venerdì 15 maggio 2026
VIVERE ( per Mario e Luciano )
lunedì 17 novembre 2025
LE MAPPE DEL GRANDE MARE
Qui tutto ritorna al suo vero nome...
E' un trionfo di luce questa raccolta di Massimiliano Mandorlo, un inno alla gioia che si cadenza attraverso i momenti di una tetralogia ( Cantico terrestre - Terra incognita - La gioia - Finestre ) in cui il poeta compie un viaggio nel gran mare dell' Essere ; un viaggio in parte orizzontale ( in una dimensione terrestre e marina )e in parte verticale ( la dimensione celeste ). Ed è in questa composizione che si rivela la versatilità di un poeta che ha fatto della sensibilità e della discrezione i suoi stigmi peculiari. La grazia che trapela da questi versi si risolve a contatto con sequenze invise alla poesia gridata dei nostri giorni, e che rimanda piuttosto a una dimensione favolosa, come quella delle cartografie medioevali, dove improbabili mostri dalle fauci spalancate custodivano confini terrestri e acquatici oltre i quali non si poteva accedere.
Scende la notte
scende
con un profumo di pietralba
col battito elettrico
degli acquazzoni scende
e il suono dell' infanzia
l' istante in cui la terra
trema rapita
nel diluvio di ogni cosa.
***
Così abbiamo lasciato
la terra dei nostri padri
e la sapienza perfetta dei libri
per metterci in cammino
e gli zoccoli dei cavalli
sollevavano la polvere
e affondavano nella terra scura
poi furono duna, dune luminose
sulla palpebra buia dell' orizzonte
e la sabbia rovente vorticava
sui nostri visi, un fuoco stellato
rinasceva e moriva nei cieli,
illuminava le schiene
dei dromedari accovacciati
in quel buio.
***
Il bimbo estasiato
guarda la stella fissa
su di lui e sente
nascere il mondo
in quella primaluce,
nuota nei bianchi
celesti occhi di sua madre.
***
Sono solo davanti al mare e vedo
nascere il mondo in una nuova luce,
l' albero della nave è una fiamma
incandescente nel blu, nel viola, strappa
le ancore nere di questa notte...
Qui tutto cerca la sua origine,
tutto ritorna nel suo vero nome
palme, uccelli, mante uscite dal buio
è l' alba : ogni cosa esplode
di gioia
in questa terra di frontiera.
***
Con versi come spade
sguainate, con parole
semplici e luminose
camminiamo nel vento
che affila i palazzi
cercando l' invisibile luce
delle cose.
Massimiliano Mandorlo da Mappe del grande mare
sabato 1 novembre 2025
LA DANZA DEL SOLE
Saluterò di nuovo il sole...
Saluterò di nuovo il sole
e il torrente che mi scorreva nel petto,
e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le secche.
Saluterò gli stormi dei corvi
che a sera mi portavano in offerta
l' odore dei campi notturni.
Saluterò mia madre che viveva in uno specchio
e aveva il volto della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato.
Sì, la saluterò.
La saluterò di nuovo.
***
Io sono della stirpe degli alberi.
Mi turba respirare l' aria infetta.
Mi consigliò un uccello morto
di non dimenticare il volo.
Il fine di tutte le forze è giungere,
giungere all' origine luminosa del sole
e calare nella percezione della luce.
Forugh Farrokhzad da E' solo la voce che resta
domenica 23 febbraio 2025
LA NOTTE BELLA DI UNGARETTI
mercoledì 14 agosto 2024
CANTA LA GIOIA ( dice D' Annunzio )
Canta la gioia !
Canta la gioia ! Io
voglio cingerti
di tutti i fiori perché
tu celebri
tutta la gioia la gioia la
gioia,
questa magnifica donatrice !
Canta l'immensa
gioia di vivere,
d'essere forte,
d' essere giovine,
di mordere i frutti
terrestri
con saldi e bianchi
denti voraci,
di por le mani audaci
e cupide
su ogni dolce cosa
tangibile,
di tendere l'arco su
ogni
preda novella che il
desio miri,
e di ascoltare tutte le
musiche,
e di guardare con
occhi flammei
il volto divino del
mondo
come l' amante
guarda l' amata,
e di adorare ogni
fuggevole
forma, ogni segno
vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia
caduca,
ogni apparenza ne
l'ora breve.
