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domenica 12 luglio 2026

CICATRICI

 


                                    " Agnosco veteris vestigia flammae... "   ( Virgilio  -  IV Libro dell' Eneide  )




GUARDANDO A EST


I


Ci sono luoghi dove tutto

ancora si ripete, mai sazio

il ventre tellurico della fiera

feroce che possiamo essere,

che siamo, persi alla mano

custode del destinale brivido

azzurro della vita : luoghi

dove il margine è slabbrato,

l' occulto rovescio del mondo 

rivelato nel ferro e nella pietra

che ingombrano lo sguardo,

nel vento sfibrato

                                che non trova più luce.



                                                *


II


Eppure ha un nome anche

il futuro dissanguato senza

ormai più bene dopo tanta

distruzione; il nome proprio

della perdita, che cerca ma

non trova una consolazione.



                                              *


III


Le vite degli altri ci riguardano

anche quando non vorremmo -

mobilia residua che ingombra

le stanze della mente , e cerca

un riparo all' eco della Storia.



                                                    ***


Talvolta il cuore velato

delle cose non si schiude

al raggio che tenta l' ingresso,

rimane indistinto nel tempo

cifrato che ancora lo serba,

invisibile anche a se stesso.



                                              ***


Le cose non esistono più, ma sono accadute per sempre.



C'è un guasto oltre il lampo che ci percorre,

anime trascolorate nel silenzio che ritorna.

C'è un dire che si ripercuote nel vuoto,

un sentire vivi i giorni addosso. Arma

riposta in attesa dell' ora, quella giusta

che arriva, nel segno indelebile tracciato

dall' orma : il sangue rappreso

                                                 di tutte le guerre.



                                                     ***


TERRA DI NESSUNO


Anche se mi hai desolato la terra, e seminata a sale

giace nella sua inerzia ; se le radici non trovano

alimento per i frutti, e diffidano ormai del ventre

tellurico dove avevano attecchito ; se l' aria è di ferro

e l' orizzonte di piombo, e il mare un pensiero

annegato, un paesaggio dimenticato : io

conto i giorni, e ripasso me stessa a memoria.



                                              ***


" Rinnova i nostri giorni, rendili come quelli di prima "

  Lamentazioni, 5



TRASCENDENZA


I


Quando la luce diventa nero

e il lampo incenerisce l' albero

mi misuro con la tua mancanza.

Nel respiro tagliato dall'ombra

la sostanza cieca di una pena antica.



                                               *


II


La luce di Maggio resuscita il mondo

e i colori accesi per la gioia dello sguardo

che torna a misurarsi con l' orizzonte.

Ma il pensiero è riverso, assiderato

e il cuore in un letargo ostinato.



                                                    *


IV


Ogni volta che si è chiuso il cerchio

della nostalgia restaurando la pienezza

dell' intero ; ogni volta che ho riconosciuto

quell' unico che poteva dire chi ero : ogni

volta che ho sentito di aver amato davvero.





                           Giovanna Rosadini  da    Cicatrici



martedì 23 agosto 2022

ESERCIZI DI RINOMINAZIONE



                                                              E noi... altri da chi siamo...





A volte rimaniamo senza voce

perdiamo l'aderenza dei nomi con le cose

e il mondo se ne va per conto proprio

ci lascia indietro, non si cura di aspettare

che ritroviamo il passo adatto a proseguire.


A volte finiamo per abitare un'assenza

nostro malgrado, consumati da una

nostalgia che sa di fumo, i sensi sfilacciati

e dispersi, noi che li vorremmo sempre acuti,

noi che non viviamo certo sulla luna.


A volte ci piace raccontarci una storia

che possa colmare un bisogno elementare

bariamo con noi stessi per salvarci la vita

o forse solo per mantenerla mobile e vera

fino a prova contraria, finché la nota tiene.


A volte perdiamo il filo che lega insieme

le cose, tutto rotola disordinatamente

sul pavimento di una coscienza disossata,

fantasma di presenza ormai perduta,

eco sbiadita di antiche cantilene.


