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martedì 3 dicembre 2019

LETTERE D'AMORE ( G.Gozzano & A. Guglielminetti ) 1

 
 


                                             Non farmi ancora piangere e rimpiangere…


24 Marzo 1908

Perché mi fate piangere, Guido, perché mi fate rimpiangere quel poco che v'ho dato di me? Non dovevo venire con Voi quel giorno per soffrirne dopo, così, per vedermi tolta anche la piccola dolcezza di sentirvi qualche volta vicino. E' così poca cosa la vita e così breve per negarci qualche poco della sua bellezza per tormentarci volontariamente anche quella piccola parte di bene che vi concede ? Voi vi dite corazzato, anzi insensibile ad ogni ferita. Io no, mio dolce Amico, io vi voglio bene e soffro crudelmente di sentirvi tanto lontano. Mi pare di trovarmi più sola in quest'ombra grigia di banalità che ci circonda e sento d'aver smarrito qualche cosa di più leggero, di più chiaro, di più elevato: l'amico che mi comprende, il fratello che sogna i miei sogni e gioisce della mia gioia, la tenerezza che blandisce e  riscalda il cuore. Io non voglio che tu mi sfugga, Guido, io non voglio che tu mi segua da lontano quando forse i miei capelli non saranno più tanto bruni e la mia bocca fresca e i miei occhi lucenti. Lascia che io ti dica " tu" come a un compagno, ch'io non senta fra noi il gelo di quella parola dura. Io ti sono compagna ora senza tremori e senza fremiti, sorella della tua anima.
Io ti saprei baciare la fronte con un sorriso sereno, come si bacia un bambino. No, noi non abbiamo ancora sepolto nulla di noi stessi. Io sono per te come il primo giorno che ti vidi, non sazia, né stanca, né oppressa dalla più piccola parte di te. Sei nuovo e fresco al mio spirito come allora che m'eri ignoto. Ogni tua parola è come una piccola luce che ti rischiara un momento e ch'io guardo risplendere con gioia nuova ogni volta che tu parli. E' un senso strano ch'io non so dire, ma che non ho mai sentito per altri, una malia quasi che è - credo - una occulta, profonda fraternità, un oscuro legame spirituale che ci unisce anche nostro malgrado. Ma tu non provi questo fascino - lo so - perché mi respingi dopo alcune ore di comune vita e mi allontani con un gesto che mi pare un urto di disdegno. Forse io non sono stata - con te , quel giorno - quella della tua attesa. Fui rude, lo ricordo, violenta anche. Ma quale contrazione, quale ribellione era in me, davanti a quel nuovo " tu" che lottava contro la mia volontà aspra di solitaria ! Ma ricordo anche un momento di chiara dolcezza, il mio volto chinato sul tuo, le mie labbra parlanti con franca umiltà di cose umili e nascoste. Ma come puoi non volermi bene se mi rivedi ancora in quell'atto? Nessuno - ti giuro - mi ha mai veduta così spoglia d'orgoglio, così vestita di pura tenerezza. Tu solo che non mi ami, tu solo che mi sfuggi. Scrivimi che ci vedremo ancora quando e come il destino lo vorrà, semplicemente come due amici buoni che la fedeltà riconduce tratto l'uno all'altro. Ho bisogno di sentirti parlare, di te, di me, dei tuoi e dei miei sogni, del tuo e del mio avvenire, di tante cose piccole e grandi e vane.
E' così buona l'amicizia e io non ho amiche vere, non ho forse amici veri, non mi sento che legata a te. Non voglio che ci cerchiamo con l'ansia del desiderio, ma che ci vediamo naturalmente come vogliono le vicende della nostra vita.
Non farmi ancora piangere e rimpiangere, Guido, dammi ancora le prove e se vuoi qualche segno di bontà in cambio di tutta la mia tenerezza. Vieni a dirmi addio prima di lasciare Torino. Ci sapremo stringere le mani con dolcezza, ma senza fremito.
Verrai?
Non dirmi, non dirmi di no…