Canta la gioia ! Lungi
da l'anima
nostra il dolore, veste
cinerea.
E' un misero schiavo
colui
che del dolore fa la sua
veste.
A te la gioia. Ospite !
Io voglio
vestirti de la più
rossa porpora
s'io debba pur
tingere il tuo
bisso nel sangue de le
mie vene.
Di tutti i fiori io
voglio cingerti
trasfigurata perché tu
celebri
la gioia la gioia la
gioia,
questa invincibile
creatrice !
Gabriele D' Annunzio
lunedì 29 luglio 2024
CIO' CHE RESTA DELLA NOTTE
Ancora non sai che il tuo nome
sarà pieno di luce
il primo battito d'ecografo
per una donna sterile.
E anche adesso che non sei
mi viene quasi da chiamarti
quando mi accarezzo la pancia
come se ci fossero già le tue mani
da afferrare, il tuo respiro da aspettare.
Tu non sarai mai carne
e questo nome che ti chiama in un soffio
resterà preghiera.
***
Tu non hai mai avuto
paura del buio, e vai in discesa
fino al centro della mia pancia
fino ad incontrare la morte
che mi porto addosso.
Da lì sembro quasi un albero
di quelli che si vedono dal treno
soli in mezzo ai campi
che non fanno ombra a nessuno.
***
Vorrei avere le parole
quelle giuste
per dire che da quando ci sei tu
le ginestre fioriscono in ottobre
per dire le tue mani
sul mio corpo
che oggi nasco, e muoio
e sono ginestra, e sono in canto
della pioggia alla finestra.
Vorrei avere le parole
quelle giuste
di quelle che si lasciano dietro l'orecchio
per ascoltare quando si va a dormire.
***
E quando dicono il nome di un'altra
e la chiamano madre
è un lento cadere di capelli
trovarmi senza nulla
che sappia farmi donna.
Chi lo dice non sa
quanto pesano le braccia in sala parto
quando un treno manca la corsa
e resti a guardare le macchine
e nessuno ti raccoglie.
***
Se tutto dovesse concludersi per me
nell'essere madre di bambini sognati, e di uno
piccolo, nato senza respiro, allora
le rose saranno le mie figlie
e gli argini del fiume e l'odore
della pioggia di maggio, le ginestre
sulle rotonde a dire
che anche un cespuglio può essere giallo
dentro una città e anche tutti i nomi
che non dirò mai in qualche modo
sono esistiti.
Anna Paradisi da Ciò che resta della notte
martedì 30 aprile 2024
L' ALTO SPARTIACQUE DI MARGHERITA
Chi grida sull'alto spartiacque è udito da entrambe le valli.
Perciò la voce dei poeti intendono i viventi e i morti.
" Sull' alto spartiacque" di Margherita Guidacci, ci offre un intenso e fedele percorso di lettura attraverso le diciassette raccolte poetiche pubblicate dalla poeta, e alcuni testi inediti. Da subito orientata verso una poesia da una forte connotazione astratta e metafisica, lontana dall'ermetismo e pervasa da una costante tensione religiosa, Guidacci ha calato tale propensione anche nel racconto della propria sofferenza psichica, trasformando la narrazione di una penosa degenza in istituto psichiatrico, nella rappresentazione di uno dei volti del doloroso destino dell'uomo.
CITTA' MURATA
Questo nodo di pietra, questa città murata!
La medesima ansia fa cercare una porta
a chi è entrato, a chi è fuori.
Ma se almeno potessero vedere
di là dal muro, pregherebbero forse,
gli uni e gli altri, di non trovarla mai.
***
ATLANTE
Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante, puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurro vene di fiumi,
numerare le città,
traversare deserti.
Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E allora, che cosa conosci?
Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire : " Qui fu la battaglia,
qui furono le sue silenziose Termopili".
Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque, cosa conosci?.
***
DAL DOLORE ALLA GIOIA
Il dolore
era piombo e pietra e mi
chiudeva in me stessa.
Ogni giorno una nuova
cerchia di mura,
un nuovo giro di catene.
Ma la gioia
mi dilata ora dal centro del
cuore
fino agli orli vibranti del mio
essere -
leggera come un fiore che
apra i suoi petali al
mattino...
No, più leggera. Io sono
spazio e luce.
Sono il crocevia del liberi
venti.
***
O mia gioia insidiosa, sempre insidiata!
