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martedì 28 aprile 2020

LA LUCE NERA DI NICOLA




                                   E adesso che siamo sotto l'anticielo...
                                                     



LUCE NERA

E adesso siamo sotto l'anticielo
la luce nera che sparge la sua cenere.
Il caos vuole il dubbio
ma poi semina disordine
nelle anime violate
dalla colpa, dal torto e dallo sbaglio.
Il crollo è nella mente e nel cuore
e le parole di un'apocalisse quotidiana
schiacciano la carne in un terrore
che matematicamente dirige
le operazioni di demolizione.


                                           ***

DAL PROFONDO DEL MAIALE

Sopra e sotto le macerie
nella gabbia della nostra animale essenza
prigionieri di una putrefazione
che scontiamo vivendo.
Eppure ogni cosa è crollata
sotto i nostri occhi
ma volentieri porgiamo le guance
al male che ha costruito il suo impero
nei nostri cuori di maiali.


                                        ***

MACELLO SUBLIME

Hanno disinnescato gli allarmi
adesso il pericolo non sarà più avvertito
e tutti penseranno di vivere
il paradiso in terra.
Rendersi conto secondo per secondo
delle nascite e delle morti
che avvengono nel mondo
non sarà più una priorità.
Qualcuno molto in alto
ha avuto la brillante idea
di mascherare la carneficina
di nascondere gli stermini
che avvengono in tempo reale
per offrire l'eutanasia di un macello sublime.


                                           ***

LA NOTTE FA FREDDO

La notte ha il colore del vuoto
manca il soffio di una mano
che conduca il gioco.
E' crudele la stazione dell'anima
che non conosce passaggio di treni
disumani gli aeroporti del cuore
dove non atterrano emozioni.
Il nero è il colore del freddo
ma qualcosa di noi resterà
anche se siamo venuti al mondo
per scomparire.


                                             ***

LE COSE QUOTIDIANE

La vita morde gli anni
e si sta tutti nell'avamposto del mondo
in cerca di una difesa:
l'attacco porta con sé minacce.
La vita non aspetta nessuno
ma scorre e noi corriamo il pericolo
di lasciarla andare.
Allora addentiamo gli attimi
fumiamoci i suoi istanti
non perdiamo neppure un secondo
del suo permanere nelle nostre assenze.

Essere immanenti alle cose
e interrogare il silenzio di Dio
senza pretendere alcuna risposta.


                                        ***

FELICITA'  CON RISERVA

Nei fondi del caffè 
si scava per vedere se c'è un futuro
oltre la medicina amara
delle parole che sputano sangue.
La grammatica arida delle cose
e la decadenza del cammino
non indicano ancora una via da percorrere.
La strada ci parla
e noi dovremmo ascoltarla.
Questi giorni senza amore
non tollerano nemmeno
una felicità con riserva.


                                             ***

UNA ROSA NEL CAOS

Eppure ci deve essere uno spiraglio
in questa luce nera che illumina il mondo.
Non possiamo credere all'infinito
al vangelo del nulla
e a predicatori di un verbo senz'anima.
Anche nel deserto ci vuole coraggio
per coltivare la bellezza di una rosa.

Per ogni petalo che nasce
il caos è soltanto un avversario
da affrontare a viso aperto.



                           Nicola  Vacca    da    Luce  nera


giovedì 9 aprile 2020

IL TRADIMENTO DI GIUDA 2



SAPETE DIRMI COME NOI SIAMO DIVENTATI CATTIVI ?


(…) Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui,
       baciandolo, consumava il tradimento del Maestro. Vi ho
       domandato : come mai un Apostolo del Signore è finito come
       traditore ? Conoscete voi - o miei cari fratelli - il mistero del
       male ? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? 
       Ricordatevi che nessuno di noi, in un certo momento, non ha
       scoperto dentro di sé il male.L'abbiamo visto crescere, il male,
       non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati a lui,
       perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non
       sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Dio e
       alla Chiesa. Ad un certo momento - ecco - è venuto fuori il
       male. Ma da dove è venuto fuori? Chi ce l'ha insegnato?
       ( continua )



                                       Don Primo  Mazzolari  


IL TRADIMENTO DI GIUDA 3



CHI CI HA CORROTTO, CHI CI HA TOLTO L'INNOCENZA, CHI CI HA TOLTO LA FEDE ?


