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mercoledì 18 settembre 2019

STACCANDO L'OMBRA DA TERRA ( Introduzione )



Il protagonista di questo romanzo voleva essere un aeroplano, non pilota, ma un giorno si ritrova davvero ai comandi, come nel peggiore dei sogni. Accede all'esperienza fisica e corporea della caduta e dell'errore, del perdersi e del non arrivare mai, della responsabilità verso gli altri e se stessi. L'elemento naturale dove si svolgono le imprese leggendarie o ridicole è l'aria, cioè caos contenente ordine contenente caos, cieli di guerra, cieli di pace violata, cieli di manovre di volo e manovre nella vita, ma il riferimento costante è sempre la terra a cui tornare.
Romanzo dalla formula nuova, affida la narrazione ai molteplici punti di vista simultanei, alle diverse voci di giovani piloti apprendisti e anziani maestri, volatori scomparsi e fantasmi condannati a raccontare i loro ultimi istanti, ai check list recitati come liturgia, alla tensione del linguaggio letterario che si fonde alla tensione del linguaggio tecnico in uno straordinario tono epico ed evocativo.


                                        ( f. )

STACCANDO L'OMBRA DA TERRA 1

 
 

                                                        Tanto vale allora sbagliare d'istinto…


(…) Nella vita, una volta, sapevo per istinto ciò che dovevo fare,
       eppure mi obbligavano a compiere un lento giro di tutte le
       opportunità per poi tornare a quella di cui fin dall'inizio ero
       persuaso; ma per istinto o per ragionamento tutto finiva
       comunque nell'errore, maggiormente quando credevo di aver
       fatto bene: tanto vale allora sbagliare d'istinto, sbagliare
       subito, sbagliare all'improvviso, almeno si arriva presto al
       risultato. Ma nel volo anche l'istinto è un argomento, qualcosa
       che va lavorato, contraddetto e usato al rovescio.
      " Manovre anti istinto" tu le chiami, per esempio nello stallo,
       quando senti che l'ala collassa e l'aereo comincia a vibrare, e
       suona l'allarme o una voce digitalizzata ripete in cabina Stall!
       Stall!  Stall! in inglese, lingua aereonautica ufficiale anche per
       le cattive notizie.In quel momento il cuore ti detta di tirare il
       volantino, tirare e tenere alto il muso che già sprofonda; se fai
       così,seguendo l'istinto,l'ala perde definitivamente l'aria,l'aereo
       e noi tutti dentro ci trasformiamo subito in un qualsiasi grave.
       Si può entrare in stallo per diversi motivi: per disattenzione,
       per cattiva o incompleta raffigurazione mentale dello stato
       delle cose, per accidenti esterni come il ghiaccio, ma se ne
       esce soltanto lasciandosi cadere, assecondando contro ogni
       impulso lo stallo, buttando giù il muso, accompagnando la
       caduta, fino a riprendere velocità e l'aria. Così nella vite:
       appena entri a spirale ,cominci subito a girare il volantino in
       senso opposto alla rotazione, e poi freneticamente in un
       qualunque senso pur di interromperla. L'ala in tal modo perde
       anche la poca portanza che restava e non c'è modo di uscirne.
       (…)



             Daniele  Del  Giudice   da       Staccando l'ombra da terra


 

STACCANDO L'OMBRA DA TERRA 2



(…) Mai usare il volantino - raccomanda la dottrina - , contrastare
       l'istinto; la spirale va bloccata coi pedali e col timone di coda,
       l'ultimo a perdere efficienza in queste circostanze. Si può
       entrare in stallo o in vite per tanti motivi:per disattenzione, per
       errore, per perdita di portanza di se stessi o a causa di una
       inesatta rappresentazione della propria posizione, magari in
       rapporto alla posizione degli altri, oppure per essersi
       concentrati su un solo aspetto delle cose, ricavando da quello
       ogni immagine, ogni significato, ogni sentiero; anche nella vita
       ci sono momenti di emergenza in cui l'istinto preme per
       reazioni immediate e risolutive, momenti di stallo in cui
       cerchiamo ancora di salire e di tenerci dritti in quota, e invece
       l'unica via d'uscita sarebbe lasciarsi scivolare, momenti in cui
       fissiamo le cose frontalmente e puntiamo dritti al loro cuore,
      mentre l'unica traiettoria ragionevole sarebbe quella eccentrica
      che porta verso il margine, seguirla con delicatezza lungo il
      bordo senza fuoriuscirne, e momenti in cui precipitando in vite
      muoviamo disperatamente ogni comando, e così ci avvitiamo
      sempre più. E tu - Bruno - naturalmente, suggeriresti manovre
     " anti istintive ", ma non è detto che uno riesca fare sempre il
      contrario, né che voglia veramente uscirne, nella vita; istinto e
      non - istinto possono essere intrecciati o capovolti e il rovescio
      ha un suo rovescio che non è sempre il dritto.
     In effetti anche nel volo c'è una zona misteriosa, l'unica che
     somiglia a tutto questo, la zona aerodinamica dove si guida per
     comandi invertiti, condizioni estreme, quando i rapporti tra
     velocità e potenza raggiungono una soglia oltre la quale si
     passa a un regime diverso, per " comandi invertiti ", appunto, e
     se vuoi salire devi spingere in basso il volantino, e se vuoi
     scendere devi tirarlo a te: non è facile da capire, non è facile
     accorgersi immediatamente di essere penetrati in quella zona.
     Non sempre ti rendi conto che ciò che ti viene chiesto è il
     contrario esatto di ciò che si vuole da te, che la domanda vera
     è l'opposto della sua formulazione; in volo, se te accorgi per
     tempo, puoi cavartela, ma in amore, anche se ti riuscisse di
     capire presto che sei nel dominio delle " richieste invertite", e
     anche se avessi la forza di invertire a tua volta le risposte e i
     gesti, non ne usciresti comunque, né tu né lei: dall'amore per
     domande invertite non si esce, perché azzeccare una risposta
     rovesciata non rimuove comunque il dolore né l'impedimento
     che ha capovolto la domanda.  (…)


            
               Daniele Del Giudice    da    Staccando l'ombra da terra