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venerdì 15 maggio 2026

VIVERE ( per Mario e Luciano )

 



                                               Cogliere il più bel fiore, goder la vita e far tacere il cuore...






VIVERE

Chi non ha mai voluto morire
non sa che cos'è vivere;
non sa che vivere è aprire una finestra
da dove usciranno stormi di uccelli
e ippocampi fosforescenti
meduse translucide
raggiate stelle di mare... Ah,
vivere è uscire all' improvviso
dal fondo del mare
e volare...
volare...
sempre più in alto
dopo essere morti !




                                               Mario  Quintana


lunedì 17 novembre 2025

LE MAPPE DEL GRANDE MARE

 


                                                                 Qui tutto ritorna al suo vero nome...



E' un trionfo di luce questa raccolta di Massimiliano Mandorlo, un inno alla gioia che si cadenza attraverso i momenti di una tetralogia ( Cantico terrestre - Terra incognita - La gioia - Finestre ) in cui il poeta compie un viaggio nel gran mare dell' Essere ; un viaggio in parte orizzontale ( in una dimensione terrestre e marina )e in parte verticale ( la dimensione celeste ). Ed è in questa composizione che si rivela la versatilità di un poeta che ha fatto della  sensibilità e della discrezione i suoi stigmi peculiari. La grazia che trapela da questi versi si risolve a contatto con sequenze invise alla poesia gridata dei nostri giorni, e che rimanda piuttosto a una dimensione favolosa, come quella delle cartografie medioevali, dove improbabili mostri dalle fauci spalancate custodivano confini terrestri e acquatici oltre i quali non si poteva accedere.




Scende la notte

scende

con un profumo di pietralba


col battito elettrico

degli acquazzoni scende

e il suono dell' infanzia


l' istante in cui la terra

trema rapita

nel diluvio di ogni cosa.



                                                ***


Così abbiamo lasciato 

la terra dei nostri padri

e la sapienza perfetta dei libri

per metterci in cammino


e gli zoccoli dei cavalli

sollevavano la polvere

e affondavano nella terra scura


poi furono duna, dune luminose

sulla palpebra buia dell' orizzonte

e la sabbia rovente vorticava

sui nostri visi, un fuoco stellato


rinasceva e moriva nei cieli,

illuminava le schiene

dei dromedari accovacciati

in quel buio.



                                                    ***


Il bimbo estasiato

guarda la stella fissa

su di lui e sente

nascere il mondo

in quella primaluce,

nuota nei bianchi

celesti occhi di sua madre.



                                                    ***


Sono solo davanti al mare e vedo

nascere il mondo in una nuova luce,

l' albero della nave è una fiamma

incandescente nel blu, nel viola, strappa

le ancore nere di questa notte...


Qui tutto cerca la sua origine,

tutto ritorna nel suo vero nome

palme, uccelli, mante uscite dal buio

è l' alba : ogni cosa esplode

di gioia

in questa terra di frontiera.



                                                      ***


Con versi come spade

sguainate, con parole

semplici e luminose


camminiamo nel vento

che affila i palazzi

cercando l' invisibile luce


delle cose.




                  Massimiliano  Mandorlo   da    Mappe del grande mare



sabato 1 novembre 2025

LA DANZA DEL SOLE

 


                                                                      Saluterò di nuovo il sole...



Saluterò di nuovo il sole

e il torrente che mi scorreva nel petto,

e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri

e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino

che con me hanno percorso le secche.


Saluterò gli stormi dei corvi

che a sera mi portavano in offerta

l' odore dei campi notturni.

Saluterò mia madre che viveva in uno specchio

e aveva il volto della mia vecchiaia.


E saluterò la terra, il suo desiderio ardente

di ripetermi e riempire di semi verdi

il suo ventre infiammato.

Sì, la saluterò.

La saluterò di nuovo.



                                         ***


Io sono della stirpe degli alberi.

Mi turba respirare l' aria infetta.

Mi consigliò un uccello morto

di non dimenticare il volo.

Il fine di tutte le forze è giungere,

giungere all' origine luminosa del sole

e calare nella percezione della luce.




