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venerdì 25 aprile 2025

LIBERAZIONE.....

 


                                        ... ma non per tutti... ( Immagini da Gaza )



27 / 04 / 2024


Voglio sognare

fosse questa

la mia unica colpa

per essere ucciso.


Voglio nutrire

i passeri delle strade

e non ho altro che la mia carne

sul marciapiede.



                   Testo tratto dal libro   " Il loro grido è la mia voce " . Ed. Fazi, 2025



domenica 18 dicembre 2022

LA CANZONE NERA DI WISLAWA



                                                                Distruzione a Versavia ( 1939 )



L' autrice, tra il 1944 e il 1948, scrive 39 poesie che usciranno postume ( non era sua intenzione pubblicarle ) col titolo di " Canzone nera." In una Varsavia che crolla a pezzi, i ragazzi di strada stringono fra le mani le bottiglie di benzina, impazienti di scagliarle contro i carri armati tedeschi. Gli spettri della guerra irrompono in questi versi delle poeta poco più che ventenne, che muoveva i primi passi nell'ambiente letterario di Cracovia, caratterizzato dalla scrittura di giovani poeti progressisti. Nel muoversi tra un tempo della distruzione e un tempo della ricostruzione, Wislawa vede e sente nella poesia un punto d'appoggio che riesca a sollevare il mondo. Anche se in quel preciso momento la parola è in crisi, incapace di far fronte ai crimini bellici e inadeguata ad esprimere il pathos della ricostruzione, la poeta scrive che " è dallo stupore / che sorge il bisogno di parole / e perciò ogni poesia / si chiama Stupore.




RICORDO DI SETTEMBRE


Antico privilegio di madre:

- ritrovare il figlio nel tempio.

Poiché, quando il cuore si ferma,

ticchetta sul petto un orologio -

tocca il viso che è come una foglia

la foglia scossa via dal boato?


Pianure dell'autunno polacco,

colline dell'autunno polacco,

chi tamponerà le strade,

con quale benda accorrerà ?

Confini - siete abbastanza forti

da chiudervi a pugno.


Dateci un punto di appoggio

e riusciremo a sollevare il mondo -

boschi del settembre polacco,

fiumi del settembre polacco !

C'è un cielo imperturbato

e un ruscello che esala sangue.



                                           ***


PER QUALCOSA DI PIU'


Per qualcosa di più

dell'impeto dei confini,

del fruscìo delle bandiere,

del Suo trionfo soldatesco, tracotante.


Per qualcosa di più

della rivincita dell'inno,

del senso dei destini,

- della Sua vendetta, rapida e sprezzante.


Per qualcosa di più

della Sua - festa.


Per qualcosa di più

- per il Suo : Giorno Feriale.


... per il fumo dei camini,

per il libro estratto senza paura,

per una striscia di cielo limpido

lottiamo.



                                           ***


I BAMBINI DI VARSAVIA


Là, nella più fervente delle nostre città,

sprofondano coi visi nel sangue rappreso

corpi di bambini.


Primo giorno alla guerra - non per finta -

prima spavalda partenza.

Qualcuno mostra come. Prova. E' una scemenza.

Sparare - è così facile. Non sbaglia il colpo.

Prima avventura. Autentica, da grandi.

Stringe una bottiglia di benzina, caparbio e accorto.

Ieri tre carri armati. Oggi toccherà a un quarto.

Mani impazienti anticipano l'ordine.


- attraverso la città che cade a pezzi,

tra fiamme che nessuno riesce a domare,

armata di pugni chiusi, congelata nel grido,

avanza in un fitta, calda grandine di spari

la crociata dei ragazzini di strada.


Per gli occhi il ricordo fresco è un affanno,

ma le nostre mani ci credono, lo sanno.

Le mani, chiamate a reggere il peso del mondo

lo sanno: il mondo rivivrà senza spettri di guerra,

per gli anni calpestati pagherà fino in fondo,

e credono in un nuovo ordine e ritmo.


... e forse anche per questo

ci strozza ogni momento

un " perché ", il più mesto,

un silente " ma ha senso"

- corpi di bambini caduti.



