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martedì 7 giugno 2022

CHIAMAMI COL MIO NOME 1



                                                      Chiamami col mio nome



" Le cinquanta poete presenti nella raccolta sono una scelta tra molti incontri: qui non ho applicato alcun giudizio di valore nel senso che queste dovrebbero essere lette tralasciando le altre, ma sono - appunto - incontri che ho fatto con la poesia, che ho studiato e approfondito e che restituisco, nella speranza che queste scrittrici vengano sempre più ricordate, scoperte e lette ".

                   (  Dalla Prefazione  di  Anna  Toscano )




 ADELIA PRADO  E LA PAROLA CHE CERCA LE COSE


IL POTERE DELLA PREGHIERA


In certe mattine disprego:

la vita umana è molto miserevole.

Una piccola sconnessione negli ossicini

mi fa dolore la spina dorsale.

Sento bisogno di gridare a Dio.

Lui sta nascosto, ma risponde secco:

"I jeans coringa non si restringono".

E io comprendo nella sua estensione

il commovente sforzo dell'umanità

che prepara abiti nuovi per andare alla festa.

il piatto smaltato dove ama mangiare,

un piatto fondo verde immenso mare pieno di storie.

La vita umana è molto miserevole.

" I jeans coringa non si restringono?"

Il mio cuore neppure.

Quando in certe mattine disprego

è per dimenticanza,

solo per disattenzione.



                                       ***

AGOTA KRISTOF  E LA POESIA CHE RACCOGLIE SEGNI


TI ASPETTAVO


T i aspettavo in fondo alla strada nelle pioggia

andavo a capo chino ti vedevo lo stesso

ma non riuscivo a sfiorarti la mano.


Ti aspettavo su una panchina le ombre degli alberi

cadevano sulla ghiaia fresca

come anche la tua ombra mentre ti avvicinavi.


Ti aspettavo una volta di notte sul monte

crepitavano i rami quando li hai scostati

dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare


ti aspettavo a riva con l'orecchio incollato

a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi

sulla sabbia morbida poi si fece silenzio


ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani

e le persone tornavano tutte a casa

mi hai fatto un cenno dal finestrino e il treno non si è fermato.



                                         ***


ALDA MERINI  E LA POESIA CONTRO LA PAURA


La cosa più superba è la notte

quando cadono gli ultimi spaventi

e l'anima si getta all'avventura.

Lui tace nel tuo grembo

come riassorbito dal sangue,

che finalmente si colora di Dio

e tu preghi che taccia per sempre

per non sentirlo come rigoglio fisso

fin dentro le pareti.



                                         ***


AMALIA GUGLIELMINETTI E LA VOCE FRUSCIO


LA MIA VOCE


La mia voce non ha rombo di mare

o d'echi alti tra fughe di colonne:

ma il sussurro che par fruscìo di gonne

con cui si narran femminili gare.


Io non volli cantar, volli parlare,

e dir cose di me, di tante donne

cui molti desideri urgon l'insonne

cuore e lascian con labbra un poco amare.


E amara è pur la mia voce talvolta,

quasi vi tremi un riso d'ironia,

più pungente a chi parla che a chi ascolta.


Come quando a un'amica si confida

qualche segreto di malinconia

e si ha paura c'ella ne sorrida.



                                         ***


BIANCA TAROZZI E LA POESIA PER NON DIMENTICARE


DIMENTICARE


Dio asseconda il mio 

più segreto volere,

che io stessa non so,

fa in modo che 

perda gli oggetti, i nomi,

il mio passato,

quel che avevo creduto di volere,

il mio scarso sapere.

Lui mi ha spogliato

di tutti i miei pensieri:

pensieri vagabondi,

passeggeri!

Pensieri neri,

pensieri affaticati!

Ora senza di loro,

libera dal passato e dal futuro,

sto in un vuoto presente.

Qui musiche, sapori,

colori, affetti

trasvolano e si perdono:

gli oggetti

sospesi nella mente se ne vanno.

Poi lo spazio silente

ma sgombro, intero,

lo spazio trasparente.



                                                   ***


LALLA  ROMANO  E LE PAROLE COME CASA


SE CERCO PAROLE


Non pensare se cerco parole

che voglia nutrirmi di vento


un dono di giuste parole

incorruttibile come la musica


dolce come la casa

triste come l'infanzia

paziente come il tempo.




       CHIAMAMI COL MIO NOME  ( Antologia poetica di donne a cura di Anna Toscano )


venerdì 6 novembre 2020

I CHIODI DI AGOTA



Eppure continuo a cercarti nera e amorfa...


CHIODI


Sopra le case e la vita

nebbia grigia lieve


con le foglie a venire

degli alberi nei miei occhi

aspettavo l'estate


più  di tutto

dell'estate amavo la polvere bianca

calda polvere

insetti e rane vi morivano soffocati

se non cadeva la pioggia

per settimane


un prato e piume viola sull'erba

crescono

gli uccelli il collo dei pozzi

il vento stende sopra una sega


chiodi 

puntuti e smussati

chiudono porte montano grate

tutt'attorno sulle finestre

così si edificano gli anni così si edifica

la morte.