                                   Forugh  Farrokhzad    da    E' solo la voce che resta



domenica 23 febbraio 2025

LA NOTTE BELLA DI UNGARETTI

 


                                                                   Notte stellata-  Disegno dal web





La poesia di Ungaretti proposta, mette in scena un insperato canto di gioia, di pace e di armonia interiore dopo giorni e mesi in cui tutt' intorno al poeta c'erano solo buio e morte. Ungaretti, soldato combattente nella prima Guerra Mondiale, visse un'esperienza di lutto e dolore testimoniata da altre liriche più conosciute ( Fratelli, Veglia,  I Fiumi et ) appartenenti alla stessa raccolta. Ma nella stupenda notte del 24 Agosto accadde qualcosa di magico e di misterioso nel suo cuore , che lo riconciliò con la vita.







Devetachi 24 Agosto 1916



LA NOTTE BELLA

Quale canto s'è levato
stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle.

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze.

Sono stato
uno stagno di buio.

Ora mordo
come un bambino la
mammella
lo spazio.

Ora sono ubriaco
d' universo.



                            Giuseppe Ungaretti   da    L' Allegria



mercoledì 14 agosto 2024

CANTA LA GIOIA ( dice D' Annunzio )

 


                                                                         Canta la gioia !




Canta la gioia ! Io

voglio cingerti

di tutti i fiori perché

tu celebri

tutta la gioia la gioia la

gioia,

questa magnifica donatrice !


Canta l'immensa 

gioia di vivere,

d'essere forte,

d' essere giovine,

di mordere i frutti

terrestri

con saldi e bianchi

denti voraci,


di por le mani audaci

e cupide

su ogni dolce cosa

tangibile,

di tendere l'arco su

ogni

preda novella che il 

desio miri,


e di ascoltare tutte le

musiche,

e di guardare con

occhi flammei

il volto divino del

mondo

come l' amante

guarda l' amata,


e di adorare ogni

fuggevole

forma, ogni segno

vago, ogni immagine

vanente, ogni grazia 

caduca,

ogni apparenza ne

l'ora breve.


Canta la gioia ! Lungi

da l'anima

nostra il dolore, veste

cinerea.

E' un misero schiavo

colui

che del dolore fa la sua

veste.


A te la gioia. Ospite !

 Io voglio 

vestirti de la più

rossa porpora

s'io debba pur

tingere il tuo

bisso nel sangue de le

mie vene.


Di tutti i fiori io

voglio cingerti

trasfigurata perché tu

celebri

la gioia la gioia la

gioia,

questa invincibile

creatrice !



               Gabriele D' Annunzio  



lunedì 29 luglio 2024

CIO' CHE RESTA DELLA NOTTE

 

                                                      
                                                          E questo nome resterà preghiera...




C'è un fatto, un'evidenza che questo libro ci insegna: una madre resta tale anche dopo la perdita del proprio figlio. In questo testo, l'autrice dà voce all'assenza straziante del proprio figlio, Samuele, e al tempo stesso lo rende immortale con la sua poesia colma di fede e speranza. Un' altra evidenza, la meno scontata : la fede non annulla la portata di una tragedia, ma permette quantomeno di inginocchiarsi a pregare.
La poesia di Anna Paradisi è preghiera.




Ancora non sai che il tuo nome

sarà pieno di luce

il primo battito d'ecografo

per una donna sterile.

E anche adesso che non sei

mi viene quasi da chiamarti

quando mi accarezzo la pancia

come se ci fossero già le tue mani

da afferrare, il tuo respiro da aspettare.

Tu non sarai mai carne

e questo nome che ti chiama in un soffio

resterà preghiera.



                                                ***


Tu non hai mai avuto 

paura del buio, e vai in discesa

fino al centro della mia pancia

fino ad incontrare la morte

che mi porto addosso.

Da lì sembro quasi un albero

di quelli che si vedono dal treno

soli in mezzo ai campi

che non fanno ombra a nessuno.



                                                    ***


Vorrei avere le parole

quelle giuste

per dire che da quando ci sei tu

le ginestre fioriscono in ottobre

per dire le tue mani

sul mio corpo

che oggi nasco, e muoio

e sono ginestra, e sono in canto

della pioggia alla finestra.

Vorrei avere le parole

quelle giuste

di quelle che si lasciano dietro l'orecchio

per ascoltare quando si va a dormire.



                                                      ***


E quando dicono il nome di un'altra

e la chiamano madre

è un lento cadere di capelli

trovarmi senza nulla

che sappia farmi donna.