Se tu non fossi insidiata,
non saresti la gioia.
E' necessario l'abisso
perché tu possa spiegare le tue ali.
E' necessaria la notte
perché si accenda il tuo raggio.
Ogni attimo in cui mi possiedi,
è vita che mi inonda, traboccante.
Ma in questo stesso attimo so che in me si ripete
una scommessa mortale.
***
Nel quadro grigio della mia finestra,
le nuvole sono branchi di uccelli impazziti.
Sta meditando un albero
la lezione dell' anno : foglie verdi,
poi foglie rosse, poi nessuna foglia...
Alcuni avranno un'altra primavera
e alcuni avranno una fine di fuoco.
Lo guardo e chino il capo
pensando a come ieri mi sei stato nemico.
Chissà se il nostro amore vivrà un'altra stagione.
Margherita Guidacci da Sull 'alto spartiacque
sabato 27 aprile 2024
IL SERENO DI NINA
E verrà un giorno il tempo!
SERENO
Sarà un tempo sereno, un tempo da inni.
Con un sol gesto l'aria fenderò,
pronuncerò solo parole immacolate.
Dirò " cielo", " fonte", dirò " sole"
e " lacrima" e " musica", " immunità".
Sarà il tempo in cui il mio ricordo
non sarà sfiorato da echi di massacri
ma da aliti soavi di poesia
ché a volte anche il sangue alita.
Di tutto quello che un tempo era promiscuo
conservo solo il sacro e, mossa al perdono,
loderò i contrasti perdonanti.
Dirò " cielo" e " sole" ma anche " musica"
e sarà " sole", " musica" e " cielo"
intorno a me e intorno al mondo.
Le vocali assumeranno - naturali - la loro gloriosa aureola.
E verrà il tempo sonoro, scintillante,
un tempo solenne e puro, un tempo da inni,
e verrà un giorno il tempo! Oh se verrà!
Nina Cassian da C'è modo e modo di sparire
mercoledì 17 aprile 2024
PORTAMI IL GIRASOLE
Van Gogh - I Girasoli
La celebre poesia di Montale si collega direttamente all'etimologia del nome della pianta Helianthus annuus, una combinazione delle parole greche " helios" ( sole ) e " anthos " ( fiore ), dunque " il fiore del sole", che la leggenda lega al mito di Clizia, la ninfa che si innamorò perdutamente di Apollo, il dio che traina il carro del sole, scortando ogni mattina l'astro ardente al centro della volta celeste. Clizia era anche senhal della donna amata da Montale, Irma Brandeis, cui questa poesia dal valore fortemente allegorico sembra destinata.* C'è chi afferma che in realtà la lirica non abbia un vero dedicatario, ma che il poeta stia parlando a sé stesso, esortandosi a vivere una felicità possibile, ignorando il proprio " male di vivere". Infatti Montale, stando alla datazione, non aveva ancora incontrato Irma quando scrisse questo componimento; eppure il girasole sembra prefigurare l'avvento della donna, come fosse una sorta di presagio.
PORTAMI IL GIRASOLE
Portami il girasole ch'io lo
trapianti
nel mio terreno bruciato dal
salino
e mostri tutto il giorno agli
azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose
oscure,
si esauriscono i corpi in un
fluire
di tinte : queste in musiche.
Svanire è dunque la ventura delle
venture.
Portami tu la pianta che
conduce
dove sorgono bionde
trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito
di luce.
Eugenio Montale da Ossi di seppia
* In questo sito si possono leggere " Lettere a Clizia " cliccando ( a destra fra i nomi degli autori ) Eugenio Montale.