A volte il tempo condensa in modo strano

e non ci trova, perduti nell'implicito della sua voce

sottotraccia, alle ragioni diurne del suo ritmo

che pare pulsare ormai lontano, e noi

assorbiti in un canale arcano, altri da chi siamo.




                        Giovanna  Rosadini      Inedito



lunedì 9 maggio 2022

L'UNITA' DI RISVEGLIO DI GIOVANNA

 


                                 Io sto nel mezzo e non mi sono mai sentita così sola...




" Il 28 Maggio 2005 sono uscita di casa la mattina per fare una banale visita otorinolaringoiatrica poiché da qualche giorno sentivo un fastidio all'orecchio, e poiché avevo in programma un viaggio alla fine della scuola - con la mia famiglia - pensavo fosse meglio chiarire l'origine di tale disturbo prima di partire. Mai avrei immaginato il tipo di viaggio che invece mi sarebbe toccato in sorte...

Sono tornata a casa non la sera - come pensavo - ma sei mesi dopo, cambiata profondamente dall'esperienza attraversata. Un riflesso vagale dovuto a un piccolo intervento nel corso della visita, mi ha precipitata in un coma durato tre settimane.

Questa raccolta poetica è la narrazione in versi di quell'esperienza...".  ( G.R. )





L' ultimo ricordo è la tua voce,

prima che tutto si confonda

e poi sbiadisca, in controluce;

dopo c'è stato un volo nella notte,

un tuffo dentro l'acqua più profonda,

lo scivolare netto dove l'ombra inghiotte

l'aria, e l'onda è un vortice che spiomba...

Mentre ogni cosa rimbomba per voi

che rimanete, a custodire il corpo inerme

chiuso nel silenzio e nell'assenza,

ormai slacciato da ogni appartenenza...



                                         ***


ESSERE DA NESSUNA PARTE


Sprofondata in un torpore ormai letargico

il sonno le sottrae peso, la testa guida

la deriva delle membra, esaurirsi

delle correnti di piena, estinzione di flusso.


Ciò che arriva non ha nome

è un ronzio di confusione

disabitata, un naufragio opaco

dove non riesce - ancora -

a entrare nulla - che non si lascia

riempire. Mentre tutto il resto

va avanti come deve, come

ha sempre saputo,

imprevedibilmente.



                                            ***


Eppure non mi sono persa,

ho continuato ad esserci,

diversa, ad ascoltare il mondo

da lontano, le vostre voci

sussurrare piano.

Ed è il sapervi che mi ha tenuto

in vita, questi legami, a cui

sono ancorata. E' stato un viaggio

della mente dentro l'abbandono,

il corpo immobile come controfigura,

e la paura, l'angoscia di non farcela da sola,

un senso di minaccia che perdura

e non si smorza, vedersi dal di fuori

nel buio colorato di rumori...

E il freddo della lama nella gola

e non sapere cosa viene ancora...

( Lo sbatterei sui ferri delle braccia,

i tubi che mi corrono la faccia ...)

Se ci sarà ritorno da questo affanno

rallentato, da questo assedio

di sussulti, da questa prova

che ci è richiesta, cercando

orientamento nell'arcipelago

olfattivo in cui siamo

smarriti, in questo brancolare

infido che ci ha catturati...



                                      ***


C'è una guerra che insanguina la notte

un bagliore rallentato che si espande

e che non smette di gelar le vene -

quando potremo ancora rimanere insieme

dispersi come siamo, scaraventati via

senza capire dove e come, abbandonati

dalla mano che ci custodiva, questa minaccia

incomprensibile che preme e che ci schianta,

questo macigno greve che ci annienta


questo vagare oscuro che non si risolve

e che cancella ciò che è stato,

ci oblitera il passato, ce lo toglie...



                                         ***


UN ALTRO TEMPO


For us like any other fugitive,

like the numberless flowers that cannot number

and all the beasts that need not remember,

it is to- day in which we live.


Abbiamo tutti un segno rosso sulla gola -

la traccia del passaggio che non ci ha risparmiato,

gli anziani dallo sguardo ormai svanito

e i giovani che nulla ormai rincuora.

Io sto nel mezzo:

e non mi sono mai sentita così sola.