Chi lo dice non sa

quanto pesano le braccia in sala parto

quando un treno manca la corsa

e resti a guardare le macchine

e nessuno ti raccoglie.



                                              ***


Se tutto dovesse concludersi per me

nell'essere madre di bambini sognati, e di uno

piccolo, nato senza respiro, allora

le rose saranno le mie figlie

e gli argini del fiume e l'odore

della pioggia di maggio, le ginestre

sulle rotonde a dire

che anche un cespuglio può essere giallo

dentro una città e anche tutti i nomi

che non dirò mai in qualche modo

sono esistiti.




                                Anna Paradisi  da    Ciò che resta della notte



martedì 30 aprile 2024

L' ALTO SPARTIACQUE DI MARGHERITA

 

                                Chi grida sull'alto spartiacque è udito da entrambe le valli.

                                Perciò la voce dei poeti intendono i viventi e i morti.




" Sull' alto spartiacque" di Margherita Guidacci, ci offre un intenso e fedele percorso di lettura attraverso le diciassette raccolte poetiche pubblicate dalla poeta, e alcuni testi inediti. Da subito orientata verso una poesia da una forte connotazione astratta e metafisica, lontana dall'ermetismo e pervasa da una costante tensione religiosa,  Guidacci ha calato tale propensione anche nel racconto della propria sofferenza psichica, trasformando la narrazione di una penosa degenza in istituto psichiatrico, nella rappresentazione di uno dei volti del doloroso destino dell'uomo.



                                                     


CITTA' MURATA


Questo nodo di pietra, questa città murata!

La medesima ansia fa cercare una porta

a chi è entrato, a chi è fuori.

Ma se almeno potessero vedere

di là dal muro, pregherebbero forse,

gli uni e gli altri, di non trovarla mai.



                                                  ***


ATLANTE


Davanti a te la mia anima è aperta

come un atlante, puoi seguire con un dito

dal monte al mare azzurro vene di fiumi,

numerare le città,

traversare deserti.


Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,

le mie città non ti assordano con il loro clamore,

il mio deserto non è la tua solitudine.

E allora, che cosa conosci?


Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo

un piccolo luogo montano, dire : " Qui fu la battaglia,

qui furono le sue silenziose Termopili".

Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale

né salisti furtivo

col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.

E dunque, cosa conosci?.



                                              ***


DAL DOLORE ALLA GIOIA


Il dolore

era piombo e pietra e mi

chiudeva in me stessa.

Ogni giorno una nuova

cerchia di mura,

un nuovo giro di catene.


Ma la gioia

mi dilata ora dal centro del

cuore

fino agli orli vibranti del mio

essere -

leggera come un fiore che

apra i suoi petali al

mattino...

 No, più leggera. Io sono

spazio e luce.

Sono il crocevia del liberi

venti.



                                                ***


O mia gioia insidiosa, sempre insidiata!

Se tu non fossi insidiata,

non saresti la gioia.


E' necessario l'abisso

perché tu possa spiegare le tue ali.

E' necessaria la notte

perché si accenda il tuo raggio.


Ogni attimo in cui mi possiedi,

è vita che mi inonda, traboccante.

Ma in questo stesso attimo so che in me si ripete

una scommessa mortale.



                                             ***


Nel quadro grigio della mia finestra,

le nuvole sono branchi di uccelli impazziti.

Sta meditando un albero 

la lezione dell' anno : foglie verdi,

poi foglie rosse, poi nessuna foglia...

Alcuni avranno un'altra primavera

e alcuni avranno una fine di fuoco.

Lo guardo e chino il capo

pensando a come ieri mi sei stato nemico.

Chissà se il nostro amore vivrà un'altra stagione.




                   Margherita  Guidacci   da    Sull 'alto spartiacque




sabato 27 aprile 2024

IL SERENO DI NINA

 



                                                                      E verrà un giorno il tempo!




SERENO


Sarà un tempo sereno, un tempo da inni.

Con un sol gesto l'aria fenderò,

pronuncerò solo parole immacolate.

Dirò " cielo", " fonte", dirò " sole"

e " lacrima" e " musica", " immunità".

Sarà il tempo in cui il mio ricordo

non sarà sfiorato da echi di massacri

ma da aliti soavi di poesia

ché a volte anche il sangue alita.

