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martedì 30 aprile 2024

L' ALTO SPARTIACQUE DI MARGHERITA

 

                                Chi grida sull'alto spartiacque è udito da entrambe le valli.

                                Perciò la voce dei poeti intendono i viventi e i morti.




" Sull' alto spartiacque" di Margherita Guidacci, ci offre un intenso e fedele percorso di lettura attraverso le diciassette raccolte poetiche pubblicate dalla poeta, e alcuni testi inediti. Da subito orientata verso una poesia da una forte connotazione astratta e metafisica, lontana dall'ermetismo e pervasa da una costante tensione religiosa,  Guidacci ha calato tale propensione anche nel racconto della propria sofferenza psichica, trasformando la narrazione di una penosa degenza in istituto psichiatrico, nella rappresentazione di uno dei volti del doloroso destino dell'uomo.



                                                     


CITTA' MURATA


Questo nodo di pietra, questa città murata!

La medesima ansia fa cercare una porta

a chi è entrato, a chi è fuori.

Ma se almeno potessero vedere

di là dal muro, pregherebbero forse,

gli uni e gli altri, di non trovarla mai.



                                                  ***


ATLANTE


Davanti a te la mia anima è aperta

come un atlante, puoi seguire con un dito

dal monte al mare azzurro vene di fiumi,

numerare le città,

traversare deserti.


Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,

le mie città non ti assordano con il loro clamore,

il mio deserto non è la tua solitudine.

E allora, che cosa conosci?


Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo

un piccolo luogo montano, dire : " Qui fu la battaglia,

qui furono le sue silenziose Termopili".

Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale

né salisti furtivo

col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.

E dunque, cosa conosci?.



                                              ***


DAL DOLORE ALLA GIOIA


Il dolore

era piombo e pietra e mi

chiudeva in me stessa.

Ogni giorno una nuova

cerchia di mura,

un nuovo giro di catene.


Ma la gioia

mi dilata ora dal centro del

cuore

fino agli orli vibranti del mio

essere -

leggera come un fiore che

apra i suoi petali al

mattino...

 No, più leggera. Io sono

spazio e luce.

Sono il crocevia del liberi

venti.



                                                ***


O mia gioia insidiosa, sempre insidiata!

Se tu non fossi insidiata,

non saresti la gioia.


E' necessario l'abisso

perché tu possa spiegare le tue ali.

E' necessaria la notte

perché si accenda il tuo raggio.


Ogni attimo in cui mi possiedi,

è vita che mi inonda, traboccante.

Ma in questo stesso attimo so che in me si ripete

una scommessa mortale.



                                             ***


Nel quadro grigio della mia finestra,

le nuvole sono branchi di uccelli impazziti.

Sta meditando un albero 

la lezione dell' anno : foglie verdi,

poi foglie rosse, poi nessuna foglia...

Alcuni avranno un'altra primavera

e alcuni avranno una fine di fuoco.

Lo guardo e chino il capo

pensando a come ieri mi sei stato nemico.

Chissà se il nostro amore vivrà un'altra stagione.




                   Margherita  Guidacci   da    Sull 'alto spartiacque




martedì 8 agosto 2023

POESIE DI MARGHERITA

 


                                                                             Margerita Guidacci




Non a te appartengo, sebbene nel cavo

della tua mano ora riposi, viandante,

né alla sabbia da cui mi raccogliesti

e dove giacqui lungamente, prima

che al tuo sguardo si offrisse la mia forma mirabile.

Io compagna d'agili pesci e d'alghe

ebbi vita dal grembo delle libere onde.

E non odio né oblio ma l'amara tempesta me ne divise.

Perciò si duole in me l'antica patria e rimormora

assiduamente e ne sospira la mia anima marina,

mentre tu reggi il mio segreto nella tua palma

e tu stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.



                                                     ***


Amore

è questo senso d'ali: averle, aprirle,

fendere con il petto un elemento ignoto

finora - e a un tratto divenuto la patria.

Come sono lontani il guscio e il bozzolo

a cui credemmo appartenere, il buio

dove crescemmo e dove non faremo

mai più ritorno!