(…) Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il
       bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una
       missione ? Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa
       comune miseria e in  questa sorpresa ! Qualcuno - però - deve
       aver aiutato Giuda a diventare IL Traditore. C'è una parola,
       nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma
       che ce lo mette davanti in un modo impressionante : " Satana
       lo ha occupato ". Ha preso possesso di lui, e qualcuno deve
       avercelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana:
       distruggere l'opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il
       dubbio, insinuare l'incredulità, togliere la fiducia in Dio,
       cancellare Dio dai cuori di tante creature. Questa è l'opera
       del male, l'opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire
       anche dentro di noi,se non stiamo attenti. Per questo il Signore
       aveva detto ai suoi Apostoli, nell' Orto degli Ulivi : " State
       svegli e pregate per non cadere in tentazione ". E la tentazione
       è cominciata col denaro, le mani che contano il denaro. " Che
       cosa mi date, che io ve lo metta tra le mani ?". E  gli
        contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il
       Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale.
       Vedete il baratto! L'amico, il Maestro, colui che l'aveva scelto,
       che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo
       di Dio, che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei
       figli di Dio. Ecco : un baratto !  Trenta denari.   ( continua )



                         Don Primo Mazzolari


IL TRADIMENTO DI GIUDA 4


FORSE GIUDA NON AVEVA CALCOLATO QUANTO LONTANO POTEVA ARRIVARE IL SUO GESTO


(…) Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli : trenta denari. E
       qualche volta ci vendiamo anche per meno di trenta denari.
      Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda
      come un pessimo affarista. C'è qualcuno che crede di aver fatto
      un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla
      parte dei nemici. Crede di aver guadagnato un posto, un po' di
      lavoro, una certa stima, una certa considerazione tra certi
      amici i quali godono di poter portare via il meglio che c'è nella
      coscienza di qualche loro compagno.Ecco, vedete il guadagno?
      Trenta denari. Che cosa diventano questi trenta denari? Ad un
      certo momento voi vedete un uomo, Giuda - siamo nella
      giornata di domani - quando  il Cristo sta per essere
      condannato a morte.
      Forse lui non avrebbe immaginato che il suo tradimento
      arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il " Crucifige ",
      quando l'ha visto percosso a morte nell'atrio di Pilato, il
      traditore trova un gesto, un grande gesto. Va' dov'erano ancora
      radunati i capi del popolo, quelli che l'avevano comperato,
      quelli da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa:
      prende i trenta denari, glieli butta : " Prendete, è il prezzo del
      sangue di Cristo ! ". Una rivelazione di fede : aveva misurato
      la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari.
      Aveva fatto tanti calcoli su questi denari. Il denaro. Trenta
      denari. Che cosa importa della coscienza? Che cosa importa
      essere cristiani? Che cosa importa di Dio? Dio non lo si vede,
      Dio non ci dà da mangiare, Dio non ci fa divertire, Dio non dà
      la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la
      forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno, perché dove la
      coscienza non è tranquilla,anche il denaro diventa un tormento.
      C'è un gesto che denota una grandezza umana : glieli butta là.
      Credete voi che quella gente abbia capito qualche cosa ? Li
      raccolgono e dicono : " Poiché hanno del sangue, li mettiamo
      in disparte. Compreremo un po' di terra e ne faremo un
      cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le
      altre feste grandi del nostro popolo." Così la scena cambia,
      domani sera, quando si scoprirà la croce e voi vedrete che ci
      sono due patiboli : c'è la croce di Cristo e c'è un albero dove il
      traditore si è impiccato.   (continua ).




               Don Primo  Mazzolari


giovedì 30 gennaio 2020

IL TEMA DEL MALE NEL NOSTRO TEMPO

 
 
 
 
"Faust è un autentico mito, vale a dire una grande immagine primordiale nella quale ognuno di noi, a suo modo, deve saper cogliere per intuizione la vera sostanza e il suo destino ". ( Jung, 1911 )


(…) Negli ultimi anni  ( testo del 2004 ) si assiste a una progressiva
       metamorfosi nella rappresentazione del demonio. Il
       cambiamento si giustifica proprio in virtù della graduale
       demitizzazione della figura dello stesso che, svestito di una
       personalità ben identificabile, tende a diventare uno specchio
       degli eventi nefasti della società corrente. Nella successione
       delle vicende storiche, l'essere umano ha sempre più preso
       coscienza dell'esistenza del Male e, soprattutto, ha riflettuto
       sulla progressiva perdita di condizione di pienezza esistenziale
       originariamente presente nel suo rapporto con il mondo. In
       tal senso, il diavolo carica sulle sue spalle il fardello di questo
       malessere, e al contempo determina l' impoverimento della
       vita di tutti quei valori in grado di realizzare la condizione di
       felicità dell'individuo. Le forze infernali prendono - allora -
       il timone della parabola storica, conducendo la natura umana
       in direzione del Male e della negatività, verso territori bui e
       desolati, privi di sogni di pace e di giustizia.  (…)



Aldo  Carotenuto  da  La forza del Male ( Senso e valore del mito di Faust )

LA FORZA DEL MALE 1

 
 


(…) Il Male esiste davvero.

