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venerdì 27 settembre 2019
CON IN BOCCA IL SAPORE DEL MONDO ( Presentazione )
L'ultima spiaggia di via Veneto e un uomo con il cappotto in ogni stagione ( Vincenzo Cardarelli ). Un concerto di passerotti sul davanzale e un baritono mancato ( Eugenio Montale ). Lo scalo di un treno alla foce di un fiume e un accordatore di parole ( Salvatore Quasimodo ). Il salotto borghese di una casa in collina e un collezionista di farfalle ( Guido Gozzano ). Il baraccone di un tiro a segno e l'uomo dei boschi ( Dino Campana ). Il retrobottega di una libreria antiquaria e un figlio del vento ( Umberto Saba ). Una raccolta di francobolli e un funambolo solitario e malinconico ( Aldo Palazzeschi ). Un concerto di Bossa Nova e un bambino di ottant'anni che aveva la voce di Omero ( Giuseppe Ungaretti ). L'invettiva contro la luna e una donna che pagava i caffè con dei versi ( Alda Merini ).
L' autore, Fabio Stassi, rende omaggio al Novecento e alla grande dimenticata del panorama letterario nazionale - la poesia - con una coraggiosa avventura mimetica e fantastica. Rimpatria nel mondo di questi dieci autori, li fotografa in un gesto, li fa parlare in prima persona, dopo la morte e oltre la morte, ossia da quel punto sospeso dello spazio e del tempo in cui sopravvive la voce di ogni poeta. Ne viene fuori un racconto in presa diretta della loro vita, dei loro pensieri sulla scrittura, delle idiosincrasie, ossessioni, desideri, dolori, allegrie.
Dieci monologhi appassionati e coinvolgenti in un'unica dichiarazione d'amore.
( f. )
CON IN BOCCA IL SAPORE DEL MONDO ( Prefazione)
(…) La vita dei poeti somiglia a quella delle farfalle: hanno gli
stessi traffici con l'effimero, la solitudine e la bellezza. Ho
sempre pensato a questo libro come a un piccolo manuale di
entomologia o di zoologia fantastica. Un catalogo tascabile
dove analizzare dieci vite esemplari nell'arco del secolo scorso
di quella strana specie che, nella tassonomia degli esseri
viventi, possiamo definire poeti. Volevo studiare il genere a cui
appartengono, il ciclo vitale, il loro contrabbando con la
responsabilità e la speranza. Confesso di essermi messo al
lavoro con l'entusiasmo e l'incoscienza di un adolescente che
scopre la poesia per la prima volta. Ho interrogato i loro versi
come delle autobiografie esplicite o in codice, riuniti gli
epistolari, gli articoli, le opere in prosa, i saggi critici, le
interviste,messo insieme le foto, gli indirizzi delle case,le tracce
dei loro amori. Per un anno ho vissuto dentro a questo
sconfinato archivio: è stata la mia terapia per tante cose. Alla
fine ho mischiato tutti i documenti e gli appunti che avevo
raccolto e ho provato a riprodurne la musicalità in laboratorio,
cercando di dimenticare e di cancellare le fonti,perché restasse
appena un'intonazione, un angolo di scatto. In assenza di prove
ho inventato,alterato, preso in prestito, a tal punto che non
saprei più dire dove si è confusa la mia voce con la loro.
Ma solo per tentare di restituire un battito d'ali,la testimonianza
di un'avventura umana, un'intimità.
Per quello che conta, questi dieci testi vanno considerati come
un'opera di finzione non meno spericolata dei romanzi che ho
scritto. Contengono tutti la mia riconoscenza per chi ci ha
insegnato il mestiere, la sua fragilità e il suo splendore, questo
prenderci cura delle parole, nella convinzione assurda che una
singola sillaba possa spostare l'asse terrestre. (…)
Prefazione di Fabio Stassi da Con in bocca il sapore del mondo
CON IN BOCCA IL SAPORE DEL MONDO 1
" Gli uomini d'intelletto, educato al culto della Bellezza, conservano sempre - anche nelle peggiori depravazioni - una specie di ordine " . ( G. D' Annunzio )
IL MERCOLEDI' DELLE MIE CENERI ( G. D' Annunzio )
(…) Me ne sono andato come un attore sulla scena. La sera di
Carnevale, pochi minuti fa, all'ora del crepuscolo.Dalle labbra
non mi è uscito nemmeno un sospiro. Avevo sfiorato la morte
così tante volte, che quasi pensavo non arrivasse più. Ma l'ho
sempre detto che sui tavoli piccoli si lavora meglio, e anche
morire è un lavoro che richiede fatica, e stile.
