rapporti nuovi, è 
    stato ( per troppi ) solo un miraggio, una pia intenzione dettata 
    dalla necessità ; per altri un'opportunità durata  nel complesso
    troppo poco )...
    I Media già fanno i conti : in percentuale ci dicono quanti 
    negozi sono aperti e in che misura frequentati; se potremo - e
    quando - andare al mare e con quali modalità; quando saranno
    presumibilmente aperti gli aeroporti per i nostri viaggi all'
    estero, ma niente  che vada in altre e nuove direzioni ...

    In questo tempo di Covid - 19 è stata ampiamente e con un
    insistenza pubblicizzata la frase : "  Dopo questa pandemia
    saremo migliori ", ma temo che siano parole dettate più da
     di circostanza o da un sentimento scaramantico, piuttosto che 
     rappresentare una realtà effettiva.
    Ho già avuto modo di dire ( ma alla luce dei fatti lo ripeto )  
    che " migliori "  non si diventa  né per effetto di magia né per
     accadimenti esterni a noi: lo si diventa coi cambiamenti e le
     conversioni  ( non necessariamente religiose ) del cuore .

                                                            ***

   Vorrei proporvi oggi  (nel post successivo ) una poesia di
   Mariangela Gualtieri, poeta che amo molto, " 9 Marzo" , che 
   potrebbe sembrare già un po' " fuori tempo ".
   Ma io non lo credo.
  E qualche suo pensiero in proposito tratto da una recente 
  intervista.


  E a  voi che leggete, mando comunque un abbraccio di vicinanza.



                                 frida


  

9 MARZO ( Tempo di Coronavirus )




9 MARZO  DUEMILAVENTI

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch'era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora - farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c'era sforzo umano
che ci potesse bloccare.
E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere -
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c'è stato un salto
di specie. Dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.
Adesso siamo a casa.
E' portentoso quello che succede.
E c'è dell'oro - credo - in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d'oro per noi. Se ci aiutiamo.
C'è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.
E' potente la Terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d'un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muore.
Se la legge che tiene ben guidato
l'universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi - proprio come
ogni stella - ogni particella di cosmo.
Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.
Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l'hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e che non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.
Guardare di più il cielo, 
tingere d'ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un'altra mano
sentire forte l'intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.
A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.




                    Mariangela  Gualtieri


" LA MIA POESIA SULLA QUARANTENA...




...E' LA RISPOSTA ALLE ANGOSCE DEGLI AMICI..."


COM' E' NATA 9 MARZO DUEMILAVENTI?

" Ai primi di Marzo, quando circolavano solo parole dell'informazione, vari amici da più parti mi hanno chiamata - molto angosciati - chiedendomi affettuosamente qualche parola, qualche verso che portasse soccorso. La poesia però arriva quando vuole e così registravo questi appelli senza fare promesse. Poi, la mattina del 9 Marzo è arrivata questa poesia. "




COS' E ' LA POESIA ?

" Per me è una forza di energia che, come la musica, parla alla nostra interezza. E' un dono, un dono che implica destino; è parola magica, parola di guarigione, vera parola politica perché resiste agli imperi e alla polvere del tempo. E allo stesso tempo è poco e niente, un poco e niente così necessario ".





COS' E' IL SILENZIO ?

" Ci vorrebbe un saggio o un poema per rispondere a questa domanda. Il silenzio è per me natura, come il cielo, come l'acqua o l'aria, un pezzo di natura in cui, quando ti capita di frequentarlo, accadono cose straordinarie. Posso dire che la poesia è parola che tiene al proprio centro il silenzio; che non solo è colma di silenzio, ma è proprio l'intreccio fra parola e silenzio a determinarla ".





CHE COSA LA PREOCCUPA PER IL FUTURO?

" Ciò che mi preoccupa per oggi è che tutto ritorni come prima, a quella normalità che - come ha scritto qualcuno - era il problema.Tutti stiamo per rinunciare senza troppo disagio alla bellezza che in questi giorni, insieme all'orrore, si era manifestata nelle nostre città, con cielo pulito, acque limpide, silenzio, aria respirabile... Pare che siamo sotto un potente incantesimo che rende impossibile il cambiamento delle nostre abitudini e ci impedisce di mettere in salvo noi stessi e la specie ".




