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lunedì 22 ottobre 2018
SOLA A PRESIDIARE LA FORTEZZA ( Introduzione )
Pur affetta da un male inarrestabile, tenuto a bada da cure altrettanto dolorose, l'energia per scrivere non era mai mancata a Flannery O' Connor: " è l'unico compito per una come me". Così, dopo le tre ore quotidiane di lavoro ai testi, la vediamo affacciarsi sul mondo, divertita, caustica, curiosa, piena di joie de vivre.
" Stanca di parlare di gente che non esiste a gente che non esiste," allaccia fitte corrispondenze con persone in carne e ossa. Ha una voracità mai sazia di ogni aspetto del reale e, a partire dalla fattoria in Georgia, seguiamo le imprese dei suoi celebri pavoni e quelle di un giovanissimo Cassius Clay, l'arrivo di un nuovo bracciante e l'assassinio di John Kennedy, l'esilarante partecipazione a una conferenza in provincia e l'ultima argomentazione che va affinando nella sempiterna battaglia spirituale, la lavorazione certosina di un racconto e la scoperta di un nuovo autore o amico.
Ritroviamo nelle lettere tutti gli elementi che fanno grande l'opera:visionarietà, crudezza e compassione, pronunciamenti adamantini sulle cose della vita e dell'arte, un umorismo mai tenuto a freno e mai domato e un alone di grazia repentino e stuporoso come la ruota del pavone. Accompagnando una Flannery " prematuramente arrogante " attraverso i brevi anni di una vita " impavida, alacre, acre, splendida e inappariscente ( Robert Lowell ), fino agli ultimi dispacci dai confini della morte, si capirà perché non bisogna chiedere che malattia ha una persona, bensì con chi la malattia ha a che fare.
f.
SOLA A PRESIDIARE LA FORTEZZA ( Lettere di Flannery O' Connor ) 1
" Ciò che devi accettare adesso è il perdono e io ti dico che questa è la cosa più difficile da accettare e che devi farlo continuamente".( F.O' Connor )
(…) " 25 Febbraio 1979; a Robert Giroux. Grazie per le lettere di
Flannery O' Connor, non riesco a smettere di leggerle… sono
ormai un paio di notti che faccio le due, a scapito della vita
quotidiana. Le lettere sono meravigliose - non è vero? - e mi
fanno ancora più pentire di non essere mai andata a
Milledgeville. ( Avevo paura di Flannery, credo! ) ", ammette
Elizabeth Bishop, che in precedenza aveva confidato a Robert
Lowell: " Flannery scrive così maledettamente bene a
paragone con quasi tutto quel che è dato leggere: economica,
chiara, sconvolgente, reale ". Per aggiungere :" Il ripetersi
della situazione, zio- nipote, o padre- figlio in tutte le sue
atrocità, mi fa sospettare che dica qualcosa della sua vita
familiare, vista di sguincio o in ombra sulla parete". Sospetto
che non trapela dalle lettere di Flannery tranne quando, dopo
l'incontro con un'amica che è andata a trovarla, si permette di
scriverle :" La presenza materna non contribuisce certo a
sciogliermi la lingua: forse alcune delle tue domande
avrebbero ottenuto risposta migliore se ti avessi ricevuta nel
pollaio". Questo, detto da chi non è in grado di muoversi. Per
un verso, il suo somiglia al caso kiplinghiano: come lui ha il
Demone che seguita a sfornare storie di famiglia, e come lui
sottopone in primo luogo alla propria di famiglia, ossia alla
madre, le prove letterarie dove mostra nuclei dissestati,
dissennati, carichi di tensione pronta ad esplodere, e che
puntualmente esplode, con una violenza che incute paura.
Flannery- invece - non poteva rileggere i suoi testi a voce
alta senza scoppiare irrefrenabilmente a ridere.
Chi l'ha conosciuta- come Robert Lowell, la definisce brusca,
sdegnosa ma senza pretese, modesta nella consapevolezza di
quanto fosse brava; " eroica come una santa", si vedeva
destinata a quella vita " impavida, alacre, acre, accanita,
splendida e inappariscente". Come facesse a sapere quello
che sapeva, così giovane, isolata, è l'interrogativo che ci si
pone sempre davanti al genio. Quanto alla vita religiosa, si
mostrava riservata al riguardo, " com'è dei santi". Ma
Flannery avrebbe tagliato corto. Giudicava la vita di una
Simone Weil la più comica nonché la più genuinamente
tragica e terribile; " comica e terribile" non vuole essere
riduttivo, anzi è pagarle il massimo tributo, tranne definirla
santa, che non è. Valga per lei. Ma per il fatto di esprimere la
verità del proprio essere e vivere in obbedienza ad essa,
Flannery è retta, pur essendo demonica. (…)
Flannery O' Connor da Sola a presidiare la fortezza ( Lettere a cura di Ottavio Fatica )
SOLA A PRESIDIARE LA FORTEZZA ( Lettere di Flannery O' Connor ) 2
(…) Nell'affrontare una scrittrice come Flannery O' Connor, è da
sottolineare l'importanza del legame fisiologico e psicologico
tra le parti del corpo e tra il corpo e l'esterno, prendere la
malattia come originale contributo alla trasformazione dell'
immagine del corpo e, di riflesso - attraverso le percezioni
così modificate, del mondo. Fino a vederla come " apostasia
degli organi". Una malattia ( lupus erimatoso ) accompagnata
nel suo caso da cure sconvolgenti, dolorose quanto il male.
E poi tornare a leggere la sua fisiognomica simbolica, fondata
su un parallelismo psicofisico, seconda analogia, arte
combinatoria per eccellenza.Sicura quanto basta nel delineare
le sue figure, Flannery lo è per normalissima intuizione, per
dirla con Weininger, uno deve andare a cogliere, volendo,
preziose suggestioni su follia, delinquenza e malattia, per l'
opera di Flannery.
