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sabato 29 giugno 2024

L' ESTATE DI UMBERTO

 


                                                               Tutto si muove lietamente...



La tipica poesia narrativa di Umberto Saba assume - in questa lirica - un accento più astratto, quasi metafisico. Tutto sfolgora in un luccichìo e l'essenza è da rintracciare in una fosforescenza di luce dorata. Il poeta in " Principio d'estate" non ci descrive un paesaggio, ma una " metamorfosi di felicità ", una gioia che non è intaccata né ammaccata da quello che egli chiama " doloroso amore", cioè la ferita originaria di essere uomo con la sua crisi di inabilità del mondo. Tornano anche qui - come altrove - le immagini  care al poeta: il mare e la riva di Trieste , città " dalla scontrosa grazia", ma in una versione più trascendentale che lo avvicinano ai grandi poeti dell' Ermetismo.





PRINCIPIO  D'ESTATE


Dolore, dove sei? Qui

non ti vedo;

ogni     apparenza    t'è

contraria. Il sole

indora la città, brilla

nel mare.

D'ogni   sorta   veicoli

alla riva 

portano   in   giro

qualcosa o qualcuno.

Tutto    si    muove 

lietamente, come

tutto fosse di esistere

felice.




                              Umberto  Saba  da   Tutte le poesie



mercoledì 2 marzo 2022

LA GUERRA RACCONTATA DA POETI ITALIANI

 


                                                      Viventi siam rimasti noi e nulla più...





MARCIA NOTTURNA


Con le lanterne del tempo di guerra

si procede, e la luna ha un tenue velo,

tutte le chiare stelle ardono in cielo.

Oh, spegnete quei lumi - uomini- in terra!

Presso, nel mare, quell'argenteo gelo

trema, e ci segue. Ebbri di sonno, stanchi

di querelarsi e di cantare, i fanti

tornano sotto un luminoso cielo,

lungo il golfo che a me ricorda quello

dove nacqui, che a notte ha il tuo sorriso

malinconico, l'aria del tuo viso.

Così che intorno io mi ritrovi il bello

lasciato quando qui venni a marciare,

e i sonni dell'infanzia a ritrovare.


                                 ( Umberto Saba )



                                            ***


SAN MARTINO DEL CARSO


Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro.


Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto.


M nel cuore

nessuna croce manca.


E' il mio cuore

il paese più straziato.


                                   ( Giuseppe  Ungaretti )



                                                   ***


FORSE IL TEMPO DEL SANGUE


Forse il tempo del sangue ritornerà.

Uomini ci sono che debbono essere uccisi.

Padri che debbono essere derisi.

Luoghi da profanare bestemmie da proferire

incendi da fissare delitti da benedire.

Ma più c'è da tornare a un'altra pazienza

alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza

nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.

Al partito che bisogna prendere e fare.

Cercare i nostri eguali osare riconoscerli

lasciare che ci giudichino guidare essere guidati

con loro volere il bene fare con  loro il male

e il bene la realtà servire negare mutare.


                                      (  Franco Fortini )



                                                ***


VIATICO


O ferito laggiù nel valloncello,

tanto invocasti 

se tre compagni interi

cadder per te che quasi più non eri.

Tra melma e sangue

tronco senza gambe

e il tuo lamento ancora,

pietà di noi rimasti

a rantolarci e non ha fine l'ora,

affretta l'agonia,

tu puoi finire,

e nel conforto ti sia

nella demenza che non sa impazzire,

mentre sosta il momento

il sonno sul cervello,

lasciaci in silenzio

grazie, fratello.


                                    (  Clemente  Rebora )



                                              ***


UOMO DEL MIO TEMPO


Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t'ho visto - dentro il carro di fuoco - alle forche

alle ruote di tortura. T'ho viso : eri tu

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all'altro fratello

" Andiamo ai campi". E quell'eco, fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue.

Salite dalla terra, dimenticate i padri :

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.


                                         (  Salvatore  Quasimodo )



mercoledì 10 giugno 2020

IL CANZONIERE DI SABA




                                                      Amai la verità che giace al fondo...



AMAI

 Amai trite parole che uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.


                                        ***

In fondo all' Adriatico selvaggio
si apriva un porto alla tua infanzia. Navi
verso lontano partivano. Bianco,
in cima al verde sovrastante colle,
dagli spalti l'antico forte, un fumo
usciva dopo un lampo e un rombo. Immenso
l'accoglieva l'azzurro, lo sperdeva
nella volta celeste. Rispondeva
guerriera nave al saluto, ancorata
al largo della tua casa che aveva
in capo al molo una rosa, la rosa
dei venti.

