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giovedì 10 febbraio 2022

L' ALIBI DI ELSA



                                                              Solo chi ama conosce...





Solo chi ama conosce. Povero chi non ama!

Come a sguardi inconsacrati le ostie sante,

comuni e spoglie sono per lui le mille vite.

Solo a chi ama il Diverso accende i suoi splendori

e gli si apre la casa dei due misteri:

il mistero doloroso e il mistero gaudioso.

Io t'amo. Beato l'istante

che mi sono innamorata di te.

Qual è il tuo nome ? Simile al firmamento

esso muta con l'ora.




                                Elsa  Morante   da    Alibi, 1958



lunedì 10 giugno 2019

ELSA MORANTE

 
 
 
 
Elsa Morante 
 
 
 
LA RAGAZZA CON BRUTTI GUANTI

(…) Elsa Morante è stata la figlia più amata, mandata dalla zia
      ricca a studiare e a mangiare bene, a curare l'anemia, lodata
      per l'intelligenza e per la bellezza. E' stata la speranza e il
      riscatto di sua madre, Irma Poggibonsi, maestra elementare,
      che aveva avuto questi figli da un altro uomo, per l'impotenza
      del marito Augusto Morante.
    " Mia madre raccontava - traboccante di legittima baldanza -
      che all'età di due anni e mezzo, girando intorno alla tavola,
     avevo composto il mio primo poema in versi sciolti. E io covavo
     un empio rancore contro di lei, che aveva partorito un simile
     prodigio ". Elsa andò via di casa a diciott'anni e non volle sua
     madre al matrimonio con  Alberto Moravia nel 1941 ( e al
     rinfresco litigò con la suocera che voleva darle lezioni di
     economia domestica, la definì "una donna senz'anima " e non la
     rivide mai più ).
     Elsa Morante era sempre in guerra, e anche quando aveva tutto
     il Paese i suoi piedi, come i compagni di classe alle scuole
     elementari, si sentiva comunque in fondo al cuore la ragazza
     ubriaca e povera con i brutti guanti, che gli altri guardano dall'
     alto in basso, come ha scritto in una lettera ad una sua amica-
     Luisa  Fantini - all'inizio della storia d'amore con Moravia.
    " A. è uno snob e io vorrei soddisfare con la mia persona il suo
     snobismo, avendo per esempio un'alta posizione sociale o
     essendo illustre. Niente di tutto questo è, e ieri quella visita alla
     Mostra con la coscienza di non essere una persona importante
     là dentro, e lui che parlava con la contessa e io ubriaca con i
   brutti guanti alle mani,e poi non mi presentarono gli Accademici,
  e il suo racconto di quei giorni passati in quella villa aristocratica
  di quella signora dell'aristocrazia amata da lui… Basta, è una
  lunga lista di umiliazioni. Credevo di averle vinte col solito
  pensiero che io valgo tanto, che so di essere… Un errore ".
  Aveva dovuto impegnare al Monte di Pietà la macchina per
  scrivere per pagare i debiti. Ma voleva diventare la regina del
  mondo borghese di Moravia e desiderava per sé, oltre al suo
  amore assoluto, anche la sua disciplina di scrittore.
 "Invidio Alberto che è così metodico.Lui non crede all' ispirazione
   ma alla perseveranza e qualunque cosa avvenga, si mette a
   scrivere ogni mattina. Poi è libero e soddisfatto e la giornata gli
   si stende davanti placata. Io invece riesco a scrivere soltanto di
   pomeriggio e solo quando i miei personaggi mi chiamano. Ma il
   lavoro pomeridiano incide su tutta la giornata, proietta la sua
   ombra - come un rimorso - anche sui profili innocenti dei mattini.
   Solo il momento in cui si deve accendere la lampada sul tavolo
   mi salva."
   Elsa Morante ha vissuto e scritto così, combattendo, inseguendo
   e scappando, la prima della classe e l'ultima del mondo, la più
   importante scrittrice italiana, al tempo stesso la più  amata e la
   più infelice, la più difficile e la più grande. (…)



             Annalena  Benini    da    I racconti delle donne



lunedì 29 ottobre 2018

L' AMATA ( Introduzione )



Dal segreto, passionale amore inglese degli anni giovanili alla diverse corti di devoti che si sono periodicamente rigenerate attorno alla sua carismatica presenza, Elsa Morante è stata amata o idoleggiata lungo tutto il corso della sua vita. Un fascino - il suo - che si sprigiona fortissimo a dispetto di un carattere esigente e difficile. Eppure una sete inappagata d'amore percorre come un potente leitmotiv la sua biografia, consumandola fino ai suoi esiti estremi.( Non compaiono in questa raccolta le lettere della sua ultima disperata storia d'amore - col giovane pittore Bill Morrow  che si suicidò - vicenda dalla quale la scrittrice non si riprese mai più ).
Da un archivio di oltre cinquemila documenti e da trecento lettere di Elsa acquisite successivamente presso i destinatari, Daniele Morante ha scelto e composto - con un lungo e paziente lavoro - circa seicento testimonianze esemplari della corrispondenza della scrittrice con gran parte dei suoi interlocutori simpatetici e più assidui. Grazie a questa ingente mole di materiali ( in gran parte inediti ) emergono fatti fin qui poco noti della vita di Elsa: le molte sfaccettature del lungo e complesso rapporto con Moravia, l'irrequietezza delle sue passioni intellettuali e umane, le ragioni del precoce invecchiamento autoindotto nonché la sublimazione della propria femminilità nel ruolo di " alma mater ".
E poi - naturalmente - la sua scrittura, le sue opere,  i contatti con i maggiori intellettuali del tempo e infine i suoi lettori che le scrivevano lettere colme di ammirazione e di gratitudine.
Un libro- in sostanza - che ci restituisce un'immagine più vera della scrittrice, lontana dai cliché stereotipati coi quali troppo spesso ci viene presentata.



