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martedì 3 agosto 2021

DUE RIVE CI VOGLIONO ( Per Char e Sereni )



 " Nel presente stato del mondo, stendiamo sopra il reale una candela di sangue illleso..."  ( R. C. )




Sans l'appui du rivage, ne pas se confier à la mer, mais au vent.


Senza l'appoggio di sponda, affidarsi

non al mare, ma al vento.



                                                 ***


Il faut saluer l'ombre aux yeux mi clos. Elle quitte le verger sans y cueillir.


L' ombra si deve salutarla a occhi socchiusi.

Dal frutteto se ne va senza cogliere nulla.



                                               ***


Il advient que notre coeur soit comme chassé de notre corps.

Et notre corps est comme mort.


Avviene che il nostro cuore sia come

cacciato dal corpo. E il corpo

è come morto.



                                                ***


L'impossible, nous ne l'atteignons pas, mais il nous sert de lanterne. Nous éviterons l'abeille et le serpent, nous dédaignerons le venin et le miel.


L'impossibile, non lo raggiungiamo

ma ci fa da lanterna. Eviteremo 

l'ape e la serpe, disdegneremo

il veleno e il miele.



                                          ***


Soins consolé. En mourant, tu rends tout ce qui t'a été preté, ton amour, tes amis. Jusqu' à  ce froid vivant tant de fois recueilli.


Sii consolato. Morendo, rendi tutto quanto ti è stato prestato, il tuo

 amore, i tuoi amici. Fin

questo freddo vivo tante volto raccolto.



           René Char  - Vittorio Sereni   da  Due rive ci vogliono ( 47 traduzioni inedite )



martedì 14 aprile 2020

RENE CHAR E LA POESIA



                                         Non apparteniamo a nessuno…



Non apparteniamo a nessuno, se non al lampo
di quella lampada ignota, inaccessibile,
che tiene svegli il nostro coraggio e il silenzio.


                                                  ***

Siamo divisi tra la brama di conoscere
e la disperazione di aver conosciuto.
La spina non rinuncia al suo morso,
noi alla nostra speranza.


                                                    ***

I raccolti più puri hanno radici in un suolo
che non esiste. Eliminata la gratitudine,
siamo debitori solo della primavera.


                                                 ***

Bandita dai nostri occhi, la luce si è nascosta
da qualche parte nelle nostre ossa. La scacciamo
a nostra volta, per restituirle la corona.


                                               ***

Amo
l'uomo incerto dei suoi fini.
Come lo è - in Aprile - l'albero da frutto.


                                           ***

Ancora una volta sei il lume
dove s'inabissano le tenebre
intorno a un nuovo insorto -.
Tu, sotto la sferza che incrudelisce,
al tuo piangente chiarore.


                                           ***

L'arpa breve dei larici
sullo sperone muschioso di lastre in germe
- fronte delle foreste dove frange la nuvola -
contrappunto del vuoto nel quale credo.


                                      ***

Chi ripristinerà intorno a noi quell'immensità
e quella densità realmente nate per noi e che, da ogni parte,
umanamente ci lambiscono?



                                        René Char   


RENE CHAR E LA BELLEZZA





                              
                             Non c'è spazio - nelle nostre tenebre  - per la Bellezza



Non c'è spazio - nelle nostre tenebre - per la Bellezza.
Tutto lo spazio è per la bellezza.


                                             ***

Ognuna delle lettere che compongono il tuo nome, Bellezza,
nel posto d'onore dei supplizi, sposa la distesa semplicità
del sole, s'iscrive nella frase immensa che copre il cielo,
e si accompagna all'uomo impegnato a ingannare il destino
col suo opposto indomabile: la speranza.


                                           ***

Proprio l'istante in cui la Bellezza,
dopo essersi fatta lungamente attendere,
sorge dalle cose consuete,
attraversa il nostro campo rigoglioso,
lega tutto ciò che può essere legato,
illumina tutto ciò che deve essere illuminato
del nostro retaggio di tenebre.


                                         ***

Fermiamoci accanto agli uomini
che possono privarsi dei loro beni,
nonostante non esistano - per loro -
che scarsi o inesistenti ripieghi.
L'attesa
scava in loro un'insonnia vertiginosa.
La Bellezza gli pone sul capo
una corona di fiori.




                                    Rene'  Char


venerdì 2 giugno 2017

A***

 
 


                  Devo stare attento a non cadere nei tuoi occhi se mi vieni più vicino...





Tu sei il mio amore da molti anni
la mia vertigine in tanta attesa
che nulla può invecchiare, raffreddare;
anche ciò che aspettava la nostra morte,
o che lentamente ci combattè,
anche ciò che ci è estraneo,
le mie eclissi e i miei ritorni.

Chiusa come un'anta di bosso
un'estrema compatta fortuna
e la nostra catena di monti
il nostro schiacciante splendore.

Dico fortuna, o mia martellata;
ognuno di noi può ricevere
la parte di mistero dell'altro
e non rivelare il segreto;
e il dolore che viene dall'altrove
trova - finalmente - la sua separazione
nella carne della nostra unione.
Trova - finalmente - la sua strada solare
al centro del nostro sciame
che essa lacera e ricomincia.

Dico fortuna come sento.
Hai innalzato la vetta
che la mia attesa dovrà raggiungere
quando il domani sparirà.


    René Char  da     Ricerca della base e della vetta


sabato 31 dicembre 2016

RENE ' CHAR


        PENSIERI POETICI DI FINE ANNO       




LA CARTA DELLA SERA

Una volta di più l'anno nuovo
confonde i nostri occhi.
Erbe alte vegliano quelli che non
hanno amore se non col fuoco
e la prigione che mordono.
Poi ci saranno solo le ceneri del vincitore
e il racconto del male;
ci saranno le ceneri dell'amore;
la rosa di macchia che sopravvive
ai ghiacci;
e ci saranno le ceneri
immaginarie - di te - della tua vita
immobile sul suo cono d'ombra.


                                                                        ***

OGGI HO VISSUTO

Oggi ho vissuto l'istante della potenza
e dell'invulnerabilità assolute.
Ero un alveare che migrava
verso le sorgenti del cielo
con tutte le sue api e tutto il suo miele.


                                                                        ***


SIAMO SIMILI A QUEI ROSPI

Siamo simili a quei rospi che nell'austera
notte delle paludi si chiamano e non si vedono,
piegando al loro grido l'amore
tutta la fatalità dell'universo.


                                                                 ***

A OCCHI CHIUSI

A occhi chiusi  e nello sforzo di prender sonno,
vedo luccicare, nel fondo delle mie palpebre,
una brace : è l'anima ostinata,
il relitto lampeggiante
del naufragio glorioso del mio giorno.



                                                                      ***

IL POETA SI DISTINGUE

Il poeta si distingue per il numero di pagine
insignificanti che non ha scritto.
Egli possiede tutte le strade della vita
smemorata per distribuire
le sue povere elemosine
e sputare quel poco di sangue
che non lo farà morire.



     René  Char   da    Estratti delle sue raccolte