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sabato 8 marzo 2025

8 MARZO : LA MIA FESTA

 


                                                                 Johann Fussli  -  Incubo ( 1781 )



Adrienne Rich rappresenta un baluardo della poesia femminista americana. La sua evoluzione poetica riflette un' esplorazione crescente delle intersezioni tra genere, politica e potere. Nei suoi primi lavori la poeta si confrontò con una tradizion Lee maschile per assimilarne i canoni; tuttavia, con l' avvento degli anni '60 e '70, il suo impegno politico la portò verso una radicale rielaborazione della propria voce poetica. Le raccolte come " Diving into the Wreck dimostrano una critica implacabile al patriarcato e una riaffermazione dell' esperienza come centro della sua poetica. Piuttosto che opporsi alla cultura letteraria maschile attraverso la negazione, Rich costruì una contro - narrazione reclamando il potere del linguaggio come strumento di emancipazione.




LA DONNA CHE PENSA DORME INSIEME AI MOSTRI


Una donna che pensa

dorme insieme ai

mostri.

Diviene il becco che

la afferra. E la Natura,

baule pieno di

tempora e mores,

dal coperchio rotto,

eppure ancora

utilizzabile,

si riempie di tutte

queste cose: i fiori di

arancio ammuffiti,

le pillole contro i

dolori mestruali, i

terribili seni

di Boadicea sotto i

musi piatti  delle volpi

e le orchidee.


Due donne belle,

avvinghiate nella

lotta,

entrambe orgogliose,

scaltre, sottili, odo

urlare

attraverso i cristalli e

le maioliche

come Furie

allontanate dalla

preda.

L' argomentazione ad

feminam, tutti gli

antichi pugnali

arrugginiti nella mia

schiena, io li pianto

nella tua,

ma semblable, ma

soeur.



                  Adrienne  Rich   da   Diving into the Wreck



lunedì 21 febbraio 2022

LA GUIDA NEL LABIRINTO DI ADRIENNE

 


                                                      In mezzo agli altri, pubblica felicità...




Ci sono libri di poesia che vogliono esprimere sentimenti, altri che vogliono trasportare nelle regioni del bello. Le poesie di Adrienne Rich vanno dritte al cuore delle cose e ti fanno vedere la realtà come se prima tu non avessi avuto occhi. Competono con tutte le altre scienze nell'interpretare meglio e prima i fenomeni che ci avvengono dentro, ma soprattutto - quando smetti di girare le pagine e spegni la luce - ti accorgi che ti hanno cambiata. Quello che è straordinario è come possano parlare dell'interno analizzando l'esterno o dell'esterno sprofondandosi all'interno. Finalmente ci si sente in relazione con il cosmo, con gli altri e con il sé.





MEMORIZZA QUESTO



Arrotolo una ciocca dei tuoi capelli

alle dita, la lascio cadere

sul cuscino, la porto alle narici,

respiro il tuo corpo intero.


Dormire con te dopo

settimane di separazione, com'è normale,

eppure dopo mezzanotte

voltarmi e passare il braccio

lungo la tua coscia

rannicchiata nel sonno,

che fragile meraviglia.



                                           ***


TERZA RIMA


Era quella la giovinezza? Quello zaffiro

spendente sulla neve

un'ora precisa


a Central Park, quell'odore

sul marciapiede e il davanzale

fresco e intatto


la pace e il dramma della tempesta

sopra la città

pubblica intimità

in attesa

nella piccola copisteria appannata

piste di fango sul parquet


poi tremante, inebriata

nel crepuscolo

alla fermata del tram, in mezzo agli altri, pubblica felicità.



                                           ***


7


Non è il déjà vu che uccide

è la preveggenza

la testa che parla dal cratere.


Volevo andare dove

il cervello non fosse andato ancora

non volevo starci

così sola.



                                                 ***


3


Non ho mai confidato che la speranza prendesse

forma piena durante la mia vita: non sono mai stata così ottimista

da credere che vecchie ferite potessero tramutarsi facilmente

grazie ad un singolo evento o a un'idea: mai

così incosciente da ignorare il contagio controllato

dell'ignoranza le discontinuità artificiose

la destituzione di capi e futuri capi

la patetica esaltazione dei profeti.


Ma credevo di cospirare. respirare al ritmo

sistole - diastole della storia

ventimila leghe sotto il mare un mammifero battito cardiaco

che custodiva un altro battito

si slanciava dalle Farallon fino a Baia

mandava qua e là i soffi di un segnale

e a volte si arenava

alla ricerca di acque più calde

dove partorire il nuovo: anche se lontano dai miei occhi.



                                   ***


VOLPE


Avevo bisogno forte di volpe    bisogno forte

di pelo, da molto tempo nessuna mi avvicinava.

Avevo bisogno di riconoscimento

da un volto triangolato    occhi gialli di stoppia

che fronteggiano un corpo lungo, la fiera coda sacrificale.

Avevo bisogno di storia di rovi      leggenda di volpe che corre tra i rovi.

Volevo volpe.


E la verità dei rovi che aveva dovuto attraversare.

Avevo voglia di sentire se le mani scorrevano sulla pelliccia o se il suo

corpo poteva discorrere attraverso le mani   irte verità che stressano la superficie del pelo

pelle strappata che accusa la leggenda

coraggio di volpe in parola di volpe.