      " Il Male sta nel nesso fra la sofferenza e l'intenzione
         consapevole di provocarla " . ( Russell, 1984 )
 
     La fonte del Male diviene, pertanto, attinente alla coscienza
     collettiva dell'universo e si rivela in tutta la sua potenza negli
     eventi storici, superando in confini della coscienza individuale.
     Jung, infatti, asseriva che un tale Male potrebbe chiamarsi
     Diavolo, nel senso che cambiano le metafore nel tempo, ma non
     certo il concetto che le sostiene : la realtà del Male si manifesta
     ovunque, e quello ci cercare di eliminarlo non è che un vano
     tentativo.
     Nel momento in cui si affronta il tema  del Male, e del Diavolo
     di conseguenza, la riflessione si dirige immediatamente alla
     contrapposizione, nonché ad un eventuale  riavvicinamento tra
     la potenza benefica di Dio e la presenza del Male nel mondo.
     In altre parole, sembra esistere una dinamica, che ha poi
     condotto alla formulazione del concetto simbolico del diavolo,in
     base alla quale si sancisce il superamento di uno stato di vita
     precedente che, proprio soppiantando i vecchi ideali, fa di
     questi ultimi l'incarnazione del Male. E' il caso - questo - dell'
     avvento di un nuovo credo religioso che, contrapponendosi a
     quello precedente, interpreta come figure demoniache, proprio
     quelle stesse che un tempo erano, invece, considerate divine.
     Gli dèi pagani divengono, così, le allegorie di quelle forze
     demoniache che il Cristianesimo combatte. L'origine del diavolo
     si ascrive allora a un generale processo di opposizione
     concernente uno stato culturale passato e uno emergente.
     Anche l'emersione della figura di Mefistofele nel percorso di
     vita di Faust , può rappresentare simbolicamente il punto di
     contrasto tra una dimensione personale anteriore e un nuovo
     assetto emergente della dimensione psichica.
     Nel processo di individuazione illustrato da Jung, che è peraltro
     sovrapponibile alla storia faustiana, l'incontro con le parti
     negative, oscure, inconsce della propria personalità, genera una
     situazione critica e ambivalente. Sancisce - infatti - l'ingresso in
     una fase evolutiva nella quale la struttura precedente non ha
     più una valenza funzionale tale da persistere e dove invece
     nuove istanze muovono per essere sviluppate ed espresse.
     L'incontro con Mefistofele simboleggia dunque la nascita di una
     nuova dimensione spirituale che, proprio di quelle parti Ombra
     tenute nascoste, sente  ora di doversi nutrire.  (…)


Aldo  Carotenuto  da  La forza del Male ( Senso e valore del mito di Faust )

