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giovedì 25 aprile 2019

LETTERE DI ANNA AD ANDREA 1

 
 
 

                                                                             Anna  Kuliscioff


LUGANO 21 Dicembre 1880

(…)Io non posso e non voglio accusarti, angelo mio, Andreino,
      Andreino.Ma come siamo ingiusti,come siamo spietati ! Da due
      ore in qua, deliro, il cuore amareggiato scoppia di dolore e
      sofferenze indicibili. Come vivere? Che fare? Perché appunto
      quando soffro più che mai,quando non so come vivere più senza
      di te, perché allora appunto ricevo tanti colpi spietati? Perché
      non pensi tu a tutta la mia vita, perché non pensi che mi sono
      data a te tutta, senza badare a niente? Lasciai tutto: madre,
      amici, conoscenze, sono sola al mondo e non ho che te; avrei
      potuto fare altrimenti, ma per amor tuo, per la devozione
      infinita per te, non lo feci e non lo farò.E tu m'accusi per nulla,
      per nulla assolutamente. E' forse colpa mia che le persone
      estranee a me vogliano e desiderino sottrarmi per un momento
      alla solitudine che ammazza l'esistenza? Ieri sera deliravo, non
      ho dormito punto, e quando dormo un po', sogno delle cose così
      spaventevoli che non so come vivere mai. Sogno spesso d'essere
      condannata a morte con tutti i dettagli dell'esecuzione, ma ciò
      che mi fa soffrire maggiormente è il pensiero d'essere tolta
      dalla vita senza averti veduto. Oh Andreino amato, e tu mi dici
      d'essere indegna di te e del tuo amore! Se hai un po' di pietà di
      me, non ammazzarmi con delle parole simili. In tali momenti
      sarei capace - senza esitare - di togliermi la vita. Che cosa mi
      rimane se dopo essermi data a te con tutta l'esistenza mia, dopo
      aver rinunciato a tutto per te, tu mi tratti d'un tal modo? Sogno
      d'esser condannata a morte, ma sei tu che mi condanni.Ti giuro
     col delirio presente,colle sofferenze che sono maggiori delle mie
      forze, che una volta che la nostra vita non andasse così come la
      vagheggio, io mi suiciderò.
      Te lo giuro, te lo giuro.


     3 ORE  DOPO

    (…) Oh, come le ore si succedono lunghe e tormentose! Che 
           grida sento intorno a me. Non so dove sono: vedo solo te…
          Angelo mio adorato Andreino, prendimi, asciuga con le tue
          labbra i miei occhi gonfi di lacrime e infiammati da non 
          vedere più nulla… Non voglio giustificarmi dalle accuse 
         atroci che mi lanci spietatamente.Se m' ami capirai bene che
         non sono io che possa commettere cose indegne del nostro 
         amore.Posso sbagliare, ma non commettere delitti. Stringimi  
         al tuo petto, voglio morire al tuo fianco. La vita è 
         insopportabile. Vorrei che tu mi strangolassi. Oh, inebriami
         e perdere tutta la coscienza dell'esistere! Baciami, mordimi,
         io ti ammazzerei. Andriosa, vita mia, io ti adoro, io ti invoco,
         vieni a dirmi una buona parola, accarezzami, stringimi forte,
         dammi la tua vita e io ti desidero appassionatamente,
         pazzamente…
         La passione giunge a tale intensità, che tu sai quel che si fa
         allora...Oh, ti supplico: non tormentarmi.
         Oh, sono proprio pazza.


                                                 Tua Nina  (… )



 Anna Kuliscioff  da   Lettere d'amore ad Andrea Costa 1880- 1909


 

LE LETTERE DI ANNA AD ANDREA 2

 
 
 
Andrea  Costa
 
 

CARCERE DI PERUGIA, 22 Dicembre 1880

(…) Che vuoi, mia cara? Sia dunque la suscettibilità mia estrema,
       sia altro, mi pare che tu non viva ora con me tutta la tua vita;
       mi pare che tu sia occupata da altre cose e che solo ad
      intervalli tu ritorni a me. Forse m'inganno, e vorrei - oh quanto
      vorrei ingannarmi! - ma pure ho questo presentimento, e te lo
      dice la mia agitazione, te lo dicono le mie angosce di queste
      due settimane. Tu stai dei giorni interi senza scrivermi; tu mi
      scrivi un poco di notte: insomma, io sento ora assai meno di
      qualche tempo fa che la tua vita è tutta con me e non v'ha cosa
      che non mi tormenti più di questo senso doloroso.
      M' inganno io, m'inganno io, dimmi!
      Quello stesso rimorso che ti sorprende di quando in quando,
      non ti dice chiaro che non io solamente, ma che tu pure hai la
      coscienza preoccupata di quel che l'ho io, che tu pure senti di
      togliermi una gran parte di te? Forse son queste le fantasie
      malate di un prigioniero, a cui manca l'aria, la luce e tutto; ma
      perché - perché dunque io sto tanto male da due settimane - e
      perché il mio male va sempre crescendo? Dimmelo, dimmelo
      dunque…
      Ah Nina,se tu m'ami, Nina, se tu m'ami come voglio essere
      amato!
      Ma no, ma no, non ti dirò mai quel che vorrei, quel che
      desidererei che tu facessi. Se non sei capace di indovinarlo,
      peggio per te - peggio per te: io non ti dirò nulla certamente…
      No, no, no, no…


                                      Andrea   (…)


Anna Kuliscioff  da   Lettere d' amore ad Andrea Costa 1880- 1909