                                          ***


NON MORIRE


 Non morire

non ancora

troppo presto il coltello

il veleno, troppo presto.

Mi amo ancora.

Amo le mie mani che fumano

che scrivono.

Che tengono la sigaretta

la penna

il bicchiere.

Amo le mie mani che tremano

che puliscono nonostante tutto

che si muovono.

Le unghie vi crescono ancora

le mie mani

rimettono a posto gli occhiali

affinché io scriva.



                                           ***


ANCHE TU TE NE VAI


Si è spenta la luce niente

ha più senso informi

figure si allungano fino al mio cuore adesso

pronuncia le parole che

tra colpi e paure

non riuscivi a pronunciare.


Ti ricordi le immobili

strade morte sulle quali

un uomo camminava nella pioggia e piangeva


dove sei finito amore mio non oso

guardarti così dura ormai

è la distanza tra te e me

eppure continuo a cercarti nera e

amorfa cammino per la città

di chi sa essere felice e villaggi

mestamente silenziosi dove nessuno mi conosce

mi fermo su soglie estranee appoggio

la fronte bagnata a porte chiuse.


Su immobili strade morte

un uomo camminava nella pioggia e piangeva.


E ti ricordi i nostri dubbi.


Bianche silenziose volavano via le sere

sedevo sulle panchine fedeli

guardavo l'acqua e sapevo

che ormai anche tu te ne saresti andato.



                                            ***


LA FINESTRA DELLA NOTTE


La finestra era aperta era la finestra

della notte piena di buio e di vento

eppure l'estate fluttuava sopra le strade e pensavo

che domani non sarai più qui.


Non piangevo solo temevo le vertigini

nel vuoto che ti lasci dietro

non c'è niente a cui possa aggrapparmi

neanche la tua mano sarà qui domani.


Non che tu valga più di chiunque altro ma

per un qualche caso ho attribuito a te

ogni bellezza e tristezza e adesso che

te ne vai ho perso l'appoggio sto ferma non so

in quale direzione girare il viso.


Che importa tanto a tutti i costi devo continuare a vivere

domani uscirò in strada morti camminano

per queste vie anche io sarò pallida se solo sapessi

dove andare da chi e perché.



                                       ***


TI ASPETTAVO


Ti aspettavo in fondo alla strada nella pioggia

andavo a capo chino ti vedevo lo stesso

ma non riuscivo a sfiorarti la mano.

Ti aspettavo su una panchina le ombre degli alberi

cadevano sulla ghiaia fresca

come anche la tua ombra mentre ti avvicinavi.

Ti aspettavo una volta di notte sul monte

crepitavano i rami quando li hai scostati

dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare.

Ti aspettavo a riva con l'orecchio incollato

a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi

sulla sabbia morbida poi si fece silenzio.

Ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani

e le persone tornavano tutte a casa

mi hai fatto un cenno da un finestrino il treno non si è fermato.




                           Agota   Kristof   da      Chiodi


Scrive  Agota Kristof  :  "  Non ho ancora trovato la parola per qualificare ciò che è capitato. Potrei dire dramma, tragedia, catastrofe, ma nella mia mente chiamo tutto questo semplicemente " la cosa " per la quale non c'è parola."

Agota Kristof ha preferito andare in fabbrica come operaia piuttosto che consegnarsi a una carriera di insegnante. Ha affermato che la fabbrica - per scrivere poesie - va benissimo : " Si può pensare ad altro e le macchine hanno un ritmo regolare che scandisce i versi.".

" La poesia, prima di essere poesia, è una posizione poetica, è un abitare stabilmente in un non luogo, in un " vuoto", un abitare spaesante ".

Per la nostra poeta, quella " zona spaesante" del mondo è stata l' Ungheria del comunismo sovietico, quel regime dispotico e capillare di controllo e di educazione delle coscienze, l'ideologia della felicità promulgata per decreto poliziesco e il conseguente abbandono da parte della poeta del suo paese e della sua lingua, il trovarsi perciò " senza lingua", o meglio, " spodestata" tra due lingue ( la propria  e quella  francese di Neuchatel che assunse come lingua - madre ).



                                                 (  f.  )




sabato 22 dicembre 2018

VIVERE

 
 

" Diceva che il luogo ideale per dormire era la tomba di una persona amata " . A. Kristof


Nascere

Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura

Amare

Giocare camminare parlare andare avanti ridere

Amare

Imparare leggere scrivere contare
Battersi mentire rubare uccidere

Amare

Pentirsi odiare fuggire ritornare
Danzare cantare sperare

Amare

Alzarsi andare a letto lavorare produrre
Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
Stirare pulire partorire

Amare

Allevare educare curare punire baciare
Perdonare guarire angosciarsi aspettare

Amare

Lasciarsi soffrire viaggiare dimenticare
Raggrinzirsi svuotarsi affaticarsi

Morire.



                 Agota  Kristof     da        Chiodi