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venerdì 8 marzo 2024

POESIE DI DONNE

 


            Imparare ad essere una donna...



Oggi -  8 Marzo  - per la Giornata Internazionale della Donna, propongo la lettura di alcune poesie forse inconsuete : non si tratta della Donna Angelicata dei poeti dello Stil Novo; o della Donna Regina del Focolare di tante fiabe di un tempo ormai passato; né della Donna celebrata dal Romanticismo ispiratrice ( a volte ) di tragiche passioni; né del prototipo della Donna in Carriera o  quella onnipresente alle Sfilate di Moda a dettar legge su come dovremmo esteticamente essere; e neppure della Donna - Barbie ( come usa adesso ) sempre ferma ai trent' anni... ma di quella che è composta  dalla parte più nascosta ( o forse indicibile ) della sua essenza di femmina...






INNO ALL'UTERO


La prima cosa

che ho saputo di te

è stato un discorso di fretta:

ti chiamavano casetta di 

carne,

ti avrebbero abitato

strani bambini trasparenti

fatti di vene e pelle

sottilissima;

spiati per un attimo

sull'enciclopedia ho

saputo di te

quando già

mi avevi rigato le gambe

di sangue caldo:

ero una giovane bestia

con la testa scurissima

i sogni malati

il corpo sordo,

ero piccolissima

o forse mai nata e tu

eri già l'utero

di una donna avevo

paura di te,

la violenza del pene

era la giusta risposta

alla tua schifosa

dimostrazione di esistere è

successo di colpo

non hai sanguinato più,

il mio seno è ingrossato

il mio stomaco ha avuto

fame

e nausea

nausea

e fame

canzone monotona

e assurda

domande notturne

lunghe ore

di corpo nudo

di profilo

allo specchio,

non eri mai morto

stavi fabbricandomi

un bambino

il mio cervello

è partito di corsa

dopo tante amicizie

e alleanze

contro di te,

se n'è andato 

senza un saluto

ho fatto l'aborto

anche se amavo

quel bambino abbozzato

incosciente

identico a me

e tu da sasso

sei diventato ghiaia

e poi sabbia

e poi acqua

e poi fiume

e poi sangue

e ho parlato co

e ho capito te,

ti ho sentito

e difeso

e la mia nuova coscienza

è nata dal tuo sangue

che è il mio

e la nuova coscienza

è fatta finalmente

anche di carne

e tu sei una bomba

dentro di me

pronta a vendicare

il mio lungo sonno

schizofrenico

e tu ora

non devi più soffrire,

combatterai con la mia testa


ma questa volta

sarete dalla stessa parte.



                              Chandra Livia Candiani da  Ascolta: questa voce non può essere perduta. Poesia femminista. 



                                          ***


PER LA MIA ULTIMA MESTRUAZIONE


allora ragazza, arrivederci,

dopo trentotto anni,

trentotto anni e non

sei mai arrivata

- splendida nel tuo vestito

rosso -

senza qualche problema

da qualche parte, per qualche

motivo.


adesso è finita,

e mi sento proprio come

quelle nonne che,

dopo che la ragazzaccia che

erano se n'è andata,

siedono tenendo la sua foto

tra le mani,

sospirando " non era

bellissima?" non era

bellissima?".



                       Lucille Clifton  da    Nuovi poeti americani



                                       ***


DONNA SENZA FIGLI


L ' utero

scuote il guscio, la luna si

separa

dai rami e non arriva.


Il mio ambiente è una mano

 senza le linee, vie

strette in un nodo, io


io la rosa che adempi, io -

sono il corpo,

sono l'avorio


empio come uno strillo.

Questo ragno che sono

crea specchi docili alla mia

figura.



Emissioni di sangue

e basta - Prova il rosso!

E questo bosco funebre


questa collina e questo

effetto luccicante

delle bocche dei morti.



                   Sylvia Plath      ( Trad. di M. Sannelli )



                                             ***


IL CICLO


a quanto pare è una

mancanza di tatto

dire pubblicamente che ho il

ciclo

perché l'effettiva biologia

del mio corpo è troppo

concreta


è accettabile vendere ciò

che sta fra due gambe di

donna

più di quanto non sia

accettabile

nominarne i meccanismi

interni;


l'uso ricreativo di

questo corpo è ritenuto

bello mentre

la sua natura è

ritenuta brutta.