LA FORZA DEL MALE 2



(…) La compresenza dell'animo umano di Bene e Male trova la sua
       esteriorizzazione el conflitto fra Dio e Diavolo, intesi come
      figure simboliche di elementi assoluti. Occorre poi sottolineare
      un elemento fondamentale, ossia il ruolo che riveste il demonio
      rispetto non soltanto al Bene assoluto, ma anche all'umanità
      tutta. Infatti, una caratteristica demoniaca, derivante da una
      competizione indiretta con Dio, è quella di indurre l'uomo in
      tentazione e di allontanarlo da Dio stesso. Il diavolo come
      istigatore rappresenta - dunque - il filo che, attraverso i piaceri
      mondani che egli è in grado di procurare, lo lega all'umanità.
      Questo legame tra l'uomo e il diavolo è, dunque, molto più
      stretto e frequente di quanto si pensi, dal momento che attiene a
      tutta la sfera non soltanto sensuale,ma anche relativa ai diversi
      piaceri che l'uomo può ricavare dal suo permanere sulla terra.
      D'altro canto, l'insoddisfazione spesso derivante dal vivere
      secondo i dettami della religione, soprattutto cristiana, procura
      nell'animo umano un'inquietudine che spinge alla ricerca di
     " altro". Questo altro può trovare la sua realizzazione nei
      meandri del male, o del piacere, o comunque di tutte quelle
      esperienze che potremmo definire " proibite ".
      Dilungarsi sul fascino che emana dal cosiddetti" tabù " sarebbe
 sicuramente dispendioso,ma va tuttavia sottolineato che se proprio
     le normali strade, le procedure convenzionali di conoscenza
   non soddisfano più l'individuo, lì insorge il desiderio di forzare le
     barriere dei dogmi ed esplorare i territori insondabili.
     Questo accade nell'animo umano, nel momento in cui una
     persona vive il confronto con i propri aspetti Ombra, che altro
     non sono se non le cristallizzazioni individuali di un male
     universale nella struttura stessa del creato. Ma quando l'ago
     della bilancia si sposta proprio verso l' Ombra, ossia verso la
     trasgressione, l'oscurità e il perturbante, allora l'uomo avverte
     l'esigenza di difendersi da quella che appare una minaccia al
     proprio equilibrio. In quei momenti, accade di puntare il dito
     contro il demonio, rinvenendo nel suo intervento l'origine delle
     proprie sventure.
     Se la ragione si rivela incapace non tanto di comprendere,
     quanto piuttosto di controllare ciò che accade in natura,
     soprattutto quando gli eventi mostrano delle tracce
  incomprensibili che, proprio per la loro irrazionalità, spaventano,
  allora diviene necessario etichettare tutto ciò come " intervento
  del maligno". L'inquietudine e il turbamento prendono il
  sopravvento. Ma proprio nel momento in cui prende vita questa
  sorta di sconvolgimento interiore, occorre superare le consuete
  credenze cui la ragione solitamente ama fare appello. Bisogna
 scorgere allora nei fenomeni stessi la compresenza di Bene e Male
  e legittimarla in quanto connaturata alla struttura dell'uomo
  come all'assetto del creato, fatto di opposti integratisi, ma pur
  sempre complementari.  (…)



Aldo  Carotenuto  da   La forza del Male ( Senso e valore del mito
di Faust )

lunedì 27 gennaio 2020

27 GENNAIO 2020

 
 
 



           " Tutti coloro che dimenticano il proprio passato
              sono condannati a riviverlo "

                                            Primo  Levi


mercoledì 17 luglio 2019

LA NORMALITA' DEL MALE 1

 
 

                    " Multa renascentur quae iam cecidere…" ( Orazio da "Ars Poetica" )


(…) Le mie scuse ad Hanna Arendt: non l'ho plagiata, ma l'ho
      parafrasata,e da una distanza intellettuale che non ho difficoltà
     a definire siderale.
     Il suo libro La banalità del male mi ha colpita, come ha colpito
     tutti quanti, ma anche perché sono una criminologa e ho quindi
     abitualmente a che fare con uomini che uccidono colei che
     amavano o dicevano di amare, o con donne che, contrariamente
     alla sacrosanta aspettativa dell'amore e delle dedizione
     materna, ammazzano i loro bambini.
     Perché lo facciano è una domanda che i criminologi si sono
     sempre posti e a cui hanno dato risposte diverse: la malattia
     mentale,la disperazione o magari la cattiveria; perfino la
     superficialità.
     Quel che invece non sono mai riuscita a capire e su cui continuo
     a interrogarmi, è come possa accadere che un intero popolo o
     comunque centinaia di migliaia di persone possano condividere
     il male estremo. Non sono mai riuscita a comprendere come
     persone dalla vita normale che la mattina si alzano, fanno
     colazione, baciano i loro bambini, portano a spasso il cane e
     vanno a lavorare poi. da un momento all'altro, si dilettino nello
     sterminio dei loro simili, o colludano con chi stermina.
     Come ebbe ad affermare Arendt  nel suo celebre libro : " Una
     mezza dozzina di psichiatri lo aveva dichiarato " normale"...
     Ma il guaio del caso di Eichmann era che di uomini come lui
     ce n'erano tanti, e che questi tanti non erano né perversi né
     sadici, bensì erano - e sono tuttora - terribilmente normali.
     Persino i torturatori studiati da Conroy ( vescovo irlandese del
     XIX sec. ) in diversi contesti geografici e politici non sono
     distinguibili dalla popolazione generale ,e " atti indicibili "
     possono essere commessi da " persone comuni ".  (…)