                                   ( f. )





                                 

L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 1

 
 


25 Ottobre 1936

Da Don Piero a  Elsa Morante

(…) Figliuola in Xto  car.ma,
       la tua lettera è venuta ad appagare un mio desiderio che era
       quello - appunto - di avere una risposta a ciò che ebbi a
       scriverti intorno alla crisi della povera anima tua.
      Mi hai appagato? Sarò schietto: in parte sì, in parte no. Dico
      in parte sì, perché quando si desidera di credere, in parte si è
      già sulla buona strada: Dio non può negare a nessun'anima l'
      appagamento di questa nobile, necessarissima brama e non  lo
      negherà ad una Elsa che sì fervidamente credette in Lui, e che
      Lui amò quando fioriva in lei la candida innocenza della sua
      infanzia, e nel virgineo suo cuoricino già tanto amava Gesù
      che l'aveva nel sangue suo rigenerata - per le mie mani - nel
      sacro lavacro battesimale.
      Ti ho esposto ciò che mi soddisfa nelle quattro tue paginette: il
      desiderio di credere. E che mi dispiace in esse ? Nulla forse di
      positivo: ognuna delle tue proposizioni, presa benignamente,
      interpretata con mente ed affetto paterno può passare: ma esse
      hanno una grande lacuna, dirò meglio: non trovo in esse una
      cosa che non vi dovrebbe mancare. Attraverso il velame di
      alcune tue frasi, non posso non iscorgere che hai per l'anima
      delle cose intime che dovresti rivelare al medico delle anime.
      Che mai possono significare quelle parole :" Vorrei che Lui si
     accorgesse di me e mi togliesse dalle cose che uccidono l'anima.
     Anche fra i dolori ve ne sono alcuni che elevano , altri che
     soffocano? Iddio vede tutto ciò; vuole anche aiutarti a
     disgombrare tanta pena dallo spirito, ma il modo che suole
     tenere per raggiungere l'intento non è unico: potrebbe senza
     dubbio darti un raggio interiore di luce o trasverbarti ( sic ) con
     uno strale sì acuto di carità da renderti in un subito e credente e
     amante;ma questa non è la via ordinaria dell'operazione divina;
     Gesù ha detto nel Vangelo, riferendosi ai suoi lougotenenti: qui
     vos audit, me audit; e tu - figliola - non ti sei ancora rivolta a
     nessuno di essi implorando veramente quello di cui tanto
     abbisogni: fede e amore.
     Or ecco: per essere al sommo concreto, quello che manca nella
     tua lettera, avrei voluto leggervi queste o simili parole : Padre,
     mi dica quando e dove posso trovarla, perché io voglio
     prostrarmi ai piedi di Gesù e per ministero di Lei ricevere la
     grazia di tornare ad amarlo come tanto l'amai quand' Ella mi
     incorporò in Lui, mi fece tutta sua nel santo Battesimo, ed ero
     allora tanto, tanto felice!
     Sì, Elsa,figliuola delle mie lacrime,la via più breve per giungere
     al Credo è quella del Confiteor.
     Ti benedico una e mille volte - aff.mo in Xto -

                                                    Pietro


Lettere di e a Elsa Morante   da   L'amata ( a cura di Daniele Morante )

domenica 28 ottobre 2018

L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 2

1938

Da Elsa Morante ad Alberto Moravia

(…) Caro Alberto,
       ho un tale desiderio di parlarti ogni momento, che dovrei
       sempre scriverti. Ma questo non è possibile, come non sono
       possibili tante altre cose. E poi, se ti scrivessi sempre, tu
       finiresti per non leggere nemmeno più le mie lettere, per il tuo
       carattere che ti fa sembrare inutili le cose che hai. Ma forse mi
       sbaglio e malgrado tutto non ti capisco abbastanza.
       Questo è uno dei miei rimorsi, e il più grande di tutti è che non
       mi riesce di essere per te quello che vorrei. So di essere piena
       di cose volubili, fisiche, non chiare, e forse quelli che a te
       sembrano dei segreti che per te non esistono, sono soltanto
       queste ombre del mio carattere.Ma vorrei che tu vedessi dietro
       a queste cose come desiderio di avvicinarmi a te. Vorrei esserti
      così vicina che tu te ne accorgessi e non andassi continuamente
      via da me come hai fatto finora. Vorrei essere un bene per te, e
      per questo rinuncerei a me stessa e a tutto quello che mi
      riguarda. Tutto è molto chiaro e semplice, ma ancora non mi
      sembra di averlo detto come si dovrebbe.
      Ti domanderai perché ti scrivo ora tutte queste cose. Perché ho
      bisogno di dirtele, e qualunque siano i nostri rapporti nel
      futuro, ( io davvero non lo so, e naturalmente anche stasera
      sono piena di gelosie e di disperazione ), tu ti ricordi in
      qualunque momento questo che ti dico…


                                         Elsa

Lettere di e a Elsa Morante   da  L'amata  ( a cura di Daniele Morante )

L' AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 3



Roma , 1950 ?

