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giovedì 24 aprile 2025

ANTIFASCISMO , UNA POESIA ( 25 Aprile )


                      Presentazione della Costituzione Italiana al Presidente Enrico De Nicola




ANTIFASCISMO


Nella Costituzione non c'è  l' antifascismo

perché era ora che diventasse pane quotidiano, antiveleno.

Non un auspicio, ma il ricavato dopo il maltolto,

una medaglia per la sollevazione

appuntata sul petto del poi, fino a noi.

Prima che il presente tornasse a cantare,

il passato era stato rinnegato migliaia, milioni di volte,

la Liberazione arrivava per tutti

come un veglione di fogli bianchi

e di lenzuola da ripiegare.


La Costituzione non voleva più nominare

chi aveva sbagliato con i bambini, le donne, gli ebrei,

l' economia e la felicità , proteggendosi col nazismo,

dividendoci per razze,

annerendo di scorie l' aratura e la semina.

La mancanza della parola antifascismo

era e resta pietas o disambiguazione

nei confronti di chi totalizzò più danni possibili,

rendendo cattiva e vendicativa anche una parte degli altri.


La Costituzione non contempla la parola antifascismo

perché non contempla la dittatura,

per rispetto e in onore del suo contrario,

la sudata democrazia.

Ribadire che i despoti fanno le scarpe al popolo

e il popolo - piuttosto - preferisce andare scalzo,

sarebbe solo allungato il brodo.

Questo il succo.


I Padri costituenti non potevano figurarsi il nonsense

di un figlioccio delle Istituzioni

capace di vedere nel superamento dei torbidi,

dei torti e dei torsi appesi ai lampioni

un lasciapassare per torpori nostalgici, con tanto di seguito.


Ogni destra, nell' interesse di se stessa, dovrebbe rendersi ambidestra.

Vale anche per la sinistra.

Ogni mano che si intreccia con l' altra è un terzo occhio.

Parole che hanno fatto da stampella alle tragedie

esasperano la nostra stanchezza.

Sporchiamoci di aria fresca, sarà meglio.



                              Ennio  Cavalli



martedì 2 agosto 2022

IL POETA ( più alto ) DI ENNIO CAVALLI

 


                                              Tra aprìle e àprile, giochi di gambe in fiore...




" Se ero più  alto facevo il poeta " è il libro della maturità di un poeta che mette a frutto esperienze di vita, forza visionaria e ricerca linguistica. Con filosofia lucreziana e ironia a lento rilascio, le liriche che compongono la raccolta toccano il tema della natura, della morte, del soprannaturale, delle religioni, dell'amore, del sociale, dello scrivere e del sorridere. Si passa dall'imminente al trascendente, dall'infanzia dell'umanità alle risorse del mito, dai toni civili preoccupati e coraggiosi al puro divertissement, il tutto con un uso della metafora e un accostamento di immagini solo apparentemente stravaganti, in realtà assolutamente personali e - perché no - geniali e accattivanti.





NUMERI


Uno più uno fa uno

nell'ottica di coppia,

vedi i figli unici

o il figliuol prodigo

apparso in lacrime.

Uno più zero, due.

Come sasso e sassata,

da saxum e saxa,

la x fattrice di sibili gemelli,

scalpellìo di secoli.

Tre colonne

nel Foro di Augusto

resistono dal 2 avanti Cristo.

Due non sempre è due,

ma unione, deroga

broncio, duello

il gatto e la volpe in cerca di rogne.

Occhio x occhio

cecità di popoli.

Maggio dà il cinque ai fiori di ciliegio.

Domenica d' Avvento,

 finestrella con sorpresa.

E il 13 Santa Lucia canta nei pub.

Due gialli non rispettati

fanno uno schianto

all'incrocio.

Tra aprìle e àprile

giochi di gambe in fiore.

Il mestiere è questo,

sbobinare sentenze

dirne quattro ogni tanto

rimediare alle assenze.



                                      ***


LA STILOGRAFICA


Dalle segrete del cassetto,

ferita dal suo sangue,

rigurgito blu,

la stilografica torna alla luce.

Sotto il rubinetto il fiotto risentito

di un'accusa,

incrostazioni e forse rimostranze

per l'avarizia di ricarica

per l'arsura alfabetica.

Frasi represse

distanze oracolari

un mulinìo di rivendicazioni

sgorgano nel lavandino.

La nuova cartuccia 

non basta a sedare

l'umore nero.

Una parola grossa, invasiva

forse cattiva

scende sul foglio

come proiettile nel caricatore.

Stoppata al volo dal fedele asciugacarte

di un qualche funzionario dell' Impero,

acquisto preveggente, in vetrina

nella Zagabria dell'altro secolo.



                                         ***


CHI


Chi ha detto ai fiori di aprire le acque,

ridare la vista ai ciechi

e spingere i reclusi

in prati di adrenalina, al sole?

Chi ha detto ai ciechi di ammirare collo

e trasparenze della ragazza

appena uscita di casa

appena scesa dal treno,

rondine e disciplina?

Chi ha spinto gambe accavallate dall'inverno

sulle tracce dell'inseguimento

e gomme normali sul ciglio dell' off - road?

Fuliggine e porporina

riferiranno ai gatti alla fortuna ai vagabondi

agli astri alle petunie ai delinquenti

che tutto torna e non è un vizio

il circolo mai uscito dallo stampo,

l'imbroglio che si sbroglia un po' per volta

l'enormità distante di ogni istante.



                                          ***


BOLLIRE LE PAROLE


Quante pipe cariche

nei romanzi di Kipling

nelle inchieste di Maigret

e mitra inceppati nei vorticosi anni Trenta?