Di tutto quello che un tempo era promiscuo

conservo solo il sacro e, mossa al perdono,

loderò i contrasti perdonanti.

Dirò " cielo" e " sole" ma anche " musica"

e sarà " sole", " musica" e " cielo"

intorno a me e intorno al mondo.

Le vocali assumeranno - naturali - la loro gloriosa aureola.

E verrà il tempo sonoro, scintillante,

un tempo solenne e puro, un tempo da inni,

e verrà un giorno il tempo! Oh se verrà!




                     Nina Cassian   da   C'è modo e modo di sparire



mercoledì 17 aprile 2024

PORTAMI IL GIRASOLE

 


                                                                         Van Gogh -  I Girasoli




La celebre poesia di Montale si collega direttamente all'etimologia del nome della pianta Helianthus annuus, una combinazione delle parole greche " helios" ( sole ) e " anthos " ( fiore ), dunque " il fiore del sole", che la leggenda lega al mito di Clizia, la ninfa che si innamorò perdutamente di Apollo, il dio che traina il carro del sole, scortando ogni mattina l'astro ardente al centro della volta celeste. Clizia era anche senhal della donna amata da Montale, Irma Brandeis, cui questa poesia dal valore fortemente allegorico sembra destinata.* C'è chi afferma che in realtà la lirica non abbia un vero dedicatario, ma che il poeta stia parlando a sé stesso, esortandosi a vivere una felicità possibile, ignorando il proprio " male di vivere". Infatti Montale, stando alla datazione, non aveva ancora incontrato Irma quando scrisse questo componimento; eppure il girasole sembra prefigurare l'avvento della donna, come fosse una sorta di presagio.




PORTAMI IL GIRASOLE


Portami il girasole ch'io lo

trapianti

nel mio terreno bruciato dal

salino

e mostri tutto il giorno agli

azzurri specchianti

del cielo l'ansietà  del suo volto giallino.


Tendono alla chiarità le cose

oscure,

si esauriscono i corpi in un

fluire

di tinte : queste in musiche.

Svanire è dunque la ventura delle

venture.


Portami tu la pianta che

conduce

dove sorgono bionde

trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il  girasole impazzito

di luce.



                    Eugenio  Montale  da   Ossi di seppia



* In questo sito si possono leggere " Lettere a Clizia " cliccando ( a destra fra i nomi degli autori ) Eugenio Montale.




martedì 12 marzo 2024

LA POETA - BAMBINA

 


                                                                           Tomba di Raffaella 




Il cimitero del Verano, a Roma, è pieno di tombe monumentali. Una di queste rappresenta una bambina che ci viene incontro stringendo un grosso quaderno. E ci racconta una storia incredibile e praticamente dimenticata. Il 25 Ottobre 1954, a Salerno iniziò a piovere. Una pioggia incessante che riversò sulla città mezzo metro d'acqua. Cesserà solo nel tardo pomeriggio del 26, dopo aver ucciso 318 persone. La RAI lanciò un disperato SOS e dette vita ad una pubblica sottoscrizione. I danni erano incalcolabili: le popolazioni colpite necessitavano di tutto. L' appello radiofonico arrivò naturalmente anche a Roma, e in particolare a casa della piccola Raffaella La Crociera, inchiodata da circa un anno nel suo lettino da una malattia incurabile. La sua famiglia, già modesta di suo, era finita completamente sul lastrico per i costi delle cure, e lei dunque sapeva di non avere nulla da offrire ai bambini salernitani. Tuttavia Raffaella aveva un dono molto raro: scriveva poesie, e le scriveva benissimo. Anche lei, cioè, poteva disporre di qualcosa da offrire, di sua esclusiva proprietà.  Si fece dare carta e penna e subito cominciò a scrivere pressappoco così :

" Cara RAI, sono molto malata da oltre un anno e i miei genitori hanno speso tutto quello che avevano per guarirmi. Io non ho nulla da offrirti per i bambini di Salerno. Ti offro però questa mia poesia :



ER  SINALE (  nel dialetto romanesco vuol dire " grembiule" )


" Giranno distratta pe'

casa,

fra tanta robba

sfusa,

ha trovato : ah !

come er tempo vola!

er zinale de scola.

Nero, sgualcito,

un po' vecchio e rattoppito,

è rimasto l'amico 

der tempo passato.