                                        ***


CERCO LA PAROLA


Voglio definirli con un solo termine,

ma quale?

Prendo parole comuni, dai dizionari ne rubo qualcuna,

le misuro, le soppeso, le sondo :

nessuna

corrisponde.


Tutte le più audaci sono vigliacche,

tutte le più sprezzanti ancora innocenti.

Tutte le più crudeli - troppo fiacche

tutte le più odiose - poco ardenti.


Questa parola dev'essere un vulcano

che picchi, spezzi e abbatta

come terribile ira di Dio,

come odio che scotta.


Voglio una parola cruda

che sia impregnata di sangue,

che come le mura di un carcere

ogni fossa comune racchiuda.


Che descriva più precisa e chiara

chi erano loro e tutto ciò che è stato.

Perché ciò che sento dire,

ciò che se ne scrive -

non basta più,

non è mai bastato.


La nostra lingua è impotente,

i suoi suoni, d'un tratto, poveri.

Cerco, sforzo la mente,

cerco questa parola -

ma non la trovo.

Non la trovo.



                                   ***


IL BOTTINO DI GUERRA


Un tempo sapevamo il mono dalla A alla Z :

era così piccolo da stare tra due mani che

si stringono,

così facile da lasciarsi descrivere con un sorriso,

familiare come l'eco di antiche verità in una preghiera.


La Storia non ci ha accolto con fanfare trionfali :

- ci ha gettato negli occhi sabbia sporca.

Davanti a noi c'erano lunghe strade cieche,

c'erano pozzi avvelenati e pane amaro.


Il nostro bottino di guerra è la conoscenza del mondo :

- è così grandi da stare tra due mani che si stringono,

singolare come l'eco di antiche verità in una preghiera.




                  Wlslawa  Szymborska  da   Canzone nera ( a cura di A. Ceccherelli, Trad. di  L. Del Sarto )




Mentre trascrivevo questi versi, non ho potuto fare a meno di pensare che l'orrore della guerra (e proprio in un Paese vicino ) non ha mai fine. Ieri come oggi, a causa dell'ingordigia e della tracotanza di alcuni, una scure si abbatte con furia su molti innocenti, troncandone vita e speranze; e se il nemico non è lo stesso, identica è la disumanità e la ferocia.

E non vi sono parole - come scriveva la nostra poeta molti decenni fa - che siano adatte e sufficienti né a ricordare le tragedie del passato, né ad attenuare il dolore del presente.



                                                    f.  

                                                      

                                               


domenica 4 dicembre 2022

C'ERA UNA VOLTA L' UCRAINA



                               In Russia si può solo vivere al servizio dello Zar e della Patria..




DA JOHN SHADE


Quando, aperti gli occhi, subito li socchiudi

per il brillare del verde da una finestra spalancata,

per il canto di questi uccelli, per questo luglio,

non hai vergogna, non hai spavento?


Quando nel silenzio autunnale delle cupe nubi

sulle acque cade un ultimo raggio obliquo,

si versa sull'onda e a lungo intiepidisce,

non hai spavento, non hai vergogna?


Quando la neve a fiocchi balugina nel buio

tra lampi di fari che guizzano su un muro,

scompare di nuovo, poi si scioglie in silenzio

su una guancia di ragazza, non hai spavento?


Non hai spavento o vergogna in primavera, quando

l'acqua scorre sull'asfalto e si annera,

le pozzanghere riflettono nuvole e il sole sfiora il banco

dell'ultimo quadrimestre, non hai vergogna?


Io non so dire di cosa parlo, non lo so.

Sono cose di poco conto. Sciocchezze soltanto...

Una tale bellezza e un tale  silenzio...

Non ti spaventa, di', non hai vergogna?


 ( 1989 )



                                        ***


QUESTO E' VIVERE


La guancia appoggiata al cappotto del padre,

questo è vivere.

Questo è vivere, a servizio di nulla,

scordare le ansie, deporre il mandato,

scordare per sempre ogni impegno

e lo stupido orgoglio di maschio

questo è vivere.