Isabella  Merzagora   da  La normalità del male ( La criminologia dei pochi e la criminalità dei molti )



LA NORMALITA' DEL MALE 2


UOMINI E NO

(…) Le guerre, anche quelle ideologiche, sono pericolose e sono
       possibili solo se si impara a distinguere fra" noi" e " loro" ,con
       la convinzione che loro siano inferiori.
       Un fattore psicologico che rende possibile l'incrudelire, è stato
       descritto come la " riduzione animalesca dell'avversario" o
       definito controantropomorfismo .Si tratta della tendenza a
       negare le qualità più prettamente umane alle proprie vittime
       per poter aggirare quella forza inibente l'aggressività che è
       costituita dall'identificazione. Gli altri sono ridotti ad animali,
       o addirittura a oggetti. Per facilitarsi il compito, chi vuole
       comportarsi da boia, deve dirsi che le proprie vittime non sono
       esseri umani, viceversa " Cessano invece di comportarsi da
     umani quelli che uccidono in se stessi ogni umanità per decidere
     lo sterminio degli altri." ( T. Todorov da " Memoria del male ").
     Intervistato dopo la fine della guerra, quando era detenuto con
     condanna a vita, il comandante del Lager di Treblinka spiega
     che le umiliazioni nei confronti dei prigionieri erano necessarie
     per far sì che gli aguzzini facessero quel che facevano: per
     poterla uccidere, la vittima andava degradata, de- umanizzata,
     affinché l'uccisore sentisse meno il senso della sua colpa.
     Ciò non è solo tipico del genocidio nazista, ma di tutti gli altri
     innumerevoli eccidi perpetrati nel corso della Storia e ancora
     in atto.
     Secondo Bauman: " La responsabilità viene messa a tacere
     quando si erode la prossimità:essa può alla fine trasformarsi
     in avversione una volta che i soggetti umani a noi vicini siano
     stati trasformati in " altri" o in " altro".
    Fu una separazione del genere che consentì a migliaia di uomini
    di uccidere,e a milioni di osservare l'assassinio senza protestare.
    E ancora : " Essendo inestricabilmente legata alla prossimità
  umana, la morale sembra conformarsi alla legge della prospettiva
  ottica.Essa appare grande e massiccia quando è vicina all'occhio;
  al crescere della distanza, la responsabilità verso gli altri si
  riduce e  la dimensione morale dell'oggetto si sfoca, finchè
  entrambe raggiungono il punto di fuga e spariscono dalla vista ".
  (Z. Bauman da Modernità e Olocausto ).   (…)


Isabella Merzagora  da  La normalità del male ( La criminologia dei pochi e la criminalità dei molti ).



domenica 27 gennaio 2019

27 GENNAIO

 
 
 


                           " Se comprendere è impossibile,
                             conoscere è necessario "

                                           
                                                 Primo Levi

sabato 26 gennaio 2019

LA MEMORIA RENDE LIBERI 1

 
 

" L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa: è l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte " ( L. Segre )


(…) E' questione di pochi anni, poi non ci saranno più testimoni in
       vita della Shoah. E peraltro già oggi il loro racconto, la storia
       della loro esperienza nel giro infernale più raccapricciante
       della storia contemporanea, suscita una crescente indifferenza,
       come se fosse l'ennesima riproposizione di una vicenda già
       archiviata. E' quasi inevitabile che sia così, perché la memoria
       ormai si focalizza solo all'interno del perimetro di Auschwitz,
       il punto terminale della  Soluzione Finale. E in questo modo, la
       più spaventosa politica sistematica di persecuzione che il
       mondo abbia conosciuto, perde il suo contesto e diviene una
       sorta di questione privata tra due gruppi estranei al mondo di
       oggi. Non ci sono quasi più i nazisti che perseguitavano,
       rastrellavano e mandavano a morte di Ebrei, e tra poco non ci
       saranno neanche più i pochi superstiti della loro macchina di
       genocidio. I primi misero in atto la Shoah, ai secondi è toccato
       l'ulteriore scempio di rievocarla. Così, un'immensa tragedia
       storica, resa possibile da una rete decisionale di complicità e
       di omertà che copriva mezza Europa, è stata trasformata nel
       racconto di chi è riuscito a tornare, e nel silenzio totale e
       definitivo di tutti gli altri testimoni rimasti in vita: i milioni di
       tedeschi, italiani, olandesi, francesi, polacchi, cechi,
       ungheresi, rumeni e slavi che contribuirono attivamente - e
       spesso con uno zelo superiore ai loro orchestratori - all'opera
       di isolamento, identificazione, segregazione, rastrellamento e
       invio ai campi di sterminio degli ebrei, ma anche degli
       zingari, degli omosessuali e degli oppositori politici. Ogni
       anno, con la dolente routine ipocrita di chi concepisce il
       Giorno della Memoria come una data rituale, si chiama il
       sopravvissuto di turno a raccontare l'orrore alle scolaresche,
       si riproietta  Schindler's List o La vita è bella, e la coscienza
       civile pare salva.  (…)