Lo guarda e come

se gnente

a quell'occhioni

spunteno li lucciconi,

e se rivede studente

allegra e sbarazzina

tanto grande, ma

bambina.

Lo guarda e come

un'eco risente

quelle voci sommesse:

Presente!

Li singhiozzi, li pianti,

li mormorii fra li banchi,

e senti... e senti...

pure li suggerimenti.

Tutto rivede e fra

quer che resta,

c'è la cara sora maestra.

Sospira l'ècchese

( ex ) studente,

perché sa

che a scola sua non

non ce potrà riannà.

Lei cià artri

Professori,

poverina.

Lei cià li Professori

de medicina "


Domenica 31 Ottobre, alle prime ore del pomeriggio, dai microfoni della rubrica " Campo de Fiori ", la voce di Giovanni Gigliozzi raggiunse ogni angolo d' Italia con i versi della poesia, che fu messa subito all'asta per destinare il ricavato agli alluvionati salernitani. In poco tempo la sede di Roma della RAI  fu tempestata di telefonate. Le offerte si moltiplicarono senza respiro fino al momento in cui, dalla Svizzera, offrirono l'incredibile cifra di mezzo milione di franchi ( 4 milioni di euro di oggi ). La piccola, che era rimasta sempre in ascolto, pianse di gioia. La stampa nazionale ed estera dettero ampio spazio all'episodio della piccola romana, poetessa in erba. Il 1 Novembre, un negoziante romano di giocattoli le annunziò di averle regalato una meravigliosa bambola , e quella sera Raffaella andò a dormire se possibile ancora più felice. Non si risvegliò più. La bambola, su un cuscino di fiori bianchi, precedette la piccola bara tra due ali di folla commossa.

Oggi due scuole, una a Roma e l'altra a Salerno, sono intitolate a Raffaella La Crociera, poeta..




giovedì 18 gennaio 2024

NIENTE DI TIEPIDO PER IOLE

 


                                                   Le foglie cantano... i fiori dicono sorrisi...




Dio ranuncolo, fammi crescere dall'ala

della montagna dove la vanga non può conficcarsi

e l'aria esiste per i prati che ridono;

dove tutto è smisurato di bellezza,

anche la terra pregna di fango

che sgrava la vacca, che fa muggire il vitello.

Fammi essere quel vitello

che vibra, che cresce e poi marcisce

per concimare le radici del tuo esempio giallo.



                                                    ***


Una lettera per i prati,

una lettera per ringraziarli di essere prati

che sanno - che verdissimamente incitano -

all' altissima forma del vuoto.

Con ogni filo d'erba la sostengono,

col grano e con la brina;

senza timore la confondono

fino al vento e alla pioggia,

così che ogni cosa diventa

corpo che marcendo canta;

e gli alberi cantano, le foglie dicono sorrisi,

le api semplicemente ronzano, gli uccelli volano

di un volo felice di essere volo,

azzurro e vivace e libero.

Così, anch'io cado di mio vento,

in quel modo che sangue e ossa

fondono verde con bocca e l'odore

squillante dell'erba e l'altissimo prato e me.



                                                  ***


Si accosta al corpo fiorito

- è l'erba accasa sul sentiero -

entra - mentre tutto è sospeso -

tocca una a una le consonanze :

pietra con pietra

cielo con cielo

spazi vuoti con spazi vuoti

le unghie dell' aquila precisamente insieme

alle unghie dell'altra aquila.


Conta finemente il poco che viene

il tanto che va via.



                                                 ***


I fiori mi hanno detto

di lasciare le chiavi

di togliermi i vestiti

e di andare dentro il verde

fino a quando brucia

fino a quando la pelle brucia

fino a quando gli occhi bruciano

e le spalle, la nuca, le corde lasciate cadere bruciano,

fino a quando divento verde

e mi riempio di muschio e puzzo di fango

e mi disfo in melma e marcisco.


I fiori poi mi hanno detto

di restare ferma

anche quando la pioggia mi avrebbe sotterrato

e le radici mi avrebbero infilzato

e la terra mi avrebbe spinto

a impastarmi con altra terra.


I fiori mi hanno detto

di tenere stretta la paura

di tenere stretto il silenzio

di tenere stretto il dolore

di tenere stretti i larici la vigna il sole.


