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martedì 16 marzo 2021

FOSCOLO & ANTONIETTA FAGNANI ARESE 1

 


                                                                   Ugo Foscolo



UGO FOSCOLO AD ANTONIETTA FAGNANI ARESE


22  Febbraio 1802


(...) Non mi ami più come prima, tu lo confessi; e sai che io mi sono arreso al tuo amore ardentissimo, né posso appagarmi di un amore languente. Non mi vedrai dunque più: se non quando tornerai a darmi prove d'una veemente passione o quando avrò domato la mia. Spero più nel secondo rimedio - quantunque tardo e doloroso - ma ben più sicuro perché dipende da me solo, e non dal tuo cuore, di cui non puoi sempre fidarti. Forse mi hai tradito, o mediti tradimenti; ma non mi querelerò per non meritarmi, se tu sei innocente, quei rimorsi ai quali io t'abbandono, se tu sei rea. Tu hai fatto dei sacrifici, e ne facevi assai più s'io li esigeva; ma avrei degnata di tanto amore una donna che mi avesse negato de' sacrifici? Mi lusingo però di averli ricompensati con somma onestà e con pianto infinito. Non voglio, come ora fai tu, rimproverarti benefici e dispiaceri: sono stati reciprochi, e i benefici furono necessari alle nostre comuni sventure, e i dispiaceri raddolciti dall'immenso amore che ci ha per sette mesi congiunti. Tu mi tacciavi di libertinaggio: il tempo ha giudicato; nel mio dolore mortale sono confortato dalla certezza di averti amata con lealtà ; io ti desidero la stessa consolazione se mai il mio abbandono ti affliggesse, e se la tua coscienza può dartela. - Addio - Ma niuna donna si vanterà di avermi strappato da te; rispetterò la tua fama...; la mia vita e il mio sangue ti sarà sempre consacrato, e serberò la coscienza del tuo delicato e dolcissimo amore - Eccoti rinnovate le mie promesse e ti giuro che saranno inviolabili: ricordati delle tue. Vivi felice. L'amore si estinguerà, ma la mia amicizia sarà tenera, sacra , perpetua, e non ti lascerà che nell'estremo momento de' miei giorni infelici; e sono certo che la tua non mi abbandonerà mai. Addio .  (...)



     da    Festa d'amore ( Le più belle lettere d'amore di tutti i tempi )

 

FOSCOLO & ANONIETTA FAGNANI ARESE 2



 

                                                            Antonietta Fagnani Arese



ANTONIETTA FAGNANI A UGO FOSCOLO


Milano, 4 Marzo 1803


(...) Vi hanno assai ingannato se vi hanno supposto che io dica male di voi. Sappiate che non lo penso, e che se anche lo pensassi, non lo direi perché non ci sarebbe il mio amor proprio a diffamare uno per il quale ho pubblicamente mostrato stima e amicizia. Riguardo alla visita di Bolognini, non so cosa intendiate per diplomatica : quello che posso assicurarvi è che quantunque non ci sia fra me e Bolognini quell'armonia che v'era avanti, lo credo però incapace di qualunque intrigo. Voi bramate che vi restituisca i vostri ritratti, ed eccoli uniti alla presente; desidero anch'io che mi rendiate le mie lettere, e mi lusingo di trovarvi altrettanto compiacente. Mi spiace che prendiate le cose così a sbalzo, e che crediate inconsideratamente tutto quello che vi viene supposto, e specialmente attribuiate a me tanta ingratitudine quanta non sono nemmeno capace di concepire.

Ringraziandovi in previsione delle lettere che non dubito avrete la compiacenza di mandarvi, vi assicuro che il vostro nome non esisterà nella mia bocca, essendo già avvezza a non parlarne mai.

La vostra amica A.A.  (...)




       da  Festa d'amore ( Le più belle lettere d'amore di tutti i tempi )



FOSCOLO & ANTONIETTA FAGNANI ARESE 3



DA UGO FOSCOLO AD ANTONIETTA FAGNANI ARESE


(...) Battista vi avrà recato i panni prestatimi.