                          (Amalia Guglielminetti )


Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti  da   Lettere d'amore



LETTERE D'AMORE ( G.Gozzano & A. Guglielminetti ) 2

 
 

                       La tua bellezza arresterebbe di troppo il mio passo tranquillo…


30 Marzo 1908

Rileggo ogni giorno la tua lettera, mia buona Amalia, con una grande malinconia. E indugio nella risposta, preso da un'indolenza dolorosa: forse perché non so bene come dirti…
Da molti giorni sono in casa e ho l'anima morbosamente assopita, incerta di tutto come in un sogno. Penso a tante cose, soprattutto a venire; e penso anche a te, con molta tenerezza e con grande serenità. Sento in fondo all'anima una specie di fiera tristezza, per aver saputo essere crudele con me e forse - perdonami - anche un po' con te… Io provo una soddisfazione speciale quando rifiuto qualche bella felicità che m'offre il Destino.
E quale felicità, Amica mia !
Il nostro amore che sarebbe fiorito con tutti i fiori della primavera torinese ! ( così dolce come l'esule che ritorna ! ), anche la stagione sarebbe stata propizia alla nostra follia ! E quanti mesi di serenità, di sole, di profumi! E quanti sogni! Avremmo voluto  pellegrinare la nostra passione in tutti i dintorni favorevoli al sentimento : quanti sogni! Io li ho già sognati tutti e ti ho vista in tutti: con a sfondo i paesi sconosciuti, le viuzze di provincia dove si sarebbe delineata al mio fianco la tua svelta parigina figura primaverile. Io non vedrò le tue vesti nuove: sarò lontano, solo, con la mia ambizione taciturna: una compagna ben più crudele della tua malinconia… Perché non confessartelo, mia buona sorella ?
L'ambizione, da qualche tempo, mi artiglia in modo atroce.
Non sento, non vedo, non godo, non soffro di altro. Come puoi tu, che pure hai tra le mani i germi di mille speranze e segni la stessa mia vita, come puoi rivolgere ancora le forze della tua giovinezza verso altri destini ? Per me - camminando diritto - con l'occhio fisso alla mia meta lontana ( o quanto ! ) tutto è secondario e trascurabile: gioie e dolori, tutto, perfino la tua bellezza sulla quale mi sono chinato un istante come su un fiore, al margine del sentiero, ma dalla quale mi separo tosto perché arresterebbe di troppo il mio passo tranquillo…

                                                                               continuazione...


Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti   da     Lettere d'amore



LETTERE D'AMORE ( G.Gozzano & A. Guglielminetti ) 3


continuazione…

Ah, se io potessi darti una parte soltanto di questo mio orgoglio latente, anche il dolore che tu dici di avere in te impallidirebbe e l'amore ti apparirebbe qual è: un inganno della giovinezza e un episodio trascurabile in un destino come il mio e il tuo. E mai come in questi tempi che tale smania mi fa soffrire, ho avuto tanto disprezzo per le mie attitudini artistiche e ho tanta sentita la necessità di affinarle con lo studio, con la meditazione, col silenzio. Tu hai ancora l'avidità di cogliere fiori e di godere l'ora che passa: per me anche la lusinga del piacere mi è intollerabile come un ostacolo sul mio sentiero.
Amalia, mio buon amico, quante di queste cose t'avrei detto e ti vorrei dire se tu non fossi giovane e bella ! Ma hai degli occhi luminosi e una bocca tentatrice ed è impossibile starti vicino senza divenire irriverenti con te come con una crestaia od una cortigiana qualunque…
Ho riletto queste sei pagine, amica mia : ohimè! Parlo, parlo, e soprattutto, ragiono: quanto devo farti soffrire ! E anche sdegnare : perdonami!
Perdonami: ragiono perché non amo, questa è la grande verità. Io non t'ho amata mai. E non t'avrei amata nemmeno restando qui, pur sotto il fascino quotidiano della tua persona magnifica; no: avrei goduto per qualche mese di quella piacevole vanità estetico - sentimentale che dà l'avere al proprio fianco una donna elegante ed ambita. Non altro. Già altre volte t'ho confessata la mia grande miseria: nessuna donna mai mi fece soffrire; non ho amato mai; con tutte non ho avuto che l'avidità del desiderio - prima - ed una mortale malinconia - dopo…
Ora, con te, che sei il più eletto spirito femminile ch'io abbia incontrato mai, e con te che dici di amarmi, sono stato sempre e voglio essere ancora sincero: non ti amo. E la risoluzione più leale da parte mia è il distacco. Partirei pur non dovendo partire. Invece il Destino è propizio: m'impone l'esilio anche per altre cause ch'io tolgo a pretesto.
Rivederci: a che scopo? Un colloquio di più, nulla aggiungerebbe ( o sottrarrebbe forse ) alla fraterna benevolenza che noi dobbiamo portare l'uno dell'altro.
Addio, mia buona amica !
Ti bacio