I fiori mi hanno detto

di credere a loro che sanno.




                          Iole Toini    da    Niente di tiepido




mercoledì 13 dicembre 2023

TI PASSO A PERDERE

 




                                                                Chi rischia la felicità vince sempre...





A CHI STA ATTRAVERSANDO IL SUO BUIO


A chi sta attraversando 

il suo buio

dico soltanto di non mollare.

Ci siamo finiti tutti

in quel posto maledetto

dove il freddo ti morde le ossa

e il silenzio ti piove nel cuore.

A chi sta attraversando

il suo buio

dico soltanto di allontanarsi

da chi dice di darsi una mossa

di smettere di piangersi addosso.

Quella gente vuol farvi del bene

ma non sa cosa dice.

Quella gente lì dove siamo finiti noi

non c'è mai arrivata.

A chi sta attraversando il suo buio

dico soltanto di credere

nella poesia.

Negli occhi di chi

quella strada l'ha già trovata.

C' è un cielo di qua che vi aspetta

con un panorama di sogni

da togliere il fiato.



                                                 ***


PERDERSI


Ci ho messo un po'  a comprendere :

non volevi essere abbracciata

per paura di essere capita.

Che essere capiti

è la cosa più preziosa al mondo

ma significa

buttare giù le difese

arrendersi

consegnarsi.

Significa non potersi più difendere

per un istante

non riuscire più a mentire.

E la gente non sempre lo sa

non sempre lo capisce

cosa significa abbracciarsi

dirsi tutto senza parlare.

Perdersi.

In quella terra di nessuno

da qualche parte nel cuore.



                                                   ***


LE PERSONE CHE AMANO STARE DA SOLE


Non giudicate

le persone che amano stare da sole

non fatelo mai.

La loro non è cattiveria

non è strafottenza

ma vera e propria necessità

bisogno d' essere, appartenenza.

Abbiate sempre cura di aspettarle

di rispettarle.

Non mettete loro fretta

se i loro tempi non sono i vostri

lasciatele andare.

Se avrete pazienza

sapranno ricompensarvi

perché la loro voce

è una carezza scesa dalle labbra

che si scioglie negli occhi.

Perché il loro cuore

è un posto caldo e silenzioso

capace di accogliere e proteggere.

Non giudicate le persone

che vogliono stare da sole

non avete la minima idea

di quanto abbiano dovuto lottare

di quale miracolo siano state capaci 

di compiere.

La solitudine spaventa

la solitudine è un patto

di purissimo Amore

con la propria anima

che quasi mai nessuno

ha il coraggio di fare

ma loro sì, e ne sono felici.

Loro ci sono riusciti.

Loro ce l'hanno fatta.



                                             ***


CHI RISCHIA LA FELICITA' NON MUORE MAI


Adesso ti passo a prendere

e ti porto a mangiare

un sacco di schifezze

e se ti va

balliamo un po'

davanti agli occhi increduli

della gente seria.

Ti passo a prendere

e ti porto a non pensare

che quando non si pensa

si torna un po' bambini.

Ti porto a sognare

quelle robe da imbecilli scalmanati

che non si possono raccontare.

Adesso ti passo a prendere

e ti porto a ridere con me

perché ho bisogno di sapere chi sei

quando non hai bisogno di apparire

quando non hai bisogno di essere.

Ti porto a sbagliare

a bruciare

a impazzire.

Come l'ultima volta che hai pianto

e non sapevi perché

ma ti sentivi viva.

Ti porto a toccare la notte

ti porto a respirare il silenzio

delle parole rimaste in gola

e che finiscono negli occhi

e dentro ai baci

dati di corsa.

Ti porto a rischiare di essere felice

perché non so se lo sai

ma chi rischia la felicità vince sempre.

Chi rischia la felicità non muore mai.




                          Andrew  Faber   da   Ti passo a perdere



martedì 25 luglio 2023

LA BELLEZZA DI EDNA

 


                                                            La Bellezza non può morire...




Nonostante il nome, non ebbe altra nobiltà che la poesia. St. Vincent non è un vezzo aristocratico, ma la targa dell'ospedale newyorchese in cui fu salvato, poco prima della sua nascita, lo zio. La madre, Cora, era un'infermiera con solide passioni letterarie che si separò quasi subito dal marito, Henry, un insegnante. Edna, che si faceva chiamare Vincent adorando l'ambiguità, e si firmava Nancy Boyd quando scriveva in prosa, moltiplicando le sue identità, crebbe povera, ma con un talento innato.