martedì 12 marzo 2024
LA POETA - BAMBINA
Tomba di Raffaella
Il cimitero del Verano, a Roma, è pieno di tombe monumentali. Una di queste rappresenta una bambina che ci viene incontro stringendo un grosso quaderno. E ci racconta una storia incredibile e praticamente dimenticata. Il 25 Ottobre 1954, a Salerno iniziò a piovere. Una pioggia incessante che riversò sulla città mezzo metro d'acqua. Cesserà solo nel tardo pomeriggio del 26, dopo aver ucciso 318 persone. La RAI lanciò un disperato SOS e dette vita ad una pubblica sottoscrizione. I danni erano incalcolabili: le popolazioni colpite necessitavano di tutto. L' appello radiofonico arrivò naturalmente anche a Roma, e in particolare a casa della piccola Raffaella La Crociera, inchiodata da circa un anno nel suo lettino da una malattia incurabile. La sua famiglia, già modesta di suo, era finita completamente sul lastrico per i costi delle cure, e lei dunque sapeva di non avere nulla da offrire ai bambini salernitani. Tuttavia Raffaella aveva un dono molto raro: scriveva poesie, e le scriveva benissimo. Anche lei, cioè, poteva disporre di qualcosa da offrire, di sua esclusiva proprietà. Si fece dare carta e penna e subito cominciò a scrivere pressappoco così :
" Cara RAI, sono molto malata da oltre un anno e i miei genitori hanno speso tutto quello che avevano per guarirmi. Io non ho nulla da offrirti per i bambini di Salerno. Ti offro però questa mia poesia :
ER SINALE ( nel dialetto romanesco vuol dire " grembiule" )
" Giranno distratta pe'
casa,
fra tanta robba
sfusa,
ha trovato : ah !
come er tempo vola!
er zinale de scola.
Nero, sgualcito,
un po' vecchio e rattoppito,
è rimasto l'amico
der tempo passato.
Lo guarda e come
se gnente
a quell'occhioni
spunteno li lucciconi,
e se rivede studente
allegra e sbarazzina
tanto grande, ma
bambina.
Lo guarda e come
un'eco risente
quelle voci sommesse:
Presente!
Li singhiozzi, li pianti,
li mormorii fra li banchi,
e senti... e senti...
pure li suggerimenti.
Tutto rivede e fra
quer che resta,
c'è la cara sora maestra.
Sospira l'ècchese
( ex ) studente,
perché sa
che a scola sua non
non ce potrà riannà.
Lei cià artri
Professori,
poverina.
Lei cià li Professori
de medicina "
Domenica 31 Ottobre, alle prime ore del pomeriggio, dai microfoni della rubrica " Campo de Fiori ", la voce di Giovanni Gigliozzi raggiunse ogni angolo d' Italia con i versi della poesia, che fu messa subito all'asta per destinare il ricavato agli alluvionati salernitani. In poco tempo la sede di Roma della RAI fu tempestata di telefonate. Le offerte si moltiplicarono senza respiro fino al momento in cui, dalla Svizzera, offrirono l'incredibile cifra di mezzo milione di franchi ( 4 milioni di euro di oggi ). La piccola, che era rimasta sempre in ascolto, pianse di gioia. La stampa nazionale ed estera dettero ampio spazio all'episodio della piccola romana, poetessa in erba. Il 1 Novembre, un negoziante romano di giocattoli le annunziò di averle regalato una meravigliosa bambola , e quella sera Raffaella andò a dormire se possibile ancora più felice. Non si risvegliò più. La bambola, su un cuscino di fiori bianchi, precedette la piccola bara tra due ali di folla commossa.
Oggi due scuole, una a Roma e l'altra a Salerno, sono intitolate a Raffaella La Crociera, poeta..
giovedì 18 gennaio 2024
NIENTE DI TIEPIDO PER IOLE
Le foglie cantano... i fiori dicono sorrisi...
Dio ranuncolo, fammi crescere dall'ala
della montagna dove la vanga non può conficcarsi
e l'aria esiste per i prati che ridono;
dove tutto è smisurato di bellezza,
anche la terra pregna di fango
che sgrava la vacca, che fa muggire il vitello.
Fammi essere quel vitello
che vibra, che cresce e poi marcisce
per concimare le radici del tuo esempio giallo.
***
Una lettera per i prati,
una lettera per ringraziarli di essere prati
che sanno - che verdissimamente incitano -
all' altissima forma del vuoto.
Con ogni filo d'erba la sostengono,
col grano e con la brina;
senza timore la confondono
fino al vento e alla pioggia,
così che ogni cosa diventa
corpo che marcendo canta;
e gli alberi cantano, le foglie dicono sorrisi,
le api semplicemente ronzano, gli uccelli volano
di un volo felice di essere volo,
azzurro e vivace e libero.
Così, anch'io cado di mio vento,
in quel modo che sangue e ossa
fondono verde con bocca e l'odore
squillante dell'erba e l'altissimo prato e me.