 Estratto di un'intervista concessa da  Mariangela  Gualtieri  
  
 alla  STAMPA       il 17 Maggio  2020


domenica 2 febbraio 2020

QUANDO NON MORIVO 1

 
 

                                    Non prendere la parola, diventa tu la preda…


LA CELESTE PAZZIA

Procedi piano. Lascia che la mano
esegua il fragile dettato.
Abbi fede in quel niente
che viene - quel niente
                         che succede.
Non prendere la parola.
Lascia sia lei da sola. Diventa tu
la preda. Sia lei che ti cattura.


                                                ***

Spingo nella frana i miei pensieri
poi guardo il cielo. Corvi insolenti
stanno sul davanzale.
Piove. E' giorno di mercato.
La parola Amore mi gira intorno.
Vuole sempre venire
in ogni riga. La tengo buona,
indietro. Come avvolta in un panno
di lana. Non puoi uscire, le dico.
Cara parola. Non puoi uscire oggi.
Ci vuole una mano spadaccina
per quel tuo carico ingombrante
e invece oggi noi siamo
nel calmo della nuvola turchina
siamo stupidi un poco, un poco
stanchi. Tu resta nella nicchia
- parola - per quel giorno quando
risuonerai - di nuovo nuova.


                                          ***

A te che manchi da questa stanza
e il tuo mancare è già gran cosa
che ingravida il mio vuoto nell'attesa
e più soave è la tua mancanza
di qualunque presenza nella stanza
già il pensiero di te si fa sostanza
luminosa che ride.


                                              ***

Si cade a volte
in un lutto senza cadavere.
Aiuole di sillabe stanno
in arido suolo, plotone vinto e
disperso, un'accensione di tutto
il dolore mondiale
assale senza ragione il magma
fra gola e petto. E cadiamo
nelle antiche tristezze
degli abbandonati,
dei reclusi in fondo alle galere
di rematori incatenati.
Allora è un popolo
che siamo e un'intera perduta guerra
grava le sue nere ali
sul nostro capo.
Per tutti tornare a casa.
Essere eroi dentro il proprio sangue
allora per tutti rimanere
trovare la sponda delle voci.


                                                ***

Stavano tutte stese le mie ore
erano poche. Le guardavo
dal lato che non muore
sentivo peso e colore - festa e
patimento. Costato trapassato e
magnifico salto mortale
decapitato ogni bisogno e sogno
un addio dolce dentro tutte le cose.


                                               ***

Questo giorno che ho perso
e che non ha fruttato
se non una mestizia, il puntiglio
del suo modesto mucchio
di faccende.

Questo giorno che ho perso
ed ero nell'esilio
dentro panni che non erano miei
e scarpe che mi disagiavano
e tasche che non riconoscevo
e correvo correvo puntuale
senza neanche un dono
per nessuno. Solo un vuoto, corto
respirare. A conferma che nel disamore
il fare anche se fai resta non fatto.



                 Mariangela  Gualtieri   da    Quando non morivo



QUANDO NON MORIVO 2



Espormi a tutte le correnti
cadere nell'ebbrezza
degli slegati.
Dimenticare il patto, le parole
il nome tuo - vorrei.
Ma l'adesione a te
in forma d'una ottemperata forza
                                      che salda e cuce.
La violenza antichissima che osa
gravare dentro me
                            la tua sostanza -
nell'alleanza
d'un sangue che non ragiona
e s'imprigiona in te, con te,
fino a qualunque rovina
o cima altissima
o baratro d'anni che s'avvicina.

Non posso. Non posso più
essere la randagia
che vacilla in soglia, ma solo
regina di te e tu sovrano -
un po' piangiamo e un po' no
abbracciati ancora custodiamo
il nostro porto sepolto
                              e intero l'uragano.