Da Alberto Moravia a Elsa Morante

(..)Cara Elsa,
    ho mangiato solo e sono stato solo tutto il giorno e così ho avuto
    agio di riflettere su tante cose.
    Stamani ero di ottimo umore e se non ci fosse stata la tua
    ossessione assai antipatica sulla rassomiglianza della mia
    persona con quella del sign. Punzo ( locatore di Elsa ), oggi
    sarebbe stata una giornata normale. Così non è stato. Pazienza.
    Voglio dirti che io non desidero assolutamente che noi ci
    separiamo. Ancora oggi, sebbene mi senta proprio disperato,
    questa soluzione la respingo con tutte le mie forze. Ancora oggi
    tu sei la persona - come ti dissi ieri - che amo di più al mondo e
    alla quale sono più attaccato e non voglio separarmi da te.
    Tuttavia, non vorrei che tu pensassi che io voglia trattenerti per
    forza. Io sono convinto profondamente che possiamo restare
    insieme, ma se tu proprio non lo vuoi, ebbene sia come tu
    desideri. Ed è per questo che io ti dico fin d'ora che io ti
    accontenterò in tutte le tue richieste, dentro le mie possibilità.
    Ossia ti comprerò quel piccolo appartamento di cui si è
    parlato col resto dei soldi della vendita della casa, e poi ti darò
    un mensile. Circa quest'ultimo, tieni conto che io non guadagno
    molto.Bompiani mi dà 100.000 lire; il Corriere altre 90.000; il
    Mondo 50.000. Questo è tutto perché non posso assolutamente
    continuare  fare il critico cinematografico. Affittando l'
    appartamento di via dell' Oca si possono raggiungere 350.000.
    Si possono, dico, sebbene non sia sicuro.Perchè finchè tu stavi
    con me, io avevo una spinta potente a lavorare, mentre già
    adesso- che tu mi tratti così male - il lavoro mi nausea e devo
    fare uno sforzo terribile per far fronte ai miei impegni. Quando
    te ne sarai andata, ho proprio paura che per qualche tempo mi
    sentirò orribilmente paralizzato.
    Cara Elsa, io ti amo ancora tanto, che basta una tua parola
    sgarbata per farmi tanto soffrire. Purtroppo c'è in te come un
    demone che ti spinge a dirmi sempre delle cose spiacevoli.
    Perché non sarebbe possibile cambiare tutto ciò ? Piuttosto che
    metterci a vivere tutti e due soli, non sarebbe meglio mostrare
   un po' di buona volontà ?Io sono orribilmente disperato e infelice
   e non so come andrà a finire. Scusami per tutto quello che posso
   averti fatto di male, se puoi.
   E cerca di comprendermi

                                  il tuo Alberto


Lettere di e a Elsa Morante  da   L'amata ( a cura di Daniele Morante )

L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 4


4 Giugno 1940

Da R.T.M.  a  E.M.

(..)Mio amorino, cara, viola mia, uccellino mio, sono le tre di notte
    ma io non posso dormire perché nel mio letto grande il tuo posto
    è vuoto. Sono rimasto fino adesso parlare di te con mio amico e
    la sua sorella. Essi dicono che tu devi essere una cosa proprio
    straordinaria; ma come possono dire se non conoscono ancora!
    Io ho detto a loro che tu non sei una cosa straordinaria, ma una
    cosa che fa morire per amore. Ciascuna cosa che tu dici e fai è
    di amore; io penso un cieco e un fantoccio chi non ama te. Ma è
    meglio che non tutti vedano te, perché io soffro troppo quando
    alcun altro ti ama.Mia fortuna è che adesso nessuno ti ama oltre
    di me. Ciò devi credere, non devi ascoltare tue fantasie di
    bambina. Tu sei come la solita bambina che sempre eri stata,
    anche quando dicevi le tue grandi ragioni e ti davi arie di donna
    Come posso lasciare sola la mia bambina nella notte adesso che
    posso averla? Il telefono è una grande tentazione per me. Vorrei
    telefonare ancora come ieri notte, e poi viene la voce di zitella
    che dice: qui tutti dormono, e dopo sento la tua vocina molto
    dignitosa. Poi tu scendi e mi dici: non fare più. Oh, dearie,
    basta di fare così! Sapevo che tornato non ti avrei avuto subito,
    ma come posso pensare te in una medesima città con me e in un
    altro letto che non è mio? Basta! Questa è cosa contro natura, è
    una maledizione, tu sei pazza! Io guarirò la mia pazza! Mio
    letto senza te è come l'inferno: io voglio venire e portare via te
    e spogliarti come prima e farti una cosa tutta di baci, come eri
    prima! Tu sei mia e non puoi dire di non baciare ciò che è mio!
    Io ti porto qui, Elsie, anche se tu dici di no, non aspetto più
    tardi che domani. La mia notte di domani sarà con te: io bacio i
    tuoi piedini, e gambe e ginocchia, e bacio te dentro come un
    pazzo da farti gridare e mordermi d'amore come una tigre.
    Ricordo che parole gridavi quando io ti baciavo così! Ma io ti
    facevo aspettare a darti ciò che volevi perché volevo prima
    baciarti e farti morire per voglia di lui. Elsie, io sarò pazzo
    stanotte. So che in un'altra casa c'è mia tiny come prima e io 
    voglio e non posso baciare le sue due cose nudine, care,
    sorelline, e lei, la mia, e mordere e baciare il suo culetto mio
    amore, e la spalluccia bianca, e la bocca di una bambina coi
    dentini distanti, e tutto, tutto che è mio, mio! No, no, basta!
    Sono quattro giorni da mio ritorno, Elsie, io sapevo che dovevo
    ancora aspettare perché dicerto in questi anni tu avevi penzato
    il senso di me. Ma adesso! perché non basta? Tu mi hai baciato
    subito a vedermi. Perché allora? Allora perché non hai scritto
    che non vuoi vedermi piuttosto? Elsie, mia dearie, tu sai che
    nessuna donna sarà come te per me. Ti ricordi quella volta a
    Capri quando tu piangevi perché andavo con la suonatrice e io
    ti dissi che nessuna è come te. Di altre posso amare la bocca, le
    mani o molte cose, ma tu sei tutta come voglio io, non potrò mai
    trovare una donna nata per me come tu sei in tutto! Ciò ti
    ripetevo sempre e sarà sempre uguale per tutta la mia vita. Se ti
    vedo, sarà sempre come adesso, subito la mia bocca non potrà
    restare senza baciare e dirti cose gentili, e dunque avrò gelosia
    di te più che di tutti perché tutto è mio ciò che è in te, mio.
    Vieni domani nel mio letto. Voglio rinchiudere te come prima
    con le mie braccia e gambe. Il tuo sonno e respiro è mio!

