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giovedì 2 maggio 2019

I POETI E LE ROSE

 
 

                                                  Un po' smemorata, come tu sarai allora…


E' MAGGIO…

E' maggio e io scrivo delle rose.
E' la paleobotanica che dice
semplicemente che sono un mistero.
Mistero voglio chiamarvi - rose - ticchettìo
di una fuga, silenzio che ha colore,
sosta d'altro mondo dentro il mondo,
fuoco che rinfresca, respiro vero
di creature piccole alate.
Voi dettate una legge d'eleganza
una sprezzatura di ciò che osa
durata e non profuma o chiama
come voi la luce. Fino a cadere
dentro una passione che vi bagna.
Voi vi spandete tutte in un'altura
di battiti - visione che vi induce
a sparire senza rumore. Rose.


                               Mariangela  Gualtieri


                                           ***

XXIV

Rosa, occorre lasciarti fuori,
così squisita?
Che fa una rosa là dove la sorte
su di noi si consuma?

Nessun ritorno. Anche tu
dividi
- con noi smarrita - questa vita, questa vita
che non è del tuo tempo.


                             Rainer  Maria  Rilke


                                        ***

ROSE AI PILASTRI

Rose ai pilastri, rose lungo i muri
e dentro i vasi, da per tutto rose
che sbocciano fiammanti e sanguinose
come ferite sopra i seni impuri.

Rose thee dai bei labbri immaturi
dalle fini ceramiche untuose,
rose di siepe, rose rugiadose
avvinghiate ai cancelli e ai vecchi muri.

Eruzione di rose nei giardini,
di rive sanguinose e odorose,
vive e rampanti per la mia ringhiera.

Rose e rose ne' miei vasi murrini,
rose odorose, rose sanguinose
rosee bocche della primavera!


                            Andrea  Zanzotto


                                  ***

ELOGIO DI UNA ROSA

Rosa della grammatica latina
che forse odori ancor del mio pensiero,
tu sei come l'immagine del vero
alterata dal vetro che s'incrina.

Fosti la prima tu che al mio furtivo
tempo insegnasti la tua lingua morta
e mi fioristi gracile e contorta
per un dativo o un accusativo.

Eri un principio tu: ma che ti valse
lungo il cammino il tuo mesto richiamo?
Or ti rivedo e ti ricordo e t'amo
perché hai la grazia delle cose false.

Anche un fior falso odora, anche il bel fiore
di seta o cera o di carta velina,
rosa della grammatica latina:
odora d'ombra, di fede, d'amore.

Tu sei più vecchia, e sei più falsa e odori
d'adolescenza e sembri viva e fresca,
tanto che detta e quasi pedantesca
sai perché t'amo e non mi sprezzi o fori.

Passaron gli anni: un tempo di mia vita.
Avvizzirono i fiori del mio giardino.
Ma tu, sempre fedele al tuo latino,
tu sola - o rosa - non sei più sfiorita.

Nel libro la tua pagina è strappata, strappato
il libro e chiusa la mia scuola,
ma tu rivivi nella mia parola
come nel giorno in cui t'ho " declinata ".

E vedo e ascolto: il precettore in posa,
la vecchia Europa appesa alla parete
e la mia stessa voce che ripete
sul desiderio di non so che cosa:


Rosa, la rosa Rosae, della rosa…


                                  Marino  Moretti


                                        ***

LA ROSA BIANCA

Coglier per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E' un ritratto di te a trent'anni,
un po' smemorata, come tu sarai allora.


                              Attilio  Bertolucci