Lydia Davis
UN INVENTARIO DELL' ESISTENZA
(…) Lydia Davis scrive tutto ciò che vuole. Con il ritmo interiore
del pensiero e della distrazione, quello che si dice di una
persona " con la testa tra le nuvole".
Le sue nuvole diventano racconti che volano dritti verso di noi
e provocano un riconoscimento: ci fa sentire su un piano più
alto, aereo ma concreto, pieno di accondiscendenza verso il
basso che fa soffrire, che fa sbandare.
In America l'hanno definita miniaturist, e la sua opera
flash fiction, ma tutti aggiungono subito che è impossibile
definirla. Jonathan Franzen ( scrittore e saggista , n.d.r. ) ha
detto : " Lei è Proust, più breve ". Malinconica, ironica,
raffinata, ha raccontato, spiegato, consolato, divertito e
straziato l'identità femminile.
Ha reso lieve il dolore, ha mostrato l'altro volto della gioia, ha
raccontato la sopportazione altissima, l'ironia che salva, l'
eleganza, il limite, la maternità quando sei allo stesso tempo
profondamente assorbita e profondamente annoiata e vorresti
andare a una festa. E quella specie di distacco che anche in
una valle di lacrime fa decidere che quel piatto va lavato
immediatamente, e che lui ha delle scarpe veramente orribili.
La desolazione metafisica e la saggezza, insieme al senso della
commedia. Nei racconti di Lydia Davis c'è divertimento e
profondità, assoluzione e spietatezza, ma sempre con la
possibilità di un respiro,anche quando la stanchezza assomiglia
alla disperazione. La donna che telefona trentasette volte all'
uomo che non le risponde, è così vera, comica e straziante
insieme perché non ci sono accuse, processi e indignazioni, ma
la letteratura che ci mostra la vita da dentro.
Un suo brevissimo racconto si intitola Insonnia:
Sono tutta dolorante.
Dev'essere questo gran letto che mi preme contro da sotto.
Cominci a capire il paradosso : stesa sul letto accanto a lui,
sei profondamente assorbita a guardare il viso e a tenergli le
mani, eppure al tempo stesso sei profondamente annoiata e
vorresti essere altrove a fare altro. Ad esempio ad una festa.
Lydia Davis ha pubblicato molte raccolte di racconti, ha
tradotto Proust, Foucault, è stata sposata con Paul Auster e
insieme hanno un figlio. Dice:
"In questi giorni cerco di dirmi che quello che sento non ha tutta
questa importanza. L'ho letto in tanti libri ormai : quello che
sento è importante ,ma non è il centro di tutto. Posso anche
capirlo, ma non ci credo abbastanza da comportarmi di
conseguenza. Vorrei crederci con più convinzione. Che sollievo
sarebbe.Non dovrei sempre stare lì a cercare di sentirmi meglio"
Bisognerebbe leggerli tutti, questi racconti, come un breviario,
come un inventario dell'esistenza, come una voce di ragazza che
dice: vorrei pensare di meno e intanto far crescere il volume
mentale, con grazia, con acutezza.
A volte sembra origliare se stessa e trovarsi antipatica : " Se io
non fossi me e mi ascoltassi per caso dal piano di sotto, da
vicina di casa - mentre parlo con lui -mi direi quanto sono felice
di non essere lei, di non suonare come suona lei".
Perché l'accondiscendenza è sempre verso gli altri, mai verso se
stessa. E' una donna, del resto.
Ma anche così, anzi soprattutto così, Lydia Davis è necessaria
per raccontare chi siamo. (…)
Annalena Benini da I racconti delle donne