La sua poesia non è giovane, è giovanissima : fresca, fragrante, diretta, priva di astruse cinconvoluzioni o  cervellotici sofismi come tante poete contemporaneee. E' lirica e insieme intellettuale nel più alto livello del termine. Soprattutto è una poesia gioiosa: vi si respira una profonda joie de vivre che capovolge e rigenera ogni dolore e ogni pena, financo la nevrosi, in pura energia di canto.





A KATLEEN


Come un tempo, anche oggi il poeta

in una buia, gelida e misera soffitta

deve patire fame, freddo e scrivere

su cose come il fiore, il canto e tu ;


e come un tempo dare la sua vita

in dono alla Bellezza, per farla sopravvivere,

quella Bellezza che non può morire

finché ci sono i fiori, il canto e tu.



                                               ***


Credi ch'io sia fedele a una promessa?

Sono infedele tranne che all'amore.

Se tu fossi amabile, sarei

già fuggita a inseguire la Bellezza.

Se tu non fossi ancora cibo raro

e acqua per la mia sete più aspra

ti lascerei - ignoralo - ma è vero! 

e come cercai te, cercherei un altro.

Ma come l'aria mobile tu sei,

e più cangianti di marea i tuoi vezzi,

perciò non è un problema l'incostanza:

non ho che da restarti sempre a fianco.

Sei così fatuo e molle, amore mio,

che quanto più tradisco son sincera.



                                      ***


La mia candela brucia da due lati :

prima dell'alba si consumerà.

Ma miei nemici e affezionati amici,

che dolce luce e compagnia mi fa !




              Edna  St. Vincent Millay  da    Poesie  ( Trad. di S. Raffo )



martedì 13 dicembre 2022

DELLA BONTA' DI FLAMINIEN

 


                                    Rosso Fiorentino - Angiolino musicante ( Galleria Degli Uffizi )




" Nel caso di Flaminien, ( amico di Bonnefoy, Cioran, Michaux che ha frequentato negli anni '70, di Saint John Perse...) posso dire che si tratta di " frammenti" di un verso largo, un po' prosastico ; spesso ci sono addirittura pagine di citazioni di altri testi. E' una poesia fortemente filosofica, ragion per cui ci sono senz'altro momenti fonici e partiture ritmiche cui ho dovuto stare attento; in altri casi ho badato soprattutto all'aderenza semantica, a una sorta di sillogismo lirico che l'autore propone nel libro " . (  F. Scotto )




1

E' la speranza misteriosa

che affiora per effrazione

in tale gioia e in puro dono

in un universo d'ombra.

Anteriore ad ogni sapere,

qui nell'essere che appare,

giustificandolo tra gli esseri,

sentiero fuggevole.

Il risveglio è la sua ragione,

la fonte la sua memoria.


Luminoso pianeta che nessuno attende,

presenza spontanea che si  eclissa.



                                         ***


6

Unica è l'inattuabile bontà,

l'intempestiva che sconvolge,

senza confine vivente

nel luogo inconsistente,

con cariche affettive affluenti,

riceve, emette senza posa

qualcosa di immediato nell'effimero.

Vulcanica, mai astratta,

perché la singolare e consensuale

è la meno familiare,

la mano condivisa ?

E' un raro potere innato

sapere amare totalmente.



                                          ***


31

Identificata

coperta di nulla

e sempre allo stato nascente,

ossessione degli irritati,

bontà è il candore

che mina l'esteriorità.

Quando sfrega il fuori

dal didentro

- il tutto e le parti 

abitati da un mutuo sussulto, -


affatto l'approccio della tenerezza,

tenace nel minimo luogo.



                                             ***


33

" Se tu chiami buoni soltanto i buoni,

  chi mi chiamerà buono?

  ( Antonio Porchia )


Quello assiste da un altro

a una scintilla di bontà :

consenso per evidenza

e stupore,

fugace comunione con il vero.

Inspiegabile!

Subito seguita da un desiderio d'oblio,

per non doversene

sentire sprovvisto.



