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venerdì 15 dicembre 2023

POETE DEL '900


 


                                                          Nessun vincolo univa questi morti...




LA SETE


Tu mi hai scavata

come scava un pozzo colui che ha sete

nel suo ardente andare.


Tu mi hai scavata

con le mani tese 

e gli occhi intenti al solco:

più profondo era il solco

e più la sete ti consolava.


Tu mi hai scavata e hai bevuto l'acqua

chiara fresca segreta acqua fuggita

a spegner la tua sete e a farmi viva.


Ora tu sei partito

incespicando un poco

le vesti e il volto tutti umidi ancora


e sulla mia ferita brucia il sole.


                              ( Mariagloria  Sears )



                                                       ***


QUAL ERO


A mano a mano qual ero ritorno,

una che va vestita come capita,

contenta del poco, di rari

amici scontrosi,

una dispari

felice di bere alla brocca

della sua solitudine.


                                   (  Daria Menicanti )



                                                   ***


SFIDUCIA


Tristezza di queste mie mani 

troppo pesanti

per non aprire piaghe,

troppo leggere per lasciare un'impronta -

tristezza di questa mia bocca

che dice le stesse parole tue

- altre cose intendendo -

e questo è il modo

della più disperata

lontananza.


                                        (  Antonia  Pozzi )



                                                       ***


UOMO


Altro da me in tutto - maschio, estraneo,

altra carne, altro cuore, altra mente,

pure, il mio stesso corpo prolungato,

la voce che si sdoppia e mi continua :

ciò che si oppone, e ciò che mi compone

come un discorso teso, mai concluso,

o l'altro occhio : il raggio che converge

al rilievo, allo scatto delle cose -

mio necessario opposto, crudele meraviglia

è amare te : godere di due vite

in questa sola, avere doppia morte.


                              ( Armanda Guiducci )



                                                       ***


NESSUNO


Nessuno può derubarci della gioia

la nostra gioia sotterranea

come tenere acqua

come vena di roccia.


                                         (  Lalla Romano )



                                                  ***


***


Moriremo lontani. Sarà molto

se poserò la guancia nel tuo palmo

a Capodanno; se nel mio la traccia

contemplerai di un'altra migrazione.


Dell' anima ben poco

sappiamo. Berrà forse dai bacini

delle concave notti senza passi,

poserà sotto aeree piantagioni

germinate dai sassi.


O Signore e fratello! Ma di noi

sopra una sola teca di cristallo

popoli studiosi scriveranno

forse, tra mille inverni:


" Nessun vincolo univa questi morti

nella necropoli deserta ".


                                        ( Cristina  Campo )




                               da    Costellazione parallela





giovedì 28 maggio 2020

SCRITTURE AL FEMMINILE ( Poete italiane )




                               Ho sognato che in cielo ruotavano pianeti e io tra quelli...


Devota come ramo 
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d'oblìo,

su acutissime lamine
in bianca maglia d'ortiche,
ti insegnerò - anima mia -
questo passo d'addio...

                                           (  Cristina  Campo )

                                                 ***

Guardo i miei occhi cavi d'ombra
e i solchi sottili sulle mie tempie,
guardo, e sei tu, povero mio stanco volto,
così a lungo battuto dal tempo?
Mi grava l'ombra d'un occulto sogno.
Ah, che un ultimo fiore in me s'esprima!
Come un'opaca pietra
non voglio morire fasciata di tenebra,
ma d'un tratto, dalla radice fonda,
alzare un canto alla mia ultima sera.

                                                  (  Sibilla  Aleramo )

                                               ***

Ascolta il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato : la tua donna.
E' fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto - credi -
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.

                                       (  Alda  Merini )

                                             ***

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgono da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo -
ma se ti penso all'addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un'arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore :
che tu mi chiami
che mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.

                                       (  Antonia  Pozzi )

                                                 ***

Non toccarmi, non sono questa cenere
né la salvezza
della carne viva
non la rosa
ma il canto
di una cosa.

Non toccarmi, non sento più dolore
dell'oggetto composto in tutti i sensi
da superfici: strati
di bianco
fino nel buio della profondità, steli d'aria
dal cuore che è
statue in elevazione
uno stato di cose senza sguardo.

Non toccarmi, non ho più intelligenza
dell'albero che ciecamente frutta.
Ho sentito qualcosa che sovrastava.
Ho sentito che siamo incorruttibili.
Ecco allora i bambini
monumenti alla gioia
del corpo quando è forte
più del dolore, monumenti su coppe di silenzio
e un rumore di botole su lastre bianche.

Non toccarmi, non sono la pietra bianca
e l'animale sotto la sua luce senza oggetto
e la parte profonda del cielo come una tunica di rovi
e il ruotare dei rovi.
Sotto il sasso c'è un rivolo di sangue, un insetto
senza speranza
e senza dolore
ma il suo canto si spegnerà per ultimo.

Non toccarmi, ho sognato che in cielo
ruotavano i pianeti e io tra quelli
portavo il cuore
esposto, perchè la terra è piccola per il dolore
ma qualcosa perdeva sangue, ancora.

                                    Maria  Grazia  Calandrone



giovedì 20 dicembre 2018

IL NATALE DEI POETI

 
 
 
 

                                                                So che verrà l'alba eterna…



QUADERNETTO

Un anno...Tratteneva la sua stella
il cielo dell' Avvento. Sulla bocca
senza febbre o paura la mia mano
ti disegnava - oscura - una parola.
E la sfera dell'anima e dell'anno
vibrava in cima a uno zampillo d'oro
alto e sottile, il sangue.

Ne tremavano
sorridenti gli sguardi - all'accostarsi
buio di quel guardiano incorruttibile
che nei giardini chiude le fontane.

                               Cristina  Campo    da   La tigre assenza


                                   ***


TEMPO DI CORNAMUSE

Da remoti paesi di campane,
sui bianchi lievi dell'aria ritorna
tempo di cornamuse. Come un cane
mansueto posa presso i villaggi dove
nell'appannata quiete delle stanze
bimbi dormono ancora sul mattino.

Io pure l'ebbi un tempo,
il miracolo di Gesù Bambino.

                                  Giuseppe  Cassinelli  da    Il tordo corso


                                            ***


CANTI DI YUSUF ABDEL NUR

Sia benedetto il Seme
di Dio e dell'uomo
sia benedetto  tutto quello che cresce
sia benedetto tutto quello che scorre
il sole quando esce
dalla nuvole e dalla notte
il pane dentro il forno
il vino dentro la botte
il polline nell'aria
la farfalla sul croco
lo scoppiare del fuoco
il ramo che si spacca
il verde più leggero
che piume a primavera
- e il fico che era stecchito
e ora una voliera -
sia benedetta l'acqua
dei fiumi, delle fontane,
delle piogge, delle buriane
che arrivano sul mare,
e il ventre delle donne
quando si fa collina
e i capelli con cui
gioca una bambina
e le parole quando
tra la tenebra errando
e la luce vanno verso
la luce
e vi maturano insieme
come sull'albero il frutto acerbo.

Sia benedetto il Seme
di Dio e dell'uomo,
il Verbo.

                       Giuseppe Conte   da  Canti d' Oriente e d' Occidente


                                     ***


IO NON SO COME

Io non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l'alba
e la vita degna
sarà in ogni uomo,
e la terra non tremerà più
e la stella di Betlemme
ricorderà per sempre che Cristo
è veramente nato
per tutti gli uomini.

Io non so come,
la guerra è sulla terra
e il Male sconvolge la Creazione,
ma so che verrà l'alba
e ogni uomo avrà il suo pane
e ogni uomo sulla spiaggia
riconoscerà Cristo che mangia
esce e parla con lui.

Io non so come,
anche quest'anno è stato orrendo
di massacri e di morti,
ma so che verrò l'alba
eterna, la luce che attende
ogni creatura, fatta a immagine
di Dio, canto dell' universo.

Io non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l'alba.

                              Elio Fiore   da       Gli occhi dell'universo


                                       ***


NATALE AL CAFFE' FLORIAN

La nebbia rosa
e l'aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.

Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.


               Alfonso Gatto     da       Poesie 1929- 1969

                                      ***


E QUESTO SARA' UN UOMO

Questo è il nido di sangue per un'anima;
qui si intessono i nervi, qui le ossa
si architettano e drizzano; è l'arcana
foresta dove germina l'inizio.

Questo sarà figura d'uomo, ed ora
è oscuro rame d'oscura radice,
alla zolla connesso come i morti,
ma violenta suggendo in sé la vita.

Questo è il rubino nella notte, il fuoco
che cova nel segreto, ma sicuro
che eromperà nel destinato attimo.

E questi sono frantumi di immagini
com'è scheggiata e franta la mia vita
che in Te trapassa.

Fu mia parte il caos,
ma venga ormai lo Spirito ed albeggi
per te sulla distesa delle acque.

               Margherita Guidacci   da   Paglia e polvere

                             
                                     ***


XXXVI

Sale il bue.
Le vittorie
sono Tue.
Nostre sono
le sconfitte.
Palafitte
assediate
di città.

Nebbia.
Niente.
Cecità.

Ecco
l'asino verrà
che Ti ha
con l'altra bestia
mentre stavi là
in capanna
- Ti cantava
Santa Madre
ninna nanna -
caldo fiato,
che T'ha amato,
lui animale,
anzi loro,
da demenza non sconfitti,
da violenza
non trafitti,
assediati,
già peccanti,
mentre Tu,
là in Betlemme,
nel presepe,
del Tuo nascere
di neve
che era inverno
fosti perno,
carne centro,
carne- stiva…

Dei pastori
su, salente,
ecco senti.
Te gemente,
Te morente,
fiato- piva.


               Giovanni  Testori   da   Ossa

domenica 28 ottobre 2018

L'AMATA ( Lettere di e a Elsa Morante ) 7


24  Ottobre 1958

Da Cristina Campo a Elsa Morante


(…) Cara Signora,,
       sembra destino che noi dobbiamo comunicare solo per lettera,
       ma forse è più bello così, in questo mondo difficile.
       Le sembrerà oltremodo stano, ma devo confessarle che solo in
       questi giorni, mentre ero malata, ho potuto leggere " L' isola di
       Arturo". Non so come sia stato, di solito leggo poco - è vero -
       ma questo libro era tra il pochissimo che sapevo di voler
       leggere. Credo sia stato soprattutto perché ne avevo un
       presentimento così preciso, e mi veniva naturale tardare a
       leggerlo - come a volte si aspetta molto a lungo prima di
       spingere il cancello di un luogo caro e sognato.-
       Così solo oggi posso dirle grazie per questo libro adorabile,
       che ho letto come si legge nell'infanzia, con la certezza e la
       fede dell'infanzia di fronte al meraviglioso. Questa  tragica
      " saga dell'innocenza", che sembra scritta dalla mano di un
       angelo, mi ha riportato ( come già le scrissi una volta per il
       saggio su Saba ) verso una specie di patria perduta - che
       spesso non ricordo, ma che so di non ritrovare ormai da
       nessuna parte. Per questo devo sempre ringraziarla di nuovo.
       La sua amica

                                    Cristina  Campo (…)


   Lettere di e a Elsa Morante  da   L' amata ( a cura di Daniele Morante )

sabato 31 marzo 2018

NELLA DIREZIONE DI...( La Pasqua adveniente ) 2

 
 

                            Se non fossi stato figlio di Dio, t'avrei ancora per figlio mio...



VIA CRUCIS

Solo calcai il torchio:
con me non era nessuno:
calcarono su di me tutti:
inebriato quasi spreco di sangue
in una rossa follia:
solo il torchio calcai:
liquido amore profuso
in estremo furore:
calcai il torchio, solo:
solo a torchiare,
solo a sprecare il sangue mio:
tutto il mio Sangue sparso,
tutto in me già arso
dall' Immacolato Cuore di Maria:
invisibile ardore, quaggiù:
l'incomprensibile amore del Padre.


              Clemente  Rebora    da       I Canti dell' infermità





RADONITZA ( Annuncio della Pasqua ai morti )

Vento di primavera
traslucido come spada:
esilia dal sépalo affilato
il boccio cremisi che ancora trema,
come dall'anima lo spirito,
il sangue dalla vena.
L'inverno, occulto stelo
che cullò le intenzioni, incubò le mortali esitazioni,
falcia senza un grido;
le psichiche vecchiezze recide
dalla terribile vita.
Pasqua d'incorruzione!
Nel vento di primavera
l'antica chiesa indivisa
annuncia ai morti che indivisa è la vita:
su lapidi d'ipogei
posa i sepali che ancora tremano
e al centro, al plesso, al cuore,
là dov'è sepolto il Sole,
là dov'è sepolto il Dono,
il piccolo uomo cremisi dal perenne tornare,
dell'umile, irriconoscibile
trasmutato tornare.
Pasqua che sciogli ogni pena!


         Cristina   Campo      da            La Tigre assenza  





PASQUA DEI POVERI

Forse per noi,che non abbiamo che pane,
forse più bella è la tua Santa Pasqua,
o Gesù nostro, e la tua mite frasca
si spande, oliva, nelle stanze quadre.

Povero il cielo e povere le stanze,
Sabato Santo, il tuo chiarore ci abbaglia,
e il nostro cuore fa una lenta maglia
col cielo, che ne abbraccia le speranze.

Semplice vita, alle nostre domande
tu ci rispondi: Su, coraggio, andate!
Noi t' ubbidiamo; e questa povertà
non ha bisogno più d'altre vivande.

Noi siamo tanti quanti alla campagna
sono gli uccelli sulle mosse piante,
cui sembra ancora che le parole sante
giungan col vento e l'acqua che li bagna.

A noi, non visti, nelle grigie stanze,
miriadi in  mezzo alla città che fuma,
Sabato Santo, la tua luce illumina
solo le mani - unica festa - stanche:

a noi la pace che verrà, operosa
già dentro il cuore e sulla mano sta,
che ti prepara - o Pasqua - e che non ha
che il solo pane per farti festosa.


          Carlo Betocchi   da      Tutte le poesie




giovedì 28 settembre 2017

IL MIO PENSIERO NON VI LASCIA ( INTRODUZIONE )



Ci sono prosatori che nelle lettere raggiungono una sorta di perfezione assoluta, riuscendo - nel breve volgere di una frase - a toccare vertici di bellezza e di intensità. Che Cristina Campo sia uno di essi lo hanno dimostrato le Lettere a Mita  e Caro Bul, oltre  a questo epistolario che raccoglie le lettere scritte agli amici del periodo fiorentino.
Nel 1956, Cristina è costretta ad abbandonare Firenze per Roma ( a causa del lavoro del padre musicista ) e gli anni romani saranno costantemente pervasi dal ricordo struggente di quel giardino incantato che era la cerchia degli " amici d'infanzia" : Piero Draghi, Mario Luzi, Anna Bonetti, Giorgio Orelli. A tutti loro scrive dal suo " esilio" parole di nostalgico affetto. Ma il più rimpianto è senza dubbio Gianfranco Draghi, quel Gian che guarda i suoi stessi fari ( Hofmannsthal e Simone Weil ), lo scrittore e poeta di cui ammira la personalità e l'opera, l'amico che "conosce - sempre e sottilmente - il disegno del tempo e trova la parola magica per incidervi".
A lui, una Cristina ancora dolente per una pena d'amore, chiede di
assicurarle che " la felicità esiste"; con lui parla di Roma, che va scoprendo con meraviglia, delle sue letture ( Montaigne, Lawrence,
Auden e Pasternak), dei suoi momenti bui e dell'importanza della loro amicizia nella sua vita.
Per ogni corrispondente, la Campo trova un'intonazione diversa, ma sempre la sua voce suona alle nostre orecchie con una giustezza e una limpidezza incomparabili.


            frida

CRISTINA CAMPO ( LETTERE A GIANFRANCO DRAGHI )



Roma, prima del Natale 1956

Caro Gianfranco,
buon Natale! Ho voglia di scriverle a lungo, di raccontarle di un sogno nel quale ci siamo incontrati; ma queste sere di festa sono così difficili...forse per l'anno nuovo ritroverò un po' di silenzio.
Devo incontrare Silone in questi giorni: gli parlerò subito di lei e poi le scriverò una cartolina, così lei potrà mandargli direttamente il suo saggio.
Voglio bene a tutti e quattro e vorrei rivedervi

                          Vittoria



Roma, Autunno 1957

Caro Gianfranco,
sono a letto con la febbre e molto male agli occhi, ma non posso aspettare a dirle che la sua lettera da Bruges è una delle pochissime che vorrei portare sempre con me, dovunque io vada,
come un pegno, una lezione di bontà, un monito contro il mio orribile scetticismo e un dono puro e squisito della vita.
Perdoni le grosse lettere - dovrei scrivere piccolo perché certi ringraziamenti si fanno a bassa voce; ma con la febbre si parla forte - anche se lucidissimi nel cervello e nel cuore.
Un abbraccio ai quattro esseri, di cui spesso dico:
" Ma esistono davvero?"
A molto presto, spero.

                       Cristina


 Cristina Campo    da  Il mio pensiero non vi lascia ( Lettere a Gianfranco Draghi e ad altri amici del periodo fiorentino )

CRISTINA CAMPO ( LETTERE A MARIO LUZI )



Roma, 30 Dicembre 1958

Carissimo,
l'anno si è consumato così velocemente, eppure bruciava lento, ora altro, ora trepido - ecco, ne resta appena un guizzo, appena il tempo di augurarti tutto ciò che vorrei per te, di chiederti lo stesso augurio.
Ricordo un tuo bigliettino, due anni fa: di come mi accompagnò nell'anno, lo aiutò a fiorire. Vorrei di nuovo questo talismano, la silenziosa protezione del tuo pensiero: lo vorrei oggi come sempre, oggi più che mai.

                 V.



Roma, 12 gennaio 1965

Grazie, Mario.
Ogni giorno che passa morde più a fondo. E questo tempo di orrore appare eterno.
Ma averla avuta è una grazia terribile, di cui dovrò rendere conto e che certo non ha prezzo di lacrime.
Tu hai conosciuto e detto queste cose per entrambi.
Ti abbraccio

                      Vittoria


Cristina Campo  da  Il mio pensiero non vi lascia ( Lettere a Gianfranco

CRISTINA CAMPO ( LETTERA AD ANNA BONETTI )



Roma, 12 Dicembre 1957

Cara Anna,
dal primo giorno del mio ritorno ho sempre avuto la febbre. Oggi però mi sono alzata lo stesso perché erano arrivate le casse da Firenze e non volevo che nessuno toccasse la tua Vigna . Ora l'ho appesa di fronte all' Angolo di giardino, che a sua volta è tra i due piccoli Chinn. Così penso che qualche volta un sogno si realizza - anche se le barche diventano giardini e le cave di smeraldo stendardi con draghi rossi. Vorrei spiegarti quanto siano stati importanti per me questi minuti passati nel tuo studio. Come sentissi il colore schiarirmi dentro le parole, toccare quel che aspettava di essere toccato. Davanti a certi tuoi fondi mi sentivo ad un tratto un imbianchino della parola...ma era la prima volta che un pittore della mia età mi dava così a fondo la sensazione di voler
dire quel che io stessa volevo dire. Ma se potrò finire il nuovo libro
come lo immagino - dolce e terribile, vacillante e sicuro - credo che ad ogni pagina ci sarà l'eco dei tuoi colori, e anche forse di quelli che stai ancora cercando - perché, vedi, così capitò a me quel pomeriggio, allo studio.

        Cris


Ad  Anna

IL TONO DELL' AUTUNNO

Il tono dell'autunno non è rame
secondo me, secondo te,
né rosso.
Anna, il nostro autunno è rosa
sul nero, globuli rosa, viali
di quarzo intenso sul nero- pioggia
dei lecci.
Anna, il tuo autunno è nel parco,
nella valletta che chiamano
Valle dei Cani Lupi.
Tutti i nostri re della mano
sinistra vi nuotano, in un tripudio
di silenzio,
nell'alta marea di foglie
rosa e di nebbia bruna -
ed è l'ora che il sole si incontra
con la luna e s'arresta un attimo, lo ricordi,
come in Van Gogh a volte
quando i tronchi trapassano in sogno
dal blu- anatra al rosa-
fenicottero...
Poi sotto i faggi passano giovani di corsa
nelle tute ginniche azzurro- sabbia
trasognati cadenzati rompono
l'ondata di foglie fresche
di cani vellutati, il parco
l'ora -
( quest'ora che ci resta
da dipingere da scrivere tu ed io
tutta, fino all'ultimo
baccello di ontano, picchiettato
di rosso
fino all'ultima bacca di azzurronero
ginepro -
prima che il nostro tempo sia cancellato dall'universo
come un errore dell'eternità ) -
in un silenzio di cervi.


               Con tutto l'affetto


Cristina Campo   da  Il mio pensiero non vi lascia ( Lettere a Gianfranco Draghi e ad altri amici del periodo fiorentino )





CRISTINA CAMPO ( LETTERA A GIORGIO ORELLI )


Roma, Giugno 1958

 Mio caro,
avrei un bisogno estremo di silenzio, di un'aria che parli e nutra in
silenzio, della vicinanza dell'acqua. Di feste silenziose, umane, vicino all'acqua.
Questa gente impazzita come insetti, questo mondo che muore come un pesce buttato in secca; e la mia vita che non decifro, che non so se m'importa neppure decifrare, tanto sono snervata,
esasperata - al limite del respiro e del pensiero. E così passerà questo mezzogiorno stupendo, la nostra età perfetta , capisci Giorgio?Noi così giovani e saggi, disperati e attenti. Il mondo ci consuma in questa inutile resistenza. Sogno a volte un Decamerone sui prati ancora puri di Veio. Tutti i miei amici lontani - così incantevoli - poche donne ( ma belle ) - e lunghe storie e le tue canzoni, e una vita fresca vicina all'acqua. Quest'idea dell'acqua mi perseguita, come nella leggenda dove qualcuno diceva: " Quando vedrai terra e cielo oscurarsi, tuffa le mani nell'acqua".
Tu che farai, questa estate? Mi piacerebbe vederti, ma dove non saprei. Pensaci tu, ti prego.
Io non ho ancora deciso niente per Lerici; non arrabbiarti, non ho cervello per pensarci, e mi annoia. Ma sono contenta che l'abbia fatto tu - questo volevo, lo sai.
Iersera venne Luzi per poche ore. Lo portai ai Cavalieri di Malta,
quel luogo da Vida es sueno , illuminato dal plenilunio. Era incantato - ma anche lui ha imparato a salutare ogni luogo bello,
ogni minuto di silenzio e di vita come se fosse l'ultimo.
Perdona questa lettera, caro Giorgio. Salva tu quello che puoi, nei
tuoi versi. Ti abbraccia la

                Cristina


Cristina Campo    da   Il mio pensiero non vi lascia ( Lettere a Gianfranco Draghi e ad altri amici del periodo fiorentino )