Visualizzazione post con etichetta Hilde Kuhn. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hilde Kuhn. Mostra tutti i post

domenica 14 settembre 2025

BENEDICTUS

 


                                                                 Benedetti siamo noi.... (  dopo un viaggio  )




Benedetta sia la terra del sale -

ogni partenza ogni arrivo

ogni attesa e ogni sogno -

Benedetto il ritrovarsi.


Benedetto sia l' ulivo

dell' immenso rimasto negli occhi

- ogni mansueto muso di chi sa

la fatica e la sete del deserto -


Benedetto il suono di campane

inudite e il sibilo del vento

sulle dune. E benedetti siamo noi

che vogliamo essere.




                            Hilde  Kuhn    ( frida )


IL TESTAMENTO DI HILDE

 



          C'è un altrove dal quale si ritorna...( H. K. )



                                                         

Vorrei che queste non fossero parole

ma un piccolo testamento del volere.


Non però assimilabile ad un lasciar andare

quanto piuttosto ad una più piena coscienza.


Come fa la rondine che sigilla il lascito

con un infinito volo.



                                     Hilde  Kuhn   (  frida  )



martedì 6 marzo 2018

IL TESTAMENTO DI HILDE

 
 

                                                    C'è un altrove dal quale si ritorna...( H.K )



Vorrei che queste non fossero parole
ma un piccolo testamento del volere.

Non però assimilabile ad un lasciarsi andare
quanto piuttosto ad una più piena coscienza.

Come la rondine che sigilla il lascito
in un infinito volo.


                Hilde  Kuhn          Inedito


domenica 20 agosto 2017

PERCORSI DEL GESTO ( Abitare il silenzio )



" Da una cella monacale si vede bene il cielo,
  perché la luce esplode dall'interno"

                 Hilde Kuhn









(...) Il silenzio della clausura è totale e prevede la sua realizzazione
  su piani diversi. Nella fenomenicità del silenzio ci sono in effetti
  numerose silenziosità, riferite non solo a persone abitualmente o
  temporaneamente taciturne, ma anche a situazioni prive di 
  rumore e/o di suono. Seppur chiamate allo stesso modo, sono in
  effetti pratiche comportamentali che coinvolgono soggetti e
  oggetti diversi e soprattutto che mirano al raggiungimento di
  scopi specifici diversi. Questo approccio metodologico permette
  di individuare non solo contesti e caratteri della silenziosità, ma
  anche gli elementi che nei diversi ambiti agiscono sui soggetti
  coinvolti e le intenzionalità e le strategie che questi ultimi mettono
  in atto.
  Il controllo delle religiose è volto alla voce e - anche - al proprio
  corpo e alla propria gestualità. I movimenti sono limitati al
  minimo indispensabile e sono agiti con consapevolezza.
  Si impara a regolare il gesto e soprattutto a depotenziarlo.
  Quando ci si sposta da un locale all'altro si cammina con calma,
  non si fanno movimenti affrettati e si cerca sempre di mantenere
  il livello sonoro soffocato o smorzato. Il più piccolo rumore,  dato
  per esempio da un passo pesante o da un'apertura di porta
  frettolosa, se prodotto da tutte le inquiline del luogo, genera
  immediatamente confusione, o comunque assenza di silenzio.
  Durante la mia esperienza claustrale facevo sempre rumore,
  disturbando la quiete consueta: rispetto alle religiose, si sentiva
  quando aprivo e chiudevo le porte, quando andavo in bagno,
  quando salivo le scale, quando camminavo lungo i corridoi,
  quando entravo nella mie cella e quando ne uscivo, quando
  passavo da un locale ad un altro. Ben presto decisi di non usare
  più le scarpe, ma di utilizzare le ciabatte. Se avessi potuto, sarei
  andata scalza. Mi chiedevo perché - pur portando le scarpe - le
  monache riuscissero a non farsi sentire quando camminavano,
  mentre io, nonostante le ciabatte, continuassi ad essere
  riconoscibile. Questione di tecniche del corpo e di capacità di
  controllo. Poichè il corpo è il principale mezzo tecnico di cui
  l'individuo dispone, per il raggiungimento di uno scopo fisico è
  necessario adattamento, allenamento e apprendistato. Per agire
  e per pregare bisogna acquisire precise tecniche. Per
  distrazione o per abitudine, spesso non controlliamo i piccoli
  movimenti che compiamo nel quotidiano e non ci accorgiamo del
  rumore effettivo che provochiamo agendo. In modo speculare,
  sono proprio questi i movimenti e i rumori che fondano e
  caratterizzano il nostro spazio e noi stessi. (...)

 Francesca Sbardella   da   Abitare il silenzio ( Un' antropologa in clausura )

giovedì 11 maggio 2017

WOMEN IN LOVE



                                            Lsdy Lilith  ( Dante Gabriel Rossetti )



AMORE

Sospiri tramano reti tra le cosce. Mi apro
come il più rosso dei frutti. Tra i rapidi spazi
della pioggia, il mondo suda mari e corde
umide tremano per un suono perfetto.
Un arco pizzica la corda. Qualcosa dentro di me
cammina su una fune dove cerchi nel cremisi
un filo d'argento. Una rosa arde sotto
una pioggia di aghi di pino. Ti mordo il labbro, persa.

Vieni più dentro, dove gli occhi fissano l'interno
del cranio mentre la sommità del cervello
s'alza in volo. Con la bocca lambisci petali finchè il nostro
volto
sarà un fiore impregnato del suo stesso profumo.

I pianeti ci abbandonano.


              Carol  Ann Duffy



QUESTA SETE

Mi concedo al nulla,
girovagando per quei vicoli nascosti
del mio dentro,
confondendoti spesso
col primo pensiero distante.

Arrampicarmi sugli specchi dove,
nel tuo riflesso,
trovo il mio cedimento
e una sconfitta
preziosa quanto l'acqua.

Tu non lo sai
quanti morsi dà al cuore
questa sete.

              Beatrice  Niccolai



ABBRACCIO

L'universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi - allargando le braccia -
si mostra il disarmo delle ali.
E infine si svanisce
insieme
nello spazio di carità
tra te
e l'altro.

      Chandra Livia Candiani



SCUSAMI, I WALK  ALONE

Tra la parola e la musica
porto il mio fitto rossore
fino alle caviglie.

Occhi, palpebre, labbra, unghie
vigilano la sorte
della calma impossibile.
Cerco purificazioni
e come un telo
mi lascio ungere con grazia.

            Carlota Caulfield



BENEDIZIONE

Benedetta la terra del sale-
ogni partenza ogni arrivo
ogni attesa e ogni sogno -
Benedetto il ritrovarsi.

Benedetto sia l'ulivo
dell'immenso rimasto negli occhi
- ogni mansueto muso di chi sa
la fatica e la sete del deserto-.

Benedetto il suono di campane
inudite e il sibilo del vento
sulle dune. E benedetti siamo noi
che vogliamo essere.

            Hilde  Kuhn