Sulla nuca indifesa dai capelli ora corti

vellicare col palmo.

Questo è essere amato, questo è amare

e sapere che perdona e protegge sempre,

che solo per gioco minaccia con la cinta,

che non moriremo.


Che il letto, la specchiera, il tappeto

e la finestra

sono incrollabili, che a nessuno è dato

violare un tale mondo e spostare

un tale armadio. Eppure, traslocheremo d'inverno.

Io so una cosa,


so che assisteremo alla rovina di tutto,

la capriata scricchiola,

Pilato di nuovo ostenta relativismo.

I  muri tremano, come in casa di Tommi

e tra le fessure si insinua l'inferno che trionfa,

il terrore che ride.


Ho voglia di infrangere i vetri dalla rabbia,

di uscire di senno,

so che è facile tradire e maledire

nel presagio della fine.

E spalanco le fauci bavose,

per riappendermi all'amo di Galilea,

aggrapparmi alle vesti del Figlio

e alle vesti incorruttibili del Padre.


E, la guancia appoggiata, versata ogni lacrima,

sorgere con tutto me stesso.


( 1996 )


                                          ***


STORIOSOFICO


La Russia non si intende con il senno.

Al pari della Francia, della Spagna,

della Nigeria, della Cambogia, della Britannia,

del regno di Urartu , di Cartagine,

di Roma, della Danimarca,

dell'impero Austro - Ungarico, dell'Albania,

della Germania unita :

ognuno è fatto a modo suo.


Nella Russia si può credere soltanto.

No, credere si può soltanto in Dio.

Il resto è un disperare.

Qualunque sia il metro per misurare,

a noi lo stesso è toccato molto :


in Russia si può solo vivere,

al servizio dello Zar e della Patria.


( 1999 )




                     Timur Kibirov   da    Stichi o Jiubvi  ( Poesie d'amore )



Il poeta è nato a Sepetkova ( Ucraina ) nel 1955 ( ma  è ritenuto russo perché ben presto si trasferì in Russia per intraprendere i suoi studi ).

Non mi è dato sapere che cosa pensi oggi a proposito dell' " Operazione speciale ".



                                   f.



venerdì 8 luglio 2022

LA DOMENICA DELLE SALME

 


                                           La domenica delle salme si portò via tutti i pensieri..


 

Non c'è più pace a questo mondo. Neanche dove non infuria la guerra.

Le armi ( in senso militare e non ) continuano ad assordarci con il loro lugubre e arrochito canto fatto di inganni, di rabbia, di sopraffazione, di odio, di vendetta, da  qualsiasi parte voltiamo la testa.


Quante domeniche delle salme ci aspettano ancora ?



                              frida


venerdì 1 luglio 2022

QUESTA è LA GUERRA

 


                                          Munzir e Mustafà mutilati nella guerra in Siria



(...) Questa è la guerra. Morti, e ancora di più feriti, quattro feriti per ogni morto, dicono le statistiche. I feriti sono il " lavoro incompiuto" della guerra, coloro che la guerra ha colpito ma non è riuscita ad uccidere: esseri umani che soffrono, provano dolore e disperazione. Li ho visti, uno dopo l'altro, in migliaia, sfilare nelle sale operatorie. Guardarne le facce e i corpi sfigurati, vederli morire, curare un ferito dopo l'altro mi ha fatto capire l'unico contenuto della guerra, lo stesso in tutti i conflitti. Milioni di esseri  umani che vengono uccisi, feriti, mutilati, che si ritrovano senza più nulla, poveri e affamati, costretti a fuggire.

" La guerra piace a chi non la conosce" scrisse cinquecento anni fa l'umanista e filosofo Erasmo da Rotterdam. Per oltre trent'anni ho letto e ascoltato bugie sulla guerra. Che la motivazione - o più spesso la scusa - per una guerra fosse sconfiggere il terrorismo o rimuovere un dittatore, oppure portare libertà e democrazia, sempre me la trovavo davanti nella sua unica verità : le vittime. In guerra è impossibile contare veramente i morti ed è difficile anche fornire dati precisi per molto tempo dopo la sua fine. C'è stato, nel secolo più violento della storia umana, un mutamento della guerra e dei suoi effetti. I normali cittadini sono diventati le vittime della guerra - il suo risultato concreto - molto più dei combattimenti .  (...)