Lieta o dolorosa

che sia la nostra ultima sorte, ormai

siamo per sempre segnati dal cielo.



                                                       ***


Le mie mani non sono ancora vuote

ch'io possa alzarle a Te.

Io che fallii nella stretta, fallisco

ora nella rinunzia. E' così poco

quel che trattengo, scherno alla mia fame,

e tuttavia è un ingombro smisurato

che mi sbarra il cammino verso Te.

Perché per queste briciole furiosamente amate

non sono pronta al tuo dono

di nudità, di bellezza severa,

al silenzio più trasparente delle lacrime.



                                                ***


A OBSCURAS Y SEGURA


Un'impazienza d'ali, dentro di me, improvvisa.

E' l' impulso del volo, se non ancora

la direzione del volo. Qualcosa

mi ha chiamata, qualcosa in me risponde.

Io che rispondo sono sconosciuta

a me stessa come la voce che mi chiama.


Certezza senza mappe è l'invisibile,

le sue vie hanno nel cuore il loro azimut.

Come rondine al suo primo viaggio,

io non so quale mare dovrò traversare,

ma mi preparo oscuramente a traversarlo.



                                                  ***


ANNIVERSARIO CON AGAVI


Questo giorno, che fu d'amore e lacerazione,

tanti anni fa, ci vede ora camminare

insieme su sabbie e rocce, la tua mano

aiutandomi nei passi difficili

e il tuo sguardo orientando il mio, verso l'alta

barriera di agavi e di canne,

limite di nord- est al litorale.

" Ecco - mi dici - sono queste", e indichi

le cinque agavi ormai pronte,

dopo la quasi centenaria attesa,

all'incredibile fioritura. Racchiuso

nel suo grosso uovo bruno, ogni fiore - fenice

si prepara ad erompere in un volo

estatico : la breve festa nuziale

al sole e al vento, celebrata da sciami

d' api d'oro - poi, subito, la morte.

Osserviamo le agavi protendersi

al loro compimento, nello slancio

degli steli, indomabile, e la resa

delle foglie già esauste, che immolarono

ogni linfa all'unico fiore e si ripiegano

come vele ammainate. Qualcosa in noi

profondamente, quasi perdutamente,

risponde a quello slancio, a quella resa.

Io sento un nodo alla gola e rimango

in silenzio. Tu dici piano : " Anche le piante

hanno il loro destino ".



                                                     ***


Alcuni desideri si adempiranno.

Altri saranno respinti. Ma io

sarò passata splendendo

per un attimo. Anche se nessuno

mi avesse guardata

risulterebbe ugualmente giustificato -

per quel lucente attimo - il mio esistere.




             Margherita  Guidacci   da    Le poesie ( a cura di M. Del Serra )



domenica 1 gennaio 2023

GLI SPECCHI DELLA LUNA 3

 

EURIDICE

 

Così mi hai riportata indietro,

io che avrei potuto camminare con i vivi

sulla terra,

io che avrei potuto dormire tra i fiori vivi

finalmente

così per la tua arroganza

e la tua spietatezza

sono riportata indietro

dove i licheni morti grondano

ceneri morte sul muschio del frassino;

così per la tua arroganza

io sono distrutta infine,

io che avevo vissuto incosciente,

che ero stata quasi dimenticata;

se tu mi avessi aspettata

sarei passata dall'apatia

alla pace,

se tu mi avessi lasciata riposare con i morti,

avrei dimenticato te

e il passato.

 

                                    ( Hilda Doolittle )

 

 

                                                ***

 

UOMO

 

Altro da me in tutto, maschio, estraneo,

altra carne, altro cuore, altra mente,

pure, il mio stesso corpo prolungato,

la voce che si sdoppia, e mi continua:

ciò che si oppone, e ciò che mi compone

come un discorso teso, mai concluso,

o l'altro occhio : il raggio che converge

al rilievo, allo scatto delle cose -

mio necessario opposto, crudele meraviglia

è amare te : godere di due vite

in questa sola, avere doppia morte.