                                  Guido G.


Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti  da    Lettere d'amore

LETTERE D'AMORE ( G.Gozzano & A. Guglielminetti ) 4

 
 

                                                    Io voglio più bene a te che alla gloria…


30 Marzo 1908

Caro Amico,
vi pensavo più buono di quanto vi dimostrate. Credevo di meritare almeno una parola di risposta se vi pareva troppa concessione accordarmi una visita come vi chiedevo. Un'amicizia come la nostra non deve morire così fra la vostra indifferenza inerte e la mia esasperata tristezza. Perché io non credo possibile per Voi e per me una fedeltà che resista alle lontananze e agli oblii. Siamo entrambi troppo egoisti per i culti essenzialmente spirituali. Mi costringete a mendicare dagli amici vostri le vostre notizie con parola leggera e animo febbrile. Mi costringete a mendicare da Voi una condiscendenza che non dovrebbe esservi grave. E mi è duro - sapete - curvarmi così. Vorrei parlarvi di cosa che non posso affidare ad una lettera. Vi aspetterò a casa mia Mercoledì fra le quattro e le cinque o, se preferite un luogo aperto, giovedì alle tre e mezza laggiù, a ' piedi della collina dove già v'ho atteso una volta soffrendo. Non rispondetemi se vi pesa, ricordate solo ch'io v'aspetterò con intenso desiderio, e che vi prego di venire.
Stamane io scrivevo questo, mentre tu forse aggiungevi per me tristezza a tristezza nelle otto pagine della tua lettera.
Non distruggo e non disdico il mio biglietto : ho troppa sete di te per saziarmi delle tue parole amare. E non è vero ch'io abbia cose segrete a dirti: era una menzogna per indurti a venire.
Porta pure con te la tua ambizione, la tua freddezza, la diffidenza che hai verso di me. Sarà meglio e forse mi guarirai, ma non inasprire ancora il mio male con un rifiuto. Se anche non mi ami, perché vuoi ch'io ti perda? Perché vuoi farmi sentire così nera, così crudele la mia solitudine, così completo il mio isolamento? Ah, la gloria, Guido, come ne sogghigno! Io non so come tu possa amare, sognare, darti una così vacua cosa. Io voglio più bene a te che alla gloria: quella non mi farà mai piangere né aspettare in ansia . 


                                   A.


Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti   da   Lettere d'amore


LETTERE D' AMORE ( G.Gozzano & A. Guglielminetti ) 5

 
 

