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lunedì 25 novembre 2019

VI PREGO, CERCATE DI CAPIRE ( Presentazione )


La storia:
anni cinquanta. Rinchiusa in una casa di riposo per anziani a seguito di un infarto che non le consente più di vivere da sola, Caroline Spencer, 76 anni, ex insegnante di matematica, scrive un diario per tenere attiva la mente. Ha vissuto come ha voluto: grandi viaggi estivi in Europa - in Inghilterra in particolare dove ha incontrato un uomo sposato con cui ha intrattenuto una relazione ventennale, e conclusasi solo a causa della guerra - e poi amici, discussioni. La malattia le ha rubato l'indipendenza : dopo l'ospedale si era trasferita dal fratello John, sposato con una donna molto più giovane di lui e che Caroline non ha mai trattato bene, né  bene è stata accettata. Non stupisce dunque se - dopo una breve convivenza -  i due le trovano una casa di riposo e ve la portano.
Questa è gestita dalla signora Harriet Hatfield e da sua figlia Rose ,che mescolano indifferenza e cattiveria nei confronti dei loro pazienti. Inizia così per Caroline una vera discesa agli inferi, da cui cerca di sottrarsi scrivendo, ricordando fatti della vita e caratteristiche personali, osservando ciò che le capita intorno e riflettendo sulla natura del potere che l'uomo impone ai propri simili.
In questo modo il lettore riesce a capire e a penetrare a fondo nella natura di Caro, una donna indomita, dotata di uno straordinario senso dell'umorismo e di una spiccata intelligenza, che sino alla fine ritiene giusto di poter decidere della propria vita, perché essere vecchi non è e non vuole dire essere incapaci.
Una capacità  e raffinatezza di indagine - quella dell'autrice - capace di farci riflettere su un periodo ( difficile e spesso doloroso ) dell'esistenza.



                                         ( f. )


VI PREGO, CERCATE DI CAPIRE 1


" Come sei tu ora, così un tempo ero io: preparati alla morte e seguimi " . ( Pietra tombale  del New England )


(...) Non sono pazza, sono solamente vecchia. Faccio questa
     affermazione per darmi coraggio.Per darvi un'idea di che cosa
     intenda io per coraggio, basti dire che mi ci sono volute due
    settimane per riuscire ad ottenere questo quaderno e una penna.
    Mi trovo in un campo di concentramento per vecchi, in un posto
    dove la gente scarica i genitori o i parenti proprio come se si
    trattasse di un bidone dell'immondizia.
    Mio fratello John mi ha portata qui due settimane fa.
    Naturalmente avevo capito fin dall'inizio che andare a vivere 
    con lui non avrebbe mai funzionato; dopo l'infarto mi è toccato
    chiudere casa ( le scale per me erano troppo ).
    Qui mi sto costringendo ad avere tutto chiaro in testa e lo faccio
    scrivendo le cose in modo da capire come sto davvero. Adesso
    non esiste alcuna realtà tranne quella che riesco a mantenere
    dentro di me.La mia memoria sta venendo meno. Per conservare
    la sanità mentale, mi devo aggrappare a qualunque brandello di
    informazione in mio possesso, ed è per questo che sto tenendo
    un diario. Se poi dimenticherò le cose, potrò sempre tornare
    indietro e leggerle qui. Lo chiamo Il Libro della Morta. Quando
    l'avrò finito, sarò morta. Voglio essere pronta, voglio aver 
    raccolto e riordinato tutto, come se mi stessi preparando per un
    gran viaggio finale. Ho intenzione di restare integra in questo
    inferno: è lo scopo che mi attende. Quindi, in un certo senso,
    questo cammino dentro di me e nel passato è come una mappa,
    la mappa del mio mondo. Se sarò capace di disegnarla con
    precisione,capirò dove mi trovo. Non ne faccio una colpa a
    John: questa è la prima cosa. A suo modo sta lottando per non
    perdere i pezzi come faccio io, mentre Ginny stava rendendo la 
    vita impossibile a entrambi. Molto meglio scaricarmi qui e non
    perdermi nelle sabbie mobili della gelosia e dell'odio. Ho
    dovuto fare una scelta: l'unica cosa che non so è perchè non sia
    venuto a trovarmi.Forse è malato, forse sono partiti. Mi sembra
    strano. E poi, per quanto abbia chiaro in mente che da qualche
    parte sarei dovuta andare,non è chiaro perchè il posto prescelto
    debba avere l'aria di una punizione. Ma se è possibile, non devo
    rimuginare su questa cosa. A volte i vecchi immaginano di avere
    tutti contro.Soffrono di deliri di persecuzione e non devo cadere
    in questa trappola.   (...)