***
Si accosta al corpo fiorito
- è l'erba accasa sul sentiero -
entra - mentre tutto è sospeso -
tocca una a una le consonanze :
pietra con pietra
cielo con cielo
spazi vuoti con spazi vuoti
le unghie dell' aquila precisamente insieme
alle unghie dell'altra aquila.
Conta finemente il poco che viene
il tanto che va via.
***
I fiori mi hanno detto
di lasciare le chiavi
di togliermi i vestiti
e di andare dentro il verde
fino a quando brucia
fino a quando la pelle brucia
fino a quando gli occhi bruciano
e le spalle, la nuca, le corde lasciate cadere bruciano,
fino a quando divento verde
e mi riempio di muschio e puzzo di fango
e mi disfo in melma e marcisco.
I fiori poi mi hanno detto
di restare ferma
anche quando la pioggia mi avrebbe sotterrato
e le radici mi avrebbero infilzato
e la terra mi avrebbe spinto
a impastarmi con altra terra.
I fiori mi hanno detto
di tenere stretta la paura
di tenere stretto il silenzio
di tenere stretto il dolore
di tenere stretti i larici la vigna il sole.
I fiori mi hanno detto
di credere a loro che sanno.
Iole Toini da Niente di tiepido
mercoledì 13 dicembre 2023
TI PASSO A PERDERE
Chi rischia la felicità vince sempre...
A CHI STA ATTRAVERSANDO IL SUO BUIO
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di non mollare.
Ci siamo finiti tutti
in quel posto maledetto
dove il freddo ti morde le ossa
e il silenzio ti piove nel cuore.
A chi sta attraversando
il suo buio
dico soltanto di allontanarsi
da chi dice di darsi una mossa
di smettere di piangersi addosso.
Quella gente vuol farvi del bene
ma non sa cosa dice.
Quella gente lì dove siamo finiti noi
non c'è mai arrivata.
A chi sta attraversando il suo buio
dico soltanto di credere
nella poesia.
Negli occhi di chi
quella strada l'ha già trovata.
C' è un cielo di qua che vi aspetta
con un panorama di sogni
da togliere il fiato.
***
PERDERSI
Ci ho messo un po' a comprendere :
non volevi essere abbracciata
per paura di essere capita.
Che essere capiti
è la cosa più preziosa al mondo
ma significa
buttare giù le difese
arrendersi
consegnarsi.
Significa non potersi più difendere
per un istante
non riuscire più a mentire.
E la gente non sempre lo sa
non sempre lo capisce
cosa significa abbracciarsi
dirsi tutto senza parlare.
Perdersi.
In quella terra di nessuno
da qualche parte nel cuore.
***
LE PERSONE CHE AMANO STARE DA SOLE
Non giudicate
le persone che amano stare da sole
non fatelo mai.
La loro non è cattiveria
non è strafottenza
ma vera e propria necessità
bisogno d' essere, appartenenza.
Abbiate sempre cura di aspettarle
di rispettarle.
Non mettete loro fretta
se i loro tempi non sono i vostri
lasciatele andare.
Se avrete pazienza
sapranno ricompensarvi
perché la loro voce
è una carezza scesa dalle labbra
che si scioglie negli occhi.
Perché il loro cuore
è un posto caldo e silenzioso
capace di accogliere e proteggere.
Non giudicate le persone
che vogliono stare da sole
non avete la minima idea
di quanto abbiano dovuto lottare
di quale miracolo siano state capaci
di compiere.
La solitudine spaventa
la solitudine è un patto
di purissimo Amore
con la propria anima
che quasi mai nessuno
ha il coraggio di fare
ma loro sì, e ne sono felici.
Loro ci sono riusciti.
Loro ce l'hanno fatta.
***
CHI RISCHIA LA FELICITA' NON MUORE MAI
Adesso ti passo a prendere
e ti porto a mangiare
un sacco di schifezze
e se ti va
balliamo un po'
davanti agli occhi increduli
della gente seria.
Ti passo a prendere
e ti porto a non pensare
che quando non si pensa
si torna un po' bambini.
Ti porto a sognare
quelle robe da imbecilli scalmanati
che non si possono raccontare.
Adesso ti passo a prendere
e ti porto a ridere con me
perché ho bisogno di sapere chi sei
quando non hai bisogno di apparire
quando non hai bisogno di essere.
Ti porto a sbagliare
a bruciare
a impazzire.