                                       ***


" Non possiamo dare quel che abbiamo già dato, non possiamo dare quel che già appartiene all'altro"

  ( L. Borges )


L' indicibile bontà dell'altro verso di noi,

osmosi continua

di vita in vita nella sua meraviglia,

cancellala nostra miseria,

coniuga il nostro sforzo,

fortifica il seme:

irruzione di una grazia,

questo azzurro radicamento

del destino umano.




              Jean Flaminien  da   " Della bontà "  ( Trad. di F. Scotto )


martedì 6 dicembre 2022

I SONETTI BIANCHI DI GABRIEL



                                                           Dare tutto, esserci, dare..



" Se è vero che - come in altre zone della sua produzione emerge - il poeta parte da dati concretamente biografici, è allo stesso modo evidente quanto questa stessa biografia si concentri in maniera nevralgica sui dati salienti della storia da essa attraversata. A tal proposito, si noterà facilmente il filo che lega " Il grande innocente" ( ultima raccolta prima di Sonetti bianchi e in questo sito rintracciabile, n.d.r.), a partire dalla figura quasi archetipa del nonno del poeta, a questa raccolta e al suo protagonista , Giona, il più piccolo dei suoi figli. Il " sentiero familiare " inaugura una vera e propria  vita nuova, portatrice di un messaggio cosmico che solo l'accoglienza immediata e consapevole può sperare di realizzare ".

(   G. D' Andrea )




Le preghiere esistono per mutarti

o rapirti. Accadono raramente 

accordandosi al pianeta, muovendo

grammi di vuoto, i battiti di un nulla,

le porzioni d'un eclisse. Vivono

usurando le solite parole.

Nella notte è successo un fatto ancora,

lo chiamiamo amore, adesso, col fiato

che si fa caldo, che rinnova il salto

della fede, la speranza di un senso

che giungerà qui, presto. Penso questo

nei minuti fra una contrazione

e l'altra, una spinta, l'istinto senza

riserve, dare tutto, esserci, dare.



                                           ***


Tremerà la morte, si farà pallida

quando nel suo grembo notturno - giorno

splendido e crudele - scivolerà

il tuo nome. Dove sarò, colomba

mia? Se tutto diviene protezione

e scarto dal giorno ovvio, se tutto

chiama a questo essere qui, per te vivo,

corpo e storia, stile perenne, inverno

del secolo - se tutto inizia questo

sorriso prematuro, quale grido

negli orli sentirò del cosmo? Un inno

perso, una musica grande che piega

i calendari, la stringa con dentro

la nostra nascita, il tempo e la luce.



                                                ***


I gesti pensosi di lei, esperta

di cose luminose, mi raggiunsero

ovunque, un'idea di esplorazione,

un mondo impreciso, orizzontale

sulla mappa, la pagina seguente

ancora e sempre - le voci sentite

quella notte quando mi ha cercato

verso un fiume aperto e incompiuto,

erano uno scopo più forte, un ramo

autunnale. E ci siete ancora, figli,

coi piedi nell'acqua, angeli di pochi

anni, nell'esplosione eterna e complice

della luce che resta il vostro volto

fino alla fine della mia nascita.



                                          ***


Dobbiamo essere freddi con gli altri

se vogliamo tenere il canto fermo

e continuo. Prima di dire addio

ho anche altri consigli, altre memorie

e futuri, qualche storia sensata

da raccontare, piccoli erbari

da mostrarti per salvare l'amore

di tutto. Un tempo condensato in niente,

goccia dopo goccia, lente molecole

di un Dio smemorato e folle, che cadono

nelle case come nei boschi, pari

alle nubi trascorrenti e alle stelle

sconosciute. Pari a te, questa notte,

che dormi trasparente nel mio braccio.



                                             ***


Gli angeli sono anche carezze

di un padre sconosciuto, sono lunghi

riti stellari in cui osservare

la fioritura lenta e fiammeggiante

della tua danza. Sei tu il luogo dove

gli angeli non muoiono e la materia

che ci individua è solo lo spillo

del Big Bang, le molecole di un requiem

infinito e felice. Dentro il soffio

sospeso della tua voce, se tarda

a farsi viva e presente, amare

un figlio è non finire questo sogno

per cui morire d'un mondo esatto.

Coloro  che ardono, sempre precedono.




                      Gabriel Del Sarto   da  Sonetti bianchi