                               Rupi  Kaur   da  Milk and honey



                                             ***


SANGUE


Le ragazze indiane

cominciavano prima

a mestruare. Così diceva mia

madre.

( O così mi pareva avesse

detto ).

E mi raccontò di Neema

che un certo solenne

pomeriggio,

era venuta in visita, anni

prima,

si era seduta nel giardino

roccioso

e aveva dato il mio nome alla

sua bambola.

Una ragazza graziosa e

raffinata, cui

era presto toccato

quell'incredibile

gocciolìo su una specie di

benda,

nominata solo per le sue iniziali,

che si portava

misteriosamente tra le gambe.

E io, ero più indiana o più

inglese?

Ero confusa, come sarei

sempre stata

ogni volta che il mio sangue

gocciolava

regolarmente nel mondo

esterno.

Avrei persino corso con

quell'impaccio,

goffa, nella gara con l'uovo nel

cucchiaio,

l'avrei trattenuto nello sforzo di

passare

un'arancia stretta sotto il

mento,

le mani legate dietro la

schiena.



                              Moniza  Alvi   da    Un mondo diviso



giovedì 14 dicembre 2023

LA CASA DELL' ACQUA DI ANGELES

 


                                                         La vita è solamente trasformare la vita...



                                                          " Vetro freddo, come ti introduci

                                                            tra me stessa e me".


                                                              ( Sylvia Plath )



AIMEZ - VOUS  BRAHMS?


Non si tratta di aspettare miracoli

anche se Brahms strappava via il cuore

della bellezza

                              - mai due furono uno -.

Si tratta solo di condividere i bordi

della vita quando si cade.

                                  O forse solo

di respirare insieme stanotte,

segreti e gialli come

inafferrabili armonici che lacerano

l'aria interminabile delle ombre.

Ma non illudiamoci con una danza ungherese

anche se suonano i suoi echi sciolti.

                                    Lo sai,

conosciamo i sotterranei del sogno,

l' esatto luogo da cui siamo partiti.

Non si tratta di aspettare miracoli,

solo che i miei occhi sfiorino la tua schiena,

tocchino il fondo quando scendono

l'ingannevole pendio dei tuoi occhi.

                                  Eppure

quanto calore non si è perso nel freddo

di questa stanza che mi ha lasciato senza te.

                                   Là nella pioggia

di una notte che incombe sul velo di un parco.

So già che niente è definitivo

come la vita

- e non è questione di oblio -.

Si tratta di tenere quel ritmo contrario

che costringe i violini

sino a perdere la paura,

sino a piangere il mondo che è in agguato altrove.

Non si tratta di essere due in uno

ma uno in due,

                       in mille.

Che il passato non esista, amore,

anche se cerco forse la nostra memoria

per arrampicarmi su di lei e arroccarmici sfinita.

La vita è solamente trasformare la vita.

Perché tutto è più vecchio, tutto,

ma tutto è più nuovo, tutto,

alla luce indomabile della storia.



                                               ***


ELEGIA E CARTOLINA


Non è facile cambiare casa,

abitudini, amici,

lunedì, balcone.

Piccoli riti che ci hanno portato

ad essere come siamo, la nostra vecchia

osteria, una birra

per due.

Ci sono cose che non trasporta la valigia:

il cielo che solleva una serranda,

l'odore di tabacco di un desiderio,

i sentieri battuti del nostro

cuore.

Non è facile disfare un giorno le valigie

sotto un'altra pioggia,

cambiare per sempre di luna,

di nebbia, giornate, voci

ascensore.

E andare per una strada che non hai mai 

immaginato,

con altri passeri che ormai

non ti domandano, altri gatti

che non conoscono il tuo nome, altri baci

che non ti vedono arrivare.

No, non è facile adesso cambiare chiavi.


E molto meno facile,

lo sai,

cambiare amore.



                                                ***


LA CASA DISTRUTTA


La casa distrutta.

Macerie per terra.

Il tempo vive nelle rovine,

le minate fondamenta.


La polvere si è posata.

Si solleva il ricordo.


La casa distrutta,

ma pietre dentro

una luce, una voce.

Impossibile il silenzio.



                                         ***


IL FUTURO TARDA TROPPO


Per molto tempo 

ho aspettato con l'impazienza

con cui guardavo verso sinistra

i passeggeri 

alla fermata dell'autobus.



