Quanta luce qui... e come è inospitale... Bevi la mia anima con la cannuccia. Conosco il suo sapore amaro d'alcol. Ma non ti pregherò di smettere nella tortura. Oh, io sono in pace da settimane, ormai. Avvertimi però quando hai finito. E non importa se non avrò più l'anima. Prenderò la via qui accanto, guarderò i bambini che stanno lì giocando. Fioriscono i cespugli di uva spina e qualcuno porta i mattoni nel recinto. Chi sei: fratello o amante? Non lo ricordo, e non serve d'altra parte ricordare. Quanta luce qui, e come è inospitale. Il corpo stanco intanto si riposa. Ma - turbati pensano i passanti - è vero, sì, è rimasta vedova ieri soltanto. Anna Achmatova da Il silenzio dell'amore
Tu sei diventato il mio ricordo… NON SAPPIAMO CONGEDARCI Non sappiamo congedarci - vaghiamo sempre spalla a spalla. Ormai comincia a imbrunire, tu sei pensoso, io taccio. Entriamo in chiesa, vediamo messe funebri, battesimi, nozze, senza guardarci usciamo. Perché per noi non è così? O sediamo sulla neve sfatta al cimitero, sospiriamo lievemente; col bastone tu disegni palazzi dove insieme sempre saremo. *** NOTTE DEL VENTUNO. LUNEDI' Notte del ventuno. Lunedì. La città è immersa nel buio. Un qualche burlone ha scritto che c'è amore sulla terra. E per pigrizia o per tristezza tutti ci hanno creduto. E così vivono: anelano incontri, temono i distacchi, cantano amorose canzoni. Ma diverso si rivela il mistero e il silenzio calerà su ognuno. Anch'io mi ci sono imbattuta per caso e da allora sono sempre come ammalata. *** OGNI GIORNO Ogni giorno reca con sé un'ora torbida e tesa. Parlo con la mie pena a voce alta, senza aprire gli occhi assonnati. Ed essa batte come il sangue, riscalda come il respiro, come l'amore felice è giudiziosa e cattiva. *** NE' MISTERO NE' DOLORE Né mistero né dolore né volontà sapiente del destino: sempre quell'incontrarci ci lasciava l'impressione di una lotta. Ed io, indovinato dal mattino l'attimo del tuo arrivo, percepivo nei palmi socchiusi il morso leggero di un tremito. Con dita arse sgualcivo la variopinta tovaglia del tavolo: capivo fin da allora quanto è angusta questa terra. *** AH, TU PENSAVI CHE ANCH' IO FOSSI UNA Ah, tu pensavi che anch'io fossi una che si possa dimenticare e che si butti - pregando e piangendo - sotto gli zoccoli di un baio. O prenda a chiedere alle maghe radichette nell'acqua incantata, e ti invii il regalo terribile di un fazzoletto odoroso e fatale. Sii maledetto. Non sfiorerò coi gemiti o sguardi l'anima dannata, ma ti giuro sul paradiso sull'icona miracolosa e sull'ebrezza delle nostre notti ardenti: mai più tornerò da te. *** C' E' IN ME UN RICORDO C'è in me un ricordo come un sasso che biancheggia nel fondo del pozzo. Né più voglio e non posso lottare: quel sasso è il dolore, quel sasso è l'amore. Se guardi da vicino i miei occhi subito lo scorgi: ti fai grave e pensoso come per un triste racconto. Sento che gli dei hanno mutato gli uomini in cose, senza uccidere la loro imprevidenza, affinché vivano eterni stupendi dolori. Tu sei diventato il mio ricordo. Anna Achmatova ( da Raccolte diverse )
Nessuna donna saprà cullarti come io ti celebro nei miei versi… Sì, li amavo quei convegni notturni, i bicchieri ghiacciati su un piccolo tavolo, il vapore del caffè sottile, profumato, il torbido caldo d'inverno, del rosso camino, l'acre allegria dello scherzo letterario e dell'amico il primo sguardo, angoscioso e smarrito. *** Lascio la casa bianca e il muto giardino. Deserta e luminosa mi sarà la vita. Nessuna donna saprà cullarti come io ti celebro nei miei versi: non scordare la tua cara amica nell' Eden che hai creato per i suoi occhi, per me che spaccio una merce rarissima e vendo il tuo tenerissimo amore. *** Ho