Chi sa il secolo lo dica,

fuori i secondi dai libri rosa

e dal mercato delle sceneggiature,

nessun traguardo o deposito

di numeri fermi,

siamo sempre in movimento.

Chi, dopo una lunga sessione di tango

e una degustazione verticale di vini,

perse l'amata in un'imboscata di sinapsi,

da quale crepa rientra la pista?

Fingersi matto con gli indiani

per trafficare pelli senza essere scuoiato,

morire di freddo, di un freddo cane,

lasciando in vita il cane,

le dita congelate nei visceri fumanti

di un film o di una pagina di London,

questa la via?

" Mi spuntano le tette come denti da latte ":

svezzarla, sì, svezzarla

la bambolina di Nabokov.

Bollire le parole, sconfiggere i germi,

dare acqua all'erica,

così ci si ritrova, mano a mano.



                                         ***


LA MENTE


La mente è un valzer

cisterna d'acqua dolce

piscina ardente

fabbrica giostra

palestra oratorio

scuola di vita

tanica di roghi.

La mente è un'abbazia,

nella navata grande 

si fanno lo sgambetto

istinto di fuga e voglia di rubare.

Nelle segrete celle

monaci riottosi

spaccano in due il capello

pur di salvare forme di formaggio

e pane imboscato.

La mente è un'alleanza

tra vecchie conoscenze e polizia segreta.

La prima a confessare

è Trascorsa Infanzia.

Segue Tenacia Volenterosa.

Infine Instancabile Prudenza,

ora infermiera compassionevole

ora spia del Governo.

La mente innalza altari

su trochi vivi

come il letto di Ulisse...




            Ennio Cavalli   da    Se ero più alto facevo il poeta



venerdì 25 giugno 2021

LE MIGLIORI POESIE D'AMORE ( quando l'amore diventa poesia )



           Le migliori poesie d'amore si preparano all'idea di tornare al mittente...




Le migliori poesie d'amore

hanno il pelo sullo stomaco,

coltivano begonie

e vagliano le avversità,

in mancanza di trofei

si preparano all'idea

di tornare al mittente.


Le migliori poesie d'amore

sembrano slitte volanti,

si confermano invece nidi

presìdi, postazioni, casse armoniche

di viole e violoncelli,

all'occorrenza campane di vetro.


Le migliori poesie d'amore

sfoggiano un savoir faire

da ex dive del cinema,

può deprimerle o distrarle

solo la scarsità di applausi.

Se c'è da fingere, fingono

pur di non scivolare sul piano inclinato

delle vecchie comiche.


Le migliori poesie d'amore

vanno messe sul ponte dell'autofficina

e ispezionate da sotto.

Possono causare incidenti domestici

in mano a uomini gelosi

o a muse irrisolte.

Se ricevono uno schiaffo,

offrono l'altra pagina.

Prese alla gola,

mutano in necrologio.


Le migliori poesie d'amore

resistono ai draghi e ai roghi,

sono porte tagliafuoco

certificate Cee,

boicottate dalla Geenna.


Le migliori poesie d'amore

dopate dalla propria innocenza,

vanno messe sui social

solo dopo l'analisi del sangue

e dei traumi infantili

dei loro Trovatori.



                           Ennio  Cavalli        Inedito



venerdì 17 marzo 2017

ORFEO



Non voltarti-  Orfeo - guarda avanti.
Respira lentamente quest'aria di potassio.
Euridice ha rimesso i tacchi,
fatica a trascinare la sua ombra,
ubriaca di Ade.
Ha dimenticato come si cammina,
è pallida, infagottata di gioielli funerari.
Non voltarti Orfeo, guarda avanti.
Suona la cetra, canta l'aurora al buio.
Sì, sarà lei a cercarti,
l'ombra tra le ombre con più luce.


        Ennio  Cavalli   da       Trattative con l' ombra

ORFEO E EURIDICE



Tra i due non si sapeva più chi fosse morto.
Se lui che non parlava,
lo sguardo altrove
o lei partita per un viaggio,
assente immemore.
Credeva d'esser morto lui,
morto di dolore
e che Euridice,
per vezzo o insofferenza,
semplicemente non si facesse viva.
Per questo si voltò, tese la mano
urlò il suo nome.
Pensò che il più era fatto:
lei lo spingeva fuori dagli abissi
guardandogli le spalle.


      Ennio  Cavalli   da          Trattative con l'ombra

TRATTATIVA CON L'OMBRA



Non so tu, io non so
senza noi se sapremo
ritrovarci, farci un segno
semmai sgrammaticati, io e te
noi no, non noi
però ricominciare, da dove poi
lo scotch sul pavimento
come in un telefilm
fin lì ti spingerai.
Entrerò prima del freddo,
ma un volo di nevischio
porgerà l'altra guancia
e ti farà voltare.
Sarò uno che era
capovolto, dovrò dirlo
che ci tolsero un pezzo
e non fummo più noi,
non lo fummo mai più.
Magari non ti importa,
ma credo non sia facile
ricombaciare, ricaricare
fiati e mosse,
e poi, di che colore avrai i capelli?
Se indosserò una maglia
tutta buchi e insanguinata,
mi vendicherai?
Ti gioverà la mia bocca chiusa?
Sarai di gesso o scambierai carezze?
Guarderai indietro o mi farai le carte?
Se tu fossi di porcellana, una tazza celeste,
ti berrei le labbra, fino a rompere
questo strano equilibrio.


         Ennio  Cavalli   da     Trattativa con l'ombra


Versi di amore e di ribellione tratti dal Canzoniere sul tema della perdita della persona amata, la poeta Paola Malavasi (scomparsa nel 2005 ).