                    Gino  Strada   da     Una persona alla volta



giovedì 30 giugno 2022

PENSIERI SULLA GUERRA

 


                                                           Foto di guerra a  Kharkiv



" Solo un ipocrita senza pudore o uno sprovveduto senza cervello potrà dirsi stupito : il giusto non è nient'altro che l'utile del più forte ".


            Trasimaco -  Filosofo e oratore greco ( 400 a. C. )




" All'inizio della guerra si fa una scelta : che la tua parte è buona e l'altra cattiva . Una volta che hai fatto questa scelta, non hai più bisogno di pensare : qualsiasi cosa tu faccia - non importa quanto sia orribile - è accettabile ".


            Howard  Zinn  -  Storico americano contemporaneo



lunedì 9 maggio 2022

LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA



                                               Rubens - The consequences of war ( details)




Non esiste innocenza in questa lingua

ascolta come si spezzano i discorsi

come anche qui sia guerra

diversa guerra

ma guerra - in un tempo assetato.

Per questo scrivo con riluttanza

con pochi sterpi di frase

stretti a una lingua usuale

quella di cui dispongo per chiamare

laggiù perfino il buio

che scuote le campane.




                Antonella  Anedda      da    Notti di pace occidentale



sabato 23 aprile 2022

CRONACA NELL'ANNO DELL'INVASIONE



                                                               I fantasmi di Mariupol



Un uomo spinge una carriola con un gatto spaventato e le sue cose recuperate dal palazzo distrutto. Vietata la lingua ucraina nei territori occupati, anzi liberati. Ma come si fa a parlare?


Dice :

" Ho preso il pollice freddo di mia moglie per recuperare le foto dal suo telefono però non si è sbloccato". Il giornalista tace. Compassione silenziosa o imbarazzo. - ( Ora si arruola per vendicarla). - Quando finirà il martirio? Rileggi bene: parla Serhiy Perebinys, il padre della famiglia uccisa sul ponte di Irpin: " Ho preso il pollice freddo di mia moglie per recuperare le foto del suo telefono, però non si è sbloccato. Funziona solo con le persone vive " ( 20 Marzo 2022 ) - Volevo conservare qualche foto - dice . Oppresso nella rabbia repressa. Ora si arruola per vendicarli.


Il poeta da distante compatisce, vede le immagini sul Net. Ha la lingua depressa, non sa come scrivere. Si sente oppresso. E a che servono le parole, in tempi di guerra cyber skipper ? Ma è sempre l'antico buffone, quindi canta :


Se non riesci a dormire

                          nella tua camera calma

è perché tanti ucraini

                          che si aspettavano l'alma

Europa a fianco, per dire

                          basta alla guerra alle armi

restano soli e meschini

                          con il coraggio dei baldi.

L'orco orso russo non cessa

                          e gli ucraini ci pressano

se non per intervenire

                          di rispettarne le salme.

Deboli siamo bambini

                          ebeti più che codardi.

Questa è follia ferina :

                          non si sa più cosa fare :

questa è follia puttina,

                         non si sa più dove stare.



Voce off  :

            Chto dielat'?  Qui dit mieux? - Rien ne va plus.




                      Jean - Charles Vegliante  da   L'ospite ingrato



giovedì 21 aprile 2022

NOI NON CI SAREMO...

 





                                                 " Desertum fecerunt

                             et pacem appellaverunt "



                                             ***


                              " Fecero un deserto

                                e lo chiamarono pace "



                         Publio Cornelio Tacito -  De agricola

                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

ASCOLTO SOLO IL MIO SILENZIO...

 





                                               " Ogni città riceve la sua forma

                             dal deserto a cui si oppone".