                          Dicky  (…)


Lettere di e a Elsa Morante da    L' amata  ( a cura di Daniele Morante ) 

L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 5


Parigi, 28 Aprile 1948

Da R.T.M.  a  E.M.

(…) Cara Signora,
       prima di partire da Londra stamattina ho avuto tua lettera e ti
       scrivo al nuovo indirizzo che tu mi dici, sebbene tu non
       riceverai mie lettere non per colpa di un cattivo indirizzo, ma
       per colpa che io ho stabilito dopo nostro ultimo incontro qui a
       Parigi di non scrivere a te mai più e non darmi più noie per te.
      - Adesso la tua civetteria di scrivere a me e la mia buona
       educazione di rispondere si deve questa mia risposta.
       La tua lettera è un nuovo segnale di quello che tu sei sempre
       stata e sei ancora. Tu non ti basta di un uomo solo, vuoi due
       uomini, sarebbe dire non vuoi perdere tuo grandioso scrittore
       e pure lui paura di me che non mi curo più di te e mi scrivi se
       io non ti scrivo. Era uguale qui nei giorni passati quando tu
       facevi pianti e lacrime perché suponevi me che dedicavo a un'
       altra persona. Graziadio io ti conosco e so quanto valore si dia
       a te. Ma basta - e in questo foglio ti ripeterò ancora  un'ultima
       volta le stesse cose dette qui per voce e dopo di questa ultima
       volta se non fai per rispondere sì a mie domande, ti prego di
       non scrivere a me e di non cercarmi in tuoi viaggi coniugali e
       non rompere più mai a me i coglioni. Vedi che adesso ho
      imparato a scrivere bene la parola in italiano dopo tua lezione.
      Adesso ascolta quello che ti dice Riccardo per l'ultima volta:
      Io sono libero non più sposare a nessuna e amo una ragazza di
      nome Elsa che è mia, come mia moglie - ma se non è moglie a
      me non la voglio. - Io non amo una signora Moravia e non
      voglio più conoscerla e non voglio essere la persona con cui si
      va nel tempo libero senza dirgli indirizzo - ho provato troppi
      dispiaceri in giorni che eri qui per riprovare una prova uguale.
      Per me è stato un inferno e non sapevo più come salvarci
      quando tu ritornavi al tuo albergo. So pure come sei falsa e ti
      legevo la bugia  nei occhi quando giuravi a me che da sei anni
      non vai più vicino al tuo presente marito. Io non posso
      sopportare nemmeno che tu porti sulle tue gambe delle calze
      che non comprate da me stesso o usi un fazzoletto o un guanto
      non dati da me.Adesso se odo le altre persone dire parole come
      Baltimore ( ? ), mi sento come dei vuoti d'aria che si rompono
      nella mia testa.
      Ma basta.
      Io non voglio mai più sapere di te così. Era meglio non vedere
      te più. I Tedeschi hanno pulito il mondo di tanta gente, ebrei e
      piccole ebree e altra gente di diverse razze e vi furono masacri
     e ruine e speravo te morta in qualche Campo di Concentrazione
     Invece tu sei rimasta e venivi qui da me come una donnetta
     adultera pretendendo che mi amavi al cinquecento per cento!
     Basta! Io ti faccio molto onore a volerti per mia moglie sebene
     io sia un eroe per serve, che tu mi dicevi gentilmente questi
     giorni una volta. Io non sono un grande autore - servetta mia -
     ma il mio nome non è di certo ultimo in Gran Bretagna e tu non
     sognavi meglio tredici anni fa che pure eri più bellina e valevole
     assai di non adesso.
     Se vuoi così, fai un telegrafo qui a Parigi a mio indirizzo di mia
     sorella e io posso essere a Roma il giorno dopo e provedere
     ogni cosa per te come ti dissi. Se no, non scrivere più mai: io
     stracierò le lettere senza leggere e sarò finito per te!.
     Addio.