                                            ***


SAPERE DI TE


La solitudine arriva un giorno

e sa di te,

è qualcosa di tuo ormai,

come il suono della tua voce

che soltanto tu puoi sentire da dentro

e mai nessun altro conosce

come suona la tua voce in te,

come sa la tua solitudine.


La solitudine arriva a poco a poco

ma all'improvviso un giorno apre la porta

ed è come se la stessi aspettando

da sempre.

Così si trasforma nel tuo doppio.

Indossa i tuoi vestiti,

ha il tuo viso,

ama come te stessa

la luna alla finestra dell'estate,

guarda con i tuoi occhi

lo specchio dell'alba,

mastica il dolore o l'amore

sulle tue labbra.


E' riuscita a sfuggire sgranando

nuove dimenticanze e richiami di te

ma arriva

per restare un giorno.

Si modella sul tuo sorriso triste.

Ti lascia la sua amarezza

o la sua inconfondibile dolcezza

- solo cosa tua -.


La riconosci,

la stavi aspettando.

E' la tua solitudine, sa di te,

sa cose di te.

Nell' acqua dei tuoi occhi

si bagna.



        Angeles Mora  da  La casa dell' acqua ( Poesie 1982 - 2022 . Trad. di V. Colonna )



sabato 17 luglio 2021

LA TESA FUNE ROSSA DELL'AMORE ( Madri e figlie ) 2

 

IL CORPO DI MIA MADRE

( Traduzione di  B. Porster )


Sia benedetto il corpo di mia madre, il primo canto del suo cuore

che batte e del suo respiro, la sua voce, che sentivo appena,

diventava più forte. Da dentro il suo corpo sentivo quasi ogni parola che diceva-

Dentro quella ragazza andavo in macchina a fare spese e tornavo, i suoi piedi spingevano

i pedali della macchina blu, la sua voce, prima apertura alle fredde mattinate di sole,

la pioggia, il chiaro di luna, le nevicate, i cani...

I suoi reni smisero di funzionare, il grembo dove un tempo abitavo non c'era più.

Il suo giovane corpo stupito mi spinse giù per quel lungo corridoio,

e il mio corpo le face male, lo so - 24 anni. Sono grande abbastanza

per essere la madre di quella ragazza, lisciarle i capelli, guardare dentro i suoi occhi esultanti e impauriti,

le lenzuola macchiate di cioccolata, il cuore in collasso continuo.

E' femmina, avrà detto qualcuno. Mi avrà baciata

con la sua bocca, primo dolore, prima aria,

e presto la bevevo, primo cibo, mangiavo mia madre,

accasciata nella sedia a rotelle, con uno dei miei fratelli che la spinge,

sul prato innevato, gli occhi fissi, la faccia girata da un'altra parte.

Sia benedetto questo corpo che lei ha fatto, le mie gambe lunghe, le sue braccia e le dita lunghe,

la nostra voce dentro la mia gola che vi parla ora.


                                  Marie Howe



                                                  ***


POESIA PER UNA FIGLIA

( Traduzione di L. Magazzeni )


" Sento che sto per farlo"

dissi, scherzando tra le doglie.

L'ostetrica muoveva le spalle

competenti sopra corpulente braccia bianche.

" Cara, non siete voi a farlo,

siamo noi a farvelo fare".

Un giudizio che con gli anni si è dimostrato vero.

Certo non ho mai avuto te


come tu hai ancora me, Caroline.

Perché una madre ha bisogno della figlia?

Spina nel cuore - ostaggio della sorte -

fine della libertà. M a niente è più perfetto

di quel pianto lamentoso, affilato come un rasoio

che consegna una madre al suo bambino.

Si spezza il cordone ombelicale, che teneva

le loro sfere unite. Il figlio,

minuscolo e solo, crea la madre.


La vita di una donna le appartiene

finché non è strappata via

da quel primo, particolare pianto.

Dopo non è più sola

ma una parte delle premesse

di tutto quel che c'è.

Un ramo, una marea... una guerra.

Quando apparteniamo al mondo

diventiamo ciò che siamo.


                                     Anne Stevenson



                                        ***


MEDUSA

( Traduzione di M.T. Carbone )


Al largo di quella lingua di pietre tappabocca,

occhi sospinti da bastoni bianchi,

orecchie a coppa per l'incoerenza del mare,

lente di grazia,


i tuoi scherani

agitano le cellule impazzite all'ombra della mia chiglia,

si fanno largo come cuori,

stigmate rosse dritto in centro,

cavalcando l'onda di ritorno al punto più vicino di partenza,


trascinano i capelli di Gesù.