                                           Italo  Calvino

            

lunedì 11 aprile 2022

POESIE DALL' AFGHANISTAN ...

 

... per non dimenticare.





    Carla  Dazzi  - Donne afghane






io che sono così assetato e stanco forse non arriverò fino all'acqua del mare.

Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino, ma promettimi, Dio,

che non lascerai passare la primavera.

                    (  Zaher Rezai )


                                         ***

SE UN GIORNO

Se un giorno in esilio la morte deciderà di prendersi il mio corpo

chi si occuperà della mia sepoltura, chi cucirà il sudario?


In un luogo alto sia deposta la mia bara

così che il vento restituisca alla mia Patria il mio profumo.

                       ( Zaher  Rezai )


                                     ***

IL FLAUTO

Stanotte liberami dalla verità dello specchio

Chiamami, perché la notte sta per finire e l'alba è già qui

in questa spiaggia dove ho confinato me stessa

Lascia che io mi riconosca

L'inverno ha lasciato una cicatrice azzurra sulle mie spalle,

invitami alla verde stagione primaverile.

Che ne sai della paziente melodia del mio silenzio?

Fammi accordare con il flauto

L'infausto bruciare della fiamma sta scritto sulle ali della falena

Fammi andar via dalla buia moltitudine della creazione

Sono già stata condannata al tormento della segregazione

Stanotte liberami dalla verità dello specchio.

                       ( Ziagol Soltani )


                                    ***

Sono imprigionata in questo angolo

piena di malinconia e di dispiacere.


Le mie ali sono chiuse e non posso volare.

                       (  Nadia  Anjuman )


                                 ***

A voi, ragazze isolate del secolo,

condottiere silenziose sconosciute alla gente,

voi, sulle cui labbra è morto il sorriso,

voi che siete senza voce in un angolo sperduto, piegate in due,

cariche di ricordi nascosti nel mucchio dei rimpianti,

se tra i ricordi vedete un sorriso,

ditelo :

non avete più voglia di aprire le labbra,

ma magari tra le nostre lacrime e urla

ogni tanto facevate apparire

la parola meno limpida.

                         (  Nadia  Anjuman )




domenica 10 aprile 2022

DA PACEM DOMINE...

 



                       ... a questa umanità dolente e a tutti quei popoli che soffrono sotto il giogo della guerra.



                                       Amen



sabato 9 aprile 2022

INEDITI DI PIERSANTI

 


                                                  Marc Chagall  - Inverno a Vitebsk




GIORNO D'INVERNO


nevica, ma è nevischio

incerto che solo a tratti

imbianca questi colli

bassi, il mare li chiude

e orla del suo grigio azzurro,

ora sulle Cesane 

corrono i caprioli

nei luminosi campi,

il lupo affonda

le sue zampe magre

dentro il folto bianco,

gli scotani stanno curvi

sotto il gran peso,

è d'argento l'abete

alto nel cielo,

l'ava dagli occhi azzurri

è alla fonte

e con la mano nuda 

spezza il ghiaccio,

riempie la brocca d'acqua

la più fredda,

e lenta poi s'avvia

verso casa.


               Febbraio 2021



                                        ***


28  AGOSTO 1944


eravamo sui tetti,

tutto Urbino sui tetti,

e scendono dalla Cesana

i carri, grandi dieci volte

quelli dei buoi

e fitti, fitti come grandine

quando fischia e rimbalza

sui vetri e contro i coppi,

perché la gente urla

e piange e ride?

che succede ai grandi

a te d'intorno

portano bene o male

carri immensi?

e dov'era la madre,

in quale punto esatto

di quel tetto immenso

che la memoria ti spalanca

e oscura,

e le sorelle,

quella castana

che già porta i tacchi

e l'altra, la bruna,

con quella gonna bianca?