                                      R. (…)


Lettere di e a Elsa Morante  da  L'amata ( a cura di Daniele Morante )
     

L' AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 6



30 Giugno 1953

Da Umberto Saba a Elsa Morante

(…) Cara Elsa,,
       ho letto il tuo raccontino. Mi è piaciuto, e non mi ha annoiato
       mai, nemmeno un momento. Ma non è di letteratura che volevo
       parlarti. Tu non ti sei identificata affatto ( come credi ) al
       fanciullo Andrea, ti sei identificata - e profondamente - alla
       madre siciliana. E' in questo eterno rapporto tra la madre e il
       fanciullo che devi cercarti; ( almeno in quello che scrivi ) e
       devi cercarti dalla parte della madre.La tua nostalgia di essere
       un ragazzo è - in realtà - la nostalgia di non aver messo al
       mondo un ragazzo: lo cerchi nell'arte perché non l'hai voluto
       nella sua fisicità. Non vuol dire - cara amica: tutte le vite sono,
       in un senso o nell'altro, delle vite mancate: l'arte è lì per
       soccorrere a queste mancanze. Se non ci fossero, l'arte non
       avrebbe senso: non corrisponderebbe più a un bisogno.
       Sei molto umana in quello che scrivi, almeno in quel poco che
       ho letto di te. Ti ringrazio di avermi regalato- segnalato " Lo
       scialle andaluso " ( Giuditta ) e ti saluto affettuosamente
       insieme ad Alberto.
       Tuo

                                   Saba  (…)

 Lettere  di e a Elsa Morante  da  L'amata ( a cura di Daniele Morante )



L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 7


24  Ottobre 1958

Da Cristina Campo a Elsa Morante


(…) Cara Signora,,
       sembra destino che noi dobbiamo comunicare solo per lettera,
       ma forse è più bello così, in questo mondo difficile.
       Le sembrerà oltremodo stano, ma devo confessarle che solo in
       questi giorni, mentre ero malata, ho potuto leggere " L' isola di
       Arturo". Non so come sia stato, di solito leggo poco - è vero -
       ma questo libro era tra il pochissimo che sapevo di voler
       leggere. Credo sia stato soprattutto perché ne avevo un
       presentimento così preciso, e mi veniva naturale tardare a
       leggerlo - come a volte si aspetta molto a lungo prima di
       spingere il cancello di un luogo caro e sognato.-
       Così solo oggi posso dirle grazie per questo libro adorabile,
       che ho letto come si legge nell'infanzia, con la certezza e la
       fede dell'infanzia di fronte al meraviglioso. Questa  tragica
      " saga dell'innocenza", che sembra scritta dalla mano di un
       angelo, mi ha riportato ( come già le scrissi una volta per il
       saggio su Saba ) verso una specie di patria perduta - che
       spesso non ricordo, ma che so di non ritrovare ormai da
       nessuna parte. Per questo devo sempre ringraziarla di nuovo.
       La sua amica

                                    Cristina  Campo (…)


   Lettere di e a Elsa Morante  da   L' amata ( a cura di Daniele Morante )

domenica 13 agosto 2017

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 1


(...) L'epistolario ha inizio nel 1947: prende avvio quando Moravia
      è prossimo al successo e Morante sta per ottenere il
      riconoscimento letterario, mentre il rapporto entra in una crisi
      sempre più insanabile.
     Stando a quanto Moravia dichiara ad Enzo Siciliano, il primo
     incontro tra i due avvenne nel novembre 1936, probabilmente
     con la mediazione del pittore Capogrossi.
     Così Moravia ricorda Elsa :

     "Viveva sola e moriva letteralmente di fame. E anche di
     solitudine. Aveva i capelli bianchi fin da adolescente, un gran
     fungo lungo una faccia rotonda. Era molto miope: aveva occhi
     belli con lo sguardo trasognato dei miopi. Aveva il naso piccolo
     e la bocca grande, capricciosa. Una faccia un po' infantile."


     La prima traccia epistolare della sua presenza nella vita di
     Moravia risale al 1937, quando Morante esordisce all'interno
     de " Il Meridiano di Roma" su indicazione di Giacomo
     Debenedetti: a lui lo scrittore spedisce una cartolina nel mese
     di luglio per avere notizie di Elsa e sempre a Debenedetti si
     rivolge in una lettera scritta tra il 1938 e il '39 per affidargli le
     impressioni riguardo  a un rapporto non sereno sin dagli  inizi,
     reso difficile da una gelosia che Moravia fatica a tollerare.

    " Io non so cosa fare - anche perché provo per Elsa un vero
      affetto - a suo tempo il viaggio in Cina una soluzione - non è
      servito a nulla - ma nota bene che sarei anche capace di
      volerle bene se non fosse così esclusiva e non temessi per la
      mia libertà - io non so se l'amore sia così importante nella
      vita di un uomo  ; io so soltanto che quello che importa è essere
      se stessi senza limitazioni ( finchè è possibile ).
      A certi letti di Procuste preferisco il lastrico della strada ". (...)