Avrei potuto lasciare tutti a bocca aperta con un'ultima impresa,
beffare il mondo un'altra volta come avevo beffato la marina
inglese a Buccari o l'esercito austriaco quando volai su Vienna.
Sparire su una mongolfiera o un dirigibile sopra il Polo Nord,in
un viaggio senza ritorno, tra i ghiacciai puri e incorrotti con il
cuore ibernato in una montagna di cristallo.Ma in fondo è giusto
così: nessun rimpianto. Per uno come me non ci poteva essere
luogo migliore che questa scrivania, il vero teatro di tutte le mie
avventure.
Ho reclinato la testa, toccato un'ultima volta con la punta delle
dita questo legno così familiare, masticato un verso che nessuno
potrà più sentire.
La morte ha il sapore di una poesia incompiuta.
Presto si alzerà il lamento delle donne e riempirà la casa. Mi
porteranno a letto, mi distenderanno.Poi cercheranno di mettersi
in contatto con Roma. E Mussolini, dall'altro capo del telefono,
dirà : " Finalmente".
Subito dopo comincerà la girandola delle ipotesi: è stato un
cocktail di droghe; lo hanno avvelenato i tedeschi, perché quel
pagliaccio con i baffetti alla Charlot non gli era mai piaciuto:
si è tolto la vita. Ma saranno soltanto voci, che non smetteranno
di correre. Anche se gli arsenici li avevo a portata di mano, sul
mobiletto vicino alla biblioteca. E la data, sì, la data… non avrei
potuto trovarne una più adatta.
L'ultimo giorno di festa. L' ultima sera in cui indossare una
maschera. Le luci di un interminabile veglione che si spengono.
E quest'aria da epilogo, che si respira ormai in tutto il
continente e che è giunta fin qua, fino alla mia villa isolata come
un monastero.
Domani sarà il mercoledì delle mie ceneri. Nessuno chiederà l'
autopsia di questo corpo stanco.Mi faranno sparire rapidamente.
Sono diventato un ingombro già da molto tempo. Il regime mi
considerava un cadavere ambulante, un uomo sopravvissuto a
se stesso, un comandante senza truppe, un maestro senza
discepoli. Anche l'anno - in fondo - è perfetto. Il 1938. Con me
cala il sipario sull'ultimo carnevale della lunga epoca che ho
vissuto: l'intero teatro dell' Europa sta per andare a fuoco, la
rovina è già alle porte.
Non piangere più. Torna il diletto figlio
a la tua casa. E' stanco di mentire.
Vieni, usciamo: tempo è di rifiorire.
Troppo sei bianca: il volto è quasi un giglio.
Fabio Stassi da Con in bocca il sapore del mondo
CON IN BOCCA IL SAPORE DEL MONDO 2
(…)Anche per la mia nascita avrei voluto un'occasione di leggenda
Mi sarebbe piaciuto venire alla luce in mare, su un brigantino
con il nome di una donna, Irene . E in certe ore sognanti che
la letteratura concede, mi convinsi che le cose fossero andate
proprio così. Fu in una casa - invece - che presi vita, in corso
Manthoné. Pescara era allora un borgo di campagna di
cinquemila anime morte. Io fui il primo maschio della famiglia,
dopo due sorelle,e per questo fui molto amato e godetti subito
di privilegi. Della mia infanzia ricordo soprattutto la Maiella, i
suoi fianchi profondi, i nevai. E' a quel paesaggio che non ho
mai smesso di somigliare: un impasto di promontori e di golfi,
un trabocco pieno di reti protese in mare. Ma a unici anni mio
padre mi spedì a Prato,in un collegio, perché mi " intoscanissi".