 

                                    (  Margherita Giudacci )

 

 

                                             ***

 

I LEONI SUL SAGRATO

 

C'è un luogo dove dormi

e il tuo respiro

io non lo sento,

non lo sento mai.

Fra i nostri due riposi

è la città spavalda,

strade, fragori, alterchi, gente e tetti,

e come i due leoni sul sagrato,

remoti e fermi,

chiusi in una forma, 

noi vigiliamo la nostra distanza.

 

                                           ( Maria Gloria Sears )

 

          Gli specchi della luna ( poesia femminile del Novecento ) a cura di Silvio Raffo

 

 

 

lunedì 10 maggio 2021

POESIE DI DIO 3


 CURVA MINORE


Pèrdimi, Signore, ché non oda

gli anni sommersi taciti spogliarmi,

sì che cangi la pena in moto aperto:

curva minore

del vivere m'avanza.


E fammi vento che naviga felice,

e seme d'orzo o lebbra

che sé esprima in pieno divenire.


E sia facile amarti

in erba che accima alla luce,

in piaga che buca la carne.


Io sento una vita:

ognuno si scalza e vacilla

in ricerca.


Ancora mi lasci: non solo

nell'ombra che in sera si spande,

né valico s'apre al dolce

sfociare del sangue.


            Salvatore  Quasimodo ( Oboe sommerso )



                                     ***


AMORE E' LUCE


Amore è luce che non ti distingue.

Hai il tremito degli astri fra i capelli

e gentilezza all'ombra delle ciglia

dove t'accadde poi quello che sogno:

una morte intermedia fra due vite.


Madido di celesti avvenimenti

io so che in alto perirà la notte

sotto un peso di accese rimembranze.

So che il frutto compiuto dei miei giorni

sarà il mio inizio in fondo alla mia fine.


                        Giuseppe  Centore  ( Esule vento )



                                         ***



PENSIERO D'AUTUNNO


Fammi uguale, Signore, a quelle foglie

moribonde che vedo oggi nel sole

tremar dell'olmo sul più alto ramo.

Tremano, sì, ma non di pena: è tanto

limpido il sole, e dolce il distaccarsi

dal ramo per congiungersi alla terra.

S' accendono alla luce ultima, cuori

pronti all'offerta; e l'agonia, per esse,

ha la clemenza d'una mite aurora.

Fa' ch'io mi stacchi dal più alto ramo

di mia vita, così, senza lamento,

penetrata di Te come del sole.


                                  Ada Negri  ( Vespertina, in Poesie )



                                            ***


PIETRA DI CARITA'


E quando

scenderà

dei rischi che verranno

la paura,

stringiTi in noi

e stringi noi in Te;

facci realtà santa,

realtà paziente,

realtà sicura;

e fa' che noi

si sia

pietra di carità

che oltre morte

dura.


                                Giovanni Testori   ( Post - Hamlet )



                                          ***


LE MIE MANI NON SONO ANCORA VUOTE


Le mie mani non sono ancora vuote

ch'io possa alzarle a Te.

Io che fallii nella stretta, fallisco

ora nella rinunzia. E' così poco

quel che trattengo, scherno alla mia fame,

e tuttavia un ingombro smisurato

che mi sbarra il cammino verso Te.

Poiché per queste briciole furiosamente amare

non sono pronta al tuo dono

di nudità, di bellezza severa,

di un silenzio più trasparente delle lacrime.


                            Margherita  Guidacci  ( Brevi e lunghe )



                               da    Poesie di Dio ( a cura di Enzo Bianchi )



venerdì 10 aprile 2020

ORA NONA




                                                Sangue arso dall'Immacolato Cuore di Maria…


Solo calcai il torchio:
con me non era nessuno:
calcarono su me tutti :
inebriato quasi speco di sangue
in una rossa follia:
solo il torchio calcai:
liquido amore profuso
in estremo furore,
calcai il torchio, solo :
solo a torchiare,
solo a spremere il sangue mio:
tutto il mio Sangue sparso,
tutto in me già arso
dall' Immacolato Cuore di Maria:
invisibile ardore, quaggiù :
l'incomprensibile amore del Padre.