       Enrico Mentana  ( Introduzione a ) La memoria rende liberi


LA MEMORIA RENDE LIBERI 2


(…) Lo è davvero? No di certo. Paraossalmente l'orrore assoluto
       dell' Olocausto copre, con il sangue e il fumo delle ciminiere,
       la vergogna assoluta della discriminazione progressiva degli
       ebrei d' Europa, cominciata ben prima dello scoppio della
       Seconda Guerra Mondiale e quindi non relativizzabile come un
       aspetto tra gli altri dell'inumanità di quel conflitto totale. E
       allora vale la pena rompere il rituale, fermare la recita,buttare
       la foto del nazista in divisa nera con rune e cane lupo, e dell'
       ebreo con cappellaccio,cernecchi, barba incolta e palandrana.
       Non è una storia di uniformi e palandrane, non è una storia di
       guerra, non è una storia di diversi. Nell' Italia fascista - e non
       solo in Italia - persecutori e perseguitati erano stati parte della
      stessa società,vestivano allo stesso modo e spesso la pensavano
      allo stesso modo sul regime. Eppure venne un giorno in cui i
    primi decisero che i secondi non avrebbero potuto più insegnare 
     o imparare, lavorare o possedere, fare impresa o risparmiare,
     per via della fede dei loro genitori, anche se persa o non
     tramandata. Erano semplicemente una stirpe, una discendenza
     da emarginare. Arrivarono poi direttamente, passando da
     alleati e occupandi, coloro che erano stati gli ispiratori di
     quella politica di discriminazione per trasformarla in
     annientamento.E in tanti italiani chiusero gli occhi, si voltarono
     dall'altra parte o aiutarono attivamente: l'orrore vero per me
     è lì, al primo metro del cammino per i campi. (…)



      Enrico Mentana  ( Introduzione a )  La memoria rende liberi


LA MEMORIA RENDE LIBERI 3


(…) Liliana Segre ( scampata all'Olocausto e senatrice a vita della
       Repubblica Italiana, n.d.r. ) sta per compiere otto anni quando
       il suo destino cambia per sempre. E' una delle migliaia di
       bambini delle elementari che non rientreranno a scuola, che
      non rivedranno la loro maestra e i loro compagni,e questo sarà
      solo il primo anello della catena persecutoria. E' alla sua
      memoria diretta che ci affidiamo di qui in poi per sapere e
      capire come quelle decisioni cambiarono le vite di tanti esseri
      umani, e direttamente la sua. Come abbiamo condiviso, e come
      è giusto che sia, il suo è un racconto in prima persona, una
      narrazione che non viene spezzata dalle domande; la 
      testimonianza di quel che veramente è successo, fatta da una
      donna che ha misurato - passo dopo passo - quella discesa agli
      inferi e la racconta con la precisione chirurgica di chi non ha
      mai smesso di essere cosciente, di guardare, di cercare di
      capire; con la memoria di una bambina costretta a lottare per
     la vita sotto l'ala di un padre che è stato tutto- famiglia assoluta
      per lei che non ha mai conosciuto sua madre ( la madre morì 
      a ventisei anni, quando Liliana aveva undici mesi, n.d.r. ). In
      lei c'è la stessa capacità di enucleare con apparente distacco
      gli elementi indispensabili per capire la sequenza di fatti,
      ferocia, connivenza e casualità, sul piano inclinato da quella
       cacciata da scuola fino ad Aushwitz e ritorno.  (…)