Per un animale umano la richiesta d' aiuto

di un altro animale

è il grido più straziante e rivoltoso della terra

è una discesa ripida.

Tornare tanto indietro vale lacerarsi e lacerare    senza fine e da subito

tanto indietro, scappa dalla bocca

del grido neonato del non ancora nato

il non ancora donna partorito        da una femmina.




                        Adrienne  Rich   da      La guida nel labirinto



martedì 17 marzo 2020

IL SOLE FORSE ( Poesie del carcere )







                                                                                                         Libertà :
                                                      non è una volta, camminare fuori
                                                   sotto la Via Lattea, sentendo i fiumi
                                                                  di luce, i campi di buio -
                                                  la libertà è un continuo, prosastico
                                                          ricordare quotidiano. Mettere
                                                                 insieme, pezzo dopo pezzo 
                                           i mondi stellati. Da tutte le costellazioni
                                                                                         perdute.


                                                                          Adrienne  Rich




Noi siamo meno di un soffio di vento,
di un moscerino preso tra le dita,
rintocco di campana, ed è già spento.
Noi siamo un'unica, infinita partita.

Noi siamo un popolo che non ha voce,
siamo la voce del niente eterno,
siamo l'eterno fuori dal tempo.
Noi siamo il tempo senza spazio e tempo.


                                                      ***

Nella stanzetta dopo il colloquio
un giocattolo è rimasto per terra;
nell'aria sfuma un profumo caldo
di insoliti focolari.


                                                   ***

Nelle orecchie, negli occhi,
risuonano le età passate
insieme a quelle attuali
e trascinano il senso del dolore
fin dentro la mia pelle.

Volti, carni, fegati corrosi
scivolano nel fiume indifferente,
disegnano sulle acque
i velieri delle lente, vischiose,
eterne stagioni.


                                                   ***

Quando attraverso il grigio corridoio
io provo l'imbarazzo di violare
l'intimità, la privatezza,
il tacito dolore delle ombre
abbandonate dentro i letti.

E' lontano il chiasso del mondo.
Mistico è lo spazio
con in fondo la statua
di una Madonnina.

Le figure che mi vengono incontro
creano intorno qualche respiro.


                                                    ***

Gli alberi sono ingialliti,
cedono all'affievolirsi della vita.

Vi ritrovo tutti con le stesse attese,
solo gli animi vanno un po' più arresi
verso la luce che si spegne prima.


                                               ***

Le risa glaciali dei gabbiani
attraverso le grate arrugginite
in un mattino grigio di novembre.

Che vuoi? Che aspetti? Fuori è solitudine.
Nel chiasso, nella fretta.
Solitudine aggrappata al primo sguardo
che sembra non oltrepassarti.

Si tratta di illusioni, di vanità,
di acqua fangosa che trattiene sterpi,

Il fiume va, silente e inesorabile,
cammina piano dentro il viaggio
del momento eterno che lo accende.


                                                  ***

Eri così fragile, spaurito,
bonaccia carica di intima tempesta.
Con voce gentile
narravi di visioni pure.

Io sentivo la ricchezza e il dolore
di un pensiero oltre spazio e tempo,
vetro soffiato in bilico
tra senso e non senso.

Volevi e non volevi uscire.
Il fuori era la bocca dell' inferno:
nessuno ad aspettarti, a offrirti protezione.

Ti sei rinchiuso in cella,
in un ventre freddo, per te materno.
Io lo conservo ancora il tuo quaderno.



       Daniela Basti       da        Il sole forse ( Poesie del carcere )



martedì 19 giugno 2018

PER QUESTO

 
 

                                                 T'ho conosciuto e t'ho offerto la mia vita...                



Se ho teso la mano ai tuoi versi ( l'ho fatto )
come a lettere dei morti che ridestano l'animo,
da rabdomante cercato la tua fonte
per abbeverare la mia sete,
scavato nel mio concime scheletri e petali
che per te dovevano riflettere la luce:

- al lavoro nel mio sotterraneo mangiato dai vermi,
roso dai tarli senza patria,
ho una scusa?

Se ho sfiorato il tuo dito
con lingua affamata,
leccato dal tuo palmo una crepa di sale,
se ti ho sognato o pensato
sacca di sangue appena estratto
appeso rossoscuro a un gancio
più alto del mio cuore
( tu che comprendi la trasfusione ),
a cos'altro dovrei rivolgermi?

Una luce- spia brilla fioca
mentre i fuochi dei gas dormono
( un gatto esce in punta di zampa dai fornelli
al gelo notturno ),
il linguaggio raro e agile come la verità
scioglie il silenzio più radicale.

L'etica del custode di un faro:
cura di tutti o di nessuno,
per questo si può pure dare fuoco ai mobili.
Un questo contro cui abbiamo sbattuto
come se la luce potesse essere spenta a estro,
il salvataggio negato ad alcuni

e rimanere un faro.


             Adrienne  Rich    da      La guida nel labirinto

giovedì 25 maggio 2017

DEDICHE

 
 

   Questo mondo che appartiene all'uomo non vale niente senza
   una donna a cui dare attenzioni...



So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l'unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l'ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall'oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi
sospinti attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull'intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d'aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato
e tuttavia continui a leggere perché l'alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla
e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato,
mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa,
divisa tra amarezza e speranza,
per poi ritornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c'è altro da leggere
lì dove sei approdata, nuda come sei.


        Adrienne  Rich   da     Cartografie del silenzio