Alla stessa ora, nella stessa oscurità della stessa notte, due treni, correndo uno verso il Nord, l'altro verso il Sud. La stessa musica, Katherine, amore, la stessa che abbiamo ascoltato. Questa musica che produce il treno, metallica, monotona, semplice. Non puoi immaginare quanto mi abbia consolato questo pensiero: guardavamo la stessa cosa. Ci circonda questa ninna nanna selvaggia e semplice, questa involontaria musica della ferrovia. Io ero rinchiuso con te. Ho speso i miei ultimi soldi per il wagon-lit per non vedere nessuno durante la notte. Rinchiuso in questo cassetto magico, disteso a faccia in su, guardando dove ? A un cielo, che si chiama Katherine Reding, a un mondo che si chiama Katherine Reding, a un passato e a un domani che si chiama Katherine Reding. Come si sta bene così, con la testa in su, orizzontale, solo! Dormire, non dormire! Non lo so. Ma in questa posizione, nel pieno della notte, con questo rumore del treno, tutto sembra possibile, tutto è materia plastica alla quale noi diamo la struttura del desiderio. Quindi la vita è forma del desiderio. Sospensione della legge del giorno, delle regole di luce e misure, grande disfatta, grande fuga al campo dell'amato, dell'atteso. La notte permette tutto. Tutto. Questa formidabile dedizione della notte alla nostra vita interiore, è un gran compenso ai doveri, alle faccende del giorno! Amore, questa notte l'ho passata tutta così, vagando con te per strade senza città, per praterie senza terra, per giorni senza tempo. Poi, d'improvviso, è arrivata la luce. Il giorno. La verità. Necessità di alzarsi. Verticalità. " In piedi, in piedi, dobbiamo provare a vivere! ". In piedi, sì, dobbiamo provare a vivere. Mi sono svegliato come un ubriaco, ho messo la testa nell'acqua che scorre dal lavandino. Mi sono guardato allo specchio. Di chi, di chi è questa faccia angosciata che vedo? E' la mia. Bisogna vivere con lei, con l'angoscia. Dopo, quando esco nel corridoio, mi metto a far pace con il mio viso, a far pace con la luce, con il paesaggio, con la forma che la vita prende davanti a me. Dobbiamo provare a vivere! Forza! E ho cominciato a cercare di vedere ciò che i miei occhi vedevano, ciò che ascoltavano le mie orecchie; ho iniziato a provare a vivere dove vivo. Vivo? O sono un'ombra enormemente protratta di qualcosa che visse in un'altra parte? Katherine, bisogna conquistare il mondo un'altra volta : in questi giorni l'avevo perso. L'avevo raggiunto. Avevo raggiunto l'aldilà. Addio amore. Non preoccuparti per me. Vivrò, vivrò per ciò che verrà, per ciò che va via, camminando come un acrobata sulla corda, con due enormi pericoli sui lati. Con il pericolo di cadere di testa ogni momento, di rompersi l'anima contro il passato e il futuro. Sì, difficilissima la vita, il coraggioso avanzare verso il presente. Ma bisogna farlo per poter amare un'altra volta.
Pedro
Pedro Salinas da Cartas a Katherine Whitmore ( Lettere 1932, 1947 )
Sono a casa. Mi hanno accolto molto bene. I bambini mi stanno intorno in cerca di giocattoli e cioccolatini. Tutti mi fanno domande sul mio viaggio. Mia moglie non è contenta perché avrebbe voluto che rimanessi più tempo per poter lavorare di più. E io, in mezzo a tutto questo, vivo nella doppia vita, sempre mia, che tu hai aggiunto. Vivo in due dimensioni, in due luci, in due orizzonti : il visibile e l'invisibile. Sai una cosa ? Da quando ti ho lasciata, sono stati inutili tutti gli sforzi che ho fatto per distrarmi. Confermo che li ho fatti a malapena. Piuttosto il mio impegno era quello di non distrarmi, né spostare da te la mia attenzione verso un'altra cosa. Gettarmi sempre più nella contemplazione interiore di ciò che mi manca dinanzi ai sensi . Sostituire, rimpiazzare con la forma ideale che penso, con l'essere ideale che amo, la forma che non vedo, l'essere che non posseggo. Tu, ideale e reale al contempo, reale nella tua idealità, ideale nella realtà, amore, Katherine. No, anima, non ho potuto distrarmi. 1 Leggere , impossibile. Le lettere scappano dalle loro parole, dal compito che hanno nel libro e cominciano a costruire altri vocaboli. Katherine, amore, lei. Le righe del libro si dissolvono, si volatilizzano, e dal loro interno nascono - come meravigliosi uccelli - le grandi verità : bellezza di Katherine, anima, di Katherine, amore, di Katherine. Impossibile leggere. 