         Enrico Mentana  ( Introduzione a )  La memoria rende liberi




LA MEMORIA RENDE LIBERI 4


(…) Spesso si dice che il ricordo e la memoria di questi fatti storici
       spaventosi servono a tacitare le tesi e le argomentazioni di chi
       vorrebbe ridimensionare, circoscrivere o addirittura negare la
       Shoah; e che la memoria ci è indispensabile per impedire che
       tutto questo un giorno si ripeta. Per me invece tutto quello che
       Liliana Segre ci ricorda, è soprattutto importante e prezioso in
       sé, ci serve per sapere di noi,di come noi italiani isolammo una
      minuscola parte del nostro popolo,perfettamente indistinguibile
     dal resto.Di come la mettemmo ai margini, le requisimmo i beni,
      la mortificammo e poi la consegnammo agli sterminatori. E di
      come poi cercammo di cancellare quel crimine nazionale,dopo.
      Il ritorno di Liliana dall'inferno, come il ritorno di tutti gli altri
      scampati, è una seconda condanna del mito degli " italiani 
      brava gente". Semplicemente non si voleva sapere, e men che
     meno si voleva ricordare come,e da chi, era stato reso possibile
     tutto questo. Mai nessuno si è scusato con Liliana Segre. Mai
     nessuna rotella dell'ingranaggio, nessun volenteroso aiutante,
     nessun testimone della progressiva esclusione e persecuzione di
     quel padre e di quella bambina si è fatto vivo per manifestare il
     proprio sentimento, il proprio rammarico. Niente. Mai nessuna
     nuova teoria si è fatta carico in quel dopoguerra di capire, di
     aiutare,di far luce.La gran parte di quelli che avrebbero dovuto
     farlo- del resto- era già lì quando tutto avvenne.La quindicenne
        Liliana scoprì subito che quello che aveva subito non doveva
     interessare a nessuno, che i suoi tentativi di raccontare si
     scontravano con  parole volte a derubricare l' Olocausto come
     uno dei tanti guai di guerra.Enorme tragedia, enorme rimozione
     E allora anche lei accantonò tutto. E forse questo l'ha salvata.
     Sicuramente ha preservato- nitida e limpida - una testimonianza
     definitiva. Prima di cominciare a raccontare ha atteso che i suoi
     figli fossero grandi e solo allora anche loro- come tutti - hanno
     saputo. Così tacitamente aveva deciso con l'uomo della sua
     vita. Una vita laica e borghese, come era, e nelle intenzioni
     doveva continuare ad essere, quella dei Segre negli anni Trenta.
     Parlare per lei è ancora duro. Ascoltarla - per noi - è vitale.
     (…)


        Enrico Mentana  ( Introduzione a )  La memoria rende liberi




LA MEMORIA RENDE LIBERI 5


(…)Devo a Liliana Segre qualcosa di molto diverso e più personale
      Le testimonianze biografiche hanno molto spesso qualcosa di
      scopertamente commerciale. Quasi sempre si scrivono per
      lavoro o per vanità o per necessità esistenziale o - spinta
      prevalente - su proposta della casa editrice. Ma se questo libro
      viene alla luce, senza fare i fenomeni o quelli più puri degli
      altri,è solo per un sentimento reciproco che è andato crescendo
      ogni volta che con Liliana ci siamo incontrati, fino al piacere di
      vedersi al di là della fatica - per lei - di ricordare. Da parte mia
      è facile da spiegare: questa donna vive spiritualmente agli
      antipodi dei fanatici e dei cultori del partito preso, e col nitore
      della  sua memoria e della riflessione su quel che ha vissuto,
      mette fuori corso ogni retorica, ogni nostalgia reducista, ogni
      ciarpame. Ma racconta anche una storia a me familiare che
      mai vorrei si disperdesse, e non solo per il suo valore di monito
      L'ultima volta che partii per andare da lei, per ascoltarla, per
      stare insieme, mia figlia maggiore, mi canzonò : " Ma potrebbe
      essere tua madre!". Appunto. Vorrei che tutti voi, leggendo il
      suo racconto, lo pensaste. (…)