tu giochi con la figlia

del capoguardia,

non lo ricordi,

te l'hanno raccontato,

l'orso di pezza

così morbido e folto

solo se lo sfiori

quella s'arrabbia,

tu t'allontani,

fissi campi e carri,

e s'odono colpi di mitraglia,

alla seconda pineta

c'è una pattuglia,

sola e sperduta,

ma spara,

spara con la testa nascosta

dentro l'erba alta,

spara sempre,

sono fatti d'acciaio

questi tedeschi come i carri

che a loro non danno scampo


e sopra i Torricini

passa un aereo 

e vola basso,

verso Montecalvo,

dove i tedeschi

si sono trincerati


tu ti spaventi,

quel fischio era la porta,

la porta del Rifugio,

bassa e storta,

dove se entri

non sai

se riscappi


e allora piangi,

corri dalla madre,

afferri la sua gonna

e ti ci stringi

ma la sorella grande

ti consola


- la guerra s'allontana,

sopra Urbino,

sopra la nostra casa,

gli aerei non torneranno,

non torneranno mai. -


                              Luglio 2021



                                          ***


IN TEMPI OSCURI


c'è stato un tempo oscuro,

più triste e più nero 

di ogni altro,

i vecchi di una volta

che sempre raccontavano

le storie,

mai,

mai m'hanno detto 

d'un male più grande

- così parla l'Antico -

e i giovani morivano

schiantati tra gli spini,

e Berto di Che' Spasso

una pallottola gli spaccò

l'elmetto sulla tempia,

Giovanni di Che' Mandorlo

passò gli spini

ma una baionetta

tedesca gli sparse

sangue e budelli

sotto la cinta,

e gente

della tua razza

è lì caduta

in quei posti di pietre

così lontani,

uno forse è saltato

sulle mine,

l'altro non l'hanno mai

ritrovato

e non si sa niente


e dopo,

dopo era anche peggio,

tornavano dal fronte

bianchi bianchi

come cenci

con la tosse

e il catarro,

le donne li asciugavano

coi panni,

e anche loro bianche,

bianche come cenci,

nel respiro di quelli

c'era il male,

dopo prendeva i vecchi

e i bambini,

su, al cimitero

non si faceva in tempo

a scavare le fosse


- un tempo come quello

Antico oggi è tornato -

no, nessun filo spinato

dove schiantarsi

ma è ancora

il respiro,

il respiro fraterno

la minaccia

tu stai alla ringhiera

e guardi il mare,

passano sullo schermo

i cortei dell'assurdo,

filosofi famosi

li hanno benedetti

e la nebbia risale,

una bruma scura

immensa e sconfinata,

oceani e continenti

tutti li sommerge,

tormenti con le dita

le foglie del lentisco

così limpide e lievi,

inverno che procede

li cerchia

e minaccia,

tu guardi verso il mare,

appena lo intravedi.


                              Novembre 2021




                Umberto Piersanti  Inediti  da    " I luoghi persi"



mercoledì 6 aprile 2022

A OGNUNO LA SUA GUERRA ...

 

.... che prima o poi ci aspetta tutti al varco col suo carico di sofferenza, di crudeltà e di morte che sono sempre gli stessi...



                                                              Dalla guerra in Afghanistan



Dopo lo sdegno, il pianto, lo spavento

del cielo e della terra

dopo le parole solidali, le promesse

di bocche ben nutrite

il mondo sta a guardare. Dopo il pianto

la rabbia nel dolore

dopo i bambini separati

e persi, dopo gli andati, dopo

chi è rimasto, si domanda il da farsi

l'occidente. Dopo l'ultimo volo del ragazzo

che avrebbe avuto la vita davanti

e l'ha lasciata indietro

a precipizio caduta dall'ala

come cencio nel vento.



                                                  ***


Popolo in fuga non ha

terra promessa. Dopo l'assalto

e dopo la caduta

sotto i colpi precisi del terrore

dopo lo scempio a strappo delle viscere

resta un avanzo molle

alla resa dei conti.

Dopo aver detto

ciò che si doveva a questa parte

il cuore spaesato, fuorimondo

guarda se stesso incerto

per il tempo scaduto.



                                          ***


Le cene si spartiscono la Terra

meglio davanti al mare

sotto un cielo velato come donne afghane.

