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giovedì 26 giugno 2025

LA MELANCOLIA DI JULIO

 



                                       Ho bisogno di questo zucchero verde, di tonda allegria...





CERCO LA TUA SOMMA


Cerco la tua somma, il bordo del bicchiere

in cui il vino si fa luna e specchio.

Cerco quella linea che fa tremare un uomo

nella sala di un museo.

E poi ti voglio bene, nel tempo e nel freddo.



                                                   ***


LA TUA MANO.


Guarda, non chiedo molto,

solamente la tua mano, tenerla

come una piccola rana che così dorme contenta.

Io ho bisogno di questa porta che aprivi

perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto

di zucchero verde, di tonda allegria.

Non mi presti la tua mano questa notte

di fine d' anno, di civette rauche ?

Tu per ragioni tecniche non puoi.

Allora

io la tesso nell' aria, ordendo ogni dito,

e la pesca setosa della palma

e il dorso, questo paese d' alberi azzurri.

Così la prendo, così la sostengo, come

se da ciò dipendesse

moltissimo del mondo,

il succedersi delle stagioni,

il canto dei galli, l' amore degli uomini.



                                                     ***


NON TI ANNOIERO ' PIU' CON LE POESIE


Non ti annoierò più con le poesie.

Diciamo che ti ho detto

nuvole, forbici, aquiloni, matite

e forse tu non hai mai

sorriso.



                                                  ***


ORA SCRIVO DI UCCELLI


Ora scrivo uccelli.

Non li vedo arrivare, non li scelgo,

di colpo eccoli lì , sono questo,

uno stormo di parole,

scendono

una

ad

una

sui fili della pagina,

pigolano, beccano, grandine di ali

e io non ho pane per loro, soltanto

li lascio venire. A volte

io sono quell' albero

a volte

l' amore.



                                                   ***


BOLERO


In piedi davanti allo specchio s' interrogano

ognuno se stesso

non più guardandosi tra di loro,

non più nudi l' uno per l' altro.


Ho smesso di amarti, amore mio.




                                  Julio  Cortazar   Trad. Milton Fernandez




sabato 19 febbraio 2022

HISTORIA DE UN AMOR POR JULIO

 



           Non voglio che tu abbia una forma...






TI AMO

Ti amo per le ciglia, per i capelli, ti dibatto nei corridoi bianchissimi
dove si giocano le fonti delle luci,
ti discuto a ogni nome, ti svelo con delicatezza di cicatrice,
ti vado mettendo sulla testa ceneri di lampo e nastri che nella pioggia
dormivano.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia precisamente ciò che
viene dietro la tua mano,
perché l'acqua, considera l'acqua, e i leoni quando si dissolvono nello
zucchero della favola,
e i gesti, questa architettura del nulla,
che accendono le loro lampade a metà dell'incontro.
Tutta mattina è la lavagna dove ti invento e ti disegno,
pronto a cancellarti, così non sei, neppure con questi capelli lisciati,
questo sorriso.
Cerco la tua somma, il bordo della coppa
dove il vino è anche la luna e lo specchio,
cerco questa linea che fa tremare un uomo in una galleria di museo.
Per di più ti amo, e fa tempo freddo.





Julio  Cortàzar



sabato 7 marzo 2020

LE RAGIONI DELLA COLLERA DI JULIO 1



                    
                              Come vorrei riscattare questo dolore di Buenos Aires...



AFTER SUCH PLEASURES

Questa notte, cercando la tua bocca in un'altra bocca,
quasi credendoci, perchè così da cieco è questo fiume
che mi tira alle donne e mi sommerge fra le sue palpebre,
che tristezza nuotare alla fine verso la sponda del sopore
sapendo che il piacere è questo ignobile schiavo
che accetta le false monetee le fa circolare sorridendo.


Dimenticata  purezza, come vorrei riscattare
questo dolore di Buenos Aires, questa
attesa senza paura nè speranza.
Solo nella mia casa aperta sopra il porto
un'altra volta ancora cominciasti ad amarti,
un'altra volta ancora trovarti al caffè della mattina
senza che tante cose irrinunciabili
siano state.
E non dover ricordare questa dimenticanza
che sale per niente, per cancellare dalla lavagna i tuoi pupazzetti
e non lasciarmi che una finestra destellata.