                Clemente Rebora  da      Canti dell'infermità


                                       ***

A questo crocevia di tenebre
davanti a noi sorgi tremendo,
albero secco, stadera
che reggi il gran corpo inerte.

Un nudo legno trasversale
taglia lo spazio
e un nudo legno verticale
svetta oltre il tempo :

assi cartesiane
della vita e della morte,
intorno a cui si schiude
ora il nero quadrifoglio.

Nei lobi, in alto, il vuoto e il terrore
come al grido : " Mio Dio
perché mi hai abbandonato?"
In basso, fatto roccia in tre figure,
tutto il dolore umano.

Ma ecco avanza l' Agnello vittorioso
verso la sua piagata controparte.
E un Profeta ci addita - perentorio -
salvezza nella metafora !


                       Margherita  Guidacci   da     L'altare di Isenheim


                                        ***

XIII

Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto.
E' bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile ed esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, persino i deserti.
E' solo una stazione per il figlio tuo la terra,
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni,
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa : mi sovvengono
i piccoli dell'uomo, gli alberi, gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo fra gli uomini o troppo poco.
Il terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte :
tra non molto saremo congiunti nella sede eterna.



                     Mario Luzi    da     Via Crucis al Colosseo


                    

giovedì 20 dicembre 2018

IL NATALE DEI POETI

 
 
 
 

                                                                So che verrà l'alba eterna…



QUADERNETTO

Un anno...Tratteneva la sua stella
il cielo dell' Avvento. Sulla bocca
senza febbre o paura la mia mano
ti disegnava - oscura - una parola.
E la sfera dell'anima e dell'anno
vibrava in cima a uno zampillo d'oro
alto e sottile, il sangue.

Ne tremavano
sorridenti gli sguardi - all'accostarsi
buio di quel guardiano incorruttibile
che nei giardini chiude le fontane.

                               Cristina  Campo    da   La tigre assenza


                                   ***


TEMPO DI CORNAMUSE

Da remoti paesi di campane,
sui bianchi lievi dell'aria ritorna
tempo di cornamuse. Come un cane
mansueto posa presso i villaggi dove
nell'appannata quiete delle stanze
bimbi dormono ancora sul mattino.

Io pure l'ebbi un tempo,
il miracolo di Gesù Bambino.

                                  Giuseppe  Cassinelli  da    Il tordo corso


                                            ***


CANTI DI YUSUF ABDEL NUR

Sia benedetto il Seme
di Dio e dell'uomo
sia benedetto  tutto quello che cresce
sia benedetto tutto quello che scorre
il sole quando esce
dalla nuvole e dalla notte
il pane dentro il forno
il vino dentro la botte
il polline nell'aria
la farfalla sul croco
lo scoppiare del fuoco
il ramo che si spacca
il verde più leggero
che piume a primavera
- e il fico che era stecchito
e ora una voliera -
sia benedetta l'acqua
dei fiumi, delle fontane,
delle piogge, delle buriane
che arrivano sul mare,
e il ventre delle donne
quando si fa collina
e i capelli con cui
gioca una bambina
e le parole quando
tra la tenebra errando
e la luce vanno verso
la luce
e vi maturano insieme
come sull'albero il frutto acerbo.

Sia benedetto il Seme
di Dio e dell'uomo,
il Verbo.

                       Giuseppe Conte   da  Canti d' Oriente e d' Occidente


                                     ***


IO NON SO COME

Io non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l'alba
e la vita degna
sarà in ogni uomo,
e la terra non tremerà più
e la stella di Betlemme
ricorderà per sempre che Cristo
è veramente nato
per tutti gli uomini.

Io non so come,
la guerra è sulla terra
e il Male sconvolge la Creazione,
ma so che verrà l'alba
e ogni uomo avrà il suo pane
e ogni uomo sulla spiaggia
riconoscerà Cristo che mangia
esce e parla con lui.

Io non so come,
anche quest'anno è stato orrendo
di massacri e di morti,
ma so che verrò l'alba
eterna, la luce che attende
ogni creatura, fatta a immagine
di Dio, canto dell' universo.