                                                              Ti penso un po' come una morta…


Torino, 30 Aprile 1908

Amalia,
dedico a te le prime linee dopo parecchi giorni di clausura febbricitante: sono stato pochissimo bene e sono di umore deplorevole. Per fortuna ho pensato poco a te - in questo tempo - ché altrimenti t' avrei pensata male… E' così : la tua immagine, come tutte le cose belle, non trova posto nel mio spirito che quando questo è sereno e buono e favorevole. Da qualche giorno sono invece amaro e cattivo. Per tante cose della vita comune, grandi e piccole, che sono un martirio alla mia sensibilità e un disastro completo per il mio sentimento lirico. Per questo tu e la poesia siete esulate dalla mia anima : ne sono tanto triste !
Domattina ritorno ad Agliè definitivamente: spero di trovare, nella pace canavesana, la mia salute e me stesso. E ti scriverò.
Grazie della tua lettera buona: sono lieto che la tua vita romana sia fin ora immune da episodi spiacevoli. Scrivimi quando ti senti, e quando hai qualche piccola curiosità da parteciparmi. Sai che mi diverto. Hai visto Cena, mi dici. Cerca - ti prego - di sapere se non t'ha irritato l'ultima lettera mia dove richiedevo i miei versi non stimandoli ( e non sono ) fascio sufficiente per l'esordio che desidero…
Come deve apparirti scolorito e lontano " il piccolo amico"  da un centro spaventoso come Roma grande. Ma anche tu non guadagni agli occhi miei: la tua figura mi è divenuta estranea come se scomparsa in una tomba o in un labirinto: non so…
Ti penso un po' come una morta, mentre ti bacio


                                          Guido


 Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti  da   Lettere d'amore

lunedì 17 dicembre 2018

LA NEVE ( In Pittura e in Poesia )

 
 

                              Nevica sui villaggi? Nelle veglie le case tornano intime, sognanti…


DICEMBRE

Dicembre, il mese della santa festa
che ha fatto cristiane anche le nevi:
( ne parla il vento con sussurri brevi
ai sassi del ruscello, alla foresta ).

Nel gran racconto, l'anima si desta
succhiando infanzia da lontani evi:
( le pievi ne discorrono alle pievi,
la terra tutta è un gran presepe in festa ).

Nevica sui villaggi? Nelle veglie
le case tornano intime, sognanti;
le parole han riflessi di conchiglie.

Questa notte Gesù fa compagnia
al povero, al fringuello, al camminante
che come foglia fluttua per la via.

                      Cesare Angelini   da  Autunno ( e le altre stagioni )


                                         ***


NEVE IN PALESTINA

Poi sgranammo collane di paesi
pittoreschi e fraterni, con un lusso
di vedute mai visto, e in Palestina
ci guardarono gli uccelli.
Nella notte,
nevicò nelle plaghe orientali
quasi il fiore del glicine; e il deserto
di roccia fu da lilla a bianco. Ogni cammello
ebbe cibo di neve: una celeste
pozzanghera di manna; e svolazzanti
nuvolette di spuma, a vele piccole,
navigavano l'aria. I tamburelli
degli angeli facevano una festa
strepitosa. Caduto era l'inverno,
gelo d'uno in altr'uomo.
Non l'avara
penuria che fa gli uomini maligni
vidi; e, oh, quante speranze!
In mezzo al ceto
de' semplici pastori si confonda
il cittadino pallido, e gli caschi
dal cor la spina dell'invidia, e veda
nascersi sopra gli omeri leggera
fantasima di nebbia,e porti l'agna
- oggi, a emblema di sé mite - al Signore
Bambino. Pargoleggia tra le agnelle.

         da      Gli Angeli di  Melozzo da Forlì


                                        ***


DICEMBRE

Dalla profondità dei cieli tetri
scende la bella neve sonnolente,
tutte le case ammanta come spettri;
di du, di giù, di qua, di là s'avventa,
scende, risale, impetuosa, lenta,
alle finestre tamburella i vetri…
Turbina densa infiocchi di bambagia,
imbianca i tetti e i selciati lordi,
piomba dai rami curvi, in blocchi
sordi…
Nel caminetto crepita la bragia.

                        Guido Gozzano  da     Tutte le poesie


                                              ***

E' NATALE: SULLAPROVINCIA NEVICA

Tra i lari confortevoli
un sentimento conserva
i sentimenti passati.
Cuore contrapposto al mondo,
come la famiglia è verità!
Il mio pensiero è profondo,
sto solo e sogno rimpianto.
Com0è bianco di grazia
il paesaggio che non so:
visto per la vetrata
della casa che mai avrò.