Alessandra Grandelis  da  Quando verrai sarò quasi felice
   


ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 2



(...) Il viaggio in Cina del 1937 e quello successivo, in Grecia, tra
      il 1937 e il '38, si configurano nella mente di Moravia come il
      modo con cui riaffermare un rapporto " non divorante" all'
      origine di alcuni disturbi psicosomatici che lo
      accompagneranno per molti anni, tra cui un'allergia al pelo 
      dei gatti, tanto amati da Elsa.
      Tali partenze sono per Morante motivo di sofferenza: lo 
      dichiara nel diario che tiene nel 1938. Il 17 febbraio scrive:
    " Lui andrà a Parigi per il suo trionfo annuale, e io?. Una
       solitudine spaventosa, precipito". E ancora, il 5 aprile: " E'
       partito non so precisamente per dove: è forse uno scherzo, un
       incubo.".
       Le pagine diaristiche restituiscono le difficoltà di quei giorni
      " tra veglia e sonno". Nella quotidianità, Morante patisce le
       differenze rispetto all'affermazione artistica e alla condizione
       sociale del giovane scrittore:
    
    " Io vorrei soddisfare con la mia persona il suo snobismo, 
      avendo - per esempio - un'alta posizione sociale o essendo
      illustre. Niente di tutto questo è, e ieri quella visita alla Mostra
      con la coscienza di non essere una persona importante là
      dentro, e lui che parlava con la Contessa, e io ubriaca con
      brutti guanti alle mani, e poi non mi presentarono agli
      Accademici, e il suo racconto di quei giorni passati in quella
      villa aristocratica, di quella signora dell' aristocrazia amata
      da lui...Basta. E' una lunga serie di umiliazioni "  . (...)


  Alessandra Grandelis  da  Quando verrai sarò quasi felice  

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 3



(...) Nel sonno l'argomento affettivo si traduce nella logica dell'
      inconscio in cui le identità si confondono; perché quello
      morantiano è soprattutto un " avventuroso viaggio nel sogno,
      anzi, dei sogni" spesso abitati da Moravia : " molto buono,
      affettuoso, umano",  o chiuso in sé,con tutti i tormentosi
      contrasti dell'intelligenza straordinaria, nervosa e inquieta.
      E' lui il protagonista fino all'ultimo sogno, in cui Morante lo
      vede sulle ginocchia mentre dorme " piccolo come un ragazzino
      col grembiule bianco."
      Se Moravia compare nelle pause oniriche morantiane, in queste
      lettere condivide con lei i propri sogni che segnano
      simbolicamente alcune cesure all'interno del rapporto. Per
      comprendere questo scambio sul terreno dell'inconscio non va
      dimenticato che l'autore fa risalire la rilettura di Freud all'
      anno in cui incontra la scrittrice, nel '36.
      Certo è che il diario morantiano si chiude sull'immagine di
      un Moravia fanciullo, seguita da un  sogno di " fiori rosa",
      quasi una prefigurazione del matrimonio che legherà i due
      scrittori nel 1941.

   " Nel 1941, il Lunedì dell' Angelo, il giorno dopo Pasqua, decisi
      di sposarmi perché non avevo più voglia di vivere separato da
      Elsa. Ci sposò padre Tecchi - Venturi, un gesuita che aveva
      stipulato il Concordato fra Vaticano e Mussolini.
      I testimoni erano Longanesi, Pannunzio, Morra e Capogrossi.
      Elsa indossava un tailleur nuovo, ma aveva una borsa con una
      macchia che nascondeva pudicamente tenendola contro  la
      gonna. Non avevo soldi per comprare un anello: mi limitai
      a comprare il rituale mazzo di mughetti ".   (...)


         Alessandra Grandelis da   Quando verrai sarò quasi felice
     

     

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 4



(...) L'epistolario si apre a sei anni dalle nozze e i problemi che si
      presentano, si possono ancora affrontare con il sentimento " Se
      ci vorremo bene, supereremo anche queste difficolta" .
     ( Moravia ). Lo scrittore è in partenza per Anacapri, il luogo
      che li ha accolti all'indomani del matrimonio per svariati mesi,
      in mezzo a pittori, stranieri, gente povera locale e, tra un'
      eccentricità e l'altra, Elsa girava con un gatto siamese al
      guinzaglio e Alberto con un gufo su una spalla.
      Proprio da Anacapri Moravia invia a Morante un cospicuo
      numero di lettere: quelle anacapresi sono per lo scrittore le
      poche occasioni di complicità vera, insieme al lungo periodo
      vissuto fra il 1943 e il 1944 a Sant' Agata, in fuga dal fascismo,
      sulle cui liste egli è indicato come persona da arrestare. Saliti
      su un treno per Napoli con l'intento di raggiungere Curzio
      Malaparte a Capri, vengono arrestati all'altezza di Fondi.
      Trovano quindi ospitalità sulla collina , in " una piccola stanza
      addossata alla parete della macera, cioè ad una parete fatta
      di roccia viva, con un tettino di lamiera. Armati di due soli
      libri " I fratelli Karamazov" e " La Bibbia", affrontano i lunghi
      mesi in una condizione " insieme disperata e piena di speranza"
      In questa situazione, Moravia può sperimentare il coraggio e
      la generosità di Elsa, pronta a seguirlo senza essere ricercata
      e ad abbandonare il rifugio per raggiungere la capitale in
      cerca degli abiti con cui affrontare l'inverno. L'esperienza è
      decisiva per entrambi e agli occhi di Moravia rappresenta
      uno dei momenti più felici della loro storia.
      E' con lei nell'affrontare il periodo bellico, e " con lei tutta la
      vita per le grandi qualità umane ed artistiche" che Moravia le
      ha sempre riconosciuto, in una peculiare forma di amore senza
      innamoramento:

   "  Ho molto amato Elsa Morante, non sono mai stato innamorato
      di lei. Innamorarsi è una cosa, amare è un'altra cosa.
      Elsa l'ho molto amata: mi ha fatto soffrire molto. L'ho
      realmente amata, ma non posso dire di essere stato innamorato
      di lei ".    (...)


