" Ecco il grande errore di sempre: immaginare che gli esseri pensino ciò che dicono" ( J. Lacan )
(…) Fin dal 1972, quando più che settantenne la sua notorietà era
ancora recente,si aspettava che la sua morte avrebbe scatenato
una " vera pioggia di lordure ", già da tempo annunciata dalla
possibilità stessa, ossia dall'imminenza di una sparizione che
secondo alcuni non poteva tardare.
Ma non ci fu alcun bisogno di attendere il suo decesso. E'
bastato che invecchiasse e che il suo successo crescesse perché
la calunnia lievitasse e si espandesse. Il suo passaggio non ha
risparmiato niente: né il suo insegnamento, né la sua pratica,
né la sua persona.
Il suo insegnamento - deriso - viene definito un'impostura, una
frode e un'enorme bugia deviante rispetto alla serietà della
Sorbona, così come un'intellettualità inutilizzabile che non
attira se non creduloni e snob, o ancora una congiura di
ampiezza e perfidia ineguagliabili. All'insegnamento si
rimproverano discorsi incoerenti e scuciti, elitismo pretenzioso
e sterile o addirittura di diffondere una psicoanalisi
spiritualistica, asettica, sorbonesca e mortalmente noiosa e
persino di voler strozzare il mondo perché - sappiatelo -
" si respira male con dei nodi borromei alla gola… " . (…)
Nathalie Jaudel da La leggenda nera di jacques Lacan
