Amore è dire all'altro che non ha fine…
Io non volevo amare,
diventare
una piccola istanza ebbra, tenere stoffa
che un uomo tiene in una sola mano
e al primo abbraccio le sgualcisce il cuore.
No, non abbracci,
mi figuravo.
Siediti sull'orlo del mio letto
- affetto venuto da lontano -
guardami senza mai stancarti,
come se fuori non fosse
più che neve, neve e silenzio
e non si potesse più uscire.
***
So che non posso dirlo,
che tutti riderebbero:
quando mi sveglio presto
in certe albe
c'è l'eterna bellezza.
Davanti agli occhi, manifesto
è quel che mi può salvare,
la compagnia della luce,
passeri, merli,
l'ora di nessuno, l'ora d'oro,
e come piaccio a me stessa,
piaccio a loro.
***
E' da un suono remoto
della casa, dalla stanza in fondo,
o è un mio tremito interno
o è quel giovane ailanto
che s'agita là fuori, all'imbocco del parco,
il selvatico che alligna dappertutto
senza riguardi.
Da dove viene che non la vedo,
questa speranza
io non so in che cosa,
questa gioia improvvisa
fuori del cuore,
quest'aliena che canta
la sua infinita gioia d'esistere?
***
Se tu mi amassi come io amo loro,
i piccoli di casa che non sanno,
se mi chiamassi come io li chiamo
coi più teneri nomi ed insensati
dal nonsenso del cuore,
e come io faccio con loro
mi raccogliessi tutta fra le braccia -
perché tutto verrà, niente è perduto.
Tu invece, quando mi parli, mi inviti alla ragione
e se dico futuro mi sconsigli
di sperare in qualcosa.
Tu non capisci:
non mi devi parlare come ad un comune umano,
amore è dire all'altro che non ha fine.
O io sono immortale oppure niente.
Anna Maria Carpi da E io che intanto parlo ( Poesie 1990- 2015 )