L' ho scampata? Mi chiedo.

La mia mente ti si avviluppa,

vecchio cordone appiccicoso, cavo atlantico,

che si mantiene - pare - miracolosamente in forma.


In ogni caso, sei sempre lì,

respiro tremulo all'altro capo della mia linea,

curva d'acqua sprizzante

al tocco della mia verga, abbagliante e grata,

che tocca e succhia.


Non ti ho chiamato

non ti ho chiamato affatto.

E tuttavia, tuttavia

hai attraversato il mare fino a me,

grassa e rossa, una placenta

che paralizza lo scalciare degli amanti.

Luce di cobra

spremi il respiro alle campane di sangue

della fucsia. Non respiravo,

morta e senza un soldo,


sovraesposta, come un raggio X.

Ma chi credi di essere?

Un'ostia fa far messa? Una madonnina del pianto?

Non prenderò un boccone dal tuo corpo,

bottiglia dentro cui vivo,


Vaticano funesto.

Mi nausea da morire il sale caldo.

Verdi come eunuchi, i tuoi desideri

sibilano ai miei peccati.

Vai via, tentacolo anguilloso!


Non c'è niente tra noi.


                                         Silvia  Plath


                                                ***


ALL'INIZIO ERA UNA FARFALLA

( Traduzione di F. Mormile )


All'inizio era una farfalla,

mia figlia,

così la sentivo dentro -


Poi si trasformò in un pesce,

nuotava bene fin dal principio -


Ma io mi tengo stretto il primo giorno

che la sentii muoversi,

una piccola farfalla che toccava un fiore dopo l'altro.


                                      Sujata  Bhatt


                                         ***


REFERTO D'AUTOPSIA

(Traduzione di F. Mormile )


Capelli : scuri come boschi

Occhi: teneri

Naso: andino

Denti: bianchi, larghi

Bocca: oh Dio,

che guidi la poesia,

non farmi pensare alla sua bocca,

e come rideva.


Cuore : colmo

Altri organi interni:

tutti perfetti

Causa del decesso:

strangolamento da laccio

Ultima immagine

impressa sulla retina:

qualcuno che voleva che lei

non

raccontasse.


                                      Kathleen  Sheeder Bonanno


                                                     

              La tesa fune rossa dell'amore ( Antologia poetica )



sabato 28 settembre 2019

SYLVIA E TED

 
 

                                          I loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento…


ODE PER TED


Dove preme lo stivale del mio uomo
spuntano verdi germogli di avena:
egli dà nome a una pavoncella, mette in rotta i conigli
correndo agile all'irta
siepe di rovo; di soppiatto
stana la volpe rossa, l'astuto ermellino.

Le talpe - dice - montagnole d'argilla,
sgusciano fuori dalle scavate dimore dei lombrichi;
vello turchino hanno le talpe; con un colpo di selce
spacca un quarzo nocchiuto;
maturano i colori scorticati
ricchi, bruni, a sorpresa sotto il sole.

A una sua sola occhiata, la stenta terra dona messi:
ogni campo solcato dal suo dito
spinge fuori stelo, foglia, fruttiferi smeraldi;
il chicco lucente che germoglia di rado
egli lo trae innanzi tempo al suo volere;
all'imperioso cenno della sua mano nidificano gli uccelli.

I colombacci posano volentieri nella sua foresta,
intrecciano canzoni intonate al suo umore
quando passa; come potrebbe non essere felice
oltremisura la donna di codesto adamo
quando la terra tutta convocata dalle sue parole
sorge a lordare il sangue di un tal uomo?


