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mercoledì 1 gennaio 2020

IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA 1

 
 
 
" La sua opera è aspra e tenera, dura come l'acciaio e delicata come le ali di una farfalla, gentile come un sorriso e crudele come le amarezze della vita "  ( Diego Rivera )



(…) La prima volta li incontra in un caffè nascosto tra le stradine
       di Montparnasse,una topaia impregnata di odori: polvere,
       cuio invecchiato e vino inacidito.Odore di quelli che diventano
       parte delle cose e che si possono trovare solo nei bistrot del
       Vecchio Mondo, dove ogni tazza di caffè aggiunge un tassello
       alla loro storia. Fida è seduta, sofferente per un'infezione a
       un rene e stanca delle pene che le provoca la gamba malata.
       Lui arriva alle sue spalle, e lei sente l'aria che si sposta, intrisa
       di genio e follìa. Un brivido le percorre la schiena malandata.
       Si gira lentamente e incrocia un paio di occhi che guizzano
       nervosi. Solo i lunghi baffi competono con lo sguardo da folle:
       sono sottili, rigidi, protesi. La sua voce è sottile, in lui tutto è
       finzione.
      " Gli occhi di ossidiana hanno chiamato la chiocciola di mare
         per danzare insieme la macabra sinfonia della morte ", dice
         Dalì con enfasi.
         Frida è percorsa da un altro brivido, uguale a quello che l'ha
         attraversata quand'era con la suicida, Dorathy Hale, uguale
         a quello che prova tutte le volte che vede il Messaggero.
         La voce del pittore proviene dagli abissi della mente, nella
         quale risiede in compagnia del delirio.
         Frida ha appena accarezzato con le labbra un bicchiere di
         cognac, sorbendolo piano, come un'amante gelosa e il calore
         dell'alcol comincia a riscaldarla. Dalì, avvolto in un mantello
         da marchese e con un bastone da cavaliere andaluso stretto
         in pugno, si installa sulla sedia con il contegno di un re
         cattolico scolpito nella pietra e collocato all'interno della
         cattedrale di Santiago di Compostela.
       " Lei sa qualcosa della morte ? " chiede Frida.
         Dalì si sistema meglio sul suo trono.
     " E' colei che dà e dispone.Colei che non concede,ma sottrae.
        La fine di tutto, ma non il principio. Esiste perché noi 
        esistiamo. Il giorno in cui tutto cesserà di agitarsi, lei farà
      la sua parte, e poiché è la morte,morirà", declama il pittore.  
      Frida è d'accordo con lui.  Una descrizione magistrale . (…)


      Alexandra  Scheiman  da     Il diario perduto di Frida  Kahlo  

 

IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA 2



(…) Una notte di maggio del 1940, un uragano si abbatte su
       Coyoacàn. E' violento come quello che aveva annunciato a
       Frida la sua separazione da Diego. Però questa volta la
       tempesta è politica. Un gruppo di seguaci di Stalin, tra i quali
       il pittore David Alfaro Sequieros, irrompe con le mitragliatrici
       nella camera da letto di Trotsky e vomita pallottole.I sicari non
       possono sospettare che il vecchio russo in quel momento sta
       sognando la scena che Frida gli ha descritto. Perciò, quando
       sente lo stridìo dei freni, i passi affrettati e la porta che si
       spalanca, capisce che l'ora è giunta. Si lancia sul corpo di
       Natalia e la trascina dietro la testata del letto prima che la
       pioggia di pallottole li raggiunga. Si salvano entrambi. Il russo
       è sopravvissuto alla chiamata, la Morte ha tenuto fede al patto.
       Diego Rivera viene subito sospettato di aver dato asilo al
       comunista ed è costretto ad espatriare: fugge a San Francisco,
       dove inizia a lavorare a un nuovo murale, senza occuparsi
       più di quello che succede nel suo Paese.
       Intanto Trotsky ha avuto la prova che la sua vecchia amante
       aveva ragione, e tuttavia lo scampato pericolo non basta a
       insegnargli la prudenza. Con sventurata audacia - un giorno
       d'agosto -apre la porta di casa a un uomo chiamato Mercader,
       uno spagnolo che gli era capitato di frequentare alla Casa
       Azul.Mercader è venuto per chiedergli un parere su alcuni suoi
       scritti. Trotsky è intento a leggere i fogli, quando con la coda
       dell'occhio- scorge la sagoma del suo assassino mentre
       solleva la picozza da  ghiaccio che sta per conficcargli nel
       cranio. Dietro di lui intravede una donna con un ampio
       cappello, fasciata in un abito di pizzo: la signora della fine,
       colei che falcia le vite. Lo guarda con il sorriso di un teschio.
       Bugiarda ! pensa Trotsky. E nient' altro, perché non ne ha il
       tempo.
       Frida ha incontrato Mercader solo un paio di volte, ma lo
       spagnolo era andato a trovarla anche in Francia in occasione
       della sua mostra, ed è per questo che anche la pittrice finisce
       nel mirino della polizia. Quando gli agenti in uniforme
       irrompono nella casa di  Coyoacàn, trascinano via lei e sua
       sorella Cristina .   (…)