                 May  Sarton   da    Vi prego, cercate di capire



VI PREGO, CERCATE DI CAPIRE 2



(...)Quando John e Ginny se ne sono andati, lui ha detto:" Verremo
     a trovarti "
    Dopo un po' mi sono addormentata:la pioggia picchiava ritmica
    sul tetto. Ho sentito che per  un po' dovevo essere assolutamente
    passiva,galleggiare da un momento all'altro,da un'ora all' altra,
    chiudendo fuori i sentimenti e i pensieri. Entrambi erano troppo
    pericolosi. E temevo il pianto. Ultimamente, da quando sono
    stata in ospedale , ho pianto parecchio, e questo potrebbe essere
    uno dei motivi per cui John ha pensato che me ne dovessi 
    andare. Le lacrime sono un'offesa, non è tanto che facciano
   soffrire le persone,è che queste si sentono attaccate e si irritano.
   Quando il mondo interiore trabocca in questo modo, costringe a
   uscire all'aperto, in un luogo estraneo, qualcosa che è
   completamente privato, almeno alla mia età. Le lacrime sono
   concesse solo ai bambini, quindi forse sono stata mandata qui 
   per una specie di punizione. Oh cielo! Adesso non ci devo
   pensare. Tutto quello che non è passivo, è pericoloso. Sto
   imparando ad accettare.
   Harriet mi ha svegliata - non senza gentilezza - e poco dopo sua
   figlia Rose è arrivata con la mia cena su un vassoio. Se non
   altro non mi tocca mangiare insieme agli altri e guardarli 
   mentre si sbrodolano con la minestra. Posso stare qui sdraiata e
   contemplare le colline. Quella prima sera, la cena è stata latte
   e cornflakes, e una banana. L'ho gradita assai di più di quei
   pastrocchi da " gourmet " che fa Ginny. Però dopo non riuscivo
   a dormire. Dovevo abituarmi ai rumori, a quegli strani 
   scricchiolii, ai gemiti e al russare dello stanzone dove stanno gli
   uomini. Mi è sembrata una notte terribilmente lunga. Quando
   sono andata in bagno, ho sbattuto contro una sedia del corridoio
   e mi sono procurata un livido sulla gamba. Forse quando John
   verrà a trovarmi, mi porterà una torcia. Chiederò della carta da
   lettere e francobolli, un quotidiano e magari una bottiglia di
   scotch. Sarebbe di aiuto bere un bicchierino ogni sera prima di
   cena.   (...)



                Mary  Sarton   da     Vi prego, cercate di capire


VI PREGO, CERCATE DI CAPIRE 3



(...)Ultimamente sono arrivata a comprendere che io e John non ci
      siamo mai veramente capiti. Ci siamo dati reciprocamente per
      scontati, credo. Ma non riesco a ricordare un vero dialogo tra
      me e lui - su di noi, intendo. Parlavamo per ore di libri e della
      situazione mondiale. facevamo discussioni furibonde e ci
      piaceva molto, ma i nostri genitori erano turbati dalla nostra
      aggressività. La loro filosofia era mantenere la pace a
      qualunque costo, e se possibile sotto un governo repubblicano!
      La combattività ha lasciato John quando ha sposato Ginny.
      Grazie a Dio non mi sono mai sposata: non ho affidato a 
      nessuno il mio corpo e la mia anima. Sarò stata sicuramente
      ostinata, ma almeno appartengo solo a me stessa. C'è della
      dignità in ciò. E immagino sia questo il motivo per cui non ho
      scritto : " Muto per dignità umana ", come disse Yeats: però lì
      si parlava di amore passionale.
      L'altro giorno ero distesa sul letto e stavo pensando piuttosto
     piacevolmente ad Alex,l'inglese che ho amato - a intermittenza-
     per vent'anni. Ovviamente era sposato, così lo vedevo solo in
     estate per dei brevi fine settimana,e solo due volte in occasione
     dei viaggi che facemmo insieme, una volta in Grecia e una 
     volta in Italia.
     Harriet mi ha interrotta a questo punto, e ha conficcato il suo
     ago acuminato nel mio sogno ad occhi aperti.
    " Cosa stiamo sognando, signorina Spencer ? "
    " Il mio amante, ho detto ".
      Ho visto il gesto che ha fatto quando è entrata Rose: Harriet
      si è puntata un dito alla testa, dicendo senza usare parole "
      Naturalmente questa è matta come un cavallo. Povera vecchia,
      non ha mai avuto un amante... demenza senile ".
      Lo aveva scritto in faccia, chiaro come il sole .  (...)



                 May  Sarton    da     Vi prego, cercate di capire



VI PREGO, CERCATE DI CAPIRE 4



(...) Avrò davvero la demenza senile? Il guaio è che la vecchiaia 
      non è interessante finchè non ci arrivi, un paese straniero con
      un linguaggio sconosciuto ai giovani e perfino alle persone di
      mezza età. Adesso rimpiango di non averne saputo di più.
      Perdita di memoria - ma alcune cose restano così vivide! Sotto
      certi aspetti non sono più io, è vero. I primi giorni ho cercato 
      di inventare dei problemi matematici, ma sembravo incapace 
      di concentrarmi. Però non è tanto quello, è che non sono più
      interessata al pensiero astratto. Sono interessata a me stessa.
      Sono ancora molto lontana dal raggiungere il traguardo, la
      comprensione totale alla quale ora agogno. Resto un mistero 
      ai miei stessi occhi. Voglio arrivare fino al nocciolo, creare un'
      equazione finale perfetta prima di chiudere, per far quadrare
      tutto in un insieme ordinato. Se potessi pensare a questo posto
      non come alla Casa della Morta, ma come alla Casa della
    Riunione- la casa dove devo farmi una ragione di tutto, chiarire
    tutto, accettare tutto - credo che questa potrebbe essere una via
    di salvezza, una roccia sulla quale finalmente stare in piedi.
    Invece è ancora tutto sabbie mobili e minacce. Non riesco ad
    abituarmi a stare qui : sembra un ricovero di fortuna. Non ci
    sono quadri alle pareti, c'è la polvere sotto il comò. Non avrei
    mai pensato che un giorno mi sarebbe stato chiesto di dormire
    tra lenzuola di mussolina, o che mi sarebbe toccato ingoiare
    dosi quotidiane di pura volgarità e meschinità di spirito. Se
    questo è il purgatorio, è difficile immaginare il paradiso come
    un che di raggiungibile, o solo nell'immaginazione come un 
    posto inventato.
    Sono stupita dalla quantità di tempo che riesco a passare dando
    la sensazione di non fare nulla, quando in realtà sono
    impegnatissima in questa specie di sogni ad occhi aperti che mi
    mantengono in vita.  (...)



               May  Sarton     da     Vi prego, cercate di capire