Era un piccolo porto, era una porta
aperta ai sogni.


                                            ***

PALLA D' ORO

Con le ali tese e il becco aperto a volte
egli prfino mi sfida... Non vede
sé, come vedo me stesso. Ed in questo 
non vedersi è la sua felicità.

Moto perpetuo non si ferma un breve
momento. Verdi radicchi, altri uccelli
che nutre involontario, il  suo panico,
sempre ha qualcosa da fare e la cosa
che fa lo prende interamente. In canto
( sia gioia o pena ) in trilli si diffonde.
Se Ciu lo chiami, il chiamato risponde.

Viene lenta la sera. Lentamente
tace, si gonfia. Fiducioso al sonno
si chiude, e in sé, come una palla d'oro.




                             Umberto Saba  da    Il Canzoniere


                                         

lunedì 23 dicembre 2019

BUON NATALE ...

 
 
 

                                A voi, che per scelta o per ventura,
                                 vi trovate a transitare qui !


                                               frida



QUI NON è IL LOCO UMIL...

Qui non è il loco umil, né le pietose
braccia della gran Madre, né i pastori,
né del pietoso vecchio i dolci amori,
né l'angeliche voci alte e gioiose,

né dei re sapienti le pompose
offerte, fatte con soavi ardori,
ma ci sei Tu, che Te medesmo onori,
Signor, cagion di tutte l'altre cose.

So che quel vero che nascesti Dio
sei qui, né invidio altrui, ma ben pietade
ho sol di me, non ch'io giungessi tardo;

non è il tempo infelice, ma son io
misera, che per fede ancor non ardo
come essi per vederTi in quella etade.


                                Vittoria  Colonna


                                             ***

I BANDITI

Incappucciati, foschi, a passo lento,
tre banditi scendevano la strada
deserta e grigia, tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d'argento.

Non rumore di mandrie, o voci, il vento
agitava per l'algida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.

O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza udirne le campane.

E mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e all'allegria
del ceppo, nelle lor case lontane.


                                        Sebastiano  Satta


                                                  ***

NELLA NOTTE DI NATALE

Io scrivo nella mia dolce stanzetta,

d'una candela al tenue chiarore,
ed una forza indomita d'amore
muove la stanca mano che s'affretta.

Come debole e dolce il suon dell'ore !

Forse il bene invocato oggi m'aspetta.
Una serenità quasi perfetta
calma i battiti ardenti del mio cuore.

Notte fredda e stella di Natale,
sai tu dirmi la fonte ove zampilla
improvvisa la mia speranza buona?

E' forse il sogno di Gesù che brilla
nell'anima dolente e immortale
del giovane che ama, che perdona ?


                             Umberto Saba


                    Natale in poesia ( Antologia dal IV al XX  secolo )


martedì 13 novembre 2018

LA MALINCONIA COME DONO




                                                      Melanconia mi fu sempre compagna…


(…)Per riconoscersi in una filosofia e in uno stile di vita autunnale
      occorre - era inevitabile e già evocato - confrontarsi con la
      parola e il concetto più autunnale che ci sia :il sentimento della
      malinconia.
      "Malinconia: cura secreta e fervore solitario".
       L'autunno ne è l'artefice. Così , evocando autunni senza
       stagione, Umberto Saba attribuisce a tale stato d'animo
      diffuso tanto un valore consolatorio e curativo, quanto
      un'energia all'apparenza inspiegabile. In quel " fervore " della
      parola che  rioffre vigore e passione a colei o a colui che sono
     stati ritenuti sbrigativamente depressi.Da chi non sappia vedere
     altro che tristezza nella malinconia.

     "Malinconia amorosa
     della mia vita,
     prima del cuore e ultima ferita;
     chi a cogliere i tuoi frutti
     ama l'ombre calanti, i luoghi oscuri,
     lento cammina, va rasente i muri,
     non vede quello che vedono tutti,
     e quello che nessuno vede - adora."

     E' questa la malinconia del poeta, della quale non può fare a
     meno e che gli offre senso e scopo di vivere.E' ben più pervasiva
     di quella offertaci da un oggetto d'amore insensibile e
     indifferente al richiamo. Quel che il poeta " adora ", e altri non
     possono vedere, rende questo sentire, così autunnale ( con i suoi
     raccolti, le sue ombre calanti, le sue oscurità nascenti), la fonte
     di schive e taciturne - quasi selvatiche - felicità. Il poeta oscilla
     fra lo strazio e l'eccitazione di sentirsi privilegiato e di poter
     custodire un sentimento autunnale che sa trasformare in
     luminosa occasione.

