Adrienne Rich rappresenta un baluardo della poesia femminista americana. La sua evoluzione poetica riflette un' esplorazione crescente delle intersezioni tra genere, politica e potere. Nei suoi primi lavori la poeta si confrontò con una tradizion Lee maschile per assimilarne i canoni; tuttavia, con l' avvento degli anni '60 e '70, il suo impegno politico la portò verso una radicale rielaborazione della propria voce poetica. Le raccolte come " Diving into the Wreck dimostrano una critica implacabile al patriarcato e una riaffermazione dell' esperienza come centro della sua poetica. Piuttosto che opporsi alla cultura letteraria maschile attraverso la negazione, Rich costruì una contro - narrazione reclamando il potere del linguaggio come strumento di emancipazione.
Ci sono libri di poesia che vogliono esprimere sentimenti, altri che vogliono trasportare nelle regioni del bello. Le poesie di Adrienne Rich vanno dritte al cuore delle cose e ti fanno vedere la realtà come se prima tu non avessi avuto occhi. Competono con tutte le altre scienze nell'interpretare meglio e prima i fenomeni che ci avvengono dentro, ma soprattutto - quando smetti di girare le pagine e spegni la luce - ti accorgi che ti hanno cambiata. Quello che è straordinario è come possano parlare dell'interno analizzando l'esterno o dell'esterno sprofondandosi all'interno. Finalmente ci si sente in relazione con il cosmo, con gli altri e con il sé.
MEMORIZZA QUESTO
Arrotolo una ciocca dei tuoi capelli
alle dita, la lascio cadere
sul cuscino, la porto alle narici,
respiro il tuo corpo intero.
Dormire con te dopo
settimane di separazione, com'è normale,
eppure dopo mezzanotte
voltarmi e passare il braccio
lungo la tua coscia
rannicchiata nel sonno,
che fragile meraviglia.
***
TERZA RIMA
Era quella la giovinezza? Quello zaffiro
spendente sulla neve
un'ora precisa
a Central Park, quell'odore
sul marciapiede e il davanzale
fresco e intatto
la pace e il dramma della tempesta
sopra la città
pubblica intimità
in attesa
nella piccola copisteria appannata
piste di fango sul parquet
poi tremante, inebriata
nel crepuscolo
alla fermata del tram, in mezzo agli altri, pubblica felicità.
***
7
Non è il déjà vu che uccide
è la preveggenza
la testa che parla dal cratere.
Volevo andare dove
il cervello non fosse andato ancora
non volevo starci
così sola.
***
3
Non ho mai confidato che la speranza prendesse
forma piena durante la mia vita: non sono mai stata così ottimista
da credere che vecchie ferite potessero tramutarsi facilmente
grazie ad un singolo evento o a un'idea: mai
così incosciente da ignorare il contagio controllato
dell'ignoranza le discontinuità artificiose
la destituzione di capi e futuri capi
la patetica esaltazione dei profeti.
Ma credevo di cospirare. respirare al ritmo
sistole - diastole della storia
ventimila leghe sotto il mare un mammifero battito cardiaco
che custodiva un altro battito
si slanciava dalle Farallon fino a Baia
mandava qua e là i soffi di un segnale
e a volte si arenava
alla ricerca di acque più calde
dove partorire il nuovo: anche se lontano dai miei occhi.
***
VOLPE
Avevo bisogno forte di volpe bisogno forte
di pelo, da molto tempo nessuna mi avvicinava.
Avevo bisogno di riconoscimento
da un volto triangolato occhi gialli di stoppia
che fronteggiano un corpo lungo, la fiera coda sacrificale.
Avevo bisogno di storia di rovi leggenda di volpe che corre tra i rovi.
Volevo volpe.
E la verità dei rovi che aveva dovuto attraversare.
Avevo voglia di sentire se le mani scorrevano sulla pelliccia o se il suo
corpo poteva discorrere attraverso le mani irte verità che stressano la superficie del pelo
pelle strappata che accusa la leggenda
coraggio di volpe in parola di volpe.
Per un animale umano la richiesta d' aiuto
di un altro animale
è il grido più straziante e rivoltoso della terra
è una discesa ripida.
Tornare tanto indietro vale lacerarsi e lacerare senza fine e da subito
Libertà : non è una volta, camminare fuori sotto la Via Lattea, sentendo i fiumi di luce, i campi di buio - la libertà è un continuo, prosastico ricordare quotidiano. Mettere insieme, pezzo dopo pezzo i mondi stellati. Da tutte le costellazioni perdute.
Adrienne Rich
Noi siamo meno di un soffio di vento, di un moscerino preso tra le dita, rintocco di campana, ed è già spento. Noi siamo un'unica, infinita partita.
