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lunedì 14 novembre 2022

LA VOGLIA E TURNA' DI ELEONORA

 


                                           Impenetrabile eri il cardine di ogni altrove...




Dalle carcasse dei gatti lasciate

nella cenere di questi disastri

sale un fumo di arancia rossa

amarissima, riconosciuto veleno:


forse la ricorderemo questa strage

nella malattia, come non sai se di gioia

o rabbia o noia piangono abbracciati

quei due seduti avvinghiati

sopra la panchina, dietro il campanile,

mentre ci avvolge tutti la stessa nube

rubina, l'uguale sorte tremenda.



                                       ***


L' arancio violento mescolato nel fuoco

fuma profuma di morte la stanza

e io caduto fuori dalla vita non ho

ancora imparato a rialzarmi, sempre

in posizione orizzontale mi sforzo

di ricordare il primo giorno - quanto

avrò gridato, pianto, protestato?



                                    ***


Ho saputo della mareggiata al di là

delle colline, ho sentito il sale nella gola

che ora infiamma e mi tiene muta

dietro questi schermi. Mi manca sedere

sulle barche rovesciate, sentirmi giovane

insieme a te, seguire la danza dei pescatori...



                                 ***


Se solo non ci avessero inchiodati

a questa croce di primizie dolcissime

nemmeno ci saremmo accorti di essere morti :

tu adempiuto ormai al compito della vita,

io negligente schiava della norma, per sempre

adolescente.



                                     ***


Il grigio incenso della sagrestia e noi,

fiamme bambine contro la preghiera

informi dentro sacchi, spesso mute:

in quegli anni era tutto un rimanere

e il tuo sesso non cresceva

- non cresceva - sotto i miei baci

pesanti come sassi.

Impenetrabile eri

il cardine di ogni altrove,

la sola metafisica possibile,

il digiuno forzato del penitente.




               Eleonora  Rimolo    da      La terra originale



venerdì 3 giugno 2022

IL PROSSIMO E REMOTO DI ELEONORA

 


                                               Avevi una bocca che sanguinava bellezza...





Come questo albero piccolo

che sta dentro una mano

tu mi sei cresciuto dentro

la gola: quando ingoio saliva

e lacrime tu distendi i rami,

perdi le foglie e io soffoco

col concime asciutto tra i denti,

eppure impercettibile è questa

deglutizione, sogno automatico

che scuote il sonno e alza

il vento d'estate, muove le tende,

irrigidisce il palato secco

di germogli ma non abbevera

le radici dimenticate nel fondo

acido dello stomaco, solo spezza

di netto il tronco nodoso

delle tue gambe di cerva.



                                       ***


Abbiamo imparato a dormire seduti

in mezzo alla gente bloccata nella tana

selvatica, a spingere per cercare l'uscita

eppure la grande corrente di ritorno

ci tira sempre verso il largo, noi dentro

mulinelli feroci risucchiati via dalla secca,

atomi nel vortice dei mondi, movimento

a ruota sopra un'elica di carta che poi

ti invio dall'Italia con tutte le mie docili

parole intatte. Questo è l'abbandono.



                                      ***


ISOLA


Ancora ti guardo ed è l'abisso : i denti si staccano

nel sogno come dadi, il tempo dura il colpo

dell'onda sulla schiena e i rivoli si asciugano,

un estuario che non conduce ma secca.

Ancora in dormiveglia il profilo dell'isola bella,

una striscia compatta di crosta ombrosa

che al tramonto si spegne nel calore

e non brilla più : così si assottigliano tutte

le tue dita posate sul braccio destro, adesso

soltanto umide gocce di vapore, dissolte

in questo agosto torrido di rame.



                                          ***


Li rivedi questi incontri tutti dentro

una notte sola, dilatati dentro un tempo

che non si sfila ma è denso e solido

accovacciato a volte dentro granuli

sordi, a volte disteso - un linoleum

poco pulito. Così sono questi pensieri

che adesso spogliano solo il tuo silenzio

mentre parte un altro treno e tu sei

dentro chi sa quale città dolente

senza sorriso, la testa bassa, piegata

annerita dal fumo. Avevi invece

una fronte giovane, due occhi amuleto

e un graffio inguaribile sottile

come bocca - sanguinava bellezza.

Che cosa sono gli anni.



                                       ***


Il mare qui è un composto semplice, arancio

liquefatto nell'atmosfera, gas che annega

e brucia tutto : questo è l'odore di un'altra

vita, cresciuta al margine di una memoria non mia,

aliena fantasia di un attimo che sposta l'asse

mutando sogni e pianeti, senza distanza.