 Alessandrra Grandelis da  Quando verrai sarò quasi felice

ANTEFATTI ED OLTRE ( Moravia - Morante ) 5


(...) La sofferenza a cui fa cenno in questi pensieri, tratti da una
      conversazione con Jean- Noel Schifano, è evidente nella storia
      raccontata dalle lettere, in bilico fra l'amore dichiarato e la
      salvaguardia di un rapporto che invece si sgretola con l'andare
      degli anni. La prima vera frattura si colloca nel 1950; lo
      testimonia una missiva in cui Moravia " disperato e infelice" e
      comunque disposto ad assecondare eventuali " richieste dentro
      le sue possibilità", ribadisce di non volersi separare, nella
      convinzione che sia ancora possibile restare insieme. Sembra
      essere del 1950 una minuta scritta da Morante per scusarsi del
      comportamento dettato dalla propria fragilità e da " una
      passione veramente strana e quasi inaudita: quella per Luchino
      Visconti, sbocciata nel 1949. Il regista appare in sogno a
      Moravia nell'agosto 1951:

     " Stanotte poi ho sognato che tu sedevi a un tavolo di caffè
       aspettando un appuntamento con L. e io allora mi sono
       avvicinato a te, in pigiama e portando un cuscino e ti ho
       gridato :" Se entro tre giorni non facciamo l'amore, ci
       divideremo per sempre". Ma tu non dicevi nulla e io allora
       sono andato a dormire in una specie di lugubre magazzino
       tutto  nero e vuoto ".
     



     Moravia  che solo in un'occasione chiede di non essere
     dimenticato quale legittimo marito - si fa da parte nel sogno e
     così nella realtà, consapevole che la passione per Visconti,
     seppur con tutte le sue incomprensioni, ha in sé come qualcosa
     di necessario. Come " vitale", sebbene " tragico" è il rapporto
     con Bill Morrow, il pittore che la scrittrice incontra a New
     York durante il viaggio americano del 1959; talmente vitale che
     alla morte precoce di Morrow nell'aprile 1962, Morante entra
     in un lutto " lungo e disperato". Qui avviene la frattura
     decisiva per la coppia: la speranza sempre vanificata di un
     ritorno alla normalità, si infrange irrimediabilmente in questo
     momento di dolore assoluto che determina una svolta nel
     percorso umano e artistico di Morante, chiusa nel silenzio.
     Scrive Moravia dall' Africa, il 4 gennaio 1963:

   " Ieri ho sognato che volevo vederti in una casa piena di gente
      e che questa gente voleva impedirmi di vederti. Poi ti
      incontravo e tu eri tanto dolce e ragionevole e amica e io
      ero meravigliato "



   Al rientro in Italia, dopo aver constatato che la vita insieme si
   era letteralmente disfatta, lo scrittore si trasferisce nella casa di
   Lungotevere della Vittoria, pronto a cominciare insieme a Dacia
   Maraini un'altra fase della vita, incontro ad un diverso modo di
   viaggiare, nella quotidianità e nel mondo. (...)


       Alessandra Grandelis  da Prefazione a  Quando verrai sarò quasi felice

Ai giochi addio ( film Romeo e Giulietta )



 


 Il testo della celebre canzone del film di Zeffirelli " Romeo e Giulietta"  e musicata da Nino Rota  è di Elsa Morante.
Ma lei non volle apparire nei titoli, attribuendo i versi a Peppino Caruso che era il suo gatto siamese di allora.
Pochi in effetti sanno che la scrittrice è stata amica e consigliera
di tanti attori, sceneggiatori e registi: da Anna Magnani a Laura Betti; da Tonino Guerra a Mario Soldati, Bernando Bertolucci e Liliana Cavani. E' stata anche , in modo discreto e talvolta anonimo, soggettista, sceneggiatrice, aiuto regista, attrice, consulente musicale per colonne sonore, paroliera e contestato critico cinematografico.



                               ( f. )

sabato 12 agosto 2017

QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 1



                                                          Alberto Moravia & Elsa Morante


1950. 51

(...) Cara Elsa,
      la tua infelicità mi rende molto infelice e vorrei davvero che
      tutto cambiasse pure contro di me. Tieni conto però di una
      cosa: che io ti ho sempre amato, soprattutto dal tempo che
      precedette Sant ' Agata.( dopo l'8 settembre 1943 n.d.r.).
      Purtroppo il momento in cui ti amai di più fu quello in cui tu
      decidesti di non amarmi più affatto. Ma queste due cose non
      ebbero relazione tra di loro: quando incominciai ad amarti,
      sapevo perché ti amavo e non lo facevo - come tu pretendi - per
      dispetto . Prima di allora - del resto - non è che non avessi un
      sentimento molto forte per te, ma a causa della mia
      disgraziatissima adolescenza, mi mancavano i mezzi per
      esprimerlo. Tu mi hai fatto scontare questa mia dolorosa
      insufficienza con due o tre anni di terribile durezza, disprezzo,
      astio e ostilità a partire dal dopoguerra - o meglio - dal giorno
      che finisti il romanzo ( Menzogna e Sortilegio, 1948. n.d.r ).
      Non importa. Ancora adesso potresti anche farmi di peggio e
      il mio sentimento non cambierebbe. Insomma, io vorrei
      convincerti che la sola persona al mondo che ti voglia
      veramente bene sono io e che fai male ad irrigidirti contro
      questo bene. Io non ti chiedo di amarmi, del resto- visto che è
      impossibile- ma soltanto di pensare a te stessa e di fare il
      possibile per uscire da questo tuo stato di infelicità che ti fa
      essere irragionevole e ti fa disprezzare anche quel poco che
      realmente possiedi. (...)