Noi siamo un popolo che non ha voce, siamo la voce del niente eterno, siamo l'eterno fuori dal tempo. Noi siamo il tempo senza spazio e tempo.
***
Nella stanzetta dopo il colloquio un giocattolo è rimasto per terra; nell'aria sfuma un profumo caldo di insoliti focolari.
***
Nelle orecchie, negli occhi, risuonano le età passate insieme a quelle attuali e trascinano il senso del dolore fin dentro la mia pelle.
Volti, carni, fegati corrosi scivolano nel fiume indifferente, disegnano sulle acque i velieri delle lente, vischiose, eterne stagioni.
***
Quando attraverso il grigio corridoio io provo l'imbarazzo di violare l'intimità, la privatezza, il tacito dolore delle ombre abbandonate dentro i letti.
E' lontano il chiasso del mondo. Mistico è lo spazio con in fondo la statua di una Madonnina.
Le figure che mi vengono incontro creano intorno qualche respiro.
***
Gli alberi sono ingialliti, cedono all'affievolirsi della vita.
Vi ritrovo tutti con le stesse attese, solo gli animi vanno un po' più arresi verso la luce che si spegne prima.
***
Le risa glaciali dei gabbiani attraverso le grate arrugginite in un mattino grigio di novembre.
Che vuoi? Che aspetti? Fuori è solitudine. Nel chiasso, nella fretta. Solitudine aggrappata al primo sguardo che sembra non oltrepassarti.
Si tratta di illusioni, di vanità, di acqua fangosa che trattiene sterpi,
Il fiume va, silente e inesorabile, cammina piano dentro il viaggio del momento eterno che lo accende.
***
Eri così fragile, spaurito, bonaccia carica di intima tempesta. Con voce gentile narravi di visioni pure.
Io sentivo la ricchezza e il dolore di un pensiero oltre spazio e tempo, vetro soffiato in bilico tra senso e non senso.
Volevi e non volevi uscire. Il fuori era la bocca dell' inferno: nessuno ad aspettarti, a offrirti protezione.
Ti sei rinchiuso in cella, in un ventre freddo, per te materno. Io lo conservo ancora il tuo quaderno.
Daniela Basti da Il sole forse ( Poesie del carcere )
Se ho teso la mano ai tuoi versi ( l'ho fatto ) come a lettere dei morti che ridestano l'animo, da rabdomante cercato la tua fonte per abbeverare la mia sete, scavato nel mio concime scheletri e petali che per te dovevano riflettere la luce: - al lavoro nel mio sotterraneo mangiato dai vermi, roso dai tarli senza patria, ho una scusa? Se ho sfiorato il tuo dito con lingua affamata, leccato dal tuo palmo una crepa di sale, se ti ho sognato o pensato sacca di sangue appena estratto appeso rossoscuro a un gancio più alto del mio cuore ( tu che comprendi la trasfusione ), a cos'altro dovrei rivolgermi? Una luce- spia brilla fioca mentre i fuochi dei gas dormono ( un gatto esce in punta di zampa dai fornelli al gelo notturno ), il linguaggio raro e agile come la verità scioglie il silenzio più radicale. L'etica del custode di un faro: cura di tutti o di nessuno, per questo si può pure dare fuoco ai mobili. Un questo contro cui abbiamo sbattuto come se la luce potesse essere spenta a estro, il salvataggio negato ad alcuni e rimanere un faro. Adrienne Rich da La guida nel labirinto
Questo mondo che appartiene all'uomo non vale niente senza una donna a cui dare attenzioni...
So che stai leggendo questa poesia tardi, prima di lasciare il tuo ufficio con l'unico lampione giallo e una finestra che rabbuia nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete quando l'ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall'oceano in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te. So che stai leggendo questa poesia in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare, spirali di lenzuola ristagnano sul letto e la valigia aperta parla di fuga ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale verso un amore diverso che la vita non ti ha mai concesso. So che stai leggendo questa poesia alla luce della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute, mentre aspetti le ultime notizie sull'intifada. So che stai leggendo questa poesia in una sala d'aspetto di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei. So che stai leggendo questa poesia sotto il neon nella noia stanca dei giovani che sono esclusi, che si escludono, troppo presto. So che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita: le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere perché l'alfabeto è prezioso. So che stai leggendo questa poesia in cucina mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano, perché la vita è breve e anche tu hai sete. So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua: di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere e io voglio sapere quali sono. So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza, per poi ritornare ai compiti che non puoi rifiutare. So che stai leggendo questa poesia perché non c'è altro da leggere lì dove sei approdata, nuda come sei. Adrienne Rich da Cartografie del silenzio