                                        ***

IL QUOTIDIANO INNAMORAMENTO

L'amore mio ha tanti di quei nomi.
Batte le foglie a volte come cielo
che scende in gocce. Tira via le foglie
secche e le trasporta in volo.
A volte l'amore mio sorge e risplende
a volte per un momento breve
mi guarda sul sentiero con occhi
spaventati di capriolo. Ha molte facce
l'amore mio. Umane facce
e musi. Ha tutte le parole.
Ha note, sinfonie, voci cantate.
Ha un vuoto così grande
che mi accoglie mi chiama e mi
atterrisce. L'amore mio.
Mi consola e mi duole.
E non muore - non muore.
Da forma a forma fiorisce.


                                             ***

Subito si cuce questo niente da dire
ad una voce che batte. Vuole
palpitare ancora, forte, forte forte
dire sono - sono qui - e sentire che c'è
fra stella e ramo e piuma e pelo e mano
un unico danzare approfondito, e dialogo
di particelle mai assopite, mai morte mai finite.

Siamo questo traslare
                  cambiare posto e nome.

Siamo un essere qui, perenne navigare
di sostanze da nome a nome. Siamo.


                                                  ***

Il cielo cadeva
dalle sue regge. Infuriava
di finito. Non era più il tempo
delle cose invisibili. Tutto
si gettava negli occhi, si imponeva
in forme, in tinte, tutto c'era.
Invecchiava. Nostalgia
definitiva nelle scarpe - nel cuore.
Solo nostalgia - restava.


                                                ***

Ci siamo cautamente avvicinati
al raschio inferocito del trattore.
E dentro - quel rumore potente
impennava un nostro grido
tutto il ferro che abbiamo nel cuore
in un ringhio contro qualcosa
che non si fa vedere. Mai mai
si fa vedere e ci sfinisce
con quel suo vuoto.


                                           ***

Varcherò la fessura del nero
- l'involucro deposto -
sarò leggera e sola
muta e guizzante
tutta vestita solo
di un altro cielo.



                      Mariangela  Gualtieri   da    Quando non morivo


domenica 23 giugno 2019

L' AMORE DI MARIANGELA

 
 

                                                            Sia placido questo nostro esserci…


Mi muovo con te
legge che voltoli la terra.
In te voglio cadere
legge delle acque e delle maree
che guidi le comete ghiacciate
per i cieli. Tu
istruisci il più piccolo seme
e lo conduci nei suoi gonfiori
nelle putrefazioni
e lo maturi in frutti succosi.
Io scelgo te - non scritta. Non
recitata nei tribunali, poco onorata
dimenticata. Te che scuoti
a piccoli colpi ognuno dei cuori
ogni ciglio che batte è battuto da te e unghia
e crescita di pelo e cadere del dente
e ogni respiro lo induci.
Mi alleo con te che già sei mia
alleata. Riposo in te.
La tua norma mi piace. In te divento
quello che sono - nessuno - splendidamente
niente - senza peso - Adoro te.


                                 ***

C'è nella tristezza un contagio
- amore mio - e da questo si vede
che abbiamo fatto comune cuore
e siamo uno che appare due.
Allora io
insemino la gioia
in questa cosa che non consiste
però esiste e tiene entrambi appesi.
La gioia ce la metto io.


                                          ***

Volevo tutte le sbandate
essere viva fino allo scortico
essere tavolo pietra bestiale essere
bucare la vita coi morsi
infilare le mani in suo pulsare
di vita scavare la vita scrostarla
sfondarla spericolarla battermi con lei
ai suoi sigilli.
Per amore - per amore - tutto per amore .


                                           ***

Sii dolce con me. Sii gentile.
E' breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell'umano. Come ora ne
abbiamo dell'intimità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.

Una nostalgia d'imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell'opera blindata dei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
 e scorrere d'acqua e scatto
e becchettìo e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il tuo mio ardore d'essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -
questo essere corpi scelti
per l'incastro dei compagni
d' amore.


                                     ***

Se questo è amore, mi dico. Ma sì,
questo è l'amore che conosciamo. Ora.
Amore appiccicato, che incolla
quel poco di ala modesta sulla schiena.
Amore legato. In cui si ripete la solfa
del tu e dell'io. Non siamo capaci
di essere insieme acqua e moto,
sale e onda, unica impresa spettacolare.
Come il mare laggiù, lo vedi?



                               Mariangela  Gualtieri   da  Bestia di gioia