Una tovaglia a scacchi per il pane

sul tavolo, un sorso per la vita

e per la morte. Tocca a chi tocca

la prima mossa.



                                                ***


Di venerdì raccolta la preghiera

come non fosse guerra, occupazione.

Religioso silenzio genuflesso

dei mitra. Dopo gli spari al cielo

e sulla folla, dopo la scia di sangue

sulle nuvole. Dopo la dispersione

dei ventiquattro mesi di Malika

ricomposti contati gli avanzi

con l'aiuto di dio.



        Maria Gabriella Canfarelli  da   I giorni dopo ( Dalla raccolta inedita  " Dalla fossa terrestre " )



giovedì 17 marzo 2022

FRA LA MORTE E LA VITA...

 


                                                                  Bambino in guerra




Così a volte succede che nel buio

si insanguini un volto, una mano

ci implori, così c'è

chi ignora e chi invece ha nel cuore

la comunione dei vivi e dei morti.


( Quare tristis )


                                              ***


Fra l'età in cui si muore

giovani eroicamente

e l'altra, quella in cui la morte è

l'infinito splendore 

del poco, la gloria del niente,

spolparsi da sé della vita, piano, una mattina

dopo l'altra di sole


c'è questa in cui si muore,

si muore e basta, senza scandalo, da vivi.


( Poesie disperse e d'occasione )


                                         ***


Non sono bandiere queste bandiere,

vedi che invece di ferite e ustioni

hanno fiori alle finestre, ai balconi

le case. Da infinite primavere


la giostra , qui, s'è fermata, i padroni

l'hanno portata altrove. Ma di sere così,

di notti come quelle, nere

fino all'occlusione, marce di tuoni,


tu sai che affanno e con che artigli preme

il semplice cuore. La verità

è che nessuna guerra è mai finita,


che la stessissima ferita geme

per sempre, che solo chi non ne ha

può scacciare i ricordi della vita.


( Ogni terzo pensiero )



                              Giovanni  Raboni



mercoledì 16 marzo 2022

O DIO, SALVA LA NOSTRA UCRAINA !



                                                                     Mykola Lysenko



Nel 1885 fu composta per il testo da Oleksandr Konysky e da Mykola Lysenko per la musica.

Una preghiera per l' Ucraina, spesso eseguita nelle chiese, sia cattoliche che ortodosse.



" O Dio grande e unico,

salva la nostra Ucraina !

Spargi libertà e luce

per lei con i tuoi raggi,

e con la luce del sapere

illumina noi, tuoi figli!

Facci crescere sempre più

in puro amore...


Ti preghiamo, o Dio unico,

salva la nostra Ucraina!

Rivolgi al tuo popolo

tutte le tue benedizioni;

dacci libertà... dacci saggezza..

Dacci la felicità che nasce da un mondo buono:

dai tutto questo - o Dio - al tuo popolo.


E un augurio di lunga vita! "



Trad . di frida.


Sembra una beffa del destino questo Inno negli attuali giorni di mancanza di ogni forma di luce, ma io voglio credere alla forza e al coraggio del popolo ucraino e augurare sì... lunga vita (  e che resti la memoria di chi  - questa vita - ha scelto di sacrificarla per la propria Patria e per la Libertà dei suoi Figli ).


                                       f.



RIFLESSIONI SULLA GUERRA IN UCRAINA

 


                                                    Kiev bombardata dalle truppe russe




(...) La poesia come ultimo rifugio dell'umanità minacciata nella sua essenza è un'impostazione altamente evocativa, in quanto ricorda i celebri poeti - soldati della prima guerra mondiale, che negli stessi mesi di cento anni fa scrivevano le loro profonde testimonianze dal fronte. Proprio a partire dal Novecento, segnato dai due sanguinosi conflitti mondiali, la guerra viene percepita come un'immane tragedia universale, un massacro inutile, un orrore assurdo e senza alcuna giustificazione. E' davvero drammatico che le immagini che i combattenti descrivono e che i media giornalmente e puntualmente ci propongono siano gli stessi simboli della distruzione e della morte di cento anni fa : città sventrate, razzi, missili, carri armati, fosse comuni.