" Non sono mai stata altrove che malata. In un certo senso, la
malattia è un luogo, più istruttivo di un lungo viaggio in
Europa, ed è un luogo dove non trovi mai compagnia, dove
nessuno può seguirti. La malattia prima della morte è cosa
quanto mai opportuna e chi non ci passa, si perde una
benedizione del Signore. Quasi altrettanto isola il successo e
niente mette in luce la vanità altrettanto bene ".
Ma non leggeremo in queste lettere il grafico di una sofferenza,
da lei stessa tracciato sulla propria pelle. Gli accenni sono
minimi, incuranti, volteriani. Li riassume il finale di una
lettera dove, dopo aver ammesso che ormai per lei sono
stampelle a tempo indeterminato, conclude :" Insomma, questo
è quanto". La battuta che aggiunge è per il ricevente: " D'ora
in poi sarò una struttura ad archi rampanti". Comico e
terribile. Fino all'ultimo - con l'infermiera che, dopo l'ennesima
operazione, come apre bocca la fa ridere, aumentando il
dolore "del 100% . Ma va' a capire se il Signore ti sta dando
un premio o una punizione." Dopo un tentativo di salvarla in
extremis, nel rimandare la convalescente a casa per un breve
periodo, il dottore, non sapendo che sotto il cuscino lei tiene un
quaderno dove va annotando l'ultimo racconto, le consiglia di
non affaticarsi: potrà giusto permettersi di scrivere qualche
paginetta narrativa, tanto la cosa è ritenuta innocua. In più di
un'eccezione si è pazienti. Ma Flannery non avrebbe dovuto
arrendersi più a lungo - per morire . Aetatis suae 39.
" Razza di fessi,non lo sapevate che era il Giorno del Giudizio?"
(…)
Flannery O' Connor da Sola a presidiare la fortezza ( Lettere a cura di Ottavio Fatica )
SOLA A PRESIDIARE LA FORTEZZA ( Lettere di Flannery O' Connor ) 3
Baldwin Memorial Ospitale, si fa per dire 23 Dicembre 1950
A Betty Boyd Love
(…)Grazie per la cartolina. Sono qui a languire sul mio letto di
semidolore, stavolta con l' ARCITRITA o,per non togliere nulla,
l'artrite reumatoide acuta che ti lascia sempre con la voglia di
sederti, stenderti,spiattellarti ecc.Ma sto prendendo il cortisone
e così mi toccherà rimettermi in piedi. Di questi tempi non ti
puoi neanche permettere un bell'acciacco psicosomatico per
riposarti un po'. Mi fermerò qualche mese a Milledgeville,
Georgia, riserva naturale di uccelli, nell'attesa di vedere che
razza di invalidità finirò col diventare. A Natale, all' hospitale,
ci sono soltanto becchineri e raganelle, e vittime di incidenti e
la sottoscritta ( ma che mi importa! , tanto non credo più tanto
nel tempo ).
E lo stesso spero di te, che a quest'ora magari avrai qualche
pupo. Tienimi sempre informata.
Mi sono letta Assassinio nella cattedrale e le infermiere ormai
mi vedono come un'appassionata di gialli.
E' un dramma meraviglioso; se non lo conosci, che aspetti?
Scrivimi una lettera di solidarietà. (…)
Flanney O' Connor da Sola a presidiare la fortezza ( Lettere a cura di Ottavio Fatica )
SOLA A PRESIDIARE LA FORTEZZA ( Lettere di Flanney 0' Connor ) 4
2 Maggio 1952
A Robert Lowell
(…) Che gioia ricevere tue notizie e sono felice che il gorilla ti sia
piaciuto. Speriamo che ti piaccia anche il resto. Ho chiesto a
Bob Giroux di mandartene una copia.
Nell'ultimo anno e mezzo sono stata in Georgia con gli avvoltoi
per via dell'artrite, ma a giugno andrò nel Conn. a trovare
Fitzgerald. Avranno un milione di bambini, tutti con dei nomi
assurdi e tutti bellissimi. Vivo in campagna con mia madre. Lei
alleva mucche e io allevo anatre e fagiani. Il fagiano maschio
ha le corna e somiglia a quei tizi o a quei cani diabolici dei
quadri di Rousseau. Mi sono messa a dipingere anch'io:dipingo
soprattutto polli, faraone e fagiani. Mia madre dice che vado
forte. Preferisce vedermi dipingere che scrivere. Non ha
imparato ad apprezzare Mrs Watts. La Harcourt ha mandato il
mio libro a Evelyn Waugh e il suo commento è stato : " Se è
davvero opera di una signorina che ha fatto tutto da sola, è
senz'altro degno di nota".Mia madre si è sentita profondamente
offesa : non ha mandato giù quel " se" e quel " signorina".
Ma insomma, per chi ti ha preso? dice. E lui CHI sarebbe?
Concordo in pieno con Elizabeth in materia di gite turistiche:
io o le faccio seduta o ci rinuncio. Nel mio caso - però -
accompagnate da cibo anziché da discorsi politici.
Se ti capita di vedere Omar ( Pound ), salutamelo. Di recente
ho incontrato un dottore che aveva prestato servizio al St.
Elizabeth, dove aveva conosciuto Mr ( Ezra ) e Mrs Pound, che
gli erano piaciuti moltissimo. Ha detto che da Pound c'era un
via vai di gente e che a furia di andarci, a uno erano spuntati
la barba e il colletto alla francese.
Un abbraccio a tutti e due. (…)
Flannery O' Connor da Sola a presidiare la fortezza ( Lettere a cura di Ottavio Fatica )
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