                                                ***

LE TARME

Affrettati a fissarti dentro di me
se il tuo viso ti importa, e il tuo cappello.
Tu non sai che pericolo, che galoppo di mare
a rovescio corre ad annegarti. 
Ogni paesaggio, ogni nuovo viso
è una sgubbia che incide le tue guance,
ogni nome
cade sopra il tuo nome come un'acquila morta.
Sei l'annegata della Senna, come salvarti
se le donne di Picasso ti corrodono con liquide carezze
e al mattino ti penso e sei un'altra
anche se inseguo assetato il tuo viso
nei cassetti cercandoti e in ritratti
abbandonati a una piccola, inutile
notte di pioggia fra queste mie mani.
Non ti lasciar distruggere,
non cedermi questa vittoria facile..
Io lotto come un albero,
però tu sei l'uccello lassù in cima :
che posso fargli, al vento che mi ruba il tuo canto
se tu gli dai le ali!


                                             ***

HAPPY NEW YEAR

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perchè vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine d'anno, di civette rauche?
Tu, per ragioni tecniche, non puoi. Allora
io la tesso nell'aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d'alberi azzurri.
Così la prendo, così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l'amore degli uomini.


                                           ***

IL FUTURO

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada, non nel murmure che sgorga di notte
dai pali che la illuminano, neppure nel gesto
di scegliere il menù, o nel sorriso
che alleggerisce il " tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e negli arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero del telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
 Mi infurierò - amore mio - e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci, all'angolo
della strada mi fermerò, a quell'angolo a cui non svolterai,

e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti tetengo,
nè là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.


                                              ***

HIC ET NUC

La nobiltà, le grandi parole, come stanno male
a questa tenerezza senza guance da toccare,
e questa lingua senza labbra da capire.
Si avvilisce un amore così che rimbalza sulle pareti della stanza
o sta cadendo a pezzi di parole, questo.

E' inutile l'arguzia e inutile la speranza
noi siamo la previsione,
gli occhi e la bocca orientati al vento. A che mi serve
ciò che è stato, la soave cronaca?
Sempre andrò crecandoti nell'oggi
di questa città, a quest'ora.
Se mi volto, oh Lot, sei il sale
dove la sete mi si rompe a pezzi.

Guarda di che vivo, di quali sostanze,
ma non compassionarmi, andandotene così
ancora di più.



                        Julio  Cortàzar      da     Le ragioni della colle


LE RAGIONI DELLA COLLERA DI JULIO 2




SE DEVO VIVERE

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell'opulenza
si alzi il ramo secco della tosse, che latra
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita
mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.
Non imparerò per questo a meglio amarti,
però sloggiato dalla felicità
saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.

Questo voglio capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina dell'architrave
perchè colui che si ripara sotto il portale comprenda
la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l'aroma
del pane che passa la sua mano bruna per la fessura.

Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall'altro,
da questa avversità che assumo, nascerà adesso
lo sguardo che alla fine ti meriti.


                                       ***

GLI AMANTI

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro, si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lamiscono
l'umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d'occhi.

Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che fra lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno che
mentre rotolano nell'amara arena
che è loro, c'è una pausa nell'opera del nulla,
e che il tigre è un giardiniere che gioca.

Albeggia nei carri dell'immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il mistero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.


                                         *** 


L'AMANTE

Sei la benvenuta,
la pietra originale dell'allegria,
la danza assorta della statua
che gli uccelli sentono e disperdono.

Quando nella sua coscia rossa i denti si slacciano
al primo mezzogiorno della terra,
fare il tuo nome è il sapore della malagranata.

Il tuo cuore inventa le mappe colorate,
nei tuoi occhi si hamacano i globi della domenica,
e quando sei in me
la notte si apre il petto,
astrosangue cala fino ai tuoi capelli,
al tuo nome, alla tua violenza.

Questa infinita sete, berti, disseccarti,
cisterna di allegria, sperpero del grido
che le labbra annegano in delirio.

Chi inventò il futuro,
la sua macchina di sale, la sua rosa vuota.
Questa pelle delle palpebre mi separa dal mondo
però tu stai in lui, e più dentro vivi.


