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mercoledì 10 agosto 2022

SULLA POESIA DEL " TRADIMENTO" DI LANDOLFI



                                                                     Tommaso Landolfi



 Quale significato Landolfi attribuisse alla parola " tradimento" non è facile stabilire . " L' amicizia è di per sé tradimento e questo è la seconda faccia di quella, componendo ambedue un affetto non per tanto meno prezioso", afferma l'autore nell'elzeviro pubblicato in ricordo di Renato Poggioli ( Morte di un amico). Landolfi giudica il tradimento come una sorta di " male necessario", un sacrificio che colpevolizza e condanna chi lo attua al fine di un bene comune ( simile alla concezione del tradimento enunciata da Borges nel suo racconto " Tre versioni di Giuda  ", dove il delatore è considerato un mezzo della Provvidenza divina che permise a Cristo di sacrificarsi e ottenere la salvezza dell'umanità ).

Come emerge anche da una lirica di Viola di morte


E' quasi un eroismo

il tradimento consumato appieno.

Ma perché mi bistratto,

perché di vita m'imbratto,

perché nell'avvilirmi non ho freno?


- Perché non soffre morso la coscienza,

e il non credere è l'ultima credenza.



La nichilistica e paradossale affermazione che l'ultimo atto di fede consista nel cancellare ogni traccia di essa dalla propria coscienza, sarà uno dei punti cardine de "Il tradimento ". Nella lirica ( Non credo quia absurdum ) l'assunto assume l'aspetto di un precetto filosofico che ricorda vagamente la " vanitas vanitatum " dell' Ecclesiaste :


" Distillami dunque,

saggio, l'ultimo succo".

" O figliuolo, non già l' ultimo succo

ma l'ultima sapienza dolorosa.

non credere : ecco, questa

è la sola possibile risposta

a tutto quanto passa in terra e in cielo.

E non non credere a qualcosa,

ma qualcosa non credere, anzi nulla

delle fallaci immagini ostentate

dal delirio : non credere la Terra,

né il mare o il cielo né gli eroi -

Ché non si crede con il cuore..."

E così tutto anela al suo principio,

è travolto in un'orgia negativa,

brama il caos materno.



                              ( f. )



IL TRADIMENTO

 


                     Ciò che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso...



Respingere - di poco - anche la morte,
bagnare alquanto queste arse radici
e risalire queste fibre in linfa,
o essere, altrimenti,
l'olio di questa lampada languente :
ciò tu potevi
e non hai fatto.
Or come puoi vedermi,
me che dovevo fare la tua gloria,
fino a tal  punto degradato e scempio,
tanto votato a distruzione?
Io dovevo fiorire la tua mano
dal tempo immune pel suo tocco :
quale invece ti vengo? Abbietto e vile,
oggetto d'un ignominioso
trionfo : il tuo.
Ah, tu assisti la vita che m'impicca
e mi tiri pei piedi.



                 Tommaso Landolfi   da     Il tradimento