           Il tuo Alberto


Alberto Moravia  da  Quando verrai sarò quasi felice ( Lettere a Elsa Morante 1947- 1983 )


QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 2


11 Agosto 1951

(...) Carissima Elsa,
      sono passato per Castasegna pochissimo tempo prima che il
      temporale facesse crollare l'edificio della dogana e sbarrasse
      la strada la quale, come apprendo dai giornali , resterà chiusa
      per otto giorni. Ho visto sul lago di Como il più furioso
      temporale della mia vita. Era molto bello e mi faceva pensare
      all'infanzia quando gli avvenimenti meteorologici hanno un'
      importanza che in seguito sono destinati a perdere.
      A Milano c'era molto vento e caldo e passai quattro ore a
      girellare intorno alla Galleria. Telefonai ad alcune persone,
      ma tutti erano partiti per le ferie. Il viaggio a Roma è stato
      buono, ma appena arrivato seppi che c'era stato il terremoto.
      A Roma il caldo è tollerabile.
      Qui tutto va bene: il gatto Tit mi ha accolto con miagolii
      strazianti e la vestaglia sta sul tuo letto. I gattini stanno bene
      e sono grossi come conigli. Però per te è bene stare in
      montagna perché qui il caldo - sopportabile per me - per te
      sarebbe terribile.
      Ti prego di non farti delle idee nere e di stare calma e
      tranquilla. Ricordati che io ho per te un sentimento profondo
      e che non devi pensare all'avvenire con apprensione. Per la
      gita a Zurigo, tu sai il mio pensiero: o andarci l'ultimo giorno
      che stai a Sils ( in modo da non interrompere il lavoro e di non
      avere sorprese coi soldi ) oppure rinunziarci che sarebbe
      meglio, e aspettare di essere stata a Pisa.
      Giovanna S. ha telefonato. Ha telefonato anche la Ortese.
      Non c'è altro. Lavora bene e cerca di mangiare cose buone.
      Io andrò a Capri domenica o lunedì.  (...)
      Ti abbraccio, il tuo

                      Alberto


  Alberto Moravia    da    Quando verrai sarò quasi felice

     

QUANDO VERRAI SARO' QUASI FELICE 3


Lagos, 27 Dicembre 1962


(...) Cara Elsa,
      a Roma soffrivo di una terribile angoscia e anche qui- in capo
     al mondo - ne soffro ogni volta che penso a te. Non posso
     sopportare le tue frasi " mai più " " per sempre" e simili.
     La nostra vita è già passata per due terzi e queste frasi hanno 
     un senso di morte e per la prima volta mi viene fatto di pensare
     alla morte. Per me nulla è finito e nulla può finire. Io ho per te
     esattamente lo stesso sentimento che ho avuto negli ultimi dieci
     anni, anzi forse più forte, e sono sicuro che questo sentimento
     non cambierà. Certo, tu hai fatto di tutto negli ultimi anni 
     affinché cambiasse e molte cose sono rimaste per me 
     inspiegabili nella tua condotta verso di me, ma soprattutto 
     quella che io chiamo la tua irritazione contro di me e che ogni
     tanto ti spingeva a trattarmi in una maniera tale da giustificare
     una rottura - ma quello che io penso  e sento per te andava al di
     là di queste irritazioni per quanto sconcertanti e io non riuscivo
     che a ricordarmi le tua qualità, il tuo valore e il grande
     affetto che mi avevi sempre dimostrato nei momenti più difficili
     della vita  -.
     Ahimè, tutto questo adesso è messo in forse e io non so davvero
     che cosa succederà. Tutto mi sembra scardinato, distrutto e al
     tempo stesso non so che cosa potrò mettere al posto di quello
     che c'era e c'è tuttora. Io non credo però che tu cesserai di
     essere nella mia vita. Di questo sono sicuro.
     Da ultimo tu avevi completamente svuotato i nostri rapporti:
     non volevi più né viaggiare né villeggiare insieme a me; né
     prendere il the la mattina, né parlare con me la  sera e ogni
     volta che a cena non trovavamo con chi andare, eri quasi
     costernata. Perché tutto questo, visto che mi volevi tanto bene,
     come sapevo del resto? . Si direbbe che tu abbia voluto che
     questi rapporti finissero sia pure senza desiderarne la fine in
     maniera consapevole. Io tuttavia non avrei mai fatto niente per
     farlo finire. C'è stato in tutto questo un' atroce mescolanza di
     leggerezza e di oscuro accanimento.
     Adesso io non so davvero che cosa farò - Ho sempre agito
     seguendo i miei sentimenti ( e non seguendo il mio egoismo
     come tu credi ) e questa volta i miei sentimenti sono contrastanti
     Vorrei soprattutto che tu ti rendessi conto che niente è cambiato
     realmente tra di noi e che domani potrei rivederti meglio e più
     spesso che in passato. Ma già, so che questa frase ti indignerà:
     tu pensi che io voglia quello che tu chiami un compromesso e
     invece io vorrei soltanto che ciò che è vivo non venisse
     assassinato.  (...)
     Arrivederci, tuo con tanto affetto 


                          Alberto


 Alberto Moravia   da    Quando verrai sarò quasi felice