E' lì che feci il mio voto all'eleganza: non mi sarebbero mai
mancati sciarpe, guanti e abiti di buona fattura, né un
inesauribile valzer di parole in bocca. Posso dire con orgoglio
di aver fatto ballare tutte le parole che esistono sulle mie labbra,
senza peso né stanchezza e di averle liberate dalle colonie penali
dei vocabolari, di avergli ridato vita. Mi sono anche divertito a
inventarne o ad accoppiarle in modo insolito:la vittoria mutilata,
il milite ignoto, i vigili del fuoco… L'italiano è come il costume
di Arlecchino: una veste di infiniti colori e sfumature, una
girandola di suoni che non si dovrebbe mai barattare per
qualche giacca usata.
No, il fiato non l'ho risparmiato.Mi ammalai per la nostra lingua
di un amore assoluto e inguaribile. Ma se devo dire un nome su
chi mi contagiò questa febbre, dico Giosuè Carducci. Gli scrissi
una lettera senza compromessi: avrei consacrato la mia vita alla
poesia, e questa è l'unica promessa a cui mi sia mantenuto
fedele. Non avevo ancora sedici anni.
Pubblicai il mio primo libro e tutti mi presero sul serio. Sul
Fanfulla uscì una recensione a quattro colonne dal titolo
premonitore : " A proposito di un nuovo poeta ".
I conti con quel mago di Carducci, e poi con il Pascoli, li avrei
fatti più tardi, quando, per trovare la mia voce, avrei dovuto
recidere con loro ogni parentela. (…)
Fabio Stassi da Con in bocca il sapore del mondo
CON IN BOCCA IL SAPORE DEL MONDO 3
(…) Ma oltre alla poesia, in collegio, scoprii anche l'amore. Una
domenica pomeriggio, nella sala deserta di un museo etrusco,
di fronte ad una statua di bronzo della Chimera, nel momento
in cui la mia vita stava per diventare la mia arte,e l'arte la mia
vita, baciai a morsi la bocca a una ragazza che aveva tre anni
più di me, e si chiamava Clemenza. Quel primo bacio mi portò
fortuna, perché da allora in poi le donne sono sempre state
clementi con me. La chiamai, l'ora della Chimera, il momento
in cui ogni equilibrio tra due esseri si rompe e il desiderio
straripa. Non molto tempo dopo, spezzai in un postribolo una
fiala d'essenza di gelsomino.
Sì, le donne sono state la mia ossessione. A ciascuna diedi un
nomignolo diverso, perché si ricordassero che in quel modo le
chiamavo io soltanto, e nessun altro.
Le ho tradite tutte, è vero. Barbarella, la Duse, le altre. Mia
moglie, abbandonata anche dal padre, si gettò da una finestra.
Eppure ogni volta che una di loro si ammalò, le accudii con
la tenerezza e l'attenzione di un infermiere. Perché tutte - a
mio modo - le ho amate. E non dico soltanto nel lungo tempo
che passai con loro in conclave , quel tempo sospeso di
piacere e libertà e distrazione che nient'altro - più del sesso -
ci regala: l'esperienza della morte prima della morte e dell'
eterno ritorno. Mi considerarono un corruttore di costumi, e
la cosa mi fa ancora sorridere; sono stato invece un educatore
coraggioso. Il sesso è uno scandalo soltanto per gli ipocriti e
i bugiardi.
Falsario delle parole e dei sentimenti, dissero di me. Ma il
poeta è una razza particolare di fingitore, come ha scritto
bene un mio collega portoghese.
Le mie donne giuro di averle amate con tutto me stesso: con gli
occhi, con le mani,con il fiato. Dicevano che quando parlavo
con loro, mi trasfiguravo, le facevo sentire come se fossero il
centro dell'universo. Lo erano, per me. Mi restituivano la
bellezza che mi mancava. Le amavo, e attraverso l'amore, le
creavo. Come sussurravo loro, io sono un mistero musicale
con in bocca il sapore del mondo.
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane.
Fabio Stassi da Con in bocca il sapore del mondo
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