Nelle poesie scritte sotto il fuoco dei lanciamissili Grad si ritrovano paradossalmente le reminiscenze di G. Apollinaire e di G. Ungaretti. E anche se " la colomba pugnalata " ( "La colombe poignardée et le jet d'eau ", da Caligrammes, 1918 di Apollinaire )diventa una "quaglia " abitante delle steppe ucraine avvolte e divorate dalle fiamme, i combattenti ucraini continuano a credere "in un paese innocente" ( Girovago, 1918, Ungaretti ) e di " scontare la morte vivendo " ( " Sono una creatura " 1916, Ungaretti ),mentre nel contempo  continuano una drammatica riflessione universale sull'umanità nella situazione disumana ( " odio questo lavoro ma amo la libertà " ( da  il Diario di Semusal " Ottobre 2014 ).



                                   Tratto  da     Limes ( Rivista di Geopolitica )




UNA POESIA DI ZHADAN

 


        Soldati in Ucraina





Serhij Zhadan è uno scrittore molto conosciuto in Ucraina : non ha combattuto, ma ha visitato le zone di guerra, restando comunque molto coinvolto emotivamente in quanto abitante di Kharkiv, città ucraina di confine. Le sue poesie trascendono la dimensione umana per trasformarsi in un'interrogazione metafisica sulla sorte dell'intera nazione in guerra. E' particolarmente evocativo il dialogo con un'immaginario cappellano  militare che non riesce più né a confessare né consolare le anime delle vittime civili della guerra.









- Da dove vieni, stormo di uccelli neri?

-Noi, cappellano, siamo abitanti di una città che non c'è.


Siamo arrivati qui portando la schiavitù e la stanchezza.

Di' ai tuoi che non è rimasto più nessuno a cui sparare.

La nostra città era di pietra e di ferro.


Ora ciascuno di noi parte con una sola valigia

e in ogni valigia c'è la cenere raccolta sotto il mirino.


Persino i nostri sogni sanno di bruciato.

Le donne nella nostra società erano fragorose e spensierate,


le loro dita di notte toccavano l'infinito.

Le sorgenti nella città erano profonde come vene,

le chiese erano spaziose. Siamo stati noi stessi a bruciarle.

Meglio di tutto racconteranno di noi pietre tombali.


Potresti semplicemente parlarci?

Donaci il tuo amore, stringi pure la morsa.


Giacché sei stato ammaestrato a confessare e a dare la comunione.


Raccontaci perché la nostra città è stata bruciata.


Dicci almeno che non è stata una cosa intenzionale;

dicci almeno che i colpevoli saranno puniti.


Dicci almeno qualcosa in più di quello che dicono i telegiornali.


- D' accordo, vi posso raccontare cosa vuol dire la perdita.


Naturalmente tutti i colpevoli saranno castigati.


Lo saranno anche gli innocenti

e persino quelli che non hanno nulla a che fare con tutto questo.


Perché proprio voi siete stati trascinati dall'ondata nera?

Avreste dovuto leggere più diligentemente i libri dei profeti.

Avreste dovuto schivare le trappole dell'inferno.

Ma più importante per un laico è non vedere l'atto nel simbolo della fede.


Vi ricordate cosa dicono i profeti del dolore e della pazienza,

degli uccelli che cadono sulle città come le pietre?

E' proprio da quel momento che cominciano le perdite vere.

Alla fine le cose vanno proprio male, meglio non parlarne neanche.


Che differenza c'è tra di noi? Quella come tra le consonanti e le vocali.

Tutti sono pronti ad accettare la morte se non li tocca di persona.

Nessuno mai in questa vita sfuggirà al castigo :

lo dico sempre ai miei quando non ho nient'altro da dire.


Non so nulla sull'inesorabilità dell' espiazione.

Non so dove adesso potete vivere e come dovete fare.

Parlo delle cose che sono proprie di tutti gli uomini.

Se solo sapeste quanto siamo stati sventurati!



                  Serhij  Zhadan     Trad . di Oleva Ponomareva