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mercoledì 20 novembre 2019

CAPRICCIO DI UN COLORE ( Prefazione )



(…) Nella poesia di Martha Canfield una lunga stagione, post -
       simbolista e novecentesca in genere, dimostra una volta di più
       la propria capacità nutritiva - che si direbbe inesauribile - se i
       pronostici non fossero sempre un po' inutili. Certo, le radici di
       questa scrittura non si occultano, emergendo in una serie di
       dediche esplicite,e balenano in modo ora più ora meno coperto
        nei temi di maggiore intensità semantica. Il fatto che la
       Canfield appartenga professionalmente al mondo accademico
       trapela insomma ad ogni pagina, ma il lettore non resterà
       colpito solamente dalla perizia compositiva, giacchè è una
       scrittura - quella di Martha - incline per fortuna a
    compromettersi con quanto la vita,giorno per giorno, suggerisce
     o decide. Di qui, senza che il linguaggio ceda alla lusinga di
     una colloquialità eccessiva, il sovrapporsi o l'intrecciarsi dei
     registri alto e medio, la propensione ad utilizzare avvenimenti
    ed occasioni,ma insieme la libertà di non decantarli - preferendo
     la Canfield un discorso più immediato, ancor umido, si direbbe,
     delle cose accadute o sperate o compiante.  (…)



                                           Silvio  Ramat

domenica 28 luglio 2019

POESIE DI SILVIO RAMAT

 
 

                                Quanto poco fu il tempo che serviva a viverti…


Che pece tenera l'inesperienza
tua e mia dell'umano; che amore
l'amore catafratto d'ironia,
questo illudersi a ore alterne d'una
maturità che non esiste, o almeno
non esiste nel nostro destino.

Quanto poco fu il tempo per descriverti
e meno ancora quello che serviva
a viverti. Illeso amore, accento
di sorriso sulla mia prima costola
fratturata, questo scherzo sottile
di primavera, e al suo velo invisibile
io e te - ringiovaniti - nella spera
del vaniloquio: la chiave è sul banco
che ti apre e mi vuota come l'uno
in euforia dopo l'altro i bicchieri.


                                        ***

L'universo in quattro battute, è questo che mi domandi,
non più di una per elemento ( e credi
sia troppo ). Così barcamenandomi
tra aria e cibo, fuoco e sonno, fo torto
a tutte le altre pietre, te ne stacco
quattro appena per dedica:
il tempo di Venezia senza spigoli,
il riso di un vassoio senza smalto,
noi due nature vive nel giardino dei morti,
le arance tutta buccia di Rialto.



                       Silvio  Ramat     da     L'arte del primo sonno


giovedì 9 agosto 2018

LA DIRIMPETTAIA DI RAMAT

 
 


                                                            L' amore da sempre fa miracoli…



L' APPUNTAMENTO

Corre all'appuntamento senza un libro
( li sa a memoria - da tempo - quei versi
che potrebbero fargli compagnia )
e ora è lì che aspetta " il cuore in mano"
( cuore sin troppo cedevole - il suo -
e così pigro - talvolta - a mostrarsi ).
Che una donna ritardi ad un convegno
rientra nei diritti di una donna,
quasi un argomento della sua grazia.
Non sarebbe un dramma...invece è già qui
- puntuale - a sorridergli, e la frase
tiene - miracolosa - in ogni accento.


                  ***


QUANTO è GRANDE IL GIARDINO

Le ha chiesto quanto è grande il suo giardino
perché, venuti i tempi che il " vicino"
sarà una grazia soggetta al dominio
di un odioso " lontano", del giardino
vorrebbe essere lui a prendersi cura
se mai la casa restasse deserta.
Non gli ha dato le chiavi del suo cuore
ma quelle del cancello, perché no?
Forse è un po' tardi: sarà necessario
sbrigarsi, impratichirsi nella scienza
dei fiori e delle erbe, del temprare
l'umido e il secco della terra.
                                        Zero
in questo campo è la sua esperienza
ma l'amore da sempre fa miracoli.
C'è anche un cavallo? Un cane? Un canarino?
Basterà che, sporgendo dal giardino
la mano, si raggiunga la gabbietta,
il canile, la stalla… Non ha fretta
l'estate. Manca molto a che sia notte.


                  ***


CAMELIA

Mai mi è venuta in mente la camelia
nel porre un fiore in uno dei miei versi.
Tri- o, in bocca latina, quadrisillabo,
camelia va d'accordo con begonia
e con petunia. Begonie si vedono
ornare il bordo di pubbliche aiuole.
Petunie in vasche su mille balconi.

Sul suo, verso Novanta, coltivava
una camelia in vaso Mari Luzi.
Amava - con gli amici - decantare
la beltà di quel bianco e la fortuna
tanto generosa nel dargli slancio.
Ignoro l'aspettativa di vita
di una camelia. Inverno dopo inverno
potrebbe aver sfidato il tramontano
e durare. Ma una volta sparita
la mano familiare, è più difficile.


            Silvio  Ramat     da    La dirimpettaia e altri affanni

lunedì 26 febbraio 2018

DOMANDATENE A LEI

 
 

                                                             Dove è luce la luce del tramonto...



Fra vent'anni, domandatene a lei.

Non badate agli omissis che proteggono
l'amore e ogni memoria dell'amore,
ascoltatela mentre vi dirà
di una piccola fiamma - fiamma vera
tuttavia, fiera del proprio ardore.

Vano sarà cercarne un attestato
visibile, segnato sulla pietra,
né appariranno sul tronco di un albero
cuori trafitti, quali ne incidevano
gli amanti del passato.

Ma una traccia
forse ne sopravvive in qualche verso
dove è luce la luce de tramonto.


                 Silvio  Ramat   da    La dirimpettaia e altri affanni