Come l'ultima volta che hai pianto
e non sapevi perché
ma ti sentivi viva.
Ti porto a toccare la notte
ti porto a respirare il silenzio
delle parole rimaste in gola
e che finiscono negli occhi
e dentro ai baci
dati di corsa.
Ti porto a rischiare di essere felice
perché non so se lo sai
ma chi rischia la felicità vince sempre.
Chi rischia la felicità non muore mai.
Andrew Faber da Ti passo a perdere
martedì 25 luglio 2023
LA BELLEZZA DI EDNA
La Bellezza non può morire...
Nonostante il nome, non ebbe altra nobiltà che la poesia. St. Vincent non è un vezzo aristocratico, ma la targa dell'ospedale newyorchese in cui fu salvato, poco prima della sua nascita, lo zio. La madre, Cora, era un'infermiera con solide passioni letterarie che si separò quasi subito dal marito, Henry, un insegnante. Edna, che si faceva chiamare Vincent adorando l'ambiguità, e si firmava Nancy Boyd quando scriveva in prosa, moltiplicando le sue identità, crebbe povera, ma con un talento innato.
La sua poesia non è giovane, è giovanissima : fresca, fragrante, diretta, priva di astruse cinconvoluzioni o cervellotici sofismi come tante poete contemporaneee. E' lirica e insieme intellettuale nel più alto livello del termine. Soprattutto è una poesia gioiosa: vi si respira una profonda joie de vivre che capovolge e rigenera ogni dolore e ogni pena, financo la nevrosi, in pura energia di canto.
A KATLEEN
Come un tempo, anche oggi il poeta
in una buia, gelida e misera soffitta
deve patire fame, freddo e scrivere
su cose come il fiore, il canto e tu ;
e come un tempo dare la sua vita
in dono alla Bellezza, per farla sopravvivere,
quella Bellezza che non può morire
finché ci sono i fiori, il canto e tu.
***
Credi ch'io sia fedele a una promessa?
Sono infedele tranne che all'amore.
Se tu fossi amabile, sarei
già fuggita a inseguire la Bellezza.
Se tu non fossi ancora cibo raro
e acqua per la mia sete più aspra
ti lascerei - ignoralo - ma è vero!
e come cercai te, cercherei un altro.
Ma come l'aria mobile tu sei,
e più cangianti di marea i tuoi vezzi,
perciò non è un problema l'incostanza:
non ho che da restarti sempre a fianco.
Sei così fatuo e molle, amore mio,
che quanto più tradisco son sincera.
***
La mia candela brucia da due lati :
prima dell'alba si consumerà.
Ma miei nemici e affezionati amici,
che dolce luce e compagnia mi fa !
Edna St. Vincent Millay da Poesie ( Trad. di S. Raffo )
martedì 13 dicembre 2022
DELLA BONTA' DI FLAMINIEN
Rosso Fiorentino - Angiolino musicante ( Galleria Degli Uffizi )
1
E' la speranza misteriosa
che affiora per effrazione
in tale gioia e in puro dono
in un universo d'ombra.
Anteriore ad ogni sapere,
qui nell'essere che appare,
giustificandolo tra gli esseri,
sentiero fuggevole.
Il risveglio è la sua ragione,
la fonte la sua memoria.
Luminoso pianeta che nessuno attende,
presenza spontanea che si eclissa.
***
6
Unica è l'inattuabile bontà,
l'intempestiva che sconvolge,
senza confine vivente
nel luogo inconsistente,
con cariche affettive affluenti,
riceve, emette senza posa
qualcosa di immediato nell'effimero.
Vulcanica, mai astratta,
perché la singolare e consensuale
è la meno familiare,
la mano condivisa ?
E' un raro potere innato
sapere amare totalmente.
***
31
Identificata
coperta di nulla
e sempre allo stato nascente,
ossessione degli irritati,
bontà è il candore
che mina l'esteriorità.
Quando sfrega il fuori
dal didentro
- il tutto e le parti
abitati da un mutuo sussulto, -
affatto l'approccio della tenerezza,
tenace nel minimo luogo.
***
33
" Se tu chiami buoni soltanto i buoni,
chi mi chiamerà buono?
( Antonio Porchia )
Quello assiste da un altro
a una scintilla di bontà :
consenso per evidenza
e stupore,
fugace comunione con il vero.
Inspiegabile!