                                             ***


DON JUAN

Le dolci ricompense notturne,
il cieco incontro che dissangua le braccia, i gemiti
e il verde albeggiare della gioia, la caduta
nel clamore della corsa senza arrivo,
e l'estricarsi tiepido, il gesto
della carezza che prolunga nell'omero il suo piccolo leopardo.

Dò tutto questo in cambio del desiderio.


                                            ***

AFTERMATH

Dimmi perchè ancora ti desidero, perchè il tuo nome io ritorno
come l'ascia alla piaga in un'amara visione di mezzanotte,
accanto a un campo funerario dove le larve moltiplicano
umide bave, inventario interminabile di inettitudini;
dimmi da questo nulla dove adesso ti trinceri, dimmi
perchè mi basta comporre un meccanismo elementare di sillabe;
nel germoglio della nebbia fare il numero del tuo nome
perchè solitariamente
mi pieghi la speranza di una piccola migrazione di dita nei miei capelli,
di una fragranza dove abita il muschio.



                      Julio  Cortàzar   da    Le ragioni della collera

sabato 5 ottobre 2019

LETTERA D' AMORE

 
 
 
                               
                                   Lettera d'amore    Jan  Vermeer
                                              
                                  " Mi tormenta il tuo amore
                                   che non mi serve da ponte,
                                   perché un ponte non si regge
                                   da un solo lato ".


                                         Julio  Cortàzar        



martedì 19 dicembre 2017

LE RAGIONI DELLA COLLERA

 
 

                                      Che distruggerai con un solo palpebrìo...



INCARICO

Non mi dar tregua. Non perdonarmi mai.
Fustigami nel sangue, che ogni cosa crudele sia che tu ritorni.
Non mi lasciar dormire, non darmi pace.
Allora conquisterò il mio regno,
nascerò lentamente.
Non mi perdere come una musica facile, non essere né carezza, né guanto;
intagliami come una selce, dispérami.
Conserva il tuo amore umano, il tuo sorriso, i tuoi capelli. Dalli pure.
Vieni da me con la tua collera secca, di fosforo e squame.
Grida. Vomitami arena nella bocca, rompimi le fauci.
Non mi importa ignorarti in pieno giorno,
sapere che tu giochi, faccia al sole e all'uomo.
Dividilo.

Io ti chiedo la crudele cerimonia del taglio,
ciò che nessuno ti chiede: le spine
fino all'osso. Strappami questa faccia infame,
obbligami a gridare finalmente il mio vero nome.



                                                 ***


RESTITUZIONE

Se della tua bocca non so che la tua voce,
e dei tuoi seno solo il verde o l'arancione delle tue bluse, come posso avere la presunzione di
avere di te più della grazia di un'ombra che passa sull'acqua.
Nella memoria porto gesti, la moìna che tanto felice mi faceva,
e questo modo di restartene in te stessa, con il curvo riposo
di un'immagine d'avorio.
Non è gran cosa questo tutto che mi resta.
In più opinioni, collere, teorie,
nomi di fratelli e sorelle,
l'indirizzo postale e il numero di telefono,
cinque fotografie, un profumo di capelli,
una pressione di mani piccole fra le quali nessuno direbbe
che si nasconde il mio mondo.
Questo tutto me lo porto senza sforzo, perdendolo poco a poco.
Non inventerò l'inutile menzogna della perpetuità:
meglio passare i ponti con le mani
piene di te,
tirando via a piccoli pezzi il mio ricordo.
Dandolo alle colombe, ai fedeli passeri,
che ti mangino fra canti, arruffi e svolazzi.


                                                 ***


LIQUIDAZIONE DI SALDI

Mi sento morire in te, attraversato da spazi che crescono, farfalle affamate che mi mangiano,
appena vivo, con le labbra aperte dove risale il fiume della dimenticanza.
E tu con delicate pinze di pazienza mi strappi i denti, le ciglia, mi denudi.
Del trifoglio della tua voce, dell'ombra del desiderio
vai aprendo in mio nome finestre allo spazio
e fori azzurri nel mio petto
da cui le estati fuggono lamentandosi.
Trasparente, affilato, intessuto d'aria
fluttuo nel dormiveglia, e ancora
dico il tuo nome e ti sveglio d'angoscia,
però tu ti sforzi e mi dimentichi.
Già sono appena la liquida bolla dell'aria
che ti riflette, che distruggerai
con un solo palpebrìo.



       Julio  Cortàzar   da     Le ragioni della collera