smesso di sorridere, le labbra sono gelate, ad una sola speranza segue più di una canzone. Senza colpa cederò il canto al riso e alla profanazione, ché al colmo del dolore per l'anima è il silenzio d'amore. *** Ho davanti la via isoscele della sera. Già ieri innamorato supplicava " Non dimenticarmi". E adesso solamente i venti e i gridi dei pastori e i cedri agitati sopra fresche fontane. *** C'è nell'intimità degli uomini un confine che né l'amore né la passione possono osare: le labbra si fondono nel terribile silenzio e il cuore si spezza per amore. Anche l'amicizia qui è impotente, e gli anni pieni di felicità alta infiammata, quando l'anima è libera e distratta dal lento languore della voluttà. Pazzo è colui che vi si appresta, raggiungerlo è morire d'angoscia… Ora puoi capire perché non batte il mio cuore sotto la tua mano. Anna Achmatova da Lo stormo bianco
Vengono le vostre musiche dall'anima degli uccelli… IL SALICE Io crebbi in un silenzio arabescato, in un'ariosa stanza del nuovo secolo. Non mi era cara la voce dell'uomo, ma comprendevo quella del vento. Amavo la lappola e l'ortica e più di ogni altro un salice d'argento. Riconoscente, lui visse con me la vita intera, alitando di sogni con i rami piangenti la mia insonnia. Strana cosa, ora gli sopravvivo. Lì sporge il ceppo, e con voci estranee parlano di qualcosa gli altri salici sotto quel cielo, sotto il nostro cielo. Io taccio… come se fosse morto un fratello. Anna Achmatova *** TU NON SAI Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c'è un violino d'amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l'ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire. Alda Merini *** ANTICO INVERNO Desiderio delle tue mani chiare nella penombra della fiamma: sapevano di rovere e di rose; di morte. Antico inverno. Cercavano il miglio gli uccelli ed erano subito di neve; così le parole: un po' di sole, una raggera d'angelo, e poi la nebbia,e gli alberi e noi fatti d'aria al mattino. Salvatore Quasimodo *** UNA RAGAZZA L'albero m'è penetrato nelle mani, la sua linfa m'è ascesa nelle braccia, l'albero m'è cresciuto nel seno - profondo - i rami spuntano da me come braccia. Sei albero, sei muschio, sei violette trascorse dal vento. Creatura - alta tanto - tu sei, e tutto questo è follia al mondo. Ezra Poud *** ALBERO SECCO Un albero secco fuori dalla mia finestra solitaria leva nel cielo freddo i suoi rami bruni. Il vento rabbioso, la neve, il gelo non possono ferirlo. Ogni giorno quell'albero mi dà pensieri di gioia: da quei rami secchi indovino il verde a venire. Wang Wa- Ping *** ALBERI Alberi! Frecce voi siete dall'azzurro cadute? Quali tremendi guerrieri vi scagliarono? Sono state le stelle? Vengono le vostre musiche dall'anima degli uccelli, dagli occhi di Dio. F. Garcia Lorca *** VERTICALE Ma preferirei essere orizzontale. Non sono un albero con la radice nel suolo che succhia minerali e amore materno per poter brillare di foglie ogni marzo; e nemmeno sono la bella di un'aiuola che attira la sua parte di ooh, dipinta di colori stupendi, ignara di dover presto sfiorire. In confronto a me un albero è immortale, la corolla di un fiore non alta, ma più sorprendente, e a me manca la longevità dell'uno e l'audacia dell'altra. Questa notte, sotto la luce infinitesima delle stelle, alberi e fiori vanno spargendo i loro freschi profumi. Cammino in mezzo a loro, ma nessuno mi nota. A volte penso che è quando dormo che assomiglio a loro più perfettamente. I pensieri offuscati. L'essere distesa mi è più naturale. Allora c'è aperto colloqui tra il cielo e me e sarò utile quando sarò distesa per sempre: forse allora gli alberi mi toccheranno e i fiori avranno tempo per me. Sylvia Plath