                Giovanna  Rosadini    da    Unità di risveglio



domenica 28 febbraio 2021

POESIE ASSETATE D'ARIA

 


                    Vorrei poter dire - di questo amore - che ha trovato una misura di luce...




è quasi finita la luce.

da questo vaso di vetro e cemento sporgiamo il capo come fiori

recisi dalla nascita.

*

tra i rami dei polmoni

si sono posati i corvi. E' ferma l'aria. Nessun battito

che li richiami via.

*

sgorga dagli occhi acqua benedetta cercando te, la tua frattura

per attraversare il mondo.

*

per ogni morto porterai una luce nel buio del corpo

e dei suoi firmamenti.


                                                       Franca Mancinelli


                                        

                                           ***


Ci incamminiamo

uno dopo l'altro ai fiumi di pietra

dritti come cipressi al centro del tempo

i cieli armati di primavera.

Non possediamo nulla, solo bocche d'aria

e aureole ai piedi, impronte ammutolite.

Noi battiti digiuni, il  siliquastro fiorisce.

Non avvicinarti - ti dico -

ora non puoi toccarmi.



                                                  Flaminia Cruciani


                                              ***


Vorrei poter dire, di questo amore

nato nel segno di un presagio, memoria

ormai compiuta, promessa mantenuta,

che ha trovato una misura di luce

nell'incedere sghembo del tempo.


Ma la casa comunque non ci abita più,

siamo due corpi soli e desertificati,

sentimento rastremato fino all'osso,

scheggia aguzza piantata nel cuore.



                                                    Giovanna Rosadini


                                       ***


Il mio compito è di riunirmi a te

nel secondo in cui le cime di ogni pianta

rendono l'ultima scia al cielo.

Povere, infitte nel terreno

anche loro, sono libere di agitare

soltanto la dolorosa fine di un desiderio.

Mi hanno insegnato il sonoro segreto

dell'anima: così allungo le mie dita verdi

verso il tempo di un'altra città.

E una foglia s'impiglia - e forse parla -

tra i tuoi capelli neri.


                                    Anna Ruotolo



         Dal sottovuoto - Poesie assetate d'aria  ( a cura di Matteo Bianchi )




giovedì 10 dicembre 2020

LE FIORITURE CAPOVOLTE DI GIOVANNA

 


                                                           Tienimi nei tuoi pensieri...


Si scrive sul vuoto e sull'assenza,

assorbiti dal silenzio friabile di ricordi

decomposti che prendono alla gola,

nella frana del tempo che tutto divora

e trasforma, cercando la propria voce

e l'altrui orma nella terra impastata

di buio, dove ogni cosa ormai tace.


Si scrive, ed è una lotta con l'ombra

che sempre sfugge e sempre ci minaccia

presi da un'onda che lascerà una traccia.



                                          ***


Considera quel che è stato consumato

il tempo perso e quello passato

per trovare una coerenza dell'insieme

un luogo, un viso, qualcosa che tiene

ancora legati a ciò che siamo stati,

il nostro allora fatto di ricordi usati,

fantasmi logori che ancora infestano

la mente, ci scorrono nel sangue,

e parlano un frastuono di altre lingue.


Poi, quando il fuoco avrà ingoiato tutto,

saremo estinti, saremo cenere,

saremo linfa per un nuovo frutto,

limpida e chiara a disegnare

nuove trame, rovescio esangue

che si apre alla domanda,

riflesso implicito che svela

una presenza, nudo paesaggio

di cui non si può fare senza...



                                            ***


Siamo qui per ritrovarci

dove l'inverno sa di primavera

e ogni cosa ha una fissità senza

tempo che consegna enigmi.

Animali immobili nella savana

e rocce incise dai millenni,

l'albero nudo nel sole e nel vento

e la donna che non dice, remota.


Ma dove la luce è più forte, anche

l'ombra è più densa e profonda.



                                      ***


Tienimi nei tuoi pensieri,

soltanto così mi sentirò di essere

- ancora - un cuore vivo che possa

osare l'insistenza del battito

e lasciare l'inerzia

al sasso trascinato dalla corrente

sul margine della risacca.


Nessuno può restare a terra

in assenza di gravità.



