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domenica 12 dicembre 2021

ALTISSIMA MISERIA

 


                                                           Miseria creatrice dell'universo...





La miseria creatrice di moltitudini,

di grandezze. La miseria del Paradiso.

La miseria creatrice dell'universo.

Misero e perso Dio, ti accolgo,

ti restituisco il dono della creazione

e soffiando ti do sostanza.

Soffia la miseria perfetta di me,

il mio essere tutta in pochi passi.


Sia questa la verginità, la beatitudine,

il frutto del seno. Un dono misero.

Sia pochi passi e piccoli piedi. Ave

Maria. Ave misura di miseria

come l'onda del mare. Ave immenso,

spiegato da un misero zero, da un 

misero divino. Misera misura

della grandezza. Miseria creatrice

dell'universo. Amen.




                Claudia Di Palma    da    Altissima miseria



domenica 17 ottobre 2021

GLI ATTI DI NASCITA DI CLAUDIA

 


                                                              L' amore lo lascio ai posteri...




Se ora dormissi, almeno per un po';

mi separerei dal mondo, toglierei da me

la tua figura, resterei sola nel buio.

Non posso.

Sono ciò che vedo, il volto dove mi incastro.

Devo tenere gli occhi aperti per essere, devo

guardarmi incessantemente.

Poi tu chiudi le imposte, sciogli le lenzuola,

e io ci provo a calare il sipario,

a respirare profondamente

- si chiama respirazione diaframmatica

questa cosa che io provo a fare,

questa marea - sul tuo guanciale.



                                         ***


La parola è un chiodo.

Il verbo che tu incarnavi ti tolse

di mezzo scavandoti piano.

Riconobbi il tuo volto dal vuoto

che vi cresceva rigoglioso al centro.

Da lì tu mi guardavi senza mai

sciogliermi, mi lasciavi ai miei giorni

grossolani; io mi dimenavo 

con cose di scarso valore, monili

d'argento, e tu, tutto miseria e vento,

non ti offendevi, dissanguavi in croce.



                                                ***


Aspiravo alla grazia:

un involucro superfluo,

il trucco sul volto di una donna,

il rossetto sbavato sulle labbra.

Così immaginavo Dio, così lo sognavo.

E la mia preghiera era guardare,

provare a vestirmi sul nulla,

provare a compormi, e poi

raccogliere gli avanzi, decifrare il mio nome.



                                           ***


Mi hanno detto che non sono capace,

mi hanno convinto, 

un po' come si convince Dio,

con la preghiera, con la ripetizione.

Anche Lui ci ha creduto

e poi ha scoperto che non era vero,

che era capace come tutti di morire.



                                                ***


Un impasto di farina e acqua

lievita sul tuo petto,

scalcia, esplode, poi ti lascia sola.

Ripeti a memoria il rituale delle madri,

l'eterno che ti sventra, il tempo

che cade giù dalle tue viscere

e inizia con un pianto la conta dei respiri.



                                               ***


L' amore lo lascio ai posteri.

Io mi contento dello svanire,

delle rovine. Veglio sul morto,

sulla sua pelle scarna di luce.

A terra i cocci dell'ombra

sono ciò che resta

del suo guardaroba.



                                                ***


Il tuo  volto è una chiesa,

un'assemblea di detriti che cantano

la melodia delle mosche.

Ed io con le mani nel sacco, scarto

dopo scarto, sgrano il rosario

e prego.




                                Claudia  Di Palma   da   Atti di nascita



venerdì 3 febbraio 2017

ALTISSIMA MISERIA



Sono incinta dell'evento,
di ciò che è a venire.
E mi fido, spalanco il grembo
e gli occhi a ciò che sarà figura
- adesso è ancora buio.
Adesso è l'alba, il gesto annuncia.
E io cammino sicura
con le mie membra di spavento.

Ti gonfi come un temporale
e la tua doglia è rassicurante
tuono, gioia che ti cresce dentro
con la voglia di venire fuori.
La vita si apre, si snoda dal tuo
gomito stretto, cade, si sbuccia,
sembra matura come una parola nuova
sulle labbra appena increspate,
le tue labbra spoglie e diroccate.
Ogni parto è un trapasso,
non ti riempie ma ti fora la parola.

Eterna gola di gloria: parola
appena giunta sul molo, appiedata -
ma con piedi di polvere - dopo onde
e naufragi, sempre rediviva, ti
lascio incensita  - e per questo divina.
Forse frutto del seno del mare che
sempre materno si gonfia e si svuota,
segno perennemente varcato.
Ti leggo come fossi scrittura postera.


      Claudia Di Palma   da     Altissima miseria