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lunedì 3 febbraio 2020

DIECI ( Presentazione )



Nonostante siano il passo biblico più conosciuto e citato al mondo, simbolo per eccellenza del monoteismo, i Dieci comandamenti hanno ancora molto da raccontare. Che cosa rappresentano oggi e che suggestioni nascono dalla loro ( ri ) lettura?. La rivelazione della  parola divina a Mosè  sul Sinai è un dialogo fra terra e cielo ricco di chiaroscuri, fraintendimenti, emozioni che prendono il sopravvento come quando - infuriato con il popolo di Israele per il vitello d'oro - il profeta spezza le prime Tavole della Legge. Dall'analisi di Elena Loewenthal emerge che il principio di responsabilità - la consapevolezza cioè che ogni azione o pensiero porta con sé delle conseguenze - è senz'altro la filigrana dei comandamenti. In questa breve sequenza di imperativi positivi o negativi si snodano la storia passata e le aspettative future. Tuttavia,malgrado una struttura apparentemente semplice, i  due passi biblici che enunciano i comandamenti, nascondono sottintesi, dubbi e difficoltà. Ma è proprio attraverso le aporie che si dipana la ricchezza di significati e che le infinite rifrazioni del testo si aprono alla lettura.


                                        ( f. )

I DIECI DI LOEWENTHAL 1

 
 

                                          Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre - Pieter Rubens


(…) L'albero della conoscenza del bene e del male ( Genesi 2,17 ) è
       tutto fuorché un generico indicatore morale. Misura piuttosto
       una consapevolezza chiara e inequivocabile: " Il giorno in cui
       mangerai da esso,morire morirai ", dice Dio ad Adamo per
        articolare il suo divieto.
       Ma non si tratta né di una minaccia, né di un' ingiunzione a
        scopo di deterrenza. E nemmeno di una bugia, visto che  il
       cielo è infallibile. Fatto sta che poco dopo, quando  Eva
       prima e Adamo poi assaggeranno il frutto proibito, nessuno
       dei due morirà. La mela fatale non è velenosa. Allora, come
       la mettiamo? Che cosa ha detto di preciso il Signore ?
       Che cosa voleva dire con quel " morire morirai?", in cui l'
       infinito segna un rafforzamento del tempo coniugato?
       Non certo che il frutto proibito avrebbe causato la morte,
       perché così non avviene.
       E' questione - piuttosto - di conoscenza. E di una conoscenza
       che cambia la vita, non che porta la morte. Appena assaggiato
       quel frutto, infatti, Adamo ed Eva diventano consapevoli. Di
       che cosa? Di essere nudi? No, quella è la conseguenza della
       consapevolezza, non la sua sostanza. Una volta assaggiato il
       frutto. " gli occhi di loro due si aprirono e loro riconobbero di
       essere nudi e si cucirono una foglia di fico per farne cintura "
      ( Genesi, 3, 7 ). Per capire che cosa significava esattamente
      quello schiudersi degli occhi, bisogna risalire un poco più su
      nel testo, alla condizione precedente dell'umanità, quando " i
      due erano nudi, l'uomo e la donna, e non si vergognavano".
      Che cos'è quella nudità impudica? Di passo in passo nel testo,
      è chiaro che è il frutto della non consapevolezza, del fatto di
      essere beatamente ignari: finchè non conoscono il bene e il
      male, Adamo ed Eva non si preoccupano di essere nudi. Quella
      conoscenza del bene e del male, invece, non uccide affatto,
      bensì cambia le cose. La morte entra in gioco, ma non come
      effetto, bensì come conoscenza. Assaggiando il frutto, Eva e
      Adamo vengono a conoscenza della morte : imparano cioè che
      sono destinati a morire. Loro stessi e non gli altri.  (…)



                       Elena  Loewenthal      da      Dieci

I DIECI DI LOEWENTHAL 2



(…) La cognizione della morte, non la morte, è il sapore del frutto
       proibito. E la vergogna che provano dopo averlo assaggiato,
       che li fa sentire d'essere nudi, non è il sesso, ma il sapere che
       si muore. Che la vita è nascere, generare, estinguersi. E non è
       vergogna, è coscienza della propria fragilità, dell'essere
       vulnerabili. Che si vive, ma si finisce anche di vivere.
      " Morire, morirai ", è la cognizione che avvia la storia vera e
        propria dell'umanità. Prima di quel momento, Adamo ed Eva
        erano soltanto due ignari individui destinati a una sterile
        immortalità. Ma allora sorge la domanda :" Vogliamo noi
        davvero questo: vivere eternamente?. Forse oggi molte 
        persone rifiutano la fede semplicemente perché la vita eterna
        non sembra loro una cosa desiderabile. Non vogliono affatto
        la vita eterna, ma quella presente, e la fede nella vita eterna
        sembra- per questo scopo - piuttosto un ostacolo. Continuare
        a vivere in eterno - senza fine - appare più una condanna che
        un dono. La morte, certamente, si vorrebbe rimandare il più
        possibile, ma vivere sempre - senza un termine - questo, tutto
        sommato, può essere solo noioso e alla fine insopportabile".
        Condanna o privilegio che sia, con l'assaggio del frutto
        proibito, Adamo ed Eva conquistano la consapevolezza di
        essere mortali, che è ben altra cosa dal sapere che esiste la
        morte: la morte esisteva già. Ma negli altri, non in se stessi.
        Però la storia non finisce qui, anzi, si può proprio dire che
        qui comincia, perché nella lingua della Bibbia, la storia è una
        parole plurale femminile e letteralmente va tradotta con
       " generazioni " - vale a dire nascere, generare, morire. E nell'
        avvicendarsi delle generazioni prende corpo la vicenda
        umana.  (…)



                      Elena  Loewenthal   da     Dieci