A volte lo sento in uno svoltare di strada,

appartiene a un passante, al suo stare

in un giorno reale: forse sono tornati

davvero gli dei e tu non senti più il vuoto

nella pancia, ma profumi di miti, stagioni

immortali, eroi che travasano la superficie

nel nero abissale e saltano, di nuovo, per amore.




                  Eleonora  Rimolo    da    Prossimo e remoto




martedì 10 agosto 2021

LA TEMERARIA GIOIA DI ELEONORA

 


                                               Quell'abbraccio te lo sei preso tutto...



" Nei versi di Eleonora Rimolo vi è una reazione al dissesto esistenziale, dopo una lunga e inevitabile consunzione, al fine di consentire la sopravvivenza e il superamento di ciò che appare ostacolarla in modo invincibile. Ricorre nella sua opera una sotterranea inquietudine che finisce per vestire la realtà, in cui l'autrice identifica un altrove indefinito e originario, attraente e mortale nel contempo. L' intraducibile sentimento della  saudade, misto di piacere sottile e di malinconia pungente, insieme al pensiero di ciò che poteva essere e non è stato, con un forte senso del sogno e della perdita, permea la sua opera, risolvendo quella che a prima vista può sembrare una contraddizione. E' una poesia che non salva, consapevole dell'ineluttabilità dei destini umani, ed è proprio questa coscienza a corrompere, di un veleno dolcissimo e irrinunciabile, ogni momento di dolore e di serenità, in una compresenza di piacere e di patimento che si intrecciano in un fortissimo sentire, in un dinamismo attivo che si fa carico del passato, dell'incertezza e dell'indecifrabile, senza precipitare nel vuoto di senso e nella certezza del dissolversi del futuro, per tratteggiare- in ultima istanza,- la necessità di cogliere il frutto dell'ora prima del suo imminente inasprirsi. ( Mario  Famularo )





All'occorrenza il tuo cranio diventa

una sfera colorata, maiolica con frattura:

è quello il punto esatto in cui la debolezza

abdica e tutti i manifesti volano via

angeli di carta ci premono la nuca

sul bordo tagliente della gioia.



                                                    ***


A Natale non c'è spazio per la cronaca

nessuno legge i giornali, le edicole

sono chiuse: Krenz und Abend - croce e sera -

il suono che fanno le tracce umide

dei tuoi passi. Domani qualcuno

tenterà di riconoscerle, il fischio

della civetta dirà che sono trascorsi

nove anni dall'inizio dell'inverno

e la distanza tra la bocca e la roccia

gelerà per sempre il nostro naturale

decomporci in schegge di terra.



                                                          ***


A mani nude gli studiosi scavano le fondamenta

piegati sul fossato: dicono che vi siano tracce

di una civiltà antichissima, credono a quanto c'è

dietro la superficie, pure se la pioggia impasta la pietra,

li sporca di melma, complica l'esercizio della ricostruzione.


E' triste questo nostro bisogno di ordine,

lo strappare la radice e non trovare il seme:

è un franare senza poter bloccare la discesa,

precipitare a brandelli privi del termine di caduta.



                                                     ***


Quell'abbraccio te lo sei preso tutto,

lo hai sentito premere tra le scapole:

un bene semplice che non ti raggiunge.

E' una trincea la casa materna dove mi ospiti,

in cui i morti spiano le mie voglie, i tuoi gesti

misurati: non eccedi in niente, emargini

ai miei occhi le stanze più intime, chiedi scusa

per il disordine e poi dici di no, pronunci

le parole " vuoto " e " fermo" per intendere una fine,

per benedire nel sonno dopo la fatica

questo uso incosciente dell'affetto.



                                                       ***

A volte la macchina del mondo si ferma

con un lungo fischio e io non so 

quale passato usare mentre riposi,

se tu mi sia remoto o prossimo. Come un fossile

la parola segnala il resto parziale di un organismo,

di una cosa che c'era e che c'è : la scheggia

di un tuo dente perduto a scuola da bambino,

l'anello che porti sull'orecchio destro

e tutto quanto ti fa vivo e primitivo

dentro quest'orma sul pavimento,

traccia ovale del risveglio, esempio di partenza.



                      Eleonora  Rimolo  da    La temeraria gioia



lunedì 26 luglio 2021

LA TERRA ORIGINALE DI ELEONORA

 



                                La sola impronta commestibile, indelebile era la tua...