    " Melanconia mi fu sempre compagna.
     Ebbi solo da lei mie tante care
     gioie; quel bello m'ha fatto amare
     che le mie ciglia di lacrime bagna ".

     L'autunno risveglia -in totale innocenza - le malinconie.
     Né quei fantasmi che l'apparire delle foglie può più tentare di
     nascondere. Pochi giorni prima ancora nascosti, invisibili o
     celebrati secondo tradizioni dove la malinconia si trasforma in
     arte e bellezza. In centinaia di canzoni lontane di cui non è
     rimasta traccia, in altre recenti ascoltabili in lingue ignote.
     Colonne sonore - alcune - di film le cui trame raccontano di
     amori finiti, di addii, e - ancora una volta - di vecchiaie solitarie
     o di coppia, di occasioni perdute, di irrimediabili congedi. Dove
     gli sfondi sono tramonti, viali sfolgoranti, lande desolate. L'
    autunno ci offre i suoi scontati e appaganti chiché,il suo compito
    è garantirci quanto da questa stagione ci aspettiamo. Corredati
    da malinconie, lacrime e mestizie. E' tutto ciò che gli chiediamo,
    perché ci aiuti a scoprirne i volti all'insegna di catarsi e di
    purificazioni non concepibili in altri tempi dell'anno. Così come
    domandiamo al tempo del primo foliage* di sancire il ritorno
    della gioia, delle avventure di ogni sorta, di lasciare le fioriture
    il compito ad aprile, a maggio e a giugno di offrirci piaceri e
    istanti di pura felicità, nel corso di un tempo che - se non colto
    a dovere - almeno ci prepara all'attesa dell'estate. Ed è 
    considerato fuori luogo e fuori tempo chi non abbia smesso di
    ascoltare le canzoni di Prévert, Brel, Bob Dylan o di Francesco
    Guccini…
    I foliage ci chiedono di essere vissuti all'insegna dell'idea di
    un tempo più indeterminato, dilatato e complesso rispetto a
    quelli primaverili: sia nei giorni in cui si manifesta, sia prima di
    questi e dopo di essi. Giorni che possono restituirci- siano
    primaverili, estivi o invernali- momenti nei quali l'animo nostro
    pare riscattare una nobiltà che pareva dimenticata . (…)


    Duccio Demetrio  da   Foliage  ( Vagabondare in autunno )

*  L'origine della parola è inglese e come tale obbedisce alle regole
    previste dalla pronuncia di questa lingua. A lungo la si è
    impiegata per designare genericamente " il fogliame". Ma
    poiché il nome americano dell'autunno è " fall ", negli U.S.A e
    in Canada ormai è volto ad indicare il tempo  della caduta delle
    foglie..
    Si tratta di quel " leaves fall " che in tali paesi assume tutti i
    caratteri di un fenomeno spettacolare, quasi ignoto per la sua
    vastità e peculiarità in altri continenti.



                                            frida
                         

domenica 28 ottobre 2018

L' AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 6



30 Giugno 1953

Da Umberto Saba a Elsa Morante

(…) Cara Elsa,,
       ho letto il tuo raccontino. Mi è piaciuto, e non mi ha annoiato
       mai, nemmeno un momento. Ma non è di letteratura che volevo
       parlarti. Tu non ti sei identificata affatto ( come credi ) al
       fanciullo Andrea, ti sei identificata - e profondamente - alla
       madre siciliana. E' in questo eterno rapporto tra la madre e il
       fanciullo che devi cercarti; ( almeno in quello che scrivi ) e
       devi cercarti dalla parte della madre.La tua nostalgia di essere
       un ragazzo è - in realtà - la nostalgia di non aver messo al
       mondo un ragazzo: lo cerchi nell'arte perché non l'hai voluto
       nella sua fisicità. Non vuol dire - cara amica: tutte le vite sono,
       in un senso o nell'altro, delle vite mancate: l'arte è lì per
       soccorrere a queste mancanze. Se non ci fossero, l'arte non
       avrebbe senso: non corrisponderebbe più a un bisogno.
       Sei molto umana in quello che scrivi, almeno in quel poco che
       ho letto di te. Ti ringrazio di avermi regalato- segnalato " Lo
       scialle andaluso " ( Giuditta ) e ti saluto affettuosamente
       insieme ad Alberto.
       Tuo

                                   Saba  (…)

 Lettere  di e a Elsa Morante  da  L'amata ( a cura di Daniele Morante )