                                                                      Continua…


IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA 3


       Continuazione…


(…) La rinchiudono in una cella umida e buia, che puzza di piscio.
       Frida e Cristina non smettono di supplicare i poliziotti perché
     mandino qualcuno dai bambini che sono rimasti soli a casa; ma
       le lacrime delle donne - com'è normale che accada nei luoghi
       dove il potere non conosce vergogna - non impietosiscono
       nessuno. Anzi, gli uomini le torchiano per provare a spezzarle.
       Non ne cavano nulla. Le ributtano in cella come cani relegati
       nel cortile sul retro e solo quando la luna calante incontra il
      manto oscuro del cielo e il vento della notte comincia a soffiare
      piano, Frida riesce a dominare il pianto. Ha lo sguardo fisso
      sul pavimento,e pensa che se avesse ucciso il gallo, almeno non
      avrebbe conosciuto le sbarre di una prigione.
      La brezza che entra dalla finestrella per fortuna le rinfresca un
      po' il cuore provato.Stremata dalla sofferenza, Frida si arrende
      alla stanchezza: chiude gli occhi. Da sotto le palpebre, la sua
      mente rimbalza sulle pareti della cella e fugge, in un luogo
      sempre oscuro, ma più dolce. Disseminate ovunque, bruciano
      centinaia di candele.Più lontano, un cielo del colore delle more
      selvatiche, è schermato da una cortina trasparente di zucchero
      filato rosa.
    " Questa è la tua casa, benvenuta ! ", la saluta la donna con il
      velo.
      Frida si alza, riavvertendo il dolore nelle ossa che fiacca il suo
      coraggio.  (…)


                                                                                Continua…

IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA 4


continuazione..


(…) " La vita mi ha stroncato" dice . " Ogni volta che tento di
       rimediare a un errore, un altro macigno mi sbarra il cammino.
       In questo modo non è vivere, è morire. "
     " Se ricordo bene ", dice la Madrina, " la felicità non faceva
       parte dell'accordo".
      " Ma avresti dovuto dirmi che una vita senza vita è inutile come
         un utero asciutto. Cosa che - fra l'altro - non mi hai fatto
         mancare ", ribatte Frida.
         La donna con il velo le fa una carezza sul volto sporco e
         sofferente.
       " Hai ancora molto tempo, Frida: guarda questa candela, è la
          tua vita. La sua fiamma illuminerà ancora molte notti ".
          Lei sposta gli occhi su una fiamma vigorosa e chiede : " Ma
          cosa devo fare?".
        " Ti sei allontanata dal tuo destino, dai legami che ti tengono
           viva.La catena spezzata porterà solo altre disgrazie. Accetta
          la tua condizione, perché ti aspetta un mondo luminoso", le
          rivela l'imperatrice dei morti.
        " Quale mondo ? E dove ?
        " Tu lo sai ".
           Il cigolìo della porta della cella la sveglia.Due giorni dopo,
           Frida e Cristina sono libere.La polizia non ha trovato prove 
           a loro carico, e un'identica sorte bacia Diego Rivera, che
           viene invitato a rientrare in Messico. (…)



         Alexandra  Scheiman   da     Il diario perduto di Frida


        

IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA 5



IL MIO SECONDO MATRIMONIO

(…) Ho sposato Diego due volte: la seconda volta non è andata né
       meglio, né peggio. Diego è di tutti, non sarà mai soltanto mio.
       Abbiamo semplicemente messo una firma su un documento,
       come uno che infila una lettera piena di buoni propositi e
       illusioni nella cassetta postale, ma sa già che non arriverà a
       destinazione. Diego è mio ogni tanto. Se riuscirò a vivere
       accettando questa realtà, potrò accettare anche il resto della
       vita, nonostante sia un inferno. Il giorno delle nozze ho
       preparato lo stesso piatto che gli portavo quando eravamo
       giovani e lui lavorava sulle impalcature : un  manchamanteles
      ( un macchiatovaglie ). Ci siamo seduti a mangiare come se tra
      noi non fosse successo nulla.  (…)


      MANCHAMANTELES

      100 gr. di lombata di maiale
      1 mazzetto di erbe aromatiche ( alloro, origano, maggiorana )
      mezzo pollo
      3 peperoncini ancho
      1 cipolla grande
      2 pomodori
      lardo di maiale
      3 pesche
      1 pera
      2 mele
      1 platano verde
      1 cucchiaio di zucchero
      sale.

     Metto sul fuoco il maiale in una pentola d'acqua con il sale e le
     erbe aromatiche. A metà cottura aggiungo il pollo tagliato a
    pezzi.Quando la carne è pronta,filtro il brodo e affetto il maiale.
    Trito i peperoncini ( li ho ammorbiditi in acqua calda ) con la
 cipolla e i pomodori grigliati e pelati e soffriggo il tutto nel lardo.
  Aggiungo il brodo di cottura delle carni e porto a ebollizione, poi
  aggiungo anche il pollo, il maiale e la frutta sbucciata e tagliata
  a pezzi; condisco con sale e zucchero.Lascio cuocere per qualche
  minuto e porto in tavola.




            Alexandra   Scheiman  da   Il diario perduto di Frida Kahlo

 
  

IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA 6



(… ) Frida ha uno strano rapporto con i suoi allievi. Non crede di
        essere una buona insegnante, eppure ha il dono di saper
       conquistare le persone. Basta che apra bocca, e si fa silenzio.
       E quanto parla! Monologhi infiniti che sanno di allegria e
       passione per la vita. Il fatto è che con Diego sta bene. Si sente
       tranquilla, sicura, ed è lui che l'aiuta a dimenticare - almeno a
       momenti - la malinconia e le pene. E' come se fosse nata una
       seconda volta: ha capito che è inutile cercare di avere ragione
       del mondo. Ha accettato la sua realtà imperfetta, e ne respira
       a fondo ogni attimo.
     " Lei è stata nel paese del gringos, ci racconta com'è ?" chiede
       una ragazza.
     " Sono tutti farabutti, ma diversamente da quel che succede qui,
    con loro si può discutere senza temere una pugnalata alle spalle.
    Comunque i gringos sono degli ipocriti. Very decent, very proper
    … così si dice. Invece sono dei ladri e dei figli di puttana.
     Risolvono tutto con un cocktail, dalla vendita di un quadro a
     una dichiarazione di guerra."
   " Per questo è tornata in Messico ?".
   " No, io sono qui perché c'è Diego " dice Frida con un sorriso. E,
      naturalmente, per le  quesadillas che vendono di fianco alla
     chiesa."
     Pensa a sé come a una specie di sorella maggiore e riversa, su
     quel gruppo di ragazzi provenienti dai quartieri poveri, tutto l'
     amore materno che non ha potuto dare a un figlio. L' ha messo
     in chiaro il primo giorno che si è presentata in classe, il fiore
     più colorato di quel nuovo giardino : non ha nulla da insegnare
     perché sta ancora imparando. Li ha avvertiti che dipingere è
     un'esperienza grandiosa, ma impegnativa, che richiede tecnica e
     disciplina. E ha anche detto loro che se vogliono trovare la
     pittura, prima devono trovarsi il cuore. Poi, senza perdere altro
     tempo, li ha spediti nel mondo come una chioccia incoraggia i
     suoi pulcini a volare. Ha distribuito i pennelli e li ha invitati a
     cercare l'ispirazione fuori da lì, nella vita.  (…)



        Alexandra  Scheiman   da    Il diario perduto di  Frida  Kahlo