" La qualità che più sorprende in Eleonora Rimolo è la fermezza della tessitura stilistica : la precisione del suo andare a capo, l'equilibrio finissimo delle soluzioni metrico - sintattiche. Ogni sequenza, nella densa brevità del suo procedere, si risolve in un unico strutturatissimo movimento, in cui brevi sintagmi si annodano entro una trama di riprese e di variazioni per via di scarti, scatti improvvisi, ricongiungimenti. La sensazione è che ogni incipit richieda una sua conclusione imminente, necessaria, febbrilmente invocata fin dal suo porsi, ma anche che ogni conclusione ingiunga con altrettanta urgenza un nuovo incominciamento..."  ( Dalla Prefazione di  Giancarlo  Pontiggia  )






Sono cresciuti insieme a te i miei capelli,

io meno. Ancora sono tentata dallo svanire

se ogni giorno scavo un lembo di pensiero

e mi riduco a un liquido vischioso, irriflessivo,

che non lascio bere a nessuno. Potremmo

davvero esserci tutti senza nient'altro

- solo nutrirsi ogni tanto - umane necessità.

Cosa riempirebbe allora le coscienze,

quale commento, quante penose idee.



                                              ***


Come scende la vita queste scale

come si sottrae all'incontro, come

affonda dentro la ferita cava, pulsante

quando terminato il giorno guaisce

il cane disperato col seme in eccesso.

Vorrei che fossi tu, vorrei

che nulla restasse inviolato,

bere quanto trabocca, e infine


ubriachi, prossimi alla partenza

con le code che salutano e le lingue

asciutte, noi educati viaggiatori noi

bestie turbate, incontaminate.



                                            ***


Era reale sovrapporre l'andata al ritorno,

cambiare loro il nome, mutarne l'emozione

in cosa nuova, una barricata tenuta alta

dalle piccole povere mancanze

che non so evitare. Mi muovo assistendo

ad uno spettacolo che mi inquieta,

saturo tessuti troppo tesi per non lacerarsi :

lo faccio per capire se davvero

un momento è uguale a un altro, se

si può uscire dal guscio molle dei mesi,

masticandolo fino a saziarsi. Intanto

ti guardo fare gesti banali, rincorrere

la gioia, carezzare la bellezza, inchinarti

al suo idolo sfuggente : non so decidere

un amore, un dolore a te destinato :io

cerco solo una recinzione, un pascolo

sterminato, un istante terminale in cui

capire tutto prima di sparire.



                                                ***


Quando avremo terminato di contare

le partenze saremo come formiche

in processione, così superbe piccole

da una tana all'altra continuamente in esilio :

da qui ti scriverò un milione di lettere,

chiederò cosa portarti per farti contento,

perché sul tuo grembo mi spoglio

sognando l'infanzia, riallaccio la vena

fermandone ai tralci il sostegno,

ne impedisco l'uscita dal suo stato di grazia.



                                         ***


Possiamo ancora scegliere come invecchiare,

non c'è motivo di pensare ad altro : dove essere

quando il cielo si farà nero, con quale spugna

sfregarci le cosce, con quale punteruolo

profanare la ferita. Allora saprò dirti quanto

bene ho avuto per te, anima incredibile, per cui

ho lasciato sul tavolo le carte schiantando

la sedia, rinunciando all'inganno del gioco.



                                        ***


Coi muscoli rotti dall'umido passo

trasciniamo le settimane, pronunciamo

distintamente tre parole sole. Essere

stanco significa soffocare dentro a un letto,

spendere meno sangue possibile per non

replicare il dolore: in questo modo

non ricrescono le voglie, si eradicano

tutti i contagi e in me non resta

che il deserto asettico dove ci siamo

contaminati, in cui siamo stati lasciati.



                                               ***


Ormai non interessa più a nessuno

questa commedia, la ripetizione

dei singhiozzi, la filastrocca noiosa,

lo spreco di immagini, cibo, acqua :

non fa differenza mettere all'angolo

il nemico oppure salvarlo.


Ogni nostro gesto è messaggio

rigato sul vetro, corrotto.



                                         ***


Perdonami, sai com'è vivere quando

ti lanciano addosso le cose, una sola

adiacenza pagata, con questo spasmo sintetico

assorbito da carta che si scioglie,

che si mangia, che si digerisce come

un frutto appena colto nella nebbia

di un giardino


tu quale scegli


io sono preda dell'interruzione, per me

impiccata al ramo orientale sorretta

la sola impronta indelebile

commestibile era la tua.




                         Eleonora  Rimolo   da    La terra originale