Subito seguita da un desiderio d'oblio,
per non doversene
sentire sprovvisto.
***
" Non possiamo dare quel che abbiamo già dato, non possiamo dare quel che già appartiene all'altro"
( L. Borges )
L' indicibile bontà dell'altro verso di noi,
osmosi continua
di vita in vita nella sua meraviglia,
cancellala nostra miseria,
coniuga il nostro sforzo,
fortifica il seme:
irruzione di una grazia,
questo azzurro radicamento
del destino umano.
Jean Flaminien da " Della bontà " ( Trad. di F. Scotto )
martedì 6 dicembre 2022
I SONETTI BIANCHI DI GABRIEL
Dare tutto, esserci, dare..
" Se è vero che - come in altre zone della sua produzione emerge - il poeta parte da dati concretamente biografici, è allo stesso modo evidente quanto questa stessa biografia si concentri in maniera nevralgica sui dati salienti della storia da essa attraversata. A tal proposito, si noterà facilmente il filo che lega " Il grande innocente" ( ultima raccolta prima di Sonetti bianchi e in questo sito rintracciabile, n.d.r.), a partire dalla figura quasi archetipa del nonno del poeta, a questa raccolta e al suo protagonista , Giona, il più piccolo dei suoi figli. Il " sentiero familiare " inaugura una vera e propria vita nuova, portatrice di un messaggio cosmico che solo l'accoglienza immediata e consapevole può sperare di realizzare ".
( G. D' Andrea )
Le preghiere esistono per mutarti
o rapirti. Accadono raramente
accordandosi al pianeta, muovendo
grammi di vuoto, i battiti di un nulla,
le porzioni d'un eclisse. Vivono
usurando le solite parole.
Nella notte è successo un fatto ancora,
lo chiamiamo amore, adesso, col fiato
che si fa caldo, che rinnova il salto
della fede, la speranza di un senso
che giungerà qui, presto. Penso questo
nei minuti fra una contrazione
e l'altra, una spinta, l'istinto senza
riserve, dare tutto, esserci, dare.
***
Tremerà la morte, si farà pallida
quando nel suo grembo notturno - giorno
splendido e crudele - scivolerà
il tuo nome. Dove sarò, colomba
mia? Se tutto diviene protezione
e scarto dal giorno ovvio, se tutto
chiama a questo essere qui, per te vivo,
corpo e storia, stile perenne, inverno
del secolo - se tutto inizia questo
sorriso prematuro, quale grido
negli orli sentirò del cosmo? Un inno
perso, una musica grande che piega
i calendari, la stringa con dentro
la nostra nascita, il tempo e la luce.
***
I gesti pensosi di lei, esperta
di cose luminose, mi raggiunsero
ovunque, un'idea di esplorazione,
un mondo impreciso, orizzontale
sulla mappa, la pagina seguente
ancora e sempre - le voci sentite
quella notte quando mi ha cercato
verso un fiume aperto e incompiuto,
erano uno scopo più forte, un ramo
autunnale. E ci siete ancora, figli,
coi piedi nell'acqua, angeli di pochi
anni, nell'esplosione eterna e complice
della luce che resta il vostro volto
fino alla fine della mia nascita.
***
Dobbiamo essere freddi con gli altri
se vogliamo tenere il canto fermo
e continuo. Prima di dire addio
ho anche altri consigli, altre memorie
e futuri, qualche storia sensata
da raccontare, piccoli erbari
da mostrarti per salvare l'amore
di tutto. Un tempo condensato in niente,
goccia dopo goccia, lente molecole
di un Dio smemorato e folle, che cadono
nelle case come nei boschi, pari
alle nubi trascorrenti e alle stelle
sconosciute. Pari a te, questa notte,
che dormi trasparente nel mio braccio.
***
Gli angeli sono anche carezze
di un padre sconosciuto, sono lunghi
riti stellari in cui osservare
la fioritura lenta e fiammeggiante
della tua danza. Sei tu il luogo dove
gli angeli non muoiono e la materia
che ci individua è solo lo spillo
del Big Bang, le molecole di un requiem
infinito e felice. Dentro il soffio
sospeso della tua voce, se tarda
a farsi viva e presente, amare
un figlio è non finire questo sogno
per cui morire d'un mondo esatto.
Coloro che ardono, sempre precedono.
Gabriel Del Sarto da Sonetti bianchi