Buona fortuna e miglior fama. Godo di avervi abbandonata a tempo. Abbiamo risparmiato scene sanguinose. Ma pare che voi vogliate provocarle. Siate più civile in pubblico con me. Rispetto i vostri capricci, e li compiango; rispettate in me l'uomo che avete amato ardentemente, e compiangete colui che avete forse fatto infelice. Ma non mi rendiate favola di Milano, perché... profittate insomma delle mie virtù. Posso vincere le mie passioni, e le vinco; ma non so soffrire umiliazioni. Con la stessa energia con cui io sento l'amore, sento il dovere ch'io devo alla mia reputazione, al mio carattere e a' miei studi. Non temete ch'io faccia  per l'amore pazzie, né per voi; le farò bensì per l'onore e per me. Riconoscente ai benefici, sono riconoscentissimo anche alle ingiustizie. Voi mi conoscete profondamente: e confessate ch'io sono diverso dagli altri. Siate civile, se non volete ch'io ve lo faccia toccare con mano. Mi giurate amicizia e umiliate il vostro tenero amico? Badate che chi preferisce l'onore alla vita, è padrone di tutti coloro che vogliono avvilirlo.

Siate generosa con me, sarete ricompensata; e voi sapete che niun mortale mi sorpassa in generosità. Addio. (...)



                                                *** 


ALLA STESSA


( ...)  Vi rimando la vostra lettera sigillata.

Se vi discolpate, io credo più ai miei occhi che alle vostre parole , e il tempo delle parole è passato, e le discolpe sono inutili. Se mi offendete, non voglio avere altre ragioni di sdegno. Se mi lusingate, non posso credervi, né, se vi credessi, mi degnerei di arrendermi.

Quello che è stato è stato. Addio. Profittatene



                     da   Festa d'amore ( Le più belle lettere d'amore di tutti i tempi )



martedì 29 gennaio 2019

LA SERA DI FOSCOLO

 
 

                   " Sdegno il verso che suona e che non crea…" (U.Foscolo )


ALLA SERA

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'imago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.


                                    ***


DAL CARME DEI SEPOLCRI
( Esordio, vv 1-40  )

All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?Ove più il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d'erbe famiglia e d'animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l'ore future,
né da te, dolce amico, udrò più il verso
e la mesta armonia che lo governa,
né più nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell'amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro a' dì perduti un sasso
che distingua le mie dalle infinite
ossa che in terra e in mar semina morte?
Vero è ben Pindemonte! Anche la Speme,
Ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve
tutte cose l'obblio nella sua notte;
e una forza operosa le affatica
di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe
e l'estremo sembiante e le reliquie
della terra e del ciel traveste il tempo.

Ma perché pria del tempo a sé il mortale
invidierà l'illusion che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite?
Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l'armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de' suoi? Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l'animo estinto
e l'estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall'insultar de' nembi e dal profano
piede del vulgo,e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molle ombri consoli.


                                      ***


IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI

Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, mi vedrai seduto
su la tua pietra, fratel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentili anni caduto:

la madre or sol, suo dì tardo traendo,
parla di me col tuo cenere muto:
ma io deluse a voi le palme tendo;
e se da lunge i miei tetti saluto,

sento gli avversi Numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta;
e prego anch'io nel tuo porto quiete:

questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l'ossa mia rendete
allora al petto della madre mesta.


                                                   ***


CANTO DI CASSANDRA
(  Conclusione, vv 272-295 )

E voi, palme e cipressi che le nuore
piantan di Priamo, e crescerete ahi presto
di vedovil lagrime innaffiati,
proteggete i miei padri : e chi la scure
asterrà pio dalle devote frondi
men si dorrà di consanguinei lutti
e santamente toccherà l'altare.
Proteggete i miei padri. Un dì vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle. Gemeranno gli antri
secreti, e tutta narrerà la tomba
Ilio raso due volte e due volte risorto
splendidamente su le mute vie
per far più bello l'ultimo trofeo
ai fatali Pelìdi. Il sacro vate,
placando quelle afflitte alme col canto,
i prenci argivi eternerà per quante
abbraccia terre il gran padre Oceàno.
E tu onore di pianti- Ettore - avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finchè il Sole
risplenderà su le sciagure umane.


                         Ugo  Foscolo   da      Poesie