Io non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l'alba.

                              Elio Fiore   da       Gli occhi dell'universo


                                       ***


NATALE AL CAFFE' FLORIAN

La nebbia rosa
e l'aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.

Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.


               Alfonso Gatto     da       Poesie 1929- 1969

                                      ***


E QUESTO SARA' UN UOMO

Questo è il nido di sangue per un'anima;
qui si intessono i nervi, qui le ossa
si architettano e drizzano; è l'arcana
foresta dove germina l'inizio.

Questo sarà figura d'uomo, ed ora
è oscuro rame d'oscura radice,
alla zolla connesso come i morti,
ma violenta suggendo in sé la vita.

Questo è il rubino nella notte, il fuoco
che cova nel segreto, ma sicuro
che eromperà nel destinato attimo.

E questi sono frantumi di immagini
com'è scheggiata e franta la mia vita
che in Te trapassa.

Fu mia parte il caos,
ma venga ormai lo Spirito ed albeggi
per te sulla distesa delle acque.

               Margherita Guidacci   da   Paglia e polvere

                             
                                     ***


XXXVI

Sale il bue.
Le vittorie
sono Tue.
Nostre sono
le sconfitte.
Palafitte
assediate
di città.

Nebbia.
Niente.
Cecità.

Ecco
l'asino verrà
che Ti ha
con l'altra bestia
mentre stavi là
in capanna
- Ti cantava
Santa Madre
ninna nanna -
caldo fiato,
che T'ha amato,
lui animale,
anzi loro,
da demenza non sconfitti,
da violenza
non trafitti,
assediati,
già peccanti,
mentre Tu,
là in Betlemme,
nel presepe,
del Tuo nascere
di neve
che era inverno
fosti perno,
carne centro,
carne- stiva…

Dei pastori
su, salente,
ecco senti.
Te gemente,
Te morente,
fiato- piva.


               Giovanni  Testori   da   Ossa

venerdì 30 marzo 2018

NELLA DIREZIONE DI...( La Pasqua adveniente ) 1

 
 


                                                            " Elì  Elì   lemà  sabactàni..."


CROCIFISSIONE

A questo crocevia di tenebre
davanti a noi sorgi tremendo,
albero secco, stadera
che reggi il gran corpo inerte.

Un nudo legno trasversale
taglia lo spazio
e un nudo legno verticale
svetta oltre il tempo:

assi cartesiane
della vita e della morte,
intorno a cui si schiude
ora il nero quadrifoglio.

Nei lobi in alto, il vuoto e il terrore
come al grido :" Mio Dio
perché mi hai abbandonato?".
In basso, fatto roccia in tre figure,
tutto il dolore umano.

Ma ecco avanza l' Agnello vittorioso
verso la sua piagata controparte.
E un profeta ci addita - perentorio -
salvezza nella metafora.


             Margherita Guidacci  da         L'altare di Isenheim





ELEGIA PASQUALE

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov'è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo ecco l'agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l'esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell'odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s'accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d'uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
le bocche non sono che sangue
e i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.


               Andrea  Zanzotto   da        Dietro il paesaggio





PERCHE' HAI GRIDATO...

Perché hai gridato
che Ti lasciava
se era Tuo padre
e T' amava?



ANCHE TUA MADRE

Anche tua madre
ha gridato.
S'è afferrata alla mangiatoia
quando dal ventre
le uscivi.
Sapeva anche lei
che nascendole Cristo
come Dio le morivi?



NON SAREI GIUDA

Non sarei Giuda.
Sarei chi uccide
colui che diceva
d'essere Dio.
Un delitto da strada,
un delitto da camera ad ore.
Un delitto soltanto
d'impossibile amore.



NON E' VERO

Non è vero.
La croce non si rinnova.
Chi non ha bevuto quel sangue
non potrà berlo mai più.
Chi non è stato Tuo amante
sarà per sempre un passante.


            Giovanni Testori   da      Nel tuo sangue


lunedì 26 febbraio 2018

PRIGIONE

 
 

           "  Sento  nel cuore una tristezza che continua a turbare la mia pace..."