                                           ***


Il futuro ha orizzonti limitati,

nessuno di noi può pensarsi

separato e in altro luogo,

ma, anche se poi la vita avrà il suo corso,

saremo sempre gli amici che siamo stati.




                      Giovanna  Rosadini    da   Fioriture capovolte



venerdì 11 ottobre 2019

ALLA SCOPERTA DELLA GIALLA ( di Pordenonelegge ) 2

 
 
 
                                                                      Parliamo una lingua morta…


Questo presente di coltelli
a sibilo di luce, lame
nell'aria secca che non dà scampo

aria che non lascia fiato

vento più affilato del metallo
che punta l'alto, mille invisibili
tagli verticali - questo,
oggi mi sei. Questo oggi dimostri.

Così sanguina la carne
della mente, e non solo.

Questo tornare all'uguale
dei luoghi, nei giorni diversi
- al pensiero che si allenta,
si colora di esterni, annuisce.


                                      ***

Sbòcciami al tuo tocco
percorrimi i nervi del pensiero
ogni singola giuntura irrigidita
dall'attesa, ogni fibra

insisti, premi sulle resistenze
che si scioglieranno,
sfarinami al tuo setaccio

ospite inatteso
inquilino abusivo

nelle mattine che governano il mondo
ritroveremo la stagione chiara
del respiro, andremo a tempo.


                                           ***

Parliamo una lingua morta
un inerte paradiso d'intenti
soffice e voluttuoso come un'infezione
annidata in fondo alla trachea

la voce ci esce in bolle di sapone
sale effimera involute arcobaleno
a frantumarsi contro un cielo velenoso
carico di sospesi che lo appannano

coltiviamo una magnifica astenia
persi in una lontananza che sa di esilio,
senza cibo né acqua per lenire
una febbre di cui non ci accorgiamo.

Siamo più  cose di quante eravamo,
ma ci sfugge l'essenziale,


                                            ***
LEGARE, LEGARSI

I

Tu che mi sei paradigma, prossimo
nel tuo esistermi spasmodico, declinazione
della mia carne, legato alla fascina sempre
pronta per il fuoco : tu che mi impersoni
meglio di chiunque altro- ora - che mi dai
nuova sostanza e nuova consistenza , tu-

pietra angolare del mio basamento,
cataclisma sospeso sul mio discernimento.


                                          ***

II

Cerco in una consapevole vulnerabilità
fruttifico di azzardi e fuochi d'artificio
espongo sulla ribalta della sola tua presenza
talenti che ignoravo, oggetti che non sapevo
di contenere, isole remote perdute ad altre
conquiste. Cartografo dei miei arcipelaghi,
il tuo scafo solca mari inesplorati : presto
non avrò più spiagge, né flutti, né anfratti,

e sarà guerra.


                                         ***

III

Non può che essere così: generare, legare,
esporre, esporsi : accogliere la morbida
potenza del ramo che si allunga, la radice
che affonda in cerca d'acqua, l'intreccio,
la risonanza, la saldatura, l'urto delle cose;
scoperchiarsi al fulmine in arrivo, lasciarsi
spogliare dalla pioggia, invadere dal mare.
Germogliare, sapendo di poter illividire.




                 Giovanna  Rosadini   da    Frammenti di felicità terrena

martedì 18 aprile 2017

LO SGUARDO DEGLI ALTRI





E' lo sguardo degli altri a mantenerci in vita
siamo un'impronta che rimane al cuore
di chi ci preme, a germogliare sulla ferita
il tralcio, il fiore oscuro che lega insieme.


                                                ***
      
Il silenzio mi attraversa come una ferita
fa' di me ciò che vuoi
da tempo sono arresa all'invisibile
quel che ho da dire al mondo
si è rappreso in un coagulo di gelo.


                                                 ***

Respiro nel respiro, ascolto la notte.
Ombre lunghe tendono abbracci,
invitano a proseguire oltre la siepe
sul confine dello sguardo. Accade
- ancora - di ritrovarci nudi, esposti.
Restare allora nella notte, accogliere
la sua lusinga è un balsamo per chi
non lascia tempo alla paura; tenebra
è una parola che risolve e cura.



     Giovanna  Rosadini           Inediti