                                   Sylvia  Plath


                                             ***          

CANZONE D' AMORE

Lui la amava e lei lo amava
i suoi baci le suggevan via l'intero passato e futuro o così tentavano
lui non aveva altro appetito
lei lo mordeva lei lo morsicava lei suggeva
lo voleva completamente dentro di sé
sano e salvo per sempre e poi sempre
le loro piccole urla svolazzavano nelle tende;

gli occhi di lei volevano che nulla si perdesse
gli sguardi di lei gli inchiodavano polsi mani gomiti
lui la avvinghiava stretta così che la vita
non la trascinasse via da quel momento
lui voleva che tutto il futuro cessasse
lui voleva con le sue braccia buttarsi intorno a lei

dall'orlo di quel momento e nel nulla
o durevole o quel che ci fosse
l'abbraccio di lei era un torchio immenso
a stamparselo nelle sue ossa
i sorrisi di lui erano soffitti di un palazzo incantato
ove non vi giungerebbe mai il mondo reale
i sorrisi di lei erano morsi di ragno
così lui giacerebbe immoto fino a che lei non si sentisse affamata
le parole di lui erano esercizi d'occupazione
le risate di lei erano tentativi d'assassinio
gli sguardi di lui erano proiettili pugnali di vendetta
le occhiate di lei erano spettri nell'angolo con orribili segreti
i sussurri di lui erano fruste e stivali
i baci di lei erano avvocati che non smettevano di scrivere
le carezze di lui erano gli ultimi appigli di un naufragio
i trucchi d'amore di lei erano frantumazioni di legami
e i loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento
un animale trascinante una grossa trappola
le promesse di lui erano il bavaglio del chirurgo
le promesse di lei scoperchiavano il teschio
lei se ne farebbe fare una spilla
i giuramenti di lei gli mettevano gli occhi in formalina
sul fondo del suo cassetto segreto
le loro urla si appiccicavano alla parete

le loro teste si staccavano nel sonno come le due metà
d'un melone spaccato, ma è duro da smettere l'amore

nel loro sonno intrecciato si scambiavano braccia e gambe
nei loro sogni i loro cervelli prendevano l'un l'altro a ostaggio

il mattino portavano l'uno il viso dell'altra.


                              Ted  Hughes


lunedì 10 settembre 2018

TU L'HAI DETTO 1

 
 

                             " Se adesso sono viva, allora ero morta…" ( S.P. )



(…) Per la maggior parte delle persone esistiamo solo in un libro,
       la mia sposa e io. Negli ultimi trentacinque anno ho dovuto
       assistere con impotente ribrezzo a come le nostre vite reali
       sono state sommerse da un'onda fangosa di racconti apocrifi,
       false testimonianze, pettegolezzi, invenzioni, leggende; a come
       le nostre reali, complesse personalità sono state sostituite da
       stereotipi, ridotte a immagini banali tagliate su misura per un
       pubblico di lettori affamati di sensazionalismo.
       E così lei era la fragile santa e io il brutale traditore.
       Ho taciuto.
       Fino ad ora.
      
      In lei c'era una sorta di fanatismo religioso, l'aspirazione ad
      una forma superiore di purezza, la sacra e violenta vocazione
      ad immolare la vecchia e falsa se stessa ad ucciderla per poter
      rinascere, pura, libera e soprattutto vera.
      Nei sette anni trascorsi insieme non la vidi mai con nessuno -
      neanche con i nostri figli - com'era realmente, come io la
      conoscevo, la donna con la quale vivevo, la donna che ,
      scalciando come una giumenta in calore, mi aveva morso a
      sangue la guancia al primo appuntamento.
      Non ci eravamo abbracciati, ma saltati addosso.
      Sbuffando come un animale - di piacere, di gioia - le strappai
      dai capelli la fascia rossa, le tirai via dai lobi gli orecchini d'
      argento, e più di ogni altra cosa avrei voluto stracciarle il
      vestito,spogliarla di tutti quegli orpelli di decoro,sottomissione
      e civiltà, di falsità.
      E' stato crudele, doloroso.
      E' stato vero.
      Ognuno era preda  dell'altro.
      Neanche quattro mesi dopo l'avrei sposata.
      Di una donna che invece di baciarti, ti morde, avrei dovuto
      capire che per lei amare qualcuno equivaleva a combatterlo.
      Di me avrei dovuto capire che, rubandole i gioielli, avevo
      strappato solo dei fronzoli, appropriandomene come trofei.
      Chi inizia così un amore, sa che vi si cela un cuore di violenza
      e distruzione. Finchè non sopraggiunge la morte. Uno di noi
      due era spacciato fin dall'inizio.
      Era o lei o io.
      Nella furia divoratrice chiamata amore, avevo trovato la mia
      pari.  (…)


                 Connie  Palmen     da     Tu l'hai detto

giovedì 4 gennaio 2018

ANNO NUOVO SU DARTMOOR

 
 

                            Ho sognato di te che mi tenevi stretta sotto le stelle...