                      Fernando Pessoa    da     Obra Poética


                                            ***

NEVICATA

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve
- volteggiando - la neve
 cade.


Danza la falda bianca
nell'ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa
 stanca.


In mille forme immote
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
 dorme.


Tutto d'intorno è pace:
chiuso in oblìo profondo
- indifferente - il mondo
 tace.


Ma nella calma immensa
torna ai ricordi il cuore,
e ad un sopito amore
pensa.


                  Ada  Negri   da   Fatalità 1898 


mercoledì 18 gennaio 2017

SESSO E CIBO : PASSIONE E UN PIZZICO DI IRONIA



1 ) Sesso e cibo sono i grandi motori della storia: conservano e
     diffondono la specie, provocano guerre e ispirano canzoni,
     informano le religioni, la legge e l'arte. L'intero creato è
     processo ininterrotto di digestione e fertilità : tutto si riduce a
     organismi che si divorano l'un l'altro, si riproducono, muoiono,
     fertilizzano la terra e rinascono trasformati. Sangue, seme,
     sudore, cenere, lacrime e l'incurabile immaginazione poetica
     dell'umanità alla ricerca di un senso...

                Isabel  Allende  da      Afrodita


2 ) Fra cibo e sesso esiste una sottile parentela che si chiama
    " incorporazione". Cibo e sesso infatti sono due modi per entrare
      nel corpo e ricostruire quel corpo - a- corpo  che abbiamo
      conosciuto all'origine nel ventre di nostra madre.

                Umberto  Galimberti  da      Publimania


3 ) Il vincolo tra il cibo e il  piacere sessuale è la prima cosa che
     impariamo quando nasciamo. La sensazione del lattante
     attaccato al capezzolo, immerso nel calore e nell'odore della
     madre, sono puramente erotiche e lasciano  una traccia
     indelebile per il resto della vita.

                       Isabel Allende  da     Afrodita


4 ) La cioccolata dà dipendenza, è eccitante come il caffè: contiene
     l'alcaloide teobromina, ma possiede anche un valore simbolico
     nei rituali del corteggiamento amoroso. Quale donna non ha
     visto crollare le proprie difese davanti a una scatola di
     cioccolatini?

                 Isabel  Allende  da        Afrodita


5 ) Io ti amo : secondo me tu sei la più bella invenzione dopo i
     profiteroles .

         Robin Williams ad  Amanda Plummer   da   La Leggenda del Re Pescatore


   6 )                              Le Golose

                Perché non m'è concesso
               ( o legge inopportuna ! ),
                di farmivi dappresso,
                baciarvi ad una ad una,
                o belle bocche intatte
                di giovani signore,
                baciarvi nel sapore
                di crema o cioccolatte ?

                  Guido  Gozzano  da    " Le Golose "  Poesie Sparse


7 ) La banana è un animale imparentato con il figlio prediletto
     dell'uomo, quel figlio nascosto che ogni uomo porta con sé nel
     sul del corpo, un figlio che ama svisceratamente e che mai
     scapperà da casa in tutta la sua tormentata vita di uscite e
     rientri senza la benché minima possibilità di evadere dalle
     proprie radici. Mangiare una banana ha sempre un pizzico di
     atto irreparabile e suscita nelle donne la stessa curiosità della
     scomparsa di un coniglio nel cappello del prestigiatore.

               Mànuel  Vasquez Montalbàn  da       Ricette  Immorali



8 ) La vulva di pecora e le mammelle di vacca sono eccitanti
     infallibili, stando alle testimonianze di Messalina e di altre
     donne di dubbia virtù; ma per solidarietà femminile omettiamo
     le ricette .

                      Isabel  Allende  da     Afrodita


9 ) E per concludere, non si deve dimenticare il fico, che in tutte le
     lingue simboleggia i genitali femminili : eccomi dunque tornato
     al Mito del Paradiso !

                   Georg  Groddeck   da      Il  Mito  dell'  Es
               
    


               Enrico  Giacovelli  da      Ma l' amore sì