Se il muro fosse di pietra e non d'aria,
se attraverso il muro non si toccassero gli alberi,
se le alte sbarre d'ombra che ti rigano l'anima
fossero l'ombra di vere sbarre a cui potersi aggrappare,
se ricordassi lo scatto di una porta che si chiude
alle tue spalle e il tintinnìo delle chiavi
alla cintura del carceriere che si allontana:
quale sollievo ne avresti nell'orrore!
Perché ciò che si chiude può tornare ad aprirsi
e la rocca più imponente può essere distrutta.
Ma dove sei non è porta, e nessuna porta si aprirà.
E non è muro: nessun muro sarà abbattuto.
Le sbarre d'ombra sono le vere sbarre,
non saranno divelte. Tu confini con l'aria,
tocchi gli alberi, cogli i fiori, sei libera,
e sei tu stessa la tua prigione che cammina.


               Margherita  Guidacci    da     Nerosuite



D'INTENSO BREVE

 
 

                " Che si può fare? Le stelle rubelle non hanno pietà. Che si può fare?"





Le prime nebbie
ed uccelli di passo.
Viene l'autunno.




Sera d'autunno.
Sulla strada fangosa
ci separiamo.




Cadono le foglie.
Nel cuore si risvegliano
tutti gli addii.




                                     Margherita  Guidacci    


        

POESIE D' AMORE SPARSO

 
 

                                                      Siamo entrambi il medesimo silenzio...



POESIA  D' AMORE

Con l'ansia stessa che tien vivo il seme
dentro la nera zolla
finchè veda l'ignota luce desiderata,
ed accompagna il fiume nel suo lungo viaggio
tra monotone rive
verso un mare glorioso, dove insieme
riconosca e raggiunga la sua meta,
io ti attendevo senza saperlo,
ed era amore anche l'attesa.

Questo e non altro rammento,
e non altro so dirti,
ora che il tempo dell'amore svelato
sfrena danze di pollini sul vento
e un impeto di liete acque alla foce,
e gli occhi affondano negli occhi, dolci labbra si uniscono.


                                                        ***

ATLANTE

Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante: puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurre vene di fiumi,
numerose città,
traversare deserti.

Ma, dei miei fiumi, nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E dunque, cosa conosci?

Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire :" Qui fu la battaglia,
queste sono le sue silenziose Termopili".
Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale,
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque, cosa conosci?


                                                             ***


ALL' IPOTETICO LETTORE

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa' che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l'affetto nell'addio
non è minore che nell'incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.


                                                         ***


E' COME UNA MANCANZA DI RESPIRO

E' come una mancanza
di respiro e un senso di morire,
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m'è negato, più cara,
molto più cara che una fredda pace
mi è la stretta indicibile
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi da questo mio dolore.


                                               ***


LASCIA SIA IL VENTO

Lascia sia il vento a completare le parole
che la tua voce non sa articolare.
Non ci occorrono più le parole.
Siamo entrambi il medesimo silenzio.
Come due specchi, svuotati da ogni immagine
che l'uno all'altro rendono
un semplice raggio. E ci basta.


                                                    ***


NON SI SPEGNE L'AMORE

Non si spegne l'amore, mi spengo io.
Tu sai bene che il sole non si spegne
anche se più non scalda i morti.
In quest'ombra che mi inghiottisce, non riesco
ormai a toccarti, né corpo né anima,
e neppure a cercarti. La tua voce
troppo lontana ( come il vento sulle tombe
per chi giace là sotto ) non può orientarmi.
Sono più forti l'altrove, il silenzio.



            Margherita  Guidacci      da      Nerosuite




sabato 6 gennaio 2018

NESSUNA PAROLA




                                                 E non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza...



Poiché non mi veniva nessuna parola
( la parola era " addio" ma non riuscivo a dirla )
ti ho dato il mio silenzio
e ho ascoltato il tuo,

e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia mentre accettavamo
- come la terra - un nostro tempo di neve,
bianco grembo d'attesa delle future estati.


         Margherita  Guidacci   da     Poeti con nome di donna