2 Guardare il paesaggio. Non mi serve. Da quando ti conosco, la natura è una serie di profondità : il mare dove nuotasti e che hai attraversato, la terra che calpestiamo insieme. Soprattutto dalla Roccia di Alicante, il cammino perde per me completamente la sua realtà geografica e si trasforma semplicemente in una serie di punti di riferimento. " Qui mi disse questo. Quello lo guardò. Questa luce è quella che le illuminava il viso." Non serve nemmeno il paesaggio, decisamente. 3 Le persone. Guardare la gente che viaggia sul pullman o che passeggia per le strade, ancora peggio. Mi sembrano tutti volgari, brutti, tristi. Tutto ciò mi fa pensare che esiste un essere di elezione, un essere bello che mi guarda dolcemente. Un essere distinto, singolare, anche quando cammina tra gli altri perché io, nella mia anima, nella mia vita, la isolo e la prediligo tra tutti. Un essere che ora camminerà da qualche parte della terra, come se fosse uno dei tanti, senza che nessuno veda come porta in fronte la stella che salva dal normale, dall'indistinto, dal comune : questa stella è il grande amore, sai? Per cui, Katherine, durante il viaggio, né leggere, né guardare il paesaggio né la gente poteva distrarmi. Sprofondato dentro te, interamente sommerso, tutto ciò che mi distraeva, di contraccolpo mi riportava a te. Capisci? Il mio spirito credeva di uscire per un momento dalla tua sfera, ma non era vero: era ancora lì. Tu e il mondo vi scambiavate l'uno per l'altra. Tu, il mondo? Il mondo, tu? Non lo so, ma penso nel mio immenso piacere di vivere, vivere, vivere nella forza, nell'ossessione, nel delirio d'amare. Chi l'avrebbe mai detto che quell'uomo serio, silenzioso, con lo sguardo triste, dentro di sé era acceso dal fuoco più prodigioso, dall'ardore di più alta luminosità ? Che gratitudine immensa a chi ci fa sentire così, vivere così, amare così! Tu la conosci? Dillo, dille che della tristezza, della distanza, della separazione io stavo tirando fuori più e più motivi di amarla, di vivere e di aspettarla fino a mai, sempre.
Pedro
Pedro Salinas da Cartas a Katherine Whitmore ( Lettere 1932, 1947 )
Che terribile voglia di vederti ! E' chiaro che non voglio vederti per osservarti accanto a me, per porre i miei occhi corporei dentro di te. No. Vorrei che tu apparissi così, nella tua assenza, dentro la mia anima, così come tu sei, così come ti vedevo nella realtà. Non posso. Ed è una tortura. So a memoria - memoria del cuore - tutto ciò che potrebbe servire per descriverti. Ogni tuo lineamento, ogni tua linea corporea la conosco nella sua bellezza essenziale. Il colore dei tuoi occhi, la linea della tua fronte, della tua bocca, l'aria della tua andatura, il suono della tua voce. Tutto, conosco tutto. Non mi manca alcun dato. Eppure, che dolore non poter toccare l'essere stesso, con i suoi componenti! Ti assicuro che è un vero lavoro della mia anima : attraverso le apparenze che lo compongono e che posseggo, cerco il tuo Tu, la tua totalità, il tuo essere. E non riesco mai a trovarlo. E' una vera e propria mania. Comincio ad adoperarmi, a volte tramite gli occhi, attraverso la deliziosa grinza del naso - quella che sostenevi fosse brutta ! - altre tramite il tuo modo di camminare. Cerco indizi, vie, accessi, e tutto inutilmente. Non ottengo mai la tua rivelazione completa. Se solo vedessi quanto - a volte - mi rallegro di ciò ! (Probabilmente per consolarmi ). Dico che mi rallegro perché in questo modo so che la mia fantasia non inventa una Katherine immaginaria, indipendente da te. No. La mia Katherine ha bisogno della tua realtà, necessita della tua stessa vita, del tuo essere insostituibile. Non è un sogno, non è un'illusione. Non è un prodotto della mia immaginazione personale. E' una donna vitale che cammina, respira, sente. E senza lei tutta la sua immagine è imperfetta. Tu sei tu. E sei più che tu. Tu e la tua immagine al contempo. Katherine, ogni volta che ti ho guardata, ti ho vista in te, e più in là di te, nel tuo secondo e ultimo tu. Questa è pazzia ? No, no. Il mio massimo piacere è aver scoperto questo doppio di te stessa. Questo è ciò che io chiamo tua immagine. Tuttavia, questa tua immagine si rivela solo in tua presenza. Per questo è tanto ciò che doni, sai? Guardandoti, non mi arricchisco solo di quel che vedo, ma con ciò che intravedo. Ma senza te, né realtà né immagine . Solo segni. Segni di te, tracce della tua esistenza, probabilità. Tu - lontana - sei solo probabile. Capisci il mio dolore? Comprendi la mia ricerca furiosa tramite i ricordi delle tue forme, affinché io possa imbattermi con il certo?Impossibile! Esiste? Non esiste? E' successo ciò che è accaduto? Solo la tua presenza, la tua doppia presenza mi darebbe il sì assoluto, il sì che trasformerebbe il probabile in certo. Vedi in che modo vivi dentro di me? Liberi tutte le mie forze spirituali, le turbi, un muoversi burrascoso, cominci a farle vivere. Katherine, sei il motore della mia vita, nel vero e proprio senso della parola. So che se mi mancasse il motore, in me si chiuderebbero molte ali che si sono aperte; molti cantici che comincio a sentire, si metterebbero a tacere, e si spegnerebbero molte aurore che stanno tremando all'orizzonte. E per questo ho paura, paura, te lo dico perché è la verità, di vivere un giorno in meno, adesso che vivo di più grazie a te.
Pedro
Pedro Salinas da Cartas a Khaternine Whitmore ( Lettere 1932, 1947 )
Chi volesse approfondire l'argomento, può recarsi sul sito www.Eliantoeditore,it e leggere l'articolo " L' amata ( e l'amante ) di Pedro Salinas .
Pedro Salinas da Favola se segno ( a cura di Valerio Nardoni )
Nell'ininterrotta declinazione del suo personalissimo concetto di amore ( non facile né convenzionale ), la realtà pose sul cammino di Salinas un impetuoso incidente, l'incontro nella primavera del 1932 a Madrid, con Katherine Prue Reding, leggiadra studiosa del Kansas, all'epoca trentacinquenne.
Un innamoramento travolgente, una storia d'amore durata due estati e un corso accademico, " un incontro emotivo allegro, devastante e triste per entrambi" ( scriverà la stessa Katherine,) alla quale la donna pose fine a causa del tentato suicidio di Margarita Bonmati, moglie di Salinas.
Di quell'amore, che innescò il meccanismo compositivo di un capolavoro come La voz a ti debida , si seppe ufficialmente tardi, dopo la morte del poeta e grazie alla regia dell'inseparabile amico Jorge Guillén. Oggi, il lettore può immergersi in quel mondo appassionato consultando le lettere che Salinas inviò a Katherine ( circa la metà delle 354 scritte dal poeta e pubblicate in Cartas a Catherine Whimore , Tusquet 2002. )
E STO ABBRACCIATO A TE Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami; il sì con cui ti abbandoni è silenzio. I tuoi baci sono offrirmi le labbra perchè io le baci. Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi. E mi hai amato: mai. Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi, tu, no, E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d'amarti solo io. Pedro Salinas da La voce a te dovuta
Che allegria, vivere e sentirsi vissuto. Arrendersi alla grande certezza, oscuramente, che un altro essere -fuori di me molto lontano - mi sta vivendo. E quando mi parlerà di un cielo scuro, di un paesaggio bianco, ricorderò stelle che non ho visto, che lei guardava e neve che nevicava nel suo cielo. Il sonno è un lungo commiato da te. Ma ormai ti ho salutato: sto per lasciarti. Ti abbraccio per l'ultima volta: che è come aprire gli occhi. Ecco. Il mondo funzionerà bene oggi: ha già ucciso il mio sogno. Ti sento fuggire, veloce, dall'aurora, esattissima, verso l'alto, cercando la stella che non si vede. Il disordine celeste, tua sola dimora. Non ti ritrovo più laggiù nella distanza: invano potrei cercarti là dove il mio pensiero tante volte andò a sorprendere il tuo sonno, o il tuo riso, o il tuo gioco. Non sono più lì, ché con te li hai portati. Tieni la mia anima sospesa sopra il gran vuoto. E io - smarrito, cieco - non so come raggiungerti là dove sei, se aprendo semplicemente la porta o gridando; o se solo mi potrai sentire, ti giungerà la mia ansia nell'assoluta attesa immobile dell'amore. Pedro Salinas da La voce a te dovuta