         Enrico Mentana ( Introduzione a )  La memoria rende liberi


sabato 12 gennaio 2019

DONO E PERDONO 2



LA TENTAZIONE DI VENDICARSI

(…) La tentazione impulsiva di chi è stato offeso è quella di
       rispondere al male con il male, infliggendo all'altro lo stesso
       male che da lui si è subìto: è la vendetta. Quando la rabbia e il
       rancore si impadroniscono della persona offesa e quando
       questa misura le proprie forze capaci di ripagare l'offensore,
    allora ecco la possibilità della vendetta.La si può attuare appena
    le condizioni lo permettono,ma a volte può essere covata a lungo
    pensata, progettata e perseguita conservando una memoria
    ossessiva dell'offesa ricevuta. Il risentimento e la rabbia sono
    propri di chi riapre costantemente la ferita ricevuta, ferita che
    non guarisce mai, sicchè la memoria del passato esacerba la
    sofferenza, il presente è occupato dalla recriminazione ossessiva
    del male subito e il futuro appare dominato dalla possibilità
    della vendetta.
    Perché la vendetta è così seducente? Innanzitutto perché vedere
    sofferente colui che ha offeso e umiliato può dare un piacere in
    un certo senso narcisistico: non ci si sente soli nel dolore, anzi
    il dolore ricade su chi ne è stato responsabile.
    La vendetta può anche apparire una risposta di difesa, un
    deterrente che impedisce all'offensore di reiterare la sua azione
    malefica: si pensa in tal modo di " dare una lezione", di far
    capire e assumere all'altro il male arrecato.
    Può anche darsi che la vendetta miri a ristabilire una giustizia
    infranta, a pareggiare i conti, secondo il principio vetero-
    testamentario di reciprocità"Occhio per occhio, dente per dente"
    Ma in verità, la vendetta fa crescere l'aggressività, moltiplica la
    violenza, in una spirale che la diffonde e ammorba anche le
    relazioni umane. Ci si illude che la vendetta si arresti alla
    reciprocità, ma spesso essa diventa un crescendo, che somiglia
    più al canto di Lamech ( quinto discendente di Caino che dà
    inizio alla vendetta personale, o faida , n.d.r. ) : " Ho ucciso un
    uomo per la mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.
    Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette ".
   ( Gen 4, 23-24 )  .   (…)


                    Enzo Bianchi    da     Dono e perdono


sabato 28 aprile 2018

E SE PARLASSIMO DEL...MALE...


                                                         
                             

C' E' UN MALE...

C'è un male
che non aggiunge male
sgombera spazio
lo vara tagliando
la corrente del superfluo
l'automa dell'anima.
C'è un male
che fa guarigione
dare la ferita
bilancia il polso
luccica semplice la lama
e lo spazio sgombro
addestra il cuore spogliato.
E' difficile
a qualsiasi età
diventare adulti,
lasciar fare al macellaio
o all'autunno
un'arte caritatevole.

             ( Chandra Livia Candiani )




IL MALE CHE NON RIPARA

Il male che non si ripara
il male che orienta
e scuce
è uscito
all'aperto
vestito leggero
sotto i colpi feroci
della bella stagione.
Fammi il male
degli animali.
Fammi la primavera.

                            ( Chandra Livia Candiani )



LA BICICLETTA

La sfida era non chiudere la bici
per vedere chi avesse ragione
tra Machiavelli e Rousseau:
la natura dell'uomo è buona o malvagia?
Ero felice di trovarla ancora
sotto casa o fuori dalla scuola,
perché in fondo io tifo per Rousseau.
Poi in primavera un mattino non c'era più.

Non era sentirmi nudo nel parcheggio
a farmi star male, ma che avesse vinto
Machiavelli, perché non possiamo
rassegnarci al male che ci capita.

                 (  Roberto Cescon  )




AI BIVI
 
Il Male fu per noi rivelazione.
Non la tarma che s'incunea nella trama
né lo squarcio che rivela il suo lavoro,
piuttosto il dubbio di un nord incerto,
di una bussola dappoco; e che la via
fosse a volte la più ovvia, a volte
quella imprevedibile, nascosta, impraticata -
la retta metafisica che balza via dal piano.
Il Male fu nell'intraprendere la rotta, ab ovo.
Poi tutto fu conferma.

                                  ( Enrico  Ferrari )

sabato 25 marzo 2017

CAINO E LE SPINE





                                  Giuseppe Verdi -  Dies Irae , Libera me


 
Era mattina, erano le tre:
quell'aria non aveva coscienza.
Ti offrivi al primo fresco e
perché? cani da guardia, ore, perché?
perché te stesso?
La ghiaia in strada si faceva chiara
la fontana rideva tra i bossi
intorno erano cose molto femmine
disinvolte ad esistere.
Passavi il filo spinato
senza scarpe rientravi al convento.


         Luciano  Erba  da     Il male minore



venerdì 27 gennaio 2017

GIORNO DELLA MEMORIA...

 
 



         ...perché né noi, né chi verrà dopo di noi abbia a dimenticare...