Questo è l'essere nuovi: ogni piccolo ostacolo
appariscente avvolto nel vetro e strano,
che luccica e tintinna con un falsetto di santo. Solo tu
non sai capire l'improvvisa scivolosità,
il cieco, bianco, terribile, inaccessibile pendio.
Impossibile salirvi con le parole che conosci,
con elefante o ruota o scarpa.
Siamo venute solo per vedere. Tu sei troppo nuova
per volere il mondo in un cappello di vetro.


                Sylvia  Plath    da     Tutte le poesie


venerdì 14 luglio 2017

IL CANDIDATO

 
 
 
                                                          
                                                              Il   Candidato


Punto primo: lei è il tipo di persona che noi trattiamo?
Ha
occhio di vetro, gruccia o dentiera?
Protesi o uncino,
seni o inguine di gomma,

suture comprovanti asportazioni? No, no? E
cosa possiamo darle a queste condizioni?
Basta piangere.
Apra la mano.
Vuota? Vuota. Ecco una mano

per riempirla, disposta
a portare tazze di the e fugare emicranie
e fare tutto quel che le dirà.
Vuole sposarla?
Con garanzia

che le chiuderà gli occhi nel finale
e si squaglierà di dolore.
Rimpolperemo le scorte con quel sale.
Lei è proprio nudo, noto.
Che gliene pare di questo vestito?

Nero e stecchito, ma non male.
Vuole sposarlo?
E' impermeabile, infrangibile, inattaccabile
da bombe e fuoco in caduta libera.
Mi creda, ci si farà seppellire.

La testa , ora - mi scusi - è vuota.
Ho quel che ci vuole.
Vieni qui ,zuccherino, esci dall'armadio.
Bene, che ne pensa?
Nuda come un pezzo di carta al momento

ma in venticinque anni sarà d'argento,
in cinquanta, d'oro.
Una bambola viva, sotto ogni aspettativa:
sa cucire, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.

Funziona, non ha nessun pezzo rotto.
Ha un buco? E' un cerotto.
Ha un occhio? E' una visione.
Ragazzo mio, è la sua ultima occasione:
la vuole sposare, sposare, sposare.


        Sylvia  Plath     da       The Collected Poems




domenica 29 gennaio 2017

PAESAGGIO INVERNALE CON CORVI ( e un cigno )





                                   (  frida )                 un casto cigno...assurdamente...


L'acqua del canale, da una chiusa in pietra,
si getta dentro quello stagno nero
dove, fuori stagione - assurdamente -
un cigno solitario, casto come neve,
galleggia, dileggio  per la mente
opaca, che brama di trascinare
a fondo il riflesso bianco.

Il sole, l'occhio arancio di un ciclope,
austero, scende dietro l'acquitrino:
non si degna di ammirare più a lungo
una simile desolazione;
nere piume di pensieri, mi aggiro come un corvo,
tetra, nella tenebra che cala
invernale.

I giunchi dell'estate sono fissi
nel ghiacciaio come la figura
di te nel mio occhio; arido gelo
imbrina la finestra della mia ferita;
che conforto vorrà dalla roccia
se la percuoteremo, perché rinverdisca
il deserto del cuore?
Chi vorrebbe
addentrarsi in questo squallore?


     Sylvia  Plath   da     Poesie, 1956


mercoledì 30 novembre 2016

CONVERSAZIONE FRA LE ROVINE




                 Claude Gellée ( Marina con Ezechiele che piange sulle rovine di Tiro )




Vieni a gran passi per il portico della mia casa elegante
con le tue furie selvagge, disturbando ghirlande di frutti
e i favolosi liuti e i pavoni, lacerando la rete
di ogni decoro che imbriglia l'uragano.
Ora è crollato il ricco ordine di mura; gracchiano i corvi
sulle rovine spaventose ; alla luce tetra
del tuo occhio aggrondato, la magia fugge
come strega atterrita dal castello al nascere dei giorni veri.

Colonne infrante incorniciano panorami di rupi;
mentre tu in giacca e cravatta sei ritto in posa eroica, io siedo
composta in peplo e chignon alla greca,
inchiodata al tuo nero sguardo, la commedia fatta tragedia:
in un tale sfacelo di ogni nostro bene
quale cerimonia di parole può rappezzare la devastazione?



    Sylvia Plath   da    Tutte le poesie