L' anima si tiene appena, che non frani nel vuoto...
In questa poesia, Mario Luzi, in un momento di profonda riflessione, ripensa al senso vero della vita e dell' esistenza. La vita scorre inesorabile e il mese di gennaio si pone come crocevia del tempo, l' inizio che guarda alla fine e viceversa, in un continuo e indefinito scorrere di ombre e di luci. Vecchiaia e giovinezza si contrappongono attraverso il ricordo - lontano, ma sempre presente - di una donna amata.
" Mi regalarono un fazzoletto di gigli / e i miei occhi prosciugarono i campi ".
è scritto sulla lapide della poeta lucana : sono gli ultimi versi da lei dettati a questo scopo da un letto d'ospedale. La lapide si trova nel cimitero di San Fele, piccolo borgo montano del Vulture dove Assunta era nata. Nell'impudico trasporto delle invocazioni poetiche della nostra, pare di sentire la voce della grande mistica : il lamento dell'anima sempre protesa verso la luce dell'amore, ma sempre - su questa terra - disamata, quando nessun uomo può essere all'altezza dell'assoluto di passione che solo Dio sa cogliere e contenere. E la poeta lo chiama, quel suo Dio, lo apostrofa con invettive che, dal lamento che le infiamma corpo e anima, si ergono a compianto per l'intera umanità costretta a un'esistenza di dolore.
La malattia che afflisse gli ultimi anni di Assunta, la riportò - dopo anni passati a Roma - a casa, dai suoi cari : " Restate qua... nun me lassate sole, / adducumuate stu delore ca me mange / cume nu verme da u muatine a sere / e de notte quasi sembe venge ille..."
Il 25 Marzo 1858, La Vergine Maria disse alla quattordicenne Bernadette Soubirous, contadina del luogo : " Io sono L' Immacolata Concezione ", senza che neppure la ragazza sapesse il significato dell'espressione . La Signora pronunciò la frase in dialetto guascone, l'unico che Bernadette fosse in grado di comprendere : " Que soy era Immaculada Councepciou ".
Il
L' angelo scese - come ogni sera - ad insegnarmi una nuova preghiera...
La domenica delle salme si portò via tutti i pensieri..
Non c'è più pace a questo mondo. Neanche dove non infuria la guerra.
Le armi ( in senso militare e non ) continuano ad assordarci con il loro lugubre e arrochito canto fatto di inganni, di rabbia, di sopraffazione, di odio, di vendetta, da qualsiasi parte voltiamo la testa.
Quante domeniche delle salme ci aspettano ancora ?
(...) La malattia danneggia , divide - mamma - si muove coi passi delle energie distruttrici. Arriva a dissipare. Però arriva anche a fare nuovo. Io ho tracciato una linea rossa sulla retta del tempo: le giornate non saranno più di ventiquattro ore, le ore di sessanta minuti e gli anni di trecentosessantacinque giorni. Vivo in un tempo senza tempo in cui sono nata nuova.
Mi devo presentare: io sono Francesca, io sono quella malata; chiedimi se ho paura. (...)
Francesca Mannocchi da Bianco è il colore del danno
è il tocco delle anime fragili. C'è la poesia che diventa musica e la musica che diventa poesia. De André è il matrimonio civile di questa modalità. La preghiera laica al Dio del Dubbio. C'è una sola certezza : siamo vivi e dobbiamo restituirci. Fabrizio si è restituito - anima e corpo - anche per chi non si è costituito.
Grazie.
( Benedetto Croce diceva che fino a 18 anni tutti scrivono poesie. Poi, solo due categorie di persone continuano a farlo : i poeti e i cretini. Pe questo ho pensato che fosse meglio scrivere canzoni ). F.D.A
LA BALLATA DEGLI IMPICCATI
Tutti morimmo a stento
ingoiando l'ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumare la luce.
L'urlo travolse il sole
l'aria divenne stretta
cristalli di parole
l'ultima bestemmia detta.
Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un'ora.
Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l'antico credo
di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta
e l'estrema vergogna e il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull'ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa
con la nebbia del primo mattino.
La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria.
Coltivammo per tutti un rancore
che ha l'odore del sangue rappreso
e ciò che allora chiamammo dolore
è soltanto un discorso sospeso.
***
( Non chiedete a chi scrive canzoni cosa ha provato nel farlo. E' proprio per non dirlo che si è messo a scrivere. La risposta è nell'opera ). F.D.A
CANZONE DEL MAGGIO
E se credete ora
che tutto sia come prima
perchè avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
- convinti di allontanare
la paura di cambiare -
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte.
Per quanto voi vi crediate assolti
siete sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete sempre coinvolti.
***
( Io non vendo sogni: i sogni si sognano. La realtà si racconta ) .F.D.A.
UN GIUDICE
Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente
o la curiosità
d'una ragazza irriverente
che vi avvicina solo
per un suo dubbio impertinente :
vuole scoprire se è vero
quanto si dice intorno ai nani
che siano i più forniti
della virtù meno apparente
fra tutte le virtù
la più indecente.
Fu nelle notti insonni
vegliate al lume di un rancore
che preparai gli esami
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d'una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d'un tribunale
giudice finalmente
arbitro in terra del bene e del male.
E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva " Vostro Onore "
e di affidarti al boia
fu un piacere del tutto mio
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.
Vincenzo Costantino ( Cinaski ) da I ( miei ) poeti rock. Incontri tra delirio e realtà