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domenica 26 febbraio 2023

CATHERINE & RAINER ( Correspondance )


                                                     " Quando sarò per me stessa perduta..." C. Pozzi


Tra i grandi epistolari della storia della letteratura, non poteva mancarne uno forse ai più misconosciuto ma, proprio per questo, d'autografa abbagliante bellezza. Se il triangolo di lettere tra Pasternak, Cvetaeva e Rilke concede commozione e stupore, dobbiamo tuttavia annotare che appena ventitrè lettere scritte tra il 1924 e il 1925, danno la caratura e la corrispondenza di un amore viscerale e sviscerato per la parola che ha pochi eguali, soprattutto se si considera che i poeti in questione che diedero il via alla CORRESPONDANCE furono la fragile e magnetica Catherine Pozzi e uno tra i poeti assoluti di ogni tempo: Rainer Maria Rilke.



RAINER MARIA RILKE

a CATHERINE POZZI


BEX ( VAUD ) 24 GIUGNO 1924


(...) Signora,

da un viaggio in auto che sto facendo con degli amici, sono tornato ieri per qualche ora a Muzot, a prendere la mia posta che avevo tralasciato; quanto sono stato ricompensato per questo ritorno, trovando la vostra lettera! Lasciate che vi dica che è deliziosa, e che  la conserverò sempre fra le rarissime lettere  che ( nel nostro tempo) non bruciano all'istante, ma durano nell'anima e che, una volta arrivate, restano, agiscono e aggiungono una presenza inesauribile nell'animo del destinatario.

Paul Valéry, lasciandomi quest'ordine che sono così felice di aver eseguito, non mi ha fatto capire abbastanza che la lingua tedesca vi è familiare; è quindi attraverso di voi che entra in contatto con il risultato del mio impegno come traduttore. Ma questo modo di entrare nella mia versione mi sembra tanto superiore a qualsiasi lettura che avrebbe potuto fare se avesse conosciuto la lingua: pensate che ogni successo che egli possa avere, gli sarà presentato dalla vostra intelligenza, illuminato dalla pura gioia del vostro consenso. No, Valéry,  non ha motivo di lamentarsi.

Mi trovereste indiscreto se osassi scrivervi più a lungo al mio ritorno? Se affretto queste poche righe, è perché ( venendo a conoscenza della vostra intenzione di leggermi ) vorrei impedirvi di fare il minimo passo per ottenere i miei libri: mi privereste del piacere di donarveli.

Tornato a Muzot, vi invierò le mie due recenti pubblicazioni ( Si tratta delle Elegie duinesi e dei Sonetti a Orfeo pubblicati nel 1923) : per quanto riguarda le altre, quasi vi chiederei di aspettare l'edizione completa dei miei scritti che è in preparazione per il prossimo anno. La vostra lettera, cara Signora, mi permette di iscrivervi - in maiuscolo - tra i pochi amici ai quali penso di offrire queste opere definitive.

Sarà per me motivo di speranza ( avendo fede nella vita ) incontrarvi un giorno!

La mia dedizione è pari alla mia gioiosa gratitudine. (...)


                       R.M. Rilke



                                      ***


CATHERINE POZZI a  

RAINER MARIA RILKE


PARIS, 25 GIUGNO 1924


(...)  Caro Signor Rilke,

volete scrivermi? Questo mi renderà orgogliosa, felice, e poi mi farà bene. Esito a tracciare questa parola perché la gentilezza non è altamente considerata, e neanche il bene; ma voi siete troppo intelligente per preoccuparvi del discredito di questi termini. C'è nel modo in cui parlate, qualcosa di così diverso dalle altre lingue, un suono così profondo e così umano, che pare di trovarmi davanti uno dei maestri il cui pensiero ha formato il mio, senza saperlo.

Non so a quale mondo appartenete - è vero che vi siete rifugiato nel vostro castello hyper - cosmo e lì vivete senza dubbio finché volete, - ma ciò mi mette molto a disagio. Cosa può fare una persona illusa dallo Sturm und Drang, dalle ambizioni di un metafisico greco e dall'orgoglio di un eretico del XIII secolo? E' molto ridicolo e pochissimo parigino. Io sono oggetto di stupore per il vostro amico Valéry, e penso che sia attaccato a me come lo è per il bizzarro modello che non rivedrà mai più. Forse vi sorprenderò meno di quanto sorprenda lui, e suppongo che Muzot abbia molti esseri immaginari più complessi di me. Sarà quindi necessario che io attenda la realizzazione della bellissima promessa che mi avete appena fatto. Come ringraziarvi! State aprendo una finestra su un universo che non vedevo; mi state portando nei paesi dello spirito che preferisco, distraendomi dai contemporanei che mi stancano. Mi dovrebbero piacere, rappresentano la Parigi più luminosa e felice, ma non li capisco. Se vi farà piacere averne qualche idea, risponderò alle domande che vorrete farmi: è il mio unico modo per ringraziarvi di aver avuto tanta indulgenza e tanta grazia per me.

Incontrarvi? Non lo so. Mio fratello è un diplomatico a Monaco, ha diretto l'ambasciata per tutto l'inverno, con instancabile volontà e pazienza per rafforzare i rapporti tra gli sfortunati paesi che dovrebbero comprendersi. So che vi ammira. Forse andrò a trovarlo quest'autunno e poi tornerei passando per l' Italia, il che mi farebbe arrivare molto vicino a voi. - E' molto tardi e se questo foglio fosse più grande, continuerei. Vedete, caro Signore, quale minuscola scrittrice di lettere avete chiamato. Se vi avessi scritto in tedesco, sarei stata più sobria; ma nulla mi convincerà a confrontare il mio patois al vostro francese !


Addio, io non dimenticherò che mi avete teso la mano. (...)


                            Catherine Pozzi



                da          Correspondance 1924 - 1925



venerdì 22 marzo 2019

L'INFERNO DI CATHERINE ( Presentazione )



Intransigente e severa critica di se stessa, Catherine Pozzi visse con l'anima aperta sul mondo, trasponendo in versi dal temperamento mistico la sua intensa fame di assoluto e il suo non meno sconcertante desiderio di calarsi nel regno tumultuoso della notte oscura.
" Quello che non può diventare notte o fiamma", confessava la poeta, musa e amante tradita di Paul Valéry, " lo si deve mettere a tacere." Catherine appartiene dunque a quei poeti che credono a una scrittura " ispirata", di una visionarietà e di un'esperienza spinta al di là delle cose. Al tempo stesso, ai margini di quella scrittura, la Pozzi sa affrontare - con tutte le conseguenze e le sofferenze del caso - la sfida o, per meglio dire, la necessità del silenzio. Anche per questa ragione - in vita - la nostra autrice acconsentì a pubblicare una sola poesia " Ave ", divenendo presto un'enigmatica e conturbante " autrice postuma", capace di una musicalità spiazzante, che sembra provenire da un indefinito altrove. La musicalità della sua poesia " assomiglia a un labirinto che si stende mano a mano che si circola e si odono più voci. E' un corpo di viaggi. Racchiude e scopre a chi lo ripete fra sé, una proliferazione di analogie segrete, di voci insospettate, di riavvicinamenti o separazioni, di sorprese e aperture " ( Michael  de Certau  -gesuita, linguista, antropologo e storico francese - i cui interessi, nonché le competenze spaziavano dalla filosofia alla psicanalisi e alle scienze sociali ).


                                 ( f )


giovedì 21 marzo 2019

L'INFERNO DI CATHERINE

 
 

                                                                        Amo le rose che muoiono…


Altissimo amore, se mai accadesse che io muoia
senza aver saputo dove vi possedevo
in quale sole stava la vostra dimora
in quale passato il vostro tempo, in quale ora
                                                     io vi amavo.

Altissimo amore che fuggite la memoria
fuoco senza focolare di cui ho fatto tutta la mia luce,
in quale destino tracciate la mia storia,
in quale sonno si vedeva la vostra gloria.
                                                   o mia dimora…

Quando sarò per me stessa perduta
e divisa nell'abisso infinito
infinitamente, quando sarò sconfitta
quando il presente di cui sono rivestita
                                                   avrà tradito,

per l'universo in mille corpi frantumata
di innumerevoli istanti non ancora riuniti
di cenere setacciata nei cieli fino al nulla
rifarete per una strana stagione
                                                  un solo tesoro;

rifarete il mio nome e la mia immagine
con mille corpi portati alla luce
viva unità senza nome e volto
cuore dello spirito, oh centro del miraggio
                                                altissimo amore.


                                                   ***

NOVA

In un mondo del futuro dove la mia vita mi appartiene
che non si è formata nel cielo odierno,
nel nuovissimo spazio dove il volere devia,
nell'atto nuovissimo dell'astro che fuggo
tu vivrai, mio splendore mia sventura, mia salvazione,
mio cuore estremo costituito col sangue che io sono,
mio soffio, mio tocco, mio sguardo, mio desiderio,
mio più terrestre bene perduto nell'infinito.

Evita l'avvenire, Immagine inseguita!
Sono morta di voi, oh miei amatissimi
non essere disfati, dissipati, scindi
denuncia il desiderio che non ho scelto.

Non adempiere al mio giorno, anima della mia follia -
abbandona il destino che non ho adempiuto.


                                                ***

SONETTO  MORALE SULLE RIME DI UN POEMA DEL MIO AMANTE IMPOSSIBILE

Amo le rose che                             muoiono
I capricci                                       insoddisfatti
Il lungo rimpianto                         che rimane
In fondo ai rifiuti                           snervanti.

Amo anche le promesse                 tardive
Di paradisi                                    vertiginosi
Che ( sollevando la sua mano       ardente )
Irrigidiscono il signore                 nervoso.

Ma la mia anima bella                  rovesciata
Sull'alma saggezza                        iridata
Che gli dei immortali m'hanno     fatto

Assaporare la castità                    appassionata
Cara avventura passeggera         indolente
E ride dei vostri sessi                   disfatti.          


                                                 ***

SE VUOI

             Se vuoi
ce ne andremo insieme
             noi due
verso il vecchio fico
            avrà
frutti neri che tremano
           sotto il vento
che arriva da Orvilles.

           Tu andrai
l'anima rovesciata
           sulla tua vita
e io ti seguirò.
          Il cielo basso
tratterrà i nostri pensieri   
          con la feccia
di una segreta sventura.

          
          Prenderai
dall'albero uno dei suoi frutti
          e d'un tratto
lo farai sanguinare
         e la tua mano
morta come marmo
         getterà
il dono del fico.

          Il vento verde
pieno del frusciare dei faggi
          spalancherà
la gabbia del cielo
          io griderò
come un cane senza padrone
          tu fuggirai
in pieno sole.


                                      ***

NON AVENDO ASSOLUTAMENTE PIU' ALCUNA SPERANZA

Non avendo assolutamente più alcuna speranza
non contando neppure sull'intelligenza,
capendo che la gloria è per chi è felice;
impossibilitata a vivere di questo corpo folgorato,
                              essendo morti gli amici,
essendo la scienza utile per chi è vivo;
oggetto di stupore per quelli che passano,
scandalo per quelli che si accontentano,
                             seduta senza quasi respirare,
                                        ella lavora,
                             una rosa nel cuore.


                 Catherine Pozzi  da     Il mio inferno      


mercoledì 31 ottobre 2018

CATHERINE E ALTRE POESIE

 
 


                                Non so di chi sono la preda, non so di chi sono l'amore…


NOVA

In un mondo d' un tempo futuro ove ho vita
che nel cielo d'oggi non s'è creato,
nel più inviolato spazio dove la volontà devia
nell'atto recentissimo dell'astro che fuggo,
tu vivrai, mio splendore, mia sofferenza, mia sopravvivenza,
mio più smisurato cuore fatto del sangue che sono,
mio alito, mio contatto, mio sguardo, mia voglia,
mio bene più terreno nell'infinito disperso.

Evita l'avvenire, l'immagine perseguìta !
Morta di voi io sono, o miei adorati atti,
non essere, dìsfati, dìleguati, slega
il desiderio denuncia ch'io non ho scelto.

Il giorno mio non assolvere, anima della mia follia -
rinuncia ad destino che non ho compiuto.


                                         ***


NYX

O mie notti, o nere attese,
o audace paese, o segreti ostinati,
o lunghi sguardi, o lampeggianti nubi,
o volo dato oltre gli impenetrabili cieli!

O gran desiderio, o sparsa meraviglia,
o bel paesaggio dell'incantato spirito,
o male peggiore, o scesa grazia,
o schiusa porta da nessuno mai varcata !

Non so perché muoio e annego
prima di entrare nell'eterna sosta.
Non so di chi sono la preda,
non so di chi sono l'amore.


                                             ***


AMO COLUI CHE NON SA

Amo colui che non sa
dove condurre i suoi passi;
destino, non fare
che un vento lo porti dove io non sono,
ti supplico.
Attribuisci fortuna e sfortuna
a questo dormiente in egual misura,
così che finisca sul cuore
della sua amica